- Item
- AIAC_2357
- Name
- Guado San Nicola
- Date Range
- 300000 BC – 200000 BC
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2009Il sito di Guado San Nicola a Monteroduni è stato oggetto di segnalazione nel 2005 da parte della sig.ra Leone, proprietaria del terreno in cui lei stessa casualmente raccolse un bifacciale, insieme a diversi manufatti litici ritoccati. La prima indagine archeologica ha avuto luogo nel 2008 alla quale ha fatto seguito lo scavo condotto nel 2009 allo scopo di approfondire le conoscenze dell’insieme paleolitico che, data la sua peculiarità nelle tipologie di reperti rinvenuti, si caratterizza come riferimento opportuno per la ricostruzione delle modalità di sfruttamento dell’ambiente e delle strategie insediamentali adottate dai gruppi umani preistorici nell’area di Monteroduni. L’area indagata ha un’estensione di circa 40 mq al cui interno è stato possibile riconoscere una serie stratigrafica costituita da una successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufo) anche in deposizione primaria, contenenti materiale paleontologico e preistorico. Caratteristica specifica del giacimento è il rinvenimento, in un’area relativamente ristretta, di una abbondante industria litica di attribuzione acheuleana, caratterizzata da una significativa presenza di bifacciali (circa 50), associati ad elementi tipologici quali schegge, nuclei, strumenti e percussori. L’insieme dei bifacciali è costituito da strumenti interi, punte e frammenti prossimali e le dimensioni sono estremamente variabili probabilmente in relazione alla morfologia di partenza della materia prima utilizzata e del numero di rimesse in forma subite. Sono caratterizzati da un’accurata preparazione della punta e di almeno uno dei bordi. I reperti litici sono stati ricavati, grazie all’impiego di percussori litici e ossei (palchi di cervo), da supporti in selce come lastrine, blocchetti e ciottoli di calcare di piccole e medie dimensioni. Lo stato fisico dei materiali raccolti è nella maggioranza dei casi fresco, rari i casi di leggera fluitazione dovuta a trasporto fluviale. Il campione faunistico si caratterizza per la presenza di frammenti dentari, diafisari e di numerosi resti di palchi, come porzioni basali, aste e frammenti di pugnali. L’analisi paleontologica dei resti di macrovertebrati ha permesso il riconoscimento di talune specie tra cui il cervo, l’elefante, l’uro, il rinoceronte di Merck, il cavallo e l’orso. Abbondante è il gruppo dei cervidi in generale, rappresentato dai numerosi resti di palchi attribuibili a cervidi di taglia piccola (es. capriolo e daino) e molto grande, come i megaceri. Si tratta, dunque, di una fauna di ambiente caldo dove il fiume era sicuramente un elemento geomorfologicamente fondamentale. La presenza di grandi erbivori era favorita da una vegetazione aperta, ricca di pascoli, che consentiva la vita a cavalli e pachidermi, mentre nelle aree più umide la vegetazione si infittiva assicurando rifugio ai cervidi e ai rinocerontini. Per quanto concerne le tracce legate ad una attività umana, si rileva la presenza di caratteri diagnostici legati ad azioni di fratturazione intenzionale, riscontrabili su diversi frammenti diafisari e su un frammento di radio di uro su cui si osserva, inoltre, una sottile stria lineare e sub parallela all’asse longitudinale dell’osso la cui morfologia macroscopica è essere riconducibile ad una azione di taglio intenzionalmente svolto con strumento litico.
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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2010La campagna di scavo è stata condotta dal 24 Maggio al 30 luglio e ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca . E’ stata posta in luce la stessa situazione stratigrafica già riscontrata nei sondaggi degli anni precedenti con la successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufo) anche in deposizione primaria, contenenti abbondante materiale paleontologico e preistorico. La registrazione planimetrica e stratigrafica dei materiali, delle planimetrie e delle sequenze stratigrafiche sono state possibile grazie al supporto della stazione totale GEO-TOP GTS 605. Il materiale litico raccolto è abbondante e si caratterizza per la presenza di numerosi bifacciali, in selce ed in calcare, associati a schegge e nuclei, strumenti e percussori. Tra gli strumenti si annoverano soprattutto raschiatoi e denticolati. Abbondante è la fauna rappresentata da resti dentari e diafisari di erbivori di grossa taglia, tra cui cervidi, rinoceronti, elefanti, bovini e cavalli. Particolare è il rinvenimento di numerosi resti di palchi di cervidi, tra cui porzioni basali con rosetta, frammenti di aste e numerosi frammenti di pugnali. Lo studio archeozoologico ha permesso l’individuazione di strie riconducibili ad attività di taglio (macellazione) mediante l’utilizzo di uno strumento litico Per le analisi sedimentologiche, palinologiche e radiometriche, diverse sono state le campionature delle varie US. In particolare per le datazioni radiometriche si è proceduto al prelievo di 5 campioni di sedimento nelle immediate vicinanze di resti dentari in precedenza selezionati mediante l’utilizzo di strumentazione specifica che misura il decadimento radioattivo. Massima cura è stata posta nel restauro del materiale osseo in quanto i resti si presentano diversamente interessati da fenomeni post deposizionali che hanno influito, su una diversa scala di valori, nella loro conservazione. I dati acquisiti in scavo sono stati informatizzati con la creazione di una banca dati alfanumerica sempre aggiornabile, da incrociare con un’ulteriore banca dati in Acces contenente la registrazione di tutti i codici delle schede RA riconosciute dal sistema informatizzato del Ministero per i Beni Culturali. La cartografia realizzata è stata interfacciata con la banca dati delle schede tramite l’applicazione del programma Arcview, che gestisce i dati raccolti al fine di creare un sistema georeferenziato che possa impostare una qualsiasi analisi di distribuzione spaziale e statistica.
