Name
Alessandro Canci
Organisation Name
Universita degli Studi di Padova

Season Team

  • AIAC_2355 - S. Maria di Lugo - 2009
    Nel corso delle 2 campagne di scavo realizzate tra 2008 e 2009 sono stati aperti (dopo aver effettuato delle prospezioni geofisiche e geomagnetiche) due saggi a ridosso dei perimetrali nord e sud della chiesa. Nel saggio Nord la sequenza ha restituito: 1. Due sepolture ad incinerazione in pozzetto semplice. Una aveva all’interno un ossuario situliforme coperto da una coppa su alto piede e una tazzina della prima età del ferro. La seconda, sconvolta in epoca antica, presentava materiale frammentario della stessa cronologia. La necropoli viene poi coperta con un potente strato alluvionale a matrice sabbiosa; 2. Grande buca praticata direttamente sul terreno naturale, riempita nella parte inferiore da una trentina di anfore di I-II secolo d.C. e abbondante materiale (frammenti di intonaco, tessere, ceramica, elementi di decorazione architettonica) di epoca romana. Molto probabilmente si tratta di una sistemazione strutturata a livello di falda; 3. Il periodo medievale è rappresentato da un grande taglio areale allo scopo di creare un piano di cantiere per la costruzione dell’edificio di culto. A questo periodo risale anche la necropoli ad inumazione con sepolture in fossa terragna orientate E/O. In un momento successivo risulta pertinente il taglio di un fossato e la costruzione di una palizzata lignea (rinvenute 10 buche di palo) a sud del fossato in parallelo alla chiesa. Dopo aver perso la sua funzione, il fossato viene chiuso e riempito di terra; 4. Successivamente su tutta l’area viene steso, su tutta la superficie indagata, un livello compatto di terreno limoso. Si tratta di un riporto artificiale, molto probabilmente databile al periodo rinascimentale, da interpretare come intervento di bonifica; 5. Interventi moderni per la messa in opera del marciapiede in mattoni che corre attorno alla chiesa. Il tutto viene poi coperto dall’attuale giardino. Nel saggio sud (aperto nel 2009) la prima fase di attività è costituita da uno strato di frammenti di laterizi di tipo romano. Questi sono stati messi in opera a secco per un breve tratto. È stato trovato in fondazione un muro costruito con pietre spaccate di piccole e medie dimensioni e qualche raro frammento di laterizio legato da malta biancastra abbastanza tenace. Sono state individuate e indagate 4 tombe ad inumazione in fossa terragna con orientamento E/O appartenenti all’area cimiteriale bassomedievale. Successivo al muro in pietre è un altro in laterizi tardo medievali legati da malta. Inoltre è stato individuata un'altra struttura costituita da mattoni di tipo romano legati da malta. Non si è ancora arrivato agli strati naturali.
  • AIAC_256 - Abbazia di S. Maria - 2008
    L’abbazia di Santa Maria Assunta di Maguzzano sorge a meno di un chilometro dalla riva del lago di Garda, nel comune di Lonato (BS), in un’area pianeggiante dell’anfiteratro morenico, lungo la strada che da Verona portava a Brescia. Lo comprovano tre cippi provenienti dall’abbazia, due noti da tempo (Carta Archeologica, pp. 129-130), mentre un terzo è ancora inedito. La prima attestazione di una abbatiola Magonziani compare in un decreto del vescovo Raterio di Verona, che si data attorno all’anno 966 (PL 136, col. 547-550), dal quale apprendiamo che l’abbazia era stata fondata da un privato, menzionato come constructor, senza però chiarire da quanto tempo. Quanto sappiamo di altre chiese di fondazione privata, ne suggerisce una datazione tra VII e IX secolo. Datazione di cui fornivano un termine ante quem alcuni elementi di arredo liturgico databili all’VIII-IX secolo, rinvenuti durante i lavori del 1961-1962 all’interno della chiesa ricostruita in forme rinascimentali. Nel febbraio del 2005, allo scopo di predisporre collegamenti e scarichi delle acque reflue, sono state eseguite alcune trincee, larghe meno di un metro e profonde altrettanto, nel chiostro principale e lungo i lati esterni a ovest, sud ed est. Da queste indagini è emersa un’interessante stratificazione nel chiostro che ha suggerito di avviare un progetto di ricerca pluriennale che si è sviluppata in quattro campagne annuali di scavo, che hanno interessato una superficie complessiva di circa 500 mq su un totale di circa 900 mq di superficie totale del giardino del chiostro (Chavarria 2007; Brogiolo, Chavarria, Ibsen 2008). La presenza delle reti di servizi e di alcune piante monumentali non ha consentito di eseguire uno scavo in estensione. Lo scavo è stato seguito da una copertura georadar dell’intera area del giardino, compreso il settore nord-est non scavato, del portico del chiostro e di alcuni ambienti del lato ovest (il solo dove il deposito sepolto non è andato distrutto con la costruzione delle cantine rinascimentali). La prospezione ha consentito di completare nelle linee essenziali la planimetria degli edifici susseguitesi nelle diverse fasi di occupazione del sito. Lo scavo ha restituito una complessa sequenza dall’alto medioevo all’età moderna, mentre non sono state trovate stratigrafie più antiche, che pur dovevano esistere nell’area, considerati i reperti di piena età romana che sono stati trovati in livelli successivi. Le fasi più antiche documentate dallo scavo, in base alla tipologia degli edifici, ai materiali rinvenuti e alle analisi al C14, si datano nel VII secolo e appartengono ad un insediamento costruito in materiali deperibili del quale non conosciamo con esattezza le dimensioni e l’articolazione. Tra la fine del VII e gli inizi dell’VIII secolo, viene poi costruito un edificio a più ambienti organizzato attorno ad uno spazio aperto centrale con murature di pietre legate da argilla, paramenti intonacati e pavimenti in battuto. Si tratta di edificio residenziale pertinente probabilmente ad un’azienda rurale, nel quale venne forse impiantato un primo luogo di culto per iniziativa del proprietario. Successivamente affiancato, nel IX secolo, da una chiesa costruita nell’area sud-ovest dell’attuale chiostro. Nell’XI secolo al lato settentrionale della chiesa si addossa un cimitero con tombe appartenenti come rivela un'iscrizione rinvenuta all'interno di una delle sepolture, ad un’aristocrazia laica gravitante attorno al cenobio. Il monastero cresce nei secoli successivi e si moltiplicano gli edifici caratterizzati da una tecnica costruttiva più accurata e da pavimenti in malta. La ricostruzione del chiostro nel 1492 ridisegna la topografia del monastero, distruggendo l’originaria chiesa altomedievale e gli edifici adiacenti.