- Item
- AIAC_363
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Date Range
- 800 BC – 2010
Seasons
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2004Le indagini sull'angolo nord-orientale della pendice palatina - delimitata da Via Sacra attuale (nord), Piazza del Colosseo (est), sostruzione del palazzo imperiale (sud) e cdd. "Terme di Eliogabalo" (ovest) - hanno previsto attività di scavo e prospezioni geofisiche. Le evidenze archeologiche documentano l'evoluzione di un'area connessa al tracciato che collega la valle poi del Colosseo a Palatino, Velia e Foro. Alle età più antiche fanno riferimento un _bothros_ proto-repubblicano in cappellaccio, con contesto connesso ad un culto attivo fra età orientalizzante e media repubblica, ed un pozzo apparentemente più recente, rivestito in peperino e colmato da un contesto legato alla sfera sacrale. Dalla tarda repubblica l'area occidentale è occupata da un edificio in opera incerta probabilmente abitativo, dotato di _impluvium_. Sul finire della repubblica esso è sostituito da un'ampia _domus_ in opera reticolata a pilastri di travertino, con _tabernae_ fronte-strada, che vive sino all'incendio del 64 d.C. Con il progetto neroniano della _Domus Aurea_, l'area ospita la via porticata che conduce all'atrio veliense e, a sud di essa, nel settore più prossimo alla valle, un terrazzamento sostenuto da corridoi voltati paralleli. La dinastia flavia completa il progetto, modificandolo limitatamente con una soluzione che sopravvive nella zona orientale ininterrottamente sino alla tarda antichità, mentre ad occidente è alterata dall'inserimento di un complesso di età adrianea, sostituito poi dalle "Terme di Eliogabalo". Nell'alto medioevo la via che sale al Foro è ancora in uso. Lungo il suo percorso sorge in età carolingia un edificio pubblico in opera laterizia, forse una chiesa, che sembra riutilizzare un piccolo ambiente interrato in opera listata, databile fra VI e VIII secolo. Per le epoche posteriori si evidenziano notevoli attività di spoliazione, sia a cielo aperto che in galleria, ed infine alcune strutture connesse alla delimitazione dell'area palatina fra XVIII e XX secolo.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2005Investigations on the north-eastern corner of the Palatine, between the present via Sacra, the Piazza del Colosseo, “Vigna B” and the “Baths of Heliogabalus”, envisage excavations and surveys (geo-electric and geo-radar). To date the evidence from the three areas (I to the west, II to the north-east, III to the south-east) ranges from the proto-Republican period up to the present day, documenting a monumental evolution which is closely connected to the road linking the valley of the _Colosseum_ to the Palatine, Velia and _Forum_. Evidence form the earliest period remains rare but of interest: 1) an _impluvium_ in cappellaccio (with cistern below?), 2) a proto-Republican _bothros_ with a votive deposit of the Orientalizing/mid-Republican period, 3) the remains of walls of probable _domus_, 4) a late-Republican well (the investigations are still in a preliminary phase) built in peperino which also contains a fill with material relating to a sacred context. From the late-Republican period the topography becomes legible: to the west of a tufa wall, which delimits a public complex, was a house in opus incertum with an impluvium and geometric mosaic pavements. This building was substituted at the end of the Republican period by a _domus_ constructed in opus reticulatun with travertine pilasters. It was fronted on the street by tabernae which evolved until the fire of 64 A.D. At this point the area became part of the project for the _Domus Aurea_, with the porticoed road leading towards the Velian atrium which delimits to the south the terracing built above parallel vaulted corridors. The Flavian dynasty completed the project making slight alterations and adding what was probably a small temple, faced in marble, situated towards the _Colosseum_. The eastern area of this complex survived until the late antique period, whilst to the west a complex was added in the Hadrianic period which was then substituted by the “Baths of Heligobalus”. After the fall of the Western Empire use of the road between the Colosseum and the Forum continued, alongside which rose a brick-built public building (church?) with a small underground room dating to between the 6th to 8th century A.D. There is evidence for large scale robbing (holes and tunnels) between the 13th and 18th centuries and finally, between the 18th and 20th centuries evidence of a few structures relating to the realization of the archaeological area.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2006Rispetto alle precedenti campagne, nel 2006 nell’Area I (ad ovest) sono state indagate stratigrafie di età alto- e medio-repubblicana, precedenti l’impianto della _domus_ in opera reticolata e pilastri di travertino individuata fra 2002 e 2004. Sono così emersi i resti di due muri in opera quadrata, uno (medio-repubblicano) in tufo giallo e l’altro (tardo-arcaico) in cappellaccio, verosimilmente pertinenti a precedenti abitazioni. E’ stata inoltre scavata una stratigrafia di rifacimenti stradali della via diretta al Foro (IV-III secolo a.C.) e collegabile alle fasi viarie note nell’area della Meta Sudans. Nell’ambito dell’Area II (ad est) lo scavo è proceduto su diversi fronti. Nel Settore Nord (lungo l’attuale Via Sacra) sono state indagate preparazioni stradali della suddetta via (III-inizi I secolo a.C.), riportando alla luce un tratto di lastricato viario in tufo rosso (fine IV secolo a.C.). Nei pressi del marciapiede nord è proseguita l’indagine del “pozzo” della metà del I secolo a.C., in realtà contenitore di resti di sacrifici ed oggetti rituali, sotto il quale sono state individuate due teche litiche sovrapposte, colme anch’esse di reperti rituali e rispettivamente databili al V (ma l’indagine continua) ed agli inizi del III secolo a.C. Nel Settore W la continuazione dell’indagine del sistema sostruttivo a gallerie voltate seminterrate edificato in età neroniana ha chiarito come alcuni vani siano stati abbandonati nel V secolo d.C., mentre altri fossero ancora in uso nell’alto medioevo. Nel corso dell’anno il restauro e lo studio di alcuni reperti trovati nel 2005 in uno dei vani ha portato al riconoscimento di un insieme di insegne imperiali, interrate agli inizi del IV secolo e forse attribuibili a Massenzio, dal febbraio 2007 esposte nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma. Nel Settore Centrale, infine, dove un’enorme fossa di spoliazione del XVII secolo (individuata negli anni precedenti ed estesa anche all’Area III) aveva radicalmente asportato le strutture della suddetta sostruzione neroniana, è stata messa in luce parte del complesso sistema fognario di età imperiale (I-III secolo), di cui restano pozzetti e tratti dei condotti. Relativamente all’Area III (a sud-est), nel Settore Ovest è pressoché concluso lo scavo dei riempimenti della citata grande fossa seicentesca, mentre nel Settore Est è stata indagata la stratigrafia pertinente ai rifacimenti di un percorso stradale di età moderna, noto da numerose immagini e databile fra XVIII e XIX secolo, che da via di S. Gregorio curvava verso il Palatino. Sono così venuti alla luce ambienti disposti in senso nord-sud, aperti sul lato orientale, volto alla piazza dell’Anfiteatro, con pilastri poi in parte tamponati. Le strutture mostrano una complessa sequenza muraria, che va dal I (opera reticolata) almeno al V secolo (opera listata ed incerta), fase cui è ascrivibile un lacerto di affresco a fondo bianco con resti di una figura panneggiata di ottima fattura.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2007_Aree I-III_. Nel 2007 è stata sospesa l’indagine dell’Area III (a sud-est del cantiere), mentre nell’Area I (ad ovest) si è definitivamente conclusa con lo scavo dell’esigua stratigrafia sottostante i livelli stradali medio-repubblicani della via valle-Foro, databile nel V secolo a.C. Nell’Area II (ad est) si è proceduto su più fronti. Nel Settore Centrale è proseguita l’individuazione del complesso sistema fognario di età imperiale (I-IV secolo) e l’asportazione delle stratigrafie tardo- e medio-imperiali ha consentito l’individuazione di altri setti fondali della terrazza neroniana, delimitanti tre vani paralleli (da est a ovest: Ambiente 5, 6, 7). In essi lo scavo ha raggiunto i livelli tardo- e medio-repubblicani della via valle-foro, dimostrando che sin quasi alla metà del IV secolo a.C. la strada era più stretta (o più a sud) dei rifacimenti posteriori e delimitata a nord da un muro in blocchi di cappellaccio, che rappresentava il limite della pendice sud-orientale della Velia. A nord di esso residui di lastricati e terre battute attestano la presenza di un santuario, dotato di un’area aperta in cui risulterebbero inclusi i due _bothroi_ già noti e, almeno dal V secolo a.C., di un tempio (sulla collina e dunque esterno allo scavo). Relativamente al _bothros_ più piccolo, contenitore di resti di sacrifici ed oggetti rituali, sono state svuotate le due teche individuate lo scorso anno, al disotto delle quali è comunque possibile vedere un’ulteriore fase, probabilmente ancora databile nel V secolo a.C. (Sabina Zeggio) _Area IV_. L’estensione della concessione da parte del MiBAC per scavi e ricerche anche all’edificio noto nella letteratura archeologica con il nome di Terme di Elagabalo ha consentito di aprire nel 2007 un altro settore di scavo (Area IV). Le “Terme di Elagabalo”, messe in luce già nel 1872, sono un complesso degli inizi del III secolo, probabilmente un _horreum_, costituito da ambienti disposti sui lati N, E e W di un cortile a pianta rettangolare, il cui lato S si addossa alle sostruzioni del versante settentrionale del Palatino. Delle trasformazioni tardoantiche restano testimonianze in un piccolo _balneum_ ricavato nel lato SW del complesso (di qui la definizione “Terme di Elagabalo” dell’intero edificio) e in due fontane absidate impostate sui lati brevi del cortile, che hanno fatto ipotizzare una trasformazione in _schola_. La prima campagna di scavo si è concentrata nella metà orientale del complesso, portando alla luce evidenze di epoche diverse: - età tardo repubblicana: murature in opera reticolata pertinenti alla _domus_ già individuata nell’Area I; - età giulio claudia: ristrutturazioni della _domus_ (tramezzi e affreschi); - età neroniana: strati di distruzione della _domus_ relativi all’incendio del 64; - età adrianea: maglia regolare di ambienti orientati in senso NS e pavimentati in _opus spicatum_. L’edificio, con ogni probabilità un _horreum_, viene a colmare lo spazio tra il tempio di Venere e Roma a N, dal quale lo separa la via valle-Foro, e le sostruzioni, anch’esse adrianee, del lato settentrionale del Palatino, dalle quali lo separa una via basolata diretta verso la via Nova. La strada è servita da un grande collettore anch’esso adrianeo, già rinvenuto nelle Aree I e II; - età severiana: distruzione dell’ _horreum_ adrianeo e la costruzione, sui suoi resti, delle “Terme di Elagabalo”. Gli interventi sono quasi contestuali al muro di contenimento che delimitava a N il pianoro di Vigna Barberini, con conseguente distruzione dei preesistenti ambienti sostruttivi adrianei. Lo scavo ha consentito di individuare la grande fondazione del nuovo muro severiano esattamente nell’angolo NE; - IV-V secolo: interventi nell’area del cortile del complesso di Elagabalo: pavimentazione a grandi tessere in marmo bianco e nuove delimitazioni del cortile, attraversato da canalizzazioni funzionali ad una piccola fontana absidata; costruzione nell’estremità occidentale di una monumentale fontana absidata, fiancheggiata da due ambienti quadrati e aperta verso E con un colonnato; realizzazione di una grande scala che, partendo dal cortile, intercetta ad W una cisterna di età arcaica sul cui fondo viene inserito un dolio. Il modesto _balneum_, ricavato forse in una fase precedente nell’area retrostante questa fontana, sembra ancora utilizzato in questo periodo; - VI-VII secolo: impianto di tre sepolture negli ambienti disposti sul fronte orientale del complesso di Elagabalo; - età medievale e rinascimentale: interventi di spoliazione: asportazione tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo del grande muro severiano che delimitava le pendici settentrionali del Palatino; complesso sistema di fosse e cunicoli di età rinascimentale su gran parte dell’area indagata. (Lucia Saguì)
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2008_Aree I-III_ Nel 2008 nel Settore Centrale dell’Area II (zona est del cantiere) è proseguita l’indagine del complesso sistema fognario di età imperiale (I-IV secolo): individuati altri due tratti di condotti, uno, assai ampio, forse già in uso nella tarda repubblica. A sud del muro in cappellaccio individuato nel 2007 è continuata l’indagine delle fasi della via valle-Foro, giunta ai livelli alto-repubblicani (V secolo a.C.), eccezionalmente spessi, mentre all’angolo sud-est dell’area in _un piccolo vano sono le uniche tracce del marciapiede sud. Fra il muro in cappellaccio e il limite nord dello scavo si è precisato l’impianto tardo-arcaico del santuario all’angolo sud-est della Velia. Una rampa lastricata, più volte rifatta, saliva dalla via al tempio (esterno all’area di scavo); in essa erano i due _bothroi_ noti più alcuni cippi ed un altare monumentale, di cui restano le fosse di asportazione, e il deflusso idrico era assicurato da una canaletta in cappellaccio contigua al muro di limite della via. Lo scavo del _bothros_ minore (in corso) ha fornito elementi di grande interesse: un’applique fittile con tritone (?) e soprattutto un’anforetta e una tazza miniaturistica in impasto della metà dell’VIII secolo a.C. Nell’Area III (zona sud-est) la ripresa dello scavo dei poderosi interri di età moderna tipici della zona ha permesso una migliore lettura delle strutture comprese fra la piazza dell’Anfiteatro e le pendici orientali del Palatino. Legate al sistema struttivo neroniano-flavio, esse disegnano corridoi pilastrati in opera laterizia con testate in travertino, che perdono progressivamente la funzione di transito: una fitta serie di tamponature databili all’età traianeo-adrianea (opera mista reticolato/laterizio), alla media e tarda età imperiale (differenti opere laterizie) ed alla fine dell’età antica (muratura a tufelli con unico ricorso laterizio) delimitano vani sempre più piccoli, dalla funzione tuttora incerta. (Sabina Zeggio) _Area IV (“Terme di Elagabalo”)_ La prosecuzione delle indagini sul fronte E del complesso e la loro estensione sul fronte N hanno messo in luce nuove evidenze dell’isolato nel quale si sviluppa la _domus_ di età repubblicana. Si tratta delle _tabernae_ prospicienti la via valle-Foro, orientate in senso NE-SW e tutte caratterizzate da muri in opera reticolata. L’isolato è distrutto dall’incendio del 64. L’estensione dello scavo ha consentito di individuare nuovi ambienti dell’ _horreum_ adrianeo, che si imposta sull’isolato repubblicano secondo un diverso orientamento (N-S). Il vano meglio conservato, sul fronte E del complesso, mostra vari rifacimenti e conserva l’impianto di una latrina il cui canale risulta riempito, al momento dell’abbandono, dalla suppellettile ceramica probabilmente destinata alla vendita. La conclusione dello scavo nell’angolo SE dell’isolato ha permesso di ricostruire il fronte delle sostruzioni adrianee e severiane del lato N del Palatino. Le sostruzioni adrianee prevedono due file di ambienti in luogo di una sola fila, e risultano dunque più avanzate verso N rispetto a quanto finora supposto. Il versante N del Palatino vede una totale trasformazione in età severiana, quando viene eretto un nuovo e più potente muro di sostruzione, leggermente arretrato verso S. Il muro ha una fondazione cementizia, gettata in cassaforma e sormontata da blocchi di peperino, alcuni dei quali sono stati risparmiati da una fossa di ruberia del XIII secolo. Il complesso di Elagabalo si addossa al grande muro di sostruzione severiano, ma sembra di poco posteriore ad esso. Il suo impianto prevede la distruzione dell’horreum adrianeo e un notevole rialzamento dei livelli. Nell’area a ridosso (W) degli ambienti del fronte orientale è stata appena messa in luce una serie di vasche, la cui presenza contribuirà certamente a chiarire la funzione del complesso. (Lucia Saguì)
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2009_Area II_ Nel settore Nord dell’Area II lo scavo ha interessato i riporti di terreno relativi agli interventi strutturali (la rampa in lastre di cappellaccio e i due _bothroi_ disposti rispettivamente all’estremità Est ed Ovest di tale rampa) individuati nella porzione del santuario della Velia che ricade nell’area di indagine (vd. 2007-2008). Il _bothros_ orientale si presenta ora come un parallelepipedo in blocchi di cappellaccio con un piccolo speco centrale quadrato. Al di sotto di esso comincia ad apparire un’altra struttura (votiva?) in blocchi di cappellaccio. I reperti rinvenuti nelle stratigrafie finora asportate confermano la datazione ad età tardo-arcaica/alto-repubblicana di questa fase costruttiva, ma il luogo di culto è certamente più antico, come dimostrano gli ex voto rinvenuti all’interno di entrambi i pozzi. Nel settore centrale si è operato a sud del muro in cappellaccio individuato nel 2007 che separa il complesso veliense dalla strada valle-Foro, intervenendo nell’area occupata da quest’ultima. Sono stati scavati cospicui scarichi di tufite e battuti sabbiosi databili alla fine del VI/inizi del V secolo a.C., ricollegabili ai rifacimenti dell’asse viario. E’ proseguita poi l’indagine del complesso sistema fognario di età imperiale, costituito da tre condotti paralleli di epoche diverse (età augustea, neroniana/adrianea e flavia) che, provenendo da Ovest e Sud-Ovest, hanno consentito nel tempo lo smaltimento delle acque degli edifici che sorgevano su questo versante del colle. Ad eccezione della fogna più antica, hanno continuato a funzionare almeno fino alla fine del IV secolo. _Area II “ampliamento”_ In seguito all’abbattimento, per motivi di sicurezza, di due esemplari di _pinus marittima_, avvenuto nel giugno del 2009, è stato possibile aprire un altro grande settore di scavo nella zona compresa tra l’Area II e l’Area III. Le indagini appena iniziate hanno fornito le prime tracce di alcuni elementi che permettono il raccordo con le evidenze già individuate e scavate nelle Aree suddette: i tracciati moderni tra la valle del Colosseo e il Palatino, una enorme fossa del XVII secolo già scavata nelle precedenti campagne e soprattutto parte delle volte crollate degli ambienti seminterrati relativi alla terrazza neroniano/flavia connessa al santuario dell’angolo palatino nord-orientale (vd. 2005-2009) (Sabina Zeggio). _Area IV (“Terme di Elagabalo”)_ L’area IV (“Terme di Elagabalo”) ha visto l’estensione delle indagini sul fronte settentrionale, prospiciente l’attuale via Sacra, e nell’area occupata dal cortile sul quale si affacciavano gli ambienti dell’ _horreum_ severiano. Le fasi meglio documentate riguardano l’età tardorepubblicana e imperiale, ma sono state messe in luce anche testimonianze di epoca protostorica, arcaica e repubblicana. La _domus_ tardorepubblicana, sottostante gli _horrea_ di età adrianea e severiana, già parzialmente scavata nell’Area I e nell’Area IV (vd. 2007-2008), risulta rinnovata nella seconda metà del I secolo a.C. con una serie di _tabernae_ affacciate sulla via valle-Foro e una zona abitativa retrostante. Tra Augusto e Tiberio il fronte delle _tabernae_ è ampliato verso Ovest e la _domus_ riceve una nuova definizione (un ambiente è ora dotato di riscaldamento). Straordinariamente conservati gli strati dell’incendio che nel 64 distrusse la _domus_. Lo scavo ha fornito nuovi dati sulla costruzione e sulla demolizione dell’ _horreum_ adrianeo che si affaccia a N sulla via valle-Foro e a S su una strada interna che prosegue l’allineamento della via Nova. La distruzione del complesso avviene in età severiana, contestualmente alla costruzione del nuovo fronte delle sostruzioni della Vigna Barberini e di un nuovo _horreum_ (le cd. Terme di Elagabalo), addossato al basamento della Vigna, con ambienti disposti su tre lati di un cortile rettangolare (vd. 2007-2008). Nella fase di cantiere, che precede la messa in opera del complesso, parte dell’area viene occupata da vasche in muratura, destinate allo spegnimento e alla lavorazione della calce. Le novità su questo edificio riguardano la trasformazione in età tardoantica, quando il cortile viene occupato da un peristilio pavimentato con grandi tessere di marmo. Sui lati Est e Ovest sono edificate due fontane absidate. La presenza di fontane e di ampi spazi percorribili indicherebbe un uso pubblico dell’edificio (Lucia Saguì).
