- Item
- AIAC_284
- Name
- San Martino del Piano
- Date Range
- 200 BC – 600
Seasons
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2006Nel corso della campagna di scavo nel Parco Archeologico di _Forum Sempronii_ (S. Martino del Piano di Fossombrone) nei mesi di luglio e agosto 2006, si è proseguito l’intervento dei due anni precedenti di riscoperta della _Domus_ di Europa, caratterizzata da tre fasi edilizie. L’edificio era stato messo in luce casualmente nel 1878-1880 nel corso dello scavo della trincea per la costruzione della “Ferrovia Metaurense”, che ha attraversato da Est a Ovest l’abitato romano. La Regia Soprintendenza ha poi qui provveduto tra 1926 e 1929 al distacco di due mosaici policromi visti in precedenza e al trasporto al Museo di Ancona: quello di maggiori dimensioni presentava un emblema figurato con la rappresentazione di Europa sul toro, il secondo era caratterizzato da motivi geometrici disposti in simmetria. I recenti scavi hanno permesso di individuare con certezza i due ambienti dai quali erano stati distaccati i due mosaici menzionati, oltre ad alcuni altri nel contesto della Domus di Europa, situata lungo il _cardo maximus_ della città. E’ pertanto in corso di attuazione il progetto di ricontestualizzazione dei due pavimenti musivi nella sede originaria, nell’ambito del Parco Archeologico. I due mosaici sono stati restaurati e verranno resi visibili con un’apposita copertura, seguendo un programma di tutela e di valorizzazione concordato tra l’Università di Urbino e la Soprintendenza Archeologica delle Marche, che fa seguito alla ristrutturazione del Museo Archeologico. E’ inoltre in preparazione una mostra a Fossombrone sulla _Domus_, con i due mosaici menzionati, con un tratto di parete affrescata con animali esotici entro riquadri (recuperata e restaurata di recente) e con vari materiali di arredo di abitazione. La ricerca è continuata anche presso le Terme orientali, lungo il _Decumanus minor_ a Sud della Flaminia, che attraversava la città tra le due porte principali. Lungo questa via lastricata, caratterizzata in parte dalla presenza di otto basi di statue in origine in bronzo, sono state oggetto di scavo strutture monumentali; nello strato di crollo è stata rinvenuta una serie di tombe tardoantiche, che attestano la continuità di un nucleo demico anche dopo la distruzione dell’abitato. (Mario Luni)
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2007La Campagna di scavo 2007 si è svolta su due cantieri: il primo costituito dalla cosiddetta “Domus di Europa” ed il secondo in un’area contigua alle Terme centrali, immediatamente a Nord del decumanus minor, nel settore IV. _Domus di Europa_ Si è proceduto alla pulizia completa dell’area pertinente alla _Domus_ “del Ratto di Europa“, scavata negli anni precedenti (2004-2006). Sono stati intrapresi lavori di scavo stratigrafico nel Settore B3, verso il cardo “dei Seviri”, negli ambienti A e G. Si accede all’Ambiente A (m 3,57 x 6,06) attraverso una soglia in pietra posta nell’angolo Nord-Ovest, lunga cm 160. I lacerti di mosaico in tessere bianche in questa stanza si appoggiano ad uno strato d’intonaco parietale che procede al di sotto del pavimento, rivelando così la propria pertinenza ad una fase più antica. Con un saggio praticato nell’angolo Sud-Est del vano è stato possibile individuare un pavimento a mosaico più antico, di fattura più accurata di quello soprastante, che risulterebbe essere in fase con l’intonaco. Purtroppo anche questo pavimento parrebbe mancante della parte centrale. E’ proseguito lo scavo nell’ Ambiente G (m 6,65 x 6), che ha rivelato la presenza, al centro, sul pavimento in terra battuta, di quattro anfore pressoché integre, poste una accanto all’altra. Le anfore sono state asportate e portate in laboratorio, dove saranno sottoposte a microscavo per verificare la presenza di eventuali residui alimentari al loro interno. Lungo la parete meridionale del vano si nota la presenza di uno stretto canale di scarico in comunicazione con la canaletta che corre sotto il pavimento dell’ambiente B in senso Est-Ovest. L’ambiente G è quindi da identificare con una stanza di servizio. Durante la campagna di scavo 2007 ha partecipato ai lavori un nutrito gruppo di studenti del Corso di Laurea in Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Urbino. Guidati dal già Capo Restauratore della Soprintendenza Arduino Spegne, gli studenti hanno portato avanti un’accurata opera di restauro dei pavimenti a mosaico, delle murature e degli intonaci parietali di vari ambienti della _Domus_ di Europa. _Decumanus minor_ Nel settore IV è continuata la messa in luce delle tombe tardoantiche a Nord della strada. Alle 8 sepolture ad inumazione scoperte nel 2005 ed alle 4 del 2006 vanno aggiunte altre 9, sempre caratterizzate da un semplice letto di tegole e prive di corredo. Esse vanno messe in riferimento alla fase successiva all’abbandono della città. Alcune sepolture utilizzano le sottostanti strutture murarie riferibili probabilmente a botteghe che erano disposte lungo il decumanus e che si appoggiavano al muro meridionale dell’edificio termale che occupava il centro dell’ _insula_. I muri, realizzati in _opus vittatum_ con un riempimento interno a sacco, hanno un orientamento Nord-Sud e presentano due ali all’estremità meridionale. Sono stati messi in luce alcuni ambienti contigui, affacciati sul decumanus minor. Si tratta dei vani denominati G, D e E, da interpretare come botteghe addossate al muro perimetrale dell’edificio termale e affacciate sul porticato che costeggia il decumano. In particolare l’ambiente G presenta una lunga soglia di ingresso, formata da tre lastre di calcare del Furlo, che presenta ancora conservati i fori per l’alloggiamento dei cardini della porta. Si è proceduto allo scavo e al contestuale restauro conservativo, per mettere in sicurezza le strutture e per acquisire nuova documentazione utile allo studio delle varie fasi dell’edificio. Il progetto concordato con il Soprintendente Archeologo delle Marche prevede anche interventi di tutela e di valorizzazione del Parco Archeologico, finalizzati alla “musealizzazione” di due _Domus_, caratterizzate dal ritrovamento di pavimenti a mosaico e di frammenti di intonaco dipinto.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2008La Campagna di scavo 2008 si è incentrata su due cantieri: il primo costituito dalla cosiddetta “Domus di Europa” ed il secondo nel settore IV, in un’area posta ad Est delle Terme centrali e immediatamente a Nord del decumanus minor. _Domus di Europa_ Si è proceduto alla pulizia completa dell’area pertinente alla _Domus_ “del Ratto di Europa“, scavata negli anni precedenti (2004-2007). Sono stati intrapresi lavori di scavo stratigrafico nei Settori B2 e B3, verso il _cardo_ “dei Seviri”, nell’ambiente I e nell’ambiente O. Settori B2-B3. Nella parte meridionale della ricca abitazione sono stati eseguiti lavori di scavo stratigrafico che hanno permesso di mettere in luce, immediatamente ad Ovest dell’ambiente A, altri tre ambienti pertinenti alla _Domus_ di Europa. Si tratta di tre stanze contigue di piccole dimensioni, che sono state denominate, partendo da Est, rispettivamente ambiente P, ambiente Q ed ambiente R. I muri sono in _opus vittatum_ e presentano un’intonacatura di colore bianco. L’Ambiente P, già in parte scavato nella campagna 2007, presenta un ingresso sul lato Nord, è caratterizzato da un semplice piano pavimentale in terra battuta e doveva costituire una stanza di servizio. L’Ambiente Q, dopo l’asportazione di uno strato di terra misto a rari frammenti di tegole e laterizi sono venuti alla luce resti di un piano pavimentale in cocciopesto, fortemente danneggiato. Attualmente solo un piccolo tratto di tale piano è stato risparmiato e rinvenuto in situ. Lungo il lato orientale del vano si sono rinvenuti resti di quattro anfore (solamente una di queste è discretamente conservata), disposte regolarmente una a fianco dell’altra. Sul lato meridionale si è messo in evidenza uno strato di cenere, mentre su quello settentrionale si riscontra la presenza di un coppo inserito nella muratura, avente funzione di canaletta di scolo, collegata con la fogna situata immediatamente a Nord, con orientamento Est-Ovest, che si inserisce sotto la soglia d’ingresso dell’ambiente A. Tale canaletta presenta una copertura in laterizio. Anche le anfore, che sono state poi oggetto di un microscavo in laboratorio, si sono rivelate piene di cenere pulita, senza frammenti di carbone. Si presume che tale ambiente, per la presenza delle anfore piene di cenere e della canaletta di scarico, possa essere messo in relazione con la _fullonica_ della _domu_s. L’Ambiente R è stato solo parzialmente messo in luce, essendo inoltre interessato da un moderno scasso per viti nella parte occidentale. E’ stato messo in luce uno spesso strato di crollo costituito da tegole, calce, laterizi e frammenti di anfore e ceramica comune. Al di sotto del crollo si è evidenziato un piano pavimentale in terra battuta, che si presenta in alcuni punti arrossato dall’azione del fuoco. Lungo il muro settentrionale sono venuti alla luce i resti frammentati di due grandi vasi per derrate che poggiano direttamente sul pavimento e mostrano l’abbandono del vano. Il limite Ovest dell’ambiente non è stato ancora identificato, ma è stato probabilmente interessato dal profondo scasso di vite precedentemente segnalato. Nell’Ambiente I si è proceduto alla messa in luce del piano pavimentale dell’ambiente, parzialmente distrutto, verso Est, dalla trincea di fondazione di un filare di vite. Dopo l’asportazione dello strato con qualche materiale di crollo delle pareti, che ha restituito frammenti disgregati di intonaco di colore bianco, è stato messo in luce il pavimento, caratterizzato da una _ruderatio_ di calce e ciottoli di fiume, su cui è impostato uno strato di malta cementizia per l’allettamento delle tessere di mosaico. Il piano musivo è stato completamente divelto già in antico; neanche una tessera rimane in situ, ma la loro presenza è dimostrata dalle impronte rimaste sullo strato di allettamento. _Settore IV_ Nel settore IV sono continuati i lavori di scavo stratigrafico in connessione con una necropoli tardoantica, impostatasi sopra le rovine delle strutture romane abbandonate. Sono venute alla luce ulteriori 11 sepolture, alcune alla cappuccina, con letto e copertura di tegole, altre terragne senza alcun rivestimento. Si segnalano due casi particolari: la presenza di semplici muretti a secco per delimitare alcune tombe, e la presenza di una riduzione. In quest’ultimo caso è evidente la cronologia relativa di una serie di tre sepolture, impostatesi l’una sull’altra: la prima è stata ridotta con lo spostamento delle tibie per l’inserimento della seconda, mentre la terza si è impiantata sopra la precedente. Molte tombe sono state realizzate utilizzando le murature delle strutture più antiche. Alcune presentano un orientamento Nord-Sud, altre invece Est-Ovest. Non si segnalano elementi di corredo. Al centro del _decumanus minor_, in corrispondenza di un ingresso monumentale posto lungo il lato Nord, è venuta alla luce una struttura muraria semicircolare, realizzata in opus vittatum. Tale esedra, rivolta verso Est e dunque verso l’ingresso sopra descritto, si presenta tamponata da un muro in pietra, di tecnica poco accurata, ma sempre in opus vittatum. È stato effettuato un saggio nell’angolo Nordorientale dell’esedra, che ha rivelato la presenza di due piani pavimentali in calce; in fondo, una canaletta di scarico fa supporre, insieme all’impermeabilizzazione della struttura tramite cocciopesto, la presenza di un ninfeo o fontana. Lo scavo ha permesso di conoscere sempre meglio la realtà archeologica sopra descritta, per la quale si è provveduto al contestuale restauro conservativo, finalizzato anche alla “musealizzazione” della _Domus_, secondo il progetto concordato dall’Università di Urbino con il Soprintendente Archeologo delle Marche.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2009La campagna di scavo 2009 ha avuto come oggetto in primo luogo il cantiere della _Domus_ di Europa e, marginalmente, quello della _Domus_ degli animali esotici. _Domus di Europa_ I lavori hanno interessato alcuni ambienti della _Domus_ posti a Nord del triclinio che ospita il mosaico con il ratto di Europa. L’ambiente O, posto direttamente a Nord della stanza tricliniare e già identificato nel 2008, è risultato diviso in ulteriori quattro vani, dunque denominati O1, O2, O3, O4. Inizialmente il vano O2 era l’unico ambiente termale, con suspensurae, pavimento e pareti rivestite di cocciopesto. Immediatamente a Sud venne poi ricavato un ambiente ulteriore provvisto di basamenti probabilmente per vasche di acqua calda (vano O1). Il vano O4 ospitava il _praefurnium_, mentre il vano O3 era probabilmente il magazzino per il legname da ardere e per depositare la cenere di scarico da utilizzare poi nella _fullonica_, già identificata nel 2008 nell’ambiente Q, posto vicino all’ingresso dell’abitazione. I dati stratigrafici permettono di datare la fine della funzione termale dell’ambiente tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. In seguito i vani O3 ed O4 vengono unificati e pavimentati con un piano in calce impostato su scaglie di pietra. Contestualmente, l’apertura tra O2 e O1 venne chiusa, e i vani riscaldati vennero riempiti con materiale di risulta. Il vano O1 venne quindi pavimentato in mosaico bianco a tessere grossolane. L’ambiente U è posto immediatamente a Nord dell’ambiente O. Sono stati qui rinvenuti numerosi frammenti di intonaco dipinto, crollato uniformemente con la parte dipinta rivolta verso terra. L’intonaco, che prima del restauro è indicativamente alto m 1,50 e lungo m 2, è diviso in tre grandi riquadri: due laterali, dipinti in rosso con una corona vegetale e nastri intrecciati, ed uno centrale. Quest’ultimo rappresenta due figure umane, un uomo in nudità eroica, con sandali e mantello, ed una donna ammantata, con i piedi poggianti su un rialzo roccioso. La scena è sicuramente mitologica e sembrerebbe riprodurre Perseo e Andromeda, ma si attende conferma dai risultati dell’intervento di restauro. Al di sotto dell’intonaco dipinto è venuto alla luce uno strato di crollo spesso cm 20 circa, con pochi frammenti ceramici databili al II secolo d.C., che ricopriva un pavimento a mosaico geometrico in tessere bianche, nere e rosa, con una stella formata da losanghe come emblema centrale. Il mosaico si presenta danneggiato in più punti già in antico. L’ambiente S si trova immediatamente a Nord dell’ambiente N ed era stato parzialmente scavato nel 2008. Durante la campagna del 2009 l’ambiente, già sterrato nei secoli passati, è stato completamente scavato ed è stato quindi messo in luce il pavimento a mosaico, danneggiato in corrispondenza dell’emblema centrale, che è andato perduto. Il mosaico è caratterizzato da stelle in tessere nere su campo bianco che convergono verso il centro. Nel lato Ovest si