AIAC_1184 - Egnazia - 2007Le indagini condotte nel 2007 nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ hanno confermato la vicenda insediativa del settore produttivo a Sud della _via Traiana_, dove le ricerche si sono concentrate in un vano a Sud dell’asse viario e nell’area a Sud delle fornaci indagate durante le campagne di scavo 2005-2006.
Nel primo settore è stata individuata una complessa sequenza stratigrafica che dalla media età repubblicana, epoca cui sono attribuibili il piano di calpestio in terra battuta e un articolato sistema di canalizzazione funzionale al deflusso delle acque, giunge, attraverso numerosi rifacimenti e riconversioni funzionali, al VI-VII sec. d.C., quando si verifica il crollo delle strutture e il definitivo abbandono dell’area. Nell’area a Sud delle fornaci, invece, è stato individuato il piano di calpestio in terra battuta di natura argillosa, in alcuni punti risarcito da una gettata di malta e caratterizzato da estese tracce di bruciato attribuibili alla primissima attività delle fornaci, riferibile ai decenni iniziali del VI secolo. Dopo il crollo delle strutture, verosimilmente imputabile ad un esteso incendio, sui crolli rifunzionalizzati vengono impostati nuovi piani di calpestio in terra battuta di natura argillosa, definitivamente obliterati tra la fine del VI e gli inizî del VII secolo.
L’indagine nella basilica episcopale, che ha interessato la navata settentrionale e l’area presbiteriale ed absidale, ha consentito di delineare con precisione le modalità di occupazione di questo settore della città prima dell’impostazione della basilica paleocristiana, realizzata nella seconda metà del IV sec. d.C.. Qui, infatti, su un poderoso interro, steso fra la fine del III e gli inizi del II sec. a.C. per obliterare la necropoli messapica, viene impostata una grande struttura architettonica a destinazione artigianale, verosimilmente una _fullonica_, delimitata a Ovest da una traversa della _via Minucia/Traiana_ e ad Est da un diverticolo ad essa parallelo, successivamente ridimensionato a seguito dell’impostazione della prima basilica. A seguito del crollo delle strutture, databile alla fine del I sec. a.C., si registra un’ampia lacuna nelle fasi e nelle modalità di frequentazione pertinenti l’età imperiale, fino almeno alla metà del IV sec. d.C., quando viene realizzato il più antico edificio di culto, del quale la successiva basilica della metà del V sec. d.C., pavimentata con mosaici policromi, prolunga il sistema delle navate.
Nella campagna di scavo del 2007 è stata avviata l’indagine dell’area a SE della basilica civile, in cui erano visibili resti di strutture murarie che la tradizione antiquaria ha solitamente riferito a _thermae_. Dell’impianto termale sono stati individuati cinque ambienti, alcuni a forma quadrangolare, altri a pianta mistilinea, dei quali sono stati indagati in maniera specifica i vani del fronte orientale, appartenenti al settore riscaldato e interpretabili con sicurezza come _caldarium_ e _laconium_. Tutte le strutture presentano una complessa sequenza di interventi costruttivi, segno di continui ed incisivi rifacimenti nella manutenzione del monumento, che sicuramente fu defunzionalizzato sul finire del IV sec. d.C. e riconvertito a destinazione artigianale, fino al definitivo abbandono collocabile alla fine del VI sec. d.C.
AIAC_1184 - Egnazia - 2008Le indagini condotte nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, avviate dal 2001 dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Bari, stanno interessando tre settori nevralgici della città adriatica, evidenziandone la lunga frequentazione dall’età protostorica fino all’Altomedievo e l’importante ruolo di testa di ponte fra Oriente e Occidente.
Nell’area occidentale della città, è stata indagata una piazza porticata, impostata in età ellenistica e monumentalizzata in età traianea, e il quartiere residenziale a Sud del tratto urbano della via Traiana. Nel settore centrale della città, un impianto artigianale per la produzione di laterizi e la tintura delle stoffe si impostò agli inizi del I sec. a.C. sulla necropoli messapica.
Con la riorganizzazione tardoantica, nell’area della piazza, obliterata da un esteso battuto terroso, fu realizzato un settore commerciale con vani per lo stoccaggio e la distribuzione delle derrate, mentre a Sud della Traiana fu impostato un quartiere produttivo con due fornaci, attive ancora alla fine del VI secolo, adibite alla produzione di ceramica da fuoco e dipinta. Alla metà del IV secolo, l’impianto produttivo tardorepubblicano fu obliterato dalla basilica episcopale, mentre risultano ancora in uso le terme indagate nel settore orientale della città, definitivamente abbandonata agli inizi del VII secolo. Le medesime modalità insediative si registrano, in età tardoantica, anche sulla cosiddetta acropoli, dove le ricerche avviate nell’area del tempio italico hanno evidenziato la realizzazione di vani per lo stoccaggio delle merci, utilizzati almeno fino al VII sec. d.C.