- Item
- AIAC_1093
- Name
- Albinia
- Date Range
- 200 BC – 100
Seasons
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AIAC_1093 - Albinia - 2006In 1999 archaeological research began at Albinia, a _statio_ on the Via Aurelia and a river and maritime port situated at the mouth of the river Albegna. The research was part of an Italo-French programme looking at aspects of Roman wine production in Gaul and linked to the excavations carried out by the Department of Archaeology at Bologna University in the area of the Gaulish _oppidum_ Bibracte, in Bourgogne. For years scholars have identified quantities of transport amphorae from the Tyrrhenian area, and in particular the zone of Albinia, in _Bibracte oppidum_ of the powerful _civitas_ of the Edui. Precise parallels regarding the characteristics of the clays and stamps impressed on the rims, handles and shoulders of the amphorae, were found between the two areas. Albinia appears to have been one of the main Italian centres supplying wine to the capital of the Edui and allied regions as far as northern Gaul and the eastern central area. To date 12 kilns, of which 4 (or more ?) with a square plan, two of smaller dimension with square plan and two small kilns for the firing of common ware pottery have been identified. The kiln complex was enclosed within a containing structure built of limestone blocks reinforced by external buttresses which incorporates the remains of two large square kilns, which stood next to each other in a parallel position. These had been used for firing late Republican wine amphorae. Despite the fact that the kiln walls were badly preserved due to continued ploughing in the field, all fall within the typology with a square plan, central corridor and vertical development. The firing chamber, now lost, was above the combustion chamber and separated from it by a perforated floor. Investigations inside kilns 1 and 2 undertaken in 2006 showed that there was also continuity in terms of the stratigraphical overlaying of the larger kilns. This vertical succession corresponded to a generalised increase in height of the floor levels which were raised several times. In 2003 a small kiln for firing common ware pottery vessels was found between the first and second buttresses outside the north wall of kiln 1. This was created when the large kilns had been partially demolished (as attested by the wasters found within the fill obliterating kiln 3). In 2003 the extension of the excavation to the west of the pair of kilns, revealed a large interred feature delimited by strong stone and mortar walls. Due to its depth and vicinity to the water table, this was interpreted as a feature for the preparation or settling of clay. Two parallel series of regularly spaced square limestone bases were found in two opposite sectors, outside the complex housing the square kilns. These must have been part of a network of pilasters relating to covered structures, perhaps canopies protecting the spaces used for such activities as the modelling of amphorae, their drying and storage after firing. The area was reclaimed through an imposing drainage operation, which for the moment remains the only example at Albinia: hundreds of Dressel 1 amphorae (mostly faulty products saved for this purpose), were laid out horizontally on the same level, in parallel, compact rows, wedged one into another. The Graeco-Italic amphorae are the first productions identified to date. The recognisable examples are limited in number, but this may depend on the fact that they are situated in the deepest and earliest layers, only reached by limited trial trenches. Amongst the mass production the Dressel 1 amphora is the most important. The latest occupation levels (dated to between the second half of the 1st century B.C. and the first third of the 1st century A.D.) produced amphorae corresponding to Dressel 2-4 with bifid handles and rim profiles varying from rounded, to almond-shaped, to flattened and the fusiform body terminating with a button-shaped point. Lastly, there was a considerable local production of vessels for domestic use that was linked to the smaller kilns.
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AIAC_1093 - Albinia - 2007Nel corso della campagna di scavo 2007 si è lavorato all’interno di alcuni settori già parzialmente indagati nel campagne precedenti, e sono stati aperti nuovi fronti di indagine all’interno di aree individuate dalla prospezione geofisica dell'Università di Genova (anni 2005-2006) e mai esplorate, come la cava dimessa di argilla nel settore sud dell’insediamento e, ancora, nel vano esterno nord-est. Portate alla luce nelle scorse campagne le grandi strutture di cottura dei forni 1, 2 e 7, si è ritenuto di approfondire l’indagine all’interno della corte centrale dell’edificio delle fornaci, e all’interno dello spazio apparentemente “vuoto” lasciato dalla demolizione del grande forno 6. L’area della corte centrale ha restituito una serie di stratigrafie in gran parte collegate con le fasi conclusive di vita dell’edificio. Per il secondo anno consecutivo, nella campagna 2007, si è scelto di approfondire le indagini stratigrafiche nel settore del saggio 4 occupato dai resti del grande forno 6, per tentare di ricostruire le dinamiche di demolizione della fornace e se al di sotto delle macerie esistesse ancora qualche lacerto di struttura superstite. Lo smontaggio degli strati di scarico di macerie all’interno del forno ha permesso di giungere al riconoscimento di varie fasi di gettata multipla, operate al fine di colmare il vuoto lasciato dalla demolizione della struttura, probabilmente nel momento di impianto della fase terminale dell’attiguo forno 7, l’ultimo ad essere abbandonato di tutto il lotto. Le analisi al georadar avevano evidenziato la presenza di una forte anomalia geomagnetica nell’area a sud-ovest del corpo delle fornaci. L’anomalia, che aveva una pianta circolare e un diametro di circa 16 metri è stata oggetto di indagini archeologiche nel corso della campagna appena conclusa, e si è rivelata essere una vasta depressione scavata nel banco di argilla e poi riempita completamente di frammenti di anfore e scarti di cottura di materiali da costruzione, in particolare tegole e coppi.
