Name
Costanza Gialanella
Organisation Name
Soprintendenza dei Beni Archeologici delle province di Napoli e Caserta

Season Director

  • AIAC_2095 - Forio d'Ischia - 2000
    Nel 1999 è stato ripreso a Forio d'Ischia lo scavo del villaggio greco arcaico di Punta Chiarito, la cui prima struttura emersa, una casa degli inizi del VI secolo a.C., è stata ricostruita in scala 1:1 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli con tutto il suo corredo di vasi e strumenti da lavoro in ferro e bronzo. La nuova esplorazione ha interessato un terrazzo più elevato di circa m 3 e situato a sud dell’edificio; vi è stata riconfermata la sequenza stratigrafica già rilevata in precedenza: una potente alluvione fangosa determinò la fine del villaggio nell'ambito della prima metà del VI secolo a.C. L’indagine ha ora posto in luce un piccolo viottolo in terra battuta che doveva collegare tra di loro le abitazioni e ai lati del quale corrono due canalette di scolo: quella orientale segue senza interruzioni il margine del sentiero, mentre quella occidentale disperde l'acqua nel campo vicino. All'estremità nord, il battuto stradale è obliterato da un gruppo di tre anfore e da un _pithos_ conficcati nel terreno. Saggi di approfondimento, eseguiti all'opposta estremità del tracciato, hanno messo in evidenza la superficie del paleosuolo precedente che, pur sostanzialmente sterile, ha restituito un frammento di anfora S.O.S., elemento che conferma la datazione nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. della prima fase di frequentazione dell’agglomerato di Punta Chiarito.
  • AIAC_2095 - Forio d'Ischia - 2004
    La ripresa dello scavo a Punta Chiarito a Ischia ha permesso di recuperare ad est della struttura già individuata una nuova struttura, anch'essa a pianta ovale, della quale resta solo il settore meridionale, in pietre a secco. All'interno del muro sono presenti tre buchi per i pali di sostegno della copertura. La costruzione non è realizzata contro terra ma è separata dalla retrostante pendice collinare da un canale destinato ad accogliere e deviare le acque meteoriche. Sul livello di calpestio della casa si trovavano i contenitori ceramici distrutti dalla violenza della colmata fangosa che la seppellì e quattro tagli circolari segnalanti i fondi di altrettanti grandi _pithoi_ che dovevano costituire la dispensa. Sulla più alta della terrazze presenti a monte della struttura è stata rinvenuta una banchina costituita da pietre di piccole e medie dimensioni alla base e in sommità da pietre più grandi ben sbozzate, adatte ad essere utilizzate come piani di lavorazione e/o come sostegni di grandi bacini. Come spazi agricoli vanno interpretate anche le altre due terrazze poste alle spalle della nuova struttura, dove sul paleosuolo cosparso di gusci di patelle e frammenti di carbone si sono posti in luce gruppi di pietre di dimensioni piuttosto piccole, allineate in forma grossolana, che sembra possibile identificare come delimitazioni di spazi agricoli.
  • AIAC_2136 - Rione Terra - Educandato femminile, via Carmine - 2002
    Subito ai piedi del Rione Terra sono riprese le indagini al di sotto dell’Educandato femminile, nell’area del Foro di età imperiale. In particolare si sono identificati i resti di una fontana ninfeo, documentata in precedenza solo da foto degli anni ’50 del XX secolo, che faceva da sfondo allo spazio pubblico. Davanti ad essa è emerso un tratto del basolato, delimitato da un porticato che marginava ad est la piazza, e parte dell’apparato monumentale di arredo dell’area. Non lontano dal Foro, lungo la strada antica che conduceva ad esso, ricalcata dall’attuale via Carmine, in occasione di un intervento di recupero di uno stabile ubicato lungo il lato nord della suddetta strada, i saggi di scavo hanno portato alla luce un’altra notevole fontana monumentale, alimentata direttamente dall'acquedotto del Serino, anch'esso individuato nel corso della stessa esplorazione. La struttura, tutta in opera reticolata, ha una pianta alquanto complessa che riprende i modelli delle grotte-ninfeo. Dipartendosi e poi affiancandosi parallelamente al basolato stradale, una monumentale scalinata con gradini in piperno e ballatoi intermedi, lunga circa m 15, scendeva alla fontana; questa è costituita da un'alta parete in opera reticolata con un parapetto in blocchi di piperno sagomati ed aveva una mostra con un doccione in marmo in forma di testa di leone. Il serbatoio sul retro della fontana è una grande cisterna voltata, alimentata da un condotto derivato, sulla parete a monte, dal contiguo acquedotto del Serino; mentre, su quella a valle un secondo condotto, che correva al di sotto della sede stradale antica, permetteva il deflusso dell’acqua dal medesimo serbatoio nelle due grandi cisterne presenti nel giardino di Villa Avellino. Sulla quota stradale la fontana era segnalata ai passanti da un piccolo sacello eretto sulla volta della cisterna, dotato di un pavimento a mosaico.
  • AIAC_2137 - Ex Cinema Lopez - 2001
    Uno scavo ha riguardato l'area dell'ex cinema Lopez, immediatamente a monte del macellum. L’indagine ha confermato che qui era la sorgente termale già nota nel Medioevo con il nome "del Cantarello" e da ultimo utilizzata nell'800 dalle terme Pisano-Verdino. Proprio sotto la platea del cinema gli scavi hanno messo in luce una serie di poderosi ambienti in opus reticulatum, alti oltre m 4, crollati forse a seguito di un sisma nel II secolo d.C. L’esplorazione, appena iniziata, nel fabbricato contiguo ha rivelato a sua volta un tratto di basolato, forse pertinente ad una piazza, che rappresenta un'ulteriore importante contributo alla comprensione della forma urbana di Puteoli.
  • AIAC_2137 - Ex Cinema Lopez - 2002
    È proseguita l’esplorazione archeologica in proprietà Cicale ed è stato aperto un nuovo cantiere di scavo nelle adiacenti Terme Lopez, zona in cui P. Sommella aveva segnalato la presenza di numerose strutture in opera mista di reticolato e laterizio, databili fra la fine del I e la metà del II secolo d.C., che sembravano disporsi intorno ad una vasta area aperta di forma quadrangolare. Quest’ultima, lastricata in basoli di trachite, già identificata sotto l'edificio in proprietà Cicale, ha sul suo lato sud-orientale un ingresso con soglia in trachite affiancato da due semicolonne in laterizio, che immette in un esteso complesso architettonico di età imperiale, individuato grazie alla prosecuzione dello scavo nella vicina proprietà Lopez. L’edificio, vissuto fin verso gli inizi del V secolo d.C., si articola su almeno due livelli. Di quello superiore fanno parte i resti, molto lacunosi, di almeno quattro ambienti a pianta rettangolare, con tracce di pitture di probabile III stile e pavimenti in mosaico bianco e nero. Il piano inferiore includeva un lungo corridoio, che conduce in un ampio cortile aperto a pianta quadrangolare, circondato da un porticato sorretto da dodici pilastri a pianta cruciforme, al centro del quale era collocata una vasca rettangolare rivestita all'esterno da lastre di marmo. Su questo porticato si affacciano almeno una decina di ambienti a pianta quadrangolare o rettangolare, tutti realizzati in opera mista di reticolato e laterizio con pavimenti in mosaico bianco e nero.
  • AIAC_2138 - Monte Barbaro - 2000
    La ripresa dello scavo nel recinto funerario della gens Caecilia, individuato e parzialmente esplorato intorno al 1995, più a nord, all'estremità di un diverticolo che conduce alle pendici del monte Barbaro, ha riservato la sorpresa, all'interno di una cassa in muratura, di un altro sarcofago in marmo decorato su due lati, che conteneva, oltre alle ossa dell'inumata, numerosi resti dei fili d'oro intrecciati nella veste funeraria. Sulla faccia principale è rappresentata la defunta capite velato, distesa sulla kline, affiancata a sinistra da un personaggio maschile, che porta un piatto con un pesce, e a destra, da una figura femminile recante uno specchio ed una brocchetta. Sul lato corto destro è rappresentata una figura alata che regge una grande fiaccola.
  • AIAC_2139 - Monteruscello - 2000
    Agli inizi del II secolo a.C. risale la villa edificata nell'attuale località di Monteruscello, una vasta zona pianeggiante sita a nord-ovest del centro urbano di Pozzuoli, attraversata in antico dal tracciato di un diverticolo della via Campana che collegava Cuma con la piana di Quarto. Identificata già alcuni anni fa, se ne è ora ultimato lo scavo della _pars fructuaria_, aggiunta nel I secolo a.C.; di essa si ricordano due cisterne in opera quasi reticolata, una delle quali, coperta da volta a botte, era di dimensioni particolarmente rilevanti (m 9x5) e capace di contenere circa 225.000 litri d'acqua. Come moltissime altre strutture agricole campane, la villa entrò in disuso tra la fine del I ed i primi anni del II secolo d.C., quando la grande cisterna fu trasformata in discarica dei materiali provenienti dalla demolizione di alcuni locali. Sopravvisse, però, di una vita residuale documentata da attività di restauro e dalla costruzione di nuovi ambienti: nell'opera muraria in cementizio di uno di essi, una moneta di IV secolo d.C. fornisce un sicuro _terminus post quem_ per la datazione.
