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Dario Ciminale

Season Team

  • AIAC_2287 - Cattedrale - 2009
    Le indagini archeologiche effettuate, contestualmente all’intervento di restauro condotto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per i beni Architettonici e per il Paesaggio, nel succorpo della cattedrale romanica hanno consentito di completare l’indagine dell’area archeologica già parzialmente messa in luce negli anni sessanta e settanta del secolo scorso. Sono stati evidenziati i resti di un grande edificio di età romana imperiale, articolato in diversi vani e caratterizzato dall’impiego di grossi conci di calcarenite. Si conserva inoltre un brano pavimentale a mosaico, datato al I sec. d.C., realizzato in tessere di calcare, ciottoli e terracotta, con un grande motivo a cerchi allacciati che delimitano rosette a sei petali. In adiacenza all’edificio è stato messo in luce un tratto di strada lastricata che potrebbe ipoteticamente essere identificato con il tracciato urbano della via Traiana. Di notevole interesse il ritrovamento di una epigrafe onoraria iscritta su di una lastra in marmo, reimpiegata in età successiva, pertinente presumibilmente alla base perduta di una statua. Datata alla seconda metà del II sec. d.C., è dedicata ad un Augustale, Lucio Gellio, cui è stato concesso, da parte dell’ordine dei decurioni, l’onore sia del bisellium sia di una statua. Sui resti di età romana si è sovrapposto l’impianto di una grande basilica paleocristiana, lunga 40 m e larga 18 m, a tre navate, con abside rivolta ad Est. Oltre alle strutture murarie pertinenti sia ai muri perimetrali, in alcuni tratti conservati sino a circa m 3 di altezza, sia ai muri su cui poggiavano i pilastri divisori delle navate, si possono osservare ampi lembi della pavimentazione musiva policroma, conservatasi in particolare nel vano del succorpo detto “del mosaico di Timoteo”. Redatto in stesure successive, databili in arco cronologico tra V e VI sec. d.C., il mosaico qui appare come un grande tappeto con motivo a scaglie in cui campeggia un grande disco con quadrato centrale decorato a stuoia, intorno a cui si dispone sinuosamente un lungo nastro. Il tappeto musivo, compreso entro una cornice, sempre a mosaico, decorata da pesci, animali acquatici e motivi vegetali, è caratterizzato verso Est da una grande tabula ansata con iscrizione in latino in cui si ricorda un certo Timoteo che, all’epoca del Vescovado di Andrea, fece realizzare parte della decorazione per sciogliere un voto. La basilica, che costituisce la più antica cattedrale di Bari, intitolata a S. Maria, rimase in uso nei secoli successivi dell’Altomedieovo, sino al 1034, anno in cui l’arcivescovo Bisanzio ne decretò la demolizione e dette l’avvio ai lavori per l’edificazione della nuova cattedrale. Questa fu sopraelevata di circa 5 m rispetto al preesistente impianto, le cui strutture, parzialmente demolite, furono in parte inglobate nelle nuove fondazioni, mentre i preziosi piani pavimentali rimasero forse in parte a vista nel succorpo funzionale alla nuova cattedrale. Nei secoli XV-XVIII i sotterranei della cattedrale romanica furono adibiti a camere sepolcrali destinate ad esponenti di importanti famiglie della città.