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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2011Le attività di scavo sono state rivolte alla definizione particolareggiata dei depositi esplorati negli anni scorsi, con particolare attenzione ai livelli antropici, anche attraverso la raccolta di campioni per analisi di laboratorio. Si sono, inoltre, approfonditi gli aspetti geomorfologici dell’area sulla quale insiste il giacimento per comprendere le modalità di formazione dell’intera sequenza posta in luce con lo scavo. Per questo motivo sono state riaperte le aree esplorate negli anni scorsi, è stata realizzata una trincea di raccordo, sono stati realizzati quattro nuovi sondaggi per la verifica del contesto stratigrafico, si è attuata una prospezione del territorio fino al fiume Volturno. Queste attività hanno consentito di precisare la successione stratigrafica di seguito descritta dal basso verso l’alto: US E - Conglomerato grossolano di ciottoli di calcare e di selce con frazione varia, in matrice sabbiosa, con limite superiore troncato, erosivo e cementato; presenta un’ampia distribuzione, riconducibile ad una piana alluvionale. Rappresenta un deposito fluviale di fiume maturo a elevata energia con direzione della corrente verso Nord, contraria a quella attuale del Volturno, almeno nell’area dello scavo indagata. US D – Limi e sabbie riferibili a tre episodi, anche a stratigrafia incrociata, che dal basso verso l’alto hanno spessori di 7,10 e 40 cm.; presenza di rari ciottoli arrotondati di calcare e di selce. US C – Colata di depositi ricchi di materiali vulcanici dello spessore medio di 80 cm.; non si esclude la possibilità di azioni idriche del tutto occasionali e la messa in posto di depositi vulcanici primari. Notevole presenza di reperti preistorici talvolta con evidenti tracce di fluitazione. US B - Colata di detrito dello spessore di circa 20 cm., formatasi in più fasi, con energia più consistente rispetto alle US sottostanti; abbondante presenza di resti dell’attività antropica soprattutto nella frazione inferiore. I manufatti litici sono privi, fatte poche eccezioni, di trasporto postdeposizionale. US A – Sedimenti limoso argillosi, con anfiboli e miche, contenenti sporadici ciottoli di calcare di dimensioni ce ntimetriche; spessore compreso tra i 20 e 40 cm. con limite inferiore netto e ondulato; il tetto è sub-orizzontale, erosivo. US “tufo” – Deposito vulcanico sterile, con spessore medio di 60 cm., contenente grosse pomici in matrice fine con cristalli di feldspati, miche. I limiti inferiore e superiore sono netti. Si avanza l’ipotesi che l’uomo abbia frequentato quest’area per approvigionarsi della selce per la produzione di strumenti. Infatti l’area si caratterizza per antiche erosioni che hanno messo in luce i livelli ghiaiosi della US E ricchi di lastrine fluitate, anche di ragguardevoli dimensioni. Questa ipotesi bene si accorda con la presenza di numerose colate di terra e/o di detrito lungo un versante in erosione, con i ricoprimenti rapidi delle evidenze antropiche. Nell’ambito dei resti paleontologi particolarmente frequenti sono i resti appartenenti a cavallo e cervidi. L’industria litica è riconducibile all’Acheuleano; numerosi sono i bifacciali associati a strumenti su scheggia quali raschiatoi e denticolati, talvolta anche di buona fattura. Si annoverano materiali riconducili all’ambito levallois.
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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2012L’area indagata ha un’estensione di circa 40 mq al cui interno è stato possibile riconoscere una serie stratigrafica costituita da una successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufi e cineriti) anche in deposizione primaria, contenenti materiale paleontologico e preistorico. Caratteristica specifica del giacimento è il rinvenimento di una abbondante industria litica caratterizzata da elementi tipologici quali schegge, nuclei, strumenti e percussori, e soprattutto da una significativa presenza di bifacciali (circa 100), strumenti caratteristici dell’Acheuleano, spesso difficili da reperire nei siti e fortemente discussi nel mondo accademico per la loro funzionalità. I resti faunistici associati all’industria litica sono numerosi e permettono di formulare ipotesi sull’antico ambiente naturale; è documentata la presenza di erbivori di grossa taglia, tra cui cervi, bovini, cavalli, rinoceronti ed elefanti. Si tratta di una fauna di ambiente aperto dove il fiume (l’attuale Volturno) rappresentava un elemento insostituibile e di riferimento anche per i gruppi umani. La presenza di grandi erbivori era favorita da una vegetazione aperta, ricca di pascoli, che consentiva la vita a cavalli e pachidermi, mentre nelle aree più umide la vegetazione si infittiva assicurando rifugio ai cervi e ai rinoceronti. Per quanto concerne le testimonianze dell’attività umana sulle carcasse animali, si segnala la presenza su superfici ossee di strie di macellazione dovute all’azione di taglio con strumenti litici per il recupero della carne e di ossa fratturate intenzionalmente per il recupero del midollo a fini alimentari. Il sito di Guado S. Nicola, oltre a costituire un importante punto di riferimento per la preistoria italiana ed europea nell’ambito dei complessi a bifacciali, è estremamente interessante anche dal punto di vista geologico in quanto si può definire come _geosito_, ovvero un bene naturale di particolare pregio scientifico caratterizzato dalla presenza di elementi naturali tali da fornire contributi indispensabili alla comprensione della storia geologica del territorio non solo molisano.
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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2013Dal 2 al 23 luglio 2013 l’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, ha condotto indagini di natura geomorfologica e pedologica nell’area del sito di Guado San Nicola (Monteroduni, Isernia). Particolare attenzione è stata posta agli aspetti stratigrafici supportati da campionamenti specifici per le analisi di laboratorio e dalla realizzazione di un sondaggio alla sommità del terrazzo che caratterizza l’area dei ritrovamenti. L’intervento ha consentito di affinare le conoscenze dell’articolata serie stratigrafica dello spessore di oltre due metri, ubicata su un terrazzo fluviale posto nella parte distale dell’antico conoide del Torrente Lorda. La sequenza presenta alla base sedimenti fluviali grossolani che indicano un tracciato a canali intrecciati in rapida aggradazione durante una fase climatica fredda ed arida. Alla sommità del deposito i livelli archeologici sono contenuti in alternanze di livelli ghiaiosi e sabbiosi anche con sedimenti piroclastici. Le strutture sedimentarie indicano tracciati divaganti o a meandri e dunque l’avvento di un netto miglioramento climatico. Un paleo suolo fortemente lisciviato e rubefatto è presente alla sommità della sequenza. L’inquadramento lito-, morfo- e pedostratigrafico suggerirebbe l’attribuzione agli inizi dell’Ultimo Interglaciale, ma la datazione di tre unità litostratigrafiche sovrapposte col metodo 40Ar/39Ar su cristalli di sanidino ha dato: unità US C (400±9 ka), US B (379±8 ka) e US TUFO (345±9 ka). L’antichità è confermata dalle datazioni combinate tra uranium–thorium (U-Th) e risonanza elettronica di spin (ESR) applicate a 6 denti di cavallo e rinoceronte provenienti dai livelli archeologici delle US C e B. L’età media ottenuta è di 364±36 ka e, in accordo con quella 40Ar/39Ar, suggerirebbe invece l’attribuzione alla fine del MIS 11. Tale attribuzione è confermata anche dalla presenza di Cervus elaphus acoronatus e dalle caratteristiche tecnico-tipologiche delle industrie litiche. L’insieme faunistico, proveniente dalle US C e B, oltre che da _Cervus elaphus acoronatus_, si caratterizza per la presenza di _Ursus_ sp., _Elephas_ sp., _Equus_ sp., _Stephanorhinus kirchbergensis_, _Megaloceros_ sp., _Cervus elaphus acoronatus_, _Bos primigenius_ che configurano un ambiente temperato caldo. I reperti paleontologici si caratterizzano per la presenza di strie e fratturazioni intenzionali connesse con le attività umane rivolte al recupero del midollo e di masse carnee. L’abbondanza di palchi di cervo di caduta sembra riconducibile al loro uso quali percussore impiegati nella scheggiatura del materiale litico. L’industria litica, che proviene dalle US C e B, risente delle modalità di messa imposto della componente sedimentologica. Questo fenomeno è meno accentuato per i materiali della US B che presentano un ottimo stato di conservazione anche se sono state accertate dislocazioni e ridistribuzione di debole entità. I reperti sono stati ottenuti dallo sfruttamento di lastrine di scadente qualità per la presenza di intrusioni e piani di fratturazione preferenziale. Frequenti sono bifacciali di forma e dimensione variabile, spesso ben lavorati sull’estremità appuntita e quasi sempre con base risparmiata; la componente su scheggia si qualifica per la presenza di manufatti Levallois. Si annoverano reperti anche su supporto in calcare.
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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2014Le attività di studio del sito paleolitico di Guado San Nicola a Monteroduni (IS), oggetto di scavi sistematici dal 2008 al 2011 da parte dell’equipe di ricerca del Prof. Carlo Peretto dell’Università degli Studi di Ferrara, hanno finora consentito la ricostruzione del contesto paleoambientale, geomorfologico e cronologico del sito, delle strategie di sussistenze e del comportamento tecno-economico degli ominini che hanno frequentato l’area durante il Pleistocene medio, tra 400.000 e 350.000 anni fa. L’interdisciplinarietà degli studi, unitamente all’integrazione dei contributi di specialisti provenienti da università e istituzioni nazionali e internazionali, hanno confermato l’importanza del sito di Guado San Nicola, la cui rilevanza non si limita al solo contesto locale ma acquisisce significato anche a livello europeo ed extra-europeo, viste la ricchezza della documentazione e l’attestazione di elementi innovativi dal punto di vista culturale quale la padronanza del metodo di scheggiatura Levallois. La comparsa del metodo Levallois, che convenzionalmente segna il limite tra il Paleolitico inferiore e il Paleolitico medio e in Europa, allo stato attuale delle conoscenze, non risulta più antica di 350.000-300.000 anni fa. Pertanto il giacimento di Guado San Nicola, data la sua antichità, costituirebbe uno dei siti chiave nell’ambito del dibattito sull’origine dei complessi culturali del Paleolitico medio e delle sue relazioni con i complessi precedenti. Vista l’importanza del sito, dal 7 al 26 luglio 2014 sono state effettuate specifiche analisi e attività di studio per approfondire determinati aspetti di rilevante interesse. A seguito della sistemazione e revisione del materiale litico e paleontologico, è stato pianificato il programma dettagliato dello studio funzionale e tracceologico dell’industria litica, supportato dalle attività di sperimentazione della scheggiatura del materiale litico tramite l’utilizzo di percussori duri e teneri. Sono state poi condotte analisi dettagliate sugli aspetti archeozoologici, con particolare riferimento all’individuazione di strie di macellazione, morfotipi da fratturazione intenzionale e coni di percussione. La presenza di stigmate da percussione su quattro palchi di cervidi risulta verosimilmente connessa all’utilizzo quali percussori nella scheggiatura del materiale litico, ipotesi corroborata dalle caratteristiche dell’industria litica. Pertanto le analisi funzionali e le attività di sperimentazione consentiranno di meglio definire il comportamento tecnologico, le competenze tecniche, le scelte e le esigenze di produzione dei gruppi umani che hanno frequentato l’area di Monteroduni nel Pleistocene medio, confrontando i risultati con quanto noto a livello europeo. Si è posta particolare attenzione all’analisi spaziale, analizzando la distribuzione dei reperti e la densità di questi, integrando i dati relativi all’insieme litico e faunistico con quelli spaziali e tafonomici, al fine di rilevare eventuali concentrazioni di origine antropica. Si è proceduto poi al lavaggio del sedimento e al vaglio al fine di individuare resti di micromammiferi che potessero contribuire ad un più preciso inquadramento cronologico e paleoambientale del sito. È stata, infine, effettuata una ricognizione dell’area circostante a quella oggetto di studio al fine di individuare fonti di approvvigionamento della materia prima.
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AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2016Il sito di Guado San Nicola (Monteroduni, Molise) è datato a 379 ± 8 Ka (MIS 11/MIS 10) sulla base delle datazioni radiometriche (40Ar/39Ar, ESR-U/Th), le quali sono compatibili con la composizione dell’insieme faunistico (tra cui Cervus elaphus acoronatus, Equus ferus). L’industria litica si caratterizza per l’attestazione precoce del metodo Levallois - che convenzionalmente segna il limite tra il Paleolitico inferiore e il Paleolitico medio in Europa - nell’ambito di un contesto sostanzialmente acheuleano, soprattutto per la presenza di numerosi bifacciali di forma e dimensioni molto varia. Per questi motivi Guado San Nicola viene a costituire uno dei siti più significativi per quanto riguarda l’origine dei complessi culturali del Paleolitico medio. Anche nel corso del 2016 sono proseguite le verifiche stratigrafiche poste in luce da erosioni e lavori agricoli ed in particolare dal 10 al 24 luglio 2016 sono state effettuate ulteriori indagini di prospezione archeologica al fine di favorire le ricerche future. Particolare attenzione è stata posta alle attività di sistemazione agricola dell’area prossima agli scavi già condotti, che hanno consentito di recuperare alcuni reperti paleontologici e litici. È stata inoltre effettuata una ricognizione dell’area circostante a quella oggetto di scavo al fine di individuare fonti di approvvigionamento della materia prima. Parallelamente alle attività sul campo sono proseguite le attività di laboratorio con analisi sui reperti paleontologici e litici. Di particolare interesse è lo studio funzionale e tracceologico dei reperti litici, supportato dalle attività di sperimentazione della scheggiatura con percussori duri e teneri ottenuti da frammenti di palchi di cervi. In effetti una caratteristica peculiare del giacimento è l’attestazione dell’uso del percussore tenero per la scheggiatura come dimostrano le caratteristiche delle schegge rinvenute nel contesto stratigrafico. Lo studio delle faune evidenzia la relazione con le attività umane, in particolare per la presenza di strie tipiche dell’attività di macellazione.
Media
- Name
- Guado San Nicola
- Year
- 2009
- Summary
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it
Il sito di Guado San Nicola a Monteroduni è stato oggetto di segnalazione nel 2005 da parte della sig.ra Leone, proprietaria del terreno in cui lei stessa casualmente raccolse un bifacciale, insieme a diversi manufatti litici ritoccati.
La prima indagine archeologica ha avuto luogo nel 2008 alla quale ha fatto seguito lo scavo condotto nel 2009 allo scopo di approfondire le conoscenze dell’insieme paleolitico che, data la sua peculiarità nelle tipologie di reperti rinvenuti, si caratterizza come riferimento opportuno per la ricostruzione delle modalità di sfruttamento dell’ambiente e delle strategie insediamentali adottate dai gruppi umani preistorici nell’area di Monteroduni.
L’area indagata ha un’estensione di circa 40 mq al cui interno è stato possibile riconoscere una serie stratigrafica costituita da una successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufo) anche in deposizione primaria, contenenti materiale paleontologico e preistorico.
Caratteristica specifica del giacimento è il rinvenimento, in un’area relativamente ristretta, di una abbondante industria litica di attribuzione acheuleana, caratterizzata da una significativa presenza di bifacciali (circa 50), associati ad elementi tipologici quali schegge, nuclei, strumenti e percussori.