evidenziano almeno due “rattoppi” con tessere di medie dimensioni messe in opera per il lato lungo. È stato messo in luce il muro Nord dell’ambiente, in opus vittatum, come il muro Sud, mentre i muri Ovest ed Est erano verosimilmente in _opus craticium_ e non si sono conservati, eccetto alcuni lacerti di intonaco. All’ingresso della _domus_, posto lungo il _cardo_ detto “Via dei Seviri”, lungo il suo lato Est, è stato delimitato il perimetro dell’ambiente R, asportando completamente lo strato di crollo US 150: il materiale è in fase di studio, e sembra databile comunque al II secolo d.C. (si segnala il rinvenimento di un sesterzio di consacrazione di Lucio Vero, datato a dopo il 169 d.C.). Tale US ha inoltre restituito un oggetto in avorio, a forma di farfalla, probabilmente un accessorio femminile da acconciatura o da abbigliamento. _Domus degli animali esotici_ La _domus_, situata lungo la Via del Forno, ad Ovest del basolato stradale, è conservata solo in minima parte a causa della presenza della strada moderna la cui costruzione, in passato, ha determinato la distruzione delle emergenze archeologiche preesistenti. Della struttura si sono quindi conservati solamente gli ambienti adiacenti al _cardo_. Lo sterro dell’area è avvenuto durante le campagne del 1999 e del 2000: quest’anno lo scavo è ripreso per meglio definire alcune questioni stratigrafiche e per preparare le emergenze archeologiche al restauro conservativo e alla susseguente musealizzazione. L’ingresso è determinato da una piccola apertura sul _cardo_ denominato “Via del Forno”, lungo il suo lato Ovest. Non è presente un corridoio, ma l’ingresso porta direttamente ad un cortile con _impluvium_ centrale, pavimentato in lastre di calcare (Ambiente B). Dall’atrio si accedeva verso Nord ad una stanza con pavimento in _opus signinum_ con cornice laterale in tessere nere ed emblema centrale contraddistinto da un rosone a mosaico in tessere bianche, nere e rosa (Ambiente A). Verso Sud invece dall’Ambiente B si accedeva ad una stanza (Ambiente C) caratterizzata dalla presenza di un intonaco parietale con raffigurazione di animali esotici entro riquadri, che ha dato il nome all’intera _domus_, oggetto di restauro e attualmente conservato presso il Museo Archeologico “A. Vernarecci” di Fossombrone. Immediatamente a Sud dell’Ambiente C è stato messo in luce l’Ambiente D, ora totalmente occupato da una struttura rotonda in mattoni, pietre e tegole di recupero, interpretabile come un forno. Tale struttura produttiva andò ad occupare l’ambiente in epoca relativamente tarda: infatti i dati preliminari di scavo attestano che la _domus_ venne abbandonata probabilmente nel corso del III secolo d.C., per poi essere rioccupata e subire una riconversione funzionale probabilmente nel corso dello stesso secolo. L’ambiente A venne diviso in due con la costruzione di un muro in _opus spicatum_, con materiale di recupero (mattoni misti a pietre), che andò ad obliterare il rosone centrale a mosaico. All’interno dell’ _impluvium_ fu ricavata l’apertura di un pozzo che attingeva acqua da una cisterna sottostante, caratterizzata da muratura in pietra ad aggetto. L’Ambiente C venne pavimentato con uno strato di frammenti di anfore (databili al II secolo d.C.) su cui venne impostato un piano di cocciopesto. Evidente è la funzione impermeabilizzante e drenante, che lascia presupporre la destinazione produttiva del nuovo vano, accanto al quale venne costruito il forno già menzionato. Gli interventi di quest’anno si sono limitati ad una pulizia generale dell’area e alla progettazione di saggi stratigrafici che saranno effettuati nella campagna 2010. Sta progressivamente prendendo corpo il progetto concordato col Soprintendente Archeologo delle Marche, che prevede la “musealizzazione” delle due “Domus”, con relative coperture delle strutture, appositamente restaurate. Il Parco Archeologico viene pertanto caratterizzato annualmente con interventi mirati di studio, di tutela e di valorizzazione, attuati dall’Università di Urbino, ad iniziare dal 1974.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2010Anche la campagna di scavo 2010 si è svolta principalmente nel cantiere della _Domus_ di Europa e in quello della Domus degli animali esotici. _Domus di Europa_ E’ proseguito lo scavo stratigrafico degli ambienti già indagati l’anno precedente, posti a Nord del triclinio (F), ed è iniziata l’indagine in relazione all’ingresso della ricca dimora, posto ad Ovest, lungo la strada denominata “Via dei Seviri”. Nell’ambiente O è stato scavato completamente il vano O4, mettendo in luce il praefurnium, costituito da un piccolo e semplice stanzino in opus vittatum con due gradini che scendono verso l’imboccatura del vano termale O2. E’ altresì continuato lo scavo nell’ambiente U, che nel 2009 aveva restituito il pregiato intonaco parietale con la rappresentazione del mito di Perseo e Andromeda, che in origine decorava la parete Nord della stanza. È stata quindi messa in luce una ulteriore porzione di intonaco dipinto crollato uniformemente a terra, pertinente alla parete Est dell’ambiente, che quindi si rivela essere una stanza di notevole importanza all’interno della _domus_. L’intonaco messo in luce misura 2 m circa di lunghezza per 1,50 di altezza; è quasi completamente decorato in rosso, con alcuni elementi vegetali che incorniciano una figura femminile nuda, alta circa 50 cm, che decorava quindi il centro della parete. Si tratta di una figura nuda, con un drappo trasparente in vita, che sembra accennare un passo di danza. Al di sotto dell’intonaco dipinto sono stati rinvenuti alcuni elementi del tetto, in particolare due coppi quasi interi. Lo scavo dell’ambiente, al cui interno ancora sono visibili frammenti di intonaco crollato, sarà completato durante la campagna del 2011. Fondamentale si rivela in questo contesto la presenza del restauratore sul cantiere di scavo, fatto che permette il recupero tempestivo e la conservazione di reperti altrimenti altamente deperibili come gli intonaci dipinti e oggetti in osso o in metallo. All’ingresso della _domus_, è stato effettuato un saggio di scavo all’interno dell’Ambiente K, caratterizzato da una forma rettangolare allungata e interpretabile come un vano di passaggio che immetteva nelle stanze più interne e importanti della residenza, quali i _cubicula_ e il _triclinium_. All’interno dell’Ambiente K è stato messo in luce un cospicuo strato di crollo di elementi di copertura in cotto. Lo scavo sarà completato durante la campagna del 2011. _Domus degli animali esotici_ E’ continuato anche lo scavo in relazione alla _domus_ “degli animali esotici”, lungo la Via del Forno, proseguendo nel restauro conservativo dei muri e delle pavimentazioni musive oltre che nella realizzazione di pannelli esplicativi per la valorizzazione e musealizzazione della dimora. Gli interventi si sono concentrati nella parte Sud della _domus_, occupata a partire dal III secolo d.C. da un ambiente a destinazione produttiva. Sono stati recuperati due grossi frammenti di una macina in pietra lavica rinvenuti nell’area negli anni precedenti, ed è stato messo in luce un deposito di un centinaio di tegole disposte accatastate accuratamente una sull’altra. Alcuni saggi stratigrafici praticati all’interno dell’ambiente hanno evidenziato la presenza di una intonacatura in cocciopesto delle pareti interne e l’esistenza di una canaletta di scolo posta immediatamente all’esterno di tale vano, lungo il lato ovest del muro in _opus vittatum_. Anche lo scavo dell’area in questione sarà completato nella campagna 2011. L’attività espletata in corrispondenza delle due _Domus_ è finalizzata alla loro “musealizzazione”; si è provveduto infatti alla messa in opera della copertura degli ambienti nei quali verranno ricollocati due mosaici staccati negli anni ’20 ed attualmente depositati nel Museo. Questa opera di “contestualizzazione” è stata concordata col Soprintendente Archeologo delle Marche nel contesto dell’attività scientifica e anche di tutela e di valorizzazione che l’Università di Urbino sta attuando nel Parco Archeologico di _Forum Sempronii_ dal 1974.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2011La campagna di scavo ha interessato tre cantieri: la Domus di Europa, la via “del forno” e l’anfiteatro. _DOMUS DI EUROPA_ L’indagine ha interessato la parte occidentale della domus, prossima alla via “dei seviri” (in particolare gli ambienti P, Q, R, solo parzialmente scavati negli anni precedenti, e l’ambiente K) e la zona denominata V, posta al centro dell’edificio. Nell’ambiente R si sono rinvenuti sotto il crollo del tetto, alcuni vasi in ceramica comune e una moneta databile al II secolo d.C., che conferma l’abbandono della domus in questo periodo. Zona V. Tra due fossi si è potuto circoscrivere un ambiente quasi integro e con stratigrafia intatta, dotato di muri in opus vittatum. Dopo l’asportazione dello strato agricolo è venuto alla luce un compatto strato di crollo. In almeno tre estesi punti si sono messi in evidenza resti di un incendio coevo al crollo o da mettere in relazione con l’accensione di fuochi durante l’ipotetica fase d’occupazione successiva. Subito al di sotto di esso, un pavimento musivo presenta un riquadro con all’interno un motivo a code di rondine disposte diagonalmente che però ha subito un ampio restauro successivo. Verso Est, al di sotto del mosaico e della preparazione dello stesso è emersa una porzione di pavimento a cocciopesto relativa ad una fase precedente dell’ambiente e quindi della domus stessa. _VIA “DEL FORNO”_ Si è proceduto allo scavo dell’area compresa tra l’incrocio con il decumano minore e il forno circolare che viene collocato in epoca tarda all’interno della Domus “degli animali esotici”, allo scopo di verificare la destinazione del forno (se utilizzato per alimenti o per laterizi) e quindi la presenza o meno di apprestamenti artigianali di qualche tipo. - lungo il lato ovest della zona indagata è stata messa in luce una canalizzazione fognaria che raccoglieva le acque di scarico provenienti dall’area della domus “degli animali esotici” per immettersi poi in una canalizzazione collettiva situata al di sotto del decumano minore, lungo il suo lato Nord. - all’estremità meridionale dell’area, appoggiate alla fogna, sono state messe in luce cinquanta tegole intere disposte per coltello le une sulle altre, su due file a formare una sorta di deposito in attesa di essere utilizzate. Con alcuni saggi si è appurato che la fondazione del muro del forno è profonda circa 20 cm, e che le pietre informi che costituiscono la struttura sono tenute insieme da terra per gran parte della sua altezza. Per quanto riguarda la copertura, bisogna pensare ad una struttura probabilmente mobile, come testimonierebbero nelle sue immediate adiacenze due pietre squadrate con un buco al centro che probabilmente dovevano sostenere dei pali di almeno 10 cm di base. La domus “degli animali esotici” va datata almeno dalla metà del I secolo d.C. in base al mosaico geometrico dell’ambiente B fino alla fine del II – inizi del III secolo d.C. Verosimilmente in quest’ultimo periodo la domus conobbe delle trasformazioni radicali tra cui l’installazione del forno che determinò il cambiamento di destinazione da residenziale ad artigianale della parte Sud dell’abitazione. La ceramica rinvenuta porta a circoscrivere l’attività di tale spazio tra il III e la fine del V – inizi del VI secolo d.C. circa. _ANFITEATRO_ L’anfiteatro di Forum Sempronii è stato individuato in seguito alla campagna di fotografie aeree effettuate nel 2009. Nel 2011 è stato aperto un sondaggio in corrispondenza del corridoio di accesso occidentale, le cui due spallette sono ben visibili in fotografia aerea, allo scopo di verificare lo stato di conservazione dell’anfiteatro e il grado di interro delle strutture pertinenti. Dopo l’asportazione del terreno agricolo sono venuti alla luce i resti di due setti murari paralleli, con orientamento Est-Ovest, costituenti le spallette del corridoio di accesso all’anfiteatro. I muri sono stati messi in luce per una lunghezza di m 10,5, ma purtroppo non è stato raggiunto né il limite esterno né quello interno del vomitorium. La tecnica impiegata è quella della muratura a sacco, con paramento esterno in opus vittatum. Il materiale impiegato è la scaglia bianca e rosa della Cesana, come in quasi tutti gli edifici di Forum Sempronii in età imperiale. È stato aperto un saggio in profondità all’interno del corridoio, lungo il suo muro meridionale. Sono stati rinvenuti uno strato di crollo delle murature dell’anfiteatro, ossa, forse umane, un piano in scaglie di pietra e frammenti di tegole compattate, uno strato di terra battuta giallastra che costituiva verosimilmente il piano di calpestio originario.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2012_Domus di Europa_ L’indagine archeologica è stata concentrata nella parte occidentale della _domus_, prossima alla via “dei _seviri_ ”. E’ stato integralmente messo in luce il muro che chiude gli ambienti occidentali della _domus_ verso Sud, e si è completato lo scavo dell’ambiente già identificato come _fullonica_ nel corso delle campagne precedenti. È stata quindi documentata la presenza di strati di cenere compatta e di argilla giallognola, che hanno restituito materiali di un certo interesse, databili all’età alto-imperiale, come due lucerne tipo FIRMALAMPE, una con bollo CRESCES ed una con bollo FORTIS; un frammento di coppa in terra sigillata aretina con girali di acanto; una chiave in bronzo, un fibbia in bronzo. - _Settore IV_. Lungo il _decumanus minor_ , immediatamente a Nord dello stesso, vennero alla luce, durante le campagne di scavo precedenti, resti di un porticato adiacente alla via e una serie di botteghe al suo interno, appoggiate alla struttura principale dell’ _insula_ , le Grandi Terme. Durante lo scavo dell’area furono rinvenute 44 sepolture tardo-antiche impiantatesi sulle rovine delle strutture di età romana. Nel 2012 si è provveduto alla rimozione della maggior parte dei resti scheletrici che sono stati esaminati dal Prof. Pietro Gobbi, docente di Anatomia presso l’Università di Urbino. Si tratta di tombe alla cappuccina di fattura molto povera, rivolte per la maggior parte verso Sud, perpendicolarmente alla via. La disposizione delle sepolture sembra apparentemente caotica ma alcuni dati possono far avanzare l’ipotesi di una divisione in gruppi familiari. Questo può essere desunto dalla presenza di almeno 4 tombe “doppie”, probabilmente “matrimoniali” e da alcune riduzioni. Le tombe “doppie” vedono la deposizione contemporanea di un uomo e una donna, i cui resti sono posti in maniera da ricordare il talamo nuziale: l’uomo è sempre a destra e la donna leggermente al di sopra dell’uomo, con la testa rivolta verso quella del compagno. In generale si può affermare che la popolazione sepolta nell’area presentava un’altezza media di 180 cm per gli uomini e 170 cm per le donne ed aveva una dieta vegetariana ricca di fibre. Non ci sono tracce di traumi dovuti a morte violenta, mentre alta è la percentuale di bambini e adolescenti rispetto a quelli degli adulti. Le sepolture sono completamente prive di corredo, ma nel riempimento di alcune sono state rinvenute monete bronzee di IV secolo d.C. molto consunte. Un elemento datante fondamentale è dato dall’inumazione 44, pertinente ad un infante sepolto all’interno di un’anfora di Gaza, databile ad un periodo compreso tra il 490 e il 650 d.C. Si può dunque ipotizzare una datazione della necropoli al VI secolo d.C., periodo molto turbolento per la penisola italiana e il territorio medio-adriatico in particolare anche a causa della guerra greco-gotica del 535-553 d.C. Una conferma è fornita dal fatto che le sepolture risultano ricavate nello strato di crollo di edifici, in relazione quindi ad una città già disastrata e pressoché abbandonata.