Name
Giulia Recchia
Organisation Name
Università di Foggia

Season Director

  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2015
    Le aree di intervento nel corso della campagna 2015 sono state tre: gli strati dell’Appenninico/ inizio del Subappenninico posti a sud delle mura, subito a est della porta di accesso all’abitato; i livelli dello stesso periodo posti nella zona sud-orientale dell’area di scavo; gli strati subappenninici a sud-est della grande trincea provocata dall’azione della ruspa nel 1979. Nei settori più settentrionali della prima area ci si è fermati alla testa degli strati appenninici, segnata da un esteso acciottolato. Nei settori più meridionali lo scavo è stato ulteriormente approfondito, fino a porre in luce due strutture delimitate da muretti a secco curvilinei. Nella seconda area si è proceduto nell’individuazione per un breve tratto della fronte interna delle mura appenniniche. In alcuni punti, come già constatato più a nord-ovest, il riempimento originario delle mura appenniniche in pietrame a secco fu in parte sostituito con l’apporto di terreno, delimitato verso l’abitato da un muretto di contenimento. E’ stato individuata inoltre un’ulteriore fossa cilindrica, che si va ad aggiungere a quelle messe in luce nei precedenti anni. Verso nord-ovest le mura appenniniche appaiono tagliate da una profonda fossa a pianta trapezoidale, da interpretare presumibilmente come uno dei saggi Quagliati degli inizi del ‘900. Il saggio è stato riaperto per rilevare la stratigrafia e successivamente colmato di nuovo: sembra aver intercettato, oltre al riempimento delle mura appenniniche, anche quello, assai più profondo, delle mura protoappenniniche. Il saggio si approfondiva ulteriormente, fino a raggiungere un livello che, dai pochi frammenti ceramici individuati, potrebbe essere riferibile al Neolitico. Particolarmente significativi appaiono i risultati ottenuti dalle indagini relative ai livelli subappenninici nella terza area. Come già notato nelle precedenti campagne di scavo, tutta l’area più meridionale appare interessata da estesi episodi di incendio e da consistenti accumuli di concotto a essi legati. Anche se è necessario acquisire maggiori dati, nella parte centrale dell’area sembrano essere riconoscibili due strutture a pianta quadrangolare parzialmente sovrapposte, entrambe distrutte dal fuoco. Quella superiore, delimitata da una canaletta, ma in parte asportata in antico nella porzione nord-occidentale, ha restituito una scarsa quantità di reperti. Quella inferiore presenta, oltre a ceramica d’impasto, diversi frammenti di ceramica tornita e dipinta di tipo italo-miceneo, in gran parte rovinati dall’esposizione ad alte temperature. Sono attestate anche ingenti quantità di semi e si riconoscono resti di tavole/pali carbonizzati. Le aree circostanti mostrano tracce meno consistenti di incendio, ma la presenza di un piano in argilla (probabilmente un’area aperta esterna alle strutture) esposto a tale evento, con almeno una piastra di cottura. Tra i materiali diversi dalla ceramica sono stati rinvenuti in particolare un frammento di fibula presumibilmente ad arco di violino e due teste di spillone con decorazione a occhi di dado in materia dura di origine animale. E’ stata inoltre effettuata, grazie alla disponibilità di Bruno Mandelli, una ripresa aerea con un drone, che consente di avere un’immagine aggiornata dell’intera area di scavo. Le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire le dinamiche insediative del sito dal pieno periodo imperiale al primo XIV secolo d.C., quando ormai abbandonato diventa oggetto di sistematiche espoliazioni. Le precedenti campagne archeologiche hanno portato in luce le strutture murarie appartenenti a una domus di età imperiale pluristratificata e alle regioni absidali di due edifici di culto databili uno al VI e l’altro al VII secolo d.C. La domus è costituita da almeno due corpi di fabbrica, il più antico dei quali è ubicato a Nord/Est del muro di delimitazione Sud/Ovest dell’edificio (USM 11), mentre il secondo, di poco successivo, è compreso tra il muro appena detto e il suo parallelo posto a 3.80 m più a Sud/Ovest (USM 12), correlato da un’esedra di 3,5 m (USM 351), che lega con l’USM 12=250 verso Sud/Est. Questa struttura si imposta su un edificio più antico, corredato da intonaci dipinti a finto marmo e pavimenti musivi a tessere bianche alternate a rare losanghe nere.