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AIAC_307 - Capo S. Elia - 2005Lo scavo è situato sull’estrema propaggine meridionale del Capo S. Elia nel territorio del Comune di Cagliari. L’area è costituita da un pianoro a 138 m. sul livello del mare. Varie zone hanno restituito materiali archeologici a partire dal VI-V millennio a.C., come la Grotta di S. Elia (Neolitico Antico), quelle del Bagno Penale (Neolitico Medio), di S. Bartolomeo e dei Colombi (Neolitico Antico) e le stazioni all’aperto di Marina Piccola (Neolitico Antico) e del Poetto (Neolitico Medio). Nell’area di S. Bartolomeo è presente una domus de janas. Per la protostoria sono segnalati materiali del Bronzo Antico, provenienti dalle suddette grotte e materiali nuragici sporadici, senza che siano emersi resti di strutture megalitiche. L’area oggetto di scavo è caratterizzata da evidenze che vanno dall’epoca fenicio punica a quella contemporanea: i resti del tempio dedicato ad Astarte in età punica e a Venere in età romana, di cui sono visibili i sistemi idrici (una cisterna di grandi dimensioni databile per tipologia ad età punica, una cisterna a damigiana di tradizione punica, ma presente a Cagliari anche in contesti romani, e un complesso idraulico non ancora ben definito nelle sue componenti). L’età medievale è testimoniata dai ruderi della torre pisana d’avvistamento costiero databile al XIII secolo. Ad età successiva, ma non ben definita, sono da riportare i ruderi della chiesa di S. Elia, nota già dall’XI secolo e diruta nel XVII, edificata probabilmente su una parte del tempio. Dal 2005 l’area è stata oggetto di ricognizioni, effettuate al fine di individuare l’estensione del sito dall’area del tempio di Astarte/Venere e delle sue pertinenze, che hanno portato alla individuazione di un massiccio basamento in opus coementicium di epoca incerta, posto presso la torre pisana; di un insieme di tratti murari nell’area compresa tra i ruderi della chiesetta e la cisterna punica, probabili parti del tempio poste sul declivio, e di un’area di materiale fittile caratterizzata da resti di ceramica a vernice nera, anfore commerciali tardo-puniche e di frammenti di coroplastica. (Alfonso Stiglitz)
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AIAC_307 - Capo S. Elia - 2008Nel 1861 Filippo Nissardi rinvenne presso il Capo S. Elia di Cagliari un’iscrizione punica (III sec. a.C.) con dedica ad Astarte, poi pubblicata dal Canonico Giovanni Spano. Nel periodo 2002-2006 ha preso avvio una intensa attività di prospezione che ha portato a chiarire l’estensione e l’importanza del sito. La preliminare ricognizione bibliografica aveva consentito di appurare che l’area del rinvenimento dell’iscrizione non risultava essere mai stata interessata da indagini archeologiche. Nel 2008 ha avuto luogo un primo intervento di scavo nella zona interessata dalla presenza di strutture murarie. Benché non sia certa che tali resti siano attribuibili alla chiesa medievale di S. Elia, la presenza di una struttura dedicata al culto rende per lo meno plausibile la possibilità che essa possa essere sorta nella stessa area occupata in precedenza dal tempio di Astarte, forse riutilizzando, del tutto o in parte, l’edificio preesistente. A sostegno di tale ipotesi segnaliamo la presenza nello spessore murario delle superstiti strutture della presunta chiesetta di imponenti conci in calcare ben lavorato, che potrebbero essere proprio le tracce delle preesistenti strutture murarie del tempio punico. Parallelamente alle operazioni di decespugliamento e diserbo superficiali, è stata avviata una sistematica ricognizione di superficie (ancora in corso) che ha interessato l’intero colle. Tale indagine ha consentito di individuare una serie di elementi di notevole interesse scientifico: 1) una decina di fronti di cava di varia estensione, ubicati in diversi settori del colle, dei quali al momento non è possibile stabilire l’esatta pertinenza cronologica né la destinazione d’uso del materiale cavato; 2) evidenti tracce di carro orientate in direzione della strada carrabile attualmente di utilizzo militare, ma la cui originaria realizzazione deve essere plausibilmente ricondotta all’età punica; 3) struttura muraria di circa 60/70 cm di spessore di cui appare visibile in elevato un solo filare che si snoda per circa 200 metri correndo in parallelo al sentiero a circa 2 metri di distanza dallo stesso; 4) frammenti ceramici inquadrabili in età repubblicana e primo-imperiale rinvenuti nella zona dell’ex Stabulario e sulle pendici occidentali dell’area del colle in cui si trova ubicato il Forte di Sant’Ignazio; 5) ciste litiche (quadrangolari e circolari) di circa 1 m di diametro, che strutturalmente ‘evocano’ tipologie tombali di ambito punico.
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AIAC_307 - Capo S. Elia - 2010La seconda campagna di scavo, iniziata nel 2009 e conclusasi nel 2010, ha proseguito l'indagine già avviata nel 2008 nell'area interessata dalla presenza di strutture murarie forse pertinenti a un edificio monastico realizzato in età medievale. L’indagine ha portato in luce una vasta area pavimentata in battuto di malta, conservata per una superficie estesa circa m 30 x 6, che occupa l’area a nord-est delle strutture murarie. Benché resa lacunosa in diversi tratti, l’area pavimentata appare ancora ben conservata per una superficie abbastanza estesa. Degno di nota è anche il fatto che tale pavimentazione appare ancora in connessione stratigrafica con un tratto murario di cui residuano tre grandi blocchi disposti in continuità strutturale con la lunga canaletta che faceva confluire l’acqua all’interno della cosiddetta ‘cisterna romana’, già individuata a suo tempo dal Canonico Spano. La superficie pavimentata appare inoltre articolata in almeno tre ambienti, di cui sono ancora percepibili le tracce murarie. Non meno importante appare il fatto che la pavimentazione sia stata in più punti intaccata da buche di varie dimensioni e forme, la cui finalità non risulta al momento facilmente interpretabile. Oltre al livello pavimentale sinora riportato in luce, risulta visibile nella sezione a vista creata dallo scavo effettuato in antico nell’area immediatamente a sud delle strutture murarie della c.d. ‘chiesetta’, un secondo livello pavimentale ubicato a circa 20 cm più in basso rispetto al primo. Si delinea dunque la possibilità, più che plausibile, di cogliere, attraverso l’estensione dello scavo, le tracce pavimentali pertinenti ad almeno due fasi di frequentazione dell’area. Da segnalare infine la presenza, nel settore a sud delle strutture murarie, di alcuni grandi blocchi sinora appena emergenti, che appaiono presumibilmente ancora in giacitura originaria, forse pertinenti alle strutture dell’edificio templare di età punica.
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AIAC_307 - Capo S. Elia - 2012La terza campagna di scavo, svoltasi nel primo semestre del 2012, ha riguardato l'area posta a sud-est della precedente zona indagata nel 2008 e nel 2009. Si tratta di un'area posta alle spalle della torre pisana dove, tra la vegetazione costituita da agavi e macchia mediterranea, si intravedeva parte di una muratura. Tale spostamento del fronte di scavo ha portato all'individuazione di una struttura a pianta rettangolare, con orientamento NW/SE, della quale residuano i lati lunghi, parte del lato corto, verso NW, mentre quello breve a SE risulta ancora nascosto tra la vegetazione e sarà oggetto delle prossime indagini. La struttura individuata presenta una pianta rettangolare di circa 13 metri di lunghezza per 6.80 di larghezza (all'esterno), con almeno un ingresso laterale, forse secondario, dal quale si accedeva all'interno tramite due gradini. All'interno sono stati individuati resti di una pavimentazione realizzata con mattonelle quadrate in cotto e un bancone che corre lungo il muro nord-occidentale; mentre la sistemazione dell'altro lato non è ancora ben chiara, se non per la presenza di pilastri, di cui uno ancora in _situ_, sebbene crollato trasversalmente rispetto al vano. I muri perimetrali dell'edificio si conservano per un'altezza residua che in alcuni punti raggiunge un metro e mantengono ancora tracce di intonaco. L'edificio fu soggetto a un crollo verso la parte sud-orientale come testimoniato dal muro perimetrale caduto verso l'esterno (ma ancora composto e che presenta un'altezza di m 4.80 e una larghezza di m 4.70, e dal pilastro di cui si è già detto sopra. Nella parte a sud sono stati portati in luce tre grossi conci allineati e ben squadrati e parte di un piano pavimentale in calce che sembrano essere in collegamento con l'analoga situazione individuata più a nord nelle precedenti campagne. Potrebbe trattarsi di una sistemazione dell'area preesistente alla costruzione dell'edificio rettangolare, consistente in un ampio spazio pavimentato e delimitato da una grossa muratura che si estendeva fino alla struttura muraria posta a circa una trentina di metri più a nord e già individuata nella precedente campagna di scavo. Con il proseguo dell'indagine si cercherà di chiarire i rapporti tra questa sistemazione pavimentale, il muro a grossi blocchi squadrati e la struttura rettangolare che, pur essendo di molto successiva ai primi due, sembra averli in qualche modo inglobati. L'edificio rettangolare potrebbe interpretarsi come pertinente alla chiesa di S. Elia al Monte, nella sua ultima sistemazione risalente al XVII secolo operata con fondi di cittadini di Quartu Sant’Elena, come testimoniato da un manoscritto del 1720 - custodito nell’Archivio Parrocchiale della stessa città, sotto la cui giurisdizione essa doveva ricadere - e come confermato dai materiali rinvenuti nello scavo e risalenti a tale epoca. Nel manoscritto si ricorda anche la distruzione della Chiesa: “despues al año 1717 fuè d(ich)a ig(lesi)a devastada delos españoles q(ui) entraron en Caller a fuerza de armas; y non dexaron mas q(ue) las paredes…” (I. Farci, Quartu Sant’Elena. Arte religiosa dal Medioevo al Novecento, Cagliari 1988, pp. 187-188).
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AIAC_307 - Capo S. Elia - 2014I lavori sul campo della quarta campagna di scavo si sono svolti tra i mesi di aprile e luglio 2014 e hanno interessato due differenti settori dell'area di indagine. Si è proceduto a un allargamento dell'area di indagine, a nord-est, verso la torre pisana, per chiarire la planimetria dell'edificio rettangolare messo in luce nella precedente campagna 2012 e che, nella parte posteriore, non si era potuto scavare a causa della vegetazione che lo ricopriva. L'intervento ha evidenziato la presenza del presbiterio e la base verosimilmente dell'altare confermando l'identificazione della struttura (di m 21.20 x 6.80), avanzata nel 2012, con la chiesa di S. Elia al Monte, già nota dalle fonti, nella sua ultima sistemazione settecentesca, come confermato dai materiali rinvenuti e risalenti a tale epoca. Parallelamente allo scavo dell'edificio ecclesiastico, si è proceduto alla pulizia e allo scavo all'interno e all'esterno di una struttura moderna, costruita in blocchetti, posta nei pressi dell'area di indagine e destinata a diventare un punto di sosta nel Progetto di sistemazione dei sentieri del Capo Sant'Elia, attualmente in fase di avvio da parte del Comune di Cagliari. L'indagine si è mostrata proficua pur non avendo restituito strutture murarie. Sono stati rinvenuti, infatti, esclusivamente materiali, tra cui abbondante ceramica a vernice nera e anforacei, risalenti alle fasi punica e romana che interessarono il sito, fornendo una ulteriore conferma della presenza nelle prossimità dell'area del tempio punico. Un finanziamento di 100.000 euro già assegnato per il 2015 dovrebbe permettere il completamento dell'indagine sulla chiesa e di individuare le emergenze archeologiche preesistenti a essa, posizionate all'esterno della struttura; l'estensione ampia di queste ultime favorisce l'indagine stratigrafica in quanto l'edificio ecclesiastico pare insistere solo su una piccola superficie dell'area. Sarà portata avanti, come nelle precedenti campagne, l'indagine volta a meglio chiarire l'estensione e l'organizzazione dell’importante sistema idrico scavato nella roccia, sia nel pianoro, dove insiste la cisterna a damigiana, sia nelle pendici, fino alla grande cisterna e la sua relazione con le strutture evidenziate nell'area circostante la chiesetta.
Media
- Name
- Capo S. Elia
- Year
- 2005
- Summary
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it
Lo scavo è situato sull’estrema propaggine meridionale del Capo S. Elia nel territorio del Comune di Cagliari. L’area è costituita da un pianoro a 138 m. sul livello del mare. Varie zone hanno restituito materiali archeologici a partire dal VI-V millennio a.C., come la Grotta di S. Elia (Neolitico Antico), quelle del Bagno Penale (Neolitico Medio), di S. Bartolomeo e dei Colombi (Neolitico Antico) e le stazioni all’aperto di Marina Piccola (Neolitico Antico) e del Poetto (Neolitico Medio).