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2010_Area II_ Nel settore Nord dell’Area II lo scavo ha interessato la porzione del santuario della Velia che ricade nell’area di indagine (vd. 2007-2009). Il riempimento del _bothros_ orientale che si presenta come un parallelepipedo in blocchi di cappellaccio con un piccolo speco centrale quadrato, è stato completamente rimosso. Un’attenta analisi di questa struttura costituita da 8 filari di blocchi, rivela che i due filari superiori sono stati smontati e rimontati rispettivamente nella prima metà del V e nella seconda metà dello stesso secolo su una base di sei filari realizzata alla fine del VI/inizi del V secolo a.C. I deposti votivi contenuti nella struttura accompagnano la vita del manufatto e delle sue refezioni, ma contengono anche ex voto più antichi che consentono di datare l’inizio dell’attività cultuale in quest’area alla metà/seconda metà dell’VIII secolo a.C. La teca a sua volta poggia su una corona di lastre di cappellaccio, su cui è forse possibile immaginare un altare. Nel settore Centrale si è operato a Sud del muro in cappellaccio individuato nel 2007 che segna il limite, dalla fine del VI/inizi del V secolo a.C., tra il santuario delle pendici meridionali della Velia e la strada valle-Foro, dove è stato completato lo scavo delle stratigrafie alto-repubblicane connesse alla messa in opera del suddetto muro e delle stratigrafie arcaiche anteriori alla costruzione di questa struttura. _Ampliamento_ In quest’Area l’intervento ha interessato essenzialmente la rimozione dell’interro della grande fossa del 1600, il cui scavo si è arrestato, lungo il fronte E e O del cantiere, all’altezza dei piani di crollo e di abbandono tardoantichi e medievali già raggiunti nell’Area III e negli Ambienti 1-4 della terrazza di età neroniano/flavia (Area II). Le operazioni svolte hanno permesso di recuperare elementi utili alla ricostruzione dei vani ipogei di questo edificio. Al centro del settore, ove la fossa continua a scendere, sono comparsi lacerti murari in opera vittata di difficile lettura a causa del loro modestissimo stato di conservazione. Al VI-VII secolo d.C. risale un muro in opera laterizia, già parzialmente individuato nelle precedenti campagne, interpretato come un setto divisorio di un grande edificio che rioccupa in questa età la platea neroniano/flavia. _Area III_ E’ ripreso lo scavo di quest’Area con l’individuazione nel settore nord-orientale, sotto gli abbandoni di età medievale, della pavimentazione a mosaico e della sua preparazione spettanti all’età severiana. _Area IV_ (“Terme di Elagabalo”) Nell’Area IV, che interessa le c.d. Terme di Eliogabalo, si è intervenuti negli Ambienti 6-10 e nel cortile 15. Sono stati individuati altri ambienti della _domus_ tardo-repubblicana sottostante i complessi imperiali e sono state raccolte importanti evidenze spettanti all’età imperiale (horrea adrianei e severiani) e tardoantiche. Di estremo interesse i ritrovamenti nell’area del cortile (vasche, aiuole, fontane, vialetti) che danno conto di una nuova destinazione d’uso dell’edificio a partire dal IV secolo (sede collegiale, schola?). Si è poi esteso lo scavo ai vani più occidentali del complesso alle spalle dell’abside della fontana/ninfeo (o _stibadium_ ), con la scoperta di un vasto quartiere termale (fine IV secolo?). Chiudono i rinvenimenti di questa campagna alcune sepolture in anfora della fine del VI/VII secolo.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2011_Area II Ampliamento_ E’ stato interamente rimosso l’interro della grande fossa del XVII secolo. Lo scavo delle stratigrafie tagliate da questo intervento nei vani semipogei del complesso addossato da età neroniana alla pendice nord-orientale del Palatino ha consentito di ripercorrere le vicende tardoantiche (abbandoni della fine del V secolo) e altomedievali (crolli del IX-X secolo) di questi ambienti che insieme al piccolo tempio erano venuti a far parte in età flavia delle ripristinate Curiae Veteres, e di analizzare le fasi di vita e d’uso dell’intero isolato, documentate dalla successione dei pavimenti e dei battuti che nel III e IV secolo sostituiscono quelli del II e del I secolo. Lo scavo delle fosse di spoliazione medievali, anch’esse tagliate dalla fossa seicentesca, ha permesso di integrare con nuovi dati la planimetria delle strutture. Ne emerge un insieme edilizio che riceve tra età flavia e tarda antichità abbattimenti e riedificazioni di parti salienti delle strutture, realizzazione di tramezzi, costruzione di pilastri di rinforzo, riduzioni della luce delle porte. Il ritrovamento delle fondazioni degli ambienti che si dispongono a pettine a valle della _domus_ tardo-repubblicana/augustea (già indagata nelle precedenti campagne) ha confermato l’ipotesi ch esse appartengano alla fase augustea o giulio-claudia del santuario delle _Curiae Veteres_ bruciato nel 64 d.C. Le maestranze neroniane, intervenute dopo l’incendio, hanno abbattuto gli elevati, sottoscavato e risarcito le fondazioni preesistenti, costruendo al di sopra di esse una nuova maglia edilizia. _Area III_ Lo scavo ha riguardato la fascia orientale dell’Area, prospiciente all’attuale Piazza del Colosseo. Nel settore settentrionale, a seguito dell’asportazione dei livelli risalenti alla prima e media età imperiale, sono state individuate importanti emergenze relative al santuario delle _Curiae Veteres_ tra cui si evidenzia la presenza di almeno due vani pavimentati rispettivamente in _opus scutulatum_ e in mosaico a tessere nere. Verso la Piazza del Colosseo si apre un terzo ambiente, verosimilmente scoperto (un’esedra?), pavimentato in _opus spicatum_. Nel settore meridionale al di sotto degli strati di abbandono di età medievale sono stati messi in luce i resti di un’officina metallurgica, collocabili tra il V ed il VI secolo d.C.; si conservano fosse circolari e piccole buche funzionali all’installazione di piccoli forni e piani di lavoro. L’impianto si imposta direttamente sui grandi interri di età neroniana successivi all’incendio del 64 d.C. ed è preceduto da una fase di spoliazione dei rivestimenti pavimentali di età imperiale, databile tra I e IV secolo d.C. Anche in questo settore, sono state individuate alcune strutture attribuibili alle antiche _Curiae_. _Area IV_ (c.d. Terme di Elagabalo) Le indagini hanno interessato l’area occidentale del cortile e gli ambienti che fiancheggiano l’esedra tardoantica, la cui funzione di _stibadium_ -fontana appare ormai chiara. Sono stati individuati i resti di due capanne sovrapposte, databili rispettivamente alla fase Laziale IIIB (800-720 a.C. ca.) e IIIA (850-800 a.C. ca.). Alla tarda età repubblicana e alla prima età imperiale appartengono, nella metà orientale del complesso, l’ampliamento del fronte con _tabernae_ sulla via valle-Foro della _domus_ già indagata nelle precedenti campagne, nella metà occidentale la costruzione di due nuovi isolati. Tutti gli edifici sono distrutti dall’incendio del 64 d.C. Nuovi muri perimetrali dell’ _horreum_ adrianeo, abbattuto in età severiana, sono emersi in tutta l’area occidentale. Del complesso di età severiana sono stati messi in luce tre nuovi pilastri che completano la serie sul fronte Nord delle sostruzioni. Delle terme che si sviluppano in età tardoantica all’estremità Ovest è stato completato lo scavo nel _calidarium_, e sono stati individuati due nuovi prefurni. Ad Est dell’impianto termale, nell’area caratterizzata dall’abside che delimita lo _stibadium_ -fontana, sono stati messi in luce i pavimenti di due ambienti tricliniari a Nord e a Sud, realizzati con marmi di riuso. Il pozzo arcaico che insiste nella parte antistante lo _stibadium_ -fontana, riutilizzato in età tardoantica con l’aggiunta di una scala in muratura, è stato in gran parte svuotato grazie alla collaborazione con l’Associazione Roma Sotterranea. Nel pozzo è stato recuperato un dolio, che fa parte di un dispositivo messo in opera in età tardoantica. Nell’ambiente che fiancheggia a Nord lo _stibadium_ -fontana è stata rinvenuta una calcara databile nel X secolo.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2012_Area II_ Le operazioni svolte all’interno dell’Area II, la cui superficie è interamente occupata – a partire dalla tarda età neroniana – da una terrazza disposta su due livelli, hanno comportato lo scavo di stratigrafie comprese tra l’età adrianea e l’età moderna. Al primo orizzonte cronologico è possibile attribuire un radicale restauro del sistema fognario, la costruzione di alcuni setti in opera mista che tramezzano alcuni degli ambienti neroniano-flavi ed il rifacimento dei piani pavimentali. Circa un secolo più tardi la statica del complesso è consolidata tramite la costruzione di pilastri laterizi di rinforzo per le coperture; vengono inoltre stesi nuovi piani pavimentali, tra cui un mosaico in tessere bianche e nere a motivi geometrici di notevole pregio. Una prima cesura nell'utilizzo dei vani seminterrati si registra tra la seconda metà del III e gli inizi del IV secolo, quando viene realizzata, subito ad Est dell'Ambiente 4, una pavimentazione in basoli ed altri elementi litici di reimpiego; al V secolo è stato invece attribuito il restauro di un tratto piuttosto limitato (Ambiente 1) della fogna adrianea che proviene dall’area Area IV e che attraversa in senso E-W tutta l’Area II. E' stato infine quasi completato lo scavo delle spoliazioni post-antiche, con la rimozione di fosse e cunicoli di età medievale e la definitiva eliminazione della grande spoliazione seicentesca che occupava per intero questo settore del cantiere (vd.Relazione 2011) _Area III_ Lo scavo ha riguardato la fascia orientale dell’Area III, prospiciente l’attuale Piazza del Colosseo, dove la rimozione delle stratigrafie tardoantiche, medio-imperiali e neroniane hanno apportato nuovi elementi spettanti alle _Curiae veteres_ nella loro fase tardo-repubblicana, augustea e giulio-claudia. Nel settore settentrionale dell’Area, lo scavo ha interessato le concamerazioni sottostanti l’ambiente pavimentato in cocciopesto, decorato con _crustae_ di basalto (definito _opus scutulatum_ nella Relazione del 2011), databile agli inizi del I secolo a.C., mettendo in luce una canaletta contenente due _fistulae_ bollate da _Ti. Cutius Ciltius_, console suffetto del 55/56. L’intervento è da collegare alle attività edilizie claudie o neroniane (ante 64) ben documentate nell’Area della _Meta Sudans_. Le tubature, che provengono da Sud, dovevano servire ad alimentare l’“esedra” posta a valle di questo vano, già individuata nella campagna del 2011, anch’essa databile ad età claudia o proto-neroniana. Nel settore meridionale possono essere attribuite alle _Curiae_ due grandi fondazioni rispettivamente del I secolo a.C. e di età claudia, con andamento all’incirca E-W, rinvenute al di sotto delle fosse di spoliazione e dei livellamenti neroniani post 64. Poco resta, infine, della maglia struttiva della _Domus Aurea_, manomessa, come nell’Area II, dalla costruzione di pilastri, tramezzi e tamponature che scandiscono la storia di questo versante del Palatino dall’età flavia al IV/V secolo. _Area IV_ (c.d. Terme di Elagabalo) Nelle “Terme di Elagabalo” le indagini si sono concentrate nell’area del cortile e all’estremità occidentale dell’edificio severiano, occupato agli inizi del IV secolo d.C. da un _balneum_ e da un emiciclo con _stibadium_ e _lacus_ antistante. Le pavimentazioni marmoree di tutti gli ambienti sono state interamente spogliate nel corso del Medioevo, ma in alcuni casi è possibile ricostruirne il disegno grazie alle tracce conservate nella malta di preparazione. Anche il cortile del complesso severiano viene ristrutturato nella stessa fase con una pavimentazione a grandi tessere marmoree, vasche e fontane. Tutto l’assetto di età tardoantica è dunque ora quasi completamente in luce. Lo svuotamento di numerose fosse di età medievale e moderna ha consentito di mettere in evidenza anche parte delle strutture che precedono l’impianto dell’_horreum_ severiano e di ampliare così la conoscenza della maglia planimetrica degli isolati tardo-repubblicano e adrianeo. Si è completato infine lo scavo dei livelli della capanna della prima età del ferro (fasi laziali IIA-IIB1), già indagata nel corso delle campagne precedenti; al di sotto di tali stratigrafie antropiche, compare un cospicuo insieme di depositi naturali di natura erosiva, deposti a diretto contatto con il substrato geologico.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2013_Area II_ Le operazioni svolte all’interno dell’Area II hanno comportato lo scavo di stratigrafie comprese tra IV secolo a.C. e l’età moderna. Al primo orizzonte cronologico è possibile attribuire una radicale trasformazione dei livelli d’uso del santuario delle _Curiae Veteres_, con rialzamenti stratificati, ricchissimi di materiale ceramico effettuati con riporti di terreno che scandiscono il secolo e che rialzano i piani d’uso precedenti. Ordinatamente disposti in questa stratigrafia reperti più antichi (fine VI/V secolo a.C.) sicuramente appartenenti all’area sacra: grandi _labra_ in terracotta augitica dipinti, di cui uno conserva intatta la testa di un giovane (470-460 a.C.), dolii in impasto rosso rinvenuti quasi interi, ma in pezzi. Una fogna in cappellaccio databile al IV secolo a.C. indica i livello dei piani d’uso della fase medio-repubblicana. Oltre ad aver individuato il marciapiede meridionale della strada diretta dalla valle al Foro nella fase di III secolo a.C., lo scavo ha rimesso in luce parti della fogna sottostante tale via, di età augustea, e gran parte della maglia fondale di età tardo-repubblicana (cesariana) raggiunta dal taglio della pendice operato dalle maestranze neroniane dopo l’incendio del 64. Si tratta di muri in direzione N-S che imbrigliavano gli spazi interni del santuario con una logica molto simile a quella delle posteriori costruzioni neroniane, che in parte li riadopera. _Area III_ Nel settore settentrionale dell’Area III, prospiciente l’attuale Piazza del Colosseo, sono state indagate le concamerazioni sottostanti l’ambiente pavimentato in signino decorato con _crustae_ di basalto degli inizi del I secolo a.C. (vd. Relazione 2012). Nel settore meridionale dell’Area, lo scavo di alcune fosse di spoliazione moderne ha riportato in luce una successione di murature che datano dall’età repubblicana all’età tardoantica. Al di sotto di un intrico di fondazioni tardoimperiali e severiane e alla pavimentazione in travertino del complesso edilizio neroniano spettante alla _Domus Aurea_, qui costituito da corridoi scanditi da pilastri, è comparso l’angolo NW del presunto tempio restaurato da Claudio all’interno delle _Curiae Veteres_. Un _piaculum_ in prossimità di questa struttura sembra suggerire l’esistenza di una ristrutturazione del luogo di culto agli inizi del I secolo a.C., registrata nello scavo dell’Area della _Meta Sudans_ (G. P.). Area IV (c.d. Terme di Elagabalo) Nell’area occupata dal monumento severiano noto come “Terme di Elagabalo” sono state messe in luce le fondazioni dell’isolato di età giulio claudia che si sviluppava subito a E del “Tempio di Giove Statore” e che, tagliato dalla via porticata neroniana, proseguiva verso NE nell’area dell’attuale via Sacra. Le strutture occidentali del complesso e il loro orientamento sono indicati in Lanciani, F.U.R., tav. 29. Nell’area occidentale del cortile severiano è ancora conservata in più punti la preparazione del pavimento pertinente alla fase tardoantica, costituita da pezzame di marmo e travertino, che indica la presenza originaria della pavimentazione a grandi tessere di marmo bianco, rinvenuta in altre zone dello stesso cortile. Alla fase tardoantica è pertinente anche la fondazione di una muratura che reimpiega una notevole quantità di frammenti scultorei, tra i quali si segnalano una doppia erma con _Hermes_ (si conserva solo la metà con _Hermes_ giovane), un ritratto di Settimio Severo e un ritratto di fanciulla di età severiana.Alla fase di abbandono (VI-VII secolo) appartiene una sepoltura in anfora (Samos cistern type).
