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AIAC_110 - Pille Matta - 2000
La necropoli è stata occasionalmente individuata nell'aprile 2000 alla periferia di Quartucciu durante lavori di sbancamento relativi ad insediamenti industriali. Con cantieri annuali sono state finora indagate oltre duecento tombe che si distribuiscono in un arco di tempo molto ampio. Solo una decina di sepolture sono però attribuibili alla più antica fase punica (IV sec. a.C.), mentre la concentrazione maggiore è compresa fra la metà del III e la metà del V sec. d.C.
La tipologia funeraria, che non ha confronti puntuali, prevede la realizzazione di una o due nicchie contrapposte - ricavate sui lati lunghi di una profonda fossa rettangolare, - accuratamente chiuse da embrici posti a coltello. La fossa è poi riempita dalla terra ottenuta dallo scavo. I corredi, abbondanti nel numero, vari nella composizione, eccezionali per la qualità dei materiali per lo più integri, comprendono brocchette, piatti, lucerne, bicchieri in vetro, oggetti di corredo personale.
Spesso lucerne e bicchieri sono contenuti in uno dei piatti, in una composizione che può ripetersi più volte all'interno di una stessa sepoltura. La presenza frequente di monete, che consente di datare con sufficiente sicurezza il momento della deposizione, fornisce dati di eccezionale rilevanza per la datazione dei materiali e in special modo per quella delle lucerne e delle stoviglie in sigillata, delle brocchette costolate, delle produzioni locali, consentendo di ricostruire sequenze affidabili delle diverse produzioni.
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AIAC_174 - Colle Mazéit - 2005
Il Colle Mazéit domina verso nord la confluenza tra la valle del But e quella del Tagliamento. La torre (scavi 1989-1990 e 2000-2005), costruita sulla sommità del colle nel VI secolo d.C. e distrutta da un incendio tra il 1150 ed il 1270 (datazione radiocarbonica), aveva il compito di controllo sul territorio circostante. Nel corso delle indagini del 2005 è venuto alla luce, nei livelli sottostanti il VI secolo d.C., un muro di età romana imperiale e un ambiente coperto da un livello di IV-V secolo d.C.
Gli scavi condotti a sud della torre hanno rimesso in luce un insediamento circondato da una cinta fortificata in pietre, che comprende anche la torre, e alcuni vani insediativi che attestano una frequentazione a ridosso della cinta tra quarto millennio a.C. e IV secolo d.C. Oggetto di indagini sono state: Area II (ambiente quadrangolare di età romana appoggiato all’angolo sud-orientale della cinta, con una sequenza cronologica tra I secolo a.C. e IV secolo d.C.), Area VI (in direzione dell’angolo sud-occidentale della cinta, con complesse tracce di frequentazione inquadrabili tra il tardo neolitico, l’età del bronzo recente-finale, l’età del ferro evoluta, il periodo celtico, l’età romana tardo-repubblicana e primo-imperiale) e Area VII (ambiente rettangolare di età romana, impostato a cavallo della cinta, riutilizzato con funzione funeraria nell’VIII-IX secolo d.C., come viene testimoniato dal ritrovamento di una sepoltura femminili con orecchini di tipologia paleoslava).
Nel corso dell’ultima indagine, nell’Area VII, sono state chiarificate le modalità di costruzione dell’ambiente rettangolare, dopo che è stato demolito il muraglione di cinta all’interno del vano. Sono emerse, inoltre, all’esterno dell’edificio, strutture murarie più antiche, nei cui livelli sono stati recuperati frammenti ceramici di VI-IV secolo a.C.: tutto ciò fa intuire un interessantissimo sviluppo verso ovest delle costruzioni romane e preromane. E’ in stesura il progetto di consolidamento delle strutture e di valorizzazione del sito. (Maria Gloria Vannacci)
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AIAC_265 - Grotta Reali - 2006
La scoperta del giacimento musteriano di Grotta Reali, nel comune di Rocchetta a Volturno (Is), risale al 2001, a seguito di ricognizioni in località Olivella, nei pressi della Madonna delle Grotte, zona interessata da fenomeni di carsismo che prendono forma di cavità di varia ampiezza.
Poiché la grotta si apre alla base di una parete di travertino interessata da lavori di cava che ne hanno alterato la morfologia, le ricerche si sono svolte in forma di prospezioni e raccolte sistematiche di materiale litico e faunistico di superficie. Questa prima fase si è incrociata con lo studio dei reperti litici che, in assenza di dati sulle modalità di formazione del deposito, hanno permesso una collocazione cronologica del complesso in un orizzonte recente del Paleolitico medio (75-35000 anni fa) e alla facies del Musteriano.
