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AIAC_1184 - Egnazia - 2009
Le indagini condotte nel 2009 nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ hanno chiarito che le terme pubbliche situate nel settore orientale della città, nel nucleo monumentale legato con ogni probabilità al foro, furono utilizzate fino alla fine del IV sec. d.C. e furono successivamente riconvertite ad accogliere un articolato impianto artigianale. L’opificio serviva alla produzione di materiale edilizio molto richiesto dai numerosi cantieri attivi in città in questo periodo di intensa ristrutturazione favorita e condizionata dall’autorità ecclesiastica. A questo scopo nei vani dell’antico _balneum_ si costruirono una fornace per laterizi e due calcare, nelle quali era smaltito anche materiale architettonico proveniente dalle stesse terme, oltre ai basoli della _via Traiana_ ormai non più utilizzata e coperta da una massicciata che ne aveva ripreso fedelmente il tracciato.
Una destinazione di carattere artigianale sembra interessare anche la zona compresa tra le terme e la basilica civile, ancora più vicina dunque all’area del probabile foro. Nello spazio di una struttura monumentale di età imperiale, probabilmente un portico, si impostò in questo periodo un’officina per la lavorazione del metallo e soprattutto per la produzione di chiodi, di cui sono stati recuperati numerosissimi esemplari anche semilavorati.
A poca distanza, subito a Sud della basilica episcopale, sempre a partire dalla fine del IV sec. d.C. risulta attivo un altro impianto di produzione della calce, caratterizzato da una fornace di dimensioni particolarmente ampie (diam. m 4,80), che provvedeva dunque direttamente alle necessità edilizie della chiesa in continuo ampliamento fino al VI sec. d.C.
Nell’area della cosiddetta ‘acropoli’ le ricerche si sono concentrate sul tempio e in particolare su alcuni settori esclusi dalle prime ricerche del 1966, dai quali è stato possibile desumere nuovi elementi sull’architettura e sulla cronologia, a cui possono ora essere collegati strutture e materiali noti dalle indagini precedenti e ad oggi studiati solo in parte.
Alla più antica fase costruttiva, leggibile in modo discontinuo a causa delle trasformazioni successive, appartengono due nuclei di strutture murarie, probabilmente allineati nell’ambito dello stesso complesso. I materiali recuperati, di carattere votivo e rituale, rimandano all’età messapica e in particolare al V sec. a.C.
Al periodo compreso tra la fine del II e la prima metà del I sec. a.C. si riferisce la costruzione di una struttura quadrangolare a cui si possono attribuire anche numerosi frammenti architettonici provenienti dagli scavi più datati. In corrispondenza della fronte dell’edificio e in asse con l’ingresso, all’interno di una cavità realizzata per l’occasione è stato individuato un accumulo di reperti faunistici riferibili a un bovino, a un suino e a un ovino, in associazione con materiali ceramici databili anch’essi tra la fine del II e la prima metà del I sec. a.C. Sulla base di numerosi altri esempi documentati, questo rinvenimento induce a pensare ad un sacrificio rituale collegato presumibilmente alla fondazione di questo secondo tempio.
In una successiva fase di monumentalizzazione, sulla quale sarà necessario acquisire elementi specifici di cronologia con il proseguo dell’indagine, fu costruito un nuovo e più grande edificio su podio. Questo tempio era provvisto di un’ampia scalinata di accesso delimitata da due avancorpi che forse sostenevano statue e di un altare di cui restano le tracce della fondazione e della spoliazione.
Durante l’ultima campagna di scavo è stato indagato, inoltre, per la prima volta, l’estremo settore nord-orientale della città, situato subito all’interno del circuito murario. L’area risulta poco urbanizzata in età romana e tardoantica perché destinata in maniera specifica allo sfruttamento delle risorse idriche, attraverso polle di risalita della falda e pozzi di captazione, capaci di supplire all’assenza dell’acquedotto. I bacini di rifornimento presenti in questa zona sembrano, inoltre, collegati alla vicina zona monumentale e in particolare all’impianto termale, che dista solo poco meno di trecento metri.