  • AIAC_2139 - Monteruscello - 2005
    Prosegue lo scavo di una imponente villa romana di cui sono stati posti in luce un nucleo a destinazione termale e ambienti della _pars urbana_. Nel settore ovest della zona centrale, indagato in una precedente campagna di scavo, è stato scoperto un ulteriore ambiente di cui si conserva solo il livello pavimentale a mosaico a tessere bianche e nere, probabilmente riferibile al fondo di una vasca. A nord è il _calidarium_ della terma, come si può dedurre dal rinvenimento di frammenti di _suspensurae_, mentre è forse identificabile come un _tepidarium_ un altro locale ad est, pavimentato con un massetto di malta grigia, lapillo pestato e scaglie calcaree. Il piano pavimentale di quest’ultimo vano presentava anche una balza marginale messa in opera con tessere di calcare bianco e crustae nere di roccia lavica. Più a nord, è stato indagato un grande ambiente realizzato in più fasi con pareti sia in opera reticolata sia in vittata, alle quali si addossano grandi pilastri. Esso presenta, al centro, una fontana di forma rettangolare foderata internamente di cocciopesto, mentre il rivestimento esterno era probabilmente in marmo così come il pavimento, com’è attestato dal rinvenimento di molti frammenti di lastre in marmo policromo. A nord e ad ovest di questo imponente salone si sviluppa un’altra serie di ambienti residenziali, con pavimento in fine cocciopesto decorato da fiori in mosaico a tessere bianche e nere.
  • AIAC_2139 - Monteruscello - 2006
    Prosegue lo scavo della grande villa extraurbana, della quale era già stata scoperta una poderosa cisterna in _opus reticulatum_ che ne costituiva la _basis_. Il complesso impegnava almeno due terrazzamenti in declivio verso il mare, e doveva appartenere alla _gens Egnatia_, come è stato possibile appurare dall’iscrizione, che ricorda un _Quintus Egnatius Taurinus_, presente su una _fistula_ rinvenuta non _in situ_ a valle del settore termale della villa. L’indagine archeologica ha restituito un interessante serie di ambienti, per la maggior parte con pavimenti musivi, appartenenti al quartiere termale della villa, che prospetta in parte sulla _porticus_ circostante il _viridarium_, messo in luce nella campagna di scavo dello scorso anno. Il _frigidarium_ reca un pavimento tessellato bianco e nero con motivo geometrico ed emblema centrale; il _tepidarium_ è un piccolo vano di forma rettangolare, del quale restano tracce del sottostante massetto di malta, sul quale poggiano le _suspensurae_. Il _calidarium_ presenta, invece, una pianta rettangolare e, all’estremità Nord, una vasca semicircolare rivestita di cocciopesto per contenere l’acqua riscaldata dal vicino _praefurnium_, pavimentato in laterizi; sulle pareti dell’ambiente sono evidenti le _tegulae mammatae_ fissate per mezzo di lunghi chiodi a forma di T; il pavimento, anch’esso a mosaico, purtroppo collassato al centro, conserva resti di animali marini. A valle delle terme si conservano le strutture della fase più antica della villa, risalente all’età repubblicana, mentre a Nord del quartiere residenziale si trovano, mal conservati, alcuni locali di servizio. Le ulteriori indagini archeologiche stanno interessando, infine, alcuni ambienti posti su di una terrazza inferiore e pertinenti alla pars rustica della villa.
  • AIAC_2140 - Rione Terra - 2000
    A Pozzuoli, sull'acropoli del Rione Terra è stato messo in luce, all’interno di un ambiente ipogeo romano lungo via Duomo, che ricalca il decumano massimo di età augustea, un larario interamente affrescato con due fasi sovrapposte di intonaci. Dipinte sulla parete di fondo, si snodano le spire dei serpenti agatodemoni che strisciano verso un altare quadrato. Lungo le pareti laterali sono invece raffigurati i dodici dei dell'Olimpo, sei per parte. Ricordiamo che il Dodekatheion è un soggetto frequente anche a Pompei: immediato è il richiamo a quello della Casa di Pansa, ma anche a quelli delle abitazioni IX, 11, 6; IX, 11,1; VIII, 3, 1-12. Sulla parete opposta all'ingresso sono poi rappresentate le fatiche di Ercole, mentre la volta è campita con motivi floreali.
  • AIAC_2140 - Rione Terra - 2001
    Con la ripresa dei lavori di scavo al Rione Terra, si segnala il rinvenimento, ai piedi dell'acropoli, nella zona a ridosso dell'attuale porto, in occasione della realizzazione di una fogna, di tre imponenti pilastri quadrangolari in _opus cementicium_ con paramento in _latericium_. Distanti tra loro circa m 2, sono conservati per un'altezza di circa m 5 e poggiano su di un basamento in _opus quadratum_ di piperno composto da almeno due filari di blocchi con profonde tracce di erosione marina; il più orientale dei pilastri presenta, alla sommità, l'imposta di un'arcata, anch'essa in _opus latericium_, orientata Est/Ovest. E' ipotesi suggestiva e piuttosto probabile che essi siano pertinenti all'arco che doveva sorgere all'innesto del famoso molo detto "caligoliano", ancora visibile agli inizi del XX secolo prima che fosse inglobato nel molo moderno.
  • AIAC_2140 - Rione Terra - 2002
    A Rione Terra sono proseguiti gli scavi di un settore del parco archeologico dell'acropoli, comprendente il segmento ovest del decumano massimo della colonia ed uno dei cardini. E’ stato completato lo scavo di un complesso di _horrea_, costruiti secondo la tipologia dei criptoportici, che si affacciano lungo il lato sud del decumano massimo e nei quali sono state trovate molte delle importanti statue ora esposte nelle sale del Museo Archeologico dei Campi Flegrei all’interno del Castello di Baia. La nuova indagine ha interessato in particolare un quinto criptoportico, di età augustea, che raccorda gli altri quattro bracci alla strada. Tutti gli ambienti sono stati riutilizzati in età medio-imperiale per attività artigianali, delle quali sono testimonianza alcune vasche per lo spegnimento della calce. E' stato completato anche lo scavo del _pistrinum_, di fronte ai criptoportici, al quale è pertinente un ambiente pavimentato con basoli di riuso, dotato di vasche e piani di lavoro, e di un forno per la cottura del pane. Ad ovest di tale struttura, lo scavo ha messo in luce una gradinata di accesso ai livelli superiori al _pistrinum_, forse con funzione residenziale. A livello ipogeo, è stata esplorata un’ampia rete di cunicoli per il rifornimento idrico, scavati nel banco di tufo, alternati a cisterne e a strutture in opera incerta riferibili, probabilmente, ad ambienti connessi al _Capitolium_. Anche lungo il ricordato cardine di Via S. Procolo, si è messo in luce un tratto dell'impianto fognario sottoposto alla strada antica, scavato nel banco di tufo e articolato in una serie di bracci ortogonali e paralleli, collegati al suddetto collettore principale, che con andamento nord/sud riversava le acque di scarico direttamente nel mare sul versante meridionale del promontorio. Molti dei pozzi che si aprono lungo il percorso dei cunicoli risultano obliterati da scarichi a partire dal I secolo d.C.
  • AIAC_2140 - Rione Terra - 2003
    Alle spalle del _Pistrinum_ sono stati messi in luce i resti di un forno di età medio-imperiale, impostato su strutture di età tardo repubblicana. E’ stato inoltre scavato un complesso di anguste cellette a pianta rettangolare individuato sotto il _pistrinum_, le quali si aprono lungo quattro corridoi ortogonali tra di loro, probabilmente da identificarsi con l’ _horreum publicum_ della colonia di età tardo-repubblicana. Le pareti di una delle celle conservano frammenti di pitture. È stato riportato alla luce anche il cardine di Via S. Procolo, collegato al decumano di Via Duomo. Ad ovest esso è fiancheggiato da una _taberna_ e ad est dal limite di un' _insula_. La strada è lastricata con basoli di calcare e numerosi frammenti di marmo di reimpiego, tra cui un’iscrizione onoraria menzionante Antonino Pio. Saggi in profondità hanno rivelato che i basoli poggiano su strati di età medio-imperiale. Lungo il decumano di Via Duomo, è stata rinvenuta una _taberna_, con retrobottega e gradinata voltata che conduce ad un complesso di cunicoli per il rifornimento idrico. Su una parete si conservano i resti di un affresco con un serpente agatodemone. Più ad ovest, vi sono altre botteghe che conservano intonaci dipinti, nate in età tardo-repubblicana, ristrutturate in età imperiale e definitivamente obliterate a partire da XIII-XIV sec. d.C. con uno scarico di marmi architettonici, probabilmente pertinenti ad uno degli edifici affacciati sulla piazza antistante il Tempio di Augusto. Tra i frammenti, si ricordano le iscrizioni menzionanti imperatori giulio-claudi, Traiano e il prefetto del Pretorio di Antonino Pio e una statua femminile panneggiata acefala. Lungo il decumano di Via Duomo, si è scavato anche un piccolo vano di età tardo-repubblicana, forse un cubicolo trasformato successivamente in larario, ricavato al piano superiore di una delle _tabernae_. Sul costone settentrionale, sono infine ripresi gli scavi del complesso dei criptoportici che sostruivano la collina: la loro presenza testimonia come in età augustea o giulio-claudia questo lato della rocca non dovesse essere stato più cinto da mura. I criptoportici sono orientati nord-sud, hanno pareti in opera mista e volte a botte in opera cementizia.
  • AIAC_2140 - Rione Terra - 2004
    Sono stati posti in luce quattro ambienti che in antico occupavano il margine settentrionale della terrazza del Capitolium; uno di questi conserva il pavimento in grandi lastre quadrangolari di marmo. Questo dato, unito al recupero di una straordinaria quantità di materiali architettonici permette di ipotizzare la presenza di un imponente edificio pubblico, dotato di un protiro o di un pronao marmoreo, obliterato in età bassomedievale. Dovevano far parte di esso la mensa di un altare con pulvini laterali decorati da “gorgoneia” databile ad età domizianea e un capitello corinzio monumentale. E’ evidente una importante fase di età flavia. Più in basso, è visibile un tappeto di lastre di marmo che marca la presenza di una scala, forse sormontato da un arco. Altri archi, dei quali restano i piloni, marcano l'incrocio del decumano con il cardine di Via De Fraia e, ad est, l'incrocio con il cardine di Via S. Procolo. Al livello del decumano di via Duomo, le indagini hanno messo in luce sei tabernae create nella prima età imperiale e trasformate dalla fine del III sec. d.C. Anche il tratto orientale del decumano di Via Duomo era fiancheggiato su entrambi i lati da botteghe commerciali e di artigiani, di età tardo repubblicana, ampliati o costruiti ex novo in età augustea e dotati tutti di nuovi ingressi in età neroniana. Infine, nell'area di sedime del seicentesco palazzo Colonna è venuta alla luce una serie di cisterne e di ambienti di servizio. In un ambiente si conserva un pavimento in mosaico con scena marina della prima metà del III d.C. Più ad ovest gradinate introducono ad ambienti ipogei o seminterrati attestando le grandi dimensioni di questo complesso termale. Sull'opposto lato della strada si è rinvenuto un piccolo ambiente affrescato databile tra II e IV sec.d.C. Al disotto della strada è stato esplorato anche un tratto del collettore fognario antico.
