- Item
- AIAC_1206
- Name
- Fondo Giuliano
- Date Range
- 380 – 900
- 550 BC – 470 BC
- 350 BC – 250 BC
Seasons
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AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2000In località Fondo Giuliano, a NE dell’abitato di Vaste, a partire dal 1991 sono state effettuate ricerche archeologiche che hanno portato alla luce un complesso paleocristiano comprendente un edificio di culto con diverse fasi costruttive ed una vasta area di necropoli. La realizzazione della prima chiesa è collocabile alla fine del IV sec. d.C.: essa ha pianta cruciforme, con piccola abside; i muri sono costruiti con blocchi di calcare su fondazioni a piccole pietre legate da terreno argilloso (bolo); la copertura doveva essere a capriate lignee con tetto di tegole. Nell’area circostante è presente un’estesa necropoli rupestre, in fase con questo edificio. Le indagini stratigrafiche hanno avuto per oggetto il nucleo principale, situato alle spalle dell’edificio e comprendente circa 130 tombe. Le tombe sono scavate nel banco calcareo, all'interno di una cavità artificiale ricavata nel costone roccioso in maniera simile alle catacombe. Le fosse erano coperte con lastroni piani o a doppio spiovente con acroteri ai quattro angoli; nella maggior parte dei casi comprendevano sepolture polisome. In associazione con le deposizioni si sono rinvenuti vasi in vetro (brocchette, bicchieri, coppe/lucerne), lucerne nordafricane e brocche, monete, oggetti di ornamento personale ed utensili da toletta. Nella necropoli la presenza di un’area di cottura, con mensa e focolare, di pentole e di resti archeozoologici documenta il rito del _refrigerium¬_, attestato anche da coppelle in malta poste sulle coperture delle tombe. L’insieme dei dati archeologici ed i confronti con strutture simili consentono di riconoscere nell’edificio un _martyrium_, ossia un monumento dedicato al culto delle reliquie. Dopo la sua distruzione, collegabile agli eventi della guerra greco-gotica (535-553), nella seconda metà del VI secolo fu innalzata una seconda chiesa, la maggiore per dimensioni. Essa presenta un impianto a tre navate separate da file di pilastri, con grande abside centrale e piccolo nartece. Le strutture murarie sono realizzate con blocchi di varia pezzatura legati da malta e pietre; il piano pavimentale, conservatosi soltanto nelle navate laterali, era costituito da terra e calcare pressato. Nei crolli e su alcuni blocchi dell’alzato si conservano lacerti del rivestimento ad intonaco con figure di santi; su un frammento, in particolare, si riconosce l’immagine della Theotokos. Il tetto di tegole poggiava su capriate lignee con un sistema a doppio spiovente sulla navata centrale. In epoca altomedievale (VIII-IX secolo), viene realizzata una nuova chiesa, di piccole dimensioni. Della fase precedente viene conservata l’abside e sull’allineamento dei pilastri sono realizzati i muri perimetrali. All’interno della navata vengono ricavate quattro campate su ciascun lato con setti trasversali su cui si impostavano piccole volte, raccordate alla copertura a botte della navata centrale. Il pavimento era realizzato con lastrine regolari di calcare e con malta.
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AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2006La campagna di scavo 2006 ha interessato in particolare due aree del complesso archeologico paleocristiano: la prima (A) corrisponde alla fascia di terreno compresa tra la chiesa di seconda fase (VI sec. d.C.) e la cava in parte scavata nel 2003; la seconda (B) è ubicata in corrispondenza dell’ingresso alla necropoli. Nella zona A, è stato rimosso il livello di superficie per mettere in luce lo strato relativo alla frequentazione dell’area esterna alla chiesa. In questo livello sono stati evidenziati alcuni lembi di roccia affiorante, sulla quale appaiono impostati direttamente gli strati relativi alla chiesa. Di questi ultimi restano evidenti tracce del crollo della struttura perimetrale, pietre e tegole, insieme a pochi frammenti ceramici. Alcuni di essi, però, sono materiali residuali, riferibili alle fasi precedenti l’impianto degli edifici ecclesiali (frammenti di ceramica a fasce arcaica e una fibula di bronzo). Nella zona B è stata indagata la parte di terreno al di là della soglia di ingresso alle tombe. All’inizio è stata intercettata una buca di spoliazione, il cui riempimento era costituito da pietre, lastre tombali, frammenti ceramici e vitrei, fauna e carboncini. Davanti alla soglia, al di sotto di uno strato di accumulo, si è intercettato un battuto di tufina, riferibile ad una delle fasi di frequentazione della necropoli, che copriva un altro piano di calpestio di età precedente, analogo al superiore, che a sua volta copriva direttamente una lastra di una tomba, riferibile ad una sepoltura infantile. Nell’area della soglia, ad una quota inferiore ad essa, è stato intercettato un altro blocco, interpretabile come soglia di un precedente ingresso alla necropoli. Probabilmente man mano che la costruzione delle tombe procedeva e si estendeva verso l’interno della grotta, s’innalzò il piano dei battuti pavimentali e si costruì il nuovo ingresso all’area cimiteriale. Accanto alla tomba ne è stata individuata un’altra, sempre appartenente ad un bambino, che presentava il lastrone di copertura sigillato con un cordolo di malta e con una piccola conca, forse relativa al refrigerium. In nessuna delle due sepolture è stato rinvenuto alcun elemento di corredo.
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AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2012Nel mese di giugno 2012, su concessione ministeriale, è stata condotta una breve campagna di scavo nella località Fondo Giuliano, a NE dell’abitato di Vaste, dove precedenti indagini archeologiche avevano riportato alla luce un complesso di culto paleocristiano con fasi di uso comprese tra la fine del IV ed il IX secolo. Il recente intervento ha interessato un settore della prima chiesa interpretata come _martyrion_. Allo scopo di verificare la presenza di un altare, nella zona ad ovest dell’abside è stato realizzato un saggio stratigrafico di m 4 x 4. E’ stato messo in luce uno strato di crollo costituito da terreno bruno-arancio, con pietre e laterizi, nel quale è stata recuperata una moneta in bronzo riferibile al periodo di frequentazione dell’edificio di culto. Inoltre erano presenti numerosi frammenti di intonaco ed un manufatto lapideo in pietra leccese finemente lavorato. Esso è certamente pertinente alla transenna che delimitava la zona dell’altare e della quale sono stati recuperati nei precedenti scavi numerosi elementi. Il crollo del _martyrion_ appare rimaneggiato nel VI secolo a causa degli interventi per la costruzione della nuova chiesa. Nella parte settentrionale del saggio è stata messa in luce una sistemazione di pietre, che si lega ad una piccola struttura a pianta quadrangolare. Questa è interpretabile come uno dei pilastri che, collegati dalla transenna, delimitavano l’area antistante l’abside. Sul lato opposto, infatti, sono visibili le tracce dell’imposta di un secondo pilastro. Sono emersi lembi del pavimento della prima chiesa, realizzato con strati di tufina pressata che indicano vari rifacimenti per innalzare il piano di calpestio; in alcuni punti sono impiegate lastre in calcare, con faccia superiore lisciata. Il pavimento sembra interrompersi in corrispondenza di un piccolo allineamento di pietre. Questa piccola struttura potrebbe essere interpretata come un gradino per l’accesso alla zona presbiteriale, collocata ad un livello più alto. L’indagine archeologica condotta, pur nella limitata estensione, ha permesso di aggiungere elementi utili alla definizione delle caratteristiche dell’edificio di prima fase. Il saggio non ha evidenziato la presenza di alcuna struttura riferibile ad altare, che poteva essere costituito da un manufatto litico o ligneo.
