- Item
- AIAC_2203
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Date Range
- 100 BC – 400
- Monuments
- Domus
Seasons
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2009Dopo più di quarant’anni dalla sua prima scoperta, dal 2007 l’Università di Padova ha ripreso le indagini nella Casa delle Bestie ferite ad Aquileia. L’edificio era già stato parzialmente messo in luce nei primi anni Sessanta in occasione di brevi sondaggi di emergenza, che resero noto il ricco pavimento musivo con scene di caccia e immagini di animali feriti che dà il nome alla casa, permettendo soltanto la realizzazione del rilievo delle strutture emerse, prima del completo reinterro dell’area. La scelta di condurre nuovi sondaggi stratigrafici, nell’ambito di un più ampio progetto di valorizzazione della via Annia, è stata orientata dalle ricche potenzialità informative in senso storico-archeologico e dalle possibilità di valorizzazione di uno dei complessi più rappresentativi dell’edilizia abitativa aquileiese. Posta nel settore settentrionale della colonia romana di Aquileia, la domus appariva caratterizzata da una serie di ambienti residenziali disposti attorno ad una corte lastricata. La ripresa delle indagini, condotte per un’estensione di più di 500 mq e destinate ad ampliarsi ulteriormente nelle prossime campagne di scavo, hanno permesso una prima ricostruzione dell’articolazione planimetrica e cronologica della _domus_, evidenziandone la grande ricchezza nelle diverse fasi di utilizzo, che si estendono per un periodo di più di quattro secoli. Sulla base della ricostruzione proposta, di cui bisogna sottolineare il carattere ancora preliminare, il primo impianto risale almeno al I sec. d.C., momento a cui bisogna riferire una serie di strutture e tappeti musivi fra cui un grande pavimento bianco e nero a reticolato di quadrati ornato da motivi floreali, rinvenuto per l’intera estensione al di sotto dei successivi livelli di vita. Ma la fase più sfarzosa dell’edificio si colloca nel pieno IV sec. d.C., quando Aquileia, in relazione alla sua posizione politico-strategica, vide un momento di grande fortuna economica, la cui ricaduta sociale si evince dal rinnovamento di molte delle già ricche _domus_ urbane. A questa fase bisogna riferire, con ogni probabilità, la monumentalizzazione della corte centrale con grandi lastre lapidee e la costruzione di una serie di ampi vani gravitati su di essa, tra i quali un’ampia aula absidata di rappresentanza pavimentata dal citato mosaico delle bestie ferite, noto fin dagli anni ’60. I recenti scavi hanno ora riportato alla luce una serie di pavimenti musivi policromi a decorazione geometrica e figurata, uno dei quali raffigurante al centro un personaggio femminile stante, che sostiene un bocciolo con la mano destra e un cesto di rose con la sinistra, circondato da figure di pesci e volatili. In esso non è escluso si possa riconoscere un’allusione alla padrona di casa, secondo una moda diffusa in tutto l’Impero romano, che riservava uno spazio privilegiato alla rappresentazione dei proprietari nella decorazione musiva delle grandi residenze private. Il ritrovamento di una serie di monete nella preparazione dei due mosaici fornisce per essi un sicuro elemento di datazione nella seconda metà del IV sec. d.C.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2010Le indagini della campagna 2010 si sono poste l’obiettivo di definire con maggiore precisione l’articolazione planimetrica della domus delle Bestie ferite nel suo sviluppo diacronico, dal primo impianto all’abbandono dell’edificio. A questo scopo, oltre a riprendere lo scavo stratigrafico di aree sensibili già parzialmente sondate nelle precedenti campagne, è stato operato l’allargamento del saggio per un ampliamento complessivo di ulteriori 200 mq verso est. L’indagine estensiva della nuova area ha consentito di individuare setti murari, fosse di spoliazione e piani d’uso strutturati, relativi ad alcuni ambienti della _domus_. La sovrapposizione dei piani pavimentali e le diverse tecniche edilizie che caratterizzano i setti murari conservati acclarano la lunga continuità di vita che contraddistinse l’edificio, dall’ultimo scorcio del I sec. a.C. all’età tardoantica. All’interno di tale arco cronologico, la sequenza stratigrafica del sito orienta per la definizione di due principali fasi edilizie, con ulteriori sottofasi che apportarono modifiche planimetriche meno significative o il semplice aggiornamento dei sistemi decorativi. A conferma del quadro delineato in occasione della campagna 2009, l’analisi stilistica dei pavimenti in tessellato consente di inquadrare la fondazione della _domus_ in un orizzonte cronologico di fine I secolo a.C.-inizio I secolo d.C. A questa prima fase possono essere assegnate alcune strutture murarie in arenaria associate a raffinati pavimenti in tessellato a decorazione geometrica, che denotano già in questo periodo l’alto livello della committenza. Una ridefinizione planimetrica della domus è invece documentata a partire dal IV secolo d.C., quando le evidenze archeologiche testimoniano la realizzazione di interventi edilizi unitari che segnarono una profonda cesura nel palinsesto edilizio del sito. Attraverso le nuove indagini è stato appurato un costante rialzamento dei livelli pavimentali operato mediante l’apprestamento di _suspensurae_ o livelli di riporto costituiti da argilla frammista a materiale di scarto (frammenti di intonaco dipinto, stucchi, lastrine, ecc.). Strutture murarie con fondazione a sacco - cifra tecnica della nuova fase edilizia - vengono a intercettare, demolendoli, i precedenti piani pavimentali.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2011Le indagini archeologiche della campagna 2011 hanno avuto una duplice modalità di svolgimento: da un lato si è ampliata l’area di scavo - che raggiunge ora gli 800 mq - effettuando un ulteriore allargamento verso Nord-Ovest, in un’area mai compiutamente indagata; dall’altro si sono condotti una serie di sondaggi stratigrafici all’interno di aree messe in luce durante le campagne 2007-2010, in particolare in corrispondenza della corte centrale e nel settore a sud dell’aula absidata. Obiettivi di questi interventi erano da un lato l’acquisizione di dati inediti circa la configurazione planimetrica della _domus_, in un settore dove buona era la probabilità di intercettare strutture in buono stato di conservazione, e parallelamente l’approfondimento di problematiche inerenti il suo sviluppo diacronico. Nell’area settentrionale l’asporto degli interri moderni ha messo in luce la presenza di una corte scoperta, di dimensioni più contenute rispetto allo spazio lastricato già noto. Attorno a questa seconda corte gravitano una serie di rivestimenti in cementizio e in tessellato delimitati dalle fosse di spoliazione delle rispettive strutture murarie, fra cui un’ampia sala di rappresentanza pavimentata da un mosaico con motivi figurati e ingresso monumentalizzato da pilastri. La sovrapposizione di piani pavimentali attesta anche in questo settore la lunga continuità di vita, collocabile - sulla base di considerazioni stilistiche e stratigrafiche - dal I sec. d.C. a età tardo antica. Proprio a questa fase vanno attribuiti, in sintonia con quanto avviene nel resto della domus, interventi di ristrutturazione anche consistenti che definiscono nuovi assetti planimetrici. L’approfondimento nel settore della corte lastricata centrale ha comportato l’individuazione di strutture murarie e sistemazioni pavimentali non rilevate nel corso delle campagne precedenti, apportando nuovi dati funzionali alla ricostruzione dell’assetto dell’area nelle sue varie fasi e agganciandole a cronologie più certe. Il ritrovamento di una moneta in bronzo (AE 3, riconducibile ai principati di Graziano - Valentiniano II - Teodosio) colloca in particolare l’ultima sistemazione della corte, in lastre litiche, posteriormente al 378-383 d.C. Si è giunti a una più chiara definizione anche del settore residenziale posto a meridione dell’aula absidata, articolato in tre vani: i dati di scavo confermano ancora una volta la sovrapposizione nel tempo di sistemazioni diverse, con ristrutturazioni anche consistenti che intaccano i piani pavimentali e le strutture murare, portando probabilmente anche a mutamenti nelle destinazioni d’uso.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2012Le indagini archeologiche della campagna 2012 si sono concentrate nel settore nord-est dell’area in concessione, con lo specifico obiettivo di riportare in luce il pavimento musivo “delle Bestie ferite”, il cui primo rinvenimento data agli interventi di emergenza degli anni Sessanta. La scelta di intervenire in questo settore della _domus_ è stata motivata dalla prospettiva di valorizzare _in situ_ uno dei pavimenti musivi più rappresentativi della produzione aquileiese: a questo scopo, oltre ad una prima operazione di restauro del tessellato condotta con le tecniche più aggiornate, è stata previsto un rilievo in 3D delle strutture tramite laser scanner, integrativo della pregressa documentazione grafica e fotografica. Infine, lo scavo stratigrafico delle evidenze archeologiche e l’analisi archeometrica dei componenti del pavimento (tessere vitree e marmoree, malte di preparazione) consentono la ricostruzione del palinsesto edilizio di questo settore della domus e, al contempo, l’approfondimento della conoscenza tecnica del manufatto. Lo scavo dei riporti moderni - costituenti la gran parte della stratificazione rimossa - ha permesso di recuperare le evidenze strutturali già note. Si tratta nello specifico di una serie di setti murari in parte conservati e in parte ricostruibili sulla base delle relative fosse di spoliazione, del pavimento musivo dell’aula absidata e di sottostanti piani pavimentali con rispettivi livelli di preparazione, visibili in corrispondenza delle lacune del rivestimento più tardo e messi in evidenza a seguito dell’asporto dei riempimenti delle fosse di spoliazione. I dati così raccolti hanno poi reso possibile la ricostruzione delle tre principali fasi edilizie di questa area della _domus_, agganciando le fasi a cronologie assolute. Più in dettaglio, nel settore indagato si riconosce una prima sistemazione collocabile tra la fine del I sec. a.C. e i primi decenni del secolo successivo, rappresentata da setti murari con fondazioni in laterizi e dai relativi pavimenti, realizzati in tessellato, in cementizio e a commessi laterizi disposti a spina di pesce. L’assetto dell’impianto originario doveva prevedere una corte centrale scoperta su cui si affacciavano due ambienti di rappresentanza raccordati da un corridoio con planimetria a U. La seconda fase - collocabile in un’epoca posteriore all’età augusteo-tiberiana e resa possibile dalla rasatura di precedenti strutture murarie e, contestualmente, dalla realizzazione di nuovi setti perimetrali funzionali al nuovo assetto -, comportò l’ampliamento del vano principale e la sua ripavimentazione in tessellato. Nell’ultima fase, inquadrabile cronologicamente non prima della metà del IV sec. d.C., l’ambiente principale viene ulteriormente ampliato tramite la realizzazione – in un unico intervento edilizio - di un’abside sopraelevata posta sul lato orientale. La sala - ora interamente rivestita dal nuovo pavimento musivo “delle Bestie ferite” - era accessibile da ovest e si affacciava sulla corte lastricata già messa in luce nelle precedenti campagne, fiancheggiata a sud da vani già indagati. L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli di bruciato analoghi a quelli già documentati in altre aree della domus e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, da situarsi in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2013Le ricerche condotte durante la campagna 2013 si sono concentrate sia su un fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e ora acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sia sui settori nord e nord-est, già oggetto di indagini e ora interessati da approfondimenti stratigrafici. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione della _domus_ in tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica, oltre che di approfondire problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo. Nel settore nord, l’asporto dell’interro moderno - che rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di strutture già in parte intercettate nel corso di precedenti campagne, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di sistemazioni pavimentali sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dal I sec. d.C. sino a età tarda. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla metà del V sec. d.C. Nel settore nord-est, gravitante intorno al vano rivestito dal tessellato “delle Bestie ferite” - uno dei principali ambienti di rappresentanza della _domus_ -, alcuni sondaggi e lo scavo della stratificazione moderna hanno permesso di individuare numerose evidenze strutturali. Esse consistono in setti murari, conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione, in apprestamenti a vespaio e in riporti, questi ultimi finalizzati alla realizzazione di pavimenti. Le strutture riconosciute testimoniano - nella sovrapposizione dei pavimenti e nella successione dei muri - il lungo periodo di vita della casa: in particolare mostrano l’esistenza di almeno due fasi di vita riguardanti gli ambienti posti a sud dell’aula absidata, essa stessa preceduta da altrettante sistemazioni: nel caso dell’abside, lo studio dei materiali rinvenuti nei livelli di sottopreparazione consente di agganciare questa ricostruzione a cronologie assolute, rispettivamente l’età augusteo-claudia e fine del III-IV sec. d.C. Nel terreno di nuova acquisizione, lo scavo estensivo è stato preceduto da una campagna di prospezioni con georadar, che ha orientato la ricerca rilevando la presenza di setti murari e fosse di spoliazione associati a piani pavimentali, in continuità con le strutture individuate nel settore occidentale dell’area già indagata. L’ampliamento e la rimozione dei riporti moderni hanno consentito di identificare otto ambienti disposti in modo paratattico, ognuno dei quali caratterizzato da una lunga continuità di vita. Tra i vani messi in luce, si segnala un ampio ambiente di rappresentanza in cui le fasi di vita dell’abitazione sono ben leggibili: esso - pavimentato da un rivestimento in _opus sectile_ asportato e indiziato dalla preparazione in cementizio con impronte - è ascrivibile a un orizzonte posteriore al III-IV sec. d.C. e risulta aver obliterato rivestimenti pavimentali più antichi e un pozzo, collocabile cronologicamente in epoca medio-imperiale. L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2014Le ricerche condotte durante la campagna maggio-luglio 2014 si sono concentrate sul fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione di una _domus_ in quasi tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica. Restano da approfondire le problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo, poiché l’intervento si è concentrato sulla rimozione dell’interro moderno e lo svuotamento di fosse e trincee in un’area di circa 1000 mq. Nell’ampio settore indagato, l’asporto dell’interro moderno – che, come sottolineato, rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di evidenze già in parte intercettate nel corso della precedente campagna, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dall’età tardo-repubblicana sino almeno al V sec. d.C. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla fine del V sec. d.C. In particolare, le evidenze hanno consentito di riconoscere l’esistenza di almeno tre distinte unità abitative, affacciate lungo il cardo massimo: nel corso della presente campagna, l’indagine si è concentrata sull’unità centrale. Le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all’approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (pozzi e canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno cinque fasi di vita, che il precario stato di conservazione delle strutture e i limitati approfondimenti stratigrafici consentono per ora di tratteggiare solo sommariamente, in particolare per quanto riguarda i secoli che vanno dall’occupazione originaria all’inizio del IV sec. d.C. E’ invece certo come l’abitazione abbia conosciuto nel tempo molteplici interventi di restauro e modifiche anche sostanziali della sua planimetria, che nella sua fase meglio precisabile - intorno alla metà del IV sec. d.C. - si articolava intorno all’ampio ambiente di rappresentanza già individuato nel 2013 e pavimentato da un prezioso rivestimento in _opus sectile_. A ovest di questo doveva trovarsi un’area riscaldata e probabilmente attrezzata ad ambiente termale, rimasta in uso almeno fino alla metà del V sec. d.C., di cui rappresentano validi indizi i resti individuati (pavimento con pilastrini, apprestamenti drenanti, tracce di fuoco). A partire dalla metà del V sec. d.C., gli interventi assumono un’entità più modesta, fino ad arrivare a una occupazione estremamente precaria in un contesto probabilmente già degradato e in parte spogliato, come mostrano le numerose buche di palo e le tracce di attività di tipo artigianale. L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2015Le ricerche condotte durante la campagna giugno-luglio 2015 si sono concentrate sul fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione planimetrica e dell’evoluzione diacronica di una _domus_ in quasi tutta la sua estensione. Nell'ampio settore indagato, gli approfondimenti stratigrafici hanno consentito di distinguere, all'interno del complesso abitativo, una _domus_ settentrionale e una meridionale, entrambe caratterizzate da strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dall'età tardo-repubblicana sino al VI sec. d.C., con fasi di abbandono e spoliazione delle strutture databili successivamente alla fine del VI sec. d.C. In particolare, nel corso della presente campagna, la ricerca si è concentrata sull'unità meridionale, senza trascurare alcuni approfondimenti mirati nel settore più occidentale della _domus_ settentrionale. Quest’ultima abitazione si caratterizza per quattro fasi edilizie, di cui le prime due rimangono piuttosto sfuggenti, laddove maggiormente leggibili sono le fasi costruttive più tarde, quando l’area indagata sembrava contraddistinta da un vano pavimentato con lastrine marmoree di reimpiego, probabilmente affacciato su un’area scoperta. Per quanto riguarda la _domus_ meridionale, le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all'approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (pozzi e canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno cinque fasi di vita. Alla prima fase appartengono una serie di strutture murarie e pavimenti musivi anche di particolare pregio concentrate soprattutto nell'area centrale e orientale dell’abitazione. Nel tempo l’abitazione ha conosciuto molteplici interventi di restauro e modifiche anche sostanziali della sua planimetria: fra fine del II e la metà del IV sec. d.C. la casa si articola intorno a un ampio porticato pavimentato a mosaico, su cui si affacciano una serie di ambienti. In epoca successiva il porticato, pur mantenendo la pavimentazione originaria, viene suddiviso in vani più piccoli mediante una serie di tramezzi, mentre più a ovest l’area scoperta è oggetto di un’imponente opera di ristrutturazione e rialzamento dei piani che culmina nella realizzazione di un lastricato. A partire dalla metà del V sec. d.C., l’area centrale dell’abitazione è interessata dalla presenza di alcuni spessi livelli neri molto ricchi di materiali, di cui non è al momento precisabile la genesi: potrebbero infatti rappresentare l’esito di attività di scarico o essere riconducibili a piani di vita veri e propri. Nell'area meridionale invece si segnalano modesti interventi di sistemazione e drenaggi con anfore. L’abbandono della _domus_ è testimoniato da sistemazioni precarie, indiziate sia da numerose buche di palo che intaccano le strutture preesistenti probabilmente già in parte spogliate sia dalla successiva operazione di asporto sistematico delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico certamente posteriore al VI sec. d.C.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2016Le ricerche condotte durante la campagna giugno-luglio 2016 si sono concentrate sul fondo a nord-ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di acquisire elementi relativi alla planimetria - e allo sviluppo diacronico - di un’abitazione posta a settentrione rispetto a quella indagata nel corso della scorsa campagna, verificando l’ipotesi di un’acquisizione, in epoca tardoantica, di alcuni spazi a essa pertinenti da parte dell’abitazione meridionale. Nel settore indagato, lo scavo ha consentito di indagare le strutture relative a una _domus_ confinante con l’edificio precedentemente indagato, posto a settentrione di questo e contraddistinto da strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dalla fine del I sec. a.C. sino perlomeno all’inizio del V sec. d.C., con fasi di abbandono e spoliazione delle strutture databili successivamente alla metà del V sec. d.C. Per quanto riguarda la _domus_ settentrionale, le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all’approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno quattro fasi di vita, concluse da un intervento di spoliazione che ha fortemente intaccato le strutture presenti. Alla fase di impianto - tra fine I sec a.C. e inizio I sec. d.C. - appartengono una serie di strutture murarie accomunate dall’identica tecnica edilizia, che delimitavano un pavimento musivo geometrico e figurato policromo probabilmente esteso a coprire l’intera area indagata (24 x 6 m). Contestualmente alle strutture murarie e alle relative stesure pavimentali venne realizzato il sistema di smaltimento delle acque, imperniato su una serie di canalette di scolo. L’abitazione ha conosciuto alcuni modesti interventi di restauro collocati in età medioimperiale, che precedono una fase di modifiche anche sostanziali a livello di planimetrie e destinazioni d’uso, da porsi fra la fine del IV e l’inizio del V sec. d.C. Questi cambiamenti comportarono un riassetto complessivo dell’orientamento dei vani dell’abitazione, in seguito alla realizzazione di una vasta area scoperta e di un’imponente sala di rappresentanza absidata orientata in senso nord-sud e pavimentata in _opus sectile_. Il cantiere di costruzione dell’abside, posto lungo il lato settentrionale del vano e accessibile tramite un gradino, determinò dismissione ed obliterazione dell’antica pavimentazione musiva – rimasta in uso fino ad allora - e di gran parte delle strutture delle fasi precedenti, analogamente a quanto avvenne più a ovest, dove una corte scoperta lastricata si sovrappose ai resti della sistemazione pavimentale. Tale ingente intervento edilizio comportò anche un generale riassetto dell’impianto di regimazione idrica, con la costruzione di nuove condutture che si sostituirono in parte alle precedenti. Dopo sporadici interventi che testimoniano un uso precario dell’abitazione, di difficile datazione, l’area venne pesantemente intaccata da azioni di spolio, che coinvolsero non solo le strutture murarie e le sistemazioni pavimentali, ma anche le infrastrutture di smaltimento delle acque. Queste attività hanno riguardato in maniera particolarmente invasiva il settore occidentale del saggio, completamente sconvolto a seguito della realizzazione di fosse e buche finalizzate alla ricerca e al recupero dei materiali da costruzione, in buona parte asportati. I materiali recuperati dai riempimenti di questi scassi hanno fornito un appiglio per una collocazione nel tempo di questi interventi, riferibili a un’epoca certamente posteriore alla metà del V sec. d.C. e forse attribuibile al VI-VII sec. d.C.