Nell’area di S. Bartolomeo è presente una domus de janas. Per la protostoria sono segnalati materiali del Bronzo Antico, provenienti dalle suddette grotte e materiali nuragici sporadici, senza che siano emersi resti di strutture megalitiche.
L’area oggetto di scavo è caratterizzata da evidenze che vanno dall’epoca fenicio punica a quella contemporanea: i resti del tempio dedicato ad Astarte in età punica e a Venere in età romana, di cui sono visibili i sistemi idrici (una cisterna di grandi dimensioni databile per tipologia ad età punica, una cisterna a damigiana di tradizione punica, ma presente a Cagliari anche in contesti romani, e un complesso idraulico non ancora ben definito nelle sue componenti).
L’età medievale è testimoniata dai ruderi della torre pisana d’avvistamento costiero databile al XIII secolo. Ad età successiva, ma non ben definita, sono da riportare i ruderi della chiesa di S. Elia, nota già dall’XI secolo e diruta nel XVII, edificata probabilmente su una parte del tempio.
Dal 2005 l’area è stata oggetto di ricognizioni, effettuate al fine di individuare l’estensione del sito dall’area del tempio di Astarte/Venere e delle sue pertinenze, che hanno portato alla individuazione di un massiccio basamento in opus coementicium di epoca incerta, posto presso la torre pisana; di un insieme di tratti murari nell’area compresa tra i ruderi della chiesetta e la cisterna punica, probabili parti del tempio poste sul declivio, e di un’area di materiale fittile caratterizzata da resti di ceramica a vernice nera, anfore commerciali tardo-puniche e di frammenti di coroplastica. (Alfonso Stiglitz) -
en
The excavation is situated on the southernmost outcrop of Capo S. Elia in the territory of Cagliari. The area is formed by a plateau at 138m a.s.l. Archaeological material dating from the 6th-5th millennia B.C. has been recovered in various zones such as the Grotta di S. Elia (Early Neolithic), the grottoes of Bagnale Penale (middle Neolithic), S. Bartolomeo and I Colombi (Early Neolithic) and the open air sites of Marina Piccola (Early Neolithic) and Il Poetto (Middle Neolithic).
A “domus de janas” is present in the area of S. Bartolomeo. Bronze Age material was found in the above mentioned grottoes and sporadic nuragic material was found although no remains of megalithic structures emerged.
The area under excavation is characterised by evidence which dates from the Phoenician-Punic period to the present. The remains of a temple dedicated to Astarte in the Punic age and to Venus in the Roman period contain elements of a water supply system ( a large system datable by typology to the Punic era, a demijohn-shaped cistern of Punic tradition but also present in Roman contexts at Cagliari and a water supply system whose components are not yet clearly defined).
The medieval period is attested by the ruins of a Pisan coastal watch-tower dating to the 13th century. The ruins of the church of S. Elia date to a later but undefined period. The church, known in the 11th century and in ruins in the 17th century was probably built above part of the temple.
In 2005 surveys were undertaken in the area in order to define the extension of the site in the area of the temple of Astarte/Venus and related structures. These led to the identification of a massive footing in opus caementicium of uncertain date situated near the Pisan tower, of a group of walls in the area between the church ruins and the Punic cistern, which were probably part of the temple placed on the declivity, and of a spread of pottery characterised by black glaze pottery, late-Punic commercial amphorae and fragments of coroplastic terracottas. (Alfonso Stiglitz) - Research Body
- Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico Artistiche
- Funding Body
- Comune di Cagliari
Media
- Name
- Capo S. Elia
- Year
- 2008
- Summary
-
it
Nel 1861 Filippo Nissardi rinvenne presso il Capo S. Elia di Cagliari un’iscrizione punica (III sec. a.C.) con dedica ad Astarte, poi pubblicata dal Canonico Giovanni Spano.
Nel periodo 2002-2006 ha preso avvio una intensa attività di prospezione che ha portato a chiarire l’estensione e l’importanza del sito. La preliminare ricognizione bibliografica aveva consentito di appurare che l’area del rinvenimento dell’iscrizione non risultava essere mai stata interessata da indagini archeologiche.
Nel 2008 ha avuto luogo un primo intervento di scavo nella zona interessata dalla presenza di strutture murarie.