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AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2013Nei mesi di novembre e dicembre 2013, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione nella località di Fondo Giuliano, ubicata a NE dell’abitato di Vaste, dove le ricerche archeologiche avviate nel 1991 hanno portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo) e con resti riferibili ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). L’intervento ha interessato un’area di circa 110 m2, ubicata presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le precedenti indagini avevano rivelato la presenza di tagli di cava e di una fornace per laterizi risalenti ad epoca arcaica, di carreggiate di età medievale e di alcune tombe appartenenti alla necropoli paleocristiana. La rimozione dello strato di accumulo superficiale ha consentito di mettere in luce il banco di roccia, affiorante su quasi tutta l’area oggetto dell’indagine. Tuttavia è stato ugualmente possibile riconoscere elementi riferibili alle diverse fasi di frequentazione dell’area. Ad età moderna e contemporanea appartengono i profondi segni di aratura che si riconoscono soprattutto nella porzione occidentale dell’area indagata, mentre ad epoca medievale si riferisce una coppia di carraie messe in luce per una lunghezza complessiva di circa 10 m. Cinque fosse di forma rettangolare, scavate nella roccia con orientamento NNO/SSE, sono riferibili alla necropoli paleocristiana legata al _martyrium_, il più antico degli edifici religiosi messi in luce nell’area. Delle tombe, in realtà, si conserva solo il fondo, ad eccezione della n. 3. All’interno di questa sono stati distinti due livelli di riempimento, con resti osteologici estremamente frammentati, riferibili ad almeno due individui. Il riempimento ha restituito anche alcuni frammenti ceramici databili fra il V e il VI sec. d.C. La tomba è lunga m 1,60, larga m 0,55 ed ha una profondità di ca. m 0,30; presso il lato settentrionale, è presente un “cuscino”, parte della roccia risparmiata per poggiare il capo dell’inumato. Sul lato Ovest dell’area di scavo sono stati messi in luce altri tagli riferibili alla cava messapica del IV-III sec. a.C. per l’estrazione di blocchi destinati alla costruzione delle fortificazioni. Infine, lungo la fascia meridionale, è stata individuata la parte superiore degli scarichi che si appoggiano al fronte di cava del VI-V sec. a.C.. In conclusione, l’intervento realizzato ha contribuito ad acquisire nuove informazioni riferibili sia all’estensione della necropoli paleocristiana, sia alle fasi di utilizzo della cava ed al suo momento di abbandono. La cava fu impiantata in epoca arcaica ed il suo sfruttamento si protrasse fino ad età ellenistica: ciò è confermato, oltre che dalle sequenze e dalle relazioni stratigrafiche, dallo studio analitico effettuato sui moduli dei blocchi cavati, ben riconoscibili nei solchi conservatisi sulla superficie e sulle pareti del banco roccioso. -
AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2014Nel mese di ottobre 2014, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione ministeriale nella località di Fondo Giuliano, presso l’abitato di Vaste. Precedenti ricerche archeologiche, avviate nel 1991, avevano portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo), con elementi riferibili anche ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). Le ricerche si sono concentrate in due settori: il primo presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le indagini degli anni scorsi avevano rilevato la presenza di una cava e di una fornace messapica, il secondo ad ovest delle chiese in corrispondenza di una grotta scavata nel banco di roccia. I. _Area della cava_. Al di sotto dello strato di accumulo superficiale, si è messo in luce il banco di roccia. Sono state identificate nuove tracce relative all’attività estrattiva messapica, databile tra il IV ed il III sec. a.C. sulla base del modulo dei blocchi destinati all’estrazione, corrispondenti a quelli impiegati nelle fortificazioni dell’insediamento. Lo scavo ha inoltre permesso di seguire la prosecuzione verso nord di una strada medievale, già rinvenuta negli anni passati, segnata da profonde carraie. Una di esse intercetta una tomba a fossa (US 2205), scavata nel banco di roccia, priva di elementi della deposizione. Un'altra sepoltura è stata rinvenuta a pochi metri di distanza. Al suo interno erano presenti resti antropologici notevolmente rimaneggiati (US 2203) con alcuni elementi del corredo: frammenti di due armille in bronzo ed un vago in vetro. Sulla base della posizione e del confronto con le altre tombe presenti nelle vicinanze, entrambe le sepolture possono essere attribuite alla necropoli paleocristiana di V-VI secolo. Esse hanno forma rettangolare a sezione trapezoidale con pareti rastremate in alto e piccolo cuscino ricavato all’estremità ovest. II. _Area della grotta_. La grotta (US 2300) è ubicata a circa 18 m ad ovest rispetto all’ingresso del _martyrium_ di V-VI secolo. L’ambiente è scavato nel banco di roccia calcareo, con apertura rivolta verso l’edificio di culto. Inizialmente sono stati messi in luce alcuni grandi massi crollati dalla volta della cavità; inoltre, in corrispondenza dell’attuale ingresso, si è evidenziato un muro costituito da un filare di grandi pietre informi, posizionate in modo da delimitare l’accesso alla grotta (US 2309). È ipotizzabile che questa struttura a secco, realizzata in tempi moderni con pietre recuperate nelle vicinanze, sia servita a chiudere lo spazio interno destinandolo a ricovero di animali ed attrezzi agricoli. Su uno dei massi è incisa una croce. Dopo aver liberato la cavità dai livelli di accumulo moderno, si è messo in luce uno strato di tufo sbriciolato e compatto, a contatto con il piano di roccia. Quest’ultimo risulta profondamente segnato da attività di estrazione di piccoli blocchi di pietra calcarea, il cui modulo è riconducibile alle tecniche edilizie comuni tra XVII e XIX secolo. Tuttavia, è stato anche possibile riconoscere le tracce di alcune tombe ricavate nel banco di calcarenite. Esse sono appena leggibili, poiché la cava ne ha comportato la quasi completa distruzione. Alle sepolture vanno riferiti pochi resti osteologici ed alcuni frammenti di lucerne nordafricane recuperati nel terreno di accumulo superficiale. In origine l’ingresso alla grotta doveva trovarsi più avanzato verso est, come indica la presenza di un varco nella roccia, definito da una soglia in pietra. In epoca paleocristiana, dunque, la cavità fu destinata ad accogliere un nucleo di sepolture, in maniera speculare alla situazione riscontrata nel settore posto alle spalle dell’abside. Numerose croci incise sulle pareti costituiscono un ulteriore indizio della frequentazione connessa al _martyrium_. -
AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2016La campagna di scavi, su concessione ministeriale, è stata condotta nell’arco di tre settimane ed ha visto la partecipazione di ricercatori e studenti dell’Università del Salento. L’indagine ha interessato due settori. _Area Nord_ La rimozione dell’accumulo agricolo ha permesso di riportare alla luce il piano di roccia. Gran parte della superficie è interessata da carreggiate, relative a percorsi già identificati in precedenza, collegati allo sfruttamento del banco calcareo in età moderna. Nella parte più occidentale è stato riconosciuto un fronte della cava del VI-V sec. a.C.: si conservano due blocchi e dall’accumulo proviene un fr. di ceramica a vernice nera tardoarcaica. Nella zona centrale sono state intercettate tre tombe orientate E-O relative al cimitero del V-VI sec. d.C. La tomba 1 (1,84x0,60x0,45 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità e cuscino a O. Il riempimento è costituito da terreno compatto marrone-rossiccio, con schegge di pietra e resti malacologici. All’estremità orientale era una concentrazione di ossa lunghe, alcune delle quali in connessione. I resti sono riferibili ad almeno 5 individui adulti; inoltre sono stati recuperati alcuni oggetti di corredo: uno spillone e due anelli in bronzo, un vago in pasta vitrea. La tomba 2 (1,95x0,60x0,10 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità. Il riempimento è costituito da terreno molto compatto marrone-rossiccio, misto a fr. calcarei, con numerose ossa pertinenti sia ad adulti che a sub-adulti. Nella tomba 3 (1,75 x 0,60 x 0,25 m) alcuni resti scheletrici si sono conservati in connessione a ridosso del margine N. _Saggio Sud_ L’esplorazione dell’area a sud delle chiese è stata avviata con gli obiettivi di definire l’articolazione topografica e funzionale degli spazi adiacenti all’impianto paleocristiano e di accertare