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2017Le ricerche condotte durante la campagna di maggio-giugno 2017 si sono concentrate su due trincee di circa 50 mq l’una, aperte lungo il bordo saggio settentrionale della porzione indagata nel corso del 2016. L’intervento ha consentito di acquisire nuovi dati sulla planimetria e sullo sviluppo diacronico di un’abitazione posta a settentrione rispetto a quella indagata nel corso della scorsa campagna, da cui era separata mediante un _ambitus_ mantenuto in funzione almeno fino al IV secolo. I due sondaggi, distanziati tra loro da una decina di metri, presentano una suddivisione cronologica del tutto simile: la durata di vita dell’impianto, nelle sue diverse fasi edilizie, è compresa tra la primissima età imperiale e la metà del V sec. d.C., cui seguono periodi di abbandono e spoliazione. Per quanto riguarda la trincea A, nel corso dell’età augustea o primo-imperiale vennero realizzati, nella porzione settentrionale, un ambiente privato pavimentato a mosaico e, nella porzione meridionale, un’area scoperta, probabilmente connessa all’ _ambitus_ summenzionato e in cui trovavano posto un pozzetto e una canaletta per lo scarico di acque. Nelle fasi medio e tardo antiche l’impianto dell’area non sembra essere stato particolarmente modificato nell’assetto; la corte continuò a mantenere la sua fisionomia originaria, seppur con alcune modifiche planimetriche che videro il rifacimento di alcune strutture murarie, nonché la realizzazione di una scala. Lo smantellamento del quartiere e il conseguente uso precario divennero evidenti dal V sec. d.C, quando prima un piano in malta di pessima fattura e poi immondezzai e attività artigianali minori si impostarono sulla rasatura delle strutture più antiche. Analogo quadro complessivo si ritrova nella Trincea B. L’impianto della _domus_ venne completato durante l’epoca tiberiana, quando furono ultimati gli ambienti domestici e venne pavimentato in sesquipedali padani l’ _ambitus_ tra le due _domus_. Nel corso dell’età medio-imperiale, al di sopra dell’ambiente di prima fase venne realizzato un nuovo tessellato, scarsamente conservato e risarcito in alcuni punti da stesure di malta lisciata. In epoca tardo-imperiale, l’assetto planimetrico mutò radicalmente, non solo per il rifacimento dei piani pavimentali ma anche per la creazione di nuovi setti murari che chiusero l’originario _ambitus_: venne pertanto realizzato un nuovo accesso secondario per la _domus_, che si apriva su uno spazio pavimentato in lastre di pietra. Tale sistemazione venne presto modificata con la sostituzione di parte del lastricato, con la riduzione dello spazio domestico in favore di una corte scoperta monumentale e con la realizzazione di una nuova canaletta di scolo. A partire dal VI secolo l’area intera andò incontro ad un progressivo abbandono ed uso precario, con conseguente spoliazione delle strutture.
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2018Nel 2018 le ricerche si sono concentrate su più settori, in parte già indagati nelle campagne precedenti. Nella porzione settentrionale dell’area, si è potuto precisare la prosecuzione, ad est, della stanza con mosaico con medaglione con pantera, il cui accesso era marcato da una soglia musiva. Essa venne poi pavimentata in mattoni, prima della definitiva obliterazione connessa con la costruzione dell’abside tardoantica. Sulla natura dello spazio di rispetto tra le domus, il procedere dello scavo ha messo in luce la prosecuzione occidentale di quello che nel 2017 era stato interpretato come ambitus tra due unità abitative. Alla luce di una più dettagliata analisi, questo spazio parrebbe più adeguatamente interpretabile come corridoio interno ad una abitazione, che ad ovest si apriva su uno spazio scoperto. Nel settore sono state inoltre individuate attestazioni di una fase precedente all’impianto dell’abitazione, con piani riferibili ad attività produttive, ma forse connesse in qualche modo con l’impianto delle abitazioni stesse. Tale sistemazione andò incontro a numerosi interventi nel corso dei secoli. Per il corridoio, il più sostanziale intervento, effettuato in età tardoantica, condusse alla messa in opera di due grandi pavimentazioni in cementizio, mentre a ovest, venne ripavimentata l’area scoperta in lastre di arenaria. Nella porzione centrale, lo scavo mirato delle evidenze in parte già indagate ha permesso di chiarire l’assetto planimetrico della casa nella sua prima fase di vita. Seppure non di grandi dimensioni, l’abitazione è caratterizzata da una divisione funzionale degli spazi, con ambienti di servizio, spazi “privati” e aree scoperte. L’organizzazione delle infrastrutture idriche garantiva un ottimale afflusso di acqua potabile e deflusso delle acque nere. Dai pochi piani pavimentali conservati è possibile cogliere una preferenza per l’impiego del materiale fittile, se non addirittura per semplici battuti. L’analisi stratigrafica ha inoltre dimostrato che la casa iniziò a subire variazioni planimetriche di piccole entità già nel giro di una o due generazioni. Nella porzione meridionale del saggio, le evidenze individuate, seppur di difficile lettura a causa degli scassi, sembrano indicare che questo settore del quartiere residenziale fosse destinato a vicolo di passaggio ed accesso alle diverse unità abitative, attraversato da un tratto del sistema fognario. È possibile che lo spazio mantenne tale funzione dal momento dell’impianto del quartiere fino all’abbandono delle case in epoca tardo-antica. Nel settore meridionale dell’insula, è stato possibile mettere in luce i resti di una serie di strutture distribuite su tre macro-fasi edilizie, che riprendono la scansione cronologica registrata nel Saggio principale. La prima edificazione si riconduce alla fine del I sec. a.C., cui sono riferibili le sottofondazioni di un muro orientato nord-sud. Dalla metà del I secolo d.C., se non dopo, l’area subì un rifacimento generale, finalizzato alla realizzazione di un esteso ambiente riscaldato. La sua distruzione si documenta al principio del V secolo d.C., quando si datano alcuni lacerti di cocciopesto lisciato, pesantemente danneggiati dagli scassi successivi e dalle arature. A meridione, nell’area gravitante sull’antico asse stradale, si è rivenuta una stesura di malta e dei blocchi allineati in senso est-ovest, probabilmente riferibili alla crepidine e al marciapiede
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AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2019La campagna del 2019 presso il sito della Casa delle Bestie ferite, condotta dall’equipe dell’Università degli studi di Padova diretta da Monica Salvadori e finanziata dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Ateneo patavino e dalla Fondazione Aquileia, ha avuto luogo tra l’8 e 20 luglio. L’intervento ha approfondito l’indagine stratigrafica in aree già aperte nel corso delle precedenti campagne, con lo scopo di definire con maggior precisione le fasi d’uso più antiche di alcuni settori e di precisare il contesto urbanistico dei complessi residenziali. Sono stati pertanto indagati diversi settori, per un’estensione tuttavia ridotta, di circa 50 mq complessivi: il primo di essi è collocato al confine del terreno in concessione, in un’area solo liberata dagli interri moderni nel corso del 2018 e teoricamente coincidente con la strada e le prime strutture dell’insula; il secondo e il terzo sono invece situati all’interno del saggio di scavo principale, in punti diversi di una delle domus altoimperiali. Lo scavo nella porzione che si pensava interessata dall’antico decumano, dal marciapiede e dalle prime strutture dell’edificato (Trincea E, Sondaggio F) ha portato alla luce stratigrafie databili tra l’età augustea-inizio I secolo d.C. e l’età tardoantica, pesantemente danneggiate da scassi areali e di difficile lettura, poiché quasi interamente immerse nella falda acquifera. La distribuzione delle evidenze definisce una tripartizione dell’area, coerente con la destinazione funzionale ipotizzata. Essa è mantenuta nel tempo: se più interventi edilizi scandiscono l’intero arco cronologico, si documenta intorno al III secolo d.C., se non oltre, una radicale risistemazione del settore. L’abbandono dell’area è fissato da un _terminus post quem_ alla seconda metà del V secolo d.C., ma non è stato possibile precisarlo ulteriormente. All’interno di una delle _domus_ imperiali, nei settori 1 e 4 già indagati nel corso delle precedenti campagne, le indagini hanno riguardato stratigrafie riferibili alla fase di impianto e alla loro risistemazione medio imperiale. Nel primo settore si è individuata una vasca in elementi litici, indizio di una probabile destinazione ad area scoperta dell’area: la sua realizzazione è inquadrabile a partire dalla metà del I sec. d.C., mentre la defunzionalizzazione è ascrivibile almeno al II sec. d.C. Nel secondo si è portato in luce un vano interpretato come un possibile praefurnium databile intorno al III sec. d.C. e in uso almeno fino alla prima metà del V sec. d.C.
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2009
- Summary
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it
Dopo più di quarant’anni dalla sua prima scoperta, dal 2007 l’Università di Padova ha ripreso le indagini nella Casa delle Bestie ferite ad Aquileia. L’edificio era già stato parzialmente messo in luce nei primi anni Sessanta in occasione di brevi sondaggi di emergenza, che resero noto il ricco pavimento musivo con scene di caccia e immagini di animali feriti che dà il nome alla casa, permettendo soltanto la realizzazione del rilievo delle strutture emerse, prima del completo reinterro dell’area.
La scelta di condurre nuovi sondaggi stratigrafici, nell’ambito di un più ampio progetto di valorizzazione della via Annia, è stata orientata dalle ricche potenzialità informative in senso storico-archeologico e dalle possibilità di valorizzazione di uno dei complessi più rappresentativi dell’edilizia abitativa aquileiese. Posta nel settore settentrionale della colonia romana di Aquileia, la domus appariva caratterizzata da una serie di ambienti residenziali disposti attorno ad una corte lastricata.