  • AIAC_2140 - Rione Terra - 2006
    Oltre alla zona del Foro, le ricerche archeologiche nel Rione Terra hanno riportato alla luce anche il tracciato del _cardo_ occidentale della colonia, al disotto dell’attuale via De Fraja. Tale _cardo_ presenta una discreta pendenza verso Nord per consentirne il raccordo con il _decumanus_ sotto via Duomo. Esso è pavimentato con basoli in trachite, mentre il _rudus_ è costituito da una massicciata in conglomerato cementizio compatto e ricco di scaglie di lavorazione, direttamente appoggiato sul banco tufaceo originario. La carreggiata è delimitata ad Est e ad Ovest da marciapiedi con relative _crepidines_ a blocchi parallelepipedi in trachite, allettati su nuclei anch’essi in cementizio, in parte sovrapposti ai basoli e rivestiti da uno strato di cocciopesto lacunoso. La via antica è fiancheggiata, in questo tratto, da una serie di ambienti con funzione pubblica, probabilmente _tabernae_. Nel suo ultimo assetto visibile, il tratto centrale del cardo viene pavimentato con basoli di pietra lavica di forma e dimensioni molto eterogenee. Su di esso si affacciano alcuni edifici, i cui vani di accesso sono provvisti di soglie in piperno o in marmo; il lato orientale è delimitato, altresì, da un ambulacro porticato con pilastri rettangolari in blocchi squadrati di travertino, che verosimilmente dovevano sostenere archi in _opus latericium_. All’estremità meridionale, presso la chiesetta di San Liborio, il _cardo_ incrocia il _decumanus_ più meridionale della colonia, sottoposto nella prima parte del tracciato alla moderna via Villanova. Il breve tratto di strada messo in evidenza era fiancheggiato, sul lato Nord, da arcate su pilastri in _opus latericium_, forse ripetute anche su quello Sud. All’incrocio delle due strade si trova una scalinata monumentale, contenuta da altri pilastri, e dotata di gradini di marmo. Conservata solo nella parte finale e coperta dalla gradinata di accesso alla chiesa di San Liborio, essa si imboccava dal cardo e prospettava sul lato Sud il _decumanus_.
  • AIAC_2141 - Chiesa di S. Celso - 2002
    Indagini archeologiche hanno interessato la chiesa dedicata a S. Celso, costruita sul tracciato di uno dei decumani della colonia. Sotto il piano pavimentale sono affiorati numerosi resti di murature, sia in opera reticolata sia in laterizia, relativi ad alcuni edifici e ad un portico prospettanti sul già ricordato decumano. Il portico, in laterizi, doveva essere coperto con una volta a botte; lungo la parete nord si apriva una scala, incassata tra due muri in opera reticolata, che doveva condurre al primo piano di un edificio risalente ad età augustea, distrutto per la costruzione della chiesa. Della strada è stata portata alla luce la preparazione in cementizio, in cui si è individuato un taglio ancora contenente una _fistula plumbea_, che conserva un'iscrizione, non anteriore al III secolo d.C., relativa al _vir clarissimus Acilius Glabrio_ ed alla _clarissima femina Maecia Praetextata_, verosimilmente da connettere ad un _M. Maecius Memmius Furius Baburius Caecilianus Placidus, vir clarissimus_, console ordinario nel 343 d.C. e patrono di Puteoli. A tale personaggio è da ricondurre anche un’altra _fistula_ aquaria proveniente dall'area flegrea: ci troviamo dunque di fronte ad una _gens_ che, come i _Marii_ di Ercolano, possedeva un’officina per la lavorazione del piombo. I materiali ceramici, peraltro, offrono un _terminus post quem_, indicando che l'abbandono di questo settore dell'acropoli avvenne nella seconda metà del III secolo d.C.
  • AIAC_2142 - Suburbio occidentale - 2001
    Nel suburbio occidentale di Pozzuoli, poco oltre l’antico stadio, durante i lavori di costruzione di una nuova strada di raccordo tra la moderna Domitiana ed il mercato ortofrutticolo di Pozzuoli, sono stati individuati, lungo il percorso dell'originaria via Domitiana, oltre a numerosi basoli divelti della strada romana ed ai resti di murature smembrate dalle ruspe all'epoca della realizzazione dell’attuale Domiziana, due imponenti setti murari in _opus quadratum_ di tufo forse da interpretare come i piloni di un ponte su cui passava la via antica.
  • AIAC_2142 - Suburbio occidentale - 2006
    Nel punto in cui la Via Domitiana si innesta nel tessuto urbano, lavori di scavo hanno messo in evidenza un interessante contesto archeologico pluri-stratificato. Il primo nucleo individuato consta di un ambiente con pavimento a mosaico bianco e nero e un muro dipinto in III stile. Sul lato Ovest del pavimento a mosaico una scala conduce a due piccoli vani sotterranei di servizio; i frammenti ceramici, contenuti nel terreno che ne costitutiva il riempimento, permettono di datarne il momento di abbandono ad un periodo successivo all’età medioevale. Ad Ovest dei suddetti locali se ne è rinvenuto un altro, delimitato da un muretto in _opus quasi reticulatum_ e con un pavimento in _bipedales_; questo vano potrebbe essere interpretato come un laboratorio legato alla vicina fornace, e caratterizzata da una camera di combustione di forma ellittica, pavimentata in _bipedales_ e dotata di un’imboccatura con bassa volta a tutto sesto e ghiera in laterizi disposti di taglio. Sulla base del rinvenimento, al suo interno, di numerosi frammenti dei grossi contenitori usati per la cottura del _caeruleum_, è lecito ipotizzare che si tratti di una delle fornaci in cui si produceva a Puteoli il _caeruleum_, noto anche come _Vestorianum_, dal gentilizio di _Caius Vestorius_. La sequenza stratigrafica individuata durante lo scavo non permette però di datare l’impianto ad un momento precedente alla fine del I sec. d.C. Nella parte occidentale è stato rinvenuto, inoltre, un tratto di muro affrescato con un serpente agatodemone dal corpo viola, con il ventre giallo e squame rosse, strisciante tra piante ed elementi vegetali verdi. Una annotazione a parte merita una serie di ambienti sotterranei: essi, in parte identificabili con cisterne, in parte con magazzini, probabilmente sono pertinenti ad una villa residenziale suburbana cui possono appartenere i soprastanti ambienti pavimentati a mosaico.
  • AIAC_2143 - Suburbio occidentale - 2006
    E’ iniziato lo scavo sistematico dello Stadio di Puteoli, fatto costruire da Antonino Pio nei giardini del _Puteolanum_ ciceroniano. Si è provveduto, in primo luogo, a liberare da diversi materiali di scarico parte dell’ambulacro, su cui si impostava il settore settentrionale della cavea. Questo è costituito da una struttura in _opus mixtum_ con un sistema di copertura a volte incrociate, a botte e a vela; la parete perimetrale Sud è realizzata con una doppia cortina muraria su cui si aprono i varchi d’accesso alla cavea (vomitoria), mentre quella Nord corrisponde ad una serie di fornici su pilastri compositi. Si accedeva all’ambulacro da Nord, passando attraverso un portico di cui sono sinora stati messi in luce alcuni pilastri a pianta cruciforme con semicolonna quasi a tutto tondo nel lato settentrionale. Di questo settore porticato, si conserva a vista la parte superiore del prospetto esterno, realizzata in _opus latericium_ e rivestita, probabilmente per tutto l’elevato, da un intonaco di colore chiaro. Su questa parete si aprivano i fornici settentrionali dell’ambulacro, inquadrati da lesene, sulla cui sommità si innestavano le mensole in piperno, funzionali a sostenere i pali del _velarium_. La cavea, dotata della canonica tripartizione, è costruita su un estradosso in _opus vittatum_, su cui si impostavano gli spalti per gli spettatori e le scale di passaggio da un settore all’altro: questi elementi sono tutti costruiti in grossi blocchi di piperno a forma di parallelepipedo. Il _balteus_, ancora in corso di scavo, è costituito da una parete in _opus mixtum_ con direzione Est / Ovest. Alla pista, non ancora individuata, si accedeva probabilmente da Est, passando attraverso un varco monumentale a più fornici, con una deviazione dell’asse verso Sud-Est, dei quali è stato al momento individuato solo quello settentrionale, realizzato in blocchi di piperno.