eventuali presenze relative alle fasi preromane. Al di sotto del terreno agricolo è stata intercettata, nell’angolo N, una struttura (US 2349) con orientamento NE-SO; ad essa appare associato un livello di frequentazione (US 2338) con materiale ceramico di epoca tardo-romana (tegole, fr. di vetro ed una moneta di bronzo del V sec. d.C.). E’ stato rinvenuto anche un fr. di _skyphos_ a vernice nera. Al di sotto della US 2338 è stato identificato uno strato calcareo giallo-bruno (US 2341), presente su tutta l’area; esso contiene materiale di epoca tardo-romana, ma anche una fibula arcaica. Sulla sua superficie si è messa in evidenza una traccia di terreno scuro (US 2339-2340), con andamento rettilineo N-S, larga 60 cm ca., che prosegue oltre i limiti del saggio: appare riferibile all’asportazione di un muro collegato alla prima chiesa (IV-VI secolo), le cui strutture sono realizzate con grandi blocchi. Nella parte meridionale del saggio è stato evidenziato l’angolo di un edificio, i cui muri proseguono oltre le sezioni. Essi sono realizzati con pietre irregolari a secco e sembrano delimitare un ambiente. Sono stati scavati due livelli di distruzione: il primo di terreno morbido, bruno-arancio, con fr. ceramici tardo-romani, manufatti in pietra e resti di fauna; il secondo di terreno morbido, bruno scuro, con pochi fr. ceramici e di vetro. Entrambi i contesti hanno restituito elementi della fase messapica. L’asportazione della US 2341 ha consentito di mettere in luce sul lato occidentale del saggio un battuto pavimentale in calcare molto compatto, tagliato dal ghost wall 2339. Al momento non è possibile stabilire con certezza la cronologia degli elementi riportati alla luce. Il battuto pavimentale deve essere associato ad una struttura a blocchi completamente asportata e forse legata al primo edificio di culto; più problematica la datazione dell’ambiente nell’angolo sud-est le cui caratteristiche potrebbero consentire di riferirla ad età messapica. -
AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2018Nel mese di ottobre 2018, nell’area del complesso paleocristiano di Vaste, si è svolta una breve campagna di scavo in regime di Concessione Ministeriale. I lavori sono stati condotti in continuità con le indagini del 2016, quando, nella zona a sud-ovest della chiesa a tre navate, edificata poco dopo la metà del VI sec. d.C., era stato aperto un saggio di m 5x5, a breve distanza dall’angolo sud-ovest del nartece. A ca. 1,25 m dal piano di campagna fu intercettato l’angolo di un edificio; non fu possibile determinarne la funzione, né definirne l’esatta cronologia. Nella campagna del 2018 le indagini hanno avuto come obiettivo quello di continuare a mettere in luce la struttura cercando di definirne pianta, tipologia e datazione. Il saggio del 2016 è stato ampliato ad est e sud, raggiungendo una superficie di 74 mq. Un potente strato di accumulo agricolo moderno, al di sopra dei livelli archeologici, è stato rimosso con l’ausilio di una ruspa. Il primo livello di accumulo antico (2360) ha restituito reperti databili tra l’età tardoromana ed il periodo altomedievale (sigillata africana, ceramica da fuoco, vetri, laterizi, resti faunistici). Al di sotto di esso è stata messa in luce la prosecuzione della struttura muraria già emersa; inoltre, è stato intercettato un livello di distruzione argilloso, di colore giallino-biancastro (2361), che conteneva materiali databili ad età tardoromana; da esso proviene anche una moneta di bronzo. Lo strato 2361 copriva una spessa gettata di terreno, ricca di manufatti, distribuita in un’area circolare all’interno dei setti murari ed interpretata come livellamento (2362); comprende terreno misto a piccole pietre e calcare sbriciolato, con frammenti di malta, tegole, vetri e frammenti ceramici del V-VI sec. d.C. Lo strato ha restituito anche un fr. di manufatto lapideo, in pietra leccese, pertinente alle transenne o alle grate delle finestre delle chiese. L’US 2362 copre un altro strato di livellamento (2363), molto più spesso, composto da terreno argilloso di colore bruno-arancio, di consistenza morbida, contenente frammenti ceramici misti a ossa animali e antracoresti. Sono state rinvenute anche 3 monete tardoromane in bronzo, ed un anello, anch’esso in bronzo. Per quanto concerne l’edificio, il muro settentrionale (2345), è ora documentato per una lunghezza di 6,60 m, mentre quello ovest (2346) per 5,40 m; entrambi presentano doppio filare di pietre, più grosse sul filo esterno, ed hanno uno spessore totale compreso tra 60 e 70 cm. Il filo interno è in gran parte coperto da uno strato di crollo (2364). Pur nell’impossibilità di identificare i limiti della costruzione, è possibile affermare che i setti murari delimitano un ambiente di grandi dimensioni, probabilmente connesso alla chiesa di II fase, alla quale sembra accostabile sia sulla base della tecnica di costruzione che per i reperti associati. In realtà gli elementi diagnostici per la cronologia sono modesti, in assenza dei livelli di frequentazione. Frammenti di Sigillata Africana D e di anfore Late Roman I e II suggeriscono una datazione tra V e VI sec. d.C., comunque non posteriore al VII secolo. Sulla funzione, a causa della limitatezza dell’indagine, si possono avanzare varie ipotesi: un altro edificio di culto, un battistero, un vano di servizio. -
AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2019Nell’autunno del 2019 è stata svolta la campagna annuale di ricerche in regime di concessione ministeriale. Sono proseguite le indagini a sud-ovest della chiesa paleocristiana, dove fin dal 2016 è stato avviato lo scavo di un saggio volto a valutare la presenza di altri elementi relativi all’occupazione dell’area. Poiché in precedenza era stato identificato l’angolo nord-occidentale di un edificio con orientamento omogeneo alla chiesa di II fase, si è stabilito di ampliare il saggio in direzione est al fine di definire l’estensione della struttura. Il muro perimetrale nord (2345), coperto dall’accumulo 2370, è risultato conservato per tutta la lunghezza del saggio (9 m ca.); inoltre, la lettura della sezione in parete consente di affermare che esso prosegue oltre l’attuale limite di scavo. All’interno dell’edificio l’accumulo 2370 copre uno strato di livellamento con andamento in pendenza verso ovest (2371=2361); esso ha colore giallognolo e composizione tufacea, con presenza di numerosi frammenti di tegole, vetri, ceramica e ossa di animali. A sua volta, nella porzione orientale, esso copre un altro strato di livellamento (2373), di color arancio e composizione argillosa, con ricca presenza di carboncini. Al centro dell’ambiente esso copre una sequenza stratigrafica che include un’area di terreno bruciato con pietre (2374), due chiazze cinerose (2375, 2376), una sistemazione di tegole in piano (2380) e, leggermente discosta, una buca a pianta circolare (2377, riempimento 2378). Gli elementi elencati si riferiscono ad un piano di frequentazione (2379) costituito da terreno bruno-rosso, compatto, a matrice argillosa, con focolare. La buca risulta in fase con il focolare e dal suo riempimento provengono frammenti di ceramica da fuoco e resti faunistici associati a cenere. A nord del muro 2345, nell’area esterna all’edificio da esso delimitata, si è riconosciuto un altro strato di accumulo, diverso per composizione da quello soprastante (maggiore concentrazione di laterizi e pietre). Nel settore più occidentale del saggio sono proseguite le indagini in corrispondenza di una traccia rettilinea di colore scuro già interpretata come ghost-wall relativo all’asportazione di una struttura a blocchi. In sostanza la trincea 2383 taglia uno strato di accumulo (2382) di colore bruno chiaro; il riempimento è costituito da terreno bruno scuro, con pietrame (2384). Al di sotto dell’accumulo e della trincea con il suo riempimento si è messo in luce un livello di frequentazione (2385=2344=2346) in continuità con quello già indagato in precedenza e in fase con la struttura 2364-2345. Al termine delle operazioni di scavo si è proceduto alla copertura dell’area, con TNT e terreno (ca. 20 cm) e si è messa in opera una recinzione (altezza 1,20 m). In conclusione, la campagna di scavo ha permesso di stabilire che nell’area a sud-ovest degli edifici ecclesiastici, nell’ambito della fase di vita della II chiesa (seconda metà del VI-VII sec. a.C.) si sviluppa un’occupazione di tipo abitativo e/o di servizio: un grande vano contiene elementi destinati all’accensione di fuochi, funzionali alla preparazione ed alla cottura di cibi. A ovest dello stesso ambiente, probabilmente in seguito al suo abbandono venne realizzata una trincea la cui funzione appare ora quella di canale di scolo delle acque meteoriche.