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2013La campagna di scavo _Forum Sempronii_ 2013 si è concentrata nello scavo di un edificio absidato a lato dell’area forense (probabile Augusteum). Da un manoscritto della metà del Seicento, conservato nella Biblioteca Passione di Fossombrone, risulta che in un’area attigua alla Flaminia e a monte della Chiesa di San Martino del Piano è stato rinvenuto nel 1660 un edificio ampio tre navate, con un’abside ad ovest, all’estremità di quella centrale. Lastre di marmo (in _opus sectile_ ) furono in quantità asportate con otto carri (poi in gran parte vendute) da questa stessa struttura monumentale, che ha restituito dall’abside anche lastre di rivestimento di una base di statua, con iscrizione riferita da Bormann a Ottaviano Augusto (CIL XI 6113) e datata al 5-6 d.C. Una serie di elementi permette ora di confermare che la statua di bronzo dorato della Victoria nel Museo di Kassel sia stata asportata da questo stesso edificio. Trova, inoltre, conferma la contestualizzazione tra la statua e l’imperatore Augusto, menzionato nell’iscrizione sul basamento su cui in origine essa era collocata. La menzionata pianta dell’edificio absidato trova corrispondenza, sia per orientamento (sudest-nordovest), sia per dimensioni (12 piedi è la larghezza della sola parte centrale riferita dal manoscritto), sia per ubicazione (a 12 piedi di distanza dalla via consolare), in una struttura monumentale riconosciuta in una recente foto aerea, nella zona in connessione col Foro della città. Nell’ambito di questa ricerca, con un’operazione congiunta tra Soprintendenza Archeologica delle Marche e Università di Urbino, è stato messo in luce un monumentale edificio, di circa metri 12 x 18, a lato della Flaminia. Esso risulta caratterizzato da una pianta con rapporto assai ridotto tra larghezza e lunghezza, di 0,62, e mostra il pavimento a scacchiera con lastre di marmo bianco e grigio alternate di due piedi per tre (circa cm 60 x 90); si è osservato che esso trova corrispondenza analoga ad esempio nella pavimentazione del Foro di Augusto. Le pareti erano rivestite anch’esse di grandi lastre di marmo rossastro nello zoccolo e di altri policromi, di diversi tipi a costituire figure geometriche, come i vari pezzi - di differenti misure e disegno - mostrano. La monumentale struttura presentava sulla facciata due colonne di 59 cm di diametro di base e due pilastri di anta, con cinque scalini conservati in corrispondenza dell’ingresso centrale, largo quanto lo stesso l’intercolumnio. Una piccola abside è conservata al centro del lato opposto dell’edificio. È stata qui rinvenuta a metà del Seicento la statua di bronzo dorato della Vittoria conservata ora nel Museo di Kassel, disposta in origine su un basamento con iscrizione in onore di Augusto. Nello scavo dell’autunno del 2013 è stato qui recuperato anche un frammento di lastra iscritta relativa ai seviri Augustales, che, unitamente ad altre analoghe rinvenute nell’area dell’abitato romano, va messa in riferimento con il culto imperiale nella città.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2014La campagna di scavo _Forum Sempronii_ 2014 si è svolta in corrispondenza del Tempio A accanto all’area forense e delle botteghe addossate alle Grandi Terme della città, subito a Nord del _decumanus minor_. Botteghe. In questa zona stanno venendo alla luce e vanno sempre più caratterizzandosi nei loro elementi costitutivi alcuni ambienti posti in diretto collegamento con le botteghe stesse, da identificare con le abitazioni dei proprietari. In particolare, sul retro della bottega G si aprono tre passaggi, che immettono a tre vani distinti: al centro un corridoio (I) che dà accesso all’abitazione, ai lati due probabili magazzini (K e AC), collegati al corridoio stesso. Verso Nord il corridoio porta ad un vasto ambiente a cielo aperto, pavimentato in lastre di calcare locale; al centro della sala un foro circolare di cm 52 di diametro permetteva di accedere ad un pozzo. Lungo il muro che a Nord delimita l’ambiente AE è stata rinvenuta invece una statua in marmo bianco di buona qualità, acefala e priva dei piedi e del braccio destro, raffigurante un personaggio maschile avvolto in un _himation_ e con in mano un piccolo _volumen_. Ad Est e ad Ovest del corridoio I, con accesso esclusivamente dal cortile AE, sono presenti due ambienti simmetrici con mosaici molto ben conservati: quello occidentale con emblema centrale con coppia di cani, quello orientale con decorazioni geometriche. AREA FORENSE: TEMPIO A. Grazie all’interpretazione di fotografie aeree e a prospezioni magnetometriche è stato individuato e scavato un probabile edificio templare situato a Nord dell’area forense. È stato messo in evidenza l’intero perimetro dell’edificio, misurante ca. m. 9,45 x 17,15. Si tratta di un edificio poderoso, rivolto a sud-est, diviso in due ambienti successivi (in cui si possono riconoscere un _pronaos_ ed un’ampia e profonda cella), conservato però in massima parte solo a livello delle fondazioni. Il pronao è largo m 6 e profondo m 2,85; la cella è larga m 6 e profonda m 8,90. La tecnica muraria è quella dell’ _opus vittatum_, utilizzata in quasi tutte le murature riscontrate negli scavi di _Forum Sempronii_ e databile all’età alto-imperiale (I-II secolo d.C.). A causa del precario stato di conservazione degli elevati non è possibile, allo stato attuale, fornire dati più precisi sulla pianta della struttura sacra. All’interno del Tempio sono venute in seguito alla luce alcune strutture murarie tagliate dalle fondazioni dell’edificio sacro, che continuano anche all’esterno del Tempio verso Ovest: è stato così possibile caratterizzare ulteriormente la seppur incompleta planimetria di una costruzione precedente, con orientamento leggermente diverso rispetto all’edificio sacro, essendo spostato di alcuni gradi verso sud. La planimetria particolare (muraturio curvilinee e meandriformi) potrebbe far pensare a prima vista a un edificio termale o comunque ad una struttura legata all’utilizzo di acqua, ma non sono state riscontrate tracce di canalette o condutture che possano avvalorare l’idea. Tuttavia il rinvenimento, all’interno della struttura circolare, di un piccolo piedino in calcare, con sandalo di foggia orientale, rende plausibile, con le dovute cautele, l’ipotesi di una destinazione sacra anche per questo monumento.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2015La campagna di scavo Forum Sempronii 2015 ha riguardato 4 cantieri principali: Tempio A. Lo scavo dell’edificio, posto immediatamente a Nord del Foro, è iniziato nel 2014 ed ha messo in evidenza l’intero perimetro della struttura, di ca. m. 9,45 x 17,15, diviso in _pronaos_ ed un’ampia cella, conservato però in massima parte solo a livello delle fondazioni. Sono stati effettuati due saggi di scavo in corrispondenza del muro di fondo della cella, per comprendere meglio le caratteristiche della struttura precedente di età tardorepubblicana, tagliata dal tempio di età imperiale. Sono venuti alla luce reperti fondamentali per una datazione degli edifici: una fibula di bronzo rivestita d’argento (ora in fase di studio) al di sotto del piano pavimentale in argilla battuta realizzato tra le due strutture e, al di sotto della fondazione del muretto tardorepubblicano, una moneta bronzea molto consunta, di difficile interpretazione ma probabilmente identificabile con un asse fuso repubblicano anteriore all’anno 80 a.C. Augusteo. Individuato e quasi interamente scavato già nel 2013, l’edificio si situa al margine orientale dell’area forense della città. Nel corso dell’estate 2015 sono ripresi i lavori di scavo in relazione all’edificio: si è proceduto in particolare all’allargamento del saggio effettuato nel 2013 nell’abside posta al centro della parete di fondo, al fine di una migliore comprensione del sistema di fondazioni dell’intero fabbricato, composte da due distinti nuclei poggianti uno sull’altro, entrambi realizzati contro terra. A circa metà dell’altezza del 2° nucleo di fondazione è stato riconosciuto uno strato di terra compatta, ricca di frammenti ceramici databili all’età tardorepubblicana: anfore Dressel 1, ceramica a vernice nera, a pareti sottili. Oltre a questi sono venuti alla luce numerosi frammenti di ceramica ad impasto, in particolare di olle e pentole. I reperti ceramici sono attualmente in fase di studio; occorre valutare se siamo in presenza di ceramica romana di uso quotidiano o se si tratta di ceramica prodotta da popolazioni italiche preesistenti. Domus di Europa. Si è proceduto allo scavo della parte nord-ovest della _domus_, in cui sono emersi setti murari in pietra, relativi probabilmente ad un cortile, il cui elevato era formato da mattoni crudi con il lato di cm 28, alcuni consistenti frammenti dei quali sono stati recuperati. E’ inoltre venuto alla luce una porzione di impluvium, legata ad una canaletta ricoperta con lastre lapidee. Nella zona di servizio della domus è inoltre emerso un pozzo con camicia di pietre poste in opera a secco e con un rialzamento della ghiera in una fase più tarda. Lo scavo ha restituito alcuni frammenti di cornici modanate e un gran numero di reperti osteologici pertinenti probabilmente ad un bovino. Botteghe. Nell’ _insula_ che ospita le Grandi Terme l’indagine archeologica è stata concentrata nell’ambiente H, retrostante le botteghe E e F. Il vano, di forma rettangolare allungata, orientato in senso NordEst/SudOvest, risulta delimitato sui quattro lati da muri in _opus vittatum_ ed era verosimilmente a cielo aperto: molto probabilmente costituiva un ampio cortile connesso con l’attività commerciale delle botteghe, da cui si ha un accesso diretto. Il materiale rinvenuto non consente di delineare con precisione la fase di vita del vano, inquadrabile nella piena e tarda età imperiale; maggiori informazioni potranno essere fornite dalla futura attività di scavo.
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AIAC_284 - San Martino del Piano - 2016La campagna di scavo Forum Sempronii 2015 ha riguardato 2 cantieri principali: Area forense. È stato aperto un saggio, di 10 x 5 metri, a poca distanza dalla Flaminia e a venti metri circa dall’Augusteo, allo scopo di intercettare l’angolo della piazza forense, la cui ubicazione era stata già individuata in passato grazie alle foto aeree. Alla profondità di m 2,00/2,10 dal piano di campagna sono emerse alcune strutture interessantissime: alcune lastre rettangolari di calcare del Furlo ben connesse tra loro, di cm 20 di spessore (l’unica perfettamente integra misura cm 100 x 70), che costituivano verosimilmente il piano pavimentale del Foro e, a poca distanza verso Est, le fondazioni di tre poderosi basamenti (di 1m x 1m circa), probabilmente di sostegno ad un porticato che bordava la piazza almeno su due lati. Durante lavori di urbanizzazione nel 1985 vennero infatti in luce sotto l’asfalto della Flaminia attuale, verso Sud, le fondazioni di altri quattro pilastri simili a quelli rinvenuti nel saggio del 2016. Al di sotto dei basamenti ora descritti è venuto in luce un piano pavimentale precedente, formato da lastre di calcare rettangolare, con un invito alla discesa verso l’area forense, poi obliterato dalla costruzione del porticato. La pavimentazione del forum invece poggia su uno strato molto profondo (oltre 1 m) di preparazione in calce e ciottoli di fiume, che doveva permettere la stabilità del lastricato in una zona probabilmente soggetta a impaludamenti. Anche l’area esterna al lastricato poggia infatti su uno strato di sabbia fine di riporto. Ulteriori studi sono in fase di avanzamento, anche con l’ausilio di geomorfologi. Zona della “Porta Gallica”. Un saggio di 10x7m è stato aperto nel limite orientale della città, in prossimità delle mura di cinta, individuate grazie alle foto aeree e in seguito a lavori edilizi negli anni ’60 del secolo scorso. Lo scopo del saggio era quello di mettere in luce i resti della porta orientale della città, denominata “gallica” in una iscrizione sepolcrale del I secolo d.C., conservata nel Museo Archeologico di Fossombrone. In realtà le strutture della porta non sono state intercettate, forse a causa del fatto che le mura non hanno un andamento perfettamente lineare e in corrispondenza della via Flaminia le tracce visibili dalle foto aeree non sono di aiuto. È venuto comunque in luce un tratto glareato della via consolare, probabilmente interno all’abitato, costituito da scaglie e di pietra e ghiaia ben pressata, e una rampa con dislivello di circa 1,5m, a fianco della strada. Si tratta quindi di una strada “in levada”, tipica di zona soggette a impaludamenti, con funzione stabilizzatrice e di facile deflusso delle acque. La realizzazione della strada è da ascrivere alla fine del I secolo a.C., in pietà età augustea, quindi probabilmente da legare con la sistemazione dell’intera via consolare attuata da Augusto e che aveva previsto il restauro di tutti ponti tranne due, come lo stesso imperatore ricorda nelle sue _Res Gestae_. A Sud della strada glareata è venuta alla luce una struttura rettangolare con muri in _opus vittatum_, caratterizzata da due contrafforti angolari rivolti verso Est, la cui funzione è ancora da definire.
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2006
- Summary
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it
Nel corso della campagna di scavo nel Parco Archeologico di _Forum Sempronii_ (S. Martino del Piano di Fossombrone) nei mesi di luglio e agosto 2006, si è proseguito l’intervento dei due anni precedenti di riscoperta della _Domus_ di Europa, caratterizzata da tre fasi edilizie. L’edificio era stato messo in luce casualmente nel 1878-1880 nel corso dello scavo della trincea per la costruzione della “Ferrovia Metaurense”, che ha attraversato da Est a Ovest l’abitato romano. La Regia Soprintendenza ha poi qui provveduto tra 1926 e 1929 al distacco di due mosaici policromi visti in precedenza e al trasporto al Museo di Ancona: quello di maggiori dimensioni presentava un emblema figurato con la rappresentazione di Europa sul toro, il secondo era caratterizzato da motivi geometrici disposti in simmetria.