Lo scavo sistematico e stratigrafico ha messo in evidenza un sito antropizzato, come rivela il recupero, di abbondante materiale litico in giacitura primaria. In particolare, reperti litici e ossei recanti tracce di alterazione da calore. Tali evidenze, unite alla presenza di cenere e frustoli carboniosi e, in generale, alla forte componente organica, lasciano ipotizzare che si tratti di un focolare o di un’estesa area di combustione. L’elevato grado di frammentarietà di reperti ossei risulta imputabile all’attività antropica, come rivela la presenza, su alcuni elementi, di strie di macellazione e incavi di percussione. Le determinazioni faunistiche hanno rilevato la presenza di diverse specie quali cervo, capriolo, stambecco, uro, orso, iena, volpe e lupo, alcune delle quali probabilmente cacciate in un’area prossima alla grotta. La presenza di uccelli acquatici, come l’anatra, chiarisce il tipo di ambiente circostante la grotta, verosimilmente caratterizzato dalla presenza di specchi d’acqua. (MiBAC)
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AIAC_269 - Le Socce - 2004
La campagna di scavo avviata nel 2001 in località Le Socce nel Comune di Monteroduni è stata preceduta da una indagine topografica di superficie per l’individuazione delle evidenze archeologiche.
La scoperta casuale di sepolture ad opera del proprietario del terreno aveva determinato la scelta di un’area di lavoro di 6 m. x 6 m. (saggio 1), in cui sono emersi un muro con resti di malta orientato nord-est sud-ovest, riferibile ad un ambiente di una villa romana, documentata dalla presenza di ceramica di III sec. a.C. e da un bollo laterizio impresso su tegola; un ambiente absidato, probabile monumento funerario, e nella parte esterna della muratura, lungo l’esedra, numerose sepolture a cappuccina e a cassone disposte a raggiera. Al limite della sezione est del saggio è stata rinvenuta l’abside di un edificio di culto che si colloca all’interno nella villa romana.
La necessità di verificare l’estensione delle strutture murarie pertinenti l’edificio di culto orientato est-ovest, ha portato all’apertura di un nuovo saggio ( 4 m. x 4 m.) Anche in questa area sono emerse strutture murarie che si collocano ai 4 angoli del saggio 2 e, al centro dell’area di scavo, una vasca di forma circolare del diametro di 90 cm., con il fondo foderato da una tegola di riutilizzo, riferibile ad un bacino battesimale pertinente un’ecclesia baptismalis.
Il saggio 3 (6 m. x 6 m.), aperto a sud del saggio 2 ha evidenziato un’area funeraria composta da 3 sepolture a cassone: solo una tomba è stata scavata e nella stessa sepoltura, priva di copertura, sono stati recuperati 4 individui privi di corredo funerario.
Lo scavo ha restituito esemplari numismatici ascrivibili a zecche romane del VI e VII secolo. Sono state rinvenute inoltre, parte di una fibbia di cui si conserva solo l’anello ovale, ornato in parte da intagli e l’ardiglione e anche una guarnizione di cintura in lega di rame.
La campagna di scavo del 2002 ha messo in luce un complesso religioso di carattere rurale, cioè un’ecclesia baptismalis, aula di culto e battistero, e una necropoli con tombe a cassone e a cappuccina, in parte concentrate all’interno e all’esterno di una struttura semicircolare. L’area di culto e l’annessa necropoli insistono su una grossa villa rustica romana, di cui riutilizzano le strutture murarie. La datazione del sito non va oltre il VII e l’VIII secolo (MiBAC).
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AIAC_342 - Monte Vairano - 2006
The excavation involves an area of 100 x 100 m in the territory of Baranello. The zone is characterised by the presence of a circuit of polygonal walls almost 3 km long enclosing an area of almost 50 hectares.
The data collected indicates that the area was occupied as early as the 4th century B.C. At the end of this century the perimeter wall, with three “sceo” type defensive gates, was built. During the Social War the settlement underwent a reduction in size, however sporadic finds suggest that occupation was continuous until the medieval period, when, on the highest part, Monte Vairano, a castle was built by the Knights Templar. Destroyed before the mid 14th century, only the outer perimeter and some traces of the interior walls remain.
The interior of the Samnite settlement, despite the sloping terrain, presents wide level areas created through the construction of sustaining walls at the edge of the areas themselves, where the dwellings were probably situated. Excavations in previous years revealed evidence of various roads which converge on this area. Moreover, apart from the structures already brought to light, including a cistern with brick walls over 6 m deep, the remains of a building were uncovered whose central position and size (8 x 16 m) seem to indicate was of a public nature. The site is already known for its contribution to providing information about Italic and Samnite settlements form between the 4th and 1st centuries B.C. (MiBAC)
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AIAC_71 - Palatino, via Nova - 2003
The excavation revealed a drain of 6th-century BC type on the line of the Via Nova where it runs above the Atrium Vestae, so suggesting that the line of the street in this area may date back to the 6th century BC. The construction of the drain and associated levelling presumed to represent the making of the street followed an earlier phase of activity, which involved the redeposition of substantial deposits of soil and apparent excavation of the ground. Following the correlation of this information with that from nearby geological boreholes, it is tentatively suggested that this might be a rampart and ditch of an early fortification around the Palatine Hill. The later Roman sequence in the area of the excavation was also revealed.