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2000
- Summary
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it
In località Fondo Giuliano, a NE dell’abitato di Vaste, a partire dal 1991 sono state effettuate ricerche archeologiche che hanno portato alla luce un complesso paleocristiano comprendente un edificio di culto con diverse fasi costruttive ed una vasta area di necropoli.
La realizzazione della prima chiesa è collocabile alla fine del IV sec. d.C.: essa ha pianta cruciforme, con piccola abside; i muri sono costruiti con blocchi di calcare su fondazioni a piccole pietre legate da terreno argilloso (bolo); la copertura doveva essere a capriate lignee con tetto di tegole.
Nell’area circostante è presente un’estesa necropoli rupestre, in fase con questo edificio. Le indagini stratigrafiche hanno avuto per oggetto il nucleo principale, situato alle spalle dell’edificio e comprendente circa 130 tombe. Le tombe sono scavate nel banco calcareo, all'interno di una cavità artificiale ricavata nel costone roccioso in maniera simile alle catacombe. Le fosse erano coperte con lastroni piani o a doppio spiovente con acroteri ai quattro angoli; nella maggior parte dei casi comprendevano sepolture polisome. In associazione con le deposizioni si sono rinvenuti vasi in vetro (brocchette, bicchieri, coppe/lucerne), lucerne nordafricane e brocche, monete, oggetti di ornamento personale ed utensili da toletta. Nella necropoli la presenza di un’area di cottura, con mensa e focolare, di pentole e di resti archeozoologici documenta il rito del _refrigerium¬_, attestato anche da coppelle in malta poste sulle coperture delle tombe.
L’insieme dei dati archeologici ed i confronti con strutture simili consentono di riconoscere nell’edificio un _martyrium_, ossia un monumento dedicato al culto delle reliquie. Dopo la sua distruzione, collegabile agli eventi della guerra greco-gotica (535-553), nella seconda metà del VI secolo fu innalzata una seconda chiesa, la maggiore per dimensioni. Essa presenta un impianto a tre navate separate da file di pilastri, con grande abside centrale e piccolo nartece. Le strutture murarie sono realizzate con blocchi di varia pezzatura legati da malta e pietre; il piano pavimentale, conservatosi soltanto nelle navate laterali, era costituito da terra e calcare pressato. Nei crolli e su alcuni blocchi dell’alzato si conservano lacerti del rivestimento ad intonaco con figure di santi; su un frammento, in particolare, si riconosce l’immagine della Theotokos. Il tetto di tegole poggiava su capriate lignee con un sistema a doppio spiovente sulla navata centrale.
In epoca altomedievale (VIII-IX secolo), viene realizzata una nuova chiesa, di piccole dimensioni. Della fase precedente viene conservata l’abside e sull’allineamento dei pilastri sono realizzati i muri perimetrali. All’interno della navata vengono ricavate quattro campate su ciascun lato con setti trasversali su cui si impostavano piccole volte, raccordate alla copertura a botte della navata centrale. Il pavimento era realizzato con lastrine regolari di calcare e con malta. -
en
Excavations have been taking place in the locality of Fondo Giuliano, north-east of Vaste, since 1991. The investigations have uncovered an early Christian complex comprising a cult building with several construction phases and a vast cemetery area.
The construction of the first church can be dated to the end of the 4th century A.D. It had a cruciform plan with a small apse and was built of limestone blocks on foundations of small stones bonded with clay soil (bolo). The roof was probably made of timber trusses with a tile covering.
An extensive rock-cut necropolis, in phase with the church, is present in the surrounding area. The excavations concentrated on the main nucleus, situated behind the church and comprising 130 tombs. These were cut into the limestone bedrock, inside an artificial cavity, similar to a catacomb, excavated in the rocky ridge. The graves had either a flat covering of stone slabs or a pitched covering with _acroteria_ at the four corners; most of them contained multiple burials. The tombs contained grave goods such as glass vessels (jugs, glasses, cups/lamps), North African/ARS lamps and jugs, coins, objects of personal ornament and toiletry utensils. The presence in the necropolis of a cooking area, with a table and hearth, cooking pots and faunal remains indicates that the _refrigerium_ ritual was in use here, as do the cup marks in the mortar on the grave covers.
The archaeological data and comparisons with similar structures identify the building as a _martyrium_ that is a monument dedicated to the cult of relics. Following its destruction, which occurred during the Gothic War (535-553), a second, larger church was built during the second half of the 6th century. It had three aisles separated by rows of pillars, with a large central apse and a small narthex. The walls were built with blocks of varying sizes, bonded with mortar and stones. The floor, only preserved in the lateral aisles, was constituted by beaten earth and limestone. Some patches of wall plaster, painted with saints, were found in the collapse and on a number of the blocks. An image of the _Theotokos_ (Virgin Mary) was recognised on one of the fragments. The tile roof rested on timber trusses, and its central section was pitched.
In the early medieval period (8th – 9th century), a new, smaller church was built. The apse from the previous church was preserved, and its perimeter walls were constructed on the line of the pillars. Four bays were created on each side of the nave with transverse dividing walls from which small vaults sprang, which joined to the barrel vault of the central nave. The floor was paved with small, regular slabs of limestone and mortar. - Summary Author
- Giovanni Mastronuzzi
- Director
- Francesco D'Andria
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2006
- Summary
-
it
La campagna di scavo 2006 ha interessato in particolare due aree del complesso archeologico paleocristiano: la prima (A) corrisponde alla fascia di terreno compresa tra la chiesa di seconda fase (VI sec. d.C.) e la cava in parte scavata nel 2003; la seconda (B) è ubicata in corrispondenza dell’ingresso alla necropoli.
Nella zona A, è stato rimosso il livello di superficie per mettere in luce lo strato relativo alla frequentazione dell’area esterna alla chiesa. In questo livello sono stati evidenziati alcuni lembi di roccia affiorante, sulla quale appaiono impostati direttamente gli strati relativi alla chiesa. Di questi ultimi restano evidenti tracce del crollo della struttura perimetrale, pietre e tegole, insieme a pochi frammenti ceramici. Alcuni di essi, però, sono materiali residuali, riferibili alle fasi precedenti l’impianto degli edifici ecclesiali (frammenti di ceramica a fasce arcaica e una fibula di bronzo).
Nella zona B è stata indagata la parte di terreno al di là della soglia di ingresso alle tombe. All’inizio è stata intercettata una buca di spoliazione, il cui riempimento era costituito da pietre, lastre tombali, frammenti ceramici e vitrei, fauna e carboncini. Davanti alla soglia, al di sotto di uno strato di accumulo, si è intercettato un battuto di tufina, riferibile ad una delle fasi di frequentazione della necropoli, che copriva un altro piano di calpestio di età precedente, analogo al superiore, che a sua volta copriva direttamente una lastra di una tomba, riferibile ad una sepoltura infantile.
Nell’area della soglia, ad una quota inferiore ad essa, è stato intercettato un altro blocco, interpretabile come soglia di un precedente ingresso alla necropoli. Probabilmente man mano che la costruzione delle tombe procedeva e si estendeva verso l’interno della grotta, s’innalzò il piano dei battuti pavimentali e si costruì il nuovo ingresso all’area cimiteriale. Accanto alla tomba ne è stata individuata un’altra, sempre appartenente ad un bambino, che presentava il lastrone di copertura sigillato con un cordolo di malta e con una piccola conca, forse relativa al refrigerium. In nessuna delle due sepolture è stato rinvenuto alcun elemento di corredo.
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en
The 2006 excavation campaign examined two areas of the Early Christian archaeological complex. The first (A) was the strip of ground between the second phase church (6th century A.D.) and the quarry that was partly excavated in 2003. The second area (B) was situated at the entrance to the necropolis.
In area A the surface layer was removed to reveal the occupation level outside the church. Within this level there were several rock outcrops upon which were directly set the layers relating to the church. Of the latter there remained evidence of the collapse of a perimeter structure, stone and tiles, together with a few fragments of pottery. However, some of the material was residual, dating to earlier phases of the church buildings (fragments of archaic banded pottery and a bronze fibula).
In area B the ground just beyond the threshold to the necropolis was investigated. The first thing to be uncovered was a robbing pit, its fill comprised stones, gravestones, pottery and glass fragments, faunal remains and charcoal fragments. In front of the threshold, below a layer of accumulated earth was a surface of beaten crushed tufa, dating to one of the occupation phases of the necropolis, this covered an earlier floor surface, similar to the one above. This in turn overlay the tomb slab of an infant burial.
In the area of the threshold, at a lower level than the latter, another block was uncovered which can be interpreted as the threshold of an earlier entrance to the necropolis. It is probable that gradually as the construction of the tombs proceeded and extended towards the interior of the grotto, the floor levels were raised and a new entrance to the cemetery area was built. Beside the tomb was another, also an infant burial, its covering slab sealed by a mortar stringcourse and with a small depression on the top, perhaps relating to the refrigerium. Neither burials contained any grave goods. - Summary Author
- MiBAC
- Director
- Francesco D'Andria
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2012
- Summary
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it
Nel mese di giugno 2012, su concessione ministeriale, è stata condotta una breve campagna di scavo nella località Fondo Giuliano, a NE dell’abitato di Vaste, dove precedenti indagini archeologiche avevano riportato alla luce un complesso di culto paleocristiano con fasi di uso comprese tra la fine del IV ed il IX secolo.
Il recente intervento ha interessato un settore della prima chiesa interpretata come _martyrion_. Allo scopo di verificare la presenza di un altare, nella zona ad ovest dell’abside è stato realizzato un saggio stratigrafico di m 4 x 4.
E’ stato messo in luce uno strato di crollo costituito da terreno bruno-arancio, con pietre e laterizi, nel quale è stata recuperata una moneta in bronzo riferibile al periodo di frequentazione dell’edificio di culto. Inoltre erano presenti numerosi frammenti di intonaco ed un manufatto lapideo in pietra leccese finemente lavorato. Esso è certamente pertinente alla transenna che delimitava la zona dell’altare e della quale sono stati recuperati nei precedenti scavi numerosi elementi. Il crollo del _martyrion_ appare rimaneggiato nel VI secolo a causa degli interventi per la costruzione della nuova chiesa.
Nella parte settentrionale del saggio è stata messa in luce una sistemazione di pietre, che si lega ad una piccola struttura a pianta quadrangolare. Questa è interpretabile come uno dei pilastri che, collegati dalla transenna, delimitavano l’area antistante l’abside. Sul lato opposto, infatti, sono visibili le tracce dell’imposta di un secondo pilastro.
Sono emersi lembi del pavimento della prima chiesa, realizzato con strati di tufina pressata che indicano vari rifacimenti per innalzare il piano di calpestio; in alcuni punti sono impiegate lastre in calcare, con faccia superiore lisciata.
Il pavimento sembra interrompersi in corrispondenza di un piccolo allineamento di pietre. Questa piccola struttura potrebbe essere interpretata come un gradino per l’accesso alla zona presbiteriale, collocata ad un livello più alto. L’indagine archeologica condotta, pur nella limitata estensione, ha permesso di aggiungere elementi utili alla definizione delle caratteristiche dell’edificio di prima fase. Il saggio non ha evidenziato la presenza di alcuna struttura riferibile ad altare, che poteva essere costituito da un manufatto litico o ligneo. - Summary Author
- Giovanni Mastronuzzi
- Funding Body
- Università degli Studi del Salento - Lecce
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2013
- Summary
-
it
Nei mesi di novembre e dicembre 2013, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione nella località di Fondo Giuliano, ubicata a NE dell’abitato di Vaste, dove le ricerche archeologiche avviate nel 1991 hanno portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo) e con resti riferibili ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.).
L’intervento ha interessato un’area di circa 110 m2, ubicata presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le precedenti indagini avevano rivelato la presenza di tagli di cava e di una fornace per laterizi risalenti ad epoca arcaica, di carreggiate di età medievale e di alcune tombe appartenenti alla necropoli paleocristiana.
La rimozione dello strato di accumulo superficiale ha consentito di mettere in luce il banco di roccia, affiorante su quasi tutta l’area oggetto dell’indagine.
Tuttavia è stato ugualmente possibile riconoscere elementi riferibili alle diverse fasi di frequentazione dell’area.
Ad età moderna e contemporanea appartengono i profondi segni di aratura che si riconoscono soprattutto nella porzione occidentale dell’area indagata, mentre ad epoca medievale si riferisce una coppia di carraie messe in luce per una lunghezza complessiva di circa 10 m.
Cinque fosse di forma rettangolare, scavate nella roccia con orientamento NNO/SSE, sono riferibili alla necropoli paleocristiana legata al _martyrium_, il più antico degli edifici religiosi messi in luce nell’area.
Delle tombe, in realtà, si conserva solo il fondo, ad eccezione della n. 3. All’interno di questa sono stati distinti due livelli di riempimento, con resti osteologici estremamente frammentati, riferibili ad almeno due individui.
Il riempimento ha restituito anche alcuni frammenti ceramici databili fra il V e il VI sec. d.C.
La tomba è lunga m 1,60, larga m 0,55 ed ha una profondità di ca. m 0,30; presso il lato settentrionale, è presente un “cuscino”, parte della roccia risparmiata per poggiare il capo dell’inumato.
Sul lato Ovest dell’area di scavo sono stati messi in luce altri tagli riferibili alla cava messapica del IV-III sec. a.C. per l’estrazione di blocchi destinati alla costruzione delle fortificazioni.
Infine, lungo la fascia meridionale, è stata individuata la parte superiore degli scarichi che si appoggiano al fronte di cava del VI-V sec. a.C..
In conclusione, l’intervento realizzato ha contribuito ad acquisire nuove informazioni riferibili sia all’estensione della necropoli paleocristiana, sia alle fasi di utilizzo della cava ed al suo momento di abbandono.
La cava fu impiantata in epoca arcaica ed il suo sfruttamento si protrasse fino ad età ellenistica: ciò è confermato, oltre che dalle sequenze e dalle relazioni stratigrafiche, dallo studio analitico effettuato sui moduli dei blocchi cavati, ben riconoscibili nei solchi conservatisi sulla superficie e sulle pareti del banco roccioso. -
en
The University of Salento carried out a short excavation campaign in the locality of Fondo Giuliano, north east of Vaste. Excavations that began in 1991 had uncovered an important Early Christian complex (4th-9th century) and some Messapian remains (6th-5th and 4th-3rd century B.C.) on the site.
The intervention covered an area of about 110 m2 on the northern edge of the excavation area where previous investigations had revealed evidence of quarrying and an archaic tile furnace, medieval cart tracks and several tombs belonging to the Early Christian necropolis. The removal of the surface material revealed the bedrock that was present across almost the entire area under investigation.However, it was possible to recognise elements relating to various occupation phases.
The deep plough marks mainly visible in the western part of the area date to the modern period. A pair of cart tracks, dating to the medieval period, was uncovered for an overall length of about 10 m.
Five rectangular rock-cut graves on a NNW/SSE alignment were excavated. They were part of the Early Christian necropolis associated with the _martyrium_, the earliest cult building uncovered in the area. In fact, only the grave floors were preserved, with the exception of n. 3. Two distinct fills were identified in this grave, containing the extremely fragmented skeletal remains of at least two individuals. The fill also contained several pottery fragments datable to between the 5th and 6th centuries A.D. The grave was 1.60 m long, 0.55 m wide and about 0.33 m deep. A “pillow” on which to rest the deceased’s head was present in the north end, formed by uncut bedrock.
Three other cuts were uncovered on the west side of the excavation area. These were part of a Messapian quarry dating to the 4th-3rd century B.C. from which the blocks for the construction of the fortress were extracted. Lastly, the upper part of the dumps abutting the 6th-5th century B.C. quarry front, situated along the south side of the excavation, were uncovered.