La ripresa delle indagini, condotte per un’estensione di più di 500 mq e destinate ad ampliarsi ulteriormente nelle prossime campagne di scavo, hanno permesso una prima ricostruzione dell’articolazione planimetrica e cronologica della _domus_, evidenziandone la grande ricchezza nelle diverse fasi di utilizzo, che si estendono per un periodo di più di quattro secoli.
Sulla base della ricostruzione proposta, di cui bisogna sottolineare il carattere ancora preliminare, il primo impianto risale almeno al I sec. d.C., momento a cui bisogna riferire una serie di strutture e tappeti musivi fra cui un grande pavimento bianco e nero a reticolato di quadrati ornato da motivi floreali, rinvenuto per l’intera estensione al di sotto dei successivi livelli di vita.
Ma la fase più sfarzosa dell’edificio si colloca nel pieno IV sec. d.C., quando Aquileia, in relazione alla sua posizione politico-strategica, vide un momento di grande fortuna economica, la cui ricaduta sociale si evince dal rinnovamento di molte delle già ricche _domus_ urbane. A questa fase bisogna riferire, con ogni probabilità, la monumentalizzazione della corte centrale con grandi lastre lapidee e la costruzione di una serie di ampi vani gravitati su di essa, tra i quali un’ampia aula absidata di rappresentanza pavimentata dal citato mosaico delle bestie ferite, noto fin dagli anni ’60. I recenti scavi hanno ora riportato alla luce una serie di pavimenti musivi policromi a decorazione geometrica e figurata, uno dei quali raffigurante al centro un personaggio femminile stante, che sostiene un bocciolo con la mano destra e un cesto di rose con la sinistra, circondato da figure di pesci e volatili. In esso non è escluso si possa riconoscere un’allusione alla padrona di casa, secondo una moda diffusa in tutto l’Impero romano, che riservava uno spazio privilegiato alla rappresentazione dei proprietari nella decorazione musiva delle grandi residenze private. Il ritrovamento di una serie di monete nella preparazione dei due mosaici fornisce per essi un sicuro elemento di datazione nella seconda metà del IV sec. d.C.
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en
In 2007, over forty years from when it was first discovered, the University of Padova recommenced excavations on the House of the Wounded Animals at Aquilea. The building had been partially uncovered in the early 1960s during brief emergency excavations which brought to light the rich mosaic pavement with hunting scenes and images of wounded animals which gave the house its name. However, at the time it was only possible to survey the structures which emerged prior to their being completely reburied.
The decision to undertake new stratigraphic excavations, as part of a larger project to valorise the via Annia, was influenced by the great potential for acquiring new historical-archaeological information and the possibility of bringing to light one of Aquileia’s most representative residential building complexes. Situated in the northern sector of the Roman colony of Aquileia, the _domus_ appeared to be characterised by a series of residential rooms arranged around a paved courtyard.
The renewal of the investigations, which covered an area of over 500 m2 and will be extended further during future campaigns, led to a first reconstruction of the plan and chronology of the domus, highlighting its great opulence in the diverse occupation phases, which lasted for over four centuries.
On the basis of the proposed preliminary reconstruction the first phases dated back to at least the 1st century A.D. A series of structures and mosaic floors can be attributed to this phase, including a large white and black mosaic with a reticulated pattern of squares decorated with floral motifs, found intact below later occupation levels.
However, the most magnificent phase came in the full 4th century A.D., when Aquileia, in relation to its political-strategic position, saw a moment of great economic fortune. The social effects of this upturn were attested by the renewal of the many already opulent urban _domus_. The monumentalisation of the central courtyard with great stone slabs and the construction of a series of rooms around it can probably be attributed to this phase. One of these rooms was a large apsidal reception hall paved with the above mentioned mosaic showing the wounded animals, known from the 1960s. The recent excavations have brought to light a series of polychrome mosaics with geometric and figured decoration, one of which shows a central standing female figure holding a flower bud in her right hand and a basket of roses with the left hand, surrounded by images of fish and birds. It cannot be excluded that the figure may be an allusion to the mistress of the house, according to a fashion that was widespread throughout the Roman Empire, which reserved a special space for the representation of the owners in the mosaic decoration of great private houses. The discovery of a series of coins in the make-up of the two mosaics provided securely placed them in the second half of the 4th century A.D. - Research Body
- Università degli Studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2010
- Summary
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it
Le indagini della campagna 2010 si sono poste l’obiettivo di definire con maggiore precisione l’articolazione planimetrica della domus delle Bestie ferite nel suo sviluppo diacronico, dal primo impianto all’abbandono dell’edificio. A questo scopo, oltre a riprendere lo scavo stratigrafico di aree sensibili già parzialmente sondate nelle precedenti campagne, è stato operato l’allargamento del saggio per un ampliamento complessivo di ulteriori 200 mq verso est. L’indagine estensiva della nuova area ha consentito di individuare setti murari, fosse di spoliazione e piani d’uso strutturati, relativi ad alcuni ambienti della _domus_. La sovrapposizione dei piani pavimentali e le diverse tecniche edilizie che caratterizzano i setti murari conservati acclarano la lunga continuità di vita che contraddistinse l’edificio, dall’ultimo scorcio del I sec. a.C. all’età tardoantica.
All’interno di tale arco cronologico, la sequenza stratigrafica del sito orienta per la definizione di due principali fasi edilizie, con ulteriori sottofasi che apportarono modifiche planimetriche meno significative o il semplice aggiornamento dei sistemi decorativi. A conferma del quadro delineato in occasione della campagna 2009, l’analisi stilistica dei pavimenti in tessellato consente di inquadrare la fondazione della _domus_ in un orizzonte cronologico di fine I secolo a.C.-inizio I secolo d.C. A questa prima fase possono essere assegnate alcune strutture murarie in arenaria associate a raffinati pavimenti in tessellato a decorazione geometrica, che denotano già in questo periodo l’alto livello della committenza.
Una ridefinizione planimetrica della domus è invece documentata a partire dal IV secolo d.C., quando le evidenze archeologiche testimoniano la realizzazione di interventi edilizi unitari che segnarono una profonda cesura nel palinsesto edilizio del sito. Attraverso le nuove indagini è stato appurato un costante rialzamento dei livelli pavimentali operato mediante l’apprestamento di _suspensurae_ o livelli di riporto costituiti da argilla frammista a materiale di scarto (frammenti di intonaco dipinto, stucchi, lastrine, ecc.). Strutture murarie con fondazione a sacco - cifra tecnica della nuova fase edilizia - vengono a intercettare, demolendoli, i precedenti piani pavimentali.
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en
The 2010 campaign aimed to produce a more precise plan of the _domus_ delle Bestie ferite in its diachronic development, from the first layout to the abandonment of the structure. As well as continuing the stratigraphic excavation of areas partially tested in previous campaigns, the excavation area was extended to cover another 200 m2 to the west. The investigation of the new area revealed walls, robber trenches and structured occupation levels relating to a number of rooms in the _domus_. The overlying floor levels and the diverse construction techniques characterizing the preserved walls demonstrated the long occupation period, from the end of the 1st century B.C. to the late antique period, which distinguishes the building.
The site’s stratigraphic sequence suggests there were two main construction phases within this time span, with further sub-phases which saw minor modifications to its plan or the updating of the decorative schemes. This picture was confirmed during the 2009 campaign when a stylistic analysis of the mosaic floors dated the foundation of the _domus_ to the end of the 1st century B.C.-beginning of the 1st century A.D. A number of sandstone structures associated with refined geometric mosaic floors, an indication of the high _status_ of those who commissioned the structure, can be attributed to this phase.
A change in the layout of the _domus_ can be documented from the 4th century A.D. onwards, when the archaeological evidence shows that single building interventions marked a substantial break in the site’s structural palimpsest. The new investigations documented a constant raising of the floor levels through the use of _suspensurae_ or dumps of clay mixed with rubble (fragments of painted plaster, stucco, paving slabs etc.). Walls with a sacco foundations – a technical indication of the new construction phase – cut into the earlier floor surfaces. - Research Body
- Università degli Studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2011
- Summary
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it
Le indagini archeologiche della campagna 2011 hanno avuto una duplice modalità di svolgimento: da un lato si è ampliata l’area di scavo - che raggiunge ora gli 800 mq - effettuando un ulteriore allargamento verso Nord-Ovest, in un’area mai compiutamente indagata; dall’altro si sono condotti una serie di sondaggi stratigrafici all’interno di aree messe in luce durante le campagne 2007-2010, in particolare in corrispondenza della corte centrale e nel settore a sud dell’aula absidata. Obiettivi di questi interventi erano da un lato l’acquisizione di dati inediti circa la configurazione planimetrica della _domus_, in un settore dove buona era la probabilità di intercettare strutture in buono stato di conservazione, e parallelamente l’approfondimento di problematiche inerenti il suo sviluppo diacronico.
Nell’area settentrionale l’asporto degli interri moderni ha messo in luce la presenza di una corte scoperta, di dimensioni più contenute rispetto allo spazio lastricato già noto. Attorno a questa seconda corte gravitano una serie di rivestimenti in cementizio e in tessellato delimitati dalle fosse di spoliazione delle rispettive strutture murarie, fra cui un’ampia sala di rappresentanza pavimentata da un mosaico con motivi figurati e ingresso monumentalizzato da pilastri. La sovrapposizione di piani pavimentali attesta anche in questo settore la lunga continuità di vita, collocabile - sulla base di considerazioni stilistiche e stratigrafiche - dal I sec. d.C. a età tardo antica. Proprio a questa fase vanno attribuiti, in sintonia con quanto avviene nel resto della domus, interventi di ristrutturazione anche consistenti che definiscono nuovi assetti planimetrici.
L’approfondimento nel settore della corte lastricata centrale ha comportato l’individuazione di strutture murarie e sistemazioni pavimentali non rilevate nel corso delle campagne precedenti, apportando nuovi dati funzionali alla ricostruzione dell’assetto dell’area nelle sue varie fasi e agganciandole a cronologie più certe. Il ritrovamento di una moneta in bronzo (AE 3, riconducibile ai principati di Graziano - Valentiniano II - Teodosio) colloca in particolare l’ultima sistemazione della corte, in lastre litiche, posteriormente al 378-383 d.C.