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AIAC_1093 - Albinia - 2008Nel corso della campagna di scavo 2008 sono stati presi in esame alcuni settori del complesso albiniese che, nella progressione delle indagini dal 2001, risultavano più vicini alla conclusione e comprensione finale delle problematiche stratigrafiche e planimetriche rimaste aperte. L’area di lavoro antistante i due grandi forni settentrionali 1 e 2, era stata a più riprese indagata negli anni 2002 e 2006, e necessitava del definitivo smontaggio di una limitata serie di stratificazioni attribuibili alla fase di abbandono ed obliterazione di questo settore dell’edificio in muratura; presso il margine meridionale dell’area indagata, poco ad ovest dell’imboccatura del forno 2, si andava quindi a terminare un sondaggio del 2002, completato tramite la rimozione totale di una vasta US di tombamento dello spazio d’uso antistante il corridoio di prefurnio. I materiali di demolizione e discarica contenuti nello strato erano costituiti dai consueti frammenti di anforacei (in prevalenza fondi di Dressel 1), ceramica comune e mattoni da fornace. La campagna 2008 ha infine portato a compimento la ricerca delle strutture del Forno 6. Queste, a dispetto delle premesse poco incoraggianti, risultavano in buono stato di conservazione, soprattutto la pavimentazione in mattoni refrattari, in tutto simile all’omologa pavimentazione del forno 2. Complessivamente, il lotto di murature mostrava una tecnica edilizia piuttosto approssimativa rispetto, ad esempio, alle omologhe strutture dei forni 1 e 2, basata sull’utilizzo prevalente di mattoni refrattari spezzati, di evidente riutilizzo da demolizioni precedenti; la medesima tecnica è ugualmente riscontrabile nell'attiguo forno 7, probabile segnale del fatto che per mettere in opera gli ultimi apprestamenti strutturali dei forni 6 e 7 si sia preferito, piuttosto che produrre nuovi mattoni, utilizzare materiale di spoglio cavato dai forni già defunzionalizzati.
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AIAC_1093 - Albinia - 2009Nel corso della campagna di scavo 2009 sono state approfondite le ricerche in due settori del complesso artigianale, disposti all'esterno dell'edificio delle fornaci: la discarica di materiale fittile a NE della struttura dei forni 1 e 2 ed il settore porticato della corte SE. In entrambi i settori sono stati portati in luce numerosi scarichi di infornate di materiale fittile di scarto: in particolare la discarica NE registra la presenza di varie infornate mal cotte di ceramica comune da mensa, fra cui spiccano numerose bottiglie con alto collo e corpo a trottola. Nella corte SE si registra invece un'alta percentuale di scarico di anfore tipo Dressel 2/4.
