Name
Cosimo d’Oronzo
Organisation Name
Università di Lecce

Season Team

  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2009
    Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2009 si è operato in cinque diverse aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo. 1) Nei quadrati F1R, F2D, G1O, G1P, G2A, G2B si è proceduto da un lato a definire meglio le operazioni connesse con la realizzazione del fossato, in particolare per quel che riguarda la sua prima fase, ascrivibile all’Appenninico Recente, dall’altro si è proseguito nell’indagine delle strutture attribuibili a una fase avanzata del Protoappenninico, interessate da un incendio. L’esplorazione delle strutture protoappenniniche, anche se non totalmente completata, ha consentito di porre in luce nella parte est dell’area in esame due strutture di combustione di forma sub-circolare, mentre quasi tutta la restante parte appare occupata da una preparazione in calcare giallastro frantumato, alla quale si sovrappone parzialmente un piano in argilla. 2) Nei settori G2H, H2E, H2I è proseguita l’esplorazione dei livelli ascrivibili all’Appenninico Antico, addossati alla parte basale dello spezzone delle relative mura, che appare ora chiaramente di forma trapezoidale, con lato corto verso l’interno. Verso nord-est queste sono intercettate dal rivestimento del fossato della fine della prima età del Ferro e non è quindi possibile ricostruire la loro larghezza originaria. Nei pressi dell’angolo sud-orientale è stato individuato un focolare ospitato in una piccola depressione sulla superficie del terreno. Il limite meridionale dei livelli dell’Appenninico Antico è costituito dalle mura protoappenniniche: è qui proseguita l’indagine della parte anteriore della postierla coperta, individuata nella precedente campagna di scavo. 3) In G2M, G2N, G2R si è indagata la faccia interna delle mura protoappenniniche, con le relative trasformazioni da esse successivamente subite. Tale faccia interna sembra essere stata oggetto di un fenomeno di depredazione di gran parte delle pietre che dovevano costituirne la fronte, con un’operazione di risistemazione della fronte stessa mediante un paramento in pietrame poco regolare. 4) Nei quadrati G2Q, G3C, G3D è proseguita l’indagine dei livelli riferibili al Subappenninico. E’ stato posto in luce un ampio piano in argilla. Tale piano sembra superare verso nord anche un allineamento di pietre di grandi dimensioni, mentre a nord-ovest venne tagliato da una fossa sub-circolare, non molto profonda, colma di ciottoli marini. Tale accumulo potrebbe essere collegato con l’uso della grande fossa cilindrica a suo tempo rinvenuta poco più a nord. 5) In una vasta area corrispondente con i quadrati F3D, F3G, F3H, G3A, G3C (parte), G3E, G3F, G3G si è proceduto all’esplorazione di livelli attribuibili a un momento antico del Subappenninico e avanzato dell’Appenninico. In diversi di questi quadrati è stata asportata una preparazione realizzata con terreno misto a calcare giallo, probabilmente posta in opera agli inizi del Bronzo Recente per pavimentare un ampio spazio in corrispondenza della stradina di accesso all’abitato. Tale sistemazione sembra sostituirne una precedente, ascrivibile all’Appenninico Recente, realizzata, però, con un consolidamento mediante pietrisco del piano di calpestio. A quest’ultima fase risalgono le tracce di una struttura delimitata da un elemento curvilineo in terreno misto a calcare giallo.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2010
    Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2010 si è operato in cinque aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo. 1) Nei settori F2H, F2R, G1O, G2A da un lato si è continuata la messa in luce della struttura individuata nelle precedenti campagne e dall’altro si è avviato un approfondimento dell’esplorazione relativa al tratto di mura protoappenniniche presente nel primo dei quadrati citati. Per quel che riguarda la struttura, sono stati individuati subito a nord quattro buchi di palo che dovevano sorreggere la copertura e si sono riconosciute le tracce del battuto precedente quello già messo in luce. Nella parte settentrionale di F2H si è condotto un saggio nel riempimento delle mura dell’Appenninico Antico, realizzato con terreno misto a calcare giallo frantumato, con lo scopo di verificare se in questo punto si potesse riconoscere l’esterno della postierla individuata a suo tempo nel settore F2N. La fronte esterna della postierla è conservata fino alla sua copertura ed è stata messa in luce per gran parte della sua altezza originaria, raggiungendo la base dei livelli del Protoappenninico Recente, costituiti da un piano in terreno misto a calcare giallastro. 