  • AIAC_2144 - Suburbio orientale - 2006
    Nel suburbio orientale della città, in occasione dei lavori di restauro dell’edificio moderno noto come “Il Castello”, è stato possibile individuare un altro settore della villa residenziale di cui anni fa erano state scoperte le terme, decorate dal grande mosaico con lottatori. I saggi archeologici hanno portato alla luce una successione di ambienti antichi a pianta rettangolare e coperti a volta, con orientamento Est / Ovest, realizzati in _opus reticulatum_ e interpretabili come cisterne, a giudicare dal rivestimento in cocciopesto delle pareti e dal tipico sguscio presente alla loro base nel punto di connessione con il piano di fondo, pure in cocciopesto, nonché dall’esistenza in alcuni di essi di fori di adduzione e, in un caso, anche di un canale in terracotta di comunicazione tra due vani posto al livello del pavimento. E’ probabile che le cisterne, oltre ad alimentare il quartiere termale della villa, essendo ad essa sottoposte, costituissero anche la _basis_ della zona residenziale, di cui già si conoscono alcune stanze pavimentate a mosaico e conservate nel giardino contiguo all’edificio attuale, la cui realizzazione ha comportato la distruzione di parte delle strutture antiche, testimoniate dalla presenza di setti murari in _opus reticulatum_ ancora preservati all’interno di alcuni locali moderni.
  • AIAC_2145 - Rione Terra, Tempio di Augusto - 2002
    Nell'area antistante il Tempio di Augusto, i nuovi scavi effettuati per la documentazione, finalizzata alla redazione di un progetto di restauro dell’edificio, hanno apportato nuovi elementi conoscitivi alla complessa storia edilizia di questo quartiere urbano intorno all’antico Tempio, divenuto Chiesa Cattedrale, dove tra il XVI ed il XVII secolo intervennero profonde e complesse trasformazioni. Oltre ad accrescere la conoscenza sulla cultura materiale di questo periodo, gli strati esplorati hanno permesso di recuperare numerosi marmi romani, architettonici e figurati, di bella fattura: un ritratto maschile, un altro frammento di testa con una sottile tenia annodata sulla nuca, una testa femminile forse di una cariatide, e tre frammenti di un’iscrizione marmorea che ricorda un atto di evergetismo compiuto in theatro da alcuni Augustali nell'11 d.C. L'iscrizione è un’ulteriore conferma della presenza, a Puteoli, di un teatro, raffigurato peraltro sulla nota fiaschetta incisa di Odemira, ma non ancora identificato sul terreno. Il dato topografico più rilevante evidenziato per il periodo romano è la presenza, davanti al tempio, di un'ampia piazza che potrebbe aver svolto le funzioni forensi fino al I secolo d.C. Essa era pavimentata in lastre di calcare e sostruita da una serie di cisterne, scavate già in età repubblicana nel banco di tufo. Liberati dalle superfetazioni post-antiche, sono inoltre tornati in luce la scala laterale ovest d'accesso, coi gradini in marmo bianco, ed i resti del recinto che chiudeva lo spazio sacro, come già ad est, con una parete scandita da nicchie rettangolari riquadrate da pilastri e semicolonne in laterizio.
  • AIAC_2145 - Rione Terra, Tempio di Augusto - 2005
    Della vasta area scoperta trovata davanti all’ _aedes_ del tempio di Augusto sono stati posti in evidenza ampi resti del massetto pavimentale della pavimentazione originaria del Foro di età augustea. Sul lato nord della piazza è emersa la platea di un edificio in blocchi squadrati di tufo, con ricca decorazione marmorea di età flavia, sicuramente a destinazione pubblica, nato già in età repubblicana. Dall’area forense provengono numerosi materiali edilizi di spoglio, tra cui quattro blocchi marmorei pertinenti ad un bassorilievo rappresentante una scena di suovetaurilia con corteo di personaggi togati che convergono verso un altare. Sono da segnalare anche il frammento di un’iscrizione su cui si leggono le lettere: F. FLA, e una testa marmorea maschile di età giulio-claudia capite velato. Va infine menzionato il rinvenimento di una testa marmorea femminile e di una lastra, sempre in marmo, che reca un’iscrizione in lettere capitali: IVNONI SOSPITI. // ISIDI // ORACLVM ACILIVS CELADVS, e la rappresentazione, in bassorilievo, delle due orecchie del dio che ascolta. Parte della piazza forense è stata utilizzata come cava a cielo aperto, sia in età repubblicana che in età medievale. Sul lato ovest della piazza è stato rinvenuto un altro edificio pubblico orientato est/ovest con il lato sud aperto sul Foro; presenta un pavimento in opus sectile e conserva parte del rivestimento parietale. Alle spalle di quest’ultimo edificio è stata messa in luce una loggia a tre bracci pavimentata in cocciopesto con scaglie di marmo e di calcare, databile in età flavia e probabilmente destinata al culto imperiale. Un altro settore indagato è quello a nord del tempio augusteo, dove si è completato lo scavo delle tabernae. Al livello ipogeo è stato individuato un complesso sistema per l’approvvigionamento idrico, costituito da due cisterne voltate, tagliate nel banco di tufo e in parte edificate in muratura, collegate da un braccio ortogonale.
  • AIAC_2145 - Rione Terra, Tempio di Augusto - 2006
    Nel corso dello scavo sistematico eseguito sulla terrazza superiore della rocca del Rione Terra, occupata dal cd. Tempio di Augusto, è stato messo in luce il tratto più orientale del Foro della colonia antica, pavimentato originariamente con lastre rettangolari di marmo. La piazza era delimitata a Sud da un edificio pubblico, in asse con il tempio ma con orientamento perpendicolare ad esso, rasato forse in età alto medioevale. Proprio per questa posizione ad esso ortogonale e per la sua ubicazione lungo il lato meridionale del Foro, non è da escludere che si tratti della basilica, della quale resta parte della decorazione architettonica in marmo, ascrivibile ad una fase di età flavia. Del complesso edilizio resta il limite Nord della platea in blocchi squadrati di tufo e ricoperti da lastre di marmo e da un altro pavimento in cocciopesto decorato con scaglie marmoree, e divisi sempre sul lato Nord da un muro continuo o da una serie di pilastri in _opus mixtum_. Tra i frammenti marmorei, trovati reimpiegati nelle fondazioni del fabbricato moderno che si sovrappone a quello antico, spiccano i quarti posteriori di un cavallo di marmo, una testa femminile e una statua loricata acefala con ogni probabilità di Augusto, com’è possibile dedurre dalla presenza sulla corazza della figura di Giove Ammone fiancheggiato da due pantere alate stanti. A ridosso di questo monumento, sul lato Sud-Ovest del Foro, è in corso di esplorazione una grande costruzione in _opus mixtum_, anch’essa in origine pavimentata con lastre di marmo, delle quali restano le impronte sul relativo massetto di allettamento. Al centro della parete Est di tale ambiente, forse parte di un altro edificio pubblico situato nell’angolo della piazza forense, si conserva la base di una parasta di marmo fissata con grappe di ferro.
  • AIAC_2146 - Via antica Napoli - Pozzuoli - 2000
    Lungo il tratto della via antica Napoli-Cuma, un nuovo intervento di scavo ha rivelato, alle spalle di una grande esedra, un monumento funerario a pianta quadrata, coperto da una volta a botte e costruito interamente in opera vittata. Al suo interno, l'edicola sul lato di fronte all'ingresso conservava ancora ampie tracce della decorazione in pasta vitrea che rivestiva il catino di fondo. Tecnica edilizia e dati stratigrafici assegnano l'edificio alla seconda metà del I secolo d.C. All'esterno del sepolcro, è stata rinvenuta un'area di necropoli con tombe ad inumazione alla cappuccina e di infanti in anfore africane, databili tra il II ed il IV secolo d.C. Non è ancora del tutto chiarita la vicenda di un recinto, posto ad est di questa necropoli, su cui il prosieguo dell’indagine potrà fornire dati utili. Occorre ricordare, invece, l'inizio del restauri dei monumenti funerari, la cui decorazione pittorica ha manifestato talora uno stato di conservazione assai migliore del previsto.
  • AIAC_2146 - Via antica Napoli - Pozzuoli - 2001
    Nell'area extraurbana a Nord di Pozzuoli, è proseguito, arricchendosi di nuovi dati, il lavoro per la realizzazione del parco delle necropoli puteolane. In quella lungo la via Puteolis-Neapolim sono continuate le attività di scavo e restauro dei monumenti funerari. L'indagine archeologica si è concentrata su cinque monumenti, che impegnano la zona centrale della lunga quinta di edifici fiancheggianti il lato a valle della strada. Di ognuno di essi si è ricostruita la storia edilizia e per quanto possibile, nonostante le spoliazioni, la decorazione pittorica, in stucco o musiva. Talvolta, è stato recuperato anche parte dell'arredo, come una piccola meridiana in marmo bianco rinvenuta sporadica all’interno di uno dei monumenti.
  • AIAC_2147 - Via Ragnisco - 2002
    Nell’area a valle di Villa Avellino, lungo la via Ragnisco, che ripercorre il tracciato dell'antico _clivus vitrarius sive vicus turarius_, erano già stati segnalati da P. Sommella - che vi aveva ipotizzato la presenza di una via tecta - alcuni ambienti di epoca medio-imperiale; in essi, fra i mesi di marzo e maggio del 2002, è stato possibile realizzare una serie di saggi di approfondimento. L'indagine ha accertato che nella tarda epoca repubblicana, probabilmente fra la fine del II e la prima metà del I secolo a.C., le pendici meridionali del vallone originario furono sistemate a terrazza con la costruzione di una serie di mura in opera quadrata in grandi blocchi sagomati di tufo giallo flegreo ed in opera incerta, strutture delle quali restano alcuni frammenti all'interno di un ambiente di età imperiale. Probabilmente già durante la prima età imperiale, a queste iniziali opere di sostruzione furono aggiunti muri in opera reticolata di rinforzo; ma fu alla metà del II secolo d.C. che l'area subì una radicale trasformazione con la realizzazione di numerose ampie sale in opera laterizia, caratterizzate da grandi archi di scarico e contrasto, e che inglobarono le strutture precedenti. Sono stati finora identificati una decina di ambienti con orientamento nord/sud ed est/ovest, posti su due livelli sovrapposti, che costituiscono una sorta di vasto complesso di sostruzione della terrazza urbana di Villa Avellino, verosimilmente sede di un grande edificio pubblico. Quanto alla loro utilizzazione funzionale si potrebbe pensare, con A. Tchernia, a degli _horrea_.