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AIAC_1093 - Albinia - 2011Nel 2010 la missione del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna ha temporaneamente interrotto le attività di scavo dell'edificio delle fornaci per il mancato rinnovo della concessione da parte del Ministero per i BBCC. Una piccola équipe ha tuttavia potuto continuare, grazie alla collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, lo studio del materiale ceramico venuto in luce negli anni 2000-2009, in vista della pubblicazione finale. Le ricerche topografiche presso il tratto terminale e la foce del fiume Albegna hanno evidenziato l’ampiezza e l’importanza del sito di Albinia romana, non solo come centro catalizzatore dell’attività industriale di produzione fittile, ma anche come realtà portuale e residenziale di certo rilievo, con il ruolo positio navale e di mansio sulla via Aurelia. Le indagini della campagna 2011 hanno incentrato la loro attenzione sui resti del ponte romano della via Aurelia sul fiume Albegna, più volte segnalati dalla cartografia prescientifica della zona ed in parte ancora visibili nell’alveo attuale dell’Albegna, circa 40 m a nord del Forte delle Saline; presso entrambe le rive emergono i tronconi superstiti di due pile rettangolari di circa 3 x 2 m. La ricognizione subacquea all’interno del letto del fiume ha potuto riconoscere altre due pile sommerse dall’acqua e da uno strato di fango di circa 30-40 cm, distanti da quelle emerse circa 15 m ciascuna. La lunghezza totale dell’allineamento fra le due pile emerse si attesta quindi sui 67 m complessivi. Presso la sponda destra del fiume inoltre, non lontano dalla chiusa che regola i flussi del canale di servizio fra la laguna di Orbetello ed il fiume Albegna, è stato possibile individuare due murature inedite di età romana.
Media
- Name
- Albinia
- Year
- 2006
- Summary
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en
In 1999 archaeological research began at Albinia, a _statio_ on the Via Aurelia and a river and maritime port situated at the mouth of the river Albegna. The research was part of an Italo-French programme looking at aspects of Roman wine production in Gaul and linked to the excavations carried out by the Department of Archaeology at Bologna University in the area of the Gaulish _oppidum_ Bibracte, in Bourgogne.
For years scholars have identified quantities of transport amphorae from the Tyrrhenian area, and in particular the zone of Albinia, in _Bibracte oppidum_ of the powerful _civitas_ of the Edui. Precise parallels regarding the characteristics of the clays and stamps impressed on the rims, handles and shoulders of the amphorae, were found between the two areas. Albinia appears to have been one of the main Italian centres supplying wine to the capital of the Edui and allied regions as far as northern Gaul and the eastern central area. To date 12 kilns, of which 4 (or more ?) with a square plan, two of smaller dimension with square plan and two small kilns for the firing of common ware pottery have been identified.
The kiln complex was enclosed within a containing structure built of limestone blocks reinforced by external buttresses which incorporates the remains of two large square kilns, which stood next to each other in a parallel position. These had been used for firing late Republican wine amphorae. Despite the fact that the kiln walls were badly preserved due to continued ploughing in the field, all fall within the typology with a square plan, central corridor and vertical development. The firing chamber, now lost, was above the combustion chamber and separated from it by a perforated floor. Investigations inside kilns 1 and 2 undertaken in 2006 showed that there was also continuity in terms of the stratigraphical overlaying of the larger kilns. This vertical succession corresponded to a generalised increase in height of the floor levels which were raised several times. In 2003 a small kiln for firing common ware pottery vessels was found between the first and second buttresses outside the north wall of kiln 1. This was created when the large kilns had been partially demolished (as attested by the wasters found within the fill obliterating kiln 3).
In 2003 the extension of the excavation to the west of the pair of kilns, revealed a large interred feature delimited by strong stone and mortar walls. Due to its depth and vicinity to the water table, this was interpreted as a feature for the preparation or settling of clay. Two parallel series of regularly spaced square limestone bases were found in two opposite sectors, outside the complex housing the square kilns. These must have been part of a network of pilasters relating to covered structures, perhaps canopies protecting the spaces used for such activities as the modelling of amphorae, their drying and storage after firing. The area was reclaimed through an imposing drainage operation, which for the moment remains the only example at Albinia: hundreds of Dressel 1 amphorae (mostly faulty products saved for this purpose), were laid out horizontally on the same level, in parallel, compact rows, wedged one into another.
The Graeco-Italic amphorae are the first productions identified to date. The recognisable examples are limited in number, but this may depend on the fact that they are situated in the deepest and earliest layers, only reached by limited trial trenches. Amongst the mass production the Dressel 1 amphora is the most important. The latest occupation levels (dated to between the second half of the 1st century B.C. and the first third of the 1st century A.D.) produced amphorae corresponding to Dressel 2-4 with bifid handles and rim profiles varying from rounded, to almond-shaped, to flattened and the fusiform body terminating with a button-shaped point. Lastly, there was a considerable local production of vessels for domestic use that was linked to the smaller kilns. -
it
Le ricerche archeologiche ad _Albinia_, _statio_ sulla Via Aurelia e porto fluviale e marittimo situato alle foci del fiume Albegna, sono iniziate nel 1999, nel quadro di un programma italo-francese interessato agli aspetti della produzione del vino romano in area gallica e collegato all’attività di scavo che il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna da diversi anni portava avanti nell’area dell’ _oppidum_ gallico di Bibracte, in Borgogna.
Da anni gli studiosi riconoscevano in questo _oppidum_ della potente _civitas_ degli Edui, una quantità di anfore da trasporto provenienti dall’area tirrenica e in particolare dalla zona di Albinia: le caratteristiche delle paste e i bolli impressi su labbri, anse e spalle delle anfore trovavano precise corrispondenze tra le due aree. Albinia sembrava essere stato uno dei maggiori centri italiani ad avere rifornito di vini la capitale degli Edui e delle regioni alleate fino alla Gallia del nord e del centro-est.
Sono state identificate fino ad ora 12 fornaci, di cui 4 (o più?) a pianta quadrangolare, due di minori dimensioni a pianta ugualmente quadrangolare e due di piccole dimensioni finalizzate alla cottura del vasellame comune. Il complesso di fornaci è chiuso da una struttura muraria di contenimento di blocchi di calcare rinforzato da contrafforti esterni che ingloba i resti di due grandi fornaci a pianta rettangolare, affiancate e parallele, destinate alla cottura di anfore vinarie di età tardo-repubblicana. Nonostante l’alzato delle strutture risulti piuttosto compromesso a causa delle continue arature del campo, tutte rientrano nel tipo della pianta quadrangolare, a corridoio centrale e a sviluppo verticale: la camera di cottura (perduta) era sovrapposta alla camera di combustione e ne era separato tramite un piano forato. Le indagini interne ai forni 1 e 2 effettuate nel 2006 hanno permesso di comprendere che vi era una continuità delle fornaci anche in termini di sovrapposizione stratigrafica degli impianti più importanti. Successione verticale che corrispondeva ad una crescita generalizzata dei piani di calpestio esterni che vennero rialzati più volte. Tra il primo e il secondo contrafforte esterno al muro settentrionale della fornace 1, è stata scoperta (nel 2003) una piccola fornace per la cottura del vasellame ceramico di uso comune, creata quando le grandi fornaci erano in parte state demolite (come provano i materiali di scarto contenuti nei riempimenti che obliteravano la fornace 3).
Nel 2003 l’ampliamento dello scavo ad ovest delle fornaci gemelle, ha portato in luce un grande vano interrato delimitato da robusti muri in pietra e malta interpretabile, per la sua profondità e per la sua vicinanza alla falda naturale, come un vano per la preparazione o per la decantazione dell’argilla. Due serie parallele di basi quadrate in pietra calcarea regolarmente distribuite sono localizzate in due settori tra loro opposti, all’esterno del complesso con le grandi fornaci quadrangolari. Esse dovettero creare una rete di pilastri riferibili a strutture coperte simili a tettoie, a protezione di spazi volti allo svolgimento delle attività quali la modellazione delle anfore, la loro essiccazione e il loro stoccaggio dopo la cottura.
L’area venne bonificata con un’impressionante opera di drenaggio, che per il momento rimane un _unicum_ ad Albinia: centinaia di anfore di tipo Dressel 1 (si tratta per lo più di prodotti difettosi tenuti da parte per questo uso specifico), vennero disposte orizzontalmente su uno stesso piano, in file parallele e compatte, incastrate l’una nell’altra.
