AIAC_2329 - La Rocca - 2009Gli scavi nell’insediamento dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino sono iniziati nel 2005 e sono tuttora in corso. Il sito preistorico, individuato diversi anni fa da un saggio condotto dal Prof. G. De Benedittis, è in parte interessato da presenze successive, di età classica e medievale. Nell’area prescelta per lo scavo, posta alla base meridionale dell’emergenza naturale su cui sorge la Rocca medievale, tali presenze sono marginali ed è stato quindi possibile esplorare l’insediamento dell’età del Bronzo su una superficie relativamente ampia.
Il deposito archeologico di età preistorica, di cui non si è ancora raggiunta la base, ha un consistente spessore. I livelli finora esplorati sembrano comunque tutti riferibili a un momento avanzato del Bronzo, ma si sono rinvenuti anche materiali che fanno ipotizzare un inizio precedente di occupazione del sito nel corso dell’età del Bronzo. Sembra quindi che l’insediamento abbia avuto una lunga durata, probabilmente connessa alla posizione particolare del luogo, che domina il corso del Biferno, o episodi ripetuti di occupazione.
I livelli superiori sono interessati dalla presenza di diverse piastre di cottura, più volte rifatte nello stesso luogo. Si può quindi pensare che nel momento più recente di vita dell’insediamento dell’età del Bronzo l’area oggetto di indagine fosse destinata a svolgere attività di cottura del cibo o tostatura dei cereali. Abbondanti sono le ossa di animali e i reperti vegetali, sia sotto forma di semi che di carboni. Tra i resti di animali domestici sembrano prevalere quelli dei caprovini, che raggiungono circa il 35% del campione, seguiti dai suini e dai bovini, che si collocano poco al di sotto del 20%. Una certa incidenza ha la caccia (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo (forse utilizzato per ottenere la birra) sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per i diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile.
Tali livelli coprono due strutture murarie di grandi dimensioni, in pietrame a secco, realizzate in due momenti successivi, il riempimento di un’ampia depressione artificiale e parte di quella che sembra essere una struttura a tumulo. Quest’ultima è stata individuata nell’ultima campagna di scavo e dovrà essere meglio definita. La funzionalità delle strutture murarie citate è anch’essa da definire: tra le ipotesi più probabili ci sono quelle che si tratti di opere di terrazzamento oppure di fortificazione. Resta infine sostanzialmente da scavare tutta la depressione artificiale, che sembra avere una forma ovaleggiante e potrebbe essere stata destinata ad attività di combustione, data la notevole presenza di lembi di terreno bruciato e concotto nella porzione già messa in luce. E’ presumibile che sia stata realizzata in una fase precedente al Bronzo Recente, ma i problemi connessi sia con l’aspetto cronologico che con quello della sua funzione originaria potranno essere affrontati solo dopo che sarà stata scavata.
AIAC_2329 - La Rocca - 2010Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005, grazie alla collaborazione tra la cattedra di Paletnologia dell’Università La Sapienza di Roma e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise. L’area interessata dagli scavi si trova alla base di un’emergenza rocciosa posta sulla riva destra del fiume Biferno, di interesse strategico per quanto concerne la possibilità di penetrare dalla costa adriatica verso le aree interne dell’Appennino, in relazione sia alle attività di sussistenza che alle attività di scambio.
Il deposito archeologico attualmente esplorato è riferibile ad un momento avanzato del Bronzo Recente (indicativamente XII secolo a.C.), ma la presenza di materiali più antichi costituisce l’indizio di una occupazione di lunga durata nel corso dell’età del Bronzo, probabilmente connessa con la sua posizione particolare.
I livelli superiori sono interessati dalla presenza di un’area di attività all’aperto, caratterizzata da una serie di piani funzionali probabilmente destinati ad attività di preparazione, trasformazione di alimenti, compresa la tostatura dei cereali e la macellazione della carne, ed il loro consumo collettivo (a giudicare dall’analisi funzionale dei manufatti ceramici). Le determinazioni faunistiche finora effettuate hanno consentito di individuare, accanto alle specie domestiche (tra cui prevalenti sono i caprovini con il 35%), una discreta presenza di specie selvatiche (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per il diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile.
Tali livelli coprono alcune strutture di grandi dimensioni, tuttora in corso di scavo, relative ad un’occupazione precedente, ma probabilmente non del tutto contemporanee tra loro. Si tratta in particolare di due strutture a pianta quadrangolare in pietrame a secco, esplorate solo parzialmente, realizzate in due momenti successivi, che probabilmente erano opere di fortificazione.
Si è scavata gran parte del riempimento di un’ampia depressione artificiale, verosimilmente da ricondurre ad attività di combustione.
E’ stata inoltre messa in luce parte una struttura a tumulo. In corrispondenza della parte sommitale di quest’ultimo è stata individuata una porzione sgombra da pietre, di forma quadrangolare, delimitata da lastrine litiche allineate disposte di taglio. All’interno, il deposito ha restituito alcuni frammenti di ossa umane, tra cui una porzione di calotta cranica.
Tale rinvenimento spinge a riconsiderare le evidenze già note per la fase più antica di frequentazione del sito (struttura di combustione infossata e strutture monumentali in pietrame a secco) sotto una diversa prospettiva. L’area sembra infatti caratterizzata da una frequentazione che coinvolge probabilmente anche aspetti legati al rituale, anche se, come già detto, le strutture citate potrebbero essere non del tutto contemporanee.
Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni frammenti di manufatti in metallo (tra cui uno riferibile a una cuspide, uno a pugnale e uno a un coltello) ed elementi in ambra e pasta vitrea, rinvenuti nel corso delle diverse campagne di scavo in relazione ai vari livelli di frequentazione descritti sopra. Essi permettono di affrontare alcune problematiche utili alla comprensione non solo della specifica situazione della comunità dell’età del Bronzo di Oratino, in relazione alla capacità e all’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni.