Name
La Rocca
Date Range
1400 BC – 1400
Monuments
Settlement

Seasons

  • AIAC_2329 - La Rocca - 2009
    Gli scavi nell’insediamento dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino sono iniziati nel 2005 e sono tuttora in corso. Il sito preistorico, individuato diversi anni fa da un saggio condotto dal Prof. G. De Benedittis, è in parte interessato da presenze successive, di età classica e medievale. Nell’area prescelta per lo scavo, posta alla base meridionale dell’emergenza naturale su cui sorge la Rocca medievale, tali presenze sono marginali ed è stato quindi possibile esplorare l’insediamento dell’età del Bronzo su una superficie relativamente ampia. Il deposito archeologico di età preistorica, di cui non si è ancora raggiunta la base, ha un consistente spessore. I livelli finora esplorati sembrano comunque tutti riferibili a un momento avanzato del Bronzo, ma si sono rinvenuti anche materiali che fanno ipotizzare un inizio precedente di occupazione del sito nel corso dell’età del Bronzo. Sembra quindi che l’insediamento abbia avuto una lunga durata, probabilmente connessa alla posizione particolare del luogo, che domina il corso del Biferno, o episodi ripetuti di occupazione. I livelli superiori sono interessati dalla presenza di diverse piastre di cottura, più volte rifatte nello stesso luogo. Si può quindi pensare che nel momento più recente di vita dell’insediamento dell’età del Bronzo l’area oggetto di indagine fosse destinata a svolgere attività di cottura del cibo o tostatura dei cereali. Abbondanti sono le ossa di animali e i reperti vegetali, sia sotto forma di semi che di carboni. Tra i resti di animali domestici sembrano prevalere quelli dei caprovini, che raggiungono circa il 35% del campione, seguiti dai suini e dai bovini, che si collocano poco al di sotto del 20%. Una certa incidenza ha la caccia (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo (forse utilizzato per ottenere la birra) sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per i diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile. Tali livelli coprono due strutture murarie di grandi dimensioni, in pietrame a secco, realizzate in due momenti successivi, il riempimento di un’ampia depressione artificiale e parte di quella che sembra essere una struttura a tumulo. Quest’ultima è stata individuata nell’ultima campagna di scavo e dovrà essere meglio definita. La funzionalità delle strutture murarie citate è anch’essa da definire: tra le ipotesi più probabili ci sono quelle che si tratti di opere di terrazzamento oppure di fortificazione. Resta infine sostanzialmente da scavare tutta la depressione artificiale, che sembra avere una forma ovaleggiante e potrebbe essere stata destinata ad attività di combustione, data la notevole presenza di lembi di terreno bruciato e concotto nella porzione già messa in luce. E’ presumibile che sia stata realizzata in una fase precedente al Bronzo Recente, ma i problemi connessi sia con l’aspetto cronologico che con quello della sua funzione originaria potranno essere affrontati solo dopo che sarà stata scavata.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2010
    Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005, grazie alla collaborazione tra la cattedra di Paletnologia dell’Università La Sapienza di Roma e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise. L’area interessata dagli scavi si trova alla base di un’emergenza rocciosa posta sulla riva destra del fiume Biferno, di interesse strategico per quanto concerne la possibilità di penetrare dalla costa adriatica verso le aree interne dell’Appennino, in relazione sia alle attività di sussistenza che alle attività di scambio. Il deposito archeologico attualmente esplorato è riferibile ad un momento avanzato del Bronzo Recente (indicativamente XII secolo a.C.), ma la presenza di materiali più antichi costituisce l’indizio di una occupazione di lunga durata nel corso dell’età del Bronzo, probabilmente connessa con la sua posizione particolare. I livelli superiori sono interessati dalla presenza di un’area di attività all’aperto, caratterizzata da una serie di piani funzionali probabilmente destinati ad attività di preparazione, trasformazione di alimenti, compresa la tostatura dei cereali e la macellazione della carne, ed il loro consumo collettivo (a giudicare dall’analisi funzionale dei manufatti ceramici). Le determinazioni faunistiche finora effettuate hanno consentito di individuare, accanto alle specie domestiche (tra cui prevalenti sono i caprovini con il 35%), una discreta presenza di specie selvatiche (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per il diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile. Tali livelli coprono alcune strutture di grandi dimensioni, tuttora in corso di scavo, relative ad un’occupazione precedente, ma probabilmente non del tutto contemporanee tra loro. Si tratta in particolare di due strutture a pianta quadrangolare in pietrame a secco, esplorate solo parzialmente, realizzate in due momenti successivi, che probabilmente erano opere di fortificazione. Si è scavata gran parte del riempimento di un’ampia depressione artificiale, verosimilmente da ricondurre ad attività di combustione. E’ stata inoltre messa in luce parte una struttura a tumulo. In corrispondenza della parte sommitale di quest’ultimo è stata individuata una porzione sgombra da pietre, di forma quadrangolare, delimitata da lastrine litiche allineate disposte di taglio. All’interno, il deposito ha restituito alcuni frammenti di ossa umane, tra cui una porzione di calotta cranica. Tale rinvenimento spinge a riconsiderare le evidenze già note per la fase più antica di frequentazione del sito (struttura di combustione infossata e strutture monumentali in pietrame a secco) sotto una diversa prospettiva. L’area sembra infatti caratterizzata da una frequentazione che coinvolge probabilmente anche aspetti legati al rituale, anche se, come già detto, le strutture citate potrebbero essere non del tutto contemporanee. Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni frammenti di manufatti in metallo (tra cui uno riferibile a una cuspide, uno a pugnale e uno a un coltello) ed elementi in ambra e pasta vitrea, rinvenuti nel corso delle diverse campagne di scavo in relazione ai vari livelli di frequentazione descritti sopra. Essi permettono di affrontare alcune problematiche utili alla comprensione non solo della specifica situazione della comunità dell’età del Bronzo di Oratino, in relazione alla capacità e all’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2011
    Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005. Le ricerche hanno permesso di individuare un’importante stratigrafia che si articola in alcuni momenti di frequentazione successivi, riferibili ad una fase avanzata dell’età del Bronzo (indicativamente XII secolo a.C.), ma non si esclude che alcune strutture possano essere più antiche. Alla base della sequenza possono essere collocate una struttura a tumulo con destinazione funeraria e una struttura quadrangolare realizzata in pietrame a secco. Non essendo tuttavia stati raggiunti i rispettivi livelli di posa è attualmente impossibile stabilire la loro cronologia. La struttura a tumulo è stata messa in luce solo parzialmente in quanto ostruita da una cinta muraria sannitica. Il perimetro originario è ancora parzialmente obliterato e le attuali dimensioni risultano superiori ai 6 m di diametro (H. cons. 70 cm ca). Accanto al pietrame fitto di medie dimensioni, lungo la parte più esterna, sono presenti blocchi calcarei di grandi dimensioni, con una faccia piana rivolta verso l’alto. Coeva è una struttura muraria a secco (H. cons. 1,20 m) parzialmente asportata in epoca sannitica. Se risultassero coeve si potrebbe pensare che la struttura quadrangolare possa avere avuto una funzione di delimitazione della struttura a tumulo. Ad un momento successivo è ascrivibile un’ampia depressione artificiale, scavata nei livelli di obliterazione del perimetro del tumulo, il cui riempimento è ancora in corso di scavo. Numerosi lembi di cenere e terreno concotto testimoniano estese attività di combustione. Probabilmente si tratta di una struttura utilizzata collettivamente. In un momento successivo, quando la struttura infossata era parzialmente obliterata e sia la struttura quadrangolare che la parte sommitale del tumulo risultavano ancora visibili, fu costruita un’ulteriore struttura in pietrame a secco (h. cons. 50 cm; lung. visibile 5 m), probabilmente un parziale rifacimento a un livello più alto della struttura quadrangolare più antica descritta sopra, data la loro prossimità e l’analogo andamento. Il fatto che abbiano uno spessore considerevole e la posizione, analoga a quella della cinta sannitica, farebbero pensare che le due strutture avessero una funzione difensiva; d’altra parte, come detto, potrebbe trattarsi della semplice delimitazione dell’area in cui insiste il tumulo. In un momento più recente, nell’ambito della fase subappenninica, la frequentazione del sito vede un cambiamento significativo caratterizzato da alcuni piani di frequentazione, ciascuno con piastre di cottura legate ad attività praticate all’aperto che, secondo le analisi paleobotaniche e archeozoologiche, sarebbero da mettere in relazione alla trasformazione dei cibi. Esse risultano sovrapposte le une alle altre o intervallate da episodi di momentaneo abbandono, a testimoniare come le attività qui svolte dovevano essere probabilmente ripetute a breve distanza di tempo. Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni manufatti in metallo, ambra, pasta vitrea e di un ago crinale in osso decorato a globuli di ispirazione egea che trova confronti con quelli di Punta le Terrare, Manaccora e del circolo A di Micene. Tali manufatti rendono conto della capacità e dell’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni. Posto nell’Alta Valle del Biferno, la Rocca di Oratino risulta in collegamento sia con la costa adriatica, attraverso la stessa valle fluviale, sia con l’area del Tavoliere attraverso uno dei percorsi tradizionali della transumanza in età storica. In questa prospettiva la frequentazione di tali percorsi, oltre ad essere funzionale alle attività maggiormente legate alla sussistenza (come lo spostamento stagionale del bestiame), sembra essere connessa anche con lo scambio di beni di prestigio, secondo modalità ancora non ben definite, ma in un quadro che continua ad arricchirsi grazie anche ad un rinnovato interesse della ricerca verso le aree interne appenniniche.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2012
    Le ricerche archeologiche 2012 nel sito in contrada “La Rocca” a Oratino, nell’alta valle del Biferno, hanno permesso di confermare che l’occupazione avvenne in due momenti cronologici differenziati, l’Appenninico e il Subappenninico Recente, caratterizzati da un diverso utilizzo dell’area, mentre non esistono al momento dati che attestino con certezza un’occupazione durante il Subappenninico Antico, quando potrebbe essersi verificato un abbandono del sito o almeno dell’area indagata. In particolare durante l’Appenninico l’area oggetto di scavo sembra essere caratterizzata dalla presenza di un tumulo, da due strutture in negativo riutilizzate come fosse di scarico e probabilmente da una struttura in pietrame a secco di cui però non si conosce ancora il livello di posa. Durante il Subappenninico Recente fu realizzata una grande fossa di combustione; nella stessa area, successivamente al suo riempimento, furono impostate diverse piastre di cottura, interessate da almeno 6 fasi di utilizzo connesso con il trattamento di cereali e leguminose. A questa fase è da riferire anche una struttura in pietrame a secco che si addossa alla struttura muraria riferibile all’Appenninico, di cui costituisce probabilmente un rifacimento. Il sito della Rocca di Oratino fu quindi oggetto di un’occupazione di lunga durata (sebbene non necessariamente continuativa), anche se l’area scavata appare avere avuto una destinazione di uso differenziata in vari momenti dell’età del Bronzo. Il piccolo pianoro alle pendici della Rocca fu utilizzato in un primo momento per scopi di carattere simbolico, testimoniati dal tumulo, di cui al momento si può ipotizzare l’edificazione almeno nell’Appenninico. Sempre nella stessa fase furono realizzate le strutture in negativo, successivamente impiegate come fosse di scarico: queste ultime potrebbero aver avuto una funzione pratica, anche se non si può escludere che le due evidenze (tumulo e fosse) possano essere messe in relazione sul piano delle attività con valore simbolico. La verifica, con il prosieguo delle ricerche, delle reciproche relazioni stratigrafiche tra tutte le evidenze più antiche nel sito è tuttavia indispensabile per proporre ipotesi in tal senso. Durante il Subappenninico Recente le evidenze a disposizione parlano a favore di un’occupazione dell’area in relazione con attività pratiche di difficile definizione, come testimoniato, per i livelli più antichi, dalla realizzazione della grande fossa di combustione di forma semi-ellissoidale, accompagnata da un allineamento di buche di palo. Successivamente, sempre nell’ambito del Subappenninico Recente, l’area risulta essere stata utilizzata per attività all’aperto più chiaramente connesse con la preparazione, la cottura e il consumo di alimenti. La posizione del sito, posto presso l’incrocio tra due percorsi naturali rappresentati dalla valle del Biferno e da quello segnato in epoca storica dal tratturo Lucera-Castel di Sangro, rese possibili scambi e circolazione di persone e idee secondo modalità ancora non ben definite. Nel sito sono, infatti, presenti alcuni materiali importati (come ambra e metallo) che testimoniano la capacità e l’interesse per l’acquisizione di beni, anche di prestigio, che interessavano le comunità delle aree appenniniche, il cui ruolo nel contesto degli scambi anche a lungo raggio sta delineandosi negli ultimi anni.
  • AIAC_2329 - La Rocca - 2015
    La campagna di scavo 2015 è stata finalizza all’indagine dei livelli dell’età del Bronzo in tre aree all’interno del sito della Rocca di Oratino. L’indagine nell’area centrale di scavo (settori C4M, C4L, C4G, C4H, C4F e C4K) ha permesso di raccordare stratigraficamente le evidenze relative alla struttura 6 (probabile parte di un aggere) e alla struttura 3 (grande fossa con tracce di combustione). In quest’area sono stati indagati quattro principali gruppi si livelli corrispondenti dal più antico al più recente: - Fase I: livelli di uso e messa in opera della struttura 6 e il suo dissesto sia a N che a S - Fase II 0c: livelli di colmata sopra il dissesto della struttura 6 - Fase II 0b: livelli di preparazione, uso e prima obliterazione della struttura 3 - Fase II 0a: livelli di messa in opera della struttura 5 (probabile parte di mura in pietrame a secco). Le altre due zone indagate interessano sia la parte meridionale (settori C4R e C4Q) che quella situata nell’angolo N-E dell’area di scavo. Queste due aree sono caratterizzate entrambe da livelli argillosi, in parte già investigati negli anni precedenti. La posizione stratigrafica di questi livelli sembra essere la più antica tra gli strati attualmente indagati ed è da attribuire all’Appenninico (fase I). Questi livelli rappresentano l’aggere su cui poggiano le pietre delle strutture 7 (probabile parte di un aggere) e 6. Sono pertinenti alla fase I anche una serie di livelli tra le pietre della struttura 6. Probabilmente sempre da ricondurre alla fase I è un importante evento di dissesto che interessa la parte S-W della struttura 6. Questi livelli sono caratterizzati dalla presenza di pietre di medie dimensioni. Anche il versante N della struttura 6 risulta interessato da un dissesto. In questo caso si tratta di un masso di notevoli dimensioni caduto sulla sommità della struttura e di alcuni livelli di pietre di medie dimensioni che le si appoggiano sul lato N. Un livello di matrice sabbioso con pochi materiali sembra riferibile a una fase di abbandono dell’area. Per quanto riguarda i livelli subappenninici scavati quest’anno, quelli più antichi (fase II 0c), sono caratterizzati da un apporto consistente di terreno riconducibile a un’azione volontaria volta a regolarizzare il dislivello presente in questa zona. Sopra di essi è stato possibile individuare alcune unità stratigrafiche che rimandano a momenti diversi dell’uso della struttura 3 (fase II 0b): la preparazione del piano di appoggio della piastra, la strutturazione della piastra, il suo utilizzo, il suo disfacimento e la sua prima obliterazione. Sono stati inoltre indagati alcuni livelli successivi alla fase II 0b che si riferiscono al piano di posa e alla costruzione della struttura 5 (fase II 0a). Il proseguimento delle ricerche permetterà di comprendere le dinamiche di utilizzo nel tempo di quest’area del sito. In particolare la possibilità di proseguire in un prossimo futuro l’indagine dei livelli appenninici e di definire meglio le strutture in elevato individuate è di notevole importanza anche per la comprensione delle dinamiche insediative durante l’età del Bronzo nella Valle del Biferno, dove i dati, anche per questa fase, sono ancora molto carenti.

Media

Name
La Rocca
Year
2009
Summary
it Gli scavi nell’insediamento dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino sono iniziati nel 2005 e sono tuttora in corso. Il sito preistorico, individuato diversi anni fa da un saggio condotto dal Prof. G. De Benedittis, è in parte interessato da presenze successive, di età classica e medievale. Nell’area prescelta per lo scavo, posta alla base meridionale dell’emergenza naturale su cui sorge la Rocca medievale, tali presenze sono marginali ed è stato quindi possibile esplorare l’insediamento dell’età del Bronzo su una superficie relativamente ampia.

Il deposito archeologico di età preistorica, di cui non si è ancora raggiunta la base, ha un consistente spessore. I livelli finora esplorati sembrano comunque tutti riferibili a un momento avanzato del Bronzo, ma si sono rinvenuti anche materiali che fanno ipotizzare un inizio precedente di occupazione del sito nel corso dell’età del Bronzo. Sembra quindi che l’insediamento abbia avuto una lunga durata, probabilmente connessa alla posizione particolare del luogo, che domina il corso del Biferno, o episodi ripetuti di occupazione.

I livelli superiori sono interessati dalla presenza di diverse piastre di cottura, più volte rifatte nello stesso luogo. Si può quindi pensare che nel momento più recente di vita dell’insediamento dell’età del Bronzo l’area oggetto di indagine fosse destinata a svolgere attività di cottura del cibo o tostatura dei cereali. Abbondanti sono le ossa di animali e i reperti vegetali, sia sotto forma di semi che di carboni. Tra i resti di animali domestici sembrano prevalere quelli dei caprovini, che raggiungono circa il 35% del campione, seguiti dai suini e dai bovini, che si collocano poco al di sotto del 20%. Una certa incidenza ha la caccia (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo (forse utilizzato per ottenere la birra) sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per i diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile.

Tali livelli coprono due strutture murarie di grandi dimensioni, in pietrame a secco, realizzate in due momenti successivi, il riempimento di un’ampia depressione artificiale e parte di quella che sembra essere una struttura a tumulo. Quest’ultima è stata individuata nell’ultima campagna di scavo e dovrà essere meglio definita. La funzionalità delle strutture murarie citate è anch’essa da definire: tra le ipotesi più probabili ci sono quelle che si tratti di opere di terrazzamento oppure di fortificazione. Resta infine sostanzialmente da scavare tutta la depressione artificiale, che sembra avere una forma ovaleggiante e potrebbe essere stata destinata ad attività di combustione, data la notevole presenza di lembi di terreno bruciato e concotto nella porzione già messa in luce. E’ presumibile che sia stata realizzata in una fase precedente al Bronzo Recente, ma i problemi connessi sia con l’aspetto cronologico che con quello della sua funzione originaria potranno essere affrontati solo dopo che sarà stata scavata.
en Excavations on the Bronze Age site of the Rocca di Oratino began in 2005. The prehistoric site, identified some years ago by Prof, G. De Benedittis, is partly covered by later structures of Classical and medieval date. In the excavation area, at the southern base of the rock on which the medieval castle stands, these structures were marginal and thus it was possible to explore the Bronze Age settlement over a relatively extensive area.

The prehistoric archaeological deposit, the bottom of which has yet to be reached, is of substantial depth. The levels explored to date all seem to date to the late Bronze Age, but materials were found which suggest that occupation of the site began during an earlier phase of the Bronze Age. Thus, it seems that the settlement was occupied for a long period, probably due to its particular position, dominating the Biferno river, or repeated episodes of occupation.