Le anfore di tipo greco-italico sono le prime produzioni finora identificate. Gli esemplari riconosciuti sono poco numerosi, ma potrebbe dipendere dal fatto che esse si trovano negli strati più profondi e più antichi, raggiunti solo con sondaggi limitati. Tra le produzioni di massa la categoria più importante è quella delle anfore Dressel 1. Degli ultimi livelli di occupazione (datati tra la seconda metà del I sec. a.C e il primo terzo I sec. d.C.) provengono anfore corrispondenti alla Dressel 2-4 con anse bifide e profilo del labbro che varia da arrotondato, a mandorla ad appiattito e pancia fusiforme terminante con un puntale a bottone. Numerosa infine è la produzione locale di vasellame di uso domestico legata alle fornaci di minori dimensioni. - Summary Author
- MiBAC
- Director
- Daniele Vitali
- Research Body
- Università degli Studi di Bologna
Media
- Name
- Albinia
- Year
- 2007
- Summary
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it
Nel corso della campagna di scavo 2007 si è lavorato all’interno di alcuni settori già parzialmente indagati nel campagne precedenti, e sono stati aperti nuovi fronti di indagine all’interno di aree individuate dalla prospezione geofisica dell'Università di Genova (anni 2005-2006) e mai esplorate, come la cava dimessa di argilla nel settore sud dell’insediamento e, ancora, nel vano esterno nord-est. Portate alla luce nelle scorse campagne le grandi strutture di cottura dei forni 1, 2 e 7, si è ritenuto di approfondire l’indagine all’interno della corte centrale dell’edificio delle fornaci, e all’interno dello spazio apparentemente “vuoto” lasciato dalla demolizione del grande forno 6. L’area della corte centrale ha restituito una serie di stratigrafie in gran parte collegate con le fasi conclusive di vita dell’edificio.
Per il secondo anno consecutivo, nella campagna 2007, si è scelto di approfondire le indagini stratigrafiche nel settore del saggio 4 occupato dai resti del grande forno 6, per tentare di ricostruire le dinamiche di demolizione della fornace e se al di sotto delle macerie esistesse ancora qualche lacerto di struttura superstite. Lo smontaggio degli strati di scarico di macerie all’interno del forno ha permesso di giungere al riconoscimento di varie fasi di gettata multipla, operate al fine di colmare il vuoto lasciato dalla demolizione della struttura, probabilmente nel momento di impianto della fase terminale dell’attiguo forno 7, l’ultimo ad essere abbandonato di tutto il lotto.
Le analisi al georadar avevano evidenziato la presenza di una forte anomalia geomagnetica nell’area a sud-ovest del corpo delle fornaci. L’anomalia, che aveva una pianta circolare e un diametro di circa 16 metri è stata oggetto di indagini archeologiche nel corso della campagna appena conclusa, e si è rivelata essere una vasta depressione scavata nel banco di argilla e poi riempita completamente di frammenti di anfore e scarti di cottura di materiali da costruzione, in particolare tegole e coppi. -
en
During the 2007 campaign, work continued in a number of sectors already partially excavated, and new areas were opened in zones identified by the geophysical survey carried out by Genoa University (2005-2006), such as the clay quarry in the southern sector of the settlement and the external north-eastern room. The large kiln structures 1, 2 and 7 were uncovered in previous campaigns and it was decided to further explore the interior of the central courtyard of the building housing the kilns, and the apparently “empty” space left by the demolition of the large kiln 6. The central courtyard area produced a stratigraphy mainly documenting the final phases of the structure’s occupation.
For the second year running, excavation continued in the sector of trench 4 occupied by the remains of the large kiln 6, with the aim of reconstructing the dynamics of its demolition and checking whether any of the structure survived below the rubble. The excavation of the layers of rubble inside the kiln led to the identification of several phases of dumping undertaken in order to fill the gap left by the structure’s demolition, probably at the time when the final phase of adjacent kiln 7 was constructed, the last of this complex to be abandoned.
The geo-radar analyses indicated the presence of a substantial geomagnetic anomaly in the area south-west of the kiln complex. Excavation of this anomaly, circular in plan with a diameter of about 16 m, showed it to be a vast depression cut into the clay bed and then completely filled with amphora fragments and wasters from the firing of construction materials, in particular tiles and imbrices. - Summary Author
- Claudio Calastri
- Director
- Daniele Vitali
Media
- Name
- Albinia
- Year
- 2008
- Summary
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it
Nel corso della campagna di scavo 2008 sono stati presi in esame alcuni settori del complesso albiniese che, nella progressione delle indagini dal 2001, risultavano più vicini alla conclusione e comprensione finale delle problematiche stratigrafiche e planimetriche rimaste aperte.
L’area di lavoro antistante i due grandi forni settentrionali 1 e 2, era stata a più riprese indagata negli anni 2002 e 2006, e necessitava del definitivo smontaggio di una limitata serie di stratificazioni attribuibili alla fase di abbandono ed obliterazione di questo settore dell’edificio in muratura; presso il margine meridionale dell’area indagata, poco ad ovest dell’imboccatura del forno 2, si andava quindi a terminare un sondaggio del 2002, completato tramite la rimozione totale di una vasta US di tombamento dello spazio d’uso antistante il corridoio di prefurnio. I materiali di demolizione e discarica contenuti nello strato erano costituiti dai consueti frammenti di anforacei (in prevalenza fondi di Dressel 1), ceramica comune e mattoni da fornace.