  • AIAC_2148 - Via Vigna - 2001
    Un saggio di scavo ha permesso la scoperta, per la prima volta, di un tratto della strada centuriale, ricalcata dalla moderna via Vigna, che entrava in città costeggiando l'anfiteatro più antico e raggiungeva il Foro di età augustea.
  • AIAC_2149 - Villa detta della Livia di Copenaghen - 2000
    Nell'area suburbana è stata eseguita un’altra campagna di scavo nella villa detta della Livia di Copenaghen, presso l’antico stadio. A ridosso della struttura di recinzione del complesso edilizio, decorata con nicchie e statue per enfatizzare l'ingresso sulla via Domitiana, si è altresì rinvenuto il monumento funerario di uno degli ultimi proprietari della villa; il nucleo interno, in opera cementizia, inglobava un sarcofago strigilato, purtroppo già depredato del corredo, lavorato solo sulla faccia principale e su parte dei lati. Nel medaglione a mandorla centrale è un rilievo miniaturistico con _Eros_ e _Psyche_ abbracciati; i campi laterali accolgono le figure, rese nello stile della seconda metà del III secolo d.C., dei due defunti: togato e col _volumen_ in mano l'uomo, vestita di tunica e manto la donna, che stringe un rotolo ed è condotta verso il marito da due Eroti. Alle estremità della scena figurata compaiono, solo schematicamente incisi, due pavoni. Va inoltre ricordato che, durante i lavori di sistemazione della scarpata a valle della stessa villa è stata ritrovata, purtroppo sporadica, una statua acefala di barbaro prigioniero in marmo pentelico, di età giulio-claudia.
  • AIAC_2150 - S. Vito – via Campana - 2004
    Nel tratto precedente la necropoli di S. Vito, la ristrutturazione di un edificio fiancheggiante la strada, ad una quota ad essa sensibilmente inferiore, ha portato alla individuazione di un tratto della strada basolata e di dodici edifici funerari, accostati l'uno all'altro senza soluzione di continuità, fatta eccezione per un unico recinto compreso tra gli edifici più meridionali della quinta. La datazione proposta in base alla tecnica edilizia, uso pressoché esclusivo dell'opera reticolata, alle tracce superstiti delle decorazioni in stucco ed in intonaco e sulla base degli scarsi materiali rinvenuti negli strati di riempimento, è relativa al I secolo d.C., con ristrutturazioni che possono giungere, probabilmente, fino al II secolo d.C. Gli edifici sono tutti del tipo a "colombario", con prevalenza dell'incinerazione, anche se sono presenti _formae_ tagliate nelle strutture murarie del piano terra dell'edificio funerario VII. Tutti gli edifici sono conservati su due livelli. Degne di note sono due iscrizioni a carboncino presenti all'interno di uno degli edifici.
  • AIAC_2150 - S. Vito – via Campana - 2006
    Lungo la Via Campana, alle spalle della necropoli cd. di San Vito, durante dei lavori di restauro di una casa colonica, si è potuto verificare che essa in parte ingloba e in parte utilizza come fondazioni una sequenza di interessanti mausolei sepolcrali. Le camere funerarie a volta sono, infatti, scompartite da muretti che racchiudono gruppi di formae disposte su più livelli, fin quasi a raggiungere l’imposta della copertura. La tecnica edilizia, in prevalenza l’ _opus vittatum_, e la poca ceramica rinvenuta datano l’uso delle strutture a partire dal III sec. d.C. e il loro abbandono non prima della fine del V o agli inizi del VI sec. d.C. Nella maggior parte dei casi le tombe presentano una copertura in tegole piane poggianti sulle spallette interne, oppure sono “alla cappuccina” o ancora ad un solo spiovente. Soltanto in un caso è stata rinvenuta una copertura costituita da una lastra riutilizzata di un sarcofago strigilato. Lungo la parete occidentale ambiente A, che conserva ancora la decorazione parietale, si aprono due vani a volta. Tra i materiali rinvenuti nel terreno di riempimento dell’ambiente e delle tombe sconvolte molti sono i frammenti di marmo: tra essi interessante è una lastra frammentaria con iscrizione, recante l’immagine di una figura maschile con una pecora, alludente al Buon Pastore. L’ambiente B, a pianta rettangolare e coperto anch’esso da una volta a botte, presenta lungo le pareti laterali due file sovrapposte di _arcosolia_, destinati ad accogliere tombe ad inumazione. Ad una fase posteriore si possono ascrivere le sepolture ricavate nel pavimento. Sulla parete Nord dell’ambiente C si conserva invece una decorazione di tipo bucolico con la scena del Buon Pastore tra gli agnelli, tema iconografico usuale nelle catacombe del IV sec. d.C. Infine nell’ambiente D, posto a Sud dei precedenti, sono state individuate almeno due fasi di uso.
  • AIAC_2151 - Via Campana – cratere di Cigliano - 2000
    Un intervento di scavo lungo la via Campana, alle falde del cratere di Cigliano, a seguito della sospensione dei lavori abusivi in un vecchio casale, ha posto in luce le strutture di una villa romana di vaste proporzioni e di lunga durata. L’esplorazione nel settore occidentale del fondo ha messo in evidenza parte del pavimento, in signino con crustae di marmo e di pietra colorata, di un atrio al centro del quale era un impluvium rettangolare ornato a mosaico. Davanti al casale è stato scoperto, inoltre, un tratto della parte rustica, con ambienti serviti da canalizzazioni.
  • AIAC_2152 - Via Campana - 2000
    Un piccolo edificio rurale, con un porticato, è emerso lungo la via Campana. Costruito nella prima metà del I secolo d.C. con una rozza tecnica edilizia a blocchetti di tufo, spezzoni di tegole e pietrame di varia pezzatura, esso è dotato di un elaborato sistema di raccolta dell'acqua piovana. In una cisterna ipogea è stata ritrovata un'iscrizione funeraria relativa ad un Maquio Felicissimo, alla moglie Maquia Crescentina e alle figlie Maquia Marcella e Bictoria. L'intero complesso architettonico cadde in disuso intorno alla seconda metà del II secolo d.C.
  • AIAC_2152 - Via Campana - 2001
    Prosegue lo scavo della villa repubblicana-imperiale, la quale, nonostante le manomissioni prodotte dalla fattoria moderna, conserva per intero l'atrio tuscanico, con l'impluvio rettangolare sul bordo della cui vasca si imposta una cornice modanata rivestita in mosaico; la zona intorno all'impluvio era in _opus signinum_, decorato con crustae di marmo e pietra colorata. L'abbandono delle strutture sembra porsi intorno alla fine del II secolo d.C., come testimonia il rinvenimento di una tomba di infante con copertura in tegole; ma una ripresa della frequentazione, forse a scopo cultuale, si verifica tra l'VIII ed il XIII secolo d.C.
  • AIAC_2153 - Via Campana - 2000
    Lungo la via Campana, è stata individuata una serie di imponenti monumenti funerari, compresi in cinque grandi recinti, delimitati da muri in opera reticolata ed abbandonati tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. Lo spazio intermedio tra essi è diviso da due diverticoli della via Campana, che s'incrociano nella parte sud della necropoli esplorata. Nei detriti edilizi che riempivano il mausoleo n. 10 si è ritrovata una testa ritratto maschile di età traianea, mentre nella cisterna n. 114 è stata recuperata l'iscrizione funebre di un Puteolano Demetriano.
  • AIAC_2153 - Via Campana - 2002
    Un altro mausoleo funerario è stato rinvenuto sulla stessa via Campana, prima del taglio della Montagna Spaccata. Le pareti in opera reticolata conservano ancora il rivestimento di intonaco; nel registro inferiore di ognuna di esse, presso gli arcosoli, sono bassorilievi in stucco con scene tutte inserite in paesaggi di alberi fronzuti e fiori su alto stelo ed ispirate a complesse allegorie funerarie. Sulla parete ovest, presso un altare, appare un Ercole forse in atto di sostenere la volta celeste; su quella nord, davanti ad un pilastro sorreggente un vaso agonistico, un eroe seduto tiene nelle mani un ramoscello di ulivo e le redini di un cavallo; su quella est, ai piedi di Apollo, seminudo, con un ampio mantello ed identificato da una cetra, un giovane Olimpo inginocchiato sembra implorarne il perdono. Della raffigurazione sulla parete sud, asportata da precedenti scavatori, resta solo il piede di un personaggio; all'estremità opposta di essa, è invece ben conservata una scena con una fanciulla nuda, seduta su di una roccia, la quale potrebbe essere identificata come una Menade o Arianna, in base al grappolo d’uva che regge nella mano destra. Stile e tecnica edilizia sembrano far datare il monumento in età augustea. Più a nord, scavando una fossa recente, si sono recuperate due are funerarie, entrambe opistografe dedicate a Titus Aufidius Herma ed a sua madre _Allia Prima_, moglie di _Titus Aufidius Aelianus_. E’ possibile che esse appartenessero al sottostante ipogeo in opera reticolata, accanto al quale era un piccolo sepolcreto in cui una delle tombe documenta il caso, non inedito a Pozzuoli, di un cane sepolto con il proprio padrone. Le tipologie delle lucerne e delle anfore suggeriscono per questa necropoli una datazione intorno alla metà del II secolo d.C.