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AIAC_1184 - Egnazia - 2010
Le indagini condotte nel 2010 nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ hanno chiarito che l’impostazione delle terme sulla _via Traiana_, al limite dell’area destinata con ogni probabilità al foro, risale al III sec. d.C. e comporta l’obliterazione di un edificio più antico, verosimilmente della prima età imperiale, del quale sono state indagate alcune strutture – come una grande cisterna –. Sul lato opposto rispetto alla strada, il complesso si raccorda peraltro a un nucleo di ambienti ricostruiti nel III secolo e disposti in maniera simmetrica intorno al peristilio centrale in ordine dorico. Questo edificio, connesso alle strutture del _balineum_, non risulta destinato al percorso termale, ma, in attesa dell’ulteriore approfondimento dello scavo, sembra legato piuttosto ad attività commerciali, a giudicare dall’articolazione planimetrica, dalla localizzazione rispetto alla contigua area forense e dalla ceramica proveniente dagli strati di frequentazione, nei quali predominano nettamente i manufatti di importazione sia da trasporto sia da mensa rispetto al vasellame d’uso comune.
La riorganizzazione dell’intero comparto, intervenuta agli inizi del V secolo e indotta dalla costruzione di un vasto impianto produttivo di materiali per l’edilizia, è stata ulteriormente documentata con l’evidenziazione dei vani connessi all’attività dei forni da calce, già indagati, costruiti nel rispetto dell’assetto icnografico adottato nell’intera area. Ogni ambiente sembra destinato ad assolvere una funzione specifica nell’ambito della filiera artigianale: in particolare, approvvigionamento idrico, taglio dei blocchi da calcinare, lavorazione dell’argilla impiegata verosimilmente per coibentare i forni prima di avviare un nuovo ciclo di cottura. Nel settore limitaneo meridionale dell’opificio è attestata anche l’attività commerciale legata sia ai frammenti ceramici e laterizi sia alla malacofauna, triturati in altri spazi della stessa manifattura per essere impiegati nella preparazione del cocciopesto.
Nell’area della cosiddetta ‘acropoli’, l’ampliamento dell’indagine all’esterno del tempio ha consentito ulteriori acquisizioni sull’edificio della piena età imperiale, costruito su podio e preceduto da una scalinata con avancorpi. L’aedes risulta, infatti, inserita in un ampio recinto porticato, caratterizzato da due nicchie quadrangolari in corrispondenza dei lati lunghi del tempio, secondo un modello consolidato in età imperiale che trova le prime attestazioni a Roma in età flavia, per poi svilupparsi in Italia e nelle Province.
A partire dalla seconda metà del IV secolo, questo complesso – come le terme e la piazza porticata poste subito a Sud della ‘acropoli’ – è profondamente rifunzionalizzato con l’impostazione di ambienti che occupano lo spazio dei portici e sono utilizzati per attività di stoccaggio legate al vicino scalo portuale. Al commercio sono affiancate attività produttive, connesse anche in questo caso alla fabbricazione della calce, cui è destinato un grande forno parzialmente evidenziato (corda massima documentata m 5), che conserva ancora l’ultimo carico di cottura da cui provengono materiali utili a datarne la dismissione tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.
Nell’area occidentale del portico, lo scavo ha consentito inoltre di cogliere, per la prima volta, le modalità di organizzazione dell’abitato medievale connesso alla fortificazione della ‘acropoli’, solo in minima parte documentato durante le prime indagini in quest’area svolte negli anni Sessanta del Novecento. Nello spazio interno al recinto porticato i vani di questo periodo si sovrappongono a quelli di età tardoantica ricorrendo a strutture di fondazione in pietra legata con molta terra e ad elevati leggeri in argilla cruda e legno.