The upper levels were characterised by the presence of cooking surfaces, remade several times in the same place. Therefore, it can be suggested that in the latest phase of the Bronze Age settlement the area under investigation was used for cooking food or for toasting cereals. A large quantity of animal bones and carbonised seeds were present. There was a prevalence of sheep/goat bones among the domestic animal remains, circa 35% of the sample, followed by pigs and cattle, just under 20% of the sample. Hunting had a certain impact (circa 27% of the bones), with a predominance of deer, followed by boar. Wheat, spelt and barley (perhaps used for beer-making) were the predominant cereals, whilst the broad-bean was predominant among the legumes. Some seeds of Vitis vinifera were also present. Deciduous oaks, presumably used for firewood, were the main species among the anthracological remains.

These levels covered two large dry-stone walls, built in two successive periods, the fill of a large artificial depression and part of what appeared to be a tumulus. The latter was identified during the last excavation campaign and needs further clarification. The function of the walls is also to be defined: terracing or fortification are among the most likely hypotheses. Most of the artificial depression remains to be excavated. Of semi-elliptical form, it may have been used for combustion activities given the presence of substantial amounts of burnt earth and baked clay in the part already uncovered. It is presumed that this structure was created in a phase predating the Late Bronze Age, but problems linked to its chronology and original function will only be resolved when the excavation has been completed.
Funding Body
Comune di Oratino
Team
Archaeozoologist - Antonietta Buglione
Archaeozoologist - Giovanni Peduto
Paleobotanist - Girolamo Fiorentino
Paleobotanist - Cosimo d’Oronzo

Media

Name
La Rocca
Year
2010
Summary
it Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005, grazie alla collaborazione tra la cattedra di Paletnologia dell’Università La Sapienza di Roma e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise. L’area interessata dagli scavi si trova alla base di un’emergenza rocciosa posta sulla riva destra del fiume Biferno, di interesse strategico per quanto concerne la possibilità di penetrare dalla costa adriatica verso le aree interne dell’Appennino, in relazione sia alle attività di sussistenza che alle attività di scambio.

Il deposito archeologico attualmente esplorato è riferibile ad un momento avanzato del Bronzo Recente (indicativamente XII secolo a.C.), ma la presenza di materiali più antichi costituisce l’indizio di una occupazione di lunga durata nel corso dell’età del Bronzo, probabilmente connessa con la sua posizione particolare.

I livelli superiori sono interessati dalla presenza di un’area di attività all’aperto, caratterizzata da una serie di piani funzionali probabilmente destinati ad attività di preparazione, trasformazione di alimenti, compresa la tostatura dei cereali e la macellazione della carne, ed il loro consumo collettivo (a giudicare dall’analisi funzionale dei manufatti ceramici). Le determinazioni faunistiche finora effettuate hanno consentito di individuare, accanto alle specie domestiche (tra cui prevalenti sono i caprovini con il 35%), una discreta presenza di specie selvatiche (circa il 27% dei resti ossei), nel cui ambito predomina il cervo, seguito dal cinghiale. Frumento, farro e orzo sono i cereali maggiormente documentati, mentre tra i legumi, attestati in misura minore (forse per il diverso tipo di trattamento), predomina la favetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgono quelli di querce caducifoglie, presumibilmente legati all’uso del relativo legno come combustibile.

Tali livelli coprono alcune strutture di grandi dimensioni, tuttora in corso di scavo, relative ad un’occupazione precedente, ma probabilmente non del tutto contemporanee tra loro. Si tratta in particolare di due strutture a pianta quadrangolare in pietrame a secco, esplorate solo parzialmente, realizzate in due momenti successivi, che probabilmente erano opere di fortificazione.
Si è scavata gran parte del riempimento di un’ampia depressione artificiale, verosimilmente da ricondurre ad attività di combustione.

E’ stata inoltre messa in luce parte una struttura a tumulo. In corrispondenza della parte sommitale di quest’ultimo è stata individuata una porzione sgombra da pietre, di forma quadrangolare, delimitata da lastrine litiche allineate disposte di taglio. All’interno, il deposito ha restituito alcuni frammenti di ossa umane, tra cui una porzione di calotta cranica.

Tale rinvenimento spinge a riconsiderare le evidenze già note per la fase più antica di frequentazione del sito (struttura di combustione infossata e strutture monumentali in pietrame a secco) sotto una diversa prospettiva. L’area sembra infatti caratterizzata da una frequentazione che coinvolge probabilmente anche aspetti legati al rituale, anche se, come già detto, le strutture citate potrebbero essere non del tutto contemporanee.

Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni frammenti di manufatti in metallo (tra cui uno riferibile a una cuspide, uno a pugnale e uno a un coltello) ed elementi in ambra e pasta vitrea, rinvenuti nel corso delle diverse campagne di scavo in relazione ai vari livelli di frequentazione descritti sopra. Essi permettono di affrontare alcune problematiche utili alla comprensione non solo della specifica situazione della comunità dell’età del Bronzo di Oratino, in relazione alla capacità e all’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni.
en In collaboration with the Archaeological Superintendency of Molise, “La Sapienza” Rome University’s department of Palaeontology began research on the Bronze Age site on the Rocca of Oratino in 2005. The excavation area is situated at the base of a rock outcrop on the right bank of the river Biferno. The river was of strategic importance for reaching inland Apennine areas from the Adriatic coast, in relation to both subsistence and exchange activities.