  • AIAC_2155 - Via Verdi, via Campana - 2002
    All'incrocio tra via Viticella e via Verdi, è stato messo in luce un battuto stradale il cui livello più antico è datato ad età ellenistica dal materiale contenuto nello strato di abbandono. Un frammento di gocciolatoio a protome leonina, la ceramica a vernice nera e vernice nera suddipinta, le coppette miniaturistiche lasciano, inoltre, ipotizzare la presenza nell’area di un luogo di culto, forse sulla collina sovrastante la piana. Nello stesso luogo è stata rinvenuta una piccola necropoli di età augustea, dove si osserva una particolare cura per i cinerari, protetti da una fodera di piombo, va invece sottolineato il rinvenimento dei resti di una villa, della quale si sono scavati due ambienti ed il cui abbandono è segnato dall’impianto di una tomba tardo-antica in blocchi di tufo. A valle di quest'ultimo edificio, i saggi di scavo preliminari alla realizzazione di una lottizzazione hanno posto in evidenza i ruderi di un’altra villa che si sviluppa su un fronte di oltre m 50. Il complesso era collegato alla Via Campana da un diverticolo in terra battuta fiancheggiato da mausolei funerari; tutta la zona circostante è impegnata da gruppi di sepolture spesso sconvolte e sempre prive di corredo, probabilmente da attribuire agli schiavi che lavoravano il fondo annesso all’edificio.
  • AIAC_2155 - Via Verdi, via Campana - 2003
    È proseguito lo scavo dell’area destinata ad occupazione industriale. Sulle pendici delle colline che sovrastano a sud il sito, è stato individuato un vallone di età preistorica, con andamento S-E/N-O, col fondo in forte pendenza e le pareti fortemente scoscese, scavate dalle acque all'interno degli strati di origine vulcanica. Al disopra di questi livelli erano collocate due sepolture di età romana. Il vallone era colmato sia da strati alluvionali sia da depositi delle varie eruzioni flegree, l'ultima delle quali è datata a circa il 1800 a.C. Al di sopra di tale livello eruttivo, si è potuto scavare un alto strato composto da scarichi antropici risalenti ad un periodo a cavallo fra la fine del bronzo antico ("Facies" di Palma Campana) e gli inizi del bronzo medio ("Appenninico"). Gli scarichi sono costituiti da terreno organico scuro misto a numerosi frammenti di carbone ed ossa animali sia di piccola che di grande taglia, ed a numerosa ceramica d'impasto, tra cui ciotole e tazze carenate, alcune decorate con motivi geometrici ad intaglio od _excisi_, fornite di anse a nastro sopraelevate e forate, ad ascia o a bastoncello verticale con apici laterali. Numerose le teglie, i bacili, le scodelle con presa a cordone digitalato, i boccali e le grandi olle. Lo strato ha restituito anche due fuseruole d'impasto di forma discoidale, frammenti di macine di pietra lavica e due punte di freccia in selce. Dal tetto dello strato - un ampio livello di cineriti con pomici - provengono anche alcuni frammenti probabilmente trascinati dalle acque di ceramica locale dipinta di fabbrica cumana e di _kantharoi_ in bucchero con motivi impressi. Intorno alla metà del II millennio a.C. esisteva dunque un abitato, posto a mezza costa sulle pendici della collina soprastante il vallone che fungeva da discarica.
  • AIAC_2156 - Montagna Spaccata - 2000
    Un edificio di età ellenistica è stato trovato a circa 1 Km dal taglio della Montagna Spaccata, lungo la via Campana. Si tratta di una nuova testimonianza dell’occupazione del territorio prima della fondazione della colonia di Puteoli (194 a.C.), circostanza che sembra confortare l'ipotesi già avanzata dal Frederiksen, secondo il quale tracciato della strada antica doveva precedere tale data e forse risalire al IV secolo a.C. Sono stati posti in luce almeno cinque ambienti, con fondazioni in grandi blocchi parallelepipedi di tufo giallo. La ceramica rinvenuta sui piani d'uso e all'interno dei crolli sembra collocare cronologicamente l’abbandono della struttura tra la fine del II secolo a.C. e gli inizi del seguente. La stessa datazione va assegnata all'obliterazione di una grande fossa a pianta circolare, situata nelle vicinanze, fornita di gradoni digradanti verso il basso, probabilmente da interpretare come una cava di pozzolana usata per la costruzione dell'abitato. Essa fu riempita con terra di riporto, in cui furono collocate due sepolture in anfore: una delle quali del tipo Dressel 1A, databile fra il 150 ed il 120 a.C., ed un'altra, del tipo Maña C1, di tradizione punica, cronologicamente attribuibile alla seconda metà del II secolo a.C.
  • AIAC_2157 - Piana di Quarto – via Campana - 2000
    La piana di Quarto, entrata a far parte dall\'età augustea del territorio della colonia di Puteoli, col suo tessuto di ville rustiche, ha restituito nuovi dati grazie all’attività di controllo degli interventi edilizi moderni. A uno di questi complessi, presso un diverticolo non basolato della via Campana, si riferiva una piccola necropoli di età imperiale con undici sepolture alla cappuccina e in anfore, per infanti. Sul piano di deposizione di una tomba a fossa terragna era riutilizzato un rilievo funerario con bucrani e ghirlande e relativa iscrizione funeraria. Il viottolo fu poi parzialmente obliterato dalla costruzione di un edificio sepolcrale in opera vittata, databile al II secolo d.C., progettato in funzione del solo rito inumatorio, entro un più antico complesso in opera reticolata. A valle della strada e a sud del mausoleo era un monumento funerario, che non trova sinora riscontri in area puteolana, costituito da un grande parallelipedo in muratura di tufo che racchiudeva due tubuli di libagione collegati a due busta sepulcra. La presenza, in uno dei corredi, di alcune lucerne con il bollo PVF in doppia planta pedis consente di datare la sepoltura nella seconda metà del I secolo d.C. Accanto a quest\'ultimo mausoleo sono state, inoltre, messe in luce due deposizioni, che vanno segnalate per la peculiarità del rito, certamente allogeno: due individui adulti, l\'uno rannicchiato con la testa sui piedi dell\'altro, supino, sono stati sepolti nella nuda terra al di sopra di una serie di cinque contenitori da trasporto del tipo Africano II, infissi nel terreno e rotti all\'altezza delle spalle.
  • AIAC_2158 - Quarto, via Campana - 2000
    Nei pressi di Quarto, sono stati indagati tre edifici a carattere funerario. Il primo è un colombario‚ composto da due ambienti contigui, in uno dei quali sono state messe in luce due file di nicchie. L'ordine superiore, che corre su una cornice continua in stucco a rilievo con motivo a fiori di loto, presenta due nicchie rettangolari separate da un'edicola a tempietto con timpano a rilievo‚ mentre quello inferiore è formato da tre nicchie con arco a tutto sesto che partono da una cornice liscia continua a sezione rettangolare; in quella centrale dell'ordine inferiore, tamponata, si è scoperta un'olla funeraria integra. Il secondo monumento, comprendente tre ambienti (prima metà del I secolo d.C.), risulta di difficile interpretazione perché soggetto a profondi rimaneggiamenti. La presenza in uno dei vani di ceramica del tipo a "vetrina verde" consente di datare al XVII­XVIII secolo d.C. le trasformazioni effettuate per adattare a cantina l'edificio. La stanza contigua, invece, fu impegnata, in antico, dalla costruzione di una scala di aspetto monumentale e composta da sei gradini. A sud di questa struttura, era un'area scoperta, adibita a zona funeraria, con almeno due momenti di uso: il primo potrebbe essere databile al II secolo d.C.; mentre il secondo è inquadrabile nel V-VI secolo d.C. Ancora più a sud, il mausoleo successivo si articola su due livelli: quello inferiore, avente volta a crociera, appare modificato con la costruzione di arcosolii sormontati da una grande mensola e contenenti tombe, per lo più rinvenute prive di corredo. L'ambiente è stato utilizzato quale luogo di sepoltura sino ad epoca tardo-antica, come dimostra la presenza di ceramica tarda, tra cui frammenti di lucerne cristiane, recuperate nel terreno di riempimento. Anche il piano superiore è interessato da ristrutturazioni, che consistono nella sovrapposizione, su di un piano in cocciopesto, di un pavimento a mosaico con tessere di calcare bianco.
  • AIAC_2158 - Quarto, via Campana - 2001
    Un nuovo consistente gruppo di colombari della prima età imperiale è stato individuato durante lavori per la realizzazione di un nuovo tratto di fogna sotto il marciapiede orientale della moderna via Campana - che in questo tratto ricalca abbastanza fedelmente il percorso di quella antica -, circa m 400 prima del taglio della Montagna Spaccata in direzione di Quarto. La vicenda edilizia di tali monumenti sembra analoga a quella di altri colombari puteolani; dapprima, nella tarda repubblica-prima età imperiale, si sviluppa un recinto funerario, la cui area è poi occupata da un colombario, che viene usato riempiendo ogni spazio possibile dentro e fuori il sepolcro fino al III secolo d.C., prolungandosi talvolta la sua utilizzazione, forse con scopi non funerari, fino al V secolo d.C. Notevole il rinvenimento occasionale, al colmo di alcune nicchie per i cinerari, di diverse iscrizioni graffite o dipinte che ci conservano il nome dei defunti: nell'ipogeo R1-2 almeno quattro iscrizioni relative alla famiglia dei Pollii e nell'ipogeo V un graffito di una AVLIA FAVSTA.
  • AIAC_2158 - Quarto, via Campana - 2002
    Oltrepassato il taglio della Montagna Spaccata, in direzione di Quarto, sono statti rinvenuti altri edifici funerari lungo la via Campana. In uno di essi, un mausoleo in opera reticolata del I secolo d.C., il ritrovamento di un tesoretto di cinquantatre monete bronzee di età angioina documenta la funzione ormai acquista dal monumento come temporaneo ricovero per i viaggiatori.