La documentazione materiale è caratterizzata soprattutto da ceramica invetriata e dipinta a bande, nonché da lucerne a becco ogivale – già evidenziate nel corso degli scavi pregressi – che, insieme alle attestazioni numismatiche prevalentemente bizantine, consentono di ascrivere all’XI secolo il termine ultimo di frequentazione dell’area
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AIAC_1184 - Egnazia - 2011
Le ricerche condotte nel 2011, nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, hanno chiarito che il complesso termale, noto soprattutto per la fase edilizia di III sec. d.C., viene impostato in età augustea, in un’area che nel periodo tardorepubblicano è destinata alla lavorazione del metallo. Fin dal suo impianto, le terme risultano strettamente connesse al comparto forense, pure organizzato agli inizi del principato, insieme agli edifici che ne compongono il nucleo monumentale, come la basilica civile.
Il legame topografico e funzionale tra terme e foro è rinsaldato nell’ambito dell’incisivo intervento urbanistico legato alla realizzazione della _via Traiana_: il nuovo tratto stradale indagato per una lunghezza di 25 m, si adegua alla planimetria del _balineum_ – anch’esso ristrutturato in concomitanza con i lavori per l’impostazione della strada – e si biforca con una diramazione che consente l’accesso all’ _apodyterium_ e prosegue verso la piazza forense.
Questo tratto della _Traiana_, che raggiunge il foro, allo stato attuale delle ricerche è l’unico privo di _orbitae tensarum_, evidentemente perché riservato solo al transito pedonale, a differenza del tracciato principale, lungo il quale la coppia di solchi più antica risulta sostituita da un’altra, lievemente spostata, a causa dell’usura dovuta all’intenso volume di traffico carrabile in prossimità dello spazio urbano principale.
Fin dall’impostazione, le terme risultano inoltre collegate all’edificio adiacente, già in parte evidenziato sul lato opposto rispetto alla strada, che proprio nel II sec. d.C. – e dunque in concomitanza con i lavori per la sistemazione della direttrice viaria – viene organizzato in una serie di ambienti disposti intorno ad un peristilio e provvisti di un articolato sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. Si tratta probabilmente di uno spazio pubblico, con valenza aggregativa, connesso direttamente al _balineum_ e legato al foro.
Per la fase meglio nota, che rimanda ad una ulteriore ristrutturazione nel III sec. d.C., è stato ben evidenziato il sistema di riscaldamento termale, documentato in buono stato di conservazione. In particolare, l’ipocausto del _caldarium_ è pavimentato in mattoni laterizi e provvisto di un fitto sistema di sostegni della suspensura: pilastrini in calcarenite, nella zona centrale, e _pilae_ laterizie, a sezione circolare e quadrata, sui lati. L’altezza di questi sostegni, la profondità dell’ipocausto, lo spessore e le caratteristiche tecniche del pavimento rivestito da lastre marmoree mostrano significativa aderenza ai più elevati standard tecnico-costruttivi di età romana così come sono testimoniati, oltre che dalla documentazione archeologica, anche dalle fonti letterarie e, in particolare, dalla trattazione vitruviana, che è peraltro contemporanea al periodo della impostazione delle terme.
Sul pianoro della ‘acropoli’, l’approfondimento dello scavo ha permesso di precisare, per l’età imperiale, l’articolazione dell’area sacra indagata negli ultimi anni. È stato meglio documentato il recinto porticato del tempio, caratterizzato da due nicchie quadrangolari in corrispondenza dei lati lunghi e dotato di un muro di fondo in opera quadrata a grandi blocchi. Del piano pavimentale originario del portico restano evidenze scarse, riferibili ad un lastricato – simile a quello conservato in corrispondenza della fronte del tempio –, che risulta in gran parte asportato verosimilmente in età tardoantica nel corso della riorganizzazione generale dell’area.
Per questo periodo, l’estensione dell’indagine al settore occidentale del portico ha consentito di delineare con maggiore chiarezza le dinamiche di rifunzionalizzazione del complesso, ormai privo di valenza religiosa, destinato prevalentemente ad attività produttive e di stoccaggio e connesso alla fortificazione riferibile alla seconda metà del VI sec. d.C., il cui bastione arriva ad invadere il limite dell’antica area di culto
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AIAC_1184 - Egnazia - 2012
Le ricerche condotte nel 2012, nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, hanno permesso di evidenziare in maniera più estesa le preesistenze delle terme costruite in età augustea sul lato meridionale del comparto forense. In particolare, un ambiente caratterizzato da dispositivi per il trattamento dei tessuti, verosimilmente una _fullonica_ attiva durante tutto il I sec. a.C., risulta riorganizzata, senza cambiare destinazione d’uso, in concomitanza con la costruzione del _balneum_. Il vestibolo termale si affianca a questo impianto artigianale a riprova del fatto che le terme si impostano in un settore urbano già fittamente strutturato, nell’ambito dell’incisivo intervento urbanistico di età augustea che organizza il nucleo monumentale del foro.
È stato inoltre meglio evidenziato l’edificio attiguo alle terme sul lato opposto rispetto alla strada, che a partire dalla prima età imperiale si articola in una serie di ambienti disposti intorno ad un peristilio e provvisti di un esteso sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. Durante l’intera vicenda del _balneum_, fino alla fine del IV sec. d.C., questo monumento, a forte valenza aggregativa, forma con le terme un complesso unitario ed è interessato dagli interventi di ristrutturazione che coinvolgono i vani termali, soprattutto nel II secolo, in concomitanza con la sistemazione della _via Traiana_, e ancora nel III secolo.
Sempre sul limite meridionale del comparto forense, ancora più a Est rispetto alle terme, è stato individuato un monumento finora ignoto di elevato tenore architettonico che, allo stato attuale dell’indagine, risulta in uso in età tardorepubblicana e protoimperiale e non sembra coinvolto dalla rifunzionalizzazione che interessa molti settori della città a partire dalla fine del IV secolo. Ad un edificio pubblico, legato in modo diretto alle attività commerciali del foro, inducono a pensare, in attesa di approfondire la ricerca appena avviata, la planimetria, caratterizzata da un’ampia area centrale chiusa da un’esedra rettangolare e circondata da vani modulari distribuiti in posizione simmetrica, nonché la destinazione esclusiva a deposito di anfore vinarie di un vano rialzato e accessibile da una rampa.
Nel santuario dell’acropoli, frequentato già dal VI sec. a.C., rilevanti risultano le nuove acquisizioni per il periodo imperiale, quando il tempio è inserito in un recinto porticato a quattro bracci, dotato di due ampie esedre quadrangolari disposte al centro dei lati lunghi. Le aree aperte comprese tra il tempio e i portici sono pavimentate in terra battuta in questa fase che, sulla base dei reperti ceramici e numismatici, può essere ascritta alla prima metà del II secolo d.C. Anche questo complesso religioso rientra dunque tra i settori della città riqualificati nell’ambito dell’esteso intervento edilizio di età traianea, che coinvolge anche le terme, la piazza mercato porticata e il settore residenziale opposto alla piazza a Sud della _via Traiana_.
A partire dalla metà del IV secolo d.C., in concomitanza con la dismissione dell’area sacra, ai muri di chiusura del santuario si addossano ambienti di forma quadrangolare con destinazione abitativa e produttiva; l’area aperta, progressivamente defunzionalizzata, ospita anche sepolture isolate, localizzate a ridosso della cornice di base del podio.
Intorno alla metà del VI secolo d.C., contestualmente al generale piano di fortificazione dell’acropoli, vengono realizzati il circuito murario bizantino e il _castrum_ con ampio ricorso ad elementi di reimpiego del santuario destrutturato. Nell’ambito delle ultime indagini è stata individuata la torre del _castrum_ più interna all’acropoli: si tratta di un ambiente quadrangolare, in parte realizzato a scarpa per migliorarne le capacità di difesa, che ingloba le strutture dell’angolo sud-occidentale del portico di età imperiale.
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AIAC_1184 - Egnazia - 2013
Le ricerche sul campo del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ nel 2013 si sono concentrate in un’ampia fascia che definisce il comparto del foro sul lato meridionale, nella quale ricadono anche le terme e l’edificio con peristilio centrale connesso al _balneum_, indagati con sistematicità negli ultimi anni.
Nell’impianto termale, al termine del restauro del _praefurnium_, che si conserva integralmente fino alla copertura, è stato possibile indagare lo spazio di servizio in cui il dispositivo rientra ed è stato individuato un altro _praefurnium_ più piccolo: mentre il dispositivo maggiore alimentava direttamente l’ _alveus_ del _caldarium_ e provvedeva al riscaldamento degli altri vani, l’altro _praefurnium_ era collegato alla vasca minore del _caldarium_, con la funzione di supporto termico assegnata pure ad un terzo dispositivo, strutturato in maniera più semplice, che viene affiancato all’ipocausto del _tepidarium_ nell’ambito della ristrutturazione del III secolo.
A Est delle terme, è stato approfondito lo scavo dell’edificio di elevato tenore architettonico individuato nel 2012, articolato intorno ad un’ampia corte centrale, chiusa da un’esedra rettangolare e circondata da vani modulari distribuiti in posizione simmetrica. Le attività documentate nei due spazi indagati più a fondo, preparazione e consumazione di cibi a prevalente provenienza ittica e deposito di anfore vinarie, quest’ultimo in un ambiente rialzato e accessibile da una rampa, inducono a non escludere, per il periodo compreso tra II secolo a.C. e I secolo d.C., una destinazione residenziale, certo di prestigio, a giudicare dalla decorazione architettonica in pietra calcarea degli elevati e dalle pavimentazioni a mosaico di ciottoli. In questo complesso la residenzialità è stata al momento meglio chiarita per il periodo tardoantico, quando si accompagna ad attività produttive e allo stazionamento di animali, come in molti settori urbani già indagati.
Nello stesso periodo, una parte di quest’area e un vasto settore esteso ancora più a Est sono lasciati aperti e destinati all’attività agricola, verosimilmente alla viticoltura, in una zona che presenta la prima significativa discontinuità nella maglia intensamente strutturata della città del vescovo, a poca distanza dell’impianto per la produzione di calce e altro materiale edile, che rifunzionalizza gli spazi delle terme del foro.
In attesa di poter approfondire ulteriormente la ricerca, si può ipotizzare che la lavorazione dei prodotti agricoli, vino e forse anche olio, avvenisse nello stesso comparto, anche nella zona tra l’edificio sopra menzionato e la manifattura della calce, dove è stato appena esteso lo scavo e dove è venuta in evidenza una filiera di vasche, di dimensioni differenti, allineate e tra loro collegate. Alle esigenze di questi dispositivi provvedevano diverse strutture di approvvigionamento idrico, tra cui una cisterna la cui ghiera riutilizza parte degli _arbores_ di un torchio.
Che questa cisterna sia ricavata nell’ampio vano ipogeico di una tomba a camera di età messapica, non lontana da un’altra sepoltura dello stesso tipo, in parte intercettata e riutilizzata nell’opificio delle calcare, segnala con elementi di sempre maggiore interesse la fitta articolazione del palinsesto insediativo di questa città di cui si continua a delineare la complessità del paesaggio antico.
Gli spazi e le attività della città sono ora raccontati in forme di forte impatto nel nuovo percorso espositivo del MArE – Museo Nazionale Archeologico di Egnazia ‘Giuseppe Andreassi’, inaugurato il 25 luglio 2013 e nato da una stretta collaborazione tra gli archeologi della Soprintendenza e l’équipe dell’Università di Bari, coordinati dal Soprintendente Luigi La Rocca.
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AIAC_1184 - Egnazia - 2014
Nel 2014 il ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ ha approfondito le indagini nel settore a Sud del foro in cui ricadono anche le terme e nell’area del santuario dell’acropoli.
Nel settore a Sud del foro, la zona attigua alle terme risulta in modo sempre più chiaro fittamente occupata, a partire dal II secolo a.C., da strutture residenziali di pregio, caratterizzate da planimetrie articolate. Impostata in questo periodo, la dimora al momento meglio nota, già in parte evidenziata negli ultimi anni, presenta uno spazio aperto centrale a sviluppo longitudinale con ambulacri sui lati lunghi che raccordano ambienti disposti in maniera speculare. A questa _domus_ è ora possibile riferire l’area aperta già individuata nella scorsa campagna di scavo, nella quale i numerosi tagli circolari e rettangolari fanno pensare ad un albereto organizzato alla maniera ricordata da Varrone nel De re rustica (1, 8, 1-3) per la vite a pergolato, che richiedeva l’alternanza di vitigni e alberi, affinché i tralci dei primi potessero sostenersi ai rami dei secondi per formare la pergola.
Nella prima età imperiale la dimora è obliterata da un edificio pubblico che ne mantiene la spazialità in senso longitudinale e a chiusura dell’area centrale prevede un’abside quadrangolare in opera quadrata a grandi blocchi. Il monumento, finora ignoto, fornisce dunque nuovi e significativi elementi sull’ampio intervento urbanistico, condotto tra l’età augustea e la prima età imperiale, che realizza il foro e gli edifici pubblici che gravitano intorno alla piazza, come la basilica civile e le terme.
Nonostante in questa zona le strutture del periodo tardoantico siano state in gran parte rasate nell’ambito dell’attività agricola moderna, consistenti indicatori rimandano ad un cantiere per la costruzione di un edificio a tre navate, che utilizza come fondazioni le strutture precedenti di andamento longitudinale. La navata centrale, più ampia, è chiusa da una nuova abside quadrangolare impostata su quella più antica. Il monumento di età imperiale è dunque trasformato in un edificio religioso, che si aggiunge al già ricco nucleo di monumenti ecclesiastici del periodo della diocesi e che impone una invasiva trasformazione del settore residenziale vicino al foro. Tra i pochi, ma significativi materiali, che documentano il rimodellamento del complesso architettonico, si segnala un capitello ionico di alto pregio, rilavorato per accogliere i simboli cristiani del nodo di Salomone e dei tralci di vite.
Nell’area dell’acropoli le ultime indagini hanno permesso nuove acquisizioni sul santuario nella fase di maggiore monumentalità, riferibile all’intervento urbanistico del periodo di Traiano. Il tempio su podio già indagato è il fulcro di una vasta area sacra, estesa per mq 1550 circa e definita da un quadriportico con due ampie esedre quadrangolari al centro dei lati lunghi. Al muro di chiusura del portico si appoggiano ambienti costruiti subito all’esterno del recinto monumentale, forse con funzione di tabernae, uno dei quali, nell’angolo sud-orientale, è completamente conservato negli elevati (circa m 2,70), perché inglobato in una delle torri del castrum bizantino che cinge l’acropoli alla fine del VI secolo. Di questa torre è stato evidenziato per la prima volta il sistema costruttivo che prevede una doppia cortina, con nucleo di pietrame e sabbia ed elevato con il caratteristico profilo a scarpa, di cui si conserva un’estremità.
A contenimento del nuovo impianto è realizzato un poderoso antemurale utile anche a garantire una prima linea di difesa. Allo stesso periodo e con ogni probabilità ad un esponente di spicco della guarnigione stanziata nella fortificazione rimanda una residenza che, tra le altre unità abitative estese nell’area dell’antico santuario, si distingue per l’articolazione degli ambienti, almeno sei, disposti intorno ad un atrio centrale.
Il crollo della dimora e degli altri spazi residenziali di questo settore sul finire del VII secolo potrebbero essere riferiti ad un evento bellico connesso, verosimilmente, con la graduale avanzata dei Longobardi in Puglia, culminata nello stesso periodo con la conquista di Brindisi e di Taranto. Indicatore significativo della presenza longobarda sembra, subito all’esterno del muro di chiusura del santuario, la sepoltura di un uomo con il suo cane, pratica rituale che per questo periodo è ben attestata proprio in necropoli longobarde dell’Italia centrale e settentrionale, oltre che della Germania orientale.