Si è giunti a una più chiara definizione anche del settore residenziale posto a meridione dell’aula absidata, articolato in tre vani: i dati di scavo confermano ancora una volta la sovrapposizione nel tempo di sistemazioni diverse, con ristrutturazioni anche consistenti che intaccano i piani pavimentali e le strutture murare, portando probabilmente anche a mutamenti nelle destinazioni d’uso. -
en
This year’s campaign excavation operated on two fronts: the excavation area was enlarged to the north-west, bringing the area covered to 800 m2 and a series of trenches were dug within areas that had been investigated during the 2007-2010 campaigns. In particular, these involve the central courtyard and the sector to the south of the apsidal hall. These interventions aimed on the one hand to acquire new data about the plan of the domus, in a sector where there was a good chance of intercepting well-preserved structures and, on the other hand investigate problems regarding its diachronic development.
In the northern sector the removal of modern dumps revealed the presence of an open-air courtyard, smaller in size than the already known paved area. Arranged around this second courtyard were a series of cement and tessellated floors delimited by the robber trenches of the walls, which would have enclosed them. These included a large reception room paved with a figured mosaic and entrance monumentalised with pillars. The overlying of floor surfaces attested the long continuity of use in this sector also, datable to between the 1st century A.D. and the late antique period, based on stylistic considerations and stratigraphy. In the latter period, in accordance with what occurred elsewhere in the domus, some substantial restructuring created a new spatial organisation.
Further investigation in the area of the central paved courtyard identified walls and floors that had not been noted during earlier campaigns, thus providing new, useful data for the reconstruction of the area’s layout in its various phases and linking it to more certain chronologies. In particular, the find of a bronze coin (Aes 3, attributable to the principates of Graziano – Valentinian II – Theodosius) dated the last re-paving of the courtyard in stone slabs to post 378-383 A.D.
The layout of the residential sector situated south of the apsidal hall was also defined. It comprised three rooms and the excavation data again confirmed the overlying of altered structures, some of the more substantial alterations cutting into floors and walls, and probably leading to changes in function of the structures involved. - Summary Author
- Gaia Brugnolo
- Research Body
- Università degli Studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2012
- Summary
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it
Le indagini archeologiche della campagna 2012 si sono concentrate nel settore nord-est dell’area in concessione, con lo specifico obiettivo di riportare in luce il pavimento musivo “delle Bestie ferite”, il cui primo rinvenimento data agli interventi di emergenza degli anni Sessanta. La scelta di intervenire in questo settore della _domus_ è stata motivata dalla prospettiva di valorizzare _in situ_ uno dei pavimenti musivi più rappresentativi della produzione aquileiese: a questo scopo, oltre ad una prima operazione di restauro del tessellato condotta con le tecniche più aggiornate, è stata previsto un rilievo in 3D delle strutture tramite laser scanner, integrativo della pregressa documentazione grafica e fotografica. Infine, lo scavo stratigrafico delle evidenze archeologiche e l’analisi archeometrica dei componenti del pavimento (tessere vitree e marmoree, malte di preparazione) consentono la ricostruzione del palinsesto edilizio di questo settore della domus e, al contempo, l’approfondimento della conoscenza tecnica del manufatto.
Lo scavo dei riporti moderni - costituenti la gran parte della stratificazione rimossa - ha permesso di recuperare le evidenze strutturali già note. Si tratta nello specifico di una serie di setti murari in parte conservati e in parte ricostruibili sulla base delle relative fosse di spoliazione, del pavimento musivo dell’aula absidata e di sottostanti piani pavimentali con rispettivi livelli di preparazione, visibili in corrispondenza delle lacune del rivestimento più tardo e messi in evidenza a seguito dell’asporto dei riempimenti delle fosse di spoliazione.
I dati così raccolti hanno poi reso possibile la ricostruzione delle tre principali fasi edilizie di questa area della _domus_, agganciando le fasi a cronologie assolute. Più in dettaglio, nel settore indagato si riconosce una prima sistemazione collocabile tra la fine del I sec. a.C. e i primi decenni del secolo successivo, rappresentata da setti murari con fondazioni in laterizi e dai relativi pavimenti, realizzati in tessellato, in cementizio e a commessi laterizi disposti a spina di pesce. L’assetto dell’impianto originario doveva prevedere una corte centrale scoperta su cui si affacciavano due ambienti di rappresentanza raccordati da un corridoio con planimetria a U.
La seconda fase - collocabile in un’epoca posteriore all’età augusteo-tiberiana e resa possibile dalla rasatura di precedenti strutture murarie e, contestualmente, dalla realizzazione di nuovi setti perimetrali funzionali al nuovo assetto -, comportò l’ampliamento del vano principale e la sua ripavimentazione in tessellato.
Nell’ultima fase, inquadrabile cronologicamente non prima della metà del IV sec. d.C., l’ambiente principale viene ulteriormente ampliato tramite la realizzazione – in un unico intervento edilizio - di un’abside sopraelevata posta sul lato orientale. La sala - ora interamente rivestita dal nuovo pavimento musivo “delle Bestie ferite” - era accessibile da ovest e si affacciava sulla corte lastricata già messa in luce nelle precedenti campagne, fiancheggiata a sud da vani già indagati.
L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli di bruciato analoghi a quelli già documentati in altre aree della domus e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, da situarsi in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C. -
en
The 2012 excavations concentrated on the north-eastern sector of the area, with the specific aim of exposing the mosaic “of the wounded beasts”, first discovered in the 1960s. The decision to intervene in this sector of the _domus_ was motivated by the prospect of enhancing, _in situ_, one of the most representative mosaics of the Aquileiese production. With this in mind, a first operation to restore the mosaic was followed by a 3D survey of the structures made using a laser scanner. Lastly, the excavation of the remains and an archeometric analysis of the floor components (glass and marble tessera, mortar make up) made it possible to reconstruct this sector of the _domus_ and, at the same time, increase technical knowledge of the mosaic floor.
The excavation of the modern dumps, mainly constituted by previously excavated material, revealed the known structures. That is, a series of walls partially preserved and partially reconstructed from robber trenches, the mosaic floor of the apsidal hall and underlying floor levels with related make ups, visible in correspondence with holes in the later flooring and uncovered when the fill from the robber trenches was removed.
Three main construction phases have been identified for this area of the _domus_. The first phase dated to between the end of the 1st century B.C. and the first decades of the 1st century A.D. and was attested by walls with brick/tile foundations and the related mosaic, cement, and brick floors in opus spicatum. The layout of the original structure probably included a central courtyard onto which faced two reception rooms linked by a U-shaped corridor.
The second phase, datable to a post-Augustan/Tiberian period, saw the razing of the earlier walls and, at the same time, the creation of new perimeter walls, which increased the size of the main room that was re-floored with mosaic.
In the final phase, no earlier than the mid 4th century A.D., the main room was again enlarged by the creation of a raised apse on the east side. The hall, now entirely paved with the new mosaic “of the wounded beasts”, was entered from the west and faced onto the stone-paved courtyard with rooms to the south, all of which were exposed during earlier seasons.
The abandonment of the area, between the 6th-7th century A.D., was attested by burnt levels similar to those documented in other areas of the domus and by the systematic robbing of the walls. - Summary Author
- Gaia Brugnolo
- Research Body
- Università degli Studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2013
- Summary
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it
Le ricerche condotte durante la campagna 2013 si sono concentrate sia su un fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e ora acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sia sui settori nord e nord-est, già oggetto di indagini e ora interessati da approfondimenti stratigrafici. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione della _domus_ in tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica, oltre che di approfondire problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo.
Nel settore nord, l’asporto dell’interro moderno - che rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di strutture già in parte intercettate nel corso di precedenti campagne, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di sistemazioni pavimentali sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dal I sec. d.C. sino a età tarda. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla metà del V sec. d.C.
Nel settore nord-est, gravitante intorno al vano rivestito dal tessellato “delle Bestie ferite” - uno dei principali ambienti di rappresentanza della _domus_ -, alcuni sondaggi e lo scavo della stratificazione moderna hanno permesso di individuare numerose evidenze strutturali. Esse consistono in setti murari, conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione, in apprestamenti a vespaio e in riporti, questi ultimi finalizzati alla realizzazione di pavimenti. Le strutture riconosciute testimoniano - nella sovrapposizione dei pavimenti e nella successione dei muri - il lungo periodo di vita della casa: in particolare mostrano l’esistenza di almeno due fasi di vita riguardanti gli ambienti posti a sud dell’aula absidata, essa stessa preceduta da altrettante sistemazioni: nel caso dell’abside, lo studio dei materiali rinvenuti nei livelli di sottopreparazione consente di agganciare questa ricostruzione a cronologie assolute, rispettivamente l’età augusteo-claudia e fine del III-IV sec. d.C.
Nel terreno di nuova acquisizione, lo scavo estensivo è stato preceduto da una campagna di prospezioni con georadar, che ha orientato la ricerca rilevando la presenza di setti murari e fosse di spoliazione associati a piani pavimentali, in continuità con le strutture individuate nel settore occidentale dell’area già indagata. L’ampliamento e la rimozione dei riporti moderni hanno consentito di identificare otto ambienti disposti in modo paratattico, ognuno dei quali caratterizzato da una lunga continuità di vita.
Tra i vani messi in luce, si segnala un ampio ambiente di rappresentanza in cui le fasi di vita dell’abitazione sono ben leggibili: esso - pavimentato da un rivestimento in _opus sectile_ asportato e indiziato dalla preparazione in cementizio con impronte - è ascrivibile a un orizzonte posteriore al III-IV sec. d.C. e risulta aver obliterato rivestimenti pavimentali più antichi e un pozzo, collocabile cronologicamente in epoca medio-imperiale.
L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C. -
en
This year’s campaign concentrated on a property west immediately of the area of State property covered by the excavation permit and newly acquired by the Archaeological Superintendency for Friuli Venezia Giulia, and deepened the excavations in the north and north-eastern sectors. The intervention led to the definition of the complete layout of the _domus_, providing new data for the western part of the house and its relationship to the ancient streets, in addition to further investigating the question of its development through time.
In the northern sector, the removal of the modern dumped material - that represented most of the stratification removed – revealed the continuation of the structures partially intercepted during previous campaigns. The layout was further defined and a series of overlying floors identified, which on the basis of the archaeology and style can be dated to between the 1st century A.D. and the late antique period. In fact, the abandonment and robbing phases of the structures seemed to date to the mid 5th century A.D.
In the north-eastern sector, at the centre of which is one of the main reception rooms paved with the mosaic “of the wounded beasts”, a number of sondages and the excavation of the modern stratigraphy revealed further structural remains. These comprised walls, preserved or reconstructable from the robber trenches, loose foundations and floor make-ups. The overlying floors and succession of walls attest the house’s long period of occupation. At least two occupation phases were documented for the rooms south of the apsidal hall, which was itself preceded by two phases. In the case of the apse, the materials found below the make-ups made it possible to date this reconstruction to absolute chronologies, respectively the Augustan-Claudian period and the end of the 3rd-4th century A.D.
Excavation on the newly acquired land was preceded by a georadar survey, which showed up the presence of walls and robber trenches associated with floor levels, in continuation with the structures already identified in the western sector. The removal of the modern layers revealed a row of eight rooms, each characterised by a long occupation period.
One was a large reception room whose occupation phases were clearly readable; paved in _opus_ _sectile_, of which only the cement make-up remained, it can be ascribed to a post 3rd_4th century A.D. horizon, and had obliterated earlier floors and a well datable to the mid-imperial period.
The abandonment of the area was attested by black layers similar to those already documented in other areas of the _domus_ and the systematic robbing of the walls, which the preliminary study of the materials date to the 5th-7th centuries A.D. - Summary Author
- Gaia Brugnolo
- Director
- Francesca Ghedini
- Research Body
- Università degli Studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Le ricerche condotte durante la campagna maggio-luglio 2014 si sono concentrate sul fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione di una _domus_ in quasi tutta la sua estensione, acquisendo nuovi dati relativi allo sviluppo planimetrico della porzione occidentale anche in relazione agli assi della viabilità antica. Restano da approfondire le problematiche inerenti la sua evoluzione nel tempo, poiché l’intervento si è concentrato sulla rimozione dell’interro moderno e lo svuotamento di fosse e trincee in un’area di circa 1000 mq.
Nell’ampio settore indagato, l’asporto dell’interro moderno – che, come sottolineato, rappresenta gran parte della stratificazione rimossa - permette di riconoscere la prosecuzione di evidenze già in parte intercettate nel corso della precedente campagna, chiarendone l’articolazione e riconoscendo l’esistenza di strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dall’età tardo-repubblicana sino almeno al V sec. d.C. Le fasi di abbandono e la spoliazione delle strutture sembrano infatti datarsi successivamente alla fine del V sec. d.C.
In particolare, le evidenze hanno consentito di riconoscere l’esistenza di almeno tre distinte unità abitative, affacciate lungo il cardo massimo: nel corso della presente campagna, l’indagine si è concentrata sull’unità centrale. Le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all’approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (pozzi e canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno cinque fasi di vita, che il precario stato di conservazione delle strutture e i limitati approfondimenti stratigrafici consentono per ora di tratteggiare solo sommariamente, in particolare per quanto riguarda i secoli che vanno dall’occupazione originaria all’inizio del IV sec. d.C.
E’ invece certo come l’abitazione abbia conosciuto nel tempo molteplici interventi di restauro e modifiche anche sostanziali della sua planimetria, che nella sua fase meglio precisabile - intorno alla metà del IV sec. d.C. - si articolava intorno all’ampio ambiente di rappresentanza già individuato nel 2013 e pavimentato da un prezioso rivestimento in _opus sectile_. A ovest di questo doveva trovarsi un’area riscaldata e probabilmente attrezzata ad ambiente termale, rimasta in uso almeno fino alla metà del V sec. d.C., di cui rappresentano validi indizi i resti individuati (pavimento con pilastrini, apprestamenti drenanti, tracce di fuoco).
A partire dalla metà del V sec. d.C., gli interventi assumono un’entità più modesta, fino ad arrivare a una occupazione estremamente precaria in un contesto probabilmente già degradato e in parte spogliato, come mostrano le numerose buche di palo e le tracce di attività di tipo artigianale.
L’abbandono dell’area è testimoniato da livelli neri analoghi a quelli già documentati in altre aree della _domus_ e dall’attività di spoliazione sistematica delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico di VI-VII sec. d.C. -
en
This season’s research concentrated on the property to the west of, and adjacent to the state owned land under concession to the excavations. The Archaeological Superintendency of Friuli Venezia Giulia recently acquired this land, which had not been previously investigated. The excavations provided further information regarding the layout of the _domus_, almost in its entirety, acquiring new data relating to the plan of the western sector and the structure’s relationship to the ancient road network. Questions regarding its development through time remain to be answered as the excavation concentrated on the removal of the modern layers covering the site and the emptying of pits and trenches over an area of about 1000 m2.
The removal of the modern fill, which represented most of the excavated stratigraphy, across this wide area revealed the continuation of the ancient structures partially intercepted during previous campaigns, thus clarifying their plan. Overlying structures were also identified, which based on the archaeology and stylistic elements were in use between late Republican period and until at least the 5th century A.D. In fact, the abandonment and robbing phases appear to post-date the 5th century A.D.
The evidence indicated the existence of at least three separate dwellings, facing onto the _cardus_ _maximus_, and this season’s campaign concentrated on the central unit. The substantial structural remains comprising seven walls – preserved or reconstructable from the robber trenches - , infrastructures for the provision and disposal of water (wells and drains), floor surfaces or traces of their existence such as loose foundations and dumps, attest the existence of a complex archaeological palimpsest with at least five occupation phases. For the moment, due to the structures’ precarious state of preservation and the limited depth of the excavations, it is only possible to give a summary outline of the occupation phases, particularly the period from the original occupation until the beginning of the 4th century A.D.
On the other hand, it is certain that the house was repaired and restructured numerous times over the centuries. There were substantial changes to its layout, which in the better defined phase (c. mid 4th century A.D.) was arranged around a large central reception room (identified in 2013) with a fine _opus_ _sectile_ floor. To the west of this room, there was a zone with heating, probably a bath suite, indicated by the presence of a raised floor on small pillars, drains, and traces of burning), which remained in use until the mid 5th century A.D.
From the mid 5th century A.D onwards, the interventions became more modest, until the occupation was more of a temporary nature in a context that was already probably degraded and partially robbed, attested by the presence of numerous postholes and traces of craft working activity.
The abandonment of the area was attested by black layers similar to those documented in other areas of the _domus_ and evidence of the systematic robbing of the walls, which the preliminary study of the material finds dates to between the 6th-7th centuries A.D. - Summary Author
- Gaia Brugnolo
- Director
- Elena Francesca Ghedini - Università degli Studi di Padova
- Monica Salvadori - Università degli Studi di Padova
- Research Body
- Università degli Studi di Padova
- Funding Body
- Arcus S.p.A.
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Le ricerche condotte durante la campagna giugno-luglio 2015 si sono concentrate sul fondo a ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di precisare la conoscenza dell’articolazione planimetrica e dell’evoluzione diacronica di una _domus_ in quasi tutta la sua estensione.
Nell'ampio settore indagato, gli approfondimenti stratigrafici hanno consentito di distinguere, all'interno del complesso abitativo, una _domus_ settentrionale e una meridionale, entrambe caratterizzate da strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dall'età tardo-repubblicana sino al VI sec. d.C., con fasi di abbandono e spoliazione delle strutture databili successivamente alla fine del VI sec. d.C.
In particolare, nel corso della presente campagna, la ricerca si è concentrata sull'unità meridionale, senza trascurare alcuni approfondimenti mirati nel settore più occidentale della _domus_ settentrionale. Quest’ultima abitazione si caratterizza per quattro fasi edilizie, di cui le prime due rimangono piuttosto sfuggenti, laddove maggiormente leggibili sono le fasi costruttive più tarde, quando l’area indagata sembrava contraddistinta da un vano pavimentato con lastrine marmoree di reimpiego, probabilmente affacciato su un’area scoperta.
Per quanto riguarda la _domus_ meridionale, le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all'approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (pozzi e canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno cinque fasi di vita. Alla prima fase appartengono una serie di strutture murarie e pavimenti musivi anche di particolare pregio concentrate soprattutto nell'area centrale e orientale dell’abitazione.
Nel tempo l’abitazione ha conosciuto molteplici interventi di restauro e modifiche anche sostanziali della sua planimetria: fra fine del II e la metà del IV sec. d.C. la casa si articola intorno a un ampio porticato pavimentato a mosaico, su cui si affacciano una serie di ambienti. In epoca successiva il porticato, pur mantenendo la pavimentazione originaria, viene suddiviso in vani più piccoli mediante una serie di tramezzi, mentre più a ovest l’area scoperta è oggetto di un’imponente opera di ristrutturazione e rialzamento dei piani che culmina nella realizzazione di un lastricato.
A partire dalla metà del V sec. d.C., l’area centrale dell’abitazione è interessata dalla presenza di alcuni spessi livelli neri molto ricchi di materiali, di cui non è al momento precisabile la genesi: potrebbero infatti rappresentare l’esito di attività di scarico o essere riconducibili a piani di vita veri e propri. Nell'area meridionale invece si segnalano modesti interventi di sistemazione e drenaggi con anfore.
L’abbandono della _domus_ è testimoniato da sistemazioni precarie, indiziate sia da numerose buche di palo che intaccano le strutture preesistenti probabilmente già in parte spogliate sia dalla successiva operazione di asporto sistematico delle strutture murarie, che i dati preliminari relativi allo studio dei materiali situano in un orizzonte cronologico certamente posteriore al VI sec. d.C. -
en
This season’s investigations concentrated on the piece of land on the western side of the State owned property for which the excavations have a concession. This area had not been previously investigated and was recently acquired by the Archaeological Superintendency for Friuli-Venezia Giulia thus making it possible to gather more precise data regarding the plan and diachronic evolution of a _domus_ in almost its entire extension.
Work in this new extensive area identified two _domus_ within the residential complex, one to the north and the other in the south. Both lay below architectural structures relating to occupation phases, which based on the archaeology and style, can be dated to between the late Republican period and the 6th century A.D., with phases of abandonment and robbing dating to the end of the 6th century A.D.
During this campaign, the research concentrated on the southern structure without neglecting specific investigations in the westernmost sector of the north _domus_. The latter was characterised by four construction phases, the first two of which remain rather elusive where the later phases were more easily legible, when the area seemed to present a room paved with small reused marble slabs and which probably faced onto an open area.