I recenti scavi hanno permesso di individuare con certezza i due ambienti dai quali erano stati distaccati i due mosaici menzionati, oltre ad alcuni altri nel contesto della Domus di Europa, situata lungo il _cardo maximus_ della città. E’ pertanto in corso di attuazione il progetto di ricontestualizzazione dei due pavimenti musivi nella sede originaria, nell’ambito del Parco Archeologico. I due mosaici sono stati restaurati e verranno resi visibili con un’apposita copertura, seguendo un programma di tutela e di valorizzazione concordato tra l’Università di Urbino e la Soprintendenza Archeologica delle Marche, che fa seguito alla ristrutturazione del Museo Archeologico. E’ inoltre in preparazione una mostra a Fossombrone sulla _Domus_, con i due mosaici menzionati, con un tratto di parete affrescata con animali esotici entro riquadri (recuperata e restaurata di recente) e con vari materiali di arredo di abitazione.
La ricerca è continuata anche presso le Terme orientali, lungo il _Decumanus minor_ a Sud della Flaminia, che attraversava la città tra le due porte principali. Lungo questa via lastricata, caratterizzata in parte dalla presenza di otto basi di statue in origine in bronzo, sono state oggetto di scavo strutture monumentali; nello strato di crollo è stata rinvenuta una serie di tombe tardoantiche, che attestano la continuità di un nucleo demico anche dopo la distruzione dell’abitato. (Mario Luni) -
en
In July and August 2006 during the excavation campaign in the Archaeological Park of _Forum Sempronii_ (S. Martino del Piano di Fossombrone), the work concentrated, as in the preceding two years, on the rediscovery of the Domus of Europa and its three building phases. The building was uncovered by chance in 1878-1880 during the excavation of a trench related to the construction of the “Metaurense Railway”, which crossed the Roman settlement from east to west. In 1926 and 1929 the Regia Soprintendenza had lifted the two polychrome mosaics seen earlier and had them transported to Ancona Museum. The larger of the two depicted a figured emblem showing Europa riding the bull, while the second was characterised by symmetrical geometric motifs.
The recent excavations identified the two rooms from which the mosaics were lifted as well as several others within the context of the Domus of Europa, situated along the city’s cardo maximus. At present the project is underway to return the two mosaics to their original positions, as part of the Archaeological Park. The mosaics have been restored and will be displayed under an appropriate covering, according to a programme of safeguarding and valorisation agreed by Urbino University and the Archaeological Superintendency of the Marche, following the restructuring of the Archaeological Museum. Moreover, an exhibition on the “Domus” is being prepared at Fossombrone with the above mentioned mosaics, a tract of frescoed wall showing exotic animals inside panels (recently recovered and restored) and various articles of furnishing from the house.
Excavations continued at the eastern baths, along the Decumanus minor south of the Flaminia, which crossed the city between the two main gates. Along this paved road, characterised in part by the presence of eight statue bases that were originally in bronze, monumental structures were excavated. In the collapse a series of late antique tombs were found which attest the continuity of occupation even after the settlement was destroyed. (Mario Luni)
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2007
- Summary
-
it
La Campagna di scavo 2007 si è svolta su due cantieri: il primo costituito dalla cosiddetta “Domus di Europa” ed il secondo in un’area contigua alle Terme centrali, immediatamente a Nord del decumanus minor, nel settore IV.
_Domus di Europa_
Si è proceduto alla pulizia completa dell’area pertinente alla _Domus_ “del Ratto di Europa“, scavata negli anni precedenti (2004-2006).
Sono stati intrapresi lavori di scavo stratigrafico nel Settore B3, verso il cardo “dei Seviri”, negli ambienti A e G.
Si accede all’Ambiente A (m 3,57 x 6,06) attraverso una soglia in pietra posta nell’angolo Nord-Ovest, lunga cm 160. I lacerti di mosaico in tessere bianche in questa stanza si appoggiano ad uno strato d’intonaco parietale che procede al di sotto del pavimento, rivelando così la propria pertinenza ad una fase più antica. Con un saggio praticato nell’angolo Sud-Est del vano è stato possibile individuare un pavimento a mosaico più antico, di fattura più accurata di quello soprastante, che risulterebbe essere in fase con l’intonaco. Purtroppo anche questo pavimento parrebbe mancante della parte centrale.
E’ proseguito lo scavo nell’ Ambiente G (m 6,65 x 6), che ha rivelato la presenza, al centro, sul pavimento in terra battuta, di quattro anfore pressoché integre, poste una accanto all’altra. Le anfore sono state asportate e portate in laboratorio, dove saranno sottoposte a microscavo per verificare la presenza di eventuali residui alimentari al loro interno. Lungo la parete meridionale del vano si nota la presenza di uno stretto canale di scarico in comunicazione con la canaletta che corre sotto il pavimento dell’ambiente B in senso Est-Ovest. L’ambiente G è quindi da identificare con una stanza di servizio.
Durante la campagna di scavo 2007 ha partecipato ai lavori un nutrito gruppo di studenti del Corso di Laurea in Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Urbino. Guidati dal già Capo Restauratore della Soprintendenza Arduino Spegne, gli studenti hanno portato avanti un’accurata opera di restauro dei pavimenti a mosaico, delle murature e degli intonaci parietali di vari ambienti della _Domus_ di Europa.
_Decumanus minor_
Nel settore IV è continuata la messa in luce delle tombe tardoantiche a Nord della strada. Alle 8 sepolture ad inumazione scoperte nel 2005 ed alle 4 del 2006 vanno aggiunte altre 9, sempre caratterizzate da un semplice letto di tegole e prive di corredo. Esse vanno messe in riferimento alla fase successiva all’abbandono della città.
Alcune sepolture utilizzano le sottostanti strutture murarie riferibili probabilmente a botteghe che erano disposte lungo il decumanus e che si appoggiavano al muro meridionale dell’edificio termale che occupava il centro dell’ _insula_. I muri, realizzati in _opus vittatum_ con un riempimento interno a sacco, hanno un orientamento Nord-Sud e presentano due ali all’estremità meridionale.
Sono stati messi in luce alcuni ambienti contigui, affacciati sul decumanus minor. Si tratta dei vani denominati G, D e E, da interpretare come botteghe addossate al muro perimetrale dell’edificio termale e affacciate sul porticato che costeggia il decumano. In particolare l’ambiente G presenta una lunga soglia di ingresso, formata da tre lastre di calcare del Furlo, che presenta ancora conservati i fori per l’alloggiamento dei cardini della porta.
Si è proceduto allo scavo e al contestuale restauro conservativo, per mettere in sicurezza le strutture e per acquisire nuova documentazione utile allo studio delle varie fasi dell’edificio. Il progetto concordato con il Soprintendente Archeologo delle Marche prevede anche interventi di tutela e di valorizzazione del Parco Archeologico, finalizzati alla “musealizzazione” di due _Domus_, caratterizzate dal ritrovamento di pavimenti a mosaico e di frammenti di intonaco dipinto. -
en
The 2007 campaign worked on two areas: the first was the so-called “Domus of Europa” and the second was an area next to the central baths, immediately north of the _decumanus minor_, in sector IV.
_Domus of Europa_
The entire area of the Domus of “ Europa and the bull” , excavated in 2004-2006, was cleaned.
Excavations were undertaken in Sector B3, towards the _cardo_ “dei Seviri”, in rooms A and G.
Room A (3.57 x 6.06 m) was entered via a stone threshold, 1.60 m long, situated in the north-western corner. In this room patches of mosaic floor with white tesserae abutted a layer of wall plaster which continued below the floor, showing that it belonged to an earlier phase. A trench dug in the south-eastern corner identified an earlier mosaic floor, better-made than the one above, which was in phase with the wall plaster. Unfortunately, the central part of this floor seemed to be missing.
Excavations continued in Room G (6.65 x 6 m) revealing the presence, in the centre, of a beaten- earth floor, and of four virtually intact amphorae positioned one beside the other. The amphorae were removed and taken to the laboratory where the contents will be removed and tested for the presence of any food residue. A narrow drain ran along the southern wall of the room and connected with the small drain running below the floor of room B on an east-west alignment. Room G can thus be identified as a service room.
A large group of undergraduates from Urbino University’s course in conservation participated in the 2007 campaign. Under the guidance of the Superintendency’s head conservator Arduino Spegne they worked on the conservation of the mosaic floors, walls and wall plaster in various rooms of the Domus of Europa.
_Decumanus minor_
In sector IV excavation of the late antique tombs north of the road continued. Eight inhumation burials had been discovered in 2005 and four in 2006. To these a further nine were added this season, also characterised by a simple bed of tiles and absence of grave goods. The burials date to a phase subsequent to the abandonment of the town.
A number of the burials used the underlying walls, probably from the shops situated along the _decumanus_ and abutting the southern wall of the bath building occupying the centre of the insula. The walls, built in _opus vittatum_ with an internal core “a sacco” were on a north-south alignment and presented two wings at the south end.
A number of contiguous rooms facing onto the _decumanus minor_ were uncovered. These were denominated D, G and E and can be interpreted as shops abutting the perimeter wall of the bath building and facing onto the portico along the _decumanus_. Room G presented a long entrance threshold constituted by three slabs of Furlo limestone in which the holes for housing the door hinges were preserved.
Excavation continued together with the conservation of the structures in order to render them safe and to acquire further information of use for the study of the building’s various phases. The project, in agreement with the Archaeological Superintendency of the Marche, also foresees interventions for the protection and enhancement of the Archaeological Park with the aim of opening two of the _domus_ with mosaic floors and wall plaster to visitors. - Research Body
- Università degli Studi di Urbino
- Funding Body
- Comune di Fossombrone
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2008
- Summary
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it
La Campagna di scavo 2008 si è incentrata su due cantieri: il primo costituito dalla cosiddetta “Domus di Europa” ed il secondo nel settore IV, in un’area posta ad Est delle Terme centrali e immediatamente a Nord del decumanus minor.
_Domus di Europa_
Si è proceduto alla pulizia completa dell’area pertinente alla _Domus_ “del Ratto di Europa“, scavata negli anni precedenti (2004-2007).
Sono stati intrapresi lavori di scavo stratigrafico nei Settori B2 e B3, verso il _cardo_ “dei Seviri”, nell’ambiente I e nell’ambiente O.
Settori B2-B3. Nella parte meridionale della ricca abitazione sono stati eseguiti lavori di scavo stratigrafico che hanno permesso di mettere in luce, immediatamente ad Ovest dell’ambiente A, altri tre ambienti pertinenti alla _Domus_ di Europa. Si tratta di tre stanze contigue di piccole dimensioni, che sono state denominate, partendo da Est, rispettivamente ambiente P, ambiente Q ed ambiente R. I muri sono in _opus vittatum_ e presentano un’intonacatura di colore bianco.
L’Ambiente P, già in parte scavato nella campagna 2007, presenta un ingresso sul lato Nord, è caratterizzato da un semplice piano pavimentale in terra battuta e doveva costituire una stanza di servizio.
L’Ambiente Q, dopo l’asportazione di uno strato di terra misto a rari frammenti di tegole e laterizi sono venuti alla luce resti di un piano pavimentale in cocciopesto, fortemente danneggiato. Attualmente solo un piccolo tratto di tale piano è stato risparmiato e rinvenuto in situ. Lungo il lato orientale del vano si sono rinvenuti resti di quattro anfore (solamente una di queste è discretamente conservata), disposte regolarmente una a fianco dell’altra. Sul lato meridionale si è messo in evidenza uno strato di cenere, mentre su quello settentrionale si riscontra la presenza di un coppo inserito nella muratura, avente funzione di canaletta di scolo, collegata con la fogna situata immediatamente a Nord, con orientamento Est-Ovest, che si inserisce sotto la soglia d’ingresso dell’ambiente A. Tale canaletta presenta una copertura in laterizio. Anche le anfore, che sono state poi oggetto di un microscavo in laboratorio, si sono rivelate piene di cenere pulita, senza frammenti di carbone. Si presume che tale ambiente, per la presenza delle anfore piene di cenere e della canaletta di scarico, possa essere messo in relazione con la _fullonica_ della _domu_s.
L’Ambiente R è stato solo parzialmente messo in luce, essendo inoltre interessato da un moderno scasso per viti nella parte occidentale. E’ stato messo in luce uno spesso strato di crollo costituito da tegole, calce, laterizi e frammenti di anfore e ceramica comune. Al di sotto del crollo si è evidenziato un piano pavimentale in terra battuta, che si presenta in alcuni punti arrossato dall’azione del fuoco. Lungo il muro settentrionale sono venuti alla luce i resti frammentati di due grandi vasi per derrate che poggiano direttamente sul pavimento e mostrano l’abbandono del vano. Il limite Ovest dell’ambiente non è stato ancora identificato, ma è stato probabilmente interessato dal profondo scasso di vite precedentemente segnalato.
Nell’Ambiente I si è proceduto alla messa in luce del piano pavimentale dell’ambiente, parzialmente distrutto, verso Est, dalla trincea di fondazione di un filare di vite. Dopo l’asportazione dello strato con qualche materiale di crollo delle pareti, che ha restituito frammenti disgregati di intonaco di colore bianco, è stato messo in luce il pavimento, caratterizzato da una _ruderatio_ di calce e ciottoli di fiume, su cui è impostato uno strato di malta cementizia per l’allettamento delle tessere di mosaico. Il piano musivo è stato completamente divelto già in antico; neanche una tessera rimane in situ, ma la loro presenza è dimostrata dalle impronte rimaste sullo strato di allettamento.
_Settore IV_
Nel settore IV sono continuati i lavori di scavo stratigrafico in connessione con una necropoli tardoantica, impostatasi sopra le rovine delle strutture romane abbandonate. Sono venute alla luce ulteriori 11 sepolture, alcune alla cappuccina, con letto e copertura di tegole, altre terragne senza alcun rivestimento. Si segnalano due casi particolari: la presenza di semplici muretti a secco per delimitare alcune tombe, e la presenza di una riduzione. In quest’ultimo caso è evidente la cronologia relativa di una serie di tre sepolture, impostatesi l’una sull’altra: la prima è stata ridotta con lo spostamento delle tibie per l’inserimento della seconda, mentre la terza si è impiantata sopra la precedente. Molte tombe sono state realizzate utilizzando le murature delle strutture più antiche. Alcune presentano un orientamento Nord-Sud, altre invece Est-Ovest. Non si segnalano elementi di corredo.