(Henry Hurst)
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AIAC_813 - Cuccuru Nuraxi - 2006
Il complesso nuragico di “Cuccuru Nuraxi”, scavato agli inizi degli anni Sessanta, si estende su una dolce collina conica, alta m 92 s.l.m., che si staglia a sud del contiguo abitato moderno di Settimo S. Pietro, con ampio dominio delle vaste piane circostanti. Alla sommità residuano le possenti strutture ciclopiche dell’insieme monumentale, che consentono, negli smantellati impianti di base, la lettura di almeno due torri, su uno schema planimetrico “a tancato” del tipo cosiddetto ad “addizione frontale trasversale”. Il mastio, a nord, e la torre a sud est, si saldano grazie a una breve cortina rettilinea: sullo spazio sommitale del presumibile cortile, riaffiora un pozzetto votivo, profondo m 3, parte integrante del santuario dedicato al culto delle acque. Il raccordo col tempio ipogeico si evidenzia, lateralmente, attraverso un breve atrio, sfalsato di alcuni leggeri gradini rispetto al piccolo pianerottolo di sosta che immette, illuminato da una finestrella aperta a meridione, in una ripida rampa di scale e quindi, nel fondo, alla tholos sotterranea, caratterizzata da una pseudocupola leggermente schiacciata, alta m 5,75. Centralmente al piano di camera, una monolitica ghiera di marna arenacea, nell’artistica sagoma a coppa carenata, protegge con piatta cornice l’imboccatura della profonda canna d’acqua, che vi cala per circa m 20 sino alla falda freatica alla base del poggio.
Lo scavo archeologico propone l’ampia fruizione del monumento da tempi dell’età del bronzo recente fino a momenti protostorici e storici della prima età del Ferro (XIV-VI sec. a.C. circa). Gli scavi attualmente in corso, riaperti nel 1998 sui declivi del colle, attestano, sul primitivo insediamento nuragico, importanti, preziosi momenti di età fenicia nella prospettiva di parallele fasi interattive, con persistenze fino a momenti di tarda età punica-romana. (Enrico Azteni)
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AIAC_814 - San Giovanni - 2006
Le ricerche hanno permesso di individuare una struttura romana della quale sono stati evidenziati dei pavimenti musivi, l’edificio termale e una vicina necropoli di età imperiale databile a partire dal I secolo con tombe ad inumazione e incinerazione. Preesistenze sono rappresentate da un ampio insediamento nuragico dell’età del Bronzo a sud-ovest dell’edificio.
Utili all’inquadramento cronologico sono frammenti di ceramica a vernice nera di età repubblicana e ceramica sigillata di età imperiale. Il rinvenimento di anfore di epoca punica permette di ipotizzare un precedente utilizzo agricolo, conseguente all’occupazione cartaginese della Sardegna. La prosecuzione in età romana e poi in età medievale dell’uso dell’area rientra nei canoni dell’insediamento rurale sardo.
La chiesa pare riutilizzare parte dell’area e delle strutture di una villa rustica romana, caratterizzata da pavimenti musivi. La parte abitativa potrebbe stendersi verso sud-ovest dai cui terreni provengono frammenti di intonaco e mosaico, il rinvenimento, a est, di _tegolae hamatae_ è indicatore della presenza nell’area di un impianto termale.
L’edificio ecclesiatico sembra quindi sovrapporsi ad una precedente villa con annesso edificio termale e necropoli, secondo una tipologia nota nelle aree di pianura della Sardegna. Successivamente il costituirsi di una comunità cristiana in epoca ancora da definire, dotata di una propria necropoli, porta all’impianto di un edificio ecclesiale con la significativa intitolazione al Battista. L’edificio noto, già nel XIII secolo, presenta rimaneggiamenti databili almeno dal XVI e oltre.
Lo scavo ha permesso di dare un inquadramento cronologico e culturale dell’area:
una fase più antica, non definita cronologicamente, vede la presenza lungo il lato sud di un muro; un pavimento mosaicato al quale si lega un residuo di muro con resto di intonaco;
una fase di abbandono dell’area in cui i mosaici subiscono danni;
una fase in cui il pavimento mosaicato coperto da terra rossa e da un sottile strato di calce seguito in alcuni punti da strati di calce più spessi e da strati di bruciato forse per la sistemazione di nuove pavimentazioni;
la costruzione di un vano a pianta rettangolare che taglia il mosaico sul lato nord ovest del saggio;
segue un crollo costituito da pietrame misto a frammenti di intonaco anche dipinto;
dopo una nuova fase di abbandono l’area dovette avere una destinazione funeraria come testimoniano la presenza di due inumati;
le ultime fasi sono quelle dell’utilizzo a vigneto e poi ad area di pertinenza del santuario.
I materiali rinvenuti tra cui sigillate (di cui una Hayes 99 databile dal VI d.C), steccate del tipo delle c.d. “brocche campidanesi”, il cui arco cronologico sembra andare dal II-III al VI-VII d.C, e frammenti di vetro decorati a goccia, costituiscono elementi utili per la datazione. (Simonetta Angiolillo, Maria Adele Ibba)