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AIAC_1184 - Egnazia - 2015
Nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ le ricerche del 2015 si sono concentrate con approfondimenti sistematici nel settore residenziale già in parte indagato a Sud del foro. Le nuove evidenze, lette insieme al complesso dei dati raccolti negli ultimi anni, permettono di distinguere in maniera quasi completa due dimore di prestigio, una articolata intorno ad un peristilio centrale ed un’ampia _domus_ ad atrio. Il tessuto urbano che si va definendo presenta dunque il _balneum_ del Foro e le due residenze accostate in successione, senza soluzione di continuità e senza individuare aree di passaggio. Allo stato attuale delle indagini l’accesso ad entrambe le dimore può essere ipotizzato sul fronte meridionale, oltre l’attuale limite di scavo, in corrispondenza di una strada con orientamento Ovest-Est perpendicolare al percorso della via Traiana, individuata attraverso le prospezioni geofisiche condotte nell’ambito del Progetto FIRB 2012 ‘Archeologia dei paesaggi della Puglia Adriatica in età romana: tecnologie innovative per una pianificazione sostenibile e una fruizione identitaria’.
Nella _domus_ attigua alle terme, intorno al peristilio centrale si snoda un ambulacro che immette in una serie di ambienti provvisti di un articolato sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. La lettura dell’impianto originario è resa difficoltosa dal fatto che spazi e strutture sono stati profondamente rimaneggiati a partire dagli inizi del V secolo d.C., per riconvertire questo edificio, insieme alle terme, come manifattura di materiale utile all’edilizia.
L’altra dimora ha il suo fulcro in un ampio atrio (m 9 x 8) con _impluvium_ centrale ben conservato e con ambienti che si sviluppano su tutti i lati. L’indagine ha finora documentato in maniera più chiara l’articolazione del periodo tardoantico, con una prima fase che termina entro la fine del IV secolo e con una rapida ristrutturazione, entrambe connotate da soluzioni di pregio nell’articolazione degli spazi e nelle decorazione, che rivelano l’alto tenore della residenzialità aristocratica nelle aree più vicine al foro. Nella seconda fase in particolare, tra l’atrio che si restringe intorno ad un nuovo impluvio e la strada di accesso, si colloca un impianto termale, poco esteso, ma ben strutturato. Si tratta di una nuova e interessante testimonianza dello spostamento in ambito privato, con una destinazione esclusiva ed elitaria, dell’attività termale che fino a pochi decenni prima era stata appannaggio del vicino _balneum_ pubblico ormai destrutturato. In uno degli ambienti di questa residenza, numerosi elementi inducono a riconoscere nell’ultima fase d’uso un’attività di tesaurizzazione di oggetti preziosi anche più antichi, forse appartenuti alla storia della famiglia, tra cui spicca un icosaedro in cristallo, poliedro composto da 20 triangoli equilateri (lato di 2 cm), su ognuno dei quali è incisa una cifra dell’antico sistema numerico greco alfabetico, con i numeri da 1 a 20.
Con la nuova sistemazione la _domus_ viene utilizzata pochi decenni fino a quando, nel corso del V secolo, è obliterata dall’edificio religioso già individuato nel 2014, con pianta longitudinale a tre navate chiusa da un’abside quadrangolare. Il monumento cristiano ingloba nelle fondazioni le strutture del lato orientale della residenza, mentre l’area dell’atrio diviene spazio aperto per l’accesso al nuovo edificio, provvista di pozzi legati ancora alla grande cisterna che aveva raccolto le acque dagli impluvia succedutisi nella vicenda edilizia di questa dimora. Contestualmente, a poca distanza, l’antica casa a peristilio e le terme ormai dismesse sono trasformate in fabbrica per produrre calce e laterizi, evidentemente richiesti dai grandi cantieri vicini, in una città che mostra in modo sempre più chiaro la complessa vitalità del proprio impianto urbano, pur nelle profonde trasformazioni del paesaggio tardoantico.