The archaeological deposit presently being excavated dates to a late phase of the Recent Bronze Age (circa 12th century B.C.), however the presence of earlier material indicates that the site was occupied for a lengthy period during the course of the Bronze Age, probably due to its particular position.

The upper levels presented evidence of an area for outdoor activities, characterised by a series of surfaces probably used for the preparation and transformation of food, including toasting cereals and butchering meat, and their consumption during communal meals (judging from the functional analysis of the pottery artefacts). The faunal analyses have identified a moderate presence of wild species (circa 27% of the remains), predominantly deer followed by boar. Among the domestic species sheep/goat were predominant with 35% of the bones. Wheat, spelt and barley were the most common cereals found, whilst among the legumes, documented in lesser numbers (perhaps due to a different type of treatment), the broad bean was predominant. A few seeds of Vitis vinifera were also present. Among the anthracological finds deciduous oak was predominant, presumably linked to its use for fuel.

These levels covered several large structures, excavation of which continues, relating to an earlier occupation, but probably not all of the same date. These include two quadrangular, dry-stone structures built in two successive phases, which were probably fortifications. They have only been partially excavated.
Most of the fill in a large artificial depression was excavated, probably relating to combustion activities.

Furthermore, part of a tumulus structure was uncovered. On its summit there was a quadrangular stone-free area surrounded by small stone slabs placed on edge. Inside, the deposit contained several fragments of human bone, including a part of a cranium.

This find has led to a reconsideration of the evidence already known for the site’s earliest occupation phase (combustion pit and monumental dry-stone structures). In fact, the area seems characterised by an occupation which also involved ritual aspects, even if, as mentioned, the structures may not all be contemporary.

Also to be noted the find of several fragments of iron artefacts (including one from a point, one from a dagger and one from a knife) and amber and glass paste elements, during the course of various campaigns and in the various levels described above. They make it possible to tackle a number of questions that are useful not only for the understanding of the specific situation of the Bronze Age community of Oratino, in relation to its capacity for and interest in the acquisition of prestige goods and also, more generally, of that of the inner Apennine areas. In fact, the settlement’s role in the context of an exchange network, even over long-distances, has gradually become clearer during recent years.
Funding Body
Comune di Oratino
Team
Archaeozoologist - Antonietta Buglione
Archaeozoologist - Giovanni Peduto
Paleobotanist - Girolamo Fiorentino
Paleobotanist - Cosimo d’Oronzo

Media

Name
La Rocca
Year
2011
Summary
it Il sito dell’età del Bronzo della Rocca di Oratino è oggetto di indagine sistematica a partire dal 2005. Le ricerche hanno permesso di individuare un’importante stratigrafia che si articola in alcuni momenti di frequentazione successivi, riferibili ad una fase avanzata dell’età del Bronzo (indicativamente XII secolo a.C.), ma non si esclude che alcune strutture possano essere più antiche.

Alla base della sequenza possono essere collocate una struttura a tumulo con destinazione funeraria e una struttura quadrangolare realizzata in pietrame a secco. Non essendo tuttavia stati raggiunti i rispettivi livelli di posa è attualmente impossibile stabilire la loro cronologia.
La struttura a tumulo è stata messa in luce solo parzialmente in quanto ostruita da una cinta muraria sannitica. Il perimetro originario è ancora parzialmente obliterato e le attuali dimensioni risultano superiori ai 6 m di diametro (H. cons. 70 cm ca). Accanto al pietrame fitto di medie dimensioni, lungo la parte più esterna, sono presenti blocchi calcarei di grandi dimensioni, con una faccia piana rivolta verso l’alto.

Coeva è una struttura muraria a secco (H. cons. 1,20 m) parzialmente asportata in epoca sannitica. Se risultassero coeve si potrebbe pensare che la struttura quadrangolare possa avere avuto una funzione di delimitazione della struttura a tumulo.

Ad un momento successivo è ascrivibile un’ampia depressione artificiale, scavata nei livelli di obliterazione del perimetro del tumulo, il cui riempimento è ancora in corso di scavo. Numerosi lembi di cenere e terreno concotto testimoniano estese attività di combustione. Probabilmente si tratta di una struttura utilizzata collettivamente.

In un momento successivo, quando la struttura infossata era parzialmente obliterata e sia la struttura quadrangolare che la parte sommitale del tumulo risultavano ancora visibili, fu costruita un’ulteriore struttura in pietrame a secco (h. cons. 50 cm; lung. visibile 5 m), probabilmente un parziale rifacimento a un livello più alto della struttura quadrangolare più antica descritta sopra, data la loro prossimità e l’analogo andamento.

