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AIAC_1184 - Egnazia - 2009
Le indagini condotte nel 2009 nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ hanno chiarito che le terme pubbliche situate nel settore orientale della città, nel nucleo monumentale legato con ogni probabilità al foro, furono utilizzate fino alla fine del IV sec. d.C. e furono successivamente riconvertite ad accogliere un articolato impianto artigianale. L’opificio serviva alla produzione di materiale edilizio molto richiesto dai numerosi cantieri attivi in città in questo periodo di intensa ristrutturazione favorita e condizionata dall’autorità ecclesiastica. A questo scopo nei vani dell’antico _balneum_ si costruirono una fornace per laterizi e due calcare, nelle quali era smaltito anche materiale architettonico proveniente dalle stesse terme, oltre ai basoli della _via Traiana_ ormai non più utilizzata e coperta da una massicciata che ne aveva ripreso fedelmente il tracciato.
Una destinazione di carattere artigianale sembra interessare anche la zona compresa tra le terme e la basilica civile, ancora più vicina dunque all’area del probabile foro. Nello spazio di una struttura monumentale di età imperiale, probabilmente un portico, si impostò in questo periodo un’officina per la lavorazione del metallo e soprattutto per la produzione di chiodi, di cui sono stati recuperati numerosissimi esemplari anche semilavorati.
A poca distanza, subito a Sud della basilica episcopale, sempre a partire dalla fine del IV sec. d.C. risulta attivo un altro impianto di produzione della calce, caratterizzato da una fornace di dimensioni particolarmente ampie (diam. m 4,80), che provvedeva dunque direttamente alle necessità edilizie della chiesa in continuo ampliamento fino al VI sec. d.C.
Nell’area della cosiddetta ‘acropoli’ le ricerche si sono concentrate sul tempio e in particolare su alcuni settori esclusi dalle prime ricerche del 1966, dai quali è stato possibile desumere nuovi elementi sull’architettura e sulla cronologia, a cui possono ora essere collegati strutture e materiali noti dalle indagini precedenti e ad oggi studiati solo in parte.
Alla più antica fase costruttiva, leggibile in modo discontinuo a causa delle trasformazioni successive, appartengono due nuclei di strutture murarie, probabilmente allineati nell’ambito dello stesso complesso. I materiali recuperati, di carattere votivo e rituale, rimandano all’età messapica e in particolare al V sec. a.C.
Al periodo compreso tra la fine del II e la prima metà del I sec. a.C. si riferisce la costruzione di una struttura quadrangolare a cui si possono attribuire anche numerosi frammenti architettonici provenienti dagli scavi più datati. In corrispondenza della fronte dell’edificio e in asse con l’ingresso, all’interno di una cavità realizzata per l’occasione è stato individuato un accumulo di reperti faunistici riferibili a un bovino, a un suino e a un ovino, in associazione con materiali ceramici databili anch’essi tra la fine del II e la prima metà del I sec. a.C. Sulla base di numerosi altri esempi documentati, questo rinvenimento induce a pensare ad un sacrificio rituale collegato presumibilmente alla fondazione di questo secondo tempio.
In una successiva fase di monumentalizzazione, sulla quale sarà necessario acquisire elementi specifici di cronologia con il proseguo dell’indagine, fu costruito un nuovo e più grande edificio su podio. Questo tempio era provvisto di un’ampia scalinata di accesso delimitata da due avancorpi che forse sostenevano statue e di un altare di cui restano le tracce della fondazione e della spoliazione.
Durante l’ultima campagna di scavo è stato indagato, inoltre, per la prima volta, l’estremo settore nord-orientale della città, situato subito all’interno del circuito murario. L’area risulta poco urbanizzata in età romana e tardoantica perché destinata in maniera specifica allo sfruttamento delle risorse idriche, attraverso polle di risalita della falda e pozzi di captazione, capaci di supplire all’assenza dell’acquedotto. I bacini di rifornimento presenti in questa zona sembrano, inoltre, collegati alla vicina zona monumentale e in particolare all’impianto termale, che dista solo poco meno di trecento metri.