L’insieme dei bifacciali è costituito da strumenti interi, punte e frammenti prossimali e le dimensioni sono estremamente variabili probabilmente in relazione alla morfologia di partenza della materia prima utilizzata e del numero di rimesse in forma subite. Sono caratterizzati da un’accurata preparazione della punta e di almeno uno dei bordi.
I reperti litici sono stati ricavati, grazie all’impiego di percussori litici e ossei (palchi di cervo), da supporti in selce come lastrine, blocchetti e ciottoli di calcare di piccole e medie dimensioni.
Lo stato fisico dei materiali raccolti è nella maggioranza dei casi fresco, rari i casi di leggera fluitazione dovuta a trasporto fluviale.
Il campione faunistico si caratterizza per la presenza di frammenti dentari, diafisari e di numerosi resti di palchi, come porzioni basali, aste e frammenti di pugnali.
L’analisi paleontologica dei resti di macrovertebrati ha permesso il riconoscimento di talune specie tra cui il cervo, l’elefante, l’uro, il rinoceronte di Merck, il cavallo e l’orso. Abbondante è il gruppo dei cervidi in generale, rappresentato dai numerosi resti di palchi attribuibili a cervidi di taglia piccola (es. capriolo e daino) e molto grande, come i megaceri.
Si tratta, dunque, di una fauna di ambiente caldo dove il fiume era sicuramente un elemento geomorfologicamente fondamentale. La presenza di grandi erbivori era favorita da una vegetazione aperta, ricca di pascoli, che consentiva la vita a cavalli e pachidermi, mentre nelle aree più umide la vegetazione si infittiva assicurando rifugio ai cervidi e ai rinocerontini.
Per quanto concerne le tracce legate ad una attività umana, si rileva la presenza di caratteri diagnostici legati ad azioni di fratturazione intenzionale, riscontrabili su diversi frammenti diafisari e su un frammento di radio di uro su cui si osserva, inoltre, una sottile stria lineare e sub parallela all’asse longitudinale dell’osso la cui morfologia macroscopica è essere riconducibile ad una azione di taglio intenzionalmente svolto con strumento litico. -
en
The site of Guado San Nicola at Monteroduni was first brought to notice in 2005 when the sig.ra Leone, owner of the land, found a biface lithic and a number of other retouched stone artefacts.
The first archaeological investigation took place in 2008, followed by an excavation in 2009 which aimed to gain further knowledge of the paleolithic site. Given the particular typology of the finds this site provides a useful reference point for the reconstruction of the methods of land exploitation and the settlement strategies adopted by the groups of prehistoric men in the Monteroduni area.
An area of circa 40 m2 was investigated revealing a stratigraphic sequence constituted by a succession of levels of fluvial-lacustral origin (gravels, sands and clays) alternating with sediments of volcanic origin (tufa), some in primary deposition, containing paleontological and prehistoric material.
The site was characterised by the discovery, in a relatively restricted area, of an abundant lithic industry of Acheulean attribution, characterised by the presence of numerous biface tools (about 50) associated with flakes, cores, tools and hammerstones. The biface tools were constituted by complete tools, points and proximal fragments, of extremely variable dimensions probably in relation to the morphology of the raw material used and the amount of retouching undertaken. They were characterised by the accurate preparation of the points and of at least one of the edges.
The stone artefacts had been made using stone and bone (deer antlers) hammers, flint striking platforms such as small slabs, small limestone blocks, and small to medium limestone cobbles. Only in a few cases did the collected materials shown slight signs of having been washed down a river.
The faunal material was characterised by the presence of dental and diaphisis fragments. Numerous antler remains were also present in the form of basal, rod and dagger fragments.
The paleontological analyses of the macrovertebrate remains revealed the presence of deer, elephant, aurochs, Merk rhinoceros, horse and bear. The cervids in general were numerous, represented by antlers attributable to small deer (e.g. roe and fallow deer) and very large specimens such as the megaceros.
Therefore, this was fauna from a warm climate where the river was certainly a geomophological element of great importance. The presence of large herbivores was favoured by open vegetation rich in pastures, which allowed horses and pachyderms to survive, whilst in the wetter areas the vegetation was thicker providing cover for cervids and rhinoceros.
As regards evidence of human activity, intentional fracturing was seen on diverse fragments of diaphises and on one fragment of auroch radius. The latter also showed a thin linear striation sub-parallel to the long axis of the bone resulting from an intentional cut made with a lithic tool.
Media
- Name
- Guado San Nicola
- Year
- 2010
- Summary
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it
La campagna di scavo è stata condotta dal 24 Maggio al 30 luglio e ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca . E’ stata posta in luce la stessa situazione stratigrafica già riscontrata nei sondaggi degli anni precedenti con la successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufo) anche in deposizione primaria, contenenti abbondante materiale paleontologico e preistorico.
La registrazione planimetrica e stratigrafica dei materiali, delle planimetrie e delle sequenze stratigrafiche sono state possibile grazie al supporto della stazione totale GEO-TOP GTS 605.
Il materiale litico raccolto è abbondante e si caratterizza per la presenza di numerosi bifacciali, in selce ed in calcare, associati a schegge e nuclei, strumenti e percussori. Tra gli strumenti si annoverano soprattutto raschiatoi e denticolati.
Abbondante è la fauna rappresentata da resti dentari e diafisari di erbivori di grossa taglia, tra cui cervidi, rinoceronti, elefanti, bovini e cavalli. Particolare è il rinvenimento di numerosi resti di palchi di cervidi, tra cui porzioni basali con rosetta, frammenti di aste e numerosi frammenti di pugnali. Lo studio archeozoologico ha permesso l’individuazione di strie riconducibili ad attività di taglio (macellazione) mediante l’utilizzo di uno strumento litico
Per le analisi sedimentologiche, palinologiche e radiometriche, diverse sono state le campionature delle varie US. In particolare per le datazioni radiometriche si è proceduto al prelievo di 5 campioni di sedimento nelle immediate vicinanze di resti dentari in precedenza selezionati mediante l’utilizzo di strumentazione specifica che misura il decadimento radioattivo.
Massima cura è stata posta nel restauro del materiale osseo in quanto i resti si presentano diversamente interessati da fenomeni post deposizionali che hanno influito, su una diversa scala di valori, nella loro conservazione.
I dati acquisiti in scavo sono stati informatizzati con la creazione di una banca dati alfanumerica sempre aggiornabile, da incrociare con un’ulteriore banca dati in Acces contenente la registrazione di tutti i codici delle schede RA riconosciute dal sistema informatizzato del Ministero per i Beni Culturali. La cartografia realizzata è stata interfacciata con la banca dati delle schede tramite l’applicazione del programma Arcview, che gestisce i dati raccolti al fine di creare un sistema georeferenziato che possa impostare una qualsiasi analisi di distribuzione spaziale e statistica. -
en
The 2010 campaign, undertaken between 24th May and 30th July, saw the participation of both Italian and foreign students. The same stratigraphic sequence was uncovered as already seen in previous years. This comprised a succession of levels of fluvial-lacustral origin (gravels, sands and clays) interspersed with sediments of volcanic origin (tufa) some in primary deposition, containing abundant paleontological and prehistoric material.