La campagna 2008 ha infine portato a compimento la ricerca delle strutture del Forno 6. Queste, a dispetto delle premesse poco incoraggianti, risultavano in buono stato di conservazione, soprattutto la pavimentazione in mattoni refrattari, in tutto simile all’omologa pavimentazione del forno 2. Complessivamente, il lotto di murature mostrava una tecnica edilizia piuttosto approssimativa rispetto, ad esempio, alle omologhe strutture dei forni 1 e 2, basata sull’utilizzo prevalente di mattoni refrattari spezzati, di evidente riutilizzo da demolizioni precedenti; la medesima tecnica è ugualmente riscontrabile nell'attiguo forno 7, probabile segnale del fatto che per mettere in opera gli ultimi apprestamenti strutturali dei forni 6 e 7 si sia preferito, piuttosto che produrre nuovi mattoni, utilizzare materiale di spoglio cavato dai forni già defunzionalizzati. -
en
During this campaign several sectors of the Albinia complex were examined which, during the course of the 2001 excavations, resulted as being closest to completion, with the aim of answeringf the stratigraphic and planimetric questions that remained open.
The work area in front of the two northern kilns 1 and 2, was investigated in 2002 and 2006, and a limited series of layers attributable to the abandonment and obliteration of this sector of the masonry building was still to be removed. By the southern edge of the area, just west of the mouth of kiln 2, the 2002 trench was completed by the removal of a vast layer filling the space in front of the praefurnium. The demolished and dumped materials contained in the layer comprised the usual fragments of amphora (mainly Dressel 1), coarse pottery and kiln bricks.
Lastly, the 2008 campaign completed the excavation of the kiln 6 structures. These were well-preserved, in particular the firebrick floor, similar to that in kiln 2. Overall, the walls were rather coarsely-built compared, for example, with kilns 1 and 2, mainly using broken firebricks, clearly reused from previous demolitions. The same technique was used for the adjacent kiln 7, a probable sign that in order to complete the final structural preparation of kilns 6 and 7, reused material from kilns that were no longer in use was preferred to the use of new bricks. - Summary Author
- Claudio Calastri
- Director
- Daniele Vitali
Media
- Name
- Albinia
- Year
- 2009
- Summary
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it
Nel corso della campagna di scavo 2009 sono state approfondite le ricerche in due settori del complesso artigianale, disposti all'esterno dell'edificio delle fornaci: la discarica di materiale fittile a NE della struttura dei forni 1 e 2 ed il settore porticato della corte SE.
In entrambi i settori sono stati portati in luce numerosi scarichi di infornate di materiale fittile di scarto: in particolare la discarica NE registra la presenza di varie infornate mal cotte di ceramica comune da mensa, fra cui spiccano numerose bottiglie con alto collo e corpo a trottola.
Nella corte SE si registra invece un'alta percentuale di scarico di anfore tipo Dressel 2/4. -
en
Work continued in two sectors situated outside the building housing the kilns: the dump of ceramic material to the north-east of kilns 1 and 2 and the portico of the south-east courtyard.
In both sectors numerous dumps of kiln wasters came to light: in particular the north-eastern dump included several loads of ill-fired coarse tableware, among which numerous bottles with long necks and “spinning-top” shaped bodies.
In the south-eastern courtyard there was a high percentage of dumped Dressel 2/4 amphora. - Director
- Daniele Vitali
Media
- Name
- Albinia
- Year
- 2011
- Summary
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it
Nel 2010 la missione del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna ha temporaneamente interrotto le attività di scavo dell'edificio delle fornaci per il mancato rinnovo della concessione da parte del Ministero per i BBCC.
Una piccola équipe ha tuttavia potuto continuare, grazie alla collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, lo studio del materiale ceramico venuto in luce negli anni 2000-2009, in vista della pubblicazione finale.
Le ricerche topografiche presso il tratto terminale e la foce del fiume Albegna hanno evidenziato l’ampiezza e l’importanza del sito di Albinia romana, non solo come centro catalizzatore dell’attività industriale di produzione fittile, ma anche come realtà portuale e residenziale di certo rilievo, con il ruolo positio navale e di mansio sulla via Aurelia.