This intervention provided new evidence regarding the size of the Early Christian necropolis and the quarry’s phases of use and abandonment. Quarrying began in the archaic period and continued until the Hellenistic period. This was confirmed by the stratigraphic sequence and relationships, and by an analysis of the modules of the quarried blocks, clearly visible in the grooves on the surfaces and walls of the bedrock. - Summary Author
- Giovanni Mastronuzzi
- Research Body
- Università del Salento
- Funding Body
- Città di Poggiardo
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2014
- Summary
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it
Nel mese di ottobre 2014, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione ministeriale nella località di Fondo Giuliano, presso l’abitato di Vaste.
Precedenti ricerche archeologiche, avviate nel 1991, avevano portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo), con elementi riferibili anche ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.).
Le ricerche si sono concentrate in due settori: il primo presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le indagini degli anni scorsi avevano rilevato la presenza di una cava e di una fornace messapica, il secondo ad ovest delle chiese in corrispondenza di una grotta scavata nel banco di roccia.
I. _Area della cava_.
Al di sotto dello strato di accumulo superficiale, si è messo in luce il banco di roccia. Sono state identificate nuove tracce relative all’attività estrattiva messapica, databile tra il IV ed il III sec. a.C. sulla base del modulo dei blocchi destinati all’estrazione, corrispondenti a quelli impiegati nelle fortificazioni dell’insediamento.
Lo scavo ha inoltre permesso di seguire la prosecuzione verso nord di una strada medievale, già rinvenuta negli anni passati, segnata da profonde carraie. Una di esse intercetta una tomba a fossa (US 2205), scavata nel banco di roccia, priva di elementi della deposizione.
Un'altra sepoltura è stata rinvenuta a pochi metri di distanza. Al suo interno erano presenti resti antropologici notevolmente rimaneggiati (US 2203) con alcuni elementi del corredo: frammenti di due armille in bronzo ed un vago in vetro.
Sulla base della posizione e del confronto con le altre tombe presenti nelle vicinanze, entrambe le sepolture possono essere attribuite alla necropoli paleocristiana di V-VI secolo. Esse hanno forma rettangolare a sezione trapezoidale con pareti rastremate in alto e piccolo cuscino ricavato all’estremità ovest.
II. _Area della grotta_.
La grotta (US 2300) è ubicata a circa 18 m ad ovest rispetto all’ingresso del _martyrium_ di V-VI secolo. L’ambiente è scavato nel banco di roccia calcareo, con apertura rivolta verso l’edificio di culto.
Inizialmente sono stati messi in luce alcuni grandi massi crollati dalla volta della cavità; inoltre, in corrispondenza dell’attuale ingresso, si è evidenziato un muro costituito da un filare di grandi pietre informi, posizionate in modo da delimitare l’accesso alla grotta (US 2309). È ipotizzabile che questa struttura a secco, realizzata in tempi moderni con pietre recuperate nelle vicinanze, sia servita a chiudere lo spazio interno destinandolo a ricovero di animali ed attrezzi agricoli. Su uno dei massi è incisa una croce.
Dopo aver liberato la cavità dai livelli di accumulo moderno, si è messo in luce uno strato di tufo sbriciolato e compatto, a contatto con il piano di roccia. Quest’ultimo risulta profondamente segnato da attività di estrazione di piccoli blocchi di pietra calcarea, il cui modulo è riconducibile alle tecniche edilizie comuni tra XVII e XIX secolo.
Tuttavia, è stato anche possibile riconoscere le tracce di alcune tombe ricavate nel banco di calcarenite. Esse sono appena leggibili, poiché la cava ne ha comportato la quasi completa distruzione.
Alle sepolture vanno riferiti pochi resti osteologici ed alcuni frammenti di lucerne nordafricane recuperati nel terreno di accumulo superficiale.
In origine l’ingresso alla grotta doveva trovarsi più avanzato verso est, come indica la presenza di un varco nella roccia, definito da una soglia in pietra.
In epoca paleocristiana, dunque, la cavità fu destinata ad accogliere un nucleo di sepolture, in maniera speculare alla situazione riscontrata nel settore posto alle spalle dell’abside. Numerose croci incise sulle pareti costituiscono un ulteriore indizio della frequentazione connessa al _martyrium_. -
en
In October 2014, the University of the Salento undertook a brief excavation campaign in the locality of Fondo Giuliano near the town of Vaste.
Earlier excavations, begun in 1991, brought to light an important early Christian complex (4th-9th century), with elements also attributable to the Messapian period (6th-5th century B.C. and 4th-3rd century B.C.).
The were concentrated on two sectors: the first on the northern edge of the excavation area, where previous investigations identified the presence of a quarry and Messapian kiln, the second to the west of the church in correspondence with a rock-cut cave.
I. Quarry area
The removal of a surface layer of detritus exposed the bedrock. New traces of Messapian quarrying were identified. based on the module of the blocks to be extracted, which correspond with those used in the settlement fortifications.They are datable to between the 4th and 3rd centuries B.C.
The excavations also followed the continuation to the north of the medieval road, marked by deep wheel ruts, that was documented in previous years. One of the ruts intercepted an empty rock-cut grave (US 2205).
Another burial (US 2203) was found a few metres away. The skeletal remains were badly disturbed and fragments of two bronze arm bracelets and a glass bead were recovered.
Based on the position and comparison with the other tombs present in the vicinity, both burials can be attributed to the 5th-6th century early Christian necropolis. The graves were rectangular with a trapezoidal section, the sides narrowing at the top and a small headrest at the west end.
II. The cave
The cave (US 2300) is situated at c.18 m to the west of the entrance to the 5th-6th century _martyrium_. Cut into the limestone bedrock, the opening faces towards the church.
At first, a number of large rocks that had collapsed from the vault of the cavity were uncovered. In correspondence with the present entrance, there was a wall formed by rows of large rough stones and positioned so that it delimited the entrance to the cave (US 2309). It is possible that this dry-stone structure, built in the modern era with stones found in the vicinity, was used to close the interior space that was used as an animal shelter and for storing agricultural equipment. A cross was incised on one of the stones.
The removal of the accumulations of modern material exposed a compact layer of crushed tufa overlying the bedrock. The latter was heavily marked by the extraction of small limestone blocks, whose module can be attributed to building techniques common between the 17th and 19th centuries. Traces of several rock-cut tombs were also identified, although only just legible as the quarrying had almost completely destroyed them.
The few skeletal remains and several fragments of North African lamps were recovered from the surface accumulation.
Originally, the cave entrance must have been further to the east, as indicated by the presence of an opening in the rock with a threshold.
Therefore, in the early Christian period the cave housed a group of burials, reflecting the situation found in the sector to the rear of the apse. Numerous crosses incised on the walls constitute further evidence of use connected with the _martyrium_. - Summary Author
- Giovanni Mastronuzzi -Università del Salento
- Research Body
- Università del Salento
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2016
- Summary
-
it
La campagna di scavi, su concessione ministeriale, è stata condotta nell’arco di tre settimane ed ha visto la partecipazione di ricercatori e studenti dell’Università del Salento.
L’indagine ha interessato due settori.
_Area Nord_
La rimozione dell’accumulo agricolo ha permesso di riportare alla luce il piano di roccia. Gran parte della superficie è interessata da carreggiate, relative a percorsi già identificati in precedenza, collegati allo sfruttamento del banco calcareo in età moderna.
Nella parte più occidentale è stato riconosciuto un fronte della cava del VI-V sec. a.C.: si conservano due blocchi e dall’accumulo proviene un fr. di ceramica a vernice nera tardoarcaica.
Nella zona centrale sono state intercettate tre tombe orientate E-O relative al cimitero del V-VI sec. d.C.
La tomba 1 (1,84x0,60x0,45 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità e cuscino a O. Il riempimento è costituito da terreno compatto marrone-rossiccio, con schegge di pietra e resti malacologici. All’estremità orientale era una concentrazione di ossa lunghe, alcune delle quali in connessione. I resti sono riferibili ad almeno 5 individui adulti; inoltre sono stati recuperati alcuni oggetti di corredo: uno spillone e due anelli in bronzo, un vago in pasta vitrea.
La tomba 2 (1,95x0,60x0,10 m) ha sezione trapezoidale, con leggera concavità. Il riempimento è costituito da terreno molto compatto marrone-rossiccio, misto a fr. calcarei, con numerose ossa pertinenti sia ad adulti che a sub-adulti.