2) Nei settori G2H, H2E, H2I (parte nord) è proseguita l’esplorazione dei livelli del Protoappennico Recente posti al di fuori delle prime mura di fortificazione, interessati da tracce di incendio. E’ stata così messa in luce una parte più bassa della postierla coperta qui presente, senza raggiungere ancora la base. Le mura protoappenniniche sono qui conservate in elevato per almeno 2 m, ma anche di queste non si è raggiunta la base. Nel settore H2E, alla base dei livelli d’incendio riferibili al Protoappenninico Recente, è stata posta in luce una struttura di combustione di forma circolare. E’ stata riconosciuta inoltre una precedente fase di occupazione relativa al medesimo periodo, caratterizzata dalla presenza di un acciottolato e di numerosi buchi di palo, che in parte seguono l’andamento della fronte esterna delle mura protoappenniniche. 3) In G2R, H2I (parte sud), H2O è proseguita l’esplorazione del lato interno delle mura protoappenniniche e dei successivi rifacimenti. Anche in H2I e H2O, come già visto in G2M e G2N, tale lato interno subì in antico una vasta depredazione delle pietre, ma anche una risistemazione non accurata del paramento interno. A tale paramento fu addossata una certa quantità di terreno giallastro. A sua volta al di sopra e a contenimento parziale di esso fu realizzata una nuova fronte interna. Quando anche questa andò in rovina, i residui furono coperti con una gettata di terreno argilloso, al di sopra del quale, almeno in parte, fu realizzato un acciottolato; ancora al di sopra di esso, nel Subappenninico Antico, fu accumulato nuovamente uno strato di terreno giallastro. La parte meridionale dei settori G2R e H2O risulta pesantemente disturbata dall’intervento della ruspa del 1979: in gran parte questo ha asportato il riempimento di due strutture sub-cilindriche di grandi dimensioni, simili ad altre tre già messe in luce precedentemente nei settori adiacenti, probabilmente scavate alla fine del Subappenninico Recente. 4) In G2O, G2P, G3B, G3C da un lato è proseguita l’esplorazione dei livelli subappenninici, dall’altro si è proceduto nello scavo del riempimento di una struttura in pietrame che si presentava a pianta semicircolare, successiva all’età del Bronzo. Dai livelli del Subappenninico Recente indagati in quest’area provengono diversi frammenti di metallo, alcuni elementi in corno di cervo segati e un vago in cristallo di rocca. Tali livelli non sembrano essere riferibili a una struttura ben definita: la presenza di un allineamento di pietre di grandi dimensioni è forse da interpretare come una banchina più che come base di un muro. In due punti localizzati si hanno tracce di combustione con presenza di fibre vegetali, forse tavole connesse con una copertura piana o un soppalco soggetto a un crollo parziale. La struttura sopra citata, che appare a pianta semicircolare (ma non si può escludere che fosse in origine circolare), risulta realizzata con più filari in pietrame sovrapposti, il cui diametro aumenta scendendo verso il basso. All’esterno non c’è una faccia vista, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse stata costruita scavando una grande fossa e appoggiando il pietrame alle sue pareti. 5) L’ampia area pavimentata con pietrisco non è stata oggetto di ulteriori indagini, ma sono stati scavati alcuni settori nelle sue adiacenze. Nel quadrato F3D, o meglio nella parte a L di esso non scavata precedentemente al di sotto dello strato 1, si è effettuata l’asportazione dei livelli subappenninici precedenti la realizzazione della struttura a pianta sub-rettangolare qui presente: in particolare nei quadrati di 1 m di lato F e G è stata individuata una concentrazione di materiali ceramici, con indizi di frammentazione sul posto. A sud-est, invece, sono stati aperti due nuovi quadrati (G3H, H3E). Il primo dei due è interessato per un’ampia parte dall’azione della ruspa, di cui si sono individuate le tracce; nella restante parte e in H3E, invece, il deposito archeologico risulta conservato a partire da circa 20 cm sotto l’attuale superficie. Si conservano, sia pure in modo discontinuo, diversi elementi, tra cui tre piani di cottura e accumuli di concotto.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2011