Le indagini della campagna 2011 hanno incentrato la loro attenzione sui resti del ponte romano della via Aurelia sul fiume Albegna, più volte segnalati dalla cartografia prescientifica della zona ed in parte ancora visibili nell’alveo attuale dell’Albegna, circa 40 m a nord del Forte delle Saline; presso entrambe le rive emergono i tronconi superstiti di due pile rettangolari di circa 3 x 2 m. La ricognizione subacquea all’interno del letto del fiume ha potuto riconoscere altre due pile sommerse dall’acqua e da uno strato di fango di circa 30-40 cm, distanti da quelle emerse circa 15 m ciascuna. La lunghezza totale dell’allineamento fra le due pile emerse si attesta quindi sui 67 m complessivi.
Presso la sponda destra del fiume inoltre, non lontano dalla chiusa che regola i flussi del canale di servizio fra la laguna di Orbetello ed il fiume Albegna, è stato possibile individuare due murature inedite di età romana. -
en
In 2010 the excavation was suspended due to lack of permit. However, a small team continued the study of the pottery from the 2000-2009 excavations.
The survey along the final stretch and mouth of the Albegna river attested the size and importance of Roman Albinia, not only as a centre for the industrial production of ceramic materials, but also as a port and town of a certain importance, with its role as naval _positio_ and _mansio_ on the _via Aurelia_.
The 2011 campaign concentrated on the remains of the Roman bridge on the _via Aurelia_ which crossed the river Albegna, often marked on ancient maps of the area and still partially visible in the present riverbed, at about 40 m north of Forte delle Saline. Emerging on both banks, are what survives of two rectangular piers of about 3x2 m. The underwater survey along the riverbed identified two more piers submerged by water and a layer of mud circa 30-40 cm deep, each about 15 m away from the visible piers. The total length of the alignment between the two visible piers is about 67 m .
Two previously unknown Roman walls were identified on the right bank of the river, not far from the sluice regulating the water flow of the service channel between the lagoon of Orbetello and the river Albegna. - Summary Author
- Claudio Calastri
- Director
- Daniele Vitali
Media
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Vitali 2005bD. Vitali, 2005, Orbetello (GR). Le fornaci di Albinia: la produzione di anfore e il commercio del vino nell'Etruria romana, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 1: 442-447.
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Vitali 2007D. Vitali (a cura di), 2007, Albinia 1. Le fornaci e le anfore di Albinia. Primi dati su produzioni e scambi dalla costa tirrenica al mondo gallico. Atti del seminario internazionale di Ravenna, 6-7 maggio 2006, Bologna.
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Armadillo et al. 2007E. Armadillo, E. Bozzo, G. Caneva, F. Merlanti, Indagini geofisiche nel sito di produzione di anfore vinarie romane (II sec. a.C. – I sec. d.C.) di Albinia (GR): primi risultati, in Albinia 1 2007: 125-139.
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Bogdani, Calastri, Vecchietti 2010J. Bogdani, C. Calastri, E. Vecchietti, 2010, Lo scavo nelle fornaci romane di Albinia (Orbetello, GR), in Materiali per Populonia 8: 255-268.
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Calastri et al. 2004C. Calastri, E. Cottafava, F. Laubenheimer, D. Vitali, 2004, L’impianto produttivo di età romana di Albinia (Grosseto), in M.T. Guaitoli, N. Marchetti, D. Scagliarini (a c. di), Scoprire. Scavi del Dipartimento di Archeologia (Catalogo della mostra), Bologna: 105-114.
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Calastri, Pallecchi, Vitali 2007C. Calastri, S. Pallecchi, D. Vitali, 2007, (Orbetello – GR). Le fornaci romane di Albinia. La campagna di scavo e ricognizione 2007, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana 3: 701-706.
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Calastri, Pallecchi, Vitali c.s.C. Calastri, S. Pallecchi, D. Vitali, c.s., Produzioni ceramiche in epoca romana: le fornaci per anfore di Albinia, in N. Negroni Catacchio, M. Cardosa, A. Dolfini (a c. di), Paesaggi d’acque: la Laguna di Orbetello tra Preistoria ed Età Romana.
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Calastri, Vitali 2008C. Calastri, D. Vitali, 2008, (Orbetello – GR). Le fornaci romane di Albinia: la campagna di scavo 2008, in «Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana» 4: 587-593.
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