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2014In the area of Rome between the Arch of Constantine and the Arch of Titus, and at the foothills of the impressive foundations of the Vigna Barberini terrace, are found the north-western slopes of the Palatine hill, occupied by some partially unknown and exceptionally well- preserved buildings. Current investigations on this outstanding building palimpsest have enriched this urban background, already extremely rich in its memories, with new constructions and new documents from a three thousand-year history, providing elements essential to the understanding of the settlement dynamics and the development of this fundamental portion of the historical city. The discovery of these new and fragile structures led to the need for a restoration project, guided by a critical interpretation of the current situation, focused on the conservation and enhancement of the surviving buildings, and also on the facilitation of the explanation and interpretation of such extremely stratified structures, carried out with respect for the identified features and the authenticity of the original materials.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2015Nel 2007 è terminato lo scavo dell’Area I e nel 2013/14 quello dell’Area IV. La campagna del 2015 ha interessato le Aree II e III, che ricadano tra l’attuale via Sacra e la Piazza del Colosseo e che ospitano da età “romulea” le _Curiae veteres_ (fig. 1). Lo scavo ha riportato in luce evidenze spettanti ad orizzonti cronologici diversi (dall’età arcaica all’età tardo-repubblicana), all’interno dei quali le stratigrafie della età tardo-arcaiche/proto-repubblicane sono risultate le più ricche di materiali, di documenti e di informazioni. In particolare è stato rimesso in luce il sistema sostruttivo della pendice del Palatino, che vede dalla metà del V secolo a.C. la costruzione di platee sostenute da muri di contrafforte, ai quali si addossano colmate di terreno. Sulle superfici di tali scarichi, che innalzano artificialmente i piani di vita sono stati ritrovati focolari e fosse delimitate e coperte da pietre con resti di pasto, o parti per il tutto sia di oggetti spettanti alle cerimonie che il santuario accoglieva ( _louteria_ , _dolia_ , olle, coppe e tazze), sia di elementi relativi alla copertura di tetti (lastre, tegole, coppi) e alla decorazione architettonica di uno o più edifici in ricostruzione o in restauro, che già nel VI e agli inizi del V secolo a.C. ( _oikoi_ , sale da banchetto) dobbiamo collocare in questi spazi (fig. 2). La scoperta più spettacolare riguarda il sacrificio di un bovino, da collegare alla costruzione della metà del V secolo a.C. di un terrazzamento che interessa tutta la pendice occidentale del Palatino esplorata. All’interno della stessa logica di regolarizzazione di questo sistema a terrazze, le stratigrafie del versante meridionale del colle prossime all’attuale Piazza del Colosseo hanno restituito, al di sotto dei tagli e dei riporti tardo-arcaici, le formazioni del Paleotevere, aggiungendo un tassello alla conoscenza del geomorfologia del colle (fig. 3). Per quanto attiene agli interventi del IV secolo a.C., che consistono fondamentalmente nella risistemazione della rete idrica e in una rinnovata configurazione del sistema a terrazze a seguito di un evento distruttivo degli inizi di questo secolo e di un progressivo innalzamento dei piani di vita, continua a ricevere conferma l’ipotesi che la parte più occidentale del santuario, che ricade nell’area di scavo, si presentasse ancora in età medio-repubblicana sino e fino alla metà del I a.C. come un grande spazio aperto, retrostante il naos che poniamo ad Est, ai piedi della collina (Area III), per analogia a quanto accadrà nelle età successive. Per quanto riguarda la vita e l’uso dell’area sacra il _kernos_ rinvenuto in un _piaculum_ del V a.C. riporta all’età orientalizzante, come già provato dai ritrovamenti nell’Area della _Meta Sudans_ , mentre la grande quantità di fittili dipinti e di decorazione architettonica nelle stratigrafie della seconda metà e fine del V a.C. e poi del IV a.C. fanno pensare a rifacimenti e restauri, oltre che di un tempio degli inizi del V secolo a.C., di altre costruzioni in legno ed argilla (come dimostrano i tanti frammenti di concotto riportati in luce) e con copertura fittile. Infine, sulla base dei ritrovamenti del 2015 sembra essersi chiarita la funzione di una serie di muri di età alto-repubblicana, che ingabbiano la pendice, creando una serie di scatole che reggono platee e regolarizzano i salti di quota. La messa in opera di questi contrafforti, come si è detto, continuerà nei secoli successivi. Tuttavia per la struttura “ovale” dell’Amb. 4 avevamo nella Relazione del 2015 avanzato l’ipotesi che potesse trattarsi della muratura di un vano con questa forma (ad esempio il basamento di un _oikos_ ). L’ipotesi non può essere del tutto scartata perché rimane poco comprensibile la forma arcuata di questa muratura, laddove gli altri apprestamenti sostruttivi appaiono tutti rettilinei e continueranno ad avere tale andamento anche nella fasi successive, quando si verificheranno nuovi sostanziosi innalzamenti dei piani d’uso delle _Curiae_ . Le due ipotesi non sono in contraddizione, in quanto il muro “ovale” potrebbe aver conservato il ricordo di un ambiente con una parete curvilinea (un’antica capanna?). Didascalie: Fig. 1. Roma, pendici nord-orientali del Palatino. Le Aree II e III viste da Est alla fine della campagna 2015. Fig. 2. Roma, Pendici nord-orientali del Palatino, Area III. La formazione fluvio-palustre attribuita al Paleotevere, raggiunta negli Amb. 12B e 12A. Fig. 3. Roma, pendici nord-orientali del Palatino, Area II, Amb. 4A. Veduta generale della grande fossa quadrata riempita da un accumulo di pietre, cocci, laterizi e parti di un bovino. Sul fondo la struttura "ovale" in tufi rossi (sostruzione? basamento di un oikos?). Metà del V secolo a.C. -
AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2016Nel 2007 è terminato lo scavo dell’Area I, nel 2013/14 quello dell’Area IV, nel 2015 quello dell’Area III. La campagna del 2016 ha interessato l’Area II, che ospita da età “romulea” le _Curiae veteres_. Lo scavo ha riportato in luce evidenze spettanti a situazioni e ad attività di diversa cronologia (dall’età arcaica all’età augustea), all’interno dei quali le stratigrafie dell’età tardo-arcaica e proto-repubblicana sono risultate le più ricche di materiali, di documenti e di informazioni. L’orizzonte preantropico è stato raggiunto in tutte tre i settori nei quali siamo intervenuti (formazione del Fosso del Torrino (430.000-400.000 a.C.), tagliato da interventi di piena età storica e/o ributtato nei grandi riporti di terreno volti a riconfigurare periodicamente gli spazi del santuario. Gli strati del VI e del V secolo a.C. hanno confermato la logica che presiede allo sviluppo insediativo del sito che consiste nella creazione di platee sostenute da contrafforti, ai quali si appoggiano grandi masse di terreno e di sassi. Sulle superfici di tali scarichi, che innalzano artificialmente i piani d’uso, sono stati ritrovati, come nel 2014 e nel 2015 focolari e fosse delimitate e coperte da pietre con resti dei sacrifici (soprattutto di bovini). Ma sono gli elementi relativi alla copertura di tetti e alla decorazione architettonica di uno o più edifici in ricostruzione o in restauro tra la fine del VI e nel corso del V secolo a.C. (lastre del sistema Veio-Roma-Velletri e del sistema Caprifico di Torrecchia, tegole e coppi dipinti), i reperti più significativi riportati in luce nel 2016. Accanto ad essi, di fondamentale importanza per la ricostruzione dei limiti del santuario di età regia, è il ritrovamento del muro di recinzione occidentale, databile con probabilità alla metà del VI secolo a.C. Questa struttura in blocchi di cappellaccio, simile per caratteri costruttivi al _temenos_ settentrionale rinvenuto nell’area di scavo della _Meta Sudans_ negli anni Novanta del secolo scorso, consente di chiudere anche a Ovest (oltre che a Nord e Est) il circuito murario delle _Curiae Veteres_. Esso resta in uso fino alla metà/seconda metà del V secolo, quando un intervento volto a innalzare i piani di calpestio dell’area, ne determina l’abbattimento, facendo arretrare ad Ovest il muro di fondo del complesso. Va infine segnalato che le poche tracce di “costruito” restituite dallo scavo spingono a ritenere che le _Curiae Veteres_ si connotino sino all’età cesariana come un grande spazio aperto, retrostante un possibile _naos_ (a cui potrebbe spettare la decorazione architettonica trovata in giacitura secondaria negli interri del V e del IV secolo a.C.), da collocare – per analogia a quanto accadrà nelle età successive – nella parte orientale del colle (tra l’Area III e l’attuale Piazza del Colosseo). Solo intorno alla metà del I secolo a.C. il santuario risulta occupato da ambienti e corridoi e così si conserverà, senza sostanziale modifiche, ad eccezione dei continui rifacimenti del sistema fognario, fino all’incendio del 64 d.C. Si tratta di considerazioni in _absentia_, che devono tener conto dell’impatto distruttivo delle realizzazioni di età imperiale, soprattutto di quelle neroniano-flavie, che hanno segnato il sito in profondità e in estensione.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2017La campagna del 2017 ha interessato nell’Area II alcuni ambienti del complesso delle Curiae veteres nella sua fase di età neroniana, e nell’Area IV un vano dell’edificio a cortile di età severiana (“Terme di Elagabalo”). Lo scavo ha riportato in luce evidenze spettanti a situazioni e ad attività di diversa cronologia (dall’età protostorica all’età augustea). L’orizzonte geologico è stato raggiunto quasi ovunque (formazione del Fosso del Torrino,430.000-400.000 a.C.), tagliato da interventi di piena età storica e/o ributtato nei grandi riporti di terreno volti a riconfigurare periodicamente gli spazi del santuario e da età antichissima la pendice settentrionale della collina. Gli elementi di assoluta novità riguardano l’insediamento capannicolo già intercettato in precedenti campagne nei Vani 10 e 12 dell’edificio severiano, ma ora più ricco di documenti (buchi di palo, concotti, piccoli terrazzamenti, focolari), i quali consentono di risalire per l’occupazione di questo tratto del Palatino alla prima età del Ferro (fase Laziale IIA). Nell’area delle Curiae lo scavo ha confermato la logica che ha regolato a partire dalla prima metà del VI secolo a.C. gli interventi edilizi all’interno del santuario: un taglio sistematico nel “vergine” per consentire la messa in opera di strutture murarie in pietra. Ciò ha comportato l’eliminazione, almeno nei settori in cui siamo intervenuti, delle stratigrafie più antiche (di età protostorica ed orientalizzante). I muri in cappellaccio riportati in luce e i loro piani d’uso poggiano direttamente sul banco argillo-limoso del Paleotevere. Tre ritrovamenti vanno segnalati: un ceppo di olmo le cui radici penetrano nella stratificazione geologica: l’albero fa riferimento ad un _lucus_, quasi certamente abbattuto al momento della realizzazione del recinto occidentale del santuario (prima metà del VI a.C.); una cava di argilla, probabilmente utilizzata nella fase edilizia di età regia per gli elevati delle strutture; il riempimento di età augustea di un pozzo arcaico che ha restituito nei suoi 9 metri di profondità una quantità impressionante di oggetti, soprattutto brocche con iscrizioni dipinte sul collo riferibili a _gentes_ importanti della tarda repubblica, ma anche oggetti in osso, astragali, monete, pesi da telaio. Si tratta, come riscontrato in altri casi simili (i pozzi del Foro scavati da Giacomo Boni) di un rito di espiazione per la dismissione di un elemento fondamentale nella vita dell’area sacra. Nel 2017 è stata inoltre ampliata la ricerca in un nuovo settore presso la radice orientale della pendice NE del Palatino (Area V) che prosegue verso sud le precedenti aree II e III. Nel corso della prima campagna di indagine le operazioni hanno avuto come unico obiettivo quello di portare a termine tutte le lavorazioni necessarie all’allestimento dell’area di scavo per consentire l’inizio delle ricerche.
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AIAC_363 - Pendici nord-orientali del Palatino - 2018Nel corso del 2018 sono state effettuate due campagne di scavo, la prima (gennaio-marzo 2018) nell’amb. 11 dell’Area IV e la seconda (settembre-ottobre 2018) nell’Area V. La ricerca ha avuto il duplice obiettivo di concludere definitivamente le indagini all’interno del complesso delle cd. “Terme di Elagabalo” (Area IV) e proseguire la ricerca appena avviata (nel 2017) presso la radice orientale della pendice NE del Palatino (Area V). Lo scavo nell’area IV ha permesso di indagare un potente deposito stratificato d’età protostorica già individuato e parzialmente scavato negli anni precedenti (Ambb. 10, 12) e conservato a diretto contatto con l’interro d’età contemporanea. Su tutta l’estensione indagata si è raggiunto il substrato geologico in limo giallo individuato alla quota non originaria di 26.50 s.l.m. (a Nord) e di m 27.50 (a Sud). Il deposito, risalente alla prima età del Ferro si conservava per uno spessore massimo pari a ca. 1,5 m, con uno sviluppo compreso tra le fasi laziali IIA iniziale (925-875 a.C. ca.) e III (VIII sec a.C.). Le evidenze, per quanto lacunose, confermano il quadro già delineato grazie allo scavo del vano 10: la destinazione insediativa di questo tratto di pendice palatina è confermata, sin dall’inizio dell’età del Ferro, dall’individuazione di un sistema di bassi terrazzamenti diretti sia verso sud, sia verso ovest, raccordati da salti di quota di ca. 0,3-0,5 m, all’interno dei quali sono ospitate strutture abitative. Il sistema di terrazzamenti e le capanne con essi connesse, ricostruite più volte su loro stesse, subiscono nel corso del tempo un progressivo spostamento verso nord, verosimilmente conseguente all’altrettanto progressivo interro della piccola vallecola che separava il Palatino dalla Velia, con conseguente estensione (e riorganizzazione) della superficie adibita a insediamento. L’obliterazione di ciascuna fase edilizia è marcata dallo scavo di grandi fosse a pianta ovale o subcircolare volte a raggiungere i depositi geologici basali di limo, impiegato per la realizzazione di intonaci e altri elementi strutturali, e quindi colmate con scarichi di pietre, intonaci e ceramiche pertinenti alle strutture dismesse. Le indagini nell’area V sono iniziate con una serie di lavorazioni meccaniche indispensabili a rendere l’area accessibile per lo scavo stratigrafico successivo. Questo è stato effettuato al di sotto dei livelli più recenti e ha permesso di individuare una serie di attività di cantiere avvenute nell’area in età moderna, caratterizzate dalla presenza di numerose fosse ricche perlopiù di materiale edilizio e di inclusi eterogenei (sia antichi che moderni), ricavate in strati costituiti essenzialmente da materiale edilizio. Al termine delle attività di scavo è stata effettuata una battuta fotogrammetrica volta alla elaborazione di modelli 3D e successive ortofoto delle strutture individuate ottenute con software Agisoft Photoscan
FOLD&R
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2 - Michele Asciutti - 2015Restauro, riqualificazione e valorizzazione di aree di scavo archeologico: Valle del Colosseo/Palatino nord-orientale
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2004
- Summary
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it
Le indagini sull'angolo nord-orientale della pendice palatina - delimitata da Via Sacra attuale (nord), Piazza del Colosseo (est), sostruzione del palazzo imperiale (sud) e cdd. "Terme di Eliogabalo" (ovest) - hanno previsto attività di scavo e prospezioni geofisiche. Le evidenze archeologiche documentano l'evoluzione di un'area connessa al tracciato che collega la valle poi del Colosseo a Palatino, Velia e Foro.
Alle età più antiche fanno riferimento un _bothros_ proto-repubblicano in cappellaccio, con contesto connesso ad un culto attivo fra età orientalizzante e media repubblica, ed un pozzo apparentemente più recente, rivestito in peperino e colmato da un contesto legato alla sfera sacrale. Dalla tarda repubblica l'area occidentale è occupata da un edificio in opera incerta probabilmente abitativo, dotato di _impluvium_. Sul finire della repubblica esso è sostituito da un'ampia _domus_ in opera reticolata a pilastri di travertino, con _tabernae_ fronte-strada, che vive sino all'incendio del 64 d.C.
Con il progetto neroniano della _Domus Aurea_, l'area ospita la via porticata che conduce all'atrio veliense e, a sud di essa, nel settore più prossimo alla valle, un terrazzamento sostenuto da corridoi voltati paralleli. La dinastia flavia completa il progetto, modificandolo limitatamente con una soluzione che sopravvive nella zona orientale ininterrottamente sino alla tarda antichità, mentre ad occidente è alterata dall'inserimento di un complesso di età adrianea, sostituito poi dalle "Terme di Eliogabalo".
Nell'alto medioevo la via che sale al Foro è ancora in uso. Lungo il suo percorso sorge in età carolingia un edificio pubblico in opera laterizia, forse una chiesa, che sembra riutilizzare un piccolo ambiente interrato in opera listata, databile fra VI e VIII secolo.