Al centro del _decumanus minor_, in corrispondenza di un ingresso monumentale posto lungo il lato Nord, è venuta alla luce una struttura muraria semicircolare, realizzata in opus vittatum. Tale esedra, rivolta verso Est e dunque verso l’ingresso sopra descritto, si presenta tamponata da un muro in pietra, di tecnica poco accurata, ma sempre in opus vittatum. È stato effettuato un saggio nell’angolo Nordorientale dell’esedra, che ha rivelato la presenza di due piani pavimentali in calce; in fondo, una canaletta di scarico fa supporre, insieme all’impermeabilizzazione della struttura tramite cocciopesto, la presenza di un ninfeo o fontana.
Lo scavo ha permesso di conoscere sempre meglio la realtà archeologica sopra descritta, per la quale si è provveduto al contestuale restauro conservativo, finalizzato anche alla “musealizzazione” della _Domus_, secondo il progetto concordato dall’Università di Urbino con il Soprintendente Archeologo delle Marche. -
en
This campaign concentrated on two areas: the first was the so-called “Domus of Europa” and the second was in sector IV, to the east of the central baths and immediately north of the _decumanus minor_.
_Domus of Europa_
The entire area of the Domus of the “Europa and the bull”, excavated in 2004-2007, was cleaned.
Excavations were undertaken in Sectors B2 and B3, towards the cardo “dei Seviri”, in room I and room O.
Sectors B2-B3. In the southern part of this rich house the excavations uncovered three more rooms immediately west of room A. These three small, adjacent rooms were denominated, starting from the east, room P, room Q and room R. The walls were _opus vittatum_ with a white plaster facing.
Room P, partially excavated in 2007, had an entrance on the north side and was characterised by a simple beaten earth floor. It was probably a service room.
In Room Q the removal of a layer of earth mixed with occasional tile and brick fragments revealed the remains of a badly damaged _opus signinum_ floor. Only a small patch of this floor was found _in situ_. Along the eastern side of the room were the remains of four amphorae (only one was moderately well-preserved), arranged one beside the other. On the southern side a layer of ash was uncovered, whilst in the north an imbrex was noted, inserted into the wall to act as a drainage channel, linked to the drain situated immediately to the north on an east-west alignment and which ran under the threshold of room A. The drain had a brick covering. The amphorae, whose fill was removed in the laboratory, were also full of clean ash with no charcoal fragments. The presence of these amphorae and the drainage channel suggest that this room related to the _fullonica_ of the _domus_.
Room R was only partially excavated as the western part had been disturbed by a modern excavation for vine planting. A thick layer of collapsed material constituted by tiles, lime, bricks, amphora and coarse pottery fragments was uncovered. Below was a beaten earth floor which in some places had been reddened by burning. Along the northern wall were the remains of two large containers for dry foodstuffs resting directly on the floor and attesting the abandonment of this room. The room’s western perimeter was not identified, but was probably damaged by the modern digging mentioned above.
In Room I excavation of the floor, partially destroyed to the east by the trench for a row of vines, continued. Following the removal of material that had collapsed from the walls, including fragments of white wall plaster, the floor was exposed. This was characterised by a _ruderatio_ of lime and cobbles over which was a layer of cement mortar in which the _tesserae_ were embedded. The mosaic had been completely removed in antiquity, no _tesserae_ remained _in situ_, but their presence was attested by the impressions left in the make up.
_Sector IV_
Here work continued on the excavation of the late antique necropolis overlying the remains of Roman houses. A further 11 burials came to light, some a cappuccina, with a bed and covering of tiles, others in simple earth graves. Two particularities were noted: the presence of a number of burials delimited by simple low dry-stone walls and the presence of a reduction. In the latter the chronology of a series of three burials, one on top of the other, was clear: the first had been reduced by the moving of the tibias to make room for the second, whilst the third lay on top of the previous one. Many of the tombs were created using the walls from earlier structures. Some were on a north-south alignment, others east-west. No grave goods were present.
At the centre of the _decumanus minor_, in correspondence with a monumental entrance situated on its northern side, a semicircular structure in _opus vittatum_ came to light. This exedra, facing east and therefore towards the monumental entrance, was blocked by a badly-built stone wall, also in _opus vittatum_. A trench was dug in the north-eastern corner of the esedra which revealed the presence of two lime floor surfaces. Towards the back, the presence of a small drain and the _opus signinum_ water-proofing of the structure, suggest the presence of a _nymphaeum_ or fountain. - Research Body
- Università degli Studi di Urbino
- Funding Body
- Comune di Fossombrone
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2009
- Summary
-
it
La campagna di scavo 2009 ha avuto come oggetto in primo luogo il cantiere della _Domus_ di Europa e, marginalmente, quello della _Domus_ degli animali esotici.
_Domus di Europa_
I lavori hanno interessato alcuni ambienti della _Domus_ posti a Nord del triclinio che ospita il mosaico con il ratto di Europa.
L’ambiente O, posto direttamente a Nord della stanza tricliniare e già identificato nel 2008, è risultato diviso in ulteriori quattro vani, dunque denominati O1, O2, O3, O4. Inizialmente il vano O2 era l’unico ambiente termale, con suspensurae, pavimento e pareti rivestite di cocciopesto. Immediatamente a Sud venne poi ricavato un ambiente ulteriore provvisto di basamenti probabilmente per vasche di acqua calda (vano O1). Il vano O4 ospitava il _praefurnium_, mentre il vano O3 era probabilmente il magazzino per il legname da ardere e per depositare la cenere di scarico da utilizzare poi nella _fullonica_, già identificata nel 2008 nell’ambiente Q, posto vicino all’ingresso dell’abitazione.
I dati stratigrafici permettono di datare la fine della funzione termale dell’ambiente tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. In seguito i vani O3 ed O4 vengono unificati e pavimentati con un piano in calce impostato su scaglie di pietra. Contestualmente, l’apertura tra O2 e O1 venne chiusa, e i vani riscaldati vennero riempiti con materiale di risulta. Il vano O1 venne quindi pavimentato in mosaico bianco a tessere grossolane.
L’ambiente U è posto immediatamente a Nord dell’ambiente O. Sono stati qui rinvenuti numerosi frammenti di intonaco dipinto, crollato uniformemente con la parte dipinta rivolta verso terra. L’intonaco, che prima del restauro è indicativamente alto m 1,50 e lungo m 2, è diviso in tre grandi riquadri: due laterali, dipinti in rosso con una corona vegetale e nastri intrecciati, ed uno centrale. Quest’ultimo rappresenta due figure umane, un uomo in nudità eroica, con sandali e mantello, ed una donna ammantata, con i piedi poggianti su un rialzo roccioso. La scena è sicuramente mitologica e sembrerebbe riprodurre Perseo e Andromeda, ma si attende conferma dai risultati dell’intervento di restauro.
Al di sotto dell’intonaco dipinto è venuto alla luce uno strato di crollo spesso cm 20 circa, con pochi frammenti ceramici databili al II secolo d.C., che ricopriva un pavimento a mosaico geometrico in tessere bianche, nere e rosa, con una stella formata da losanghe come emblema centrale. Il mosaico si presenta danneggiato in più punti già in antico.
L’ambiente S si trova immediatamente a Nord dell’ambiente N ed era stato parzialmente scavato nel 2008. Durante la campagna del 2009 l’ambiente, già sterrato nei secoli passati, è stato completamente scavato ed è stato quindi messo in luce il pavimento a mosaico, danneggiato in corrispondenza dell’emblema centrale, che è andato perduto. Il mosaico è caratterizzato da stelle in tessere nere su campo bianco che convergono verso il centro. Nel lato Ovest si evidenziano almeno due “rattoppi” con tessere di medie dimensioni messe in opera per il lato lungo. È stato messo in luce il muro Nord dell’ambiente, in opus vittatum, come il muro Sud, mentre i muri Ovest ed Est erano verosimilmente in _opus craticium_ e non si sono conservati, eccetto alcuni lacerti di intonaco.
All’ingresso della _domus_, posto lungo il _cardo_ detto “Via dei Seviri”, lungo il suo lato Est, è stato delimitato il perimetro dell’ambiente R, asportando completamente lo strato di crollo US 150: il materiale è in fase di studio, e sembra databile comunque al II secolo d.C. (si segnala il rinvenimento di un sesterzio di consacrazione di Lucio Vero, datato a dopo il 169 d.C.). Tale US ha inoltre restituito un oggetto in avorio, a forma di farfalla, probabilmente un accessorio femminile da acconciatura o da abbigliamento.
_Domus degli animali esotici_
La _domus_, situata lungo la Via del Forno, ad Ovest del basolato stradale, è conservata solo in minima parte a causa della presenza della strada moderna la cui costruzione, in passato, ha determinato la distruzione delle emergenze archeologiche preesistenti. Della struttura si sono quindi conservati solamente gli ambienti adiacenti al _cardo_. Lo sterro dell’area è avvenuto durante le campagne del 1999 e del 2000: quest’anno lo scavo è ripreso per meglio definire alcune questioni stratigrafiche e per preparare le emergenze archeologiche al restauro conservativo e alla susseguente musealizzazione.
L’ingresso è determinato da una piccola apertura sul _cardo_ denominato “Via del Forno”, lungo il suo lato Ovest. Non è presente un corridoio, ma l’ingresso porta direttamente ad un cortile con _impluvium_ centrale, pavimentato in lastre di calcare (Ambiente B). Dall’atrio si accedeva verso Nord ad una stanza con pavimento in _opus signinum_ con cornice laterale in tessere nere ed emblema centrale contraddistinto da un rosone a mosaico in tessere bianche, nere e rosa (Ambiente A). Verso Sud invece dall’Ambiente B si accedeva ad una stanza (Ambiente C) caratterizzata dalla presenza di un intonaco parietale con raffigurazione di animali esotici entro riquadri, che ha dato il nome all’intera _domus_, oggetto di restauro e attualmente conservato presso il Museo Archeologico “A. Vernarecci” di Fossombrone. Immediatamente a Sud dell’Ambiente C è stato messo in luce l’Ambiente D, ora totalmente occupato da una struttura rotonda in mattoni, pietre e tegole di recupero, interpretabile come un forno. Tale struttura produttiva andò ad occupare l’ambiente in epoca relativamente tarda: infatti i dati preliminari di scavo attestano che la _domus_ venne abbandonata probabilmente nel corso del III secolo d.C., per poi essere rioccupata e subire una riconversione funzionale probabilmente nel corso dello stesso secolo. L’ambiente A venne diviso in due con la costruzione di un muro in _opus spicatum_, con materiale di recupero (mattoni misti a pietre), che andò ad obliterare il rosone centrale a mosaico. All’interno dell’ _impluvium_ fu ricavata l’apertura di un pozzo che attingeva acqua da una cisterna sottostante, caratterizzata da muratura in pietra ad aggetto. L’Ambiente C venne pavimentato con uno strato di frammenti di anfore (databili al II secolo d.C.) su cui venne impostato un piano di cocciopesto. Evidente è la funzione impermeabilizzante e drenante, che lascia presupporre la destinazione produttiva del nuovo vano, accanto al quale venne costruito il forno già menzionato.
Gli interventi di quest’anno si sono limitati ad una pulizia generale dell’area e alla progettazione di saggi stratigrafici che saranno effettuati nella campagna 2010. Sta progressivamente prendendo corpo il progetto concordato col Soprintendente Archeologo delle Marche, che prevede la “musealizzazione” delle due “Domus”, con relative coperture delle strutture, appositamente restaurate. Il Parco Archeologico viene pertanto caratterizzato annualmente con interventi mirati di studio, di tutela e di valorizzazione, attuati dall’Università di Urbino, ad iniziare dal 1974. -
en
The 2009 campaign was mainly concentrated on the _Domus_ of Europa with some work being undertaken on the _Domus_ of the exotic animals.
_Domus of Europa_
Excavations were undertaken in several rooms situated to the north of the _triclinium_ with the mosaic of Europa and the Bull.
Room O, directly north of the _triclinium_ and already identified in 2008, was seen to be divided into a further four rooms, denominated O1, O2, O3 and O4. Initially room O2 was the only bath structure, with _suspensurae_ and floors and walls faced with _opus signinum_. Immediately to the south another room was created which had bases probably for hot water tanks (room O1). Room O4 housed the _praefurnium_, whilst O3 was probably where the wood was stored and the ash dumped which was then used in the _fullonica_, identified in 2008 in room Q, close to the _domus_ entrance.
The stratigraphy dated the end of the room’s function as a bath structure to between the end of the 2nd –beginning of the 3rd century A.D. Subsequently rooms O3 and O4 were unified and paved with lime surfaces on a make up of stone chippings. At the same time the opening between O2 and O1 was blocked, and the heated rooms were filled with dumped material. Room O1 was then paved with a mosaic of coarse white tesserae.
Room U is situated immediately north of room O. Here numerous fragments of painted plaster were found which had all fallen in a uniform manner, with the painted side face down. The wall plaster, about 1.50 m high and 2 m long, was divided into three large panels: two side panels painted red with a wreath and entwined ribbons, and a central panel. The latter depicted two figures, a male nude in heroic pose, with sandals and a cape and a cloaked woman, her feet resting on a rocky outcrop. This is certainly a mythological scene and seems to represent Perseus and Andromeda, but this will only be confirmed following restoration work.
Below the painted plaster was a layer of collapsed material about 20 cm thick, containing a few pottery fragments datable to the 2nd century A.D., which covered a geometric floor mosaic with white, black and red tesserae and a central star formed by lozenges as the central motif. The mosaic had been damaged in several places in antiquity.
Room S, immediately north of room N had been partially investigated in 2008. During the 2009 season the room, which had been uncovered in past centuries, was completely excavated. This revealed a mosaic floor, damaged in the centre where the central motif had been lost. The mosaic was characterised stars of black _tesserae_, converging towards the centre, on a white background. On the west side there were at least two repairs made with middle sized tesserae put into place on their long sides. The north and south walls, in _opus vittatum_, were exposed, however the west and east walls, probably in _opus craticium_ did not survive apart from a few patches of plaster. At the entrance to the _domus_, situated on the cardo known as “Via dei Severi”, on its eastern side, the perimeter of room R was defined following the removal of the layer of collapse US 150. A preliminary date for this material can be given as the 2nd century A.D. (a _sestertius_ showing the consecration of _Lucius Verus_, dated to after 169 A.D. was found in the collapse). This US also produced an ivory artefact in the shape of a butterfly, probably a lady’s personal ornament for hair or clothing.
_Domus of the exotic animals_
Only a minimal part of the domus is visible, situated on _Via del Forno_, west of the basalt-paved road, due to the presence of a modern road whose construction destroyed the archaeological remains. Only the rooms adjacent to the _cardo_ are preserved. The area was exposed during the 1999-2000 campaigns. This year the excavation recommenced in order to better define the stratigraphy and to prepare the remains for conservation and the subsequent opening to the public.