The site was planned and the stratigraphy of the materials documented using a total-station GEO-TOP GTS 605. A large amount of lithic material was collected, characterised by the presence of numerous bifacial artefacts in flint and limestone, associated with flakes and nucleuses, implements - mainly scrappers and denticulated artefacts - and hammers.
An abundance of fauna was represented by the teeth and diaphises of large herbivores including cervids, rhinoceros, elephants, oxen and horses. Of particular interest was the find of numerous remains of deer antlers, including base segments with rosette, shaft fragments and numerous dagger fragments. The archeo-zoological study identified butchery marks made with lithic implements.
Samples were taken from various layers for sedimentological, palinological and radiometric analyses. For the radiometric dating five sediment samples were taken in the immediate vicinity of dental remains which had been previously selected using specific instrumentation for the measurement of radiation decay.
Great care was taken in the conservation of the bone finds as the remains were in various states of preservation caused by post-depositional phenomena.
The excavation data has been used to create an alphanumerical database which can be cross-checked with the database containing all the codes relating to the RA record sheets recognised by the Minstero per i Beni Culturali computerised system. All plans were interfaced with the record sheet database using Arcview, which manages the collected data in a geo-referenced system capable of undertaking spatial distribution and statistical analyses. - Summary Author
- Carlo Peretto
Media
- Name
- Guado San Nicola
- Year
- 2011
- Summary
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it
Le attività di scavo sono state rivolte alla definizione particolareggiata dei depositi esplorati negli anni scorsi, con particolare attenzione ai livelli antropici, anche attraverso la raccolta di campioni per analisi di laboratorio.
Si sono, inoltre, approfonditi gli aspetti geomorfologici dell’area sulla quale insiste il giacimento per comprendere le modalità di formazione dell’intera sequenza posta in luce con lo scavo. Per questo motivo sono state riaperte le aree esplorate negli anni scorsi, è stata realizzata una trincea di raccordo, sono stati realizzati quattro nuovi sondaggi per la verifica del contesto stratigrafico, si è attuata una prospezione del territorio fino al fiume Volturno.
Queste attività hanno consentito di precisare la successione stratigrafica di seguito descritta dal basso verso l’alto:
US E - Conglomerato grossolano di ciottoli di calcare e di selce con frazione varia, in matrice sabbiosa, con limite superiore troncato, erosivo e cementato; presenta un’ampia distribuzione, riconducibile ad una piana alluvionale. Rappresenta un deposito fluviale di fiume maturo a elevata energia con direzione della corrente verso Nord, contraria a quella attuale del Volturno, almeno nell’area dello scavo indagata.
US D – Limi e sabbie riferibili a tre episodi, anche a stratigrafia incrociata, che dal basso verso l’alto hanno spessori di 7,10 e 40 cm.; presenza di rari ciottoli arrotondati di calcare e di selce.
US C – Colata di depositi ricchi di materiali vulcanici dello spessore medio di 80 cm.; non si esclude la possibilità di azioni idriche del tutto occasionali e la messa in posto di depositi vulcanici primari. Notevole presenza di reperti preistorici talvolta con evidenti tracce di fluitazione.
US B - Colata di detrito dello spessore di circa 20 cm., formatasi in più fasi, con energia più consistente rispetto alle US sottostanti; abbondante presenza di resti dell’attività antropica soprattutto nella frazione inferiore. I manufatti litici sono privi, fatte poche eccezioni, di trasporto postdeposizionale.
US A – Sedimenti limoso argillosi, con anfiboli e miche, contenenti sporadici ciottoli di calcare di dimensioni ce
ntimetriche; spessore compreso tra i 20 e 40 cm. con limite inferiore netto e ondulato; il tetto è sub-orizzontale, erosivo.
US “tufo” – Deposito vulcanico sterile, con spessore medio di 60 cm., contenente grosse pomici in matrice fine con cristalli di feldspati, miche. I limiti inferiore e superiore sono netti.
Si avanza l’ipotesi che l’uomo abbia frequentato quest’area per approvigionarsi della selce per la produzione di strumenti. Infatti l’area si caratterizza per antiche erosioni che hanno messo in luce i livelli ghiaiosi della US E ricchi di lastrine fluitate, anche di ragguardevoli dimensioni. Questa ipotesi bene si accorda con la presenza di numerose colate di terra e/o di detrito lungo un versante in erosione, con i ricoprimenti rapidi delle evidenze antropiche.
Nell’ambito dei resti paleontologi particolarmente frequenti sono i resti appartenenti a cavallo e cervidi. L’industria litica è riconducibile all’Acheuleano; numerosi sono i bifacciali associati a strumenti su scheggia quali raschiatoi e denticolati, talvolta anche di buona fattura. Si annoverano materiali riconducili all’ambito levallois.
Media
- Name
- Guado San Nicola
- Year
- 2012
- Summary
-
it
L’area indagata ha un’estensione di circa 40 mq al cui interno è stato possibile riconoscere una serie stratigrafica costituita da una successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufi e cineriti) anche in deposizione primaria, contenenti materiale paleontologico e preistorico.
Caratteristica specifica del giacimento è il rinvenimento di una abbondante industria litica caratterizzata da elementi tipologici quali schegge, nuclei, strumenti e percussori, e soprattutto da una significativa presenza di bifacciali (circa 100), strumenti caratteristici dell’Acheuleano, spesso difficili da reperire nei siti e fortemente discussi nel mondo accademico per la loro funzionalità.
I resti faunistici associati all’industria litica sono numerosi e permettono di formulare ipotesi sull’antico ambiente naturale; è documentata la presenza di erbivori di grossa taglia, tra cui cervi, bovini, cavalli, rinoceronti ed elefanti.
Si tratta di una fauna di ambiente aperto dove il fiume (l’attuale Volturno) rappresentava un elemento insostituibile e di riferimento anche per i gruppi umani. La presenza di grandi erbivori era favorita da una vegetazione aperta, ricca di pascoli, che consentiva la vita a cavalli e pachidermi, mentre nelle aree più umide la vegetazione si infittiva assicurando rifugio ai cervi e ai rinoceronti.
Per quanto concerne le testimonianze dell’attività umana sulle carcasse animali, si segnala la presenza su superfici ossee di strie di macellazione dovute all’azione di taglio con strumenti litici per il recupero della carne e di ossa fratturate intenzionalmente per il recupero del midollo a fini alimentari.
Il sito di Guado S. Nicola, oltre a costituire un importante punto di riferimento per la preistoria italiana ed europea nell’ambito dei complessi a bifacciali, è estremamente interessante anche dal punto di vista geologico in quanto si può definire come _geosito_, ovvero un bene naturale di particolare pregio scientifico caratterizzato dalla presenza di elementi naturali tali da fornire contributi indispensabili alla comprensione della storia geologica del territorio non solo molisano. -
en
The investigation covered an area of about 40 m2 and identified a stratigraphic sequence comprising a succession of levels of fluvio-lacustrine origin (gravels, sands, and clays), interspersed with volcanic sediments (tufts and cinerites) also in primary deposition, containing paleontological and prehistoric material.
