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Carla Onnis

Season Team

  • AIAC_2203 - Aquileia, Casa delle Bestie ferite - 2009
    Dopo più di quarant’anni dalla sua prima scoperta, dal 2007 l’Università di Padova ha ripreso le indagini nella Casa delle Bestie ferite ad Aquileia. L’edificio era già stato parzialmente messo in luce nei primi anni Sessanta in occasione di brevi sondaggi di emergenza, che resero noto il ricco pavimento musivo con scene di caccia e immagini di animali feriti che dà il nome alla casa, permettendo soltanto la realizzazione del rilievo delle strutture emerse, prima del completo reinterro dell’area. La scelta di condurre nuovi sondaggi stratigrafici, nell’ambito di un più ampio progetto di valorizzazione della via Annia, è stata orientata dalle ricche potenzialità informative in senso storico-archeologico e dalle possibilità di valorizzazione di uno dei complessi più rappresentativi dell’edilizia abitativa aquileiese. Posta nel settore settentrionale della colonia romana di Aquileia, la domus appariva caratterizzata da una serie di ambienti residenziali disposti attorno ad una corte lastricata. La ripresa delle indagini, condotte per un’estensione di più di 500 mq e destinate ad ampliarsi ulteriormente nelle prossime campagne di scavo, hanno permesso una prima ricostruzione dell’articolazione planimetrica e cronologica della _domus_, evidenziandone la grande ricchezza nelle diverse fasi di utilizzo, che si estendono per un periodo di più di quattro secoli. Sulla base della ricostruzione proposta, di cui bisogna sottolineare il carattere ancora preliminare, il primo impianto risale almeno al I sec. d.C., momento a cui bisogna riferire una serie di strutture e tappeti musivi fra cui un grande pavimento bianco e nero a reticolato di quadrati ornato da motivi floreali, rinvenuto per l’intera estensione al di sotto dei successivi livelli di vita. Ma la fase più sfarzosa dell’edificio si colloca nel pieno IV sec. d.C., quando Aquileia, in relazione alla sua posizione politico-strategica, vide un momento di grande fortuna economica, la cui ricaduta sociale si evince dal rinnovamento di molte delle già ricche _domus_ urbane. A questa fase bisogna riferire, con ogni probabilità, la monumentalizzazione della corte centrale con grandi lastre lapidee e la costruzione di una serie di ampi vani gravitati su di essa, tra i quali un’ampia aula absidata di rappresentanza pavimentata dal citato mosaico delle bestie ferite, noto fin dagli anni ’60. I recenti scavi hanno ora riportato alla luce una serie di pavimenti musivi policromi a decorazione geometrica e figurata, uno dei quali raffigurante al centro un personaggio femminile stante, che sostiene un bocciolo con la mano destra e un cesto di rose con la sinistra, circondato da figure di pesci e volatili. In esso non è escluso si possa riconoscere un’allusione alla padrona di casa, secondo una moda diffusa in tutto l’Impero romano, che riservava uno spazio privilegiato alla rappresentazione dei proprietari nella decorazione musiva delle grandi residenze private. Il ritrovamento di una serie di monete nella preparazione dei due mosaici fornisce per essi un sicuro elemento di datazione nella seconda metà del IV sec. d.C.