The _domus_ was accessed through a small entrance on the west side of the _Via del Forno_. There was no corridor but the entrance led straight into the courtyard with a central _impluvium_, paved in limestone slabs (Room B). From the _atrium_ a room was entered to the north paved in _opus signinum_ with a border of black _tesserae_ and a central motif of a mosaic rosette of white, black and pink _tesserae_ (Room A). To the south of Room B room (C) was characterised by the presence of wall plaster painted with panels inside which were exotic animals. This room has given the name to the _domus_ and the restored wall paintings are housed in the “A. Avernarecci” Archaeological Museum at Fossombrone. Room D came to light immediately south of Room C and was completely occupied by a circular structure of reused brick, stone and tile, interpretable as an oven. This structure occupied the room in a relatively late period. In fact, the preliminary excavation data attests that the _domus_ was probably abandoned during the 3rd century A.D. and subsequently reoccupied and used for different purposes within the same century. Room A was divided in two by the construction of an _opus spicatum_ wall made of reused bricks and stone. The wall obliterated the mosaic rosette at the centre of the floor. A masonry-built well, characterised by projecting stones, was opened in the _impluvium_ and took water from the cistern below. Room C was paved with a layer of amphora fragments (datable to the 2nd century A.D.) forming the make up for an _opus signinum_ floor surface. This arrangement was clearly to provide drainage and waterproofing and suggests that this room, next to which the oven was built, had a productive function.
This year’s interventions were limited to cleaning the area and planning excavations for the 2010 campaign. Work on the project agreed with the Superintendency for the opening of the two _domus_ to the public, including the restoration and covering of the structures, continued. Each year, from 1974 onwards, interventions aimed at the study, protection and enhancement of the Archaeological Park are undertaken by Urbino University. - Research Body
- Università degli Studi di Urbino
- Funding Body
- Comune di Fossombrone
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2010
- Summary
-
it
Anche la campagna di scavo 2010 si è svolta principalmente nel cantiere della _Domus_ di Europa e in quello della Domus degli animali esotici.
_Domus di Europa_
E’ proseguito lo scavo stratigrafico degli ambienti già indagati l’anno precedente, posti a Nord del triclinio (F), ed è iniziata l’indagine in relazione all’ingresso della ricca dimora, posto ad Ovest, lungo la strada denominata “Via dei Seviri”.
Nell’ambiente O è stato scavato completamente il vano O4, mettendo in luce il praefurnium, costituito da un piccolo e semplice stanzino in opus vittatum con due gradini che scendono verso l’imboccatura del vano termale O2.
E’ altresì continuato lo scavo nell’ambiente U, che nel 2009 aveva restituito il pregiato intonaco parietale con la rappresentazione del mito di Perseo e Andromeda, che in origine decorava la parete Nord della stanza. È stata quindi messa in luce una ulteriore porzione di intonaco dipinto crollato uniformemente a terra, pertinente alla parete Est dell’ambiente, che quindi si rivela essere una stanza di notevole importanza all’interno della _domus_. L’intonaco messo in luce misura 2 m circa di lunghezza per 1,50 di altezza; è quasi completamente decorato in rosso, con alcuni elementi vegetali che incorniciano una figura femminile nuda, alta circa 50 cm, che decorava quindi il centro della parete. Si tratta di una figura nuda, con un drappo trasparente in vita, che sembra accennare un passo di danza.
Al di sotto dell’intonaco dipinto sono stati rinvenuti alcuni elementi del tetto, in particolare due coppi quasi interi. Lo scavo dell’ambiente, al cui interno ancora sono visibili frammenti di intonaco crollato, sarà completato durante la campagna del 2011. Fondamentale si rivela in questo contesto la presenza del restauratore sul cantiere di scavo, fatto che permette il recupero tempestivo e la conservazione di reperti altrimenti altamente deperibili come gli intonaci dipinti e oggetti in osso o in metallo.
All’ingresso della _domus_, è stato effettuato un saggio di scavo all’interno dell’Ambiente K, caratterizzato da una forma rettangolare allungata e interpretabile come un vano di passaggio che immetteva nelle stanze più interne e importanti della residenza, quali i _cubicula_ e il _triclinium_. All’interno dell’Ambiente K è stato messo in luce un cospicuo strato di crollo di elementi di copertura in cotto. Lo scavo sarà completato durante la campagna del 2011.
_Domus degli animali esotici_
E’ continuato anche lo scavo in relazione alla _domus_ “degli animali esotici”, lungo la Via del Forno, proseguendo nel restauro conservativo dei muri e delle pavimentazioni musive oltre che nella realizzazione di pannelli esplicativi per la valorizzazione e musealizzazione della dimora.
Gli interventi si sono concentrati nella parte Sud della _domus_, occupata a partire dal III secolo d.C. da un ambiente a destinazione produttiva. Sono stati recuperati due grossi frammenti di una macina in pietra lavica rinvenuti nell’area negli anni precedenti, ed è stato messo in luce un deposito di un centinaio di tegole disposte accatastate accuratamente una sull’altra. Alcuni saggi stratigrafici praticati all’interno dell’ambiente hanno evidenziato la presenza di una intonacatura in cocciopesto delle pareti interne e l’esistenza di una canaletta di scolo posta immediatamente all’esterno di tale vano, lungo il lato ovest del muro in _opus vittatum_. Anche lo scavo dell’area in questione sarà completato nella campagna 2011.
L’attività espletata in corrispondenza delle due _Domus_ è finalizzata alla loro “musealizzazione”; si è provveduto infatti alla messa in opera della copertura degli ambienti nei quali verranno ricollocati due mosaici staccati negli anni ’20 ed attualmente depositati nel Museo. Questa opera di “contestualizzazione” è stata concordata col Soprintendente Archeologo delle Marche nel contesto dell’attività scientifica e anche di tutela e di valorizzazione che l’Università di Urbino sta attuando nel Parco Archeologico di _Forum Sempronii_ dal 1974. -
en
This campaign also concentrated on the _Domus_ of Europa and the _Domus_ of the exotic animals.
_Domus of Europa_
The investigation of the rooms identified in previous years, situated north of the _triclinium_ (F) continued, and excavation began at the entrance to the house situated on the west side of the “Via dei Severi”.
In Room O room O4 was completely excavated, revealing the _praefurnium_ constituted by a small simple room in _opus vittatum_ with two steps leading down to the entrance to bath structure O2.
Excavation of room U continued, where in 2009 the high-quality painted wall plaster depicting the myth of Perseus and Andromeda, originally decorating the room’s north wall, was found. A further section of the wall plaster from the east wall was uncovered which had also collapsed uniformly onto the floor. The presence of the painted plaster attests the room’s importance within the _domus_. The exposed plaster measured about 2 m in length and 1.50 m in height. It was almost completely decorated with red, with some vegetal motifs surrounding a female figure, about 50 cm high, which decorated the centre of the wall. The figure was nude with a transparent drape at the waist, and seemed to be dancing.
Below the painted plaster some elements from the roof were found, in particular two almost intact imbrices. The excavation of the room, inside which fragments of fallen wall plaster are visible, will be completed in 2011. In this context the presence on site of a conservator led to the timely retrieval and conservation of perishable finds such as painted plaster and bone and metal artefacts.
At the entrance to the _domus_ a trench was dug in Room K, characterised by an elongated rectangular plan and interpretable as passageway leading to the inner and most important rooms of the house, such as the cubicula and _triclinium_. A substantial layer of collapsed terracotta roof tiles came to light inside Room K. The excavation will be completed in 2011.
_Domus of the exotic animals_
Excavation of the _domus_ situated on the _Via del Forno_ continued alongside conservation of the walls and floor mosaics. Work was also undertaken on the information panels for visitors to the site.
The excavations concentrated on the southern part of the _domus_, occupied from the 3rd century A.D. onwards by a productive structure. Two large fragments of a lava millstone were found in this area in previous years, and about one hundred carefully stacked tiles were also uncovered. Several of the trenches inside the room revealed the presence of an _opus signinum_ facing on the inner wall surfaces and the existence of a small drainage channel immediately outside the room, along the west side of the _opus vittatum_ wall. This excavation will also be completed in 2011.
All the work undertaken on the two _domus_ is aimed towards their opening to the public. In fact, the roofing was completed of the two rooms in which the two mosaics lifted in the 1920s will be placed. The work is part of a project agreed with the Archaeological Superintendency of the Marche within the context of the activities to safeguard and enhance the Archaeological Park of _Forum Sempronii_ which the University of Urbino has been carrying out since 1974. - Research Body
- Università degli Studi di Urbino
- Funding Body
- Comune di Fossombrone
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2011
- Summary
-
it
La campagna di scavo ha interessato tre cantieri: la Domus di Europa, la via “del forno” e l’anfiteatro.
_DOMUS DI EUROPA_
L’indagine ha interessato la parte occidentale della domus, prossima alla via “dei seviri” (in particolare gli ambienti P, Q, R, solo parzialmente scavati negli anni precedenti, e l’ambiente K) e la zona denominata V, posta al centro dell’edificio.
Nell’ambiente R si sono rinvenuti sotto il crollo del tetto, alcuni vasi in ceramica comune e una moneta databile al II secolo d.C., che conferma l’abbandono della domus in questo periodo.
Zona V. Tra due fossi si è potuto circoscrivere un ambiente quasi integro e con stratigrafia intatta, dotato di muri in opus vittatum. Dopo l’asportazione dello strato agricolo è venuto alla luce un compatto strato di crollo. In almeno tre estesi punti si sono messi in evidenza resti di un incendio coevo al crollo o da mettere in relazione con l’accensione di fuochi durante l’ipotetica fase d’occupazione successiva. Subito al di sotto di esso, un pavimento musivo presenta un riquadro con all’interno un motivo a code di rondine disposte diagonalmente che però ha subito un ampio restauro successivo.
Verso Est, al di sotto del mosaico e della preparazione dello stesso è emersa una porzione di pavimento a cocciopesto relativa ad una fase precedente dell’ambiente e quindi della domus stessa.
_VIA “DEL FORNO”_
Si è proceduto allo scavo dell’area compresa tra l’incrocio con il decumano minore e il forno circolare che viene collocato in epoca tarda all’interno della Domus “degli animali esotici”, allo scopo di verificare la destinazione del forno (se utilizzato per alimenti o per laterizi) e quindi la presenza o meno di apprestamenti artigianali di qualche tipo.
- lungo il lato ovest della zona indagata è stata messa in luce una canalizzazione fognaria che raccoglieva le acque di scarico provenienti dall’area della domus “degli animali esotici” per immettersi poi in una canalizzazione collettiva situata al di sotto del decumano minore, lungo il suo lato Nord.
- all’estremità meridionale dell’area, appoggiate alla fogna, sono state messe in luce cinquanta tegole intere disposte per coltello le une sulle altre, su due file a formare una sorta di deposito in attesa di essere utilizzate.
Con alcuni saggi si è appurato che la fondazione del muro del forno è profonda circa 20 cm, e che le pietre informi che costituiscono la struttura sono tenute insieme da terra per gran parte della sua altezza. Per quanto riguarda la copertura, bisogna pensare ad una struttura probabilmente mobile, come testimonierebbero nelle sue immediate adiacenze due pietre squadrate con un buco al centro che probabilmente dovevano sostenere dei pali di almeno 10 cm di base.
La domus “degli animali esotici” va datata almeno dalla metà del I secolo d.C. in base al mosaico geometrico dell’ambiente B fino alla fine del II – inizi del III secolo d.C. Verosimilmente in quest’ultimo periodo la domus conobbe delle trasformazioni radicali tra cui l’installazione del forno che determinò il cambiamento di destinazione da residenziale ad artigianale della parte Sud dell’abitazione. La ceramica rinvenuta porta a circoscrivere l’attività di tale spazio tra il III e la fine del V – inizi del VI secolo d.C. circa.
_ANFITEATRO_
L’anfiteatro di Forum Sempronii è stato individuato in seguito alla campagna di fotografie aeree effettuate nel 2009.
Nel 2011 è stato aperto un sondaggio in corrispondenza del corridoio di accesso occidentale, le cui due spallette sono ben visibili in fotografia aerea, allo scopo di verificare lo stato di conservazione dell’anfiteatro e il grado di interro delle strutture pertinenti. Dopo l’asportazione del terreno agricolo sono venuti alla luce i resti di due setti murari paralleli, con orientamento Est-Ovest, costituenti le spallette del corridoio di accesso all’anfiteatro. I muri sono stati messi in luce per una lunghezza di m 10,5, ma purtroppo non è stato raggiunto né il limite esterno né quello interno del vomitorium. La tecnica impiegata è quella della muratura a sacco, con paramento esterno in opus vittatum. Il materiale impiegato è la scaglia bianca e rosa della Cesana, come in quasi tutti gli edifici di Forum Sempronii in età imperiale.
È stato aperto un saggio in profondità all’interno del corridoio, lungo il suo muro meridionale. Sono stati rinvenuti uno strato di crollo delle murature dell’anfiteatro, ossa, forse umane, un piano in scaglie di pietra e frammenti di tegole compattate, uno strato di terra battuta giallastra che costituiva verosimilmente il piano di calpestio originario. -
en
The campaign looked at three areas: the Domus of Europa, the via del “forno” and the amphitheatre.
_Domus of Europa_
The excavation examined the western part of the _domus_, by the via “dei seviri” (in particular rooms P, Q, R, only partially excavated in previous years, and room K) and the zone denominated V, at the centre of the building.
The discovery below the roof collapse in room R of several coarse ware pottery vessels and a 2nd century A.D. coin confirmed that the domus was abandoned in this period.
_Zone V._ Almost an entire room, with intact stratigraphy and opus vittatum walls, was uncovered between two ditches. The removal of the agricultural soil revealed a compact layer of collapse. Three large patches of burning provided evidence of either a fire, contemporary with the collapse or of fires that were lit during a later, hypothetical, occupation. Immediately below this was a mosaic floor with a diagonal swallow-tailed pattern inside a panel. This had been heavily restored in a later period.
Towards the east, below the mosaic and its makeup, a patch of opus signinum floor emerged, dating to an earlier phase of the room and thus of the domus itself.
_Via “del Forno”_
Excavations continued in the area between the crossroads with the decumanus minor and the circular oven, which was built in a later period inside the Domus “of the exotic animals”, with the aim of defining the oven’s use (food or brick/tile) and therefore the presence of some type of craft working in the area.
- A drain collecting wastewater from the area of the domus “of the exotic animals” was uncovered along the west side of the area. The drain led into a collective sewer situated below the decumanus minor on its north side.
- At the southern end of the area, fifty intact tiles were uncovered. They were resting against the drain, placed on edge one on top of another, in two rows as if waiting to be used.
The excavations showed that the foundations of the oven wall were about 20 cm deep, and built of rough stones bonded for most of its height with earth. The oven roof was probably a mobile structure, as may be attested by the presence in the immediate vicinity, of two squared stones with a central hole, which probably supported posts of at least 10 cm in diameter.