Benché non sia certa che tali resti siano attribuibili alla chiesa medievale di S. Elia, la presenza di una struttura dedicata al culto rende per lo meno plausibile la possibilità che essa possa essere sorta nella stessa area occupata in precedenza dal tempio di Astarte, forse riutilizzando, del tutto o in parte, l’edificio preesistente. A sostegno di tale ipotesi segnaliamo la presenza nello spessore murario delle superstiti strutture della presunta chiesetta di imponenti conci in calcare ben lavorato, che potrebbero essere proprio le tracce delle preesistenti strutture murarie del tempio punico.
Parallelamente alle operazioni di decespugliamento e diserbo superficiali, è stata avviata una sistematica ricognizione di superficie (ancora in corso) che ha interessato l’intero colle. Tale indagine ha consentito di individuare una serie di elementi di notevole interesse scientifico:
1) una decina di fronti di cava di varia estensione, ubicati in diversi settori del colle, dei quali al momento non è possibile stabilire l’esatta pertinenza cronologica né la destinazione d’uso del materiale cavato;
2) evidenti tracce di carro orientate in direzione della strada carrabile attualmente di utilizzo militare, ma la cui originaria realizzazione deve essere plausibilmente ricondotta all’età punica;
3) struttura muraria di circa 60/70 cm di spessore di cui appare visibile in elevato un solo filare che si snoda per circa 200 metri correndo in parallelo al sentiero a circa 2 metri di distanza dallo stesso;
4) frammenti ceramici inquadrabili in età repubblicana e primo-imperiale rinvenuti nella zona dell’ex Stabulario e sulle pendici occidentali dell’area del colle in cui si trova ubicato il Forte di Sant’Ignazio;
5) ciste litiche (quadrangolari e circolari) di circa 1 m di diametro, che strutturalmente ‘evocano’ tipologie tombali di ambito punico. -
en
In 1861, Filippo Nissardi found a Punic inscription (3rd cent. B.C.) with a dedication to Astarte at Capo S. Elia di Cagliari, which was published by canon Giovanni Spano.
Between 2002 and 2008, a series of surveys documented the site’s extension, revealing its importance. Preliminary bibliographic research had shown that no archaeological work had been undertaken in the area where the inscription was found.
In 2008, the first excavations took place in an area where walls were present.
Although it is not certain that the walls belong to the medieval church of S. Elia, the presence of a cult structure at least renders plausible the church was built stood in the area previously occupied by the temple of Astarte, perhaps reusing, completely or partially, the pre-existing building. This hypothesis is supported by the presence, in the thickness of the walls, of the surviving structures of what is thought to be a chapel built of massive limestone ashlar blocks, but which could relate to the pre-existing Punic temple.
While the vegetation and turf were removed from the excavation area, a surface survey of the entire hill began (ongoing). This investigation identified a series of elements of great interest:
1) about ten quarry faces on various sizes, situated in diverse sectors of the hill. At present neither their exact dating nor the use made of the quarried materials can be established;
2) clear cart tracks running in the same direction as the present road used by the military, but whose origins can plausibly be attributed to the Punic period;
3) a wall c. 60/70 cm wide, of which only one course was visible, that ran for 200 m parallel to the track at about 2 m from it;
4) pottery fragments attributable to the Republican and early imperial periods found in the area of the ex Stabulario and on the western slopes of the part of the hill were the Fort of S. Ignazio stands;
5) stone cists (quadrangular and circular) of c. 1 m in width, whose structures recall Punic tomb types. - Summary Author
- Roberto Sirigu
- Funding Body
- Comune di Cagliari
Media
- Name
- Capo S. Elia
- Year
- 2010
- Summary
-
it
La seconda campagna di scavo, iniziata nel 2009 e conclusasi nel 2010, ha proseguito l'indagine già avviata nel 2008 nell'area interessata dalla presenza di strutture murarie forse pertinenti a un edificio monastico realizzato in età medievale.