Il fatto che abbiano uno spessore considerevole e la posizione, analoga a quella della cinta sannitica, farebbero pensare che le due strutture avessero una funzione difensiva; d’altra parte, come detto, potrebbe trattarsi della semplice delimitazione dell’area in cui insiste il tumulo.

In un momento più recente, nell’ambito della fase subappenninica, la frequentazione del sito vede un cambiamento significativo caratterizzato da alcuni piani di frequentazione, ciascuno con piastre di cottura legate ad attività praticate all’aperto che, secondo le analisi paleobotaniche e archeozoologiche, sarebbero da mettere in relazione alla trasformazione dei cibi. Esse risultano sovrapposte le une alle altre o intervallate da episodi di momentaneo abbandono, a testimoniare come le attività qui svolte dovevano essere probabilmente ripetute a breve distanza di tempo.

Si vuole inoltre segnalare il rinvenimento di alcuni manufatti in metallo, ambra, pasta vitrea e di un ago crinale in osso decorato a globuli di ispirazione egea che trova confronti con quelli di Punta le Terrare, Manaccora e del circolo A di Micene. Tali manufatti rendono conto della capacità e dell’interesse per l’acquisizione di beni di prestigio, ma anche, più in generale, di quella delle comunità delle aree interne appenniniche, il cui ruolo nel contesto delle reti di scambio anche a lungo raggio sta meglio delineandosi negli ultimi anni.

Posto nell’Alta Valle del Biferno, la Rocca di Oratino risulta in collegamento sia con la costa adriatica, attraverso la stessa valle fluviale, sia con l’area del Tavoliere attraverso uno dei percorsi tradizionali della transumanza in età storica. In questa prospettiva la frequentazione di tali percorsi, oltre ad essere funzionale alle attività maggiormente legate alla sussistenza (come lo spostamento stagionale del bestiame), sembra essere connessa anche con lo scambio di beni di prestigio, secondo modalità ancora non ben definite, ma in un quadro che continua ad arricchirsi grazie anche ad un rinnovato interesse della ricerca verso le aree interne appenniniche.

en Excavations have been taking place on the Bronze Age site of La Rocca di Oratino since 2005. The research has identified a succession of occupation levels dating to a Late Bronze Age phase (circa 12th century B.C.), and it is possible that some structures are earlier.

At the base of the sequence, there was a tumulus and a dry-stone built quadrangular structure. As the foundation levels were not reached it is not yet possible to establish their chronology.
The tumulus was only partially exposed as it was blocked by the Samnite curtain wall. The original perimeter was still partially obliterated, the diameter of the exposed structure is over 6 m and the preserved height circa 70 cm. Along-side the heaped stones, on the outer side, there were large limestone blocks, with a flat side facing upwards.

In the Samnite period, a dry-stone structure (preserved height 1.20 m) was partially removed. If the quadrangular structure should result as being of the same date then it may be suggested that its function was to delimit the tumulus.

A large man-made depression, dug into the levels obliterating the tumulus perimeter, dates to a subsequent period. Excavation of the fill is still ongoing. Numerous patches of ash and baked-earth attest widespread combustion activity. This was probably a structure that was used collectively.

In a later period, when the sunken structure was partially obliterated and both the quadrangular structure and the summit of the tumulus were still visible, another dry-stone construction (preserved height 50 cm; visible length 5 m) was built. Given the proximity and similar alignment, this was probably a partial rebuild on a higher level of the earlier quadrangular structure described above.

The fact, that the walls were very wide and their position similar to that of the Samnite curtain wall, suggests that they were defensive structures. On the other hand, as suggested above, they may simply have delimited the area in which the tumulus stood.

Later, within the Sub-Apennine phase, the occupation of the site saw a radical change, characterised by several floor surfaces, each with cooking slabs connected with open-air activities which, according to the palaeo-botanical and archaeo-zoological analyses, involved the working of food stuffs. The surfaces were overlaying or separated by layers representing short periods of abandonment, attesting that the activities were probably repeated at short intervals.

Finds of particular interest included metal, amber and glass -paste artefacts and a bone hairpin with spherical decorations of Aegean influence. This finds parallels with hairpins from Punta le Terrare, Manaccora and Circle A at Mycenae. Such artefacts attest the capacity to and interest in acquiring luxury goods. They also attest the involvement of the inland Apennine communities in the exchange network, even over long distances, a role which recent studies have better defined.

Situated in the Upper Biferno Vally, in the historical period the Rocca di Oratino was linked both to the Adriatic coast, along the river valley itself, and to the Tableland area in Apulia via one of the traditional transhumance routes. The use of these routes was mainly related to activities largely connected to subsistence (such as the seasonal movement of herds). However, it also seems to have been connected with the exchange of luxury goods, according to a modality that has yet to be defined but is part of a picture to which details continue to be added thanks to renewed interest in research in the inner Apennine areas.
Funding Body
Comune di Oratino
Team
Archaeobotanist - Girolamo Fiorentino
Archaeobotanist - Cosimo d’Oronzo
Archaeozoologist - Anna Pizzarello

Media

Name
La Rocca
Year
2012
Summary
it Le ricerche archeologiche 2012 nel sito in contrada “La Rocca” a Oratino, nell’alta valle del Biferno, hanno permesso di confermare che l’occupazione avvenne in due momenti cronologici differenziati, l’Appenninico e il Subappenninico Recente, caratterizzati da un diverso utilizzo dell’area, mentre non esistono al momento dati che attestino con certezza un’occupazione durante il Subappenninico Antico, quando potrebbe essersi verificato un abbandono del sito o almeno dell’area indagata.