  • AIAC_2159 - Via Viticelle - 2000
    Lungo il tracciato della via Campana moderna, durante i lavori per la realizzazione della rete fognaria di Via Viticelle, nella trincea aperta per l'alloggiamento della forma, è stata individuata una villa costruita nei primi decenni del I secolo a.C., la quale doveva essere certamente di un certo rilievo, come prova la ricchezza della decorazione pittorica in III stile, rinvenuta non solo in situ ma anche in frammenti negli strati di crollo. I due ambienti scavati, in opera reticolata preceduta da una fase più antica in quasi reticolato, sono affrescati con una zoccolatura nera attraversata orizzontalmente da un listello bianco, dal quale si dipartono fasce rosse bordate di bianco che sostenevano festoni sovradipinti in bianco. La zoccolatura è, inoltre, scandita da altri due sottili listelli, sempre bianchi, di cui l'inferiore arricchito da piccoli motivi ornamentali. Al di sopra della zona inferiore, le pareti, in monocromo giallo, sono ripartite in più pannelli, al centro dei quali sono quadri figurati, mentre la parte superiore doveva avere un fondo bianco. Il primo ambiente scavato era pavimentato in cocciopesto e, al suo esterno, si apriva un pozzo coperto da una lastra di tufo e servito da una canaletta; la stanza contigua conserva invece un pavimento in signino con tessere di calcare disposte a formare un tappeto a rete di esagoni. Accanto a quest'ultima si è potuto solo parzialmente indagare un'area pavimentata in cocciopesto, dove si trova un pozzo rivestito in signino e racchiuso tra setti murari in opera quasi reticolata e reticolata.
  • AIAC_2159 - Via Viticelle - 2002
    Ampi tratti del basolato di un diverticolo della antica Via Campana (l’attuale via Viticelle), è stato rinvenuto durante gli scavi preliminari per l’impianto di una fogna. Lungo questo asse si segnala la scoperta di una cisterna, di un colombario perfettamente conservato e di un piccolo lacus pertinente ad un torchio appartenente ad un complesso rustico abbandonato tra il III e il IV secolo d.C.
  • AIAC_2160 - Via Campana - 2005
    Lo scavo, effettuato preventivamente a dei lavori pubblici, ha riportato alla luce un diverticolo della via Campana. Si sono individuati quattro strati che coprono la superficie del deposito vulcanico riferibile all’eruzione flegrea di Agnano Montespina. Se il primo strato copre un ampio arco cronologico, che va dal periodo medioevale ai nostri giorni, il secondo è costituito da un deposito di origine alluvionale, che ha restituito un’alta concentrazione di materiale ceramico, riferibile a varie epoche storiche: vi sono presenti ceramiche d’impasto del Bronzo Antico e Medio, ceramiche a vernice nera, fino a sigillate africane. In uno dei saggi, un blocco di tufo è stato inserito a colmare una lacuna del battuto: tra il blocco e il bordo del battuto è stato rinvenuto un aes grave, databile tra il III e il II sec. a.C. La sequenza stratigrafica termina con uno strato databile all’età del Bronzo Medio-Recente. La seconda fase delle indagini ha interessato l’area a monte del tracciato stradale dove si è rinvenuto un edificio costituito da un corpo centrale preceduto da due cortili. Sulla scorta delle tecniche murarie esso può datarsi al periodo medio repubblicano ed è stato oggetto di trasformazioni che hanno modificato la distribuzione iniziale dei vani. Il nucleo centrale conserva per circa m 1 gli alzati, con pavimenti in cocciopesto e a mosaico bianco e nero. L’abbandono definitivo della struttura si può collocare tra il III e il IV sec. d.C. In due degli ambienti posti sul lato sud della struttura si è rinvenuto un torchio perfettamente conservato, mentre nell’angolo nord-occidentale del cortile centrale sono state ritrovate tre vasche di diverse dimensioni e comunicanti tra loro, probabilmente ascrivibili ad una fullonica. Sul lato opposto della strada antica si sono messe in luce le fondazioni di un edificio rettangolare, con ingresso sul lato nord-ovest, costituito da un unico ambiente. Probabilmente quest’ultimo aveva una funzione di deposito o di lavorazione.
  • AIAC_2160 - Via Campana - 2006
    È continuato lo scavo della villa rustica caratterizzata da un impianto quadrangolare, costituito da un corpo di fabbrica rettangolare di modeste dimensioni preceduto da un cortile con portico a pilastri. Ancora in corso di esplorazione è, invece, l’area ad esso prospiciente, dove la presenza di setti murari fa ipotizzare l’esistenza di un altro spazio scoperto, davanti al quale si conserva parzialmente un tratto di strada in terreno battuto, identificabile con quella rinvenuta nella prima fase dei lavori e il cui secondo livello è databile tra la fine del III e gli inizi del II sec. a.C. Costruito presumibilmente fra gli ultimi anni del II sec. a.C. e i primi del I sec. a.C., l’edificio presenta varie fasi costruttive e successive modifiche che ne testimoniano una continuità di vita fino al IV-V sec. d.C. Vi sono state rinvenute, altresì, più di un centinaio di monete di bronzo. Oltre al torchio scoperto lo scorso anno, è stata scoperta la cella vinaria. I dolia vi sono stati asportati, ma si conservano le fosse all’interno delle quali erano sistemati e i relativi alloggiamenti in malta che ne assicuravano la stabilità. Nel cortile si conservano, inoltre, un pozzo circolare in blocchetti di tufo con bordo in cocciopesto e, nell’angolo Nord-Est, un ambiente contenente i resti di un forno a calotta utilizzato probabilmente per la cottura del pane. A partire dal V sec. d.C., l’area fu adibita a luogo di sepoltura: vi sono state messe in luce, infatti, ventiquattro tombe di diversa tipologia, sia appartenute ad infanti che ad individui adulti, situate a ridosso dei muri perimetrali dell’edificio e del cortile, per lo più del tipo “alla cappuccina”, con tegole di copertura disposte in piano, o ad enchytrismos in anfora.
  • AIAC_2161 - Via Campana - 2004
    Viene indagata, preliminarmente alla costruzione di edifici privati, una vasta area situata tra la Via Campana moderna e quella antica; si è così evidenziata una sequenza stratigrafica regolare indice di una situazione pianeggiante non modificatasi nel tempo. La sequenza è composta dall'accumulo lento progressivo di 5 strati che coprono la superficie del deposito vulcanico riferibile all'eruzione flegrea di Agnano Montespina, datata al radiocarbonio al 2500-2400 a.C. Il primo strato individuato che va dal periodo medievale ad oggi ha restituito una scarsissima concentrazione di frammenti ceramici. Il secondo strato, riferibile ad una eruzione flegrea non identificata, ha restituito una discreta concentrazione di ceramica databile al periodo tardo-imperiale; nella parte orientale dell'area di cantiere, sono state rinvenute due coppie di cordoli di terreno battuto, sulla sommità dei quali sono visibili solchi di carro. Nel terzo strato, insieme alla ceramica databile tra la fine del II e il IV sec. d. C., sono state rinvenute 4 monete in bronzo, di cui una risalente al 222 d.C. Sotto i livelli romani è stato individuato un livello del Bronzo Medio, con una bassa concentrazione di frammenti ceramici, ed una strada in terreno battuto, larga circa m 2, con direzione est-ovest. L'ultimo livello antropizzato riscontrato, è costituito dalla parte rimaneggiata dell'eruzione di Agnano-Montespina; esso ha restituito una tomba a fossa circondata da una canaletta; il corredo è databile al Bronzo Antico. La canaletta, profonda circa 0,35 m, si mostra tagliata, nella parte orientale del saggio, da un fossato a sezione troncoconica con direzione nord-ovest/sud-est, parzialmente indagato; il suo riempimento ha restituito alcuni frammenti ceramici d'impasto databili al Bronzo Antico.
  • AIAC_2162 - Via Cimarosa - 2001
    In via Cimarosa, su un diverticolo della stessa via Campana è stata identificata, nello scavo di una fogna, una probabile villa abitata, con varie fasi di ristrutturazione, dal IV-III secolo a.C. fino ad età imperiale.
  • AIAC_2162 - Via Cimarosa - 2003
    La villa nacque in età tardo-repubblicana e venne abbandonata tra il V e il VII sec. d.C., come testimonia il rinvenimento di due sepolture ad _enchytrismos_, addossate ai muri. L’ambiente già descritto con pavimento in cocciopesto aveva una soglia con una _tabula ansata_ che racchiude l'iscrizione: "OP U . PA.RI", forse la firma dell’artigiano. Un piccolo ambiente a pianta rettangolare con pavimento in cocciopesto risulta chiuso da un pilastro con paramento in tufelli che aveva funzione di sostegno di una scala. Lo stesso vano è collegato con un lungo corridoio di ingresso ad una serie di piccoli ambienti, relativi alla _pars rustica_. Più a nord, lo scavo ha evidenziato la presenza di una vastissima necropoli in uso tra I e IV sec. d.C. con ampi recinti in opera reticolata o in vittato, posti a ridosso di alcuni assi viari in terra battuta; i recinti racchiudono centinaia di sepolture in fossa terragna, quasi tutte ad inumazione, tra cui sono da segnalare due sarcofagi in piombo decorati a rilievo. Non mancano le sepolture infantili in anfora ed alcune incinerazioni in olle fittili, e sono presenti inoltre almeno quattro "busta" posti sul fondo della fossa terragna. Notevole è un mausoleo a pianta rettangolare, con annessi una cisterna e un ambiente destinato alle cerimonie funebri, poi utilizzato per le sepolture, dove è stato rinvenuto un tesoretto della prima metà del IV sec., composto da 5860 monete in bronzo. Il settore occidentale dell'area è occupato da un grande _praedium_, del quale si sono scavati finora soltanto alcuni ambienti relativi alla parte rustica e ad un impianto termale. Gli ambienti, costruiti in varie fasi, sono disposti intorno ad un cortile centrale scoperto a pianta rettangolare dotato di una canaletta di scolo. Molti ambienti risalgono al I sec. d.C. e sono pavimentati in cocciopesto, in cui sono incassate vasche, tra cui un lacus per la fermentazione del mosto. In età medio-imperiale, tutta la parte ad ovest del cortile si trasforma in un piccolo complesso termale, che vive fino al V sec. d.C. e in cui è riconoscibile il _frigidarium_, absidato e con banconi addossati alle pareti, decorate da pitture policrome; il pavimento è un mosaico bianco e nero con emblema raffigurante una scena marina, databile alla prima metà del III sec. d. C. Il _calidarium_, scavato solo in parte, aveva _suspensurae_ al pavimento e tubuli fittili alle pareti.