    Nella campagna di scavi 2011 a Coppa Nevigata sono state messe in luce testimonianze relative a diverse fasi dell’età del Bronzo. E’ continuata l’esplorazione delle mura protoappenniniche (1700 a.C. circa) nella zona orientale, individuando il punto in cui queste iniziano a piegare verso sud-est. In quest’area è riconoscibile un’ulteriore postierla presso quella che sembra essere un’apertura posta a circa 1 m dalla base delle mura stesse, tamponata in occasione dei rifacimenti di epoca appenninica. E’ stata inoltre scavata completamente, fino alla base, la seconda postierla di cui si conserva anche la grande lastra di copertura, posta nel settore F2H. Nell’area antistante la postierla sono stati indagati i livelli del Protoappenninico Recente (XVI sec.), interessati da un esteso incendio: sono stati messi in luce diversi frammenti di concotto con impronte di canne/paletti, presumibilmente riferibili al lato occidentale della struttura quadrangolare in gran parte individuata negli anni precedenti, e un’ampia struttura di combustione a pianta circolare. All’Appenninico Antico (XV sec.) sono riferibili i resti, fortemente disturbati, di una struttura realizzata con un muretto di delimitazione e un riempimento ottenuto con calcare giallastro misto a terra che sembra rientrare in quella serie di elementi presumibilmente ricollegabili con un’esigenza difensiva posti lungo una linea parallela al circuito delle prime mura protoappenniniche. Al livello corrispondente al suo uso sembrano essere riferibili alcuni resti umani selezionati, posti non lontano dalle mura protoappenniniche stesse. In questa stessa fase o nel Protoappenninico Recente la parte delle prime mura verso l’abitato fu asportata e fu ricostruita una fronte in modo grossolano: anche nel settore H2P si è riscontrato tale fenomeno, ma è stato individuato anche un forno da pane, collocato nell’area interna della probabile postierla ricordata all’inizio. Tra l’Appenninico Antico e l’inizio dell’Appenninico Recente il forno fu in parte smantellato e fu accumulata una notevole quantità di terreno ricco di calcare giallastro. Su tale livello furono impostate le mura dell’Appenninico Recente. A loro volta queste furono disturbate nel corso del Subappenninico: si sono rinvenute parti di due strutture circolari ad esse addossate. Nell’area sud-orientale dello scavo si è aperto un intero nuovo quadrato (H3F), che aggiunto a quelli indagati nella precedente campagna costituisce un’area di circa 120 mq. Qui sono state individuate parti di due ampie fosse cilindriche, analoghe a quelle già messe in luce negli anni passati a nord-ovest della trincea prodotta dalla ruspa. Nella restante area sono presenti numerose strutture di combustione, tra cui almeno un probabile forno da pane, realizzate con piani di frammenti ceramici, fino a tre, sovrapposti e separati dalla stesa di un piano di argilla, presumibilmente in relazione ad altrettanti rifacimenti. In un’ultima area è stato effettuato lo scavo dei livelli subappenninici recenti fino a raggiungere, nei punti in cui era presente, l’ampia sistemazione realizzata con terreno misto a calcare giallo frantumato già riconosciuta in altri settori negli anni passati. Al di sopra di questa, in quasi tutta l’area indagata, è stato rinvenuto un acciottolato realizzato con pietre piccole e ciottoli marini: si tratta probabilmente di una terza sistemazione dell’area, a partire dal basso. Sono state individuate inoltre diverse buche di palo, al momento non facilmente riconducibili a una struttura di forma definita, e parte di una piastra di cottura. Sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un peso da bilancia in pietra e, oltre a diversi frustuli di metallo non attribuibili con certezza a oggetti specifici, un coltello a lingua da presa con i chiodetti conservati.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2012