The _domus_ “of the exotic animals” can be dated from at least the mid 1st century A.D., based on the geometric mosaic in room B, until the end of the 2nd – beginning of the 3rd century A.D. It is probable that it was in the latter period that the _domus_ underwent substantial transformations including the installation of the oven, which determined the change in function of the southern part of the house from residence to workshop. The pottery finds date the craft working activity to between about the 3rd century and end of the 5th /beginning of the 6th century A.D.
_The amphitheatre_
The amphitheatre at _Forum Sempronii_ was identified from aerial photographs taken in 2009.
In 2011, a trench was opened in correspondence with the western access corridor, whose two parapets are clearly visible in the photographs, with the aim of checking the amphitheatre’s state of preservation and the depth of earth covering its structures. The removal of the agricultural soil revealed the remains of two parallel walls, on an east-west alignment, forming the parapets of the access corridor. The walls were uncovered for a length of 10.5 m, but unfortunately, neither the internal nor the external limits of the _vomitorium_ were reached. The walls were built with an external facing of _opus vittatum_, using chips of white and pink Cesana stone, as were almost all the buildings in _Forum Sempronii_ in the imperial period.
A deep trench was opened inside the corridor, along the south wall. This revealed a layer of collapse from the amphitheatre walls, bones, perhaps human, a surface of compacted stone chippings and tile fragments, and a layer of yellowish beaten earth, which was probably the original floor level. - Research Body
- Università degli Studi di Urbino
- Funding Body
- Comune di Fossombrone
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2012
- Summary
-
it
_Domus di Europa_
L’indagine archeologica è stata concentrata nella parte occidentale della _domus_, prossima alla via “dei _seviri_ ”. E’ stato integralmente messo in luce il muro che chiude gli ambienti occidentali della _domus_ verso Sud, e si è completato lo scavo dell’ambiente già identificato come _fullonica_ nel corso delle campagne precedenti. È stata quindi documentata la presenza di strati di cenere compatta e di argilla giallognola, che hanno restituito materiali di un certo interesse, databili all’età alto-imperiale, come due lucerne tipo FIRMALAMPE, una con bollo CRESCES ed una con bollo FORTIS; un frammento di coppa in terra sigillata aretina con girali di acanto; una chiave in bronzo, un fibbia in bronzo.
- _Settore IV_. Lungo il _decumanus minor_ , immediatamente a Nord dello stesso, vennero alla luce, durante le campagne di scavo precedenti, resti di un porticato adiacente alla via e una serie di botteghe al suo interno, appoggiate alla struttura principale dell’ _insula_ , le Grandi Terme. Durante lo scavo dell’area furono rinvenute 44 sepolture tardo-antiche impiantatesi sulle rovine delle strutture di età romana. Nel 2012 si è provveduto alla rimozione della maggior parte dei resti scheletrici che sono stati esaminati dal Prof. Pietro Gobbi, docente di Anatomia presso l’Università di Urbino.
Si tratta di tombe alla cappuccina di fattura molto povera, rivolte per la maggior parte verso Sud, perpendicolarmente alla via. La disposizione delle sepolture sembra apparentemente caotica ma alcuni dati possono far avanzare l’ipotesi di una divisione in gruppi familiari. Questo può essere desunto dalla presenza di almeno 4 tombe “doppie”, probabilmente “matrimoniali” e da alcune riduzioni. Le tombe “doppie” vedono la deposizione contemporanea di un uomo e una donna, i cui resti sono posti in maniera da ricordare il talamo nuziale: l’uomo è sempre a destra e la donna leggermente al di sopra dell’uomo, con la testa rivolta verso quella del compagno.
In generale si può affermare che la popolazione sepolta nell’area presentava un’altezza media di 180 cm per gli uomini e 170 cm per le donne ed aveva una dieta vegetariana ricca di fibre. Non ci sono tracce di traumi dovuti a morte violenta, mentre alta è la percentuale di bambini e adolescenti rispetto a quelli degli adulti. Le sepolture sono completamente prive di corredo, ma nel riempimento di alcune sono state rinvenute monete bronzee di IV secolo d.C. molto consunte. Un elemento datante fondamentale è dato dall’inumazione 44, pertinente ad un infante sepolto all’interno di un’anfora di Gaza, databile ad un periodo compreso tra il 490 e il 650 d.C. Si può dunque ipotizzare una datazione della necropoli al VI secolo d.C., periodo molto turbolento per la penisola italiana e il territorio medio-adriatico in particolare anche a causa della guerra greco-gotica del 535-553 d.C. Una conferma è fornita dal fatto che le sepolture risultano ricavate nello strato di crollo di edifici, in relazione quindi ad una città già disastrata e pressoché abbandonata. -
en
_Domus di Europa_. The excavation concentrated on the western part of the _domus_, alongside the via “dei _seviri_”. The wall closing the western rooms off the _domus_ towards the south was completely exposed, and excavation of the room, identified as a _fullonica_ during previous campaigns, completed. Layers of compact ash and yellowish clay were present, containing interesting materials dating to the early imperial period, such as two lamps of the FIRMALAMPE type, one stamped _CRESCES_, and the other _FORTIS_, a fragment of an Arretine cup decorated with acanthus spirals, a bronze key, and a bronze buckle.
_Sector IV_. Along the _decumanus_ _minor_, and immediately north of it, the remains of a portico fronting the street and the shops inside it were found in previous campaigns. The shops abutted the main structure in this _insula_, the Great Baths. During its excavation, 44 late antique burials were uncovered, set into the ruins of the Roman structures. Most of the skeletal remains were removed in 2012 and examined by Prof. Pietro Gobbi at the University of Urbino.
All the burials were in poorly made “a cappucina” tombs, mostly facing south perpendicular to the road. The layout of the burials seemed chaotic, but there was evidence to suggest they were divided into family groups. Among the burials were four “double” tombs, probably “matrimonial”, and a number of reductions. The “double” tombs saw the contemporary deposition of a man and woman, whose remains were placed in a position recalling the nuptial bed: the man always on the right and the woman slightly above the man with her head facing him.
The people buried here were on average 180 cm tall (men) and 170 cm tall (women) and ate a vegetarian diet rich in fibre. There were no traces of trauma caused by violent death, while the percentage of children and adolescents compared to adults was high. The burials contained no grave goods, but a number of very worn 4th century A.D. bronze coins were found in the fill of some. Burial 44 provided important dating evidence, an infant buried inside a Gaza amphora, datable to between 490 and 650 A.D. Therefore, it can be suggested that the necropolis dates to the 6th century A.D., a very turbulent period for the Italian peninsula and the middle Adriatic territory in particular, due to the Greco-Gothic War of 535-553 A.D. Further confirmation came from the fact that the burials were set into the layer of collapsed buildings, that is, the city was already in ruins and more or less abandoned. - Research Body
- Università di Urbino
- Funding Body
- Comune di Fossombrone
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2013
- Summary
-
it
La campagna di scavo _Forum Sempronii_ 2013 si è concentrata nello scavo di un edificio absidato a lato dell’area forense (probabile Augusteum).
Da un manoscritto della metà del Seicento, conservato nella Biblioteca Passione di Fossombrone, risulta che in un’area attigua alla Flaminia e a monte della Chiesa di San Martino del Piano è stato rinvenuto nel 1660 un edificio ampio tre navate, con un’abside ad ovest, all’estremità di quella centrale. Lastre di marmo (in _opus sectile_ ) furono in quantità asportate con otto carri (poi in gran parte vendute) da questa stessa struttura monumentale, che ha restituito dall’abside anche lastre di rivestimento di una base di statua, con iscrizione riferita da Bormann a Ottaviano Augusto (CIL XI 6113) e datata al 5-6 d.C. Una serie di elementi permette ora di confermare che la statua di bronzo dorato della Victoria nel Museo di Kassel sia stata asportata da questo stesso edificio. Trova, inoltre, conferma la contestualizzazione tra la statua e l’imperatore Augusto, menzionato nell’iscrizione sul basamento su cui in origine essa era collocata. La menzionata pianta dell’edificio absidato trova corrispondenza, sia per orientamento (sudest-nordovest), sia per dimensioni (12 piedi è la larghezza della sola parte centrale riferita dal manoscritto), sia per ubicazione (a 12 piedi di distanza dalla via consolare), in una struttura monumentale riconosciuta in una recente foto aerea, nella zona in connessione col Foro della città.
Nell’ambito di questa ricerca, con un’operazione congiunta tra Soprintendenza Archeologica delle Marche e Università di Urbino, è stato messo in luce un monumentale edificio, di circa metri 12 x 18, a lato della Flaminia. Esso risulta caratterizzato da una pianta con rapporto assai ridotto tra larghezza e lunghezza, di 0,62, e mostra il pavimento a scacchiera con lastre di marmo bianco e grigio alternate di due piedi per tre (circa cm 60 x 90); si è osservato che esso trova corrispondenza analoga ad esempio nella pavimentazione del Foro di Augusto. Le pareti erano rivestite anch’esse di grandi lastre di marmo rossastro nello zoccolo e di altri policromi, di diversi tipi a costituire figure geometriche, come i vari pezzi - di differenti misure e disegno - mostrano. La monumentale struttura presentava sulla facciata due colonne di 59 cm di diametro di base e due pilastri di anta, con cinque scalini conservati in corrispondenza dell’ingresso centrale, largo quanto lo stesso l’intercolumnio. Una piccola abside è conservata al centro del lato opposto dell’edificio. È stata qui rinvenuta a metà del Seicento la statua di bronzo dorato della Vittoria conservata ora nel Museo di Kassel, disposta in origine su un basamento con iscrizione in onore di Augusto. Nello scavo dell’autunno del 2013 è stato qui recuperato anche un frammento di lastra iscritta relativa ai seviri Augustales, che, unitamente ad altre analoghe rinvenute nell’area dell’abitato romano, va messa in riferimento con il culto imperiale nella città. -
en
This season's excavations concentrated on the apsidal building on the side of the forum area (probable Augusteum).
A mid 17th century manuscript housed in the Passionei Library at Fossombrone mentions that in 1660 a large building with a central nave and two aisles, an apse to the west at the end of the nave, was discovered in an area beside the Flaminia and uphill from the church of San Martino del Piano. Large quantities of marble slabs (_opus_ _sectile_) were removed from the building in eight carts (most of which then sold). The facing slabs for a statue base were found in the apse. They bear an inscription attributed by Bormann to Octavius Augustus (CIL XI 6113) and dated to the 5th-6th century A.D. A series of elements now make it possible to confirm that the gilded bronze statue of Victory in the Kassel Museum was removed from this building. Furthermore, the contextualization between the statue and the Emperor Augustus, mentioned in the inscription on the statue's original base can also be confirmed. The described plan of an apsidal building corresponds in alignment (south-east/north-west), dimensions (12 feet is the width of the central part given in the manuscript) and location (at 12 feet from the consular road) with a monumental structure identified in a recent aerial photograph, in the zone connected with the town's forum.
A monumental building, c. 12 x 18 m, situated next to the via Flaminia, was excavated as part of this joint research project between the Archaeological Superintendency for the Marche and Urbino University. It was characterised by a plan with a reduced relationship between width and length, of 0.62, and was paved in a chequer-board pattern of white and grey marble slabs measuring two feet by three (c. 60 x 90 cm). It was noted that this paving is similar, for example, to the paving in the Forum of Augustus. The walls were also faced with large slabs of reddish marble at the footing and other colours and types that formed geometric figures, as the various pieces - of different size and shape - show. The monumental structure had two columns, 59 cm in diameter at the base, on the façade and two engaged columns _in_ _antis_, with five steps preserved in correspondence with the central door, the same width as the intercolumniation. A small apse was preserved at the centre of the opposite side of the building. It was here that the bronze statue of Victory now in the Kassel Museum was found. It originally stood on a base with an inscription in honour of Augustus. During the 2013 excavations, a fragment of an inscription mentioning the _seviri_ _Augustales_ was recovered, which together with similar finds in the Roman town, can be attributed to the imperial cult there. - Summary Author
- Oscar Mei- Università di Urbino, Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche
- Director
- Mario Luni
- Research Body
- Univerista’ di Urbino
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2014
- Summary
-
it
La campagna di scavo _Forum Sempronii_ 2014 si è svolta in corrispondenza del Tempio A accanto all’area forense e delle botteghe addossate alle Grandi Terme della città, subito a Nord del _decumanus minor_.
Botteghe. In questa zona stanno venendo alla luce e vanno sempre più caratterizzandosi nei loro elementi costitutivi alcuni ambienti posti in diretto collegamento con le botteghe stesse, da identificare con le abitazioni dei proprietari. In particolare, sul retro della bottega G si aprono tre passaggi, che immettono a tre vani distinti: al centro un corridoio (I) che dà accesso all’abitazione, ai lati due probabili magazzini (K e AC), collegati al corridoio stesso.
Verso Nord il corridoio porta ad un vasto ambiente a cielo aperto, pavimentato in lastre di calcare locale; al centro della sala un foro circolare di cm 52 di diametro permetteva di accedere ad un pozzo. Lungo il muro che a Nord delimita l’ambiente AE è stata rinvenuta invece una statua in marmo bianco di buona qualità, acefala e priva dei piedi e del braccio destro, raffigurante un personaggio maschile avvolto in un _himation_ e con in mano un piccolo _volumen_.
Ad Est e ad Ovest del corridoio I, con accesso esclusivamente dal cortile AE, sono presenti due ambienti simmetrici con mosaici molto ben conservati: quello occidentale con emblema centrale con coppia di cani, quello orientale con decorazioni geometriche.
AREA FORENSE: TEMPIO A. Grazie all’interpretazione di fotografie aeree e a prospezioni magnetometriche è stato individuato e scavato un probabile edificio templare situato a Nord dell’area forense.
È stato messo in evidenza l’intero perimetro dell’edificio, misurante ca. m. 9,45 x 17,15. Si tratta di un edificio poderoso, rivolto a sud-est, diviso in due ambienti successivi (in cui si possono riconoscere un _pronaos_ ed un’ampia e profonda cella), conservato però in massima parte solo a livello delle fondazioni. Il pronao è largo m 6 e profondo m 2,85; la cella è larga m 6 e profonda m 8,90. La tecnica muraria è quella dell’ _opus vittatum_, utilizzata in quasi tutte le murature riscontrate negli scavi di _Forum Sempronii_ e databile all’età alto-imperiale (I-II secolo d.C.). A causa del precario stato di conservazione degli elevati non è possibile, allo stato attuale, fornire dati più precisi sulla pianta della struttura sacra.
All’interno del Tempio sono venute in seguito alla luce alcune strutture murarie tagliate dalle fondazioni dell’edificio sacro, che continuano anche all’esterno del Tempio verso Ovest: è stato così possibile caratterizzare ulteriormente la seppur incompleta planimetria di una costruzione precedente, con orientamento leggermente diverso rispetto all’edificio sacro, essendo spostato di alcuni gradi verso sud. La planimetria particolare (muraturio curvilinee e meandriformi) potrebbe far pensare a prima vista a un edificio termale o comunque ad una struttura legata all’utilizzo di acqua, ma non sono state riscontrate tracce di canalette o condutture che possano avvalorare l’idea. Tuttavia il rinvenimento, all’interno della struttura circolare, di un piccolo piedino in calcare, con sandalo di foggia orientale, rende plausibile, con le dovute cautele, l’ipotesi di una destinazione sacra anche per questo monumento. -
en
The 2014 excavations at Forum Sempronii concentrated on Temple A beside the forum and the shops/workshops abutting the large baths immediately north of the _decumanus_ _minor_.
Shops/workshops. In this area the constituent elements of several rooms directly connected to the shops/workshops themselves suggest they can be identified as the owner's residence. In particular, to the rear of shop/workshop G three passages lead into three separate spaces: at the centre a corridor (I) which leads to the house, flanked by two probable store-rooms (K and AC), linked to the corridor itself.
To the north, the corridor leads to a large open air space, paved in slabs of local limestone. At the centre is a circular hole 52 cm in diameter that gave access to a well. A statue of a man, cloaked in a _himation_ and holding a small _volumen_ in the left hand, was found by the north wall of room AE. Made of good quality white marble, the head, feet, and right arm are missing.
Two symmetrical rooms were present on the east and west side of corridor I, accessed exclusively from courtyard AE. They were paved with very well-preserved mosaics: in the west room the mosaic had a central emblem with a pair of dogs, in the east room with geometric motifs.
FORUM AREA: TEMPLE A. The interpretation of aerial photographs and magnetometer survey results led to the identification and excavation of a probable temple building situated north of the forum area.
The building’s entire perimeter, measuring 9.45 x 17.15 m, was uncovered. It was an imposing building, divided into two rooms (a _pronaos_ and large, long _cella_), however only preserved for the most part at foundation level. The pronaos was 6 m wide and 2.85 m long; the _cella_ was 6 m wide and 8.90 m long. The construction technique using _opus_ _vittatum_, used in almost all the walls excavated at Forum Sempronii, is datable to the early Imperial period (1st-2nd centuries A.D.). Due to the precarious state of preservation of the walls it is not possible, at this stage, to provide a precise plan of the sacred structure.
Within the temple, several walls came to light that were cut by its foundations and continued outside the temple to the west. It was thus possible to add further detail to the plan (incomplete) of an earlier structure, on a slightly different alignment to the temple, by a few degrees to the south. The particular plan (curved and meandering walls) could at first suggest that this was a bath building or however a structure linked to the use of water, but no traces of channels or pipes that would confirm this idea were found. However, the discovery inside the circular structure of a small limestone foot with an oriental type sandal makes it plausible to suggest, with due caution, that this earlier building was also used for cult purposes. - Summary Author
- Oscar Mei
- Research Body
- Universita’ di Urbino
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2015
- Summary
-
it
La campagna di scavo Forum Sempronii 2015 ha riguardato 4 cantieri principali:
Tempio A. Lo scavo dell’edificio, posto immediatamente a Nord del Foro, è iniziato nel 2014 ed ha messo in evidenza l’intero perimetro della struttura, di ca. m. 9,45 x 17,15, diviso in _pronaos_ ed un’ampia cella, conservato però in massima parte solo a livello delle fondazioni. Sono stati effettuati due saggi di scavo in corrispondenza del muro di fondo della cella, per comprendere meglio le caratteristiche della struttura precedente di età tardorepubblicana, tagliata dal tempio di età imperiale.
Sono venuti alla luce reperti fondamentali per una datazione degli edifici: una fibula di bronzo rivestita d’argento (ora in fase di studio) al di sotto del piano pavimentale in argilla battuta realizzato tra le due strutture e, al di sotto della fondazione del muretto tardorepubblicano, una moneta bronzea molto consunta, di difficile interpretazione ma probabilmente identificabile con un asse fuso repubblicano anteriore all’anno 80 a.C.
Augusteo. Individuato e quasi interamente scavato già nel 2013, l’edificio si situa al margine orientale dell’area forense della città. Nel corso dell’estate 2015 sono ripresi i lavori di scavo in relazione all’edificio: si è proceduto in particolare all’allargamento del saggio effettuato nel 2013 nell’abside posta al centro della parete di fondo, al fine di una migliore comprensione del sistema di fondazioni dell’intero fabbricato, composte da due distinti nuclei poggianti uno sull’altro, entrambi realizzati contro terra. A circa metà dell’altezza del 2° nucleo di fondazione è stato riconosciuto uno strato di terra compatta, ricca di frammenti ceramici databili all’età tardorepubblicana: anfore Dressel 1, ceramica a vernice nera, a pareti sottili. Oltre a questi sono venuti alla luce numerosi frammenti di ceramica ad impasto, in particolare di olle e pentole. I reperti ceramici sono attualmente in fase di studio; occorre valutare se siamo in presenza di ceramica romana di uso quotidiano o se si tratta di ceramica prodotta da popolazioni italiche preesistenti.
Domus di Europa. Si è proceduto allo scavo della parte nord-ovest della _domus_, in cui sono emersi setti murari in pietra, relativi probabilmente ad un cortile, il cui elevato era formato da mattoni crudi con il lato di cm 28, alcuni consistenti frammenti dei quali sono stati recuperati. E’ inoltre venuto alla luce una porzione di impluvium, legata ad una canaletta ricoperta con lastre lapidee.
Nella zona di servizio della domus è inoltre emerso un pozzo con camicia di pietre poste in opera a secco e con un rialzamento della ghiera in una fase più tarda. Lo scavo ha restituito alcuni frammenti di cornici modanate e un gran numero di reperti osteologici pertinenti probabilmente ad un bovino.
Botteghe. Nell’ _insula_ che ospita le Grandi Terme l’indagine archeologica è stata concentrata nell’ambiente H, retrostante le botteghe E e F.
Il vano, di forma rettangolare allungata, orientato in senso NordEst/SudOvest, risulta delimitato sui quattro lati da muri in _opus vittatum_ ed era verosimilmente a cielo aperto: molto probabilmente costituiva un ampio cortile connesso con l’attività commerciale delle botteghe, da cui si ha un accesso diretto. Il materiale rinvenuto non consente di delineare con precisione la fase di vita del vano, inquadrabile nella piena e tarda età imperiale; maggiori informazioni potranno essere fornite dalla futura attività di scavo. -
en
Temple A. The excavation of this building, situated immediately north of the forum, began in 2014 and its entire perimeter has been identified, c. 9.45 x 17.15 m. It is divided into a _pronaos_ and large _cella_, most of which only preserved at foundation level. Two trenches were opened in correspondence with the rear wall of the _cella_, in order to gain a better understanding of the earlier late Republican structure cut by the temple of imperial date.
Important dating evidence was uncovered: a bronze fibula covered in silver (now being studied) underneath the beaten earth floor surface created between the two structures and, below the foundations of the late Republican low wall, a very-worn bronze coin, difficult to identify but probably a cast Republican aes grave pre-dating 80 B.C.
Augusteum. Identified and almost completely excavated in 2013, the building stood on the eastern edge of the forum. This season, work was renewed on this structure: the 2013 trench positioned in the apse at the centre of the rear wall was extended in order to gain a better understanding of the foundations of the entire building, comprising two separate nucleuses resting one on the other, both abutting the terrain. A layer of compact soil was identified about halfway up the second foundation nucleus, containing numerous pottery fragments datable to the late republican period: Dressel 1 amphorae, black glaze ware, and thin-walled ware. A large number of impasto fragments, in particular from jars and cook pots, were also recovered. The pottery study will determine whether this was Roman coarse ware or pottery produced by pre-existing Italic populations.
Domus di Europa. The north-western part of the _domus_ was excavated, revealing the stone foundations of dividing walls, probably relating to a courtyard. The walls were built of mud bricks measuring 28 x 28 cm, some large fragments of which were recovered. A part of the _impluvium_ was also identified, linked to a channel covered by stone slabs.
A well with a dry-stone built lining was uncovered in the service area of the _domus_. During a later phase, the height of the wellhead was raised. The excavations recovered a few fragments of moulded cornices and a large number of bones, probably from an ox..
Shops. The excavations in the _insula_ housing the Large Baths concentrated on room H, situated behind shops E and f.
This space, with an elongated rectangular plan, orientated north-east/south-west, was enclosed on all four sides by _opus_ _vittatum_ walls and was probably open-air. It can be suggested that it formed a large courtyard linked with the commercial activities of the shops, from which there was direct access. The finds did not provide any precise dating evidence for the occupation phase, generically datable to the full-late imperial period. Further information will come from the continuation of the excavations. - Summary Author
- Oscar Mei- Università di Urbino, Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Discipline Umanistiche e Studi Internazionali
- Research Body
- Universita’ di Urbino
Media
- Name
- San Martino del Piano
- Year
- 2016
- Summary
-
it
La campagna di scavo Forum Sempronii 2015 ha riguardato 2 cantieri principali:
Area forense. È stato aperto un saggio, di 10 x 5 metri, a poca distanza dalla Flaminia e a venti metri circa dall’Augusteo, allo scopo di intercettare l’angolo della piazza forense, la cui ubicazione era stata già individuata in passato grazie alle foto aeree.
Alla profondità di m 2,00/2,10 dal piano di campagna sono emerse alcune strutture interessantissime: alcune lastre rettangolari di calcare del Furlo ben connesse tra loro, di cm 20 di spessore (l’unica perfettamente integra misura cm 100 x 70), che costituivano verosimilmente il piano pavimentale del Foro e, a poca distanza verso Est, le fondazioni di tre poderosi basamenti (di 1m x 1m circa), probabilmente di sostegno ad un porticato che bordava la piazza almeno su due lati. Durante lavori di urbanizzazione nel 1985 vennero infatti in luce sotto l’asfalto della Flaminia attuale, verso Sud, le fondazioni di altri quattro pilastri simili a quelli rinvenuti nel saggio del 2016.
Al di sotto dei basamenti ora descritti è venuto in luce un piano pavimentale precedente, formato da lastre di calcare rettangolare, con un invito alla discesa verso l’area forense, poi obliterato dalla costruzione del porticato. La pavimentazione del forum invece poggia su uno strato molto profondo (oltre 1 m) di preparazione in calce e ciottoli di fiume, che doveva permettere la stabilità del lastricato in una zona probabilmente soggetta a impaludamenti. Anche l’area esterna al lastricato poggia infatti su uno strato di sabbia fine di riporto. Ulteriori studi sono in fase di avanzamento, anche con l’ausilio di geomorfologi.
Zona della “Porta Gallica”. Un saggio di 10x7m è stato aperto nel limite orientale della città, in prossimità delle mura di cinta, individuate grazie alle foto aeree e in seguito a lavori edilizi negli anni ’60 del secolo scorso. Lo scopo del saggio era quello di mettere in luce i resti della porta orientale della città, denominata “gallica” in una iscrizione sepolcrale del I secolo d.C., conservata nel Museo Archeologico di Fossombrone. In realtà le strutture della porta non sono state intercettate, forse a causa del fatto che le mura non hanno un andamento perfettamente lineare e in corrispondenza della via Flaminia le tracce visibili dalle foto aeree non sono di aiuto. È venuto comunque in luce un tratto glareato della via consolare, probabilmente interno all’abitato, costituito da scaglie e di pietra e ghiaia ben pressata, e una rampa con dislivello di circa 1,5m, a fianco della strada. Si tratta quindi di una strada “in levada”, tipica di zona soggette a impaludamenti, con funzione stabilizzatrice e di facile deflusso delle acque. La realizzazione della strada è da ascrivere alla fine del I secolo a.C., in pietà età augustea, quindi probabilmente da legare con la sistemazione dell’intera via consolare attuata da Augusto e che aveva previsto il restauro di tutti ponti tranne due, come lo stesso imperatore ricorda nelle sue _Res Gestae_.
A Sud della strada glareata è venuta alla luce una struttura rettangolare con muri in _opus vittatum_, caratterizzata da due contrafforti angolari rivolti verso Est, la cui funzione è ancora da definire. -
en
Excavations took place at the site of _Forum_ _Sempronii_ in two main areas:
The forum. A 10 x 5 m trench was opened a short distance from the via Flaminia and about 20 m from the _Augusteum_, with the aim of locating the corner of the forum piazza as seen on aerial photographs.
At a depth of 2.00/2.10 m below ground level a number of interesting structures emerged: several well-connected Furlo limestone slabs, 20 cm thick (the only complete one measured 100 x 70 cm), which probably constituted the Forum’s floor surface. The foundations of three large bases (c.1 x 1 m) were found just to the east, probably supports for the portico that bordered the piazza on at least two sides. In fact, during urbanisation work in 1985 the foundations of four more pillars similar to those found in the 2016 trench came to light to the south, beneath the asphalt of the modern via Flaminia.
Below these bases there was an earlier floor formed by rectangular limestone slabs with a first step down towards the forum area, later obliterated by the portico. The forum floor rested on a very thick layer (over 1 m) of make-up constituted by lime and cobblestones, which must have provided stability for the paving in a zone that was probably liable to swamping. Indeed, the area outside the paving rests on a dumped layer of fine sand. Further studies are continuing with the assistance of geo-morphologists.
Area of the “Porta Gallica”. A 10 x 7 m trench was opened on the eastern limit of the city, close to the city walls, identified thanks to aerial photographs and during building work in the 1960s. The aim was to uncover the remains of the eastern gate, denominated “Gallica” in a 1st century A.D. burial inscription, housed in the Archaeological Museum of Fossombrone. In fact, the gate structures were not intercepted, perhaps because the walls are not perfectly linear and in correspondence with the via Flaminia the traces visible in the aerial photographs were of no help.
However, a gravel section of the consular road was uncovered, probably inside the town, constituted by well-compacted stone chippings, stones and gravel, and a ramp with a rising to c. 1.5 m alongside the road. Therefore, this was a road “in levada”, typical of areas subject to swamping, which provided stability and facilitated water drainage. The road’s construction can be dated to the late 1st century B.C., in the full Augustan period. Therefore, it can probably be associated with the reorganisation of the entire consular road undertaken by Augustus and which foresaw the restoration of all the bridges except two, as the emperor himself wrote in the _Res_ _Gestae_.
To the south of the road, an _opus_ _vittatum_ structure was found to the south of the gravel road. It was characterised by two east-facing corner buttresses, whose function remains to be defined. - Summary Author
- Oscar Mei- Università di Urbino, Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche
- Research Body
- UNIVERSITA’ DI URBINO
- Funding Body
- COMUNE DI FOSSOMBRONE
Media
-
Luni-Gori 2001M. Luni, G. Gori, 2001, I bronzi di Forum Sempronii, Urbino.
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Gori 2002G. Gori, 2002, Il Museo Vernerecci di Fossombrone, Pesaro.
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