Per le epoche posteriori si evidenziano notevoli attività di spoliazione, sia a cielo aperto che in galleria, ed infine alcune strutture connesse alla delimitazione dell'area palatina fra XVIII e XX secolo. -
en
Investigations, comprising excavation and geophysical survey, have been conducted on the north-eastern corner of the Palatine in an area delimited to the north by the present Via Sacra, to the east by Piazza del Colosseo and to the west by the substructure of the Imperial palace and the so-called "Baths of Elagabalus".
The archaeological evidence documents the evolution of this area which was connected to the road linking the valley of the _Colosseum_ to the Palatine, Velia and the _Forum_.
The earliest phases are represented by a proto-Republican _bothros_ of cappellaccio stone, in a context relating to a cult that was active between the Orientalizing period and the mid-Republic, and a well, of later date, clad in peperino and filled by material from a sacred context. From the late Republic onwards the western area was occupied by a structure with an impluvium built in _opus incertum_ which was probably a house. At the end of the Republic this was replaced by a large _domus_, which included street front tabernae, built in _opus reticulatum_ with travertine pilasters. This building survived until the fire of 64 A.D.
As part of the Neronian project for the _Domus Aurea_ the area became the site of a porticoed road which led to the Velian _Atrium_ and continued south, in the zone nearest the valley, to a terrace supported by corridors with parallel vaults. The Flavian dynasty completed the project, making slight modifications in the eastern area which survived until the late antique period. The western part was altered by the insertion of a series of structures of Hadrianic date, subsequently replaced by the "Baths of Elagabalus".
In the early Medieval period the road leading up to the _Forum_ was still in use. During the Carolingian period a public building in brick, perhaps a church, was constructed along its course. It seems to have reused a small room below ground level, built in opus listatum and datable to between the 6th to 7th centuries A.D.
The later periods are distinguished by large scale robbing, both above ground and in the galleries and finally by the building of several structures relating to the delimitation of the Palatine area between the 18th and 20th centuries. - Director
- Clementina Panella
- Funding Body
- Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2005
- Summary
-
en
Investigations on the north-eastern corner of the Palatine, between the present via Sacra, the Piazza del Colosseo, “Vigna B” and the “Baths of Heliogabalus”, envisage excavations and surveys (geo-electric and geo-radar).
To date the evidence from the three areas (I to the west, II to the north-east, III to the south-east) ranges from the proto-Republican period up to the present day, documenting a monumental evolution which is closely connected to the road linking the valley of the _Colosseum_ to the Palatine, Velia and _Forum_.
Evidence form the earliest period remains rare but of interest: 1) an _impluvium_ in cappellaccio (with cistern below?), 2) a proto-Republican _bothros_ with a votive deposit of the Orientalizing/mid-Republican period, 3) the remains of walls of probable _domus_, 4) a late-Republican well (the investigations are still in a preliminary phase) built in peperino which also contains a fill with material relating to a sacred context.
From the late-Republican period the topography becomes legible: to the west of a tufa wall, which delimits a public complex, was a house in opus incertum with an impluvium and geometric mosaic pavements. This building was substituted at the end of the Republican period by a _domus_ constructed in opus reticulatun with travertine pilasters. It was fronted on the street by tabernae which evolved until the fire of 64 A.D.
At this point the area became part of the project for the _Domus Aurea_, with the porticoed road leading towards the Velian atrium which delimits to the south the terracing built above parallel vaulted corridors.
The Flavian dynasty completed the project making slight alterations and adding what was probably a small temple, faced in marble, situated towards the _Colosseum_. The eastern area of this complex survived until the late antique period, whilst to the west a complex was added in the Hadrianic period which was then substituted by the “Baths of Heligobalus”.
After the fall of the Western Empire use of the road between the Colosseum and the Forum continued, alongside which rose a brick-built public building (church?) with a small underground room dating to between the 6th to 8th century A.D.
There is evidence for large scale robbing (holes and tunnels) between the 13th and 18th centuries and finally, between the 18th and 20th centuries evidence of a few structures relating to the realization of the archaeological area. -
it
Le indagini sull’angolo nord-orientale del Palatino - fra Via Sacra attuale, Piazza del Colosseo, “Vigna Barberini” e “Terme di Eliogabalo” - prevedono scavi e prospezioni (geoelettriche e georadar).
Attualmente le evidenze delle tre aree (I ad ovest, II a nord-est, III a sud-est) datano dalla età protorepubblicana ad oggi, documentando un’evoluzione monumentale strettamente connessa al tracciato che collega la valle poi del Colosseo a Palatino, Velia e Foro.
Gli elementi più antichi sono ancora isolati, ma interessanti: 1) _impluvium_ in cappellaccio (con cisterna sottostante?), 2) _bothros_ protorepubblicano con deposito votivo di età orientalizzante/mediorepubblicana, 3) resti murari di probabili _domus_; 4) pozzo tardorepubblicano (indagine agli inizi) in peperino, anch’esso colmato da un contesto legato alla sfera sacrale.
Dalla tarda repubblica il quadro topografico risulta leggibile: ad ovest di un muro in tufo, delimitante un complesso pubblico, è una casa in opera incerta, con impluvium e pavimenti in mosaico geometrico, sostituita sul finire della repubblica da una domus in reticolato a pilastri di travertino, con tabernae fronte-strada, in evoluzione sino all’incendio del 64 d.C.
Poi l’area entra nel progetto della _Domus Aurea_, con la via porticata diretta all’atrio veliense che delimita a sud un terrazzamento su corridoi voltati paralleli.
La dinastia flavia completa il progetto, modificandolo limitatamente ed aggiungendo verso la piazza del Colosseo un probabile tempietto rivestito di marmi; questo impianto sopravvive ad est ininterrottamente sino alla tarda antichità, mentre ad occidente in età adrianea viene aggiunto un complesso, sostituito poi dalle “Terme di Eliogabalo”.
Dopo la caduta dell’Impero d’Occidente continua l’uso della via Colosseo-Foro, lungo cui sorge un edificio pubblico in laterizio (chiesa?), con piccolo ambiente interrato databile fra VI e VIII secolo.
Fra XIII e XVIII secolo si evidenziano notevoli spoliazioni (fosse e gallerie) ed infine fra XVIII e XX limitate strutture connesse alla fruizione dell’area archeologica. - Director
- Clementina Panella
- Funding Body
- Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2006
- Summary
-
it
Rispetto alle precedenti campagne, nel 2006 nell’Area I (ad ovest) sono state indagate stratigrafie di età alto- e medio-repubblicana, precedenti l’impianto della _domus_ in opera reticolata e pilastri di travertino individuata fra 2002 e 2004. Sono così emersi i resti di due muri in opera quadrata, uno (medio-repubblicano) in tufo giallo e l’altro (tardo-arcaico) in cappellaccio, verosimilmente pertinenti a precedenti abitazioni. E’ stata inoltre scavata una stratigrafia di rifacimenti stradali della via diretta al Foro (IV-III secolo a.C.) e collegabile alle fasi viarie note nell’area della Meta Sudans.
Nell’ambito dell’Area II (ad est) lo scavo è proceduto su diversi fronti.
Nel Settore Nord (lungo l’attuale Via Sacra) sono state indagate preparazioni stradali della suddetta via (III-inizi I secolo a.C.), riportando alla luce un tratto di lastricato viario in tufo rosso (fine IV secolo a.C.). Nei pressi del marciapiede nord è proseguita l’indagine del “pozzo” della metà del I secolo a.C., in realtà contenitore di resti di sacrifici ed oggetti rituali, sotto il quale sono state individuate due teche litiche sovrapposte, colme anch’esse di reperti rituali e rispettivamente databili al V (ma l’indagine continua) ed agli inizi del III secolo a.C.
Nel Settore W la continuazione dell’indagine del sistema sostruttivo a gallerie voltate seminterrate edificato in età neroniana ha chiarito come alcuni vani siano stati abbandonati nel V secolo d.C., mentre altri fossero ancora in uso nell’alto medioevo. Nel corso dell’anno il restauro e lo studio di alcuni reperti trovati nel 2005 in uno dei vani ha portato al riconoscimento di un insieme di insegne imperiali, interrate agli inizi del IV secolo e forse attribuibili a Massenzio, dal febbraio 2007 esposte nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma.
Nel Settore Centrale, infine, dove un’enorme fossa di spoliazione del XVII secolo (individuata negli anni precedenti ed estesa anche all’Area III) aveva radicalmente asportato le strutture della suddetta sostruzione neroniana, è stata messa in luce parte del complesso sistema fognario di età imperiale (I-III secolo), di cui restano pozzetti e tratti dei condotti.
Relativamente all’Area III (a sud-est), nel Settore Ovest è pressoché concluso lo scavo dei riempimenti della citata grande fossa seicentesca, mentre nel Settore Est è stata indagata la stratigrafia pertinente ai rifacimenti di un percorso stradale di età moderna, noto da numerose immagini e databile fra XVIII e XIX secolo, che da via di S. Gregorio curvava verso il Palatino. Sono così venuti alla luce ambienti disposti in senso nord-sud, aperti sul lato orientale, volto alla piazza dell’Anfiteatro, con pilastri poi in parte tamponati. Le strutture mostrano una complessa sequenza muraria, che va dal I (opera reticolata) almeno al V secolo (opera listata ed incerta), fase cui è ascrivibile un lacerto di affresco a fondo bianco con resti di una figura panneggiata di ottima fattura.
-
en
In 2006 in Area I (to the west) stratigraphic sequences of early to mid Republican date were investigated. These levels preceded the construction of the _domus_ in _opus reticulatum_ and travertine pilasters that was identified between 2002 and 2004. The remains of two walls in _opus quadratum_ emerged, one (mid Republican) in yellow tufa and the other (late Archaic) in cappellaccio stone, probably relating to earlier houses. A stratigraphic sequence was also excavated relating to a series of rebuilds of the road leading to the forum (5th-3rd century B.C.) which can be tied in with the road phases known in the area of the Meta Sudans.
Within Area II (to the east) the excavation proceeded on several fronts.
In the North Sector (along the present Via Sacra) the road make ups of the latter ( 3rd-beginning of the 1st century B.C.) were investigated and a stretch of road paved in red tufa (end of the 4th century B.C.) was uncovered. Near the northern pavement the investigation of a mid 1st century B.C. “well” continued. In reality this contained sacrificial remains and ritual objects, below which were two stone caskets, one on top of the other. These were also filled with ritual objects and dated respectively to the 5th (but the research is ongoing) and beginning of the 3rd century B.C.
In Sector W the continued investigation of the basement substructure of vaulted galleries built in the Neronian period showed how some of the spaces were abandoned in the 5th century A.D., whilst others were still in use in the early medieval period. During the year the conservation and study of a number of artefacts, found in 2005 in one of these spaces, identified them as a group of Imperial insignia, buried at the beginning of the 4th century and perhaps attributable to Maxentius. These have been on display in the Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo, Rome, since February 2007. Finally, in the Central Sector, where an enormous 17th century robber trench (identified in previous years and also extending into Area III) had drastically removed the above mentioned Neronian substructure, part of a complex sewer system of Imperial date (1st-3rd century A.D.) came to light, of which wells and lengths of drains remain.
As regards Area III (to the south-east), in the West Sector the excavation was more or less completed of the fills in the 17th century robber trench. In the East Sector the stratigraphy relating to the rebuilding of a modern road was investigated. The road, known from many illustrations and dating to between the 18th and 19th century, curves towards the Palatine from the via di S. Gregorio. Rooms came to light arranged on a north-south alignment, open to the east-facing piazza dell’Anfiteatro, with pilasters that were partly blocked in. The structures showed a complex sequence of walls which went from the 1st ( _opus reticulatum_ ) to at least the 5th century ( _opus listatum_ and _incertum_ ). A patch of fresco with a white background and traces of a finely drawn draped figure dates to the latter phase. - Director
- Clementina Panella
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2007
- Summary
-
it
_Aree I-III_.
Nel 2007 è stata sospesa l’indagine dell’Area III (a sud-est del cantiere), mentre nell’Area I (ad ovest) si è definitivamente conclusa con lo scavo dell’esigua stratigrafia sottostante i livelli stradali medio-repubblicani della via valle-Foro, databile nel V secolo a.C.
Nell’Area II (ad est) si è proceduto su più fronti. Nel Settore Centrale è proseguita l’individuazione del complesso sistema fognario di età imperiale (I-IV secolo) e l’asportazione delle stratigrafie tardo- e medio-imperiali ha consentito l’individuazione di altri setti fondali della terrazza neroniana, delimitanti tre vani paralleli (da est a ovest: Ambiente 5, 6, 7). In essi lo scavo ha raggiunto i livelli tardo- e medio-repubblicani della via valle-foro, dimostrando che sin quasi alla metà del IV secolo a.C. la strada era più stretta (o più a sud) dei rifacimenti posteriori e delimitata a nord da un muro in blocchi di cappellaccio, che rappresentava il limite della pendice sud-orientale della Velia. A nord di esso residui di lastricati e terre battute attestano la presenza di un santuario, dotato di un’area aperta in cui risulterebbero inclusi i due _bothroi_ già noti e, almeno dal V secolo a.C., di un tempio (sulla collina e dunque esterno allo scavo). Relativamente al _bothros_ più piccolo, contenitore di resti di sacrifici ed oggetti rituali, sono state svuotate le due teche individuate lo scorso anno, al disotto delle quali è comunque possibile vedere un’ulteriore fase, probabilmente ancora databile nel V secolo a.C. (Sabina Zeggio)
_Area IV_.
L’estensione della concessione da parte del MiBAC per scavi e ricerche anche all’edificio noto nella letteratura archeologica con il nome di Terme di Elagabalo ha consentito di aprire nel 2007 un altro settore di scavo (Area IV).
Le “Terme di Elagabalo”, messe in luce già nel 1872, sono un complesso degli inizi del III secolo, probabilmente un _horreum_, costituito da ambienti disposti sui lati N, E e W di un cortile a pianta rettangolare, il cui lato S si addossa alle sostruzioni del versante settentrionale del Palatino. Delle trasformazioni tardoantiche restano testimonianze in un piccolo _balneum_ ricavato nel lato SW del complesso (di qui la definizione “Terme di Elagabalo” dell’intero edificio) e in due fontane absidate impostate sui lati brevi del cortile, che hanno fatto ipotizzare una trasformazione in _schola_.
La prima campagna di scavo si è concentrata nella metà orientale del complesso, portando alla luce evidenze di epoche diverse:
- età tardo repubblicana: murature in opera reticolata pertinenti alla _domus_ già individuata nell’Area I;
- età giulio claudia: ristrutturazioni della _domus_ (tramezzi e affreschi);
- età neroniana: strati di distruzione della _domus_ relativi all’incendio del 64;
- età adrianea: maglia regolare di ambienti orientati in senso NS e pavimentati in _opus spicatum_. L’edificio, con ogni probabilità un _horreum_, viene a colmare lo spazio tra il tempio di Venere e Roma a N, dal quale lo separa la via valle-Foro, e le sostruzioni, anch’esse adrianee, del lato settentrionale del Palatino, dalle quali lo separa una via basolata diretta verso la via Nova. La strada è servita da un grande collettore anch’esso adrianeo, già rinvenuto nelle Aree I e II;
- età severiana: distruzione dell’ _horreum_ adrianeo e la costruzione, sui suoi resti, delle “Terme di Elagabalo”. Gli interventi sono quasi contestuali al muro di contenimento che delimitava a N il pianoro di Vigna Barberini, con conseguente distruzione dei preesistenti ambienti sostruttivi adrianei. Lo scavo ha consentito di individuare la grande fondazione del nuovo muro severiano esattamente nell’angolo NE;
- IV-V secolo: interventi nell’area del cortile del complesso di Elagabalo: pavimentazione a grandi tessere in marmo bianco e nuove delimitazioni del cortile, attraversato da canalizzazioni funzionali ad una piccola fontana absidata; costruzione nell’estremità occidentale di una monumentale fontana absidata, fiancheggiata da due ambienti quadrati e aperta verso E con un colonnato; realizzazione di una grande scala che, partendo dal cortile, intercetta ad W una cisterna di età arcaica sul cui fondo viene inserito un dolio. Il modesto _balneum_, ricavato forse in una fase precedente nell’area retrostante questa fontana, sembra ancora utilizzato in questo periodo;
- VI-VII secolo: impianto di tre sepolture negli ambienti disposti sul fronte orientale del complesso di Elagabalo;
- età medievale e rinascimentale: interventi di spoliazione: asportazione tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo del grande muro severiano che delimitava le pendici settentrionali del Palatino; complesso sistema di fosse e cunicoli di età rinascimentale su gran parte dell’area indagata. (Lucia Saguì) -
en
_Areas I-III_
In 2007 excavation of area III (south-east of the site) were suspended. In Area I (to the west) the excavation of the scant stratigraphy below the mid-Republican road levels in the Valley-Forum road, datable to the 5th century B.C., were definitively concluded.
In Area II (to the east) work continued on several fronts. In the central sector work continued on the identification of a sewer system of Imperial (1st-4th century) date and the removal of the late and mid Imperial stratigraphy. This led to the identification of a further seven foundations of the Neronian terrace, delimiting three parallel rooms (from east to west: rooms 5, 6, 7). In these rooms excavations reached the late to mid Republican levels of the Valley-Forum road thus demonstrating that almost until the middle of the 4th century B.C. the road was narrower (or further south) than the later rebuilds and was delimited to the north by a wall of capellaccio tufa blocks. This wall represented the limit of the south-eastern slope of the Velia. North of the wall the remains of stone paving and beaten earth surfaces attested the presence of a sanctuary with an open area, in which the two _bothroi_ already known were sited and where, from at least from the 5th century B.C. a temple stood (on the hill and thus outside the excavation area). Both caskets found last year inside the smaller _bothros_, a receptacle for sacrificial remains and ritual objects, were excavated. Below them another phase was visible, probably still dating to the 5th century B.C.