    Nei settori H2L, H2M, H2P e H2Q è stato messo in luce un ulteriore tratto delle mura protoappenniniche, riutilizzate nell’Appenninico Recente con alcune modifiche. Si è così potuta comprendere meglio la situazione solo indiziata in base agli scavi del 2011. Tra H2L e H2M venne realizzata in una fase avanzata dell’Appenninico Recente una torretta quadrangolare, appoggiata alla fronte delle mura; una seconda torretta è stata individuata pochi metri più a est. La prima delle due torrette venne costruita in corrispondenza di una postierla appenninica, tamponata nel corso della medesima fase; in tale occasione fu presumibilmente realizzato il forno da pane all’interno delle mura, messo in luce nel 2011. La postierla, ricavata sopra la base delle mura protoappenniniche riutilizzate, era inserita tra due avancorpi, uno poco sporgente a est e uno più prominente a ovest. Quest’ultimo, che sembra essere stato realizzato con la tecnica del muro esterno di contenimento in pietrame e riempimento di terreno misto a calcare giallastro frantumato, probabilmente si riconnette con il bastione posto a est della porta appenninica. In sintesi si può pensare che la ristrutturazione della fronte interna delle mura protoappenniniche e la costruzione della postierla furono realizzate agli inizi dell’Appenninico Recente. Il segmento murario esterno andava anche ad ispessire le mura appenniniche, nella zona in cui erano state maggiormente ridotte di spessore all’interno. La nuova postierla fu quindi incorniciata fra due elementi sporgenti, di cui quello orientale di minori dimensioni, come sembra avvenire anche in rapporto con la postierla appenninica già nota, posta immediatamente a est della porta protoappenninica tamponata e a ovest di un avancorpo a profilo curvilineo, successivamente trasformato in torretta quadrangolare. Anche questa postierla sembra non essere stata più utilizzata in un momento avanzato dell’Appenninico Recente, quando fu realizzata una struttura circolare in corrispondenza di essa, verso l'abitato. A differenza di quanto avviene nel Protoappenninico, quindi, nell'Appenninico Recente le postierle sembrano essere state in numero minore, ma visibili dall'esterno. Ben presto, tuttavia, le postierle appenniniche furono eliminate e, in corrispondenza di quella messa in luce nella campagna 2012, all'interno, fu realizzato un forno da pane. E’ probabile che quando fu scavato il primo fossato, nel corso dell’Appenninico Recente, anche gli avancorpi, nell'area recentemente scavata, furono defunzionalizzati, sostituiti da torrette impostate a partire da un piano posto a quota più elevata, parallelamente alla chiusura della postierla inserita tra di essi. Infine, in un momento avanzato dell’Appenninico Recente fu accumulata una certa quantità di terreno misto a calcare giallastro, addossata alla faccia interna delle mura usate nella prima fase, accumulo sul quale fu impostata la nuova fronte interna delle mura appenniniche, rinvenuta nel 2012 anche in H2Q. Anche il forno da pane fu abbandonato, danneggiato e inglobato entro la nuova fronte muraria. Questa complessa serie di trasformazioni nell'arco di un periodo di tempo che non dovrebbe aver raggiunto i 150 anni (da poco dopo la metà del XV alla fine del XIV secolo) indica la frequenza con cui avvenivano modifiche, anche rilevanti, nel sistema delle fortificazioni in tale periodo.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2013
    Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse. In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012. In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est. Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5). In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione. Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11). In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12). In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
    Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C. 1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi. 2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico. 3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2018
    Si è svolta dal 14 settembre al 4 ottobre 2018 l’annuale campagna di scavo a Coppa Nevigata. L’area esplorata è stata di dimensioni ridotte rispetto ad anni passati, in particolare rispetto al 2015, quando si è svolta l’ultima campagna, non senza problemi amministrativi, ma comunque autorizzata in tempi compatibili con l’organizzazione delle attività di ricerca. Sono state svolte indagini nei seguenti settori: F3B, F3C, G3H, H3A, H3E e H3F. In particolare nei settori F3B e F3C è stato ripreso lo scavo di una struttura quadrangolare delimitata da un muretto a secco e dell’area immediatamente adiacente. Sono stati asportati successivi piani di calpestio interni alla struttura ed è stata messa in luce una canaletta, che interessa la sua parte meridionale, probabilmente connessa con la realizzazione di una parete in materiale organico. Anche all’esterno vi sono tracce di accumulo di livelli successivi, coevi all’uso della struttura. Nei settori G3H, H3A, H3E e H3F sono stati esplorati i livelli relativi a tracce di strutture incendiate e a un’area adiacente. Le testimonianze degli effetti di un incendio erano state individuate in anni precedenti, ma lo scavo di quest’anno ha consentito di mettere in luce, in H3A e nella parte settentrionale di H3E, il piano di base, interrotto a nord dalla grande trincea prodotta dalla ruspa nel 1979. Sul piano erano caduti numerosi frammenti di concotto ed elementi lignei carbonizzati, che sono stati prelevati per analisi. Tale piano è delimitato da una leggera concavità. Per la stesa del piano di base sembra che siano stati tagliati i livelli precedenti. A sud-est di esso, nei settori H3E e H3F, al di sotto di abbondanti resti di concotto (forse relativi a una parete crollata), sono state individuate diverse file sub-parallele di pietre di medie dimensioni. Anche in questo caso, quindi, si tratta probabilmente di una struttura coperta, ma l’interpretazione funzionale è resa difficile proprio dalla presenza di tali file di pietre, per le quali non è possibile trovare confronti in contesti coevi. La parte sud-ovest di H3E e la parte del settore G3H non asportata dal passaggio della ruspa nel 1979 sembrano essere state occupate da un’area aperta, con presenza di piccole strutture di combustione e di buche, forse relative a pali, ma la cui distribuzione in pianta è di difficile interpretazione. Tra i materiali rinvenuti si possono ricordare alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un frammento di rondella in osso decorata a cerchielli e uno spillone in metallo con testa a globetto.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2009
    Gli scavi nell’insediamento dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino sono iniziati nel 2005 e sono tuttora in corso. Il sito preistorico, individuato diversi anni fa da un saggio condotto dal Prof. G. De Benedittis, è in parte interessato da presenze successive, di età classica e medievale. Nell’area prescelta per lo scavo, posta alla base meridionale dell’emergenza naturale su cui sorge la Rocca medievale, tali presenze sono marginali ed è stato quindi possibile esplorare l’insediamento dell’età del Bronzo su una superficie relativamente ampia. Il deposito archeologico di età preistorica, di cui non si è ancora raggiunta la base, ha un consistente spessore. I livelli finora esplorati sembrano comunque tutti riferibili a un momento avanzato del Bronzo, ma si sono rinvenuti anche materiali che fanno ipotizzare un inizio precedente di occupazione del sito nel corso dell’età del Bronzo. Sembra quindi che l’insediamento abbia avuto una lunga durata, probabilmente connessa alla posizione particolare del luogo, che domina il corso del Biferno, o episodi ripetuti di occupazione. I livelli superiori sono interessati dalla presenza di diverse piastre di cottura, più volte rifatte nello stesso luogo. Si può quindi pensare che nel momento più recente di vita dell’insediamento dell’età del Bronzo l’area oggetto di