Nella tomba 3 (1,75 x 0,60 x 0,25 m) alcuni resti scheletrici si sono conservati in connessione a ridosso del margine N.
_Saggio Sud_
L’esplorazione dell’area a sud delle chiese è stata avviata con gli obiettivi di definire l’articolazione topografica e funzionale degli spazi adiacenti all’impianto paleocristiano e di accertare eventuali presenze relative alle fasi preromane.
Al di sotto del terreno agricolo è stata intercettata, nell’angolo N, una struttura (US 2349) con orientamento NE-SO; ad essa appare associato un livello di frequentazione (US 2338) con materiale ceramico di epoca tardo-romana (tegole, fr. di vetro ed una moneta di bronzo del V sec. d.C.). E’ stato rinvenuto anche un fr. di _skyphos_ a vernice nera.
Al di sotto della US 2338 è stato identificato uno strato calcareo giallo-bruno (US 2341), presente su tutta l’area; esso contiene materiale di epoca tardo-romana, ma anche una fibula arcaica. Sulla sua superficie si è messa in evidenza una traccia di terreno scuro (US 2339-2340), con andamento rettilineo N-S, larga 60 cm ca., che prosegue oltre i limiti del saggio: appare riferibile all’asportazione di un muro collegato alla prima chiesa (IV-VI secolo), le cui strutture sono realizzate con grandi blocchi.
Nella parte meridionale del saggio è stato evidenziato l’angolo di un edificio, i cui muri proseguono oltre le sezioni. Essi sono realizzati con pietre irregolari a secco e sembrano delimitare un ambiente. Sono stati scavati due livelli di distruzione: il primo di terreno morbido, bruno-arancio, con fr. ceramici tardo-romani, manufatti in pietra e resti di fauna; il secondo di terreno morbido, bruno scuro, con pochi fr. ceramici e di vetro. Entrambi i contesti hanno restituito elementi della fase messapica.
L’asportazione della US 2341 ha consentito di mettere in luce sul lato occidentale del saggio un battuto pavimentale in calcare molto compatto, tagliato dal ghost wall 2339.
Al momento non è possibile stabilire con certezza la cronologia degli elementi riportati alla luce. Il battuto pavimentale deve essere associato ad una struttura a blocchi completamente asportata e forse legata al primo edificio di culto; più problematica la datazione dell’ambiente nell’angolo sud-est le cui caratteristiche potrebbero consentire di riferirla ad età messapica. - Summary Author
- Giovanni Mastronuzzi -Università del Salento
- Research Body
- Università del Salento
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Nel mese di ottobre 2018, nell’area del complesso paleocristiano di Vaste, si è svolta una breve campagna di scavo in regime di Concessione Ministeriale.
I lavori sono stati condotti in continuità con le indagini del 2016, quando, nella zona a sud-ovest della chiesa a tre navate, edificata poco dopo la metà del VI sec. d.C., era stato aperto un saggio di m 5x5, a breve distanza dall’angolo sud-ovest del nartece. A ca. 1,25 m dal piano di campagna fu intercettato l’angolo di un edificio; non fu possibile determinarne la funzione, né definirne l’esatta cronologia.
Nella campagna del 2018 le indagini hanno avuto come obiettivo quello di continuare a mettere in luce la struttura cercando di definirne pianta, tipologia e datazione. Il saggio del 2016 è stato ampliato ad est e sud, raggiungendo una superficie di 74 mq.
Un potente strato di accumulo agricolo moderno, al di sopra dei livelli archeologici, è stato rimosso con l’ausilio di una ruspa.
Il primo livello di accumulo antico (2360) ha restituito reperti databili tra l’età tardoromana ed il periodo altomedievale (sigillata africana, ceramica da fuoco, vetri, laterizi, resti faunistici). Al di sotto di esso è stata messa in luce la prosecuzione della struttura muraria già emersa; inoltre, è stato intercettato un livello di distruzione argilloso, di colore giallino-biancastro (2361), che conteneva materiali databili ad età tardoromana; da esso proviene anche una moneta di bronzo. Lo strato 2361 copriva una spessa gettata di terreno, ricca di manufatti, distribuita in un’area circolare all’interno dei setti murari ed interpretata come livellamento (2362); comprende terreno misto a piccole pietre e calcare sbriciolato, con frammenti di malta, tegole, vetri e frammenti ceramici del V-VI sec. d.C. Lo strato ha restituito anche un fr. di manufatto lapideo, in pietra leccese, pertinente alle transenne o alle grate delle finestre delle chiese. L’US 2362 copre un altro strato di livellamento (2363), molto più spesso, composto da terreno argilloso di colore bruno-arancio, di consistenza morbida, contenente frammenti ceramici misti a ossa animali e antracoresti. Sono state rinvenute anche 3 monete tardoromane in bronzo, ed un anello, anch’esso in bronzo.
Per quanto concerne l’edificio, il muro settentrionale (2345), è ora documentato per una lunghezza di 6,60 m, mentre quello ovest (2346) per 5,40 m; entrambi presentano doppio filare di pietre, più grosse sul filo esterno, ed hanno uno spessore totale compreso tra 60 e 70 cm. Il filo interno è in gran parte coperto da uno strato di crollo (2364).
Pur nell’impossibilità di identificare i limiti della costruzione, è possibile affermare che i setti murari delimitano un ambiente di grandi dimensioni, probabilmente connesso alla chiesa di II fase, alla quale sembra accostabile sia sulla base della tecnica di costruzione che per i reperti associati. In realtà gli elementi diagnostici per la cronologia sono modesti, in assenza dei livelli di frequentazione. Frammenti di Sigillata Africana D e di anfore Late Roman I e II suggeriscono una datazione tra V e VI sec. d.C., comunque non posteriore al VII secolo.
Sulla funzione, a causa della limitatezza dell’indagine, si possono avanzare varie ipotesi: un altro edificio di culto, un battistero, un vano di servizio. -
en
This season’s excavation at the early Christian complex of Vaste continued the 2016 investigations during which a 5 x 5 m trench was opened close to the south-western corner of the narthex of the church built in the second half of the 6th century A.D. At about 1.25 cm down from present ground level, the corner of a building was intercepted. Its exact function and chronology could not be determined.
The main aim of this year’s excavations was to continue to uncover the structure in order to define its plan, typology and dating. The 2016 trench was extended to the east and south, to cover an area of 74 m2.
A substantial accumulation of modern agricultural soil overlying the archaeological levels was removed using a mechanical digger.
The first level of ancient material (2360) contained finds datable to between the late Roman and early medieval periods (ARS, cooking wares, glass, tile, and faunal remains). The continuation of the structure found the previous year emerged below this layer. A whitish-yellow clay destruction layer (2361) was also intercepted that contained late Roman materials, including a bronze coin. Layer 2361 covered a thick dump of soil containing abundant finds, distributed in a circular area inside the walls, which is interpreted as a layer of levelling (2362). It was constituted by soil mixed with small stones and crumbled lime, with fragments of mortar, tile, glass and 5th – 6th century A.D pottery. The layer also produced a fragment of ‘pietra leccese’, which came from the church transennae or windows. US 2362 covered another levelling layer (2383), much thicker and made up of orange-brown clay soil, of soft consistency, containing pottery fragments mixed with animal bones and charcoal. Three late Roman bronze coins and a bronze ring were found.
The building’s south wall (2345) is now recorded to a length of 6.60 m, and the west wall (2346) for 5.40 m. Both presented two rows of stones, those on the exterior larger, with an overall width of 60-70 cm. The inner row was largely covered by a layer of collapse (2364).
Although it was not possible to identify the building’s perimeter, it can be said that the walls formed a large room, which the construction technique and associated finds suggest was probably connected with the phase II church. In actual fact, the diagnostic finds are modest due to the absence of occupation levels. Fragments of ARS D and Late Roman I and II amphora suggest a date of between the 5th – 6th century A.D., in any case no later than the 7th century A.D.