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AIAC_1184 - Egnazia - 2016
Le ricerche del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, svolte nel 2016 nella forma consueta di cantiere didattico, hanno approfondito l’indagine della _domus_ ad atrio già nota per la fase tardoantica nell’ampio isolato a Sud del Foro e hanno avviato lo scavo in un altro settore, che la via Traiana separa dal precedente, nel comparto a SW del Foro.
L’approfondimento nella _domus_ ad atrio ha permesso di evidenziare in maniera estesa la sistemazione della casa in età imperiale: sulla strada che chiude a S l’isolato (nota attraverso le indagini geofisiche) prospettano le _fauces_ che immettono in un ampio atrio (m 9x8) con _impluvium_ centrale, pavimentato in cocciopesto. Sul fondo, in asse con l’ingresso, il vano più esteso è forse il tablino, come indicano la ricca decorazione parietale ad intonaco policromo e le tracce della malta per l’alloggiamento di colonne, che rimandano ad una fronte colonnata verso l’atrio. In prossimità dell’impluvio è stato documentato il sistema di gestione idrica, con un dispositivo per il troppo-pieno ricavato nel cocciopesto, dal quale l’acqua defluiva in una canaletta verso il tablino e dunque all’esterno verso il Foro. In questa zona è possibile ipotizzare, infatti, la presenza di un grande collettore per le acque reflue, anche sulla base dell’osservazione dei sistemi di drenaggio delle terme e della casa a peristilio già indagate nello stesso isolato.
Gli ambienti del lato E della casa sono articolati intorno ad un vano aperto sull’atrio e caratterizzato da soluzioni architettoniche di particolare pregio. È distinto in due spazi posti a quote degradanti verso l’atrio, pavimentato a mosaico – in gran parte perduto – e rivestito con intonaco parietale policromo.
La dimora è costruita, inoltre, su un più antico complesso che, per la parte finora evidenziata, si presenta come un recinto monumentale in opera quadrata a grandi blocchi, caratterizzato da partizioni interne. In attesa di approfondire l’indagine, l’articolazione ed i materiali inducono a pensare che si tratti di un edificio con una valenza collettiva, forse sacra, utilizzato almeno tra il VI e il III secolo a.C. Potrebbe dunque trattarsi, per Egnazia, del primo complesso monumentale noto dell’insediamento messapico.
Alcune evidenze sembrano rimandare a pratiche rituali che segnano forse la trasformazione nell’uso di quest’area al momento della costruzione della _domus_, con confronti interessanti nel periodo repubblicano: nella preparazione dei piani pavimentali della casa sono deposte, infatti, coppette acrome e a vernice nera, vasi cantaroidi miniaturistici, insieme a resti faunistici privi di segni di macellazione, soprattutto ovicaprini, ma anche un suino in età neonatale.
L’approfondimento dello scavo ha permesso, dunque, di verificare un palinsesto articolato, dal monumento messapico alla dimora aristocratica, con le sue molteplici ristrutturazioni fino agli inizi del V secolo, quando l’edificazione di una chiesa sui resti della domus manifesta il profondo mutamento del paesaggio urbano.
Nel settore a SW del Foro, l’avvio dell’indagine stratigrafica ha documentato, sempre per il V secolo, un edificio con cinque vani disposti attorno ad uno spazio centrale, che si imposta su un organismo più antico, al momento individuato in minima parte.
Si tratta di una fabbrica per la calce, situata in posizione intermedia tra il complesso episcopale e la chiesa vicina al Foro, che si aggiunge alle numerose altre manifatture di materiale per l’edilizia note in età tardoantica ad Egnazia.
Nello spazio centrale è stata riconosciuta la filiera produttiva completa: alcuni tagli servivano da deposito di blocchi preparati per la cottura in una calcara a fossa, alle cui necessità provvedevano due pozzi di notevole portata. Dopo lo spegnimento della calce in un ampio taglio, il prodotto finito era forse depositato in un vano attiguo, a giudicare dal consistente rinvenimento di calcina, in associazione con monete che indicano anche una distribuzione al dettaglio.