There was a substantial amount of structural evidence for the south _domus_: walls – preserved or reconstructable from the robber trenches -, infrastructures relating to water supply or disposal (wells and channels), and floors or evidence for them – loose make ups and dumped materials. The evidence attested a complex stratigraphy representing at least five occupation phases. The first phase presented a series of walls and mosaic floors, some of high quality, mainly concentrated in the central and eastern parts of the house.
Over the course of time the house saw frequent restoration work and alterations, some of which substantial, to its plan. Between the late 2nd and the mid 4th centuries A.D., the house was arranged around a large open space with portico and a mosaic floor, onto which a series of rooms faced. Later, although the portico retained its original floor, it was divided into a series of small rooms, while to the west, the open area was radically restructured and the floor surfaces raised, culminating in the creation of a paving of stone slabs.
From the mid 5th century A.D. onwards, the central area of the house was filled by several thick black layers containing abundant archaeological material, whose origin remains to be clarified. In fact, they could be the result of dumping or be actual occupation layers. In the southern part of the house, there was evidence of minor repairs and drainage created using amphora.
The abandonment of the _domus_ was attested both by numerous post-holes, evidence of a temporary structure, cutting the earlier structures that were probably already partially robbed, and by later robbing, which the preliminary study of the materials dates to sometime after the 6th century A.D. - Summary Author
- Gaia Brugnolo - Università degli Studi di Padova
- Research Body
- Università degli Studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2016
- Summary
-
it
Le ricerche condotte durante la campagna giugno-luglio 2016 si sono concentrate sul fondo a nord-ovest dell’area demaniale in concessione e con questa confinante, mai sistematicamente indagato e recentemente acquisito dalla Soprintendenza per i beni Archeologici del Friuli-Venezia Giulia. L’intervento ha consentito di acquisire elementi relativi alla planimetria - e allo sviluppo diacronico - di un’abitazione posta a settentrione rispetto a quella indagata nel corso della scorsa campagna, verificando l’ipotesi di un’acquisizione, in epoca tardoantica, di alcuni spazi a essa pertinenti da parte dell’abitazione meridionale.
Nel settore indagato, lo scavo ha consentito di indagare le strutture relative a una _domus_ confinante con l’edificio precedentemente indagato, posto a settentrione di questo e contraddistinto da strutture architettoniche sovrapposte riferibili a momenti di utilizzo che, su base archeologica e stilistica, possono collocarsi dalla fine del I sec. a.C. sino perlomeno all’inizio del V sec. d.C., con fasi di abbandono e spoliazione delle strutture databili successivamente alla metà del V sec. d.C.
Per quanto riguarda la _domus_ settentrionale, le numerose evidenze strutturali, che consistono in setti murari - conservati o ricostruibili sulla base delle fosse di spoliazione -, in infrastrutture legate all’approvvigionamento e smaltimento dell’acqua (canalette), in stesure pavimentali o in loro indizi, quali apprestamenti a vespaio e riporti, testimoniano l’esistenza di un complesso palinsesto archeologico articolato in almeno quattro fasi di vita, concluse da un intervento di spoliazione che ha fortemente intaccato le strutture presenti. Alla fase di impianto - tra fine I sec a.C. e inizio I sec. d.C. - appartengono una serie di strutture murarie accomunate dall’identica tecnica edilizia, che delimitavano un pavimento musivo geometrico e figurato policromo probabilmente esteso a coprire l’intera area indagata (24 x 6 m). Contestualmente alle strutture murarie e alle relative stesure pavimentali venne realizzato il sistema di smaltimento delle acque, imperniato su una serie di canalette di scolo.
L’abitazione ha conosciuto alcuni modesti interventi di restauro collocati in età medioimperiale, che precedono una fase di modifiche anche sostanziali a livello di planimetrie e destinazioni d’uso, da porsi fra la fine del IV e l’inizio del V sec. d.C. Questi cambiamenti comportarono un riassetto complessivo dell’orientamento dei vani dell’abitazione, in seguito alla realizzazione di una vasta area scoperta e di un’imponente sala di rappresentanza absidata orientata in senso nord-sud e pavimentata in _opus sectile_. Il cantiere di costruzione dell’abside, posto lungo il lato settentrionale del vano e accessibile tramite un gradino, determinò dismissione ed obliterazione dell’antica pavimentazione musiva – rimasta in uso fino ad allora - e di gran parte delle strutture delle fasi precedenti, analogamente a quanto avvenne più a ovest, dove una corte scoperta lastricata si sovrappose ai resti della sistemazione pavimentale. Tale ingente intervento edilizio comportò anche un generale riassetto dell’impianto di regimazione idrica, con la costruzione di nuove condutture che si sostituirono in parte alle precedenti.
Dopo sporadici interventi che testimoniano un uso precario dell’abitazione, di difficile datazione, l’area venne pesantemente intaccata da azioni di spolio, che coinvolsero non solo le strutture murarie e le sistemazioni pavimentali, ma anche le infrastrutture di smaltimento delle acque. Queste attività hanno riguardato in maniera particolarmente invasiva il settore occidentale del saggio, completamente sconvolto a seguito della realizzazione di fosse e buche finalizzate alla ricerca e al recupero dei materiali da costruzione, in buona parte asportati.
I materiali recuperati dai riempimenti di questi scassi hanno fornito un appiglio per una collocazione nel tempo di questi interventi, riferibili a un’epoca certamente posteriore alla metà del V sec. d.C. e forse attribuibile al VI-VII sec. d.C. - Summary Author
- Gaia Brugnolo - Università degli Studi di Padova
- Research Body
- Università degli Studi di Padova
- Funding Body
- Arcus S.p.A.
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2017
- Summary
-
it
Le ricerche condotte durante la campagna di maggio-giugno 2017 si sono concentrate su due trincee di circa 50 mq l’una, aperte lungo il bordo saggio settentrionale della porzione indagata nel corso del 2016.
L’intervento ha consentito di acquisire nuovi dati sulla planimetria e sullo sviluppo diacronico di un’abitazione posta a settentrione rispetto a quella indagata nel corso della scorsa campagna, da cui era separata mediante un _ambitus_ mantenuto in funzione almeno fino al IV secolo. I due sondaggi, distanziati tra loro da una decina di metri, presentano una suddivisione cronologica del tutto simile: la durata di vita dell’impianto, nelle sue diverse fasi edilizie, è compresa tra la primissima età imperiale e la metà del V sec. d.C., cui seguono periodi di abbandono e spoliazione.
Per quanto riguarda la trincea A, nel corso dell’età augustea o primo-imperiale vennero realizzati, nella porzione settentrionale, un ambiente privato pavimentato a mosaico e, nella porzione meridionale, un’area scoperta, probabilmente connessa all’ _ambitus_ summenzionato e in cui trovavano posto un pozzetto e una canaletta per lo scarico di acque. Nelle fasi medio e tardo antiche l’impianto dell’area non sembra essere stato particolarmente modificato nell’assetto; la corte continuò a mantenere la sua fisionomia originaria, seppur con alcune modifiche planimetriche che videro il rifacimento di alcune strutture murarie, nonché la realizzazione di una scala. Lo smantellamento del quartiere e il conseguente uso precario divennero evidenti dal V sec. d.C, quando prima un piano in malta di pessima fattura e poi immondezzai e attività artigianali minori si impostarono sulla rasatura delle strutture più antiche.
Analogo quadro complessivo si ritrova nella Trincea B. L’impianto della _domus_ venne completato durante l’epoca tiberiana, quando furono ultimati gli ambienti domestici e venne pavimentato in sesquipedali padani l’ _ambitus_ tra le due _domus_. Nel corso dell’età medio-imperiale, al di sopra dell’ambiente di prima fase venne realizzato un nuovo tessellato, scarsamente conservato e risarcito in alcuni punti da stesure di malta lisciata. In epoca tardo-imperiale, l’assetto planimetrico mutò radicalmente, non solo per il rifacimento dei piani pavimentali ma anche per la creazione di nuovi setti murari che chiusero l’originario _ambitus_: venne pertanto realizzato un nuovo accesso secondario per la _domus_, che si apriva su uno spazio pavimentato in lastre di pietra. Tale sistemazione venne presto modificata con la sostituzione di parte del lastricato, con la riduzione dello spazio domestico in favore di una corte scoperta monumentale e con la realizzazione di una nuova canaletta di scolo.
A partire dal VI secolo l’area intera andò incontro ad un progressivo abbandono ed uso precario, con conseguente spoliazione delle strutture. -
en
This season’s research concentrated on two trenches c. 50 x 50 m, opened along the northern edge of the area excavated last year. New data was acquired on the plan and diachronic development of a dwelling situated north of the one investigated last year, from which it was separated by an _ambitus_ that remained in use until at least the 4th century A.D. The two trenches were about 10 m apart, and presented the same chronological divisions: the construction phases indicate the complex was occupied between the very early imperial period and the mid 5th century A.D., followed by periods of abandonment and robbing.
The archaeological evidence in trench A showed that during the course of the Augustan or very early imperial period, a private room paved with a mosaic was built in the northern part and in the southern part, there was an open area, probably linked to the _ambitus_, with a well and small drainage channel. The layout of the structures did not seem to have been greatly altered in the middle and late antique periods. The courtyard maintained its original layout, although some walls were rebuilt and a flight of steps was constructed. The dismantling of the quarter and subsequent temporary occupation became evident in the 5th century A.D., when a badly-made mortar floor was created and then middens and some small craft working activities were set up on the razing of the earliest structures.
The same overall situation was present in trench B. The structures of the _domus_ were completed during the Tiberian period, when the domestic rooms were completed and the _ambitus_ between the two _domus_ was paved in Paduan sesquipedales. During the mid imperial period, a new mosaic floor was built over the first phase room. The floor was badly-preserved and repaired in some places with smoothed mortar. In the late imperial period, the layout was radically altered, not only in relation to the floor surfaces but also by the creation of new walls that closed the original _ambitus_. This required the creation of a new secondary entrance to the _domus_, which opened onto an area paved with stone slabs. This layout was soon modified by the substitution of part of the stone floor, the reduction in the domestic space in favour of a monumental open courtyard and the construction of a new drainage channel.