_Area IV_
In 2007 MiBAC’s extension of the excavation and research permit to include the building known in archaeological literature by the name of the “Baths of Helagabalus” led to the opening of Area IV of the excavation.
Uncovered in 1872 the complex known as the “Baths of Helagabalus” dating to the 3rd century was probably a _horreum_. It comprised a series of rooms arranged around the north, east and west sides of a rectangular courtyard whose south side abutted the substructures on the northern slope of the Palatine. All that remains of the late antique restructuring are a small _balneum_, created in the south-western side of the complex (hence the name “Baths of Helagabalus” given to the entire building) and two apsidal fountains on the short sides of the courtyard, which led to the suggestion that the structure was transformed into a _schola_.
The first excavation campaign concentrated on the eastern half of the complex and brought to light evidence from diverse periods:
- late Republican period: _opus reticulatum_ walls belonging to the domus already identified in Area I;
- Julio-Claudian period: restructuring of the _domus_ (internal walls and frescoes);
- Neronian period: the destruction layers of the _domus_ relating to the fire of 64 A.D.;
- Hadrianic period: a series of rooms forming a grid on a north-south alignment and paved in _opus spicatum_.
The building, in all probability a _horreum_, filled the space between the temple of Venus and Rome to the north, from which it was separated by the Valley-Forum road, and the substructures, also Hadrianic, on the northern side of the Palatine. It was separated from the latter by a basalt road heading towards the Via Nova. The road was served by a large drain, also Hadrianic, which also came to light in Areas I and II;
- Severan period: destruction of the Hadrianic _horreum_ and the construction over its remains of the “Baths of Helagabalus”. These interventions were almost contextual with the containing wall delimiting the Vigna Barberini to the north, with the consequent destruction of earlier Hadrianic substructures. In precisely the north-eastern corner the excavation uncovered the substantial foundations of the new Severan wall;
- 4th-5th century: interventions in the courtyard area of the “Baths of Helagabalus”: paving in large white marble tesserae and new limits to the courtyard crossed by the channels feeding a small apsidal fountain; construction of a monumental apsidal fountain at the western end, flanked by two square rooms open to the east with a colonnade; construction of a large staircase which from the courtyard intercepted, to the west, an archaic cistern with a dolium inserted into its floor. The modest _balneum_, perhaps created in an earlier phase in the area behind this fountain, seemed to still be in use in this period;
- 6th-7th century: three burials were inserted in the rooms along the eastern side of the “Baths of Helagabalus”;
- medieval and renaissance periods: robbing: between the end of the 12th and the beginning of the 13th century the large Severan wall delimiting the northern slopes of the Palatine was removed; in the renaissance period a complex system of pits and cuniculi ran across almost all of the area investigated. - Director
- Clementina Panella
- Research Body
- Sapienza - Università degli Studi di Roma
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2008
- Summary
-
it
_Aree I-III_
Nel 2008 nel Settore Centrale dell’Area II (zona est del cantiere) è proseguita l’indagine del complesso sistema fognario di età imperiale (I-IV secolo): individuati altri due tratti di condotti, uno, assai ampio, forse già in uso nella tarda repubblica. A sud del muro in cappellaccio individuato nel 2007 è continuata l’indagine delle fasi della via valle-Foro, giunta ai livelli alto-repubblicani (V secolo a.C.), eccezionalmente spessi, mentre all’angolo sud-est dell’area in _un piccolo vano sono le uniche tracce del marciapiede sud. Fra il muro in cappellaccio e il limite nord dello scavo si è precisato l’impianto tardo-arcaico del santuario all’angolo sud-est della Velia. Una rampa lastricata, più volte rifatta, saliva dalla via al tempio (esterno all’area di scavo); in essa erano i due _bothroi_ noti più alcuni cippi ed un altare monumentale, di cui restano le fosse di asportazione, e il deflusso idrico era assicurato da una canaletta in cappellaccio contigua al muro di limite della via.
Lo scavo del _bothros_ minore (in corso) ha fornito elementi di grande interesse: un’applique fittile con tritone (?) e soprattutto un’anforetta e una tazza miniaturistica in impasto della metà dell’VIII secolo a.C.
Nell’Area III (zona sud-est) la ripresa dello scavo dei poderosi interri di età moderna tipici della zona ha permesso una migliore lettura delle strutture comprese fra la piazza dell’Anfiteatro e le pendici orientali del Palatino. Legate al sistema struttivo neroniano-flavio, esse disegnano corridoi pilastrati in opera laterizia con testate in travertino, che perdono progressivamente la funzione di transito: una fitta serie di tamponature databili all’età traianeo-adrianea (opera mista reticolato/laterizio), alla media e tarda età imperiale (differenti opere laterizie) ed alla fine dell’età antica (muratura a tufelli con unico ricorso laterizio) delimitano vani sempre più piccoli, dalla funzione tuttora incerta. (Sabina Zeggio)
_Area IV (“Terme di Elagabalo”)_
La prosecuzione delle indagini sul fronte E del complesso e la loro estensione sul fronte N hanno messo in luce nuove evidenze dell’isolato nel quale si sviluppa la _domus_ di età repubblicana. Si tratta delle _tabernae_ prospicienti la via valle-Foro, orientate in senso NE-SW e tutte caratterizzate da muri in opera reticolata. L’isolato è distrutto dall’incendio del 64.
L’estensione dello scavo ha consentito di individuare nuovi ambienti dell’ _horreum_ adrianeo, che si imposta sull’isolato repubblicano secondo un diverso orientamento (N-S). Il vano meglio conservato, sul fronte E del complesso, mostra vari rifacimenti e conserva l’impianto di una latrina il cui canale risulta riempito, al momento dell’abbandono, dalla suppellettile ceramica probabilmente destinata alla vendita.
La conclusione dello scavo nell’angolo SE dell’isolato ha permesso di ricostruire il fronte delle sostruzioni adrianee e severiane del lato N del Palatino. Le sostruzioni adrianee prevedono due file di ambienti in luogo di una sola fila, e risultano dunque più avanzate verso N rispetto a quanto finora supposto.
Il versante N del Palatino vede una totale trasformazione in età severiana, quando viene eretto un nuovo e più potente muro di sostruzione, leggermente arretrato verso S. Il muro ha una fondazione cementizia, gettata in cassaforma e sormontata da blocchi di peperino, alcuni dei quali sono stati risparmiati da una fossa di ruberia del XIII secolo.
Il complesso di Elagabalo si addossa al grande muro di sostruzione severiano, ma sembra di poco posteriore ad esso. Il suo impianto prevede la distruzione dell’horreum adrianeo e un notevole rialzamento dei livelli. Nell’area a ridosso (W) degli ambienti del fronte orientale è stata appena messa in luce una serie di vasche, la cui presenza contribuirà certamente a chiarire la funzione del complesso. (Lucia Saguì) -
en
_Areas I-III_
In 2008 work continued on the investigation of the complex drainage system of Imperial date (1st-4th century) in the central sector of Area II (eastern zone of the site). Two other stretches of conduit were identified, one of which was very large and may have already been in use in the late Republican period. South of the capellaccio stone wall identified in 2007 investigation continued of the phases relating to the Valley-Forum road reaching down to exceptionally thick stratigraphy of early Republican date (5th century B.C.). In the south-eastern corner of the area the only traces of the southern sidewalk came to light inside a small room. Between the capellaccio wall and the northern edge of the excavation work continued on the definition of the late archaic sanctuary situated on the south-eastern corner of the Velian hill. A paved ramp, rebuilt many times, led up from the road to the temple (outside the excavation area); within it there were two _bothroi_, that had already been identified, several cippi and a monumental altar of which the robber trench remained. Water drainage was ensured by a channel built in capellaccio beside the wall delimiting the road.
Excavation of the smaller _bothros_ (still underway) produced some very interesting elements: a terracotta appliqué with a triton (?) and above all a small amphora and miniature cup in impasto dating to the mid 8th century B.C.
In Area III (south-eastern zone) the resumption of the excavation of the massive land fills of the modern era, typical of the zone, aided the interpretation of the structures situated between the piazza of the amphitheatre and the eastern slopes of the Palatine. Linked to the Neronian-Flavian system of structures they formed corridors, with pilasters in _opus latericium_ and travertine heads, which gradually lost their function as passageways. Numerous blockings datable to the Trajanic-Hadrianic period ( _opus mixtum reticulatum/latericium_ ), to the middle and late Imperial period (diverse types of _opus latericium_ ) and to the end of the antique period (walls built of tufelli with a single course of bricks) delimited ever smaller rooms whose function remains unknown.
_Area IV (“Baths of Helagabalus”)_
The continuation of investigations along frontage E of the complex and their extension along frontage N revealed new evidence regarding the _insula_ in which the Republican _domus_ stood. What came to light were the _tabernae_ facing onto the road, on a north-east/south-west alignment and all characterised by _opus reticulatum_ walls. The _insula_ was destroyed during the fire of 64 A.D.
The extension of the excavation led to the identification of new spaces belonging to the Hadrianic _horreum_ which was built over the Republican _insula_ on a different alignment (N-S). The best preserved room, on E frontage of the complex, had undergone various alterations and preserved a latrine whose drain was filled, at the moment of its abandonment, by pottery that had probably been destined for sale.
The conclusion of the excavation in the south-eastern corner of the _insula_ facilitated the reconstruction of the frontage of the Hadrianic and Severan substructures on the northern side of the Palatine. The Hadrianic substructures had two rows of rooms instead of a single row, therefore they projected further forward towards the north than was previously thought.
The northern side of the Palatine was completely transformed in the Severan period when a new and more imposing substructure supporting wall was built, slightly set back to the south. The wall had a cement foundation, cast in formwork and surmounted by blocks of peperino, a number of which missed by a 13th century robber trench.
The “Baths of Helagabalus” abutted the massive Severan supporting wall but seemed slightly later in date. Its construction involved the demolition of the Hadrianic _horreum_ and a substantial raising of the ground levels. In the area (W) adjacent to the eastern frontage a series of tanks recently came to light. Their presence will certainly help to clarify the function of this complex. - Director
- Clementina Panella
- Research Body
- Sapienza - Università degli Studi di Roma
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2009
- Summary
-
it
_Area II_
Nel settore Nord dell’Area II lo scavo ha interessato i riporti di terreno relativi agli interventi strutturali (la rampa in lastre di cappellaccio e i due _bothroi_ disposti rispettivamente all’estremità Est ed Ovest di tale rampa) individuati nella porzione del santuario della Velia che ricade nell’area di indagine (vd. 2007-2008). Il _bothros_ orientale si presenta ora come un parallelepipedo in blocchi di cappellaccio con un piccolo speco centrale quadrato. Al di sotto di esso comincia ad apparire un’altra struttura (votiva?) in blocchi di cappellaccio. I reperti rinvenuti nelle stratigrafie finora asportate confermano la datazione ad età tardo-arcaica/alto-repubblicana di questa fase costruttiva, ma il luogo di culto è certamente più antico, come dimostrano gli ex voto rinvenuti all’interno di entrambi i pozzi.
Nel settore centrale si è operato a sud del muro in cappellaccio individuato nel 2007 che separa il complesso veliense dalla strada valle-Foro, intervenendo nell’area occupata da quest’ultima. Sono stati scavati cospicui scarichi di tufite e battuti sabbiosi databili alla fine del VI/inizi del V secolo a.C., ricollegabili ai rifacimenti dell’asse viario. E’ proseguita poi l’indagine del complesso sistema fognario di età imperiale, costituito da tre condotti paralleli di epoche diverse (età augustea, neroniana/adrianea e flavia) che, provenendo da Ovest e Sud-Ovest, hanno consentito nel tempo lo smaltimento delle acque degli edifici che sorgevano su questo versante del colle. Ad eccezione della fogna più antica, hanno continuato a funzionare almeno fino alla fine del IV secolo.
_Area II “ampliamento”_
In seguito all’abbattimento, per motivi di sicurezza, di due esemplari di _pinus marittima_, avvenuto nel giugno del 2009, è stato possibile aprire un altro grande settore di scavo nella zona compresa tra l’Area II e l’Area III. Le indagini appena iniziate hanno fornito le prime tracce di alcuni elementi che permettono il raccordo con le evidenze già individuate e scavate nelle Aree suddette: i tracciati moderni tra la valle del Colosseo e il Palatino, una enorme fossa del XVII secolo già scavata nelle precedenti campagne e soprattutto parte delle volte crollate degli ambienti seminterrati relativi alla terrazza neroniano/flavia connessa al santuario dell’angolo palatino nord-orientale (vd. 2005-2009) (Sabina Zeggio).
_Area IV (“Terme di Elagabalo”)_
L’area IV (“Terme di Elagabalo”) ha visto l’estensione delle indagini sul fronte settentrionale, prospiciente l’attuale via Sacra, e nell’area occupata dal cortile sul quale si affacciavano gli ambienti dell’ _horreum_ severiano. Le fasi meglio documentate riguardano l’età tardorepubblicana e imperiale, ma sono state messe in luce anche testimonianze di epoca protostorica, arcaica e repubblicana. La _domus_ tardorepubblicana, sottostante gli _horrea_ di età adrianea e severiana, già parzialmente scavata nell’Area I e nell’Area IV (vd. 2007-2008), risulta rinnovata nella seconda metà del I secolo a.C. con una serie di _tabernae_ affacciate sulla via valle-Foro e una zona abitativa retrostante. Tra Augusto e Tiberio il fronte delle _tabernae_ è ampliato verso Ovest e la _domus_ riceve una nuova definizione (un ambiente è ora dotato di riscaldamento). Straordinariamente conservati gli strati dell’incendio che nel 64 distrusse la _domus_.
Lo scavo ha fornito nuovi dati sulla costruzione e sulla demolizione dell’ _horreum_ adrianeo che si affaccia a N sulla via valle-Foro e a S su una strada interna che prosegue l’allineamento della via Nova. La distruzione del complesso avviene in età severiana, contestualmente alla costruzione del nuovo fronte delle sostruzioni della Vigna Barberini e di un nuovo _horreum_ (le cd. Terme di Elagabalo), addossato al basamento della Vigna, con ambienti disposti su tre lati di un cortile rettangolare (vd. 2007-2008). Nella fase di cantiere, che precede la messa in opera del complesso, parte dell’area viene occupata da vasche in muratura, destinate allo spegnimento e alla lavorazione della calce. Le novità su questo edificio riguardano la trasformazione in età tardoantica, quando il cortile viene occupato da un peristilio pavimentato con grandi tessere di marmo. Sui lati Est e Ovest sono edificate due fontane absidate. La presenza di fontane e di ampi spazi percorribili indicherebbe un uso pubblico dell’edificio (Lucia Saguì).
-
en
_Area II_
In the northern sector of Area II the excavation investigated the earth dumps relating to structural interventions (the ramp in cappellaccio slabs and the two _bothroi_ situated at the eastern and western extremities of the ramp) identified in the part of the Velian sanctuary which falls within the excavation area (cf. report for 2007-2008). The eastern _bothros_ appeared as a parallelepiped of cappellaccio blocks with a small square opening in the centre. Below it another structure (votive?) in cappellaccio blocks had begun to appear. The finds from the layers removed so far confirm the dating to the late archaic/early Republican period for this construction phase, but the cult site is certainly earlier, as attested by the ex voto found inside both wells.
In the central sector excavation was undertaken to the south of the cappellaccio wall identified in 2007 which separates the Velian complex from the valley-Forum road, working on the area occupied by the latter. Substantial dumps of tufite and sandy beaten surfaces datable to the end of the 6th-beginning of the 5th century B.C. were excavated, all relating to rebuilds of the road. Investigation continued of the complex sewer system of imperial date, constituted by three parallel drains of diverse periods (Augustan, Neronian/Hadrianic and Flavian) which, coming from the west and south-west, consented the disposal of water from the buildings standing on this side of the hill. With the exception of the oldest drain, they continued to function until at least the end of the 4th century.
_Area II “extension”_
In June 2009 following the felling, for safety reasons, of two examples of _pinus marittima_, it was possible to open a further large excavation area in the zone between Area II and Area III. The newly begun investigations have produced the first traces of elements which can be connected with the evidence already identified and excavated in the above mentioned areas: the modern roads between the Colosseum valley and the Palatine, an enormous ditch of 17th century date already excavated in previous campaigns and above all part of the collapsed vaults of the basement structures relating to the Neronian/Flavian terrace connected to the sanctuary at the north-eastern corner of the Palatine. (cf. 2005-2009).(Sabina Zeggio)
_Area IV (“Baths of Elagabalus”)_
In Area IV (“Baths of Elagabalus”) the investigation was extended on the northern front opposite the present via Sacra, and in the area occupied by the courtyard onto which the structures of the Severan _horreum_ faced. The best documented phases are those of the late Republican and imperial periods, but evidence of prehistoric, archaic and Republican date also came to light. The late Republican _domus_, below the Hadrianic and Severan _horrea_, already partially excavated in Area I and Area IV (cf. 2007-2008), was renewed in the second half of the 1st century B.C. with a series of _tabernae_ facing onto the valley-Forum road and with a residential zone behind them. Between the reigns of Augustus and Tiberius the façade of the _tabernae_ was extended to the west and the domus was restructured (one room now had heating). The layers from the fire of 64 A.D. which destroyed the _domus_ were exceptionally well preserved.