  • AIAC_2162 - Via Cimarosa - 2004
    E’ proseguita l’esplorazione della grande villa rustica di età imperiale; il nuovo saggio, realizzato a sud delle strutture già indagate, costituite da 15 ambienti posti intorno ad una corte scoperta, a funzione produttiva, e un settore termale impiantato nel II d.C., ha evidenziato la presenza di almeno altri 10 ambienti. Anche qui ci troviamo di fronte ad un cortile porticato intorno al quale si dispongono ambienti a carattere residenziale di pieno I sec. d.C.; il lungo corridoio perimetrale che si sviluppa almeno su tre lati del porticato centrale, era rivestito da intonaco dipinto. Il cortile centrale aveva inizialmente 7 pilastri in opera vittata, collegati in una seconda fase da bassi muretti rivestiti di cocciopesto, mentre tutte le pareti vengono decorate da pitture ascrivibili ad una fase di passaggio tra il III e il IV stile. Alla prima fase di vita sembra legata anche un'ampia zona, libera da costruzioni, che potrebbe identificarsi con un orto o un recinto per animali. Probabilmente in coincidenza con la realizzazione dell'impianto termale scavato parzialmente più a nord, muta la funzione di questa parte dell’edificio, e da residenziale diviene utilitaria per le lavorazioni agricole: si riconosce, infatti, una vasca rivestita da lastre in cotto, forse collegata alla lavorazione dell’olio. Il lungo corridoio meridionale viene suddiviso in due nel senso della larghezza da un basso muretto Al suo lato ovest viene addossato un frantoio con piccolo lacus per la raccolta dell\'olio. Sul lato nord viene impiantato un forno. Ad est della villa sono stati inoltre indagati altri lembi della grande necropoli; le 61 tombe rinvenute, tutte ad inumazione e prive di corredo, sono in fossa terragna con vario tipo di copertura; va segnalato il rinvenimento di una fossa riempita da ceramica di II sec. d.C., che fornisce un sicuro _terminus post quem_.
  • AIAC_2162 - Via Cimarosa - 2005
    Prosegue l’indagine della parte occidentale dell’ampia villa già indagata nel 2003-2004. Ad ovest dell’area occupata dal _praedium_, si è messo in luce l’ingresso alla villa, strutturato in un cortile porticato e basolato, a pianta grosso modo rettangolare e fornito, sul lato di fondo, di alcuni lunghi sedili in muratura, posti ai lati di un vano che immette in una sala rettangolare, dotata di una sorta di ampia abside rettangolare non in asse con l’ingresso. Il pavimento è del tipo c.d. a canestrato con l’inserimento di numerosi frammenti di lastre marmoree. Nella zona ad occidente della grande sala sono riconoscibili vasche e fontane, alcune con tracce di rivestimento marmoreo, che ornavano la parte residenziale della villa. La vita del complesso edilizio sembra interrompersi improvvisamente intorno alla prima metà del V sec. d.C. a causa di un incendio, attestato da uno spesso strato di ceneri e bruciato, contenente una notevole quantità di ceramica risalente alla prima metà del V sec. d.C. Ad est della villa si è scavata un’altra parte della necropoli, già nota, che impegna le aree situate ai suoi margini. Vi sono state rinvenute altre trentadue sepolture, delle quali venticinque ad inumazione e sette ad incinerazione, che testimoniano la prosecuzione, verso est, del grande sepolcreto già in parte indagato. Tutte le tombe ad inumazione sono “alla cappuccina”, mentre quelle ad incinerazione sono costituite da fosse a pianta circolare con copertura di pietre di tufo, contenenti sul fondo le ossa combuste e le ceneri del defunto; non si sono rinvenuti corredi, ma solo frammenti ceramici nei riempimenti delle tombe, che consentono di restringere la cronologia del sepolcreto fra la fine del I e il III sec. d.C.
  • AIAC_2163 - Via Spinelli-proprietà Speranza - 2006
    Un intervento effettuato nell’area contigua al noto complesso funerario della cd. Fescina, ha consentito di scoprire alcune sepolture poste ai lati di un diverticolo stradale in battuto. La carreggiata conserva evidenti solchi di ruote per il passaggio dei carri, ed è bordata da una sorta di marciapiede compatto, formato da pozzolana gialla e lapilli. In un saggio di approfondimento si sono riconosciuti cinque battuti precedenti, tutti intervallati da strati sabbiosi. In alcune fosse individuate a Nord e a Sud della strada sono stati recuperati molti frammenti di vasellame di epoca tarda, tra cui un orlo di casseruola in ceramica comune sovradipinta in rosso e bruno, datato tra la fine del IV e l’VIII sec. d.C. Queste fosse sono state scavate sino a tagliare, compromettendolo, un livello di frequentazione, che ha restituito numerosi frammenti di impasto ascrivibili all’età del Bronzo Medio e che ricopre lo strato vulcanico dell’eruzione flegrea di Agnano - Montespina, coerentemente ad una situazione ormai nota in più aree della piana di Quarto. Tra le tombe situate ai lati della strada si segnalano: la n. 1 con _bustum_, che utilizza come segnacolo un’anfora greco-italica e il cui corredo è composto da cinque balsamari in vetro, un chiodo in ferro e una lucerna con marchio _puf / puf_ in duplice _planta pedis_, riferibile al 70-80 d.C.; nonché una tomba “alla cappuccina” con un corredo formato, all’esterno, da sette balsamari in vetro e, all’interno, da una lucerna a becco tondo, databile tra la fine del I e l’inizio del II sec d.C., ritrovata tra le mani del defunto, insieme ad un unguentario in vetro posto tra le gambe e ad un boccalino a pareti sottili. La tomba n. 2, inoltre, ha tagliato ad Ovest un’altra deposizione più antica, con copertura a tumulo che segnalava un sarcofago in tufo.
  • AIAC_3461 - Pozzuoli, Rione Terra - 2011
    A partire dal 1993 e sino al 2011 è stata condotta, sulla rocca del Rione Terra di Pozzuoli, una serie di indagini archeologiche imposte dall’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta come preliminari all’intervento, promosso dalla Regione Campania, di restauro e valorizzazione dell’antico centro storico di Pozzuoli (fig. 1), evacuato nel 1970 dopo una grave crisi bradisismica e rimasto da allora in condizioni di estremo degrado. Gli scavi hanno messo in luce l’intero settore nord-orientale e parte del pianoro centrale della rocca sulla quale, nel 194 a.C., venne dedotta, per fini strategici ma anche commerciali, la colonia romana di Puteoli (fig. 2), assurta già poco dopo la sua fondazione al ruolo di porto di Roma. L’ossatura della colonia è costituita dall’impianto viario, organizzato per cardini e decumani, ancorché in maniera non canonica a causa dell’accidentata morfologia, e risalente al momento della deduzione della colonia. A livello ipogeo antico sono stati esplorati anche i sottoservizi, scavati nel banco di tufo della collina: l’impianto fognario, sottoposto alle strade e l’impianto idraulico cunicolare per il rifornimento idrico, sottoposto alle _insulae_. Delle prime fasi insediative restano solo alcune strutture in opera quadrata e in opera pseudopoligonale, spesso rinvenute solo sotto le fondazioni delle strutture successive o in settori abbandonati già in età romana, afferenti ad ambienti funzionali, di difficile interpretazione. In età augustea, contemporaneamente alla costruzione del tempio marmoreo, il tempio c.d. di Augusto, costruito con il sacrificio di buona parte dell’alzato del precedente Capitolium in tufo, tutto il settore nord-orientale viene interessato da una fervente attività edilizia, testimoniata dalla costruzione di edifici in opera reticolata: _tabernae_ e ambienti a carattere pubblico, ubicati ai lati delle strade. Le abitazioni dovevano trovarsi al primo piano, come documentato dal rinvenimento di alcuni ambienti a carattere domestico sopra gli ambienti a quota stradale. Edificata sulla terrazza più alta del promontorio, l’ _aedes_ marmorea puteolana è un _unicum_ per la sua tecnica costruttiva, che utilizza blocchi di marmo sovrapposti, perché ne conosciamo l’architetto, quel Cocceio la cui firma campeggia su di uno dei blocchi della parete della cella, oltre che la famiglia evergete, i fratelli Caio e Lucio Calpurnio. In età neroniano-flavia, le strade vengono fiancheggiate da porticati in opera laterizia su dadi di piperno, rinnovando le facciate degli ambienti che vi prospettano, mentre a partire dal II sec. d.C. riscontriamo un progressivo abbandono di questo settore, parzialmente utilizzato nel III sec. come necropoli infantile. Tra l’età medio e tardo imperiale si impianta in una serie di ambienti di età augustea lungo il decumano massimo un _pistrinum_ ; per l’occasione la strada, che aveva già perso in età augustea la sua funzione di asse portante trasferita al più settentrionale decumano di via duomo, viene sbarrata da una porta e annessa al _pistrinum_ . Tutto il settore nord-orientale della colonia, nel quale sono stati portati alla luce ed inseriti in un percorso di visita anche un _ergastulum_ ed un complesso artigianale con larario dipinto, entrambi ipogei, fu obliterato nel XVII secolo, quando per impulso del viceré spagnolo Don Pedro De Toledo, il Rione Terra, abbandonato per i danni del sisma conseguenti alla nascita del Monte Nuovo nel 1538, venne ricostruito. Tutte le macerie delle fabbriche preesistenti vennero così riversate nei livelli romani non più utilizzati, che hanno finito col costituire le fondamenta di una città cresciuta nel tempo sempre su sé stessa.