The function of the building can only be suggested based on the limited excavations: another church, a baptistery, a service room. - Summary Author
- Giovanni Mastronuzzi-Università del Salento
- Research Body
- Università del Salento
- Funding Body
- Università del Salento
Media
- Name
- Fondo Giuliano
- Year
- 2019
- Summary
-
it
Nell’autunno del 2019 è stata svolta la campagna annuale di ricerche in regime di concessione ministeriale. Sono proseguite le indagini a sud-ovest della chiesa paleocristiana, dove fin dal 2016 è stato avviato lo scavo di un saggio volto a valutare la presenza di altri elementi relativi all’occupazione dell’area. Poiché in precedenza era stato identificato l’angolo nord-occidentale di un edificio con orientamento omogeneo alla chiesa di II fase, si è stabilito di ampliare il saggio in direzione est al fine di definire l’estensione della struttura.
Il muro perimetrale nord (2345), coperto dall’accumulo 2370, è risultato conservato per tutta la lunghezza del saggio (9 m ca.); inoltre, la lettura della sezione in parete consente di affermare che esso prosegue oltre l’attuale limite di scavo.
All’interno dell’edificio l’accumulo 2370 copre uno strato di livellamento con andamento in pendenza verso ovest (2371=2361); esso ha colore giallognolo e composizione tufacea, con presenza di numerosi frammenti di tegole, vetri, ceramica e ossa di animali. A sua volta, nella porzione orientale, esso copre un altro strato di livellamento (2373), di color arancio e composizione argillosa, con ricca presenza di carboncini. Al centro dell’ambiente esso copre una sequenza stratigrafica che include un’area di terreno bruciato con pietre (2374), due chiazze cinerose (2375, 2376), una sistemazione di tegole in piano (2380) e, leggermente discosta, una buca a pianta circolare (2377, riempimento 2378). Gli elementi elencati si riferiscono ad un piano di frequentazione (2379) costituito da terreno bruno-rosso, compatto, a matrice argillosa, con focolare.
La buca risulta in fase con il focolare e dal suo riempimento provengono frammenti di ceramica da fuoco e resti faunistici associati a cenere.
A nord del muro 2345, nell’area esterna all’edificio da esso delimitata, si è riconosciuto un altro strato di accumulo, diverso per composizione da quello soprastante (maggiore concentrazione di laterizi e pietre).
Nel settore più occidentale del saggio sono proseguite le indagini in corrispondenza di una traccia rettilinea di colore scuro già interpretata come ghost-wall relativo all’asportazione di una struttura a blocchi. In sostanza la trincea 2383 taglia uno strato di accumulo (2382) di colore bruno chiaro; il riempimento è costituito da terreno bruno scuro, con pietrame (2384). Al di sotto dell’accumulo e della trincea con il suo riempimento si è messo in luce un livello di frequentazione (2385=2344=2346) in continuità con quello già indagato in precedenza e in fase con la struttura 2364-2345.
Al termine delle operazioni di scavo si è proceduto alla copertura dell’area, con TNT e terreno (ca. 20 cm) e si è messa in opera una recinzione (altezza 1,20 m).
In conclusione, la campagna di scavo ha permesso di stabilire che nell’area a sud-ovest degli edifici ecclesiastici, nell’ambito della fase di vita della II chiesa (seconda metà del VI-VII sec. a.C.) si sviluppa un’occupazione di tipo abitativo e/o di servizio: un grande vano contiene elementi destinati all’accensione di fuochi, funzionali alla preparazione ed alla cottura di cibi. A ovest dello stesso ambiente, probabilmente in seguito al suo abbandono venne realizzata una trincea la cui funzione appare ora quella di canale di scolo delle acque meteoriche. -
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In 2019, research continued to the south-west of the Early Christian church, where in 2016 a trench was opened in order to investigate the presence of other elements relating to the occupation of the area. As the north-western corner of a building had been previously identified on the same alignment as the phase II church, it was decided to extend the trench to the east in order to define the structure’s size.
The north perimeter wall (2345), covered by an accumulation (2370), was preserved for the entire length of the trench (c. 9 m) and it continued beyond the trench edge.
Inside the building, the accumulation (2370) covered a layer of levelling that sloped down to the west (2371=2361). The latter was yellowish in colour and of tufaceous composition, with the presence of numerous tile, glass, pottery and animal bone fragments. In the eastern part, it covered another levelling layer (2373), orange in colour and with a clayey composition, containing abundant charcoal fragments. At the centre of the room it covered a stratigraphic sequence that included an area of burnt earth and stones (2374), two ashy patches (2375, 2376), a tile surface (2380) and, slightly off-centre, a round hole (2377, fill 2376). These elements were associated with an occupation layer (2379) formed by compact red-brown soil with a clay matrix, and a hearth.
The hole was in phase with the hearth and its fill contained fragments of cooking-wares and faunal remains associated with ash.
North of perimeter wall 2345, in the area outside the building, there was another layer of dumped material, which differed in composition from the one above (there was a larger concentration of tile and stones).
In the westernmost sector of the trench, excavation continued in correspondence with a dark rectilinear trace interpreted as a ghost-wall relating to the removal of a structure of stone blocks. Trench 2383 cut a light brown layer of dumped material (2382); the fill was made up of dark brown soil, with stones (2384). The accumulation and the trench with its fill overlay an occupation level (2385=2344=2346) that was in continuation with the previously excavated one and in phase with structure 2364-2345.
To conclude, this season’s excavations established that residential and/or service structures developed in the area south-west of the church buildings, within the context of phase II of the church (second half of the 6th-7th century A.D.). A large room contained features for lighting fires for the preparation and cooking of food. To the west of this room, probably following its abandonment, a trench was created that now appears to have been a drainage channel for rainwater. - Summary Author
- Giovanni Mastronuzzi-Università del Salento
- Research Body
- Università del Salento
Media
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D'Andria et al. 2006D’Andria F., Mastronuzzi G., Melissano V., 2006, La chiesa e la necropoli paleocristiana di Vaste nel Salento, RACr LXXXII: 231-321.
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D'Andria 2010D’Andria F. (a cura di), 2010, Vaste. Parco dei Guerrieri, Lecce.
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D’Andria 1997D’Andria F. 1997, s.v. “Vaste”, in Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale, II s. (1971-1994), Roma: 951-954.
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Mastronuzzi, Melissano, Carluccio 2012Mastronuzzi G., Melissano V., Carluccio G. 2012, s.v. “Vaste”, in Bibliografia Topografica della Colonizzazione Greca in Italia e nelle isole tirreniche XXI, Pisa - Roma - Napoli: 534-552.
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Mastronuzzi, Melissano, Convertino 2013Mastronuzzi G., Melissano V., Convertino S., “Contesti di età messapica nell’area di Fondo Giuliano a Vaste”, in Andreassi G., Cocchiaro A., Dell'Aglio A., (a cura di), Vetustis novitatem dare. Temi di antichità e archeologia in ricordo di Grazia Angela Maruggi, Taranto 2013: 365-378.
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Melissano, Mastronuzzi 2012Melissano V., Mastronuzzi G., “Contesti e materiali di età imperiale a Vaste, nel Salento”, in Fiorello C.S. (a cura di), Ceramica romana nella Puglia adriatica, Bari 2012: 155-177.
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Melissano 2015Melissano V., 2015, “Complesso paleocristiano di Fondo Giuliano”, in Mastronuzzi G. (a cura di), Vaste e Poggiardo. Il patrimonio culturale e ambientale, Maglie: 34-39.
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Melissano 2015Melissano V., 2015, “Il complesso paleocristiano di Fondo Giuliano”, Mastronuzzi G., Melissano V. (a cura di), Museo Archeologico di Vaste. Catalogo, Maglie: 94-98.
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Mastronuzzi 2018G. Mastronuzi, 2018, “Il Museo Archeologico di Vaste ed il Sistema Museale di Vaste e Poggiardo”, in TAGLIAMONTE G., SPEDICATO M. (a cura di), L’inesauribile curiosità. Studi in memoria di Gianni Carluccio, Lecce: 261-271.
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Mastronuzzi et alii 2019G. Mastronuzzi, F. Ghio, V. Melissano, 2019, Carta archeologica di Vaste – territorio comunale di Poggiardo (Puglia meridionale), BAR I.S. 2939, Oxford.

