The excavation provided new data regarding the construction and demolition of the Hadrianic _horreum_ which faced north onto the valley-Forum road and south onto an internal road which continued the alignment of the via Nova. The complex was destroyed in the Severan period, at the same time as the construction of the new front of the substructures of the Vigna Barberini and of the new _horreum_ (the so-called Baths of Elagabalus), up against the base of the Vigna, with rooms on three sides of a rectangular courtyard (cf. 2007-2008). During the building site phase which preceded the actual construction of the complex, part of the area was occupied by masonry built tanks, for the slaking and working of lime. The new data on this building regards the transformation in the late antique period, when the courtyard was occupied by a peristyle paved with large marble tesserae. On the east and west sides two absidal fountains were built. The presence of fountains and ample practicable spaces indicates that this was a public building. (Lucia Saguì)
- Director
- Clementina Panella
- Research Body
- Sapienza Università di Roma
- Funding Body
- Fondazione BNC
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2010
- Summary
-
it
_Area II_
Nel settore Nord dell’Area II lo scavo ha interessato la porzione del santuario della Velia che ricade nell’area di indagine (vd. 2007-2009). Il riempimento del _bothros_ orientale che si presenta come un parallelepipedo in blocchi di cappellaccio con un piccolo speco centrale quadrato, è stato completamente rimosso. Un’attenta analisi di questa struttura costituita da 8 filari di blocchi, rivela che i due filari superiori sono stati smontati e rimontati rispettivamente nella prima metà del V e nella seconda metà dello stesso secolo su una base di sei filari realizzata alla fine del VI/inizi del V secolo a.C. I deposti votivi contenuti nella struttura accompagnano la vita del manufatto e delle sue refezioni, ma contengono anche ex voto più antichi che consentono di datare l’inizio dell’attività cultuale in quest’area alla metà/seconda metà dell’VIII secolo a.C. La teca a sua volta poggia su una corona di lastre di cappellaccio, su cui è forse possibile immaginare un altare.
Nel settore Centrale si è operato a Sud del muro in cappellaccio individuato nel 2007 che segna il limite, dalla fine del VI/inizi del V secolo a.C., tra il santuario delle pendici meridionali della Velia e la strada valle-Foro, dove è stato completato lo scavo delle stratigrafie alto-repubblicane connesse alla messa in opera del suddetto muro e delle stratigrafie arcaiche anteriori alla costruzione di questa struttura.
_Ampliamento_
In quest’Area l’intervento ha interessato essenzialmente la rimozione dell’interro della grande fossa del 1600, il cui scavo si è arrestato, lungo il fronte E e O del cantiere, all’altezza dei piani di crollo e di abbandono tardoantichi e medievali già raggiunti nell’Area III e negli Ambienti 1-4 della terrazza di età neroniano/flavia (Area II). Le operazioni svolte hanno permesso di recuperare elementi utili alla ricostruzione dei vani ipogei di questo edificio. Al centro del settore, ove la fossa continua a scendere, sono comparsi lacerti murari in opera vittata di difficile lettura a causa del loro modestissimo stato di conservazione. Al VI-VII secolo d.C. risale un muro in opera laterizia, già parzialmente individuato nelle precedenti campagne, interpretato come un setto divisorio di un grande edificio che rioccupa in questa età la platea neroniano/flavia.
_Area III_
E’ ripreso lo scavo di quest’Area con l’individuazione nel settore nord-orientale, sotto gli abbandoni di età medievale, della pavimentazione a mosaico e della sua preparazione spettanti all’età severiana.
_Area IV_ (“Terme di Elagabalo”)
Nell’Area IV, che interessa le c.d. Terme di Eliogabalo, si è intervenuti negli Ambienti 6-10 e nel cortile 15. Sono stati individuati altri ambienti della _domus_ tardo-repubblicana sottostante i complessi imperiali e sono state raccolte importanti evidenze spettanti all’età imperiale (horrea adrianei e severiani) e tardoantiche. Di estremo interesse i ritrovamenti nell’area del cortile (vasche, aiuole, fontane, vialetti) che danno conto di una nuova destinazione d’uso dell’edificio a partire dal IV secolo (sede collegiale, schola?). Si è poi esteso lo scavo ai vani più occidentali del complesso alle spalle dell’abside della fontana/ninfeo (o _stibadium_ ), con la scoperta di un vasto quartiere termale (fine IV secolo?). Chiudono i rinvenimenti di questa campagna alcune sepolture in anfora della fine del VI/VII secolo. -
en
_Area II_
In the northern sector of Area II of the excavation investigations looked at the part of the sanctuary on the Velian hill which lies within the excavation area (see 2007-2009). The fill of the eastern _bothros_, a parallelepiped comprising eight courses of _cappellaccio_ blocks with a small square panel at the centre, was completely removed. A careful examination of the structure showed that the two upper courses had been dismantled and then rebuilt, respectively in the first half and second half of the 5th century B.C., on a base of six courses built at the end of the 6th-beginning of the 5th century B.C. the votive deposits contained within the structure are contemporary with the life and rebuilds, but also contained earlier _ex voto_, which date the beginning of cult activity in this area to the middle or second half of the 8th century B.C. The shrine rests on a crown of _cappellaccio_ slabs, on which an altar may have stood.
In the central sector excavations took place to the south of a _cappellaccio_ wall, identified in 2007, marking the border, from the end of the 6th-beginning of the 5th century B.C., between the sanctuary on the southern slopes of the Velian hill and the valley-forum road. Here, the excavation of the late Republican stratigraphy relating to the construction of the wall and of the archaic layers predating the building of this structure was completed.
_Extension_
In this area the intervention largely involved the removal of the terrain covering the great ditch of 1600, whose excavation stopped, along the east and west front of the excavation area, at the height of the levels of late antique and medieval collapse and abandonment already reached in Area III and in Rooms 1-4 of the Neronian/Flavian terrace (Area II). This intervention provided useful data for the reconstruction of the underground rooms of this structure. At the centre of the sector, where the ditch continued to descend, the remains of walls in _opus vittatum_ appeared. These were difficult to interpret due to the poor state of preservation. A wall in _opus latericius_, dating to the 6th-7th century A.D. and already partially uncovered during previous campaigns, was interpreted as a dividing wall in a large building which reoccupied the Neronia/Flavian platea in this period.
_Area III_
In the north-eastern sector of this area a mosaic floor and its make up, dating to the Severan period, was identified below the medieval abandonment layers.
_Area IV (“Baths of Elagabalus”)_
In area IV, the so-called Baths of _Elagabalus_, excavations were carried out in Rooms 6-10 and in courtyard 15. More rooms belonging to the late Republican _domus_ below the imperial complexes were identified. Important evidence regarding the imperial (Hadrianic and Severan _horrea_ ) and late antique remains was documented. The finds in the courtyard area (pools, flowerbeds, fountains, pathways) were of great interest as they showed the new use of the building from the 4th century onwards ( _collegium, schola_?). The excavations were then extended to the westernmost rooms of the complex behind the apse of the _nymphaeum_/fountain (or _stibadium_), where a vast bath complex (end of the 4th century?) was discovered. The discovery of a number of burials in amphorae dating to the end of the 6th-7th century concluded this campaign. - Summary Author
- Clementina Panella
- Research Body
- Sapienza Università di Roma
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2011
- Summary
-
it
_Area II Ampliamento_
E’ stato interamente rimosso l’interro della grande fossa del XVII secolo. Lo scavo delle stratigrafie tagliate da questo intervento nei vani semipogei del complesso addossato da età neroniana alla pendice nord-orientale del Palatino ha consentito di ripercorrere le vicende tardoantiche (abbandoni della fine del V secolo) e altomedievali (crolli del IX-X secolo) di questi ambienti che insieme al piccolo tempio erano venuti a far parte in età flavia delle ripristinate Curiae Veteres, e di analizzare le fasi di vita e d’uso dell’intero isolato, documentate dalla successione dei pavimenti e dei battuti che nel III e IV secolo sostituiscono quelli del II e del I secolo. Lo scavo delle fosse di spoliazione medievali, anch’esse tagliate dalla fossa seicentesca, ha permesso di integrare con nuovi dati la planimetria delle strutture. Ne emerge un insieme edilizio che riceve tra età flavia e tarda antichità abbattimenti e riedificazioni di parti salienti delle strutture, realizzazione di tramezzi, costruzione di pilastri di rinforzo, riduzioni della luce delle porte. Il ritrovamento delle fondazioni degli ambienti che si dispongono a pettine a valle della _domus_ tardo-repubblicana/augustea (già indagata nelle precedenti campagne) ha confermato l’ipotesi ch esse appartengano alla fase augustea o giulio-claudia del santuario delle _Curiae Veteres_ bruciato nel 64 d.C. Le maestranze neroniane, intervenute dopo l’incendio, hanno abbattuto gli elevati, sottoscavato e risarcito le fondazioni preesistenti, costruendo al di sopra di esse una nuova maglia edilizia.
_Area III_
Lo scavo ha riguardato la fascia orientale dell’Area, prospiciente all’attuale Piazza del Colosseo. Nel settore settentrionale, a seguito dell’asportazione dei livelli risalenti alla prima e media età imperiale, sono state individuate importanti emergenze relative al santuario delle _Curiae Veteres_ tra cui si evidenzia la presenza di almeno due vani pavimentati rispettivamente in _opus scutulatum_ e in mosaico a tessere nere. Verso la Piazza del Colosseo si apre un terzo ambiente, verosimilmente scoperto (un’esedra?), pavimentato in _opus spicatum_. Nel settore meridionale al di sotto degli strati di abbandono di età medievale sono stati messi in luce i resti di un’officina metallurgica, collocabili tra il V ed il VI secolo d.C.; si conservano fosse circolari e piccole buche funzionali all’installazione di piccoli forni e piani di lavoro. L’impianto si imposta direttamente sui grandi interri di età neroniana successivi all’incendio del 64 d.C. ed è preceduto da una fase di spoliazione dei rivestimenti pavimentali di età imperiale, databile tra I e IV secolo d.C. Anche in questo settore, sono state individuate alcune strutture attribuibili alle antiche _Curiae_.
_Area IV_ (c.d. Terme di Elagabalo)
Le indagini hanno interessato l’area occidentale del cortile e gli ambienti che fiancheggiano l’esedra tardoantica, la cui funzione di _stibadium_ -fontana appare ormai chiara. Sono stati individuati i resti di due capanne sovrapposte, databili rispettivamente alla fase Laziale IIIB (800-720 a.C. ca.) e IIIA (850-800 a.C. ca.). Alla tarda età repubblicana e alla prima età imperiale appartengono, nella metà orientale del complesso, l’ampliamento del fronte con _tabernae_ sulla via valle-Foro della _domus_ già indagata nelle precedenti campagne, nella metà occidentale la costruzione di due nuovi isolati. Tutti gli edifici sono distrutti dall’incendio del 64 d.C. Nuovi muri perimetrali dell’ _horreum_ adrianeo, abbattuto in età severiana, sono emersi in tutta l’area occidentale. Del complesso di età severiana sono stati messi in luce tre nuovi pilastri che completano la serie sul fronte Nord delle sostruzioni. Delle terme che si sviluppano in età tardoantica all’estremità Ovest è stato completato lo scavo nel _calidarium_, e sono stati individuati due nuovi prefurni. Ad Est dell’impianto termale, nell’area caratterizzata dall’abside che delimita lo _stibadium_ -fontana, sono stati messi in luce i pavimenti di due ambienti tricliniari a Nord e a Sud, realizzati con marmi di riuso. Il pozzo arcaico che insiste nella parte antistante lo _stibadium_ -fontana, riutilizzato in età tardoantica con l’aggiunta di una scala in muratura, è stato in gran parte svuotato grazie alla collaborazione con l’Associazione Roma Sotterranea. Nel pozzo è stato recuperato un dolio, che fa parte di un dispositivo messo in opera in età tardoantica. Nell’ambiente che fiancheggia a Nord lo _stibadium_ -fontana è stata rinvenuta una calcara databile nel X secolo. -
en
The fill from the large, 17th century ditch was completely removed. The ditch cut the semi-interred rooms of the Neronian complex abutting the north-eastern slope of the Palatine. The excavation of this stratigraphy documented the late antique (abandonment at the end of the 5th century) and early medieval (collapses in the 9th-10th century) phases of these rooms, which together with the small temple, were part of the restored Curiae Veteres in the Flavian period. The phases of occupation of the entire insula were also investigated, documented by a succession of paved floors and beaten earth surfaces which in the 3rd and 4th century replaced those of the 2nd and 1st century. The excavation of the medieval robber trenches, also cut by the 17th century ditch, provided new data about the layout of these structures. What emerged was a complex that between the Flavian period and late antiquity saw its main parts demolished and rebuilt, the construction of dividing walls and reinforcing piers and reductions in door apertures. The discovery of the foundations of the rooms constructed in a comb-shaped arrangement downhill from the late Republican/Augustan domus (investigated during previous campaigns) confirmed the hypothesis that they were part of the Augustan or Julio-Claudian phase of the sanctuary of the Curiae Veteres, which burnt down in 64 A.D. Following the fire, the Neronian builders demolished the walls, undercut and repaired the pre-existing foundations and built a new network of structures.
_Area III_
The eastern strip of the area, looking onto the Piazza del Colosseo, was investigated. In the northern sector, following the removal of the early and mid imperial levels, important structures relating to the sanctuary of the Curiae Veteres were revealed, including at least two rooms, one paved in opus scutulatum and the other in black mosaic. A third space, paved in opus spicatum, opened towards the Piazza del Colosseo and was probably open-air (exedra?). In the southern sector, a metalworking structure, datable to between the 5th and 6th century, came to light below the medieval abandonment layers. Inside, work surfaces and circular pits and small holes for the installation of small furnaces and were preserved. The installation was built directly on top of the massive Neronian dump post-dating the fire of 64 A.D. and was preceded by the robbing of the imperial paving date, dating to between the 1st and 4th century A.D. Structures relating to the ancient Curiae were also identified in this sector.
_Area IV (so-called Baths of Elagabalus)_
The investigations looked at the western sector of the courtyard and the rooms alongside the late antique exedra, whose function as a _stibadium_/fountain is now clear. Next to them, the remains of two superimposed huts, datable respectively to the Laziale IIIB (circa 800-720 B.C.) and IIIA (circa 850-800 B.C.) were identified. In the late Republican and early imperial periods, the eastern half of the complex saw the enlargement of the _domus_ frontage with the _tabernae_ facing onto the valley-forum road (investigated in previous campaigns), and in the western half the construction of two new insulae. All of these buildings were destroyed in the 64 A.D. fire. New perimeter walls of the Hadrianic _horreum_, demolished in the Severan period, emerged across the western area. Three new piers, completing the series on the northern front of the substructures, were uncovered. The excavation of the _calidarium_ of the late antique baths, which developed at the western end, was completed and two new _praefurnia_ were identified. To the east of the baths, in the area characterized by the apse delimiting the _stibadium_ /fountain, the reused marble floors of the north and south triclinii were exposed. The archaic well situated in the area in front of the _stibadium_ /fountain, reused in the late antique period with the addition of masonry steps, was almost completely emptied, thanks to help from the Roma Sotteranea Association. A _dolium_ was recovered from the well, which was part of a device installed in the late antique period. A lime-kiln, datable to the 10th century, was uncovered in the room on the northern side of the _stibadium_ /fountain. - Research Body
- Sapienza Università di Roma
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2012
- Summary
-
it
_Area II_
Le operazioni svolte all’interno dell’Area II, la cui superficie è interamente occupata – a partire dalla tarda età neroniana – da una terrazza disposta su due livelli, hanno comportato lo scavo di stratigrafie comprese tra l’età adrianea e l’età moderna.
Al primo orizzonte cronologico è possibile attribuire un radicale restauro del sistema fognario, la costruzione di alcuni setti in opera mista che tramezzano alcuni degli ambienti neroniano-flavi ed il rifacimento dei piani pavimentali. Circa un secolo più tardi la statica del complesso è consolidata tramite la costruzione di pilastri laterizi di rinforzo per le coperture; vengono inoltre stesi nuovi piani pavimentali, tra cui un mosaico in tessere bianche e nere a motivi geometrici di notevole pregio.
Una prima cesura nell'utilizzo dei vani seminterrati si registra tra la seconda metà del III e gli inizi del IV secolo, quando viene realizzata, subito ad Est dell'Ambiente 4, una pavimentazione in basoli ed altri elementi litici di reimpiego; al V secolo è stato invece attribuito il restauro di un tratto piuttosto limitato (Ambiente 1) della fogna adrianea che proviene dall’area Area IV e che attraversa in senso E-W tutta l’Area II.
E' stato infine quasi completato lo scavo delle spoliazioni post-antiche, con la rimozione di fosse e cunicoli di età medievale e la definitiva eliminazione della grande spoliazione seicentesca che occupava per intero questo settore del cantiere (vd.Relazione 2011)
_Area III_
Lo scavo ha riguardato la fascia orientale dell’Area III, prospiciente l’attuale Piazza del Colosseo, dove la rimozione delle stratigrafie tardoantiche, medio-imperiali e neroniane hanno apportato nuovi elementi spettanti alle _Curiae veteres_ nella loro fase tardo-repubblicana, augustea e giulio-claudia.
Nel settore settentrionale dell’Area, lo scavo ha interessato le concamerazioni sottostanti l’ambiente pavimentato in cocciopesto, decorato con _crustae_ di basalto (definito _opus scutulatum_ nella Relazione del 2011), databile agli inizi del I secolo a.C., mettendo in luce una canaletta contenente due _fistulae_ bollate da _Ti. Cutius Ciltius_, console suffetto del 55/56. L’intervento è da collegare alle attività edilizie claudie o neroniane (ante 64) ben documentate nell’Area della _Meta Sudans_. Le tubature, che provengono da Sud, dovevano servire ad alimentare l’“esedra” posta a valle di questo vano, già individuata nella campagna del 2011, anch’essa databile ad età claudia o proto-neroniana.
Nel settore meridionale possono essere attribuite alle _Curiae_ due grandi fondazioni rispettivamente del I secolo a.C. e di età claudia, con andamento all’incirca E-W, rinvenute al di sotto delle fosse di spoliazione e dei livellamenti neroniani post 64.
Poco resta, infine, della maglia struttiva della _Domus Aurea_, manomessa, come nell’Area II, dalla costruzione di pilastri, tramezzi e tamponature che scandiscono la storia di questo versante del Palatino dall’età flavia al IV/V secolo.