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AIAC_1184 - Egnazia - 2010
Le indagini condotte nel 2010 nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ hanno chiarito che l’impostazione delle terme sulla _via Traiana_, al limite dell’area destinata con ogni probabilità al foro, risale al III sec. d.C. e comporta l’obliterazione di un edificio più antico, verosimilmente della prima età imperiale, del quale sono state indagate alcune strutture – come una grande cisterna –. Sul lato opposto rispetto alla strada, il complesso si raccorda peraltro a un nucleo di ambienti ricostruiti nel III secolo e disposti in maniera simmetrica intorno al peristilio centrale in ordine dorico. Questo edificio, connesso alle strutture del _balineum_, non risulta destinato al percorso termale, ma, in attesa dell’ulteriore approfondimento dello scavo, sembra legato piuttosto ad attività commerciali, a giudicare dall’articolazione planimetrica, dalla localizzazione rispetto alla contigua area forense e dalla ceramica proveniente dagli strati di frequentazione, nei quali predominano nettamente i manufatti di importazione sia da trasporto sia da mensa rispetto al vasellame d’uso comune.
La riorganizzazione dell’intero comparto, intervenuta agli inizi del V secolo e indotta dalla costruzione di un vasto impianto produttivo di materiali per l’edilizia, è stata ulteriormente documentata con l’evidenziazione dei vani connessi all’attività dei forni da calce, già indagati, costruiti nel rispetto dell’assetto icnografico adottato nell’intera area. Ogni ambiente sembra destinato ad assolvere una funzione specifica nell’ambito della filiera artigianale: in particolare, approvvigionamento idrico, taglio dei blocchi da calcinare, lavorazione dell’argilla impiegata verosimilmente per coibentare i forni prima di avviare un nuovo ciclo di cottura. Nel settore limitaneo meridionale dell’opificio è attestata anche l’attività commerciale legata sia ai frammenti ceramici e laterizi sia alla malacofauna, triturati in altri spazi della stessa manifattura per essere impiegati nella preparazione del cocciopesto.
Nell’area della cosiddetta ‘acropoli’, l’ampliamento dell’indagine all’esterno del tempio ha consentito ulteriori acquisizioni sull’edificio della piena età imperiale, costruito su podio e preceduto da una scalinata con avancorpi. L’aedes risulta, infatti, inserita in un ampio recinto porticato, caratterizzato da due nicchie quadrangolari in corrispondenza dei lati lunghi del tempio, secondo un modello consolidato in età imperiale che trova le prime attestazioni a Roma in età flavia, per poi svilupparsi in Italia e nelle Province.
A partire dalla seconda metà del IV secolo, questo complesso – come le terme e la piazza porticata poste subito a Sud della ‘acropoli’ – è profondamente rifunzionalizzato con l’impostazione di ambienti che occupano lo spazio dei portici e sono utilizzati per attività di stoccaggio legate al vicino scalo portuale. Al commercio sono affiancate attività produttive, connesse anche in questo caso alla fabbricazione della calce, cui è destinato un grande forno parzialmente evidenziato (corda massima documentata m 5), che conserva ancora l’ultimo carico di cottura da cui provengono materiali utili a datarne la dismissione tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.
Nell’area occidentale del portico, lo scavo ha consentito inoltre di cogliere, per la prima volta, le modalità di organizzazione dell’abitato medievale connesso alla fortificazione della ‘acropoli’, solo in minima parte documentato durante le prime indagini in quest’area svolte negli anni Sessanta del Novecento. Nello spazio interno al recinto porticato i vani di questo periodo si sovrappongono a quelli di età tardoantica ricorrendo a strutture di fondazione in pietra legata con molta terra e ad elevati leggeri in argilla cruda e legno.
La documentazione materiale è caratterizzata soprattutto da ceramica invetriata e dipinta a bande, nonché da lucerne a becco ogivale – già evidenziate nel corso degli scavi pregressi – che, insieme alle attestazioni numismatiche prevalentemente bizantine, consentono di ascrivere all’XI secolo il termine ultimo di frequentazione dell’area
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AIAC_1184 - Egnazia - 2011
Le ricerche condotte nel 2011, nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, hanno chiarito che il complesso termale, noto soprattutto per la fase edilizia di III sec. d.C., viene impostato in età augustea, in un’area che nel periodo tardorepubblicano è destinata alla lavorazione del metallo. Fin dal suo impianto, le terme risultano strettamente connesse al comparto forense, pure organizzato agli inizi del principato, insieme agli edifici che ne compongono il nucleo monumentale, come la basilica civile.
Il legame topografico e funzionale tra terme e foro è rinsaldato nell’ambito dell’incisivo intervento urbanistico legato alla realizzazione della _via Traiana_: il nuovo tratto stradale indagato per una lunghezza di 25 m, si adegua alla planimetria del _balineum_ – anch’esso ristrutturato in concomitanza con i lavori per l’impostazione della strada – e si biforca con una diramazione che consente l’accesso all’ _apodyterium_ e prosegue verso la piazza forense.
Questo tratto della _Traiana_, che raggiunge il foro, allo stato attuale delle ricerche è l’unico privo di _orbitae tensarum_, evidentemente perché riservato solo al transito pedonale, a differenza del tracciato principale, lungo il quale la coppia di solchi più antica risulta sostituita da un’altra, lievemente spostata, a causa dell’usura dovuta all’intenso volume di traffico carrabile in prossimità dello spazio urbano principale.
Fin dall’impostazione, le terme risultano inoltre collegate all’edificio adiacente, già in parte evidenziato sul lato opposto rispetto alla strada, che proprio nel II sec. d.C. – e dunque in concomitanza con i lavori per la sistemazione della direttrice viaria – viene organizzato in una serie di ambienti disposti intorno ad un peristilio e provvisti di un articolato sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. Si tratta probabilmente di uno spazio pubblico, con valenza aggregativa, connesso direttamente al _balineum_ e legato al foro.
Per la fase meglio nota, che rimanda ad una ulteriore ristrutturazione nel III sec. d.C., è stato ben evidenziato il sistema di riscaldamento termale, documentato in buono stato di conservazione. In particolare, l’ipocausto del _caldarium_ è pavimentato in mattoni laterizi e provvisto di un fitto sistema di sostegni della suspensura: pilastrini in calcarenite, nella zona centrale, e _pilae_ laterizie, a sezione circolare e quadrata, sui lati. L’altezza di questi sostegni, la profondità dell’ipocausto, lo spessore e le caratteristiche tecniche del pavimento rivestito da lastre marmoree mostrano significativa aderenza ai più elevati standard tecnico-costruttivi di età romana così come sono testimoniati, oltre che dalla documentazione archeologica, anche dalle fonti letterarie e, in particolare, dalla trattazione vitruviana, che è peraltro contemporanea al periodo della impostazione delle terme.
Sul pianoro della ‘acropoli’, l’approfondimento dello scavo ha permesso di precisare, per l’età imperiale, l’articolazione dell’area sacra indagata negli ultimi anni. È stato meglio documentato il recinto porticato del tempio, caratterizzato da due nicchie quadrangolari in corrispondenza dei lati lunghi e dotato di un muro di fondo in opera quadrata a grandi blocchi. Del piano pavimentale originario del portico restano evidenze scarse, riferibili ad un lastricato – simile a quello conservato in corrispondenza della fronte del tempio –, che risulta in gran parte asportato verosimilmente in età tardoantica nel corso della riorganizzazione generale dell’area.
Per questo periodo, l’estensione dell’indagine al settore occidentale del portico ha consentito di delineare con maggiore chiarezza le dinamiche di rifunzionalizzazione del complesso, ormai privo di valenza religiosa, destinato prevalentemente ad attività produttive e di stoccaggio e connesso alla fortificazione riferibile alla seconda metà del VI sec. d.C., il cui bastione arriva ad invadere il limite dell’antica area di culto
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AIAC_1184 - Egnazia - 2012
Le ricerche condotte nel 2012, nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, hanno permesso di evidenziare in maniera più estesa le preesistenze delle terme costruite in età augustea sul lato meridionale del comparto forense. In particolare, un ambiente caratterizzato da dispositivi per il trattamento dei tessuti, verosimilmente una _fullonica_ attiva durante tutto il I sec. a.C., risulta riorganizzata, senza cambiare destinazione d’uso, in concomitanza con la costruzione del _balneum_. Il vestibolo termale si affianca a questo impianto artigianale a riprova del fatto che le terme si impostano in un settore urbano già fittamente strutturato, nell’ambito dell’incisivo intervento urbanistico di età augustea che organizza il nucleo monumentale del foro.
È stato inoltre meglio evidenziato l’edificio attiguo alle terme sul lato opposto rispetto alla strada, che a partire dalla prima età imperiale si articola in una serie di ambienti disposti intorno ad un peristilio e provvisti di un esteso sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. Durante l’intera vicenda del _balneum_, fino alla fine del IV sec. d.C., questo monumento, a forte valenza aggregativa, forma con le terme un complesso unitario ed è interessato dagli interventi di ristrutturazione che coinvolgono i vani termali, soprattutto nel II secolo, in concomitanza con la sistemazione della _via Traiana_, e ancora nel III secolo.
Sempre sul limite meridionale del comparto forense, ancora più a Est rispetto alle terme, è stato individuato un monumento finora ignoto di elevato tenore architettonico che, allo stato attuale dell’indagine, risulta in uso in età tardorepubblicana e protoimperiale e non sembra coinvolto dalla rifunzionalizzazione che interessa molti settori della città a partire dalla fine del IV secolo. Ad un edificio pubblico, legato in modo diretto alle attività commerciali del foro, inducono a pensare, in attesa di approfondire la ricerca appena avviata, la planimetria, caratterizzata da un’ampia area centrale chiusa da un’esedra rettangolare e circondata da vani modulari distribuiti in posizione simmetrica, nonché la destinazione esclusiva a deposito di anfore vinarie di un vano rialzato e accessibile da una rampa.
Nel santuario dell’acropoli, frequentato già dal VI sec. a.C., rilevanti risultano le nuove acquisizioni per il periodo imperiale, quando il tempio è inserito in un recinto porticato a quattro bracci, dotato di due ampie esedre quadrangolari disposte al centro dei lati lunghi. Le aree aperte comprese tra il tempio e i portici sono pavimentate in terra battuta in questa fase che, sulla base dei reperti ceramici e numismatici, può essere ascritta alla prima metà del II secolo d.C. Anche questo complesso religioso rientra dunque tra i settori della città riqualificati nell’ambito dell’esteso intervento edilizio di età traianea, che coinvolge anche le terme, la piazza mercato porticata e il settore residenziale opposto alla piazza a Sud della _via Traiana_.
A partire dalla metà del IV secolo d.C., in concomitanza con la dismissione dell’area sacra, ai muri di chiusura del santuario si addossano ambienti di forma quadrangolare con destinazione abitativa e produttiva; l’area aperta, progressivamente defunzionalizzata, ospita anche sepolture isolate, localizzate a ridosso della cornice di base del podio.
Intorno alla metà del VI secolo d.C., contestualmente al generale piano di fortificazione dell’acropoli, vengono realizzati il circuito murario bizantino e il _castrum_ con ampio ricorso ad elementi di reimpiego del santuario destrutturato. Nell’ambito delle ultime indagini è stata individuata la torre del _castrum_ più interna all’acropoli: si tratta di un ambiente quadrangolare, in parte realizzato a scarpa per migliorarne le capacità di difesa, che ingloba le strutture dell’angolo sud-occidentale del portico di età imperiale.