The deposit contained abundant lithic industry characterised by flakes, cores, tools and hammers, above all a substantial number of bifacial tools (about 100), implements typical of the Acheulean period that are often difficult to find and whose function is much debated.
Abundant faunal remains were associated with the lithic industry, suggesting the presence in the ancient landscape of large herbivores including deer, bovines, horses, rhinoceros, and elephants.
These species would have lived in an open environment in which the river (the present Volturno) also represented a vital point of reference for groups of humans. The presence of large herbivores was favoured by open vegetation, rich in pastures suitable for horses and pachyderms, while in the more humid areas the vegetation was denser and provided refuge for deer and rhinos.
Butchery marks were present on animal bones, caused by the stone tools used to remove the flesh, and some bones had been deliberately fractured so that the marrow could be removed.
As well as representing an important point of reference for Italian and European prehistory with regard to bifacial tools, the site of Guado S. Nicola is of great interest with regard to geology as it can be defined a_geosite_, that is, a natural asset of particular scientific value characterised by the presence of natural elements providing invaluable contributions to the understanding of the territory’s (not only the Molise) geological history. - Summary Author
- Carlo Peretto
- Funding Body
- Comune di Monteroduni
Media
- Name
- Guado San Nicola
- Year
- 2013
- Summary
-
it
Dal 2 al 23 luglio 2013 l’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, ha condotto indagini di natura geomorfologica e pedologica nell’area del sito di Guado San Nicola (Monteroduni, Isernia). Particolare attenzione è stata posta agli aspetti stratigrafici supportati da campionamenti specifici per le analisi di laboratorio e dalla realizzazione di un sondaggio alla sommità del terrazzo che caratterizza l’area dei ritrovamenti.
L’intervento ha consentito di affinare le conoscenze dell’articolata serie stratigrafica dello spessore di oltre due metri, ubicata su un terrazzo fluviale posto nella parte distale dell’antico conoide del Torrente Lorda. La sequenza presenta alla base sedimenti fluviali grossolani che indicano un tracciato a canali intrecciati in rapida aggradazione durante una fase climatica fredda ed arida. Alla sommità del deposito i livelli archeologici sono contenuti in alternanze di livelli ghiaiosi e sabbiosi anche con sedimenti piroclastici. Le strutture sedimentarie indicano tracciati divaganti o a meandri e dunque l’avvento di un netto miglioramento climatico. Un paleo suolo fortemente lisciviato e rubefatto è presente alla sommità della sequenza. L’inquadramento lito-, morfo- e pedostratigrafico suggerirebbe l’attribuzione agli inizi dell’Ultimo Interglaciale, ma la datazione di tre unità litostratigrafiche sovrapposte col metodo 40Ar/39Ar su cristalli di sanidino ha dato: unità US C (400±9 ka), US B (379±8 ka) e US TUFO (345±9 ka). L’antichità è confermata dalle datazioni combinate tra uranium–thorium (U-Th) e risonanza elettronica di spin (ESR) applicate a 6 denti di cavallo e rinoceronte provenienti dai livelli archeologici delle US C e B. L’età media ottenuta è di 364±36 ka e, in accordo con quella 40Ar/39Ar, suggerirebbe invece l’attribuzione alla fine del MIS 11. Tale attribuzione è confermata anche dalla presenza di Cervus elaphus acoronatus e dalle caratteristiche tecnico-tipologiche delle industrie litiche.
L’insieme faunistico, proveniente dalle US C e B, oltre che da _Cervus elaphus acoronatus_, si caratterizza per la presenza di _Ursus_ sp., _Elephas_ sp., _Equus_ sp., _Stephanorhinus kirchbergensis_, _Megaloceros_ sp., _Cervus elaphus acoronatus_, _Bos primigenius_ che configurano un ambiente temperato caldo. I reperti paleontologici si caratterizzano per la presenza di strie e fratturazioni intenzionali connesse con le attività umane rivolte al recupero del midollo e di masse carnee. L’abbondanza di palchi di cervo di caduta sembra riconducibile al loro uso quali percussore impiegati nella scheggiatura del materiale litico.
L’industria litica, che proviene dalle US C e B, risente delle modalità di messa imposto della componente sedimentologica. Questo fenomeno è meno accentuato per i materiali della US B che presentano un ottimo stato di conservazione anche se sono state accertate dislocazioni e ridistribuzione di debole entità. I reperti sono stati ottenuti dallo sfruttamento di lastrine di scadente qualità per la presenza di intrusioni e piani di fratturazione preferenziale. Frequenti sono bifacciali di forma e dimensione variabile, spesso ben lavorati sull’estremità appuntita e quasi sempre con base risparmiata; la componente su scheggia si qualifica per la presenza di manufatti Levallois. Si annoverano reperti anche su supporto in calcare. -
en
In July 2013, the University of Ferrara carried out geological and pedological investigations in the area of the site of Guado San Nicola (Monteroduni, Isernia). Particular attention was focused on the stratigraphy and samples were taken for laboratory analysis. A _sondage_ was opened at the top of the terrace on which the finds were made.
This intervention improved knowledge of the clearly divided stratigraphy that was over two metres deep, situated on the fluvial terrace at the end of the ancient fan of the Lorda Torrent. The base of the sequence was formed by coarse alluvial sediments that indicated a course formed by intertwined channels in rapid aggradation during a cold and arid climatic phase. At the top of the deposit, the archaeological levels were contained in alternating gravelly and sandy layers, some with pyroclastic sediment. The sedimentary structures indicated wandering courses or meanders and thus indicate a substantial improvement in climate. A heavily leached and rubefied paleo-surface was present at the top of the sequence. The lithic, morphological, and pedological-stratigraphical evidence seemed to suggest the context related to the Final Interglacial period, but the dating of the three overlying litho-stratigraphic units carried out using the 40Ar/39Ar method on sanidine crystals gave the following results: unit US C (400±9 ka), US B (379±8 ka) and US TUFO (345±9 ka). The antiquity of the site was confirmed by a combined uranium-thorium (U-TH) and electron spin resonance (ESR) dating carried out on six horse and rhinoceros teeth from the archaeological levels in US C and B. An average age of 364±36 ka was obtained, and in accordance with the 40Ar/39Ar dating would seem to suggest the attribution of the context to the end of the MIS 11. Such an attribution was also confirmed by the presence of _Cervus_ _elaphus_ _acoronatus_ and by the technical and typological characteristics of the lithic industry recovered.
The faunal assemblage from US C and B also included _Ursus_ sp., _Elephas_ sp., _Equus_ sp., _Stephanorhinus kirchbergensis_, _Megaloceros_ sp., _Cervus elaphus acoronatus_, and _Bos primigenius_, which indicates that the climate was temperate to hot. The paleontological finds were characterized by the presence of striations and intentional breaks produced during the removal of the bone marrow and meat. The abundance of shed deer antlers seemed to relate to their use as hammers for flaking lithics.