_Area IV_ (c.d. Terme di Elagabalo)
Nelle “Terme di Elagabalo” le indagini si sono concentrate nell’area del cortile e all’estremità occidentale dell’edificio severiano, occupato agli inizi del IV secolo d.C. da un _balneum_ e da un emiciclo con _stibadium_ e _lacus_ antistante.
Le pavimentazioni marmoree di tutti gli ambienti sono state interamente spogliate nel corso del Medioevo, ma in alcuni casi è possibile ricostruirne il disegno grazie alle tracce conservate nella malta di preparazione. Anche il cortile del complesso severiano viene ristrutturato nella stessa fase con una pavimentazione a grandi tessere marmoree, vasche e fontane. Tutto l’assetto di età tardoantica è dunque ora quasi completamente in luce.
Lo svuotamento di numerose fosse di età medievale e moderna ha consentito di mettere in evidenza anche parte delle strutture che precedono l’impianto dell’_horreum_ severiano e di ampliare così la conoscenza della maglia planimetrica degli isolati tardo-repubblicano e adrianeo.
Si è completato infine lo scavo dei livelli della capanna della prima età del ferro (fasi laziali IIA-IIB1), già indagata nel corso delle campagne precedenti; al di sotto di tali stratigrafie antropiche, compare un cospicuo insieme di depositi naturali di natura erosiva, deposti a diretto contatto con il substrato geologico. -
en
_Area II_
The investigations in Area II, which completely occupied, from the late Neronian period onward, by a terrace on two levels, excavated stratigraphy dating to between the Hadrianic and modern periods. The first chronological horizon produced evidence of a major restoration of the sewer system, the construction of a number of _opus mixtum_ walls to divide several of the Neronian-Flavian rooms, and the re-laying of the floors. About a century later, the building was consolidated by the construction of brick pillars to reinforce the roofing; new floors were again laid, including a high quality black and white mosaic with geometric motifs.
The basement rooms went out of use between the second half of the 3rd century and beginning of the 4th century, when a paving of _basoli_, and other reused stone, was created immediately east of room 4. In the 5th century, a short sector (Room 1) of the Hadrianic sewer coming from Area IV and crossing Area II in an east-west direction was restored.
Lastly, the excavation of the post-antique robbing was almost completed, with the removal of medieval trenches and cuniculi and the definitive elimination of the vast 17th century robbing which entirely occupied this sector of the excavation. (cf. 2011 report).
_Area III_
The excavation investigated the eastern side of Area III, facing the present day Piazza del Colosseo, where the removal of the late antique, mid imperial and Neronian stratigraphy revealed new evidence relating to the late Republican, Augustan, and Julio-Claudian phases of the _Curiae veteres_.
In the Area’s northern sector, the excavation examined the substructures underlying the room paved in _opus signinum_ decorated with basalt _crustae_ (defined as _opus scutulatum_ in the 2011 report), datable to the beginning of the 1st century B.C. A small drain containing two _fistulae_ stamped _Ti. Cutius Ciltius_, consul _suffectus_ in 55/56 was uncovered. The intervention is to be linked to the Claudian and Neronian (pre 64 A.D.) building activities that are well-documented in the area of the _Meta Sudans_. The piping, coming from the south, probably fed the “exedra” situated downhill from this room, already identified in 2011, also datable to the Claudian or proto-Neronian period.
Two large foundations, dating respectively to the 1st century B.C. and the Claudian period, on a more or less east-west alignment, found beneath the robber trenches and post-64 A.D. Neronian levelling can be attributed to the _Curiae_.
Lastly, little remains of the structures of the _Domus Aurea_, disturbed, as in Area II, by the construction of the pillars, dividing walls and blockings that articulate the history of this side of the Palatine hill from the Flavian period until the 4th-5th century.
_Area IV_ (so-called Baths of Helagabalus)
In the “Baths of Helagabalus” the excavations concentrated on the courtyard and western end of the Severan building, occupied at the beginning if the 4th century A.D. by a _balneum_ and a hemicycle with _stibadium_ and _lacus_ in front.
The marble floors were robbed from all of the rooms in the medieval period, but in some cases it is possible to reconstruct the design thanks to the traces preserved in the mortar make up. The courtyard of the Severan complex was restructured in the same phase with a paving made up of large marble tesserae, pools, and fountains. Almost the entire late antique layout has been brought to light.
The emptying of numerous medieval and modern ditches revealed parts of the structures that preceded the construction of the Severan _horreum_ , adding to knowledge of the plan of the late Republican and Hadrianic _insulae_.
Lastly, excavation of the early Iron Age (Latial phases IIA-IIB1) hut investigated during previous campaigns was completed. Underlying the occupation levels was a substantial group of natural deposits of eroded material, in direct contact with the geological substratum. - Research Body
- Sapienza Università di Roma
- Funding Body
- Sapienza-Università di Roma, Grandi Scavi Ateneo
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2013
- Summary
-
it
_Area II_
Le operazioni svolte all’interno dell’Area II hanno comportato lo scavo di stratigrafie comprese tra IV secolo a.C. e l’età moderna. Al primo orizzonte cronologico è possibile attribuire una radicale trasformazione dei livelli d’uso del santuario delle _Curiae Veteres_, con rialzamenti stratificati, ricchissimi di materiale ceramico effettuati con riporti di terreno che scandiscono il secolo e che rialzano i piani d’uso precedenti.
Ordinatamente disposti in questa stratigrafia reperti più antichi (fine VI/V secolo a.C.) sicuramente appartenenti all’area sacra: grandi _labra_ in terracotta augitica dipinti, di cui uno conserva intatta la testa di un giovane (470-460 a.C.), dolii in impasto rosso rinvenuti quasi interi, ma in pezzi. Una fogna in cappellaccio databile al IV secolo a.C. indica i livello dei piani d’uso della fase medio-repubblicana. Oltre ad aver individuato il marciapiede meridionale della strada diretta dalla valle al Foro nella fase di III secolo a.C., lo scavo ha rimesso in luce parti della fogna sottostante tale via, di età augustea, e gran parte della maglia fondale di età tardo-repubblicana (cesariana) raggiunta dal taglio della pendice operato dalle maestranze neroniane dopo l’incendio del 64. Si tratta di muri in direzione N-S che imbrigliavano gli spazi interni del santuario con una logica molto simile a quella delle posteriori costruzioni neroniane, che in parte li riadopera.
_Area III_
Nel settore settentrionale dell’Area III, prospiciente l’attuale Piazza del Colosseo, sono state indagate le concamerazioni sottostanti l’ambiente pavimentato in signino decorato con _crustae_ di basalto degli inizi del I secolo a.C. (vd. Relazione 2012). Nel settore meridionale dell’Area, lo scavo di alcune fosse di spoliazione moderne ha riportato in luce una successione di murature che datano dall’età repubblicana all’età tardoantica. Al di sotto di un intrico di fondazioni tardoimperiali e severiane e alla pavimentazione in travertino del complesso edilizio neroniano spettante alla _Domus Aurea_, qui costituito da corridoi scanditi da pilastri, è comparso l’angolo NW del presunto tempio restaurato da Claudio all’interno delle _Curiae Veteres_. Un _piaculum_ in prossimità di questa struttura sembra suggerire l’esistenza di una ristrutturazione del luogo di culto agli inizi del I secolo a.C., registrata nello scavo dell’Area della _Meta Sudans_ (G. P.).
Area IV (c.d. Terme di Elagabalo)
Nell’area occupata dal monumento severiano noto come “Terme di Elagabalo” sono state messe in luce le fondazioni dell’isolato di età giulio claudia che si sviluppava subito a E del “Tempio di Giove Statore” e che, tagliato dalla via porticata neroniana, proseguiva verso NE nell’area dell’attuale via Sacra. Le strutture occidentali del complesso e il loro orientamento sono indicati in Lanciani, F.U.R., tav. 29. Nell’area occidentale del cortile severiano è ancora conservata in più punti la preparazione del pavimento pertinente alla fase tardoantica, costituita da pezzame di marmo e travertino, che indica la presenza originaria della pavimentazione a grandi tessere di marmo bianco, rinvenuta in altre zone dello stesso cortile. Alla fase tardoantica è pertinente anche la fondazione di una muratura che reimpiega una notevole quantità di frammenti scultorei, tra i quali si segnalano una doppia erma con _Hermes_ (si conserva solo la metà con _Hermes_ giovane), un ritratto di Settimio Severo e un ritratto di fanciulla di età severiana.Alla fase di abbandono (VI-VII secolo) appartiene una sepoltura in anfora (Samos cistern type). -
en
_Area II_
Excavation within Area II investigated stratigraphy dating to between the 4th century B.C. and the modern era. The first chronological horizon showed the radical transformation of the occupation levels of the sanctuary of the _Curiae_ _Veteres_. Throughout the 4th century B.C., a series of earth dumps containing abundant pottery raised the previous floor levels. Earlier finds (end of the 6th-5th century B.C.) appeared within this stratigraphy, certainly belonging to the sacred area: large painted vats made of augitic terracotta, one of which decorated with the head of a young man that was preserved intact (470-460 B.C.), red impasto _dolia_, fragmented but almost complete. A drain built in _cappellaccio_ datable to the 4th century B.C. indicated the level of the mid Republican floor levels. In addition to identifying the southern sidewalk of the road leading from the Forum valley in the 3rd century B.C. phase, part of the Augustan sewer below this road was uncovered together with part of the late Republican (Caesarian) network of foundations reached from the cut in the slope undertaken during the Neronian period after the fire of 64 A.D. The network was formed by walls running north-south, enclosing the internal spaces of the sanctuary in a system not unlike the later Neronian constructions that partially reused them.
_Area III_
In the northern part of Area III, facing onto the present day Piazza del Colosseo, a series of vaulted structures was investigated below the room paved in _opus_ _signinum_ decorated with basalt _crustae_ dating to the early years of the 1st century A.D. In the southern part of the area, the excavation of several modern robber trenches revealed a succession of walls dating from between the Republican and late antique periods. The north-western corner of the presumed temple restored by Claudius within the _Curiae_ _Veteres_ appeared below a network of late imperial and Severan foundations and the travertine floor of the pillared Neronian corridor that was part of the Domus Aurea. The presence of a _piaculum_ close to this structure seems to suggest that the cult site was also part of the restructuring dating to the beginning of the 1st century B.C., documented during the excavation of the Meta Sudans.
_Area IV (so-called Baths of Helagabalus)_
In the area occupied by the Severan monument known as the “Baths of Helagabalus”, the excavations revealed the foundations of a Julio-Claudian _insula_ situated immediately east of the “temple of Jupiter Stator” which, cut by the Neronian porticoed street, continued towards the north-east in the area of the present Via Sacra. The western structures of the complex and their alignment are indicated in Lanciani, F.U.R., tav. 29. In the western part of the Severan courtyard the late antique floor make up was preserved in several places. Constituted by marble and travertine fragments, it indicated the original presence of the floor of large white marble tesserae, found in other parts of the same courtyard. The foundation of a wall that reused a considerable quantity of late antique sculpture fragments. Among the reused sculptures were a double herm of Hermes (only the half with the young Hermes is preserved), a portrait of Septimius Severus, and the portrait of a young girl of Severan date. The abandonment phase (5th-7th century A.D.) was attested by an amphora burial (Samos cistern type). - Research Body
- Sapienza - Università di Roma
- Funding Body
- Sapienza-Università di Roma, Grandi Scavi Ateneo
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2014
- Summary
- en In the area of Rome between the Arch of Constantine and the Arch of Titus, and at the foothills of the impressive foundations of the Vigna Barberini terrace, are found the north-western slopes of the Palatine hill, occupied by some partially unknown and exceptionally well- preserved buildings. Current investigations on this outstanding building palimpsest have enriched this urban background, already extremely rich in its memories, with new constructions and new documents from a three thousand-year history, providing elements essential to the understanding of the settlement dynamics and the development of this fundamental portion of the historical city. The discovery of these new and fragile structures led to the need for a restoration project, guided by a critical interpretation of the current situation, focused on the conservation and enhancement of the surviving buildings, and also on the facilitation of the explanation and interpretation of such extremely stratified structures, carried out with respect for the identified features and the authenticity of the original materials.
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Nel 2007 è terminato lo scavo dell’Area I e nel 2013/14 quello dell’Area IV. La campagna del 2015 ha interessato le Aree II e III, che ricadano tra l’attuale via Sacra e la Piazza del Colosseo e che ospitano da età “romulea” le _Curiae veteres_ (fig. 1).
Lo scavo ha riportato in luce evidenze spettanti ad orizzonti cronologici diversi (dall’età arcaica all’età tardo-repubblicana), all’interno dei quali le stratigrafie della età tardo-arcaiche/proto-repubblicane sono risultate le più ricche di materiali, di documenti e di informazioni. In particolare è stato rimesso in luce il sistema sostruttivo della pendice del Palatino, che vede dalla metà del V secolo a.C. la costruzione di platee sostenute da muri di contrafforte, ai quali si addossano colmate di terreno. Sulle superfici di tali scarichi, che innalzano artificialmente i piani di vita sono stati ritrovati focolari e fosse delimitate e coperte da pietre con resti di pasto, o parti per il tutto sia di oggetti spettanti alle cerimonie che il santuario accoglieva ( _louteria_ , _dolia_ , olle, coppe e tazze), sia di elementi relativi alla copertura di tetti (lastre, tegole, coppi) e alla decorazione architettonica di uno o più edifici in ricostruzione o in restauro, che già nel VI e agli inizi del V secolo a.C. ( _oikoi_ , sale da banchetto) dobbiamo collocare in questi spazi (fig. 2). La scoperta più spettacolare riguarda il sacrificio di un bovino, da collegare alla costruzione della metà del V secolo a.C. di un terrazzamento che interessa tutta la pendice occidentale del Palatino esplorata. All’interno della stessa logica di regolarizzazione di questo sistema a terrazze, le stratigrafie del versante meridionale del colle prossime all’attuale Piazza del Colosseo hanno restituito, al di sotto dei tagli e dei riporti tardo-arcaici, le formazioni del Paleotevere, aggiungendo un tassello alla conoscenza del geomorfologia del colle (fig. 3).
Per quanto attiene agli interventi del IV secolo a.C., che consistono fondamentalmente nella risistemazione della rete idrica e in una rinnovata configurazione del sistema a terrazze a seguito di un evento distruttivo degli inizi di questo secolo e di un progressivo innalzamento dei piani di vita, continua a ricevere conferma l’ipotesi che la parte più occidentale del santuario, che ricade nell’area di scavo, si presentasse ancora in età medio-repubblicana sino e fino alla metà del I a.C. come un grande spazio aperto, retrostante il naos che poniamo ad Est, ai piedi della collina (Area III), per analogia a quanto accadrà nelle età successive.
Per quanto riguarda la vita e l’uso dell’area sacra il _kernos_ rinvenuto in un _piaculum_ del V a.C. riporta all’età orientalizzante, come già provato dai ritrovamenti nell’Area della _Meta Sudans_ , mentre la grande quantità di fittili dipinti e di decorazione architettonica nelle stratigrafie della seconda metà e fine del V a.C. e poi del IV a.C. fanno pensare a rifacimenti e restauri, oltre che di un tempio degli inizi del V secolo a.C., di altre costruzioni in legno ed argilla (come dimostrano i tanti frammenti di concotto riportati in luce) e con copertura fittile.
Infine, sulla base dei ritrovamenti del 2015 sembra essersi chiarita la funzione di una serie di muri di età alto-repubblicana, che ingabbiano la pendice, creando una serie di scatole che reggono platee e regolarizzano i salti di quota. La messa in opera di questi contrafforti, come si è detto, continuerà nei secoli successivi. Tuttavia per la struttura “ovale” dell’Amb. 4 avevamo nella Relazione del 2015 avanzato l’ipotesi che potesse trattarsi della muratura di un vano con questa forma (ad esempio il basamento di un _oikos_ ). L’ipotesi non può essere del tutto scartata perché rimane poco comprensibile la forma arcuata di questa muratura, laddove gli altri apprestamenti sostruttivi appaiono tutti rettilinei e continueranno ad avere tale andamento anche nella fasi successive, quando si verificheranno nuovi sostanziosi innalzamenti dei piani d’uso delle _Curiae_ . Le due ipotesi non sono in contraddizione, in quanto il muro “ovale” potrebbe aver conservato il ricordo di un ambiente con una parete curvilinea (un’antica capanna?).
Didascalie:
Fig. 1. Roma, pendici nord-orientali del Palatino. Le Aree II e III viste da Est alla fine della campagna 2015.
Fig. 2. Roma, Pendici nord-orientali del Palatino, Area III. La formazione fluvio-palustre attribuita al Paleotevere, raggiunta negli Amb. 12B e 12A.
Fig. 3. Roma, pendici nord-orientali del Palatino, Area II, Amb. 4A. Veduta generale della grande fossa quadrata riempita da un accumulo di pietre, cocci, laterizi e parti di un bovino. Sul fondo la struttura "ovale" in tufi rossi (sostruzione? basamento di un oikos?). Metà del V secolo a.C. -
en
The excavation of Area I was completed in 2007 and Area IV in 32013/14. This season, excavations took place in Areas II and III, situated between the present via Sacra and the Piazza del Colosseo, which from the “Romulean” period have been the site of the _Curiae_ _veteres_.
The excavations uncovered evidence from various chronological horizons (from the archaic to late-Republican periods), and the late-archaic/proto-Republican stratigraphies were the richest in materials, documents, and information. In particular, the excavation revealed a system of substructures on the Palatine slopes, which from the mid 5th century B.C. saw the building of terraces supported by buttresses, in turn abutted by soil. These dumps of soil artificially raised the occupation levels. Hearths and pits bordered and covered by stones were present on the surfaces, together with the remains of food, and fragments of vessels relating to the ceremonies that took place in the sanctuary (_louteria_, dolia, jars, cups, and beakers). Also present were fragments from roofing elements (slabs, tiles, imbrices) and architectural decorations from one or more buildings under reconstruction or restoration (_oikoi_, banqueting halls), which already in the 6th- early 5th century B.C. were probably present here. The most spectacular discovery was the remains of a bovine sacrifice, to be associated with the construction in the mid 5th century B.C. of a terrace that involved the entire western slope of the Palatine explored thus far. Within the stratigraphies on the south side of the hill, close to the present Piazza del Colosseo, the formations of the paleo-Tiber were identified below the late-archaic cuts and dumps, adding to the geo-morphological knowledge of the hill.