L’indagine ha portato in luce una vasta area pavimentata in battuto di malta, conservata per una superficie estesa circa m 30 x 6, che occupa l’area a nord-est delle strutture murarie. Benché resa lacunosa in diversi tratti, l’area pavimentata appare ancora ben conservata per una superficie abbastanza estesa. Degno di nota è anche il fatto che tale pavimentazione appare ancora in connessione stratigrafica con un tratto murario di cui residuano tre grandi blocchi disposti in continuità strutturale con la lunga canaletta che faceva confluire l’acqua all’interno della cosiddetta ‘cisterna romana’, già individuata a suo tempo dal Canonico Spano. La superficie pavimentata appare inoltre articolata in almeno tre ambienti, di cui sono ancora percepibili le tracce murarie. Non meno importante appare il fatto che la pavimentazione sia stata in più punti intaccata da buche di varie dimensioni e forme, la cui finalità non risulta al momento facilmente interpretabile.
Oltre al livello pavimentale sinora riportato in luce, risulta visibile nella sezione a vista creata dallo scavo effettuato in antico nell’area immediatamente a sud delle strutture murarie della c.d. ‘chiesetta’, un secondo livello pavimentale ubicato a circa 20 cm più in basso rispetto al primo. Si delinea dunque la possibilità, più che plausibile, di cogliere, attraverso l’estensione dello scavo, le tracce pavimentali pertinenti ad almeno due fasi di frequentazione dell’area.
Da segnalare infine la presenza, nel settore a sud delle strutture murarie, di alcuni grandi blocchi sinora appena emergenti, che appaiono presumibilmente ancora in giacitura originaria, forse pertinenti alle strutture dell’edificio templare di età punica. -
en
The second excavation campaign began in 2009 and concluded in 2010, continuing the investigations started in 2008 in the area where walls perhaps belonging to a medieval monastic complex were present.
The excavation revealed a vast area (30 x 6 m) paved with mortar occupying the zone north-east of the walls. Although some patches were missing, the floor was well-preserved. It appeared to be stratigraphically connected to a stretch of wall, of which three large blocks remained, that continued on from the long channel that drained water into the so-called ‘Roman cistern’, already identified in Spano’s time. The floor also appeared to be divided into at least three rooms, of which traces of the walls were visible. The floor had also been cut in several places by holes of various shapes and sizes, whose use is at present unknown.
Another floor level, at about 20 cm lower than the first, was visible in the section created by the old excavations in the area immediately south of the walls of the so-called ‘chapel’. Therefore, it appears that there were two occupation phases, but this will need to be confirmed by further excavation.
Lastly, south of the walls there were several large blocks just visible above the ground that appeared to be _in_ _situ_ and perhaps belonging to the Punic temple. - Director
- Simonetta Angiolillo - Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico Artistiche (ora Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio)
- Alfonso Stiglitz
- Funding Body
- Comune di Cagliari
Media
- Name
- Capo S. Elia
- Year
- 2012
- Summary
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it
La terza campagna di scavo, svoltasi nel primo semestre del 2012, ha riguardato l'area posta a sud-est della precedente zona indagata nel 2008 e nel 2009. Si tratta di un'area posta alle spalle della torre pisana dove, tra la vegetazione costituita da agavi e macchia mediterranea, si intravedeva parte di una muratura. Tale spostamento del fronte di scavo ha portato all'individuazione di una struttura a pianta rettangolare, con orientamento NW/SE, della quale residuano i lati lunghi, parte del lato corto, verso NW, mentre quello breve a SE risulta ancora nascosto tra la vegetazione e sarà oggetto delle prossime indagini. La struttura individuata presenta una pianta rettangolare di circa 13 metri di lunghezza per 6.80 di larghezza (all'esterno), con almeno un ingresso laterale, forse secondario, dal quale si accedeva all'interno tramite due gradini.
All'interno sono stati individuati resti di una pavimentazione realizzata con mattonelle quadrate in cotto e un bancone che corre lungo il muro nord-occidentale; mentre la sistemazione dell'altro lato non è ancora ben chiara, se non per la presenza di pilastri, di cui uno ancora in _situ_, sebbene crollato trasversalmente rispetto al vano.
I muri perimetrali dell'edificio si conservano per un'altezza residua che in alcuni punti raggiunge un metro e mantengono ancora tracce di intonaco.
L'edificio fu soggetto a un crollo verso la parte sud-orientale come testimoniato dal muro perimetrale caduto verso l'esterno (ma ancora composto e che presenta un'altezza di m 4.80 e una larghezza di m 4.70, e dal pilastro di cui si è già detto sopra.