The lithics recovered from US C and B were affected by the sedimentary processes. This phenomenon was less noticeable for the materials in US B, which were well-preserved although they had suffered slight dislocation and redistribution. The finds had been obtained from the use of poor quality plates that showed the presence of intrusions and preferential fracturing surfaces. Bifacial flints of varying shapes and sizes, often well-worked at the pointed end and almost always with an un-worked base were common. The chipped striking platforms were characterized by the presence of Levallois artefacts. Lithics on limestone striking platforms were also found. - Summary Author
- Carlo Peretto
- Giuseppe Lembo
- Brunella Muttillo
- Ursula Thun Hohenstein
- Maria Chiara Turrini
- Carmela Vaccaro
Media
- Name
- Guado San Nicola
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Le attività di studio del sito paleolitico di Guado San Nicola a Monteroduni (IS), oggetto di scavi sistematici dal 2008 al 2011 da parte dell’equipe di ricerca del Prof. Carlo Peretto dell’Università degli Studi di Ferrara, hanno finora consentito la ricostruzione del contesto paleoambientale, geomorfologico e cronologico del sito, delle strategie di sussistenze e del comportamento tecno-economico degli ominini che hanno frequentato l’area durante il Pleistocene medio, tra 400.000 e 350.000 anni fa.
L’interdisciplinarietà degli studi, unitamente all’integrazione dei contributi di specialisti provenienti da università e istituzioni nazionali e internazionali, hanno confermato l’importanza del sito di Guado San Nicola, la cui rilevanza non si limita al solo contesto locale ma acquisisce significato anche a livello europeo ed extra-europeo, viste la ricchezza della documentazione e l’attestazione di elementi innovativi dal punto di vista culturale quale la padronanza del metodo di scheggiatura Levallois.
La comparsa del metodo Levallois, che convenzionalmente segna il limite tra il Paleolitico inferiore e il Paleolitico medio e in Europa, allo stato attuale delle conoscenze, non risulta più antica di 350.000-300.000 anni fa. Pertanto il giacimento di Guado San Nicola, data la sua antichità, costituirebbe uno dei siti chiave nell’ambito del dibattito sull’origine dei complessi culturali del Paleolitico medio e delle sue relazioni con i complessi precedenti.
Vista l’importanza del sito, dal 7 al 26 luglio 2014 sono state effettuate specifiche analisi e attività di studio per approfondire determinati aspetti di rilevante interesse.
A seguito della sistemazione e revisione del materiale litico e paleontologico, è stato pianificato il programma dettagliato dello studio funzionale e tracceologico dell’industria litica, supportato dalle attività di sperimentazione della scheggiatura del materiale litico tramite l’utilizzo di percussori duri e teneri. Sono state poi condotte analisi dettagliate sugli aspetti archeozoologici, con particolare riferimento all’individuazione di strie di macellazione, morfotipi da fratturazione intenzionale e coni di percussione.
La presenza di stigmate da percussione su quattro palchi di cervidi risulta verosimilmente connessa all’utilizzo quali percussori nella scheggiatura del materiale litico, ipotesi corroborata dalle caratteristiche dell’industria litica.
Pertanto le analisi funzionali e le attività di sperimentazione consentiranno di meglio definire il comportamento tecnologico, le competenze tecniche, le scelte e le esigenze di produzione dei gruppi umani che hanno frequentato l’area di Monteroduni nel Pleistocene medio, confrontando i risultati con quanto noto a livello europeo.
Si è posta particolare attenzione all’analisi spaziale, analizzando la distribuzione dei reperti e la densità di questi, integrando i dati relativi all’insieme litico e faunistico con quelli spaziali e tafonomici, al fine di rilevare eventuali concentrazioni di origine antropica.
Si è proceduto poi al lavaggio del sedimento e al vaglio al fine di individuare resti di micromammiferi che potessero contribuire ad un più preciso inquadramento cronologico e paleoambientale del sito.
È stata, infine, effettuata una ricognizione dell’area circostante a quella oggetto di studio al fine di individuare fonti di approvvigionamento della materia prima. -
en
Excavations were carried out by Ferrara University (directed by Prof. C. Peretto) on the Palaeolithic site of Guado San Nicola at Monteroduni (IS) between 2008-2011. To date the research has led to the reconstruction of the site’s palaeo-environmental, geo-morphological, and chronological contexts, and of the subsistence strategies, technological abilities, and economy of the hominids that frequented the area during the middle Pleistocene, between 400,000 and 350,000 years ago.
The interdisciplinary nature of the studies, with contributions by specialists from national and international universities and institutions has confirmed the importance of this site. Its relevance is not limited just to the local context but is of European and extra-European significance given the wealth of documentation and evidence for innovative cultural elements such as the command of the Levallois method.
The presence of the Levallois method, which traditionally marks the transition between the Lower Palaeolithic and Middle Palaeolithic in Europe that as present knowledge stands is dated to no earlier than 350.000-300.000 years ago. Therefore, given its antiquity Guado San Nicola, constitutes one of the key sites in the debate on the origins of Middle Palaeolithic cultural complexes and their relationship with earlier complexes.
Given the site’s importance, specific analyses and studies were undertaken during this season in order to further investigate the aspects of greatest interest.
Following the organisation and revision of the lithic and palaeontological material, a detailed programme was drawn up for the analysis of microtraces and functionality of the lithic industry, supported by experiments in flaking using hard and soft hammer stones. Detailed archaeo-zoological analyses were also carried out, with particular reference to the identification of butchery marks, morpho-types of intentional fractures and percussion bulbs.
The presence of percussion marks on four sets of deer antlers is probable the result of their use as hammers for flaking stone, a suggestion supported by the characteristics of the lithic industry.
The analyses and experimental archaeology will provide a better definition of the use of technology, the abilities, choices, and production needs of the groups of humans occupying the area of Monteroduni in the Middle Pleistocene, comparing the results with those known in the rest of Europe.
Particular attention was paid to spatial analysis, examining the distribution of the finds and their density, integrating the data regarding the lithic and faunal assemblages with the spatial and taphonomic data, in order to identify possible concentrations of anthropic origin.
Wet sieving was carried out in order to collect the remains of micro-mammals that could contribute to a more precise chronological and palaeo-environmental picture of the site.
Lastly, a survey was made in the zone around the study area with the aim of identifying possible sources for raw material.
Media
- Name
- Guado San Nicola
- Year
- 2016
- Summary
-
it
Il sito di Guado San Nicola (Monteroduni, Molise) è datato a 379 ± 8 Ka (MIS 11/MIS 10) sulla base delle datazioni radiometriche (40Ar/39Ar, ESR-U/Th), le quali sono compatibili con la composizione dell’insieme faunistico (tra cui Cervus elaphus acoronatus, Equus ferus).
L’industria litica si caratterizza per l’attestazione precoce del metodo Levallois - che convenzionalmente segna il limite tra il Paleolitico inferiore e il Paleolitico medio in Europa - nell’ambito di un contesto sostanzialmente acheuleano, soprattutto per la presenza di numerosi bifacciali di forma e dimensioni molto varia. Per questi motivi Guado San Nicola viene a costituire uno dei siti più significativi per quanto riguarda l’origine dei complessi culturali del Paleolitico medio.