Lastly, the 2015 excavations clarified the function of a series of early Republican walls, which enclosed the slope, creating a series of boxes supporting the terraces and evening out the changes in height. However, a hypothesis had been put forward for the “oval” structure of room 4 that suggested it might be the wall of a room of this shape (for example the base of an oikos). This hypothesis cannot be completely rejected as the curved form of the wall is not very comprehensible, whereas the other substructures appear to be rectilinear and continued on the same alignment in subsequent phases, when further substantial rises in the floor levels of the _Curiae_ occurred. These two proposals are not contradictory, as the “oval” wall could preserve the line of a structure with a curved wall (ancient hut?). - Summary Author
- Clementina Panella
- Research Body
- Sapienza - Università di Roma
- Funding Body
- Sapienza-Università di Roma, Grandi Scavi Ateneo
FOLD&R
-
2 - Michele Asciutti - 2015Restauro, riqualificazione e valorizzazione di aree di scavo archeologico: Valle del Colosseo/Palatino nord-orientale
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2016
- Summary
-
it
Nel 2007 è terminato lo scavo dell’Area I, nel 2013/14 quello dell’Area IV, nel 2015 quello dell’Area III. La campagna del 2016 ha interessato l’Area II, che ospita da età “romulea” le _Curiae veteres_. Lo scavo ha riportato in luce evidenze spettanti a situazioni e ad attività di diversa cronologia (dall’età arcaica all’età augustea), all’interno dei quali le stratigrafie dell’età tardo-arcaica e proto-repubblicana sono risultate le più ricche di materiali, di documenti e di informazioni. L’orizzonte preantropico è stato raggiunto in tutte tre i settori nei quali siamo intervenuti (formazione del Fosso del Torrino (430.000-400.000 a.C.), tagliato da interventi di piena età storica e/o ributtato nei grandi riporti di terreno volti a riconfigurare periodicamente gli spazi del santuario.
Gli strati del VI e del V secolo a.C. hanno confermato la logica che presiede allo sviluppo insediativo del sito che consiste nella creazione di platee sostenute da contrafforti, ai quali si appoggiano grandi masse di terreno e di sassi. Sulle superfici di tali scarichi, che innalzano artificialmente i piani d’uso, sono stati ritrovati, come nel 2014 e nel 2015 focolari e fosse delimitate e coperte da pietre con resti dei sacrifici (soprattutto di bovini). Ma sono gli elementi relativi alla copertura di tetti e alla decorazione architettonica di uno o più edifici in ricostruzione o in restauro tra la fine del VI e nel corso del V secolo a.C. (lastre del sistema Veio-Roma-Velletri e del sistema Caprifico di Torrecchia, tegole e coppi dipinti), i reperti più significativi riportati in luce nel 2016.
Accanto ad essi, di fondamentale importanza per la ricostruzione dei limiti del santuario di età regia, è il ritrovamento del muro di recinzione occidentale, databile con probabilità alla metà del VI secolo a.C. Questa struttura in blocchi di cappellaccio, simile per caratteri costruttivi al _temenos_ settentrionale rinvenuto nell’area di scavo della _Meta Sudans_ negli anni Novanta del secolo scorso, consente di chiudere anche a Ovest (oltre che a Nord e Est) il circuito murario delle _Curiae Veteres_. Esso resta in uso fino alla metà/seconda metà del V secolo, quando un intervento volto a innalzare i piani di calpestio dell’area, ne determina l’abbattimento, facendo arretrare ad Ovest il muro di fondo del complesso.
Va infine segnalato che le poche tracce di “costruito” restituite dallo scavo spingono a ritenere che le _Curiae Veteres_ si connotino sino all’età cesariana come un grande spazio aperto, retrostante un possibile _naos_ (a cui potrebbe spettare la decorazione architettonica trovata in giacitura secondaria negli interri del V e del IV secolo a.C.), da collocare – per analogia a quanto accadrà nelle età successive – nella parte orientale del colle (tra l’Area III e l’attuale Piazza del Colosseo). Solo intorno alla metà del I secolo a.C. il santuario risulta occupato da ambienti e corridoi e così si conserverà, senza sostanziale modifiche, ad eccezione dei continui rifacimenti del sistema fognario, fino all’incendio del 64 d.C. Si tratta di considerazioni in _absentia_, che devono tener conto dell’impatto distruttivo delle realizzazioni di età imperiale, soprattutto di quelle neroniano-flavie, che hanno segnato il sito in profondità e in estensione. -
en
In 2007 the excavation of Area I was completed, in 2013/14 that of Area IV, and in 2015 that of Area III. The 2016 campaign investigated Area II, where the _Curiae_ _veteres_ of the “Romulean” period was situated. The excavations uncovered evidence relating to situations and activities of different date (from the archaic to Augustan period), within which the late archaic and proto-Republican stratigraphies were the richest in materials, documents and information. The pre-anthropological horizon was reached in all three excavation areas (formation of the Fosso del Torrino, 430,000-400,000 B.C.), cut by interventions dating to the full historical period and/or thrown into the great dumps of soil used to periodically reconfigure the sanctuary’s spaces. The 4th and 5th century B.C. levels confirmed the logic that governed the development of settlement on the site, which consisted in creating _plateae_ supported by buttresses, abutted by great masses of soil and stones. As in 2014 and 2015, hearths and pits bordered and covered by stones, and sacrificial remains (predominantly bovine) were found on the surface of these dumps, which artificially raised the occupation surfaces. However, the most important discoveries uncovered this season were the elements relating to the roofs and architectural decoration of one or more buildings, which between the late 6th and during the 5th century B.C. were being rebuilt or restored (slabs of the Veii-Rome-Velletri system and the Caprifico di Torrecchia system, painted tiles and imbrices).
The discovery of the west enclosure wall, probably datable to the mid 6th century B.C. is of fundamental importance for the reconstruction of the sanctuary’s boundaries in the Regia period. The structure of cappellaccio blocks, similar in construction technique to the northern _temenos_ found in the excavation area of the _Meta_ _Sudans_ in the 1990s, formed the western part of the wall surrounding the _Curiae_ _veteres_. It remained in use until the mid/second half of the 5th century , when an intervention to raise the ground level in the area led to its demolition, and the rear wall of the complex was moved back towards the west.
The fact that only a few traces of “constructions” were uncovered by the excavations suggests that the _Curiae_ _veteres_ was a large open space until the age of Caesar. It may have been fronted by a _naos_ (to which the architectural decoration found in secondary deposition in the 5th and 6th century B.C. dumps may belong), to be positioned – by analogy with what occurred in the subsequent period – on the eastern part of the hill (between Area III and the present Piazza del Colosseo). The sanctuary was only fully occupied by rooms and corridors in about the mid 1st century B.C., remaining largely unchanged, with the exception of the continuous rebuilding of the sewer system, until the fire of 64 A.D. These are proposals made _in_ _absentia_, which must take into account the destructive impact of the constructions of the imperial period, in particular those of the Neronian-Flavian era, which left deep and extensive marks on the site. - Summary Author
- Clementina Panella - Sapienza Università di Roma
- Research Body
- Sapienza - Università di Roma
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2017
- Summary
-
it
La campagna del 2017 ha interessato nell’Area II alcuni ambienti del complesso delle Curiae veteres nella sua fase di età neroniana, e nell’Area IV un vano dell’edificio a cortile di età severiana (“Terme di Elagabalo”). Lo scavo ha riportato in luce evidenze spettanti a situazioni e ad attività di diversa cronologia (dall’età protostorica all’età augustea). L’orizzonte geologico è stato raggiunto quasi ovunque (formazione del Fosso del Torrino,430.000-400.000 a.C.), tagliato da interventi di piena età storica e/o ributtato nei grandi riporti di terreno volti a riconfigurare periodicamente gli spazi del santuario e da età antichissima la pendice settentrionale della collina.
Gli elementi di assoluta novità riguardano l’insediamento capannicolo già intercettato in precedenti campagne nei Vani 10 e 12 dell’edificio severiano, ma ora più ricco di documenti (buchi di palo, concotti, piccoli terrazzamenti, focolari), i quali consentono di risalire per l’occupazione di questo tratto del Palatino alla prima età del Ferro (fase Laziale IIA). Nell’area delle Curiae lo scavo ha confermato la logica che ha regolato a partire dalla prima metà del VI secolo a.C. gli interventi edilizi all’interno del santuario: un taglio sistematico nel “vergine” per consentire la messa in opera di strutture murarie in pietra. Ciò ha comportato l’eliminazione, almeno nei settori in cui siamo intervenuti, delle stratigrafie più antiche (di età protostorica ed orientalizzante). I muri in cappellaccio riportati in luce e i loro piani d’uso poggiano direttamente sul banco argillo-limoso del Paleotevere.
Tre ritrovamenti vanno segnalati: un ceppo di olmo le cui radici penetrano nella stratificazione geologica: l’albero fa riferimento ad un _lucus_, quasi certamente abbattuto al momento della realizzazione del recinto occidentale del santuario (prima metà del VI a.C.); una cava di argilla, probabilmente utilizzata nella fase edilizia di età regia per gli elevati delle strutture; il riempimento di età augustea di un pozzo arcaico che ha restituito nei suoi 9 metri di profondità una quantità impressionante di oggetti, soprattutto brocche con iscrizioni dipinte sul collo riferibili a _gentes_ importanti della tarda repubblica, ma anche oggetti in osso, astragali, monete, pesi da telaio. Si tratta, come riscontrato in altri casi simili (i pozzi del Foro scavati da Giacomo Boni) di un rito di espiazione per la dismissione di un elemento fondamentale nella vita dell’area sacra.
Nel 2017 è stata inoltre ampliata la ricerca in un nuovo settore presso la radice orientale della pendice NE del Palatino (Area V) che prosegue verso sud le precedenti aree II e III. Nel corso della prima campagna di indagine le operazioni hanno avuto come unico obiettivo quello di portare a termine tutte le lavorazioni necessarie all’allestimento dell’area di scavo per consentire l’inizio delle ricerche. -
en
The 2017 campaign investigated several rooms, situated in Area II, that were part of the complex of the _Curiae_ _veteres_ in its Neronian phase, and, in Area IV, a room in the building with courtyard of the Severan period (“Baths of Elagobalus”). The excavations uncovered evidence relating to situations and activities from various periods (proto-historic to the Augustan). The geological horizon was reached almost everywhere (formation of the Fosso del Torrino, 430.000-400.000 B.C.), cut by interventions in the full historical period and/or thrown into the great dumps of soil used to periodically reconfigure the sanctuary’s spaces, and from a very early period, the hill’s northern slopes.
The continuation of work in rooms 10 and 12 of the Severan building led to the discovery of new elements relating to the hut settlement (postholes, baked clay, small terraces, hearths), which make it possible to date the occupation of this area of the Palatine to the Early Iron Age (Laziale IIA phase). In the area of the _Curiae_, the excavations confirmed the logic regulating the interventions within the sanctuary from the first half of the 6th century B.C. onwards: a systematic cut in natural for the construction of the stone walls. This led to the elimination of, at least in the excavated sectors, the earliest stratigraphies (proto-historic and Orientalizing). The walls built in cappellaccio stone and associated occupation levels rested directly on the silty-clay bank of the paleo-Tiber.
Three finds are worthy of mention: a tree stump whose roots penetrated the geological stratigraphy: the tree was part of a _lucus_, almost certainly cut down when the sanctuary’s western enclosure was built (first half of the 6th century B.C.); a clay quarry, probably used in the Regia period for the standing walls; the Augustan fill of an archaic well whose nine metres in depth produced a vast quantity of objects, in particular jugs with painted inscriptions on the necks referring to important _gentes_ of the late Republic, but also bone artefacts, astragals, coins and loom weights. As in other similar cases (the wells excavated by Giacomo Boni in the forum), this was a ritual to atone for the abandonment of a fundamental element in the life of the sacred area.
In 2017, the research was extended to a new sector at the eastern foot of the NE slope of the Palatine (Area V), which continues towards the preceding areas II and III. This first campaign was spent preparing the area for the opening of excavations. - Summary Author
- Clementina Panella - Sapienza Università di Roma
- Research Body
- Sapienza - Università di Roma
- Funding Body
- Fondazione Nazionale delle Comunicazioni
Media
- Name
- Pendici nord-orientali del Palatino
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Nel corso del 2018 sono state effettuate due campagne di scavo, la prima (gennaio-marzo 2018) nell’amb. 11 dell’Area IV e la seconda (settembre-ottobre 2018) nell’Area V. La ricerca ha avuto il duplice obiettivo di concludere definitivamente le indagini all’interno del complesso delle cd. “Terme di Elagabalo” (Area IV) e proseguire la ricerca appena avviata (nel 2017) presso la radice orientale della pendice NE del Palatino (Area V).
Lo scavo nell’area IV ha permesso di indagare un potente deposito stratificato d’età protostorica già individuato e parzialmente scavato negli anni precedenti (Ambb. 10, 12) e conservato a diretto contatto con l’interro d’età contemporanea. Su tutta l’estensione indagata si è raggiunto il substrato geologico in limo giallo individuato alla quota non originaria di 26.50 s.l.m. (a Nord) e di m 27.50 (a Sud). Il deposito, risalente alla prima età del Ferro si conservava per uno spessore massimo pari a ca. 1,5 m, con uno sviluppo compreso tra le fasi laziali IIA iniziale (925-875 a.C. ca.) e III (VIII sec a.C.). Le evidenze, per quanto lacunose, confermano il quadro già delineato grazie allo scavo del vano 10: la destinazione insediativa di questo tratto di pendice palatina è confermata, sin dall’inizio dell’età del Ferro, dall’individuazione di un sistema di bassi terrazzamenti diretti sia verso sud, sia verso ovest, raccordati da salti di quota di ca. 0,3-0,5 m, all’interno dei quali sono ospitate strutture abitative. Il sistema di terrazzamenti e le capanne con essi connesse, ricostruite più volte su loro stesse, subiscono nel corso del tempo un progressivo spostamento verso nord, verosimilmente conseguente all’altrettanto progressivo interro della piccola vallecola che separava il Palatino dalla Velia, con conseguente estensione (e riorganizzazione) della superficie adibita a insediamento.
L’obliterazione di ciascuna fase edilizia è marcata dallo scavo di grandi fosse a pianta ovale o subcircolare volte a raggiungere i depositi geologici basali di limo, impiegato per la realizzazione di intonaci e altri elementi strutturali, e quindi colmate con scarichi di pietre, intonaci e ceramiche pertinenti alle strutture dismesse. Le indagini nell’area V sono iniziate con una serie di lavorazioni meccaniche indispensabili a rendere l’area accessibile per lo scavo stratigrafico successivo. Questo è stato effettuato al di sotto dei livelli più recenti e ha permesso di individuare una serie di attività di cantiere avvenute nell’area in età moderna, caratterizzate dalla presenza di numerose fosse ricche perlopiù di materiale edilizio e di inclusi eterogenei (sia antichi che moderni), ricavate in strati costituiti essenzialmente da materiale edilizio. Al termine delle attività di scavo è stata effettuata una battuta fotogrammetrica volta alla elaborazione di modelli 3D e successive ortofoto delle strutture individuate ottenute con software Agisoft Photoscan -
en
Two campaigns took place in 2018, the first in room 11 in Area IV and the second in Area V. The aim was to conclude the investigation of the so-called Baths of Elagabalus (Area IV) and to continue the research, begun in 2017, at the eastern foot of the north-eastern slope of the Palatine hill (Area V).
In Area IV, a deep proto-historic deposit was investigated, which had been identified and partially excavated during previous years (rooms 10, 12) and preserved in direct contact with the modern fill. The geological substratum of yellow silt was reached across the entire excavated area, at 26.50 m a.s.l (not original) to the north and 27.50 m to the south. The deposit, dating to the early Iron Age developing between the early Latium IIA (c. 925-875 B.C.) and III phase (8th century B.C.), was preserved to a maximum thickness of c. 1.50 m. The evidence, although patchy, confirmed the picture already formed thanks to the excavation of room 10: settlement on this area of the Palatine slope, from the beginning of the Iron Age, was confirmed by a series of low terraces running both south and west, with differences of height of c. 0.30-0.50 m, on which dwelling structures were situated. The system of terraces and the associated huts, rebuilt several times on top of themselves, gradually moved towards the north, probably as a consequence of the equally gradual filling up of the small valley separating the Palatine from the Velian hill, with the consequent extension (and reorganisation) of the settlement area.
The obliteration of each building phase was marked by the excavation of large oval or sub-circular pits dug to reach the base geological deposits of silt, used for making plaster and other structural elements, and then filled with dumps of stones, plaster and pottery belonging to the old structures. The excavations in area V saw the initial use of mechanical means to clear down to below the latest levels, which revealed a series of construction activities in the area during the modern era. These were characterised by the presence of numerous pits mainly filled with building rubble and various other materials (both ancient and modern), dug into layers that were essentially constituted by building materials. At the end of the excavations, a photogrammetric survey was undertaken for use in the creation of 3D models and a series of orthophotos of the identified structures were made using Agisoft Photoscan software. - Summary Author
- Maria Teresa D’Alessio, Sapienza-Università di Roma
- Francesco Quondam – Sapienza Università di Roma
- Research Body
- Sapienza - Università di Roma
- Funding Body
- Sapienza-Università di Roma, Grandi Scavi Ateneo
Media
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