Nella parte a sud sono stati portati in luce tre grossi conci allineati e ben squadrati e parte di un piano pavimentale in calce che sembrano essere in collegamento con l'analoga situazione individuata più a nord nelle precedenti campagne. Potrebbe trattarsi di una sistemazione dell'area preesistente alla costruzione dell'edificio rettangolare, consistente in un ampio spazio pavimentato e delimitato da una grossa muratura che si estendeva fino alla struttura muraria posta a circa una trentina di metri più a nord e già individuata nella precedente campagna di scavo. Con il proseguo dell'indagine si cercherà di chiarire i rapporti tra questa sistemazione pavimentale, il muro a grossi blocchi squadrati e la struttura rettangolare che, pur essendo di molto successiva ai primi due, sembra averli in qualche modo inglobati.
L'edificio rettangolare potrebbe interpretarsi come pertinente alla chiesa di S. Elia al Monte, nella sua ultima sistemazione risalente al XVII secolo operata con fondi di cittadini di Quartu Sant’Elena, come testimoniato da un manoscritto del 1720 - custodito nell’Archivio Parrocchiale della stessa città, sotto la cui giurisdizione essa doveva ricadere - e come confermato dai materiali rinvenuti nello scavo e risalenti a tale epoca.
Nel manoscritto si ricorda anche la distruzione della Chiesa: “despues al año 1717 fuè d(ich)a ig(lesi)a devastada delos españoles q(ui) entraron en Caller a fuerza de armas; y non dexaron mas q(ue) las paredes…” (I. Farci, Quartu Sant’Elena. Arte religiosa dal Medioevo al Novecento, Cagliari 1988, pp. 187-188). -
en
During the third campaign excavations were carried out to the south-east of the zone investigated in 2008 and 2009. This area is behind the Pisan tower where, among the vegetation of agave and Mediterranean maquis, part of a wall was visible. The excavation uncovered a rectangular structure on a north-west/south-east alignment. Two of the long sides and part of the short north-west side were preserved, while the short south-east wall is still hidden by vegetation and will be investigated in the future. The structure was c. 13 m long and 6.80 m wide, with a side entrance, perhaps secondary, with two steps leading to the interior.
Inside the structure were the remains of a floor of square terracotta tiles and a bench running along the north-west wall. The situation on the other side is not yet clear apart from the presence of pillars, one of which _in_ _situ_ although it had collapsed across the room.
The perimeter walls were preserved to a maximum of one metre in height and traces of plaster were still visible.
The building had collapsed towards the south-east, as attested by the perimeter wall that had fallen outwards (but lay still intact presenting a height of 4.80 m and 4.70 m in width) and the pillar mentioned above.
In the southern part of the excavation, an alignment of three large ashlar blocks and part of a lime floor surface were uncovered, which appeared to be connected with a similar situation identified further north during preceding campaigns. This may represent the organisation of the area prior to the construction of the rectangular building consisting of a large paved area delimited by a large wall that extended as far as the structure, situated at about 30 m further north. Future excavations will attempt to clarify the relationship between this floor, the large ashlar blocks and the rectangular structure which, although much later that the first two, seems to have incorporated them in some way.
The rectangular building could perhaps be interpreted as part of the church of S. Elia al Monte, in its final phase of restructuring dating to the 17th century, funded by the inhabitants of Quartu Sant’Elena, and attested by a manuscript of 1720. This dating was also confirmed by the excavation finds.
The manuscript also mentions the destruction of the church: “despues al año 1717 fuè d(ich)a ig(lesi)a devastada delos españoles q(ui) entraron en Caller a fuerza de armas; y non dexaron mas q(ue) las paredes…” (I. Farci, Quartu Sant’Elena. Arte religiosa dal Medioevo al Novecento, Cagliari 1988, pp. 187-188). - Summary Author
- Maria Adele Ibba
- Director
- Simonetta Angiolillo - Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico Artistiche (ora Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio)
- Alfonso Stiglitz
- Funding Body
- Comune di Cagliari
Media
- Name
- Capo S. Elia
- Year
- 2014
- Summary
-
it
I lavori sul campo della quarta campagna di scavo si sono svolti tra i mesi di aprile e luglio 2014 e hanno interessato due differenti settori dell'area di indagine.
Si è proceduto a un allargamento dell'area di indagine, a nord-est, verso la torre pisana, per chiarire la planimetria dell'edificio rettangolare messo in luce nella precedente campagna 2012 e che, nella parte posteriore, non si era potuto scavare a causa della vegetazione che lo ricopriva.
L'intervento ha evidenziato la presenza del presbiterio e la base verosimilmente dell'altare confermando l'identificazione della struttura (di m 21.20 x 6.80), avanzata nel 2012, con la chiesa di S. Elia al Monte, già nota dalle fonti, nella sua ultima sistemazione settecentesca, come confermato dai materiali rinvenuti e risalenti a tale epoca.
Parallelamente allo scavo dell'edificio ecclesiastico, si è proceduto alla pulizia e allo scavo all'interno e all'esterno di una struttura moderna, costruita in blocchetti, posta nei pressi dell'area di indagine e destinata a diventare un punto di sosta nel Progetto di sistemazione dei sentieri del Capo Sant'Elia, attualmente in fase di avvio da parte del Comune di Cagliari.
L'indagine si è mostrata proficua pur non avendo restituito strutture murarie. Sono stati rinvenuti, infatti, esclusivamente materiali, tra cui abbondante ceramica a vernice nera e anforacei, risalenti alle fasi punica e romana che interessarono il sito, fornendo una ulteriore conferma della presenza nelle prossimità dell'area del tempio punico.
Un finanziamento di 100.000 euro già assegnato per il 2015 dovrebbe permettere il completamento dell'indagine sulla chiesa e di individuare le emergenze archeologiche preesistenti a essa, posizionate all'esterno della struttura; l'estensione ampia di queste ultime favorisce l'indagine stratigrafica in quanto l'edificio ecclesiastico pare insistere solo su una piccola superficie dell'area. Sarà portata avanti, come nelle precedenti campagne, l'indagine volta a meglio chiarire l'estensione e l'organizzazione dell’importante sistema idrico scavato nella roccia, sia nel pianoro, dove insiste la cisterna a damigiana, sia nelle pendici, fino alla grande cisterna e la sua relazione con le strutture evidenziate nell'area circostante la chiesetta. -
en
The work during this fourth campaign took place in two different sectors of the excavation area.
The area was extended to the north-east, towards the Pisan tower, in order to clarify the plan of the rectangular building uncovered during the 2012 campaign.
The excavation exposed the presbytery and the base of what was probably an altar confirming the identification of the structure (21.30 x 6.80 m), suggested in 2012, as the church of S. Elia al Monte, already known in the sources, in its final 18th century form, as confirmed by the finds that dated to this period.
While the church was being excavated both the interior and exterior of a modern building were cleaned and excavated. Situated near the excavation area, this structure will become a stopping place along the visitors’ pathways on Capo Sant’Elia, presently being set up by Cagliari town council.
The excavations under the building did not find any walls, but produced a large quantity of finds including numerous fragments of black glaze pottery and amphora dating to the Punic and Roman phases of the site, thus confirming the presence of a Punic temple in the vicinity.
Financing of 100,000 euro already assigned for 2015 should permit the completion of the church excavations and identification of the pre-existing archaeological remains situated outside the structure. The wide extent of the remains favours excavation as the church only seemed to be built on a small part of the area. As in preceding seasons, investigations into the rock-cut water supply system will continue, both on the plateau, where a “demijohn” shaped cistern is situated, and on the slopes, as far as the large cistern. The aim is to clarify its extension, organisation, and relationship with the structures identified in the area around the church. - Summary Author
- Maria Adele Ibba
- Director
- Alfonso Stiglitz
- Simonetta Angiolillo - Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Storia, Storia, Beni Culturali e Territorio
- Research Body
- Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio
- Funding Body
- Comune di Cagliari
Media
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Amadasi Guzzo 1990M.G. Amadasi Guzzo, 1990, Iscrizioni fenicie e puniche in Italia, Roma.
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Ibba 2004M.A. Ibba, 2004, Nota sulle testimonianze archeologiche, epigrafiche e agiografiche delle aree di culto di Karalì punica e di Carales romana, Aristeo, 1: 113-145.
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Stiglitz 2004A. Stiglitz, 2004, La città punica in Sardegna: una rilettura, Aristeo 1: 57-111.
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Angiolillo c.s.S. Angiolillo, c.s., Il Tempio di Astarte Ericina su Capo Sant’Elia: molti interrogativi in attesa di risposte, in Atti del Convegno “Capo Sant’Elia. La sentinella del Golfo di Cagliari”.