Anche nel corso del 2016 sono proseguite le verifiche stratigrafiche poste in luce da erosioni e lavori agricoli ed in particolare dal 10 al 24 luglio 2016 sono state effettuate ulteriori indagini di prospezione archeologica al fine di favorire le ricerche future. Particolare attenzione è stata posta alle attività di sistemazione agricola dell’area prossima agli scavi già condotti, che hanno consentito di recuperare alcuni reperti paleontologici e litici. È stata inoltre effettuata una ricognizione dell’area circostante a quella oggetto di scavo al fine di individuare fonti di approvvigionamento della materia prima.
Parallelamente alle attività sul campo sono proseguite le attività di laboratorio con analisi sui reperti paleontologici e litici. Di particolare interesse è lo studio funzionale e tracceologico dei reperti litici, supportato dalle attività di sperimentazione della scheggiatura con percussori duri e teneri ottenuti da frammenti di palchi di cervi. In effetti una caratteristica peculiare del giacimento è l’attestazione dell’uso del percussore tenero per la scheggiatura come dimostrano le caratteristiche delle schegge rinvenute nel contesto stratigrafico. Lo studio delle faune evidenzia la relazione con le attività umane, in particolare per la presenza di strie tipiche dell’attività di macellazione. -
en
The site of Guado San Nicola (Monteroduni, Molise) is dated to 379 ± 8 Ka (MIS 11/MIS 10) based on the radiometric data (40Ar/39Ar, ESR-U/Th), which are compatible with the faunal assemblage (including Cervus elaphus acoronatus, Equus ferus).
The lithic industry was characterized by very early evidence of the Levallois technique – which conventionally marks the limit between the Lower Palaeolithic and the Middle Palaeolithic periods in Europe – within a substantially Acheulean context, with the presence of numerous bifacial artefacts of varying forms and size. For these reasons, Guado San Nicola constitutes one of the most important sites for evidence regarding the origin of Middle Palaeolithic cultural complexes.
During 2016, checks continued of the stratigraphy exposed by erosion and agricultural work, and a survey was undertaken with a view to future research. Particular attention was focused on the agricultural situation in the area next to the excavations and several palaeontological and lithic artefacts were recovered. A survey was also made of the area surrounding the excavation to look for possible sources of raw materials.
Laboratory activity with the analysis of the palaentological and lithic finds took place the same time as the fieldwork. Of particular interest the functional study and trace evidence of the lithic finds, supported by experimenting flaking with hard and soft hammer stones obtained from pieces of deer antler. In effect, a particular characteristic of the deposit is the evidence for the use of the soft percussion implement for flaking attested by the characteristics of the flakes found in the stratigraphic context. The study of the faunal remains showed the relationship with human activity, especially the presence butchery marks. - Summary Author
- Carlo Peretto – Università degli Studi di Ferrara – Dipartimento di Studi Umanistici
- Brunella Muttillo-Università di Ferrara
- Research Body
- Università degli Studi di Ferrara
- Funding Body
- Muséum national d’histoire naturelle de Paris
Media
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Arzarello et al. 2009M. Arzarello, A. Minelli, A. Di Nucci, C. Peretto, 2009, I bifacciali di Monteroduni. Un sito acheuleano di occupazione?, in ArcheoMolise 1: 6-15.
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Arzarello, Peretto 2006M. Arzarello, C. Peretto, 2006, L’Acheuleano di Colle delle Api: l’industria litica. In: Peretto C., Minelli A. (a cura di), Preistoria in Molise. Gli insediamenti del territorio di Isernia. CERP, Collana Ricerche 3, Aracne Editrice, Roma: 139-142.
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Orain et al.R. Orain, V. Lebreton, E. Russo Ermolli, A.-M. Sémah, S. Nomade, Q. Shao, J.-J. Bahain, U. Thun Hohenstein, C. Peretto, 2012, Hominin responses to environmental changes during the Middle Pleistocene in central and southern Italy. GÖTTINGEN: COPERNICUS PUBL., CLIMATE OF THE PAST DISCUSSIONS: 5181-5207.
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Peretto et al 2013Peretto C., Arzarello M., Bahain J-J., Coltorti M., De Bonis A., Douville E., Falguères C., Frank N., Garcia T., Lembo G., Morra V., Muttillo B., Nomade S., Qingfeng Shao, Perrotta A., Pieruccini P., Rufo MA., Sala B., Scarpati C., Thun Hohenstein U., Tessari U., Turrini M. C., Vaccaro C. (2013). L'occupazione umana del Pleistocene medio di Guado San Nicola (Monteroduni, Molise). XX Congresso nazionale Associazione Antropologica Italiana, volume preprints, Ferrara 2013.
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Peretto et al. 2014C. Peretto, M. Arzarello, JJ Bahain, N. Boulbes, E. Douville, C. Falguères, N. Frank, T. Garcia, G. Lembo, AM. Moigne, B. Muttillo, S. Nomade, Q. Shao, B. Sala, U. Thun Hohenstein, U. Tessari, MC. Turrini, C. Vaccaro, 2014, 'Il Paleolitico in Molise. Nuovi dati dal sito di Guado San Nicola a Monteroduni (IS)' in ArcheoMolise, anno VI, n. 20: 6-15.
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Muttillo et al. 2014B. Muttillo, G. Lembo, C. Peretto, C (eds) 2014, L’insediamento a bifacciali di Guado S. Nicola, Monteroduni, Molise, Italia, Annali dell’Università di Ferrara, Mus. Sci. Nat., vol. 10/1.
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Peretto et al. cs.C. Peretto, M. Arzarello, JJ Bahain, M. Coltorti, A. De Bonis, E. Douville, C. Falguères, N. Frank, T. Garcia, G. Lembo, V. Morra, B. Muttillo, S. Nomade, S. Qingfeng,S. Perrotta, P. Pieruccini,MA Rufo, B. Sala, C. Scarpati, U. Thun Hohenstein, U. Tessari, MC. Turrini, C. Vaccaro, 2014, L’occupazione umana del Pleistocene medio di Guado San Nicola (Monteroduni, Molise)’, in J Arnaud, M Arzarello & C Peretto (eds.), Atti del XX Congresso degli Antropologi Italiani, Annali dell’Università di Ferrara, Mus. Sci. Nat., vol. 9/2 (2014), in press.
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Pereira et al 2016A. Pereira, S. Nomade, Q. Shao, J.J. Bahain, M. Arzarello, E. Douville, C. Falguères, N. Fran, T. Garcia, G. Lembo, B. Muttillo, V. Scao, C. Peretto, 2016, 40Ar/39Ar and ESR/U-series dates for Guado San Nicola, Middle Pleistocene key site at the Lower/Middle Palaeolithic transition in Italy. Quaternary Geochronology, 36, 67-75
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Arnalud et al c.d.s.J. Arnaud, M. Arzarello, G. Lembo, B. Muttillo, C. Peretto, E. Rufo, c.d.s., ‘Between “vintage” and “avant-guard”, the Lower Palaeolithic settlements in Molise region (Italy)’, in Quaternary International.