From the 6th century A.D. onwards, the entire area was gradually abandoned. There was some temporary occupation and the structures were robbed out. - Research Body
- Università degli studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Nel 2018 le ricerche si sono concentrate su più settori, in parte già indagati nelle campagne precedenti.
Nella porzione settentrionale dell’area, si è potuto precisare la prosecuzione, ad est, della stanza con mosaico con medaglione con pantera, il cui accesso era marcato da una soglia musiva. Essa venne poi pavimentata in mattoni, prima della definitiva obliterazione connessa con la costruzione dell’abside tardoantica.
Sulla natura dello spazio di rispetto tra le domus, il procedere dello scavo ha messo in luce la prosecuzione occidentale di quello che nel 2017 era stato interpretato come ambitus tra due unità abitative. Alla luce di una più dettagliata analisi, questo spazio parrebbe più adeguatamente interpretabile come corridoio interno ad una abitazione, che ad ovest si apriva su uno spazio scoperto. Nel settore sono state inoltre individuate attestazioni di una fase precedente all’impianto dell’abitazione, con piani riferibili ad attività produttive, ma forse connesse in qualche modo con l’impianto delle abitazioni stesse. Tale sistemazione andò incontro a numerosi interventi nel corso dei secoli. Per il corridoio, il più sostanziale intervento, effettuato in età tardoantica, condusse alla messa in opera di due grandi pavimentazioni in cementizio, mentre a ovest, venne ripavimentata l’area scoperta in lastre di arenaria.
Nella porzione centrale, lo scavo mirato delle evidenze in parte già indagate ha permesso di chiarire l’assetto planimetrico della casa nella sua prima fase di vita. Seppure non di grandi dimensioni, l’abitazione è caratterizzata da una divisione funzionale degli spazi, con ambienti di servizio, spazi “privati” e aree scoperte. L’organizzazione delle infrastrutture idriche garantiva un ottimale afflusso di acqua potabile e deflusso delle acque nere. Dai pochi piani pavimentali conservati è possibile cogliere una preferenza per l’impiego del materiale fittile, se non addirittura per semplici battuti. L’analisi stratigrafica ha inoltre dimostrato che la casa iniziò a subire variazioni planimetriche di piccole entità già nel giro di una o due generazioni.
Nella porzione meridionale del saggio, le evidenze individuate, seppur di difficile lettura a causa degli scassi, sembrano indicare che questo settore del quartiere residenziale fosse destinato a vicolo di passaggio ed accesso alle diverse unità abitative, attraversato da un tratto del sistema fognario. È possibile che lo spazio mantenne tale funzione dal momento dell’impianto del quartiere fino all’abbandono delle case in epoca tardo-antica.
Nel settore meridionale dell’insula, è stato possibile mettere in luce i resti di una serie di strutture distribuite su tre macro-fasi edilizie, che riprendono la scansione cronologica registrata nel Saggio principale. La prima edificazione si riconduce alla fine del I sec. a.C., cui sono riferibili le sottofondazioni di un muro orientato nord-sud. Dalla metà del I secolo d.C., se non dopo, l’area subì un rifacimento generale, finalizzato alla realizzazione di un esteso ambiente riscaldato. La sua distruzione si documenta al principio del V secolo d.C., quando si datano alcuni lacerti di cocciopesto lisciato, pesantemente danneggiati dagli scassi successivi e dalle arature. A meridione, nell’area gravitante sull’antico asse stradale, si è rivenuta una stesura di malta e dei blocchi allineati in senso est-ovest, probabilmente riferibili alla crepidine e al marciapiede -
en
This season the investigations returned to several sectors previously excavated areas.
In the northern sector of the area, it was possible to document the continuation of the room with the mosaic with a panther in a medallion, whose entrance was marked by a mosaic threshold. It was later paved in brick, prior to the final obliteration associated with the construction of the late antique apse.
In the buffer zone between the _domus_, the excavations revealed the western continuation of what in 2017 was interpreted as the _ambitus_ between the two houses. A more detailed analysis of this space suggests it was more probably a corridor inside one of the houses, which opened west onto an open space. In this sector, there was also evidence for an earlier phase pre-dating the dwelling, with surfaces attributable to production activities, but perhaps connected in some way with the construction of the houses themselves. The structures underwent numerous alterations over the centuries. The most substantial intervention, for the corridor, took place in the late antique period and involved the creation of two large cement floors, while to the west, the open area was repaved with sandstone slabs.
In the central part, the continuation of the excavation continued clarified the plan of the house in its first phase. Although small, the house was characterised by a functional division of the spaces, with service rooms, “private” spaces, and open areas. The organisation of the water supply system guaranteed a good flow of drinkable water and the drainage of wastewater. The few floor surfaces that survive suggest a preference for the use of terracotta materials, if not for simple beaten earth floors. The stratigraphy showed that the house already underwent small changes in its plan within one or two generations.
In the southern part of the trench, although the evidence was difficult to read due to trenching, it seemed that this sector of the residential quarter was occupied by a lane and access to the various houses, crossed by a section of the sewer system. It is possible that the space maintained this function from the moment of the quarter’s construction until the houses were abandoned in the late antique period.
In the southern part of the _insula_, the remains of a series of structures were uncovered relating to three macro construction phases that follow the same chronology as that documented in the main trench. The first building dated to the late 1st century B.C. and was represented by the sub-foundations of a north-south wall. From the second half of the 1st century A.D., if not later, the area underwent general alterations, related to the creation of a large heated room. It was demolished in the early 5th century A.D., as attested by patches of smoothed _opus_ _signinum_, heavily damaged by subsequent excavation and ploughing. To the south, in the area facing onto the ancient road, a surface of mortar and blocks aligned east-west came to light, probably part of the kerb and sidewalk. - Summary Author
- Luca Scalco - Università di Padova
- Research Body
- Università degli studi di Padova
Media
- Name
- Aquileia, Casa delle Bestie ferite
- Year
- 2019
- Summary
-
it
La campagna del 2019 presso il sito della Casa delle Bestie ferite, condotta dall’equipe dell’Università degli studi di Padova diretta da Monica Salvadori e finanziata dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Ateneo patavino e dalla Fondazione Aquileia, ha avuto luogo tra l’8 e 20 luglio. L’intervento ha approfondito l’indagine stratigrafica in aree già aperte nel corso delle precedenti campagne, con lo scopo di definire con maggior precisione le fasi d’uso più antiche di alcuni settori e di precisare il contesto urbanistico dei complessi residenziali. Sono stati pertanto indagati diversi settori, per un’estensione tuttavia ridotta, di circa 50 mq complessivi: il primo di essi è collocato al confine del terreno in concessione, in un’area solo liberata dagli interri moderni nel corso del 2018 e teoricamente coincidente con la strada e le prime strutture dell’insula; il secondo e il terzo sono invece situati all’interno del saggio di scavo principale, in punti diversi di una delle domus altoimperiali.
Lo scavo nella porzione che si pensava interessata dall’antico decumano, dal marciapiede e dalle prime strutture dell’edificato (Trincea E, Sondaggio F) ha portato alla luce stratigrafie databili tra l’età augustea-inizio I secolo d.C. e l’età tardoantica, pesantemente danneggiate da scassi areali e di difficile lettura, poiché quasi interamente immerse nella falda acquifera. La distribuzione delle evidenze definisce una tripartizione dell’area, coerente con la destinazione funzionale ipotizzata. Essa è mantenuta nel tempo: se più interventi edilizi scandiscono l’intero arco cronologico, si documenta intorno al III secolo d.C., se non oltre, una radicale risistemazione del settore. L’abbandono dell’area è fissato da un _terminus post quem_ alla seconda metà del V secolo d.C., ma non è stato possibile precisarlo ulteriormente.
All’interno di una delle _domus_ imperiali, nei settori 1 e 4 già indagati nel corso delle precedenti campagne, le indagini hanno riguardato stratigrafie riferibili alla fase di impianto e alla loro risistemazione medio imperiale. Nel primo settore si è individuata una vasca in elementi litici, indizio di una probabile destinazione ad area scoperta dell’area: la sua realizzazione è inquadrabile a partire dalla metà del I sec. d.C., mentre la defunzionalizzazione è ascrivibile almeno al II sec. d.C. Nel secondo si è portato in luce un vano interpretato come un possibile praefurnium databile intorno al III sec. d.C. e in uso almeno fino alla prima metà del V sec. d.C. -
en
The 2019 campaign on the site of the House of the Wounded Beasts carried out by Padova University continued excavation in areas opened during previous years. The aim was to define further the earliest occupation phases in some sectors and the urban context of the residential complexes. Therefore, a number of sectors were chosen for a limited extension covering a total of 50 m2. The first was situated at the edge of the excavation area, in a zone that had only been cleared of modern accumulations in 2018 and in theory coincided with the road and first structures of the _insula_. The second and third sectors were positioned within the main excavation trench, at different points in one of the early imperial _domus_.
The excavation of the area that the sidewalk and the first structures suggested was occupied by the ancient _decumanus_ (trench E, _sondage_ F) revealed a stratigraphy datable to between the Augustan period/early 1st century A.D. and late antiquity. It was badly damaged by digging and difficult to interpret, as almost completely flooded by the water-table. The distribution of the remains showed the area to be divided into three zones, coherent with the suggested function. It remained thus through time: several building interventions took place throughout its chronology, and in about the 3rd century A.D., if not later, there was a radical reorganisation of the sector. The abandonment of the area is fixed by a _terminus_ _post_ _quem_ to within the second half of the 5th century A.D., but it is not possible to be any more precise.
In sectors 1 and 4, investigated during previous campaigns, the excavation inside one of the imperial _domus_ examined stratigraphies relating to the first construction phase and the restructuring that took place in the middle imperial period. In the first sector, a vat/pool made of stone elements was discovered that suggests the presence of an open-air area in this zone. Its creation can be dated to the mid 1st century A.D. onwards, while it was in use until at least the 2nd century A.D. In the second sector, a space was uncovered that was possibly a _praefurnium_ datable to around the 3rd century A.D. and in use until at least the first half of the 5th century A.D. - Research Body
- Università degli studi di Padova
Media
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Bonetto et al. 2006J. Bonetto, F. Ghedini, P. Mauriello, A. Menin, M. Novello, M. Salvadori, 2006, Aquileia. Il progetto di indagine della Casa delle Bestie ferite (Aquileia, UD), in AquilNost 77: 322-326.
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