indagine fosse destinata a svolgere attività di cottura del cibo o tostatura dei cereali. Abbondanti sono le ossa di animali e i reperti vegetali, sia sotto forma di semi che di carboni. Tra i resti di animali domestici sembrano prevalere quelli dei caprovini, che raggiungono circa il 35% del campione, seguiti dai suini e dai bovini, che si collocano poco al di sotto del 20%. Una certa incidenza ha la caccia (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo (forse utilizzato per ottenere la birra) sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per i diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile. Tali livelli coprono due strutture murarie di grandi dimensioni, in pietrame a secco, realizzate in due momenti successivi, il riempimento di un’ampia depressione artificiale e parte di quella che sembra essere una struttura a tumulo. Quest’ultima è stata individuata nell’ultima campagna di scavo e dovrà essere meglio definita. La funzionalità delle strutture murarie citate è anch’essa da definire: tra le ipotesi più probabili ci sono quelle che si tratti di opere di terrazzamento oppure di fortificazione. Resta infine sostanzialmente da scavare tutta la depressione artificiale, che sembra avere una forma ovaleggiante e potrebbe essere stata destinata ad attività di combustione, data la notevole presenza di lembi di terreno bruciato e concotto nella porzione già messa in luce. E’ presumibile che sia stata realizzata in una fase precedente al Bronzo Recente, ma i problemi connessi sia con l’aspetto cronologico che con quello della sua funzione originaria potranno essere affrontati solo dopo che sarà stata scavata.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2010
    Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005, grazie alla collaborazione tra la cattedra di Paletnologia dell’Università La Sapienza di Roma e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise. L’area interessata dagli scavi si trova alla base di un’emergenza rocciosa posta sulla riva destra del fiume Biferno, di interesse strategico per quanto concerne la possibilità di penetrare dalla costa adriatica verso le aree interne dell’Appennino, in relazione sia alle attività di sussistenza che alle attività di scambio. Il deposito archeologico attualmente esplorato è riferibile ad un momento avanzato del Bronzo Recente (indicativamente XII secolo a.C.), ma la presenza di materiali più antichi costituisce l’indizio di una occupazione di lunga durata nel corso dell’età del Bronzo, probabilmente connessa con la sua posizione particolare. I livelli superiori sono interessati dalla presenza di un’area di attività all’aperto, caratterizzata da una serie di piani funzionali probabilmente destinati ad attività di preparazione, trasformazione di alimenti, compresa la tostatura dei cereali e la macellazione della carne, ed il loro consumo collettivo (a giudicare dall’analisi funzionale dei manufatti ceramici). Le determinazioni faunistiche finora effettuate hanno consentito di individuare, accanto alle specie domestiche (tra cui prevalenti sono i caprovini con il 35%), una discreta presenza di specie selvatiche (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per il diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile. Tali livelli coprono alcune strutture di grandi dimensioni, tuttora in corso di scavo, relative ad un’occupazione precedente, ma probabilmente non del tutto contemporanee tra loro. Si tratta in particolare di due strutture a pianta quadrangolare in pietrame a secco, esplorate solo parzialmente, realizzate in due momenti successivi, che probabilmente erano opere di fortificazione. Si è scavata gran parte del riempimento di un’ampia depressione artificiale, verosimilmente da ricondurre ad attività di combustione. E’ stata inoltre messa in luce parte una struttura a tumulo. In corrispondenza della parte sommitale di quest’ultimo è stata individuata una porzione sgombra da pietre, di forma quadrangolare, delimitata da lastrine litiche allineate disposte di taglio. All’interno, il deposito ha restituito alcuni frammenti di ossa umane, tra cui una porzione di calotta cranica. Tale rinvenimento spinge a riconsiderare le evidenze già note per la fase più antica di frequentazione del sito (struttura di combustione infossata e strutture monumentali in pietrame a secco) sotto una diversa prospettiva. L’area sembra infatti caratterizzata da una frequentazione che coinvolge probabilmente anche aspetti legati al rituale, anche se, come già detto, le strutture citate potrebbero essere non del tutto contemporanee. Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni frammenti di manufatti in metallo (tra cui uno riferibile a una cuspide, uno a pugnale e uno a un coltello) ed elementi in ambra e pasta vitrea, rinvenuti nel corso delle diverse campagne di scavo in relazione ai vari livelli di frequentazione descritti sopra. Essi permettono di affrontare alcune problematiche utili alla comprensione non solo della specifica situazione della comunità dell’età del Bronzo di Oratino, in relazione alla capacità e all’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2011
    Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005. Le ricerche hanno permesso di individuare un’importante stratigrafia che si articola in alcuni momenti di frequentazione successivi, riferibili ad una fase avanzata dell’età del Bronzo (indicativamente XII secolo a.C.), ma non si esclude che alcune strutture possano essere più antiche. Alla base della sequenza possono essere collocate una struttura a tumulo con destinazione funeraria e una struttura quadrangolare realizzata in pietrame a secco. Non essendo tuttavia stati raggiunti i rispettivi livelli di posa è attualmente impossibile stabilire la loro cronologia. La struttura a tumulo è stata messa in luce solo parzialmente in quanto ostruita da una cinta muraria sannitica. Il perimetro originario è ancora parzialmente obliterato e le attuali dimensioni risultano superiori ai 6 m di diametro (H. cons. 70 cm ca). Accanto al pietrame fitto di medie dimensioni, lungo la parte più esterna, sono presenti blocchi calcarei di grandi dimensioni, con una faccia piana rivolta verso l’alto. Coeva è una struttura muraria a secco (H. cons. 1,20 m) parzialmente asportata in epoca sannitica. Se risultassero coeve si potrebbe pensare che la struttura quadrangolare possa avere avuto una funzione di delimitazione della struttura a tumulo. Ad un momento successivo è ascrivibile un’ampia depressione artificiale, scavata nei livelli di obliterazione del perimetro del tumulo, il cui riempimento è ancora in corso di scavo. Numerosi lembi di cenere e terreno concotto testimoniano estese attività di combustione. Probabilmente si tratta di una struttura utilizzata collettivamente. In un momento successivo, quando la struttura infossata era parzialmente obliterata e sia la struttura quadrangolare che la parte sommitale del tumulo risultavano ancora visibili, fu costruita un’ulteriore struttura in pietrame a secco (h. cons. 50 cm; lung. visibile 5 m), probabilmente un parziale rifacimento a un livello più alto della struttura quadrangolare più antica descritta sopra, data la loro prossimità e l’analogo andamento. Il fatto che abbiano uno spessore considerevole e la posizione, analoga a quella della cinta sannitica, farebbero pensare che le due strutture avessero una funzione difensiva; d’altra parte, come detto, potrebbe trattarsi della semplice delimitazione dell’area in cui insiste il tumulo. In un momento più recente, nell’ambito della fase subappenninica, la frequentazione del sito vede un cambiamento significativo caratterizzato da alcuni piani di frequentazione, ciascuno con piastre di cottura legate ad attività praticate all’aperto che, secondo le analisi paleobotaniche e archeozoologiche, sarebbero da mettere in relazione alla trasformazione dei cibi. Esse risultano sovrapposte le une alle altre o intervallate da episodi di momentaneo abbandono, a testimoniare come le attività qui svolte dovevano essere probabilmente ripetute a breve distanza di tempo. Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni manufatti in metallo, ambra, pasta vitrea e di un ago crinale in osso decorato a globuli di ispirazione egea che trova confronti con quelli di Punta le Terrare, Manaccora e del circolo A di Micene. Tali manufatti rendono conto della capacità e dell’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni. Posto nell’Alta Valle del Biferno, la Rocca di Oratino risulta in collegamento sia con la costa adriatica, attraverso la stessa valle fluviale, sia con l’area del Tavoliere attraverso uno dei percorsi tradizionali della transumanza in età storica. In questa prospettiva la frequentazione di tali percorsi, oltre ad essere funzionale alle attività maggiormente legate alla sussistenza (come lo spostamento stagionale del bestiame), sembra essere connessa anche con lo scambio di beni di prestigio, secondo modalità ancora non ben definite, ma in un quadro che continua ad arricchirsi grazie anche ad un rinnovato interesse della ricerca verso le aree interne appenniniche.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2012
    Le ricerche archeologiche 2012 nel sito in contrada “La Rocca” a Oratino, nell’alta valle del Biferno, hanno permesso di confermare che l’occupazione avvenne in due momenti cronologici differenziati, l’Appenninico e il Subappenninico Recente, caratterizzati da un diverso utilizzo dell’area, mentre non esistono al momento dati che attestino con certezza un’occupazione durante il Subappenninico Antico, quando potrebbe essersi verificato un abbandono del sito o almeno dell’area indagata. In particolare durante l’Appenninico l’area oggetto di scavo sembra essere caratterizzata dalla presenza di un tumulo, da due strutture in negativo riutilizzate come fosse di scarico e probabilmente da una struttura in pietrame a secco di cui però non si conosce ancora il livello di posa. Durante il Subappenninico Recente fu realizzata una grande fossa di combustione; nella stessa area, successivamente al suo riempimento, furono impostate diverse piastre di cottura, interessate da almeno 6 fasi di utilizzo connesso con il trattamento di cereali e leguminose. A questa fase è da riferire anche una struttura in pietrame a secco che si addossa alla struttura muraria riferibile all’Appenninico, di cui costituisce probabilmente un rifacimento. Il sito della Rocca di Oratino fu quindi oggetto di un’occupazione di lunga durata (sebbene non necessariamente continuativa), anche se l’area scavata appare avere avuto una destinazione di uso differenziata in vari momenti dell’età del Bronzo. Il piccolo pianoro alle pendici della Rocca fu utilizzato in un primo momento per scopi di carattere simbolico, testimoniati dal tumulo, di cui al momento si può ipotizzare l’edificazione almeno nell’Appenninico. Sempre nella stessa fase furono realizzate le strutture in negativo, successivamente impiegate come fosse di scarico: queste ultime potrebbero aver avuto una funzione pratica, anche se non si può escludere che le due evidenze (tumulo e fosse) possano essere messe in relazione sul piano delle attività con valore simbolico. La verifica, con il prosieguo delle ricerche, delle reciproche relazioni stratigrafiche tra tutte le evidenze più antiche nel sito è tuttavia indispensabile per proporre ipotesi in tal senso. Durante il Subappenninico Recente le evidenze a disposizione parlano a favore di un’occupazione dell’area in relazione con attività pratiche di difficile definizione, come testimoniato, per i livelli più antichi, dalla realizzazione della grande fossa di combustione di forma semi-ellissoidale, accompagnata da un allineamento di buche di palo. Successivamente, sempre nell’ambito del Subappenninico Recente, l’area risulta essere stata utilizzata per attività all’aperto più chiaramente connesse con la preparazione, la cottura e il consumo di alimenti. La posizione del sito, posto presso l’incrocio tra due percorsi naturali rappresentati dalla valle del Biferno e da quello segnato in epoca storica dal tratturo Lucera-Castel di Sangro, rese possibili scambi e circolazione di persone e idee secondo modalità ancora non ben definite. Nel sito sono, infatti, presenti alcuni materiali importati (come ambra e metallo) che testimoniano la capacità e l’interesse per l’acquisizione di beni, anche di prestigio, che interessavano le comunità delle aree appenniniche, il cui ruolo nel contesto degli scambi anche a lungo raggio sta delineandosi negli ultimi anni.