In particolare durante l’Appenninico l’area oggetto di scavo sembra essere caratterizzata dalla presenza di un tumulo, da due strutture in negativo riutilizzate come fosse di scarico e probabilmente da una struttura in pietrame a secco di cui però non si conosce ancora il livello di posa.

Durante il Subappenninico Recente fu realizzata una grande fossa di combustione; nella stessa area, successivamente al suo riempimento, furono impostate diverse piastre di cottura, interessate da almeno 6 fasi di utilizzo connesso con il trattamento di cereali e leguminose. A questa fase è da riferire anche una struttura in pietrame a secco che si addossa alla struttura muraria riferibile all’Appenninico, di cui costituisce probabilmente un rifacimento.

Il sito della Rocca di Oratino fu quindi oggetto di un’occupazione di lunga durata (sebbene non necessariamente continuativa), anche se l’area scavata appare avere avuto una destinazione di uso differenziata in vari momenti dell’età del Bronzo. Il piccolo pianoro alle pendici della Rocca fu utilizzato in un primo momento per scopi di carattere simbolico, testimoniati dal tumulo, di cui al momento si può ipotizzare l’edificazione almeno nell’Appenninico. Sempre nella stessa fase furono realizzate le strutture in negativo, successivamente impiegate come fosse di scarico: queste ultime potrebbero aver avuto una funzione pratica, anche se non si può escludere che le due evidenze (tumulo e fosse) possano essere messe in relazione sul piano delle attività con valore simbolico. La verifica, con il prosieguo delle ricerche, delle reciproche relazioni stratigrafiche tra tutte le evidenze più antiche nel sito è tuttavia indispensabile per proporre ipotesi in tal senso.

Durante il Subappenninico Recente le evidenze a disposizione parlano a favore di un’occupazione dell’area in relazione con attività pratiche di difficile definizione, come testimoniato, per i livelli più antichi, dalla realizzazione della grande fossa di combustione di forma semi-ellissoidale, accompagnata da un allineamento di buche di palo.

Successivamente, sempre nell’ambito del Subappenninico Recente, l’area risulta essere stata utilizzata per attività all’aperto più chiaramente connesse con la preparazione, la cottura e il consumo di alimenti.

La posizione del sito, posto presso l’incrocio tra due percorsi naturali rappresentati dalla valle del Biferno e da quello segnato in epoca storica dal tratturo Lucera-Castel di Sangro, rese possibili scambi e circolazione di persone e idee secondo modalità ancora non ben definite. Nel sito sono, infatti, presenti alcuni materiali importati (come ambra e metallo) che testimoniano la capacità e l’interesse per l’acquisizione di beni, anche di prestigio, che interessavano le comunità delle aree appenniniche, il cui ruolo nel contesto degli scambi anche a lungo raggio sta delineandosi negli ultimi anni.
en The 2012 campaign at the Rocca of Oratino in the upper Biferno valley confirmed that the site was occupied in two different periods, the Apennine and Recent Sub-Apennine, characterised by diverse uses of the area. At present, there is no certain evidence for occupation during the Early Sub-Apennine period when the site, or at least the excavated area, may have been abandoned.

During the Apennine period, a tumulus seems to have occupied the excavation area, together with two pits reused as middens, and a dry-stone structure whose foundation level has not yet been reached.

During the Recent Sub-Apennine period, a large combustion pit was created. Later, when this was filled, several cooking slabs were positioned here, used in at least six phases for processing cereals and legumes. A dry-stone structure also dates to this period; it abutted the walled structure dating to the Apennine period of which it was probably a rebuild.

Therefore, the Rocca at Oratino was occupied for a long period (although not necessarily without interruption), even though the excavated area appears to have had different uses in different periods of the Bronze Age. The small plateau on the slopes of the Rocca was first used for ritual/symbolic purposes, as attested by the tumulus, which it is suggested was built at least as early as the Apennine period. The pits were created during the same phase and later used as middens. They may have had a practical function, although the pits and the tumulus were possibly linked in some way. The stratigraphic relationships will have to be checked by further excavation in order to confirm this hypothesis.

Evidence for the Recent Sub-Apennine period suggests that the area was occupied in relation to practices that are difficult to define, as attested for the earlier levels by the creation of a large semi-oval combustion pit and a row of postholes.
Later, still within the Recent Sub-Apennine period, the area was used for open-air activities that can more easily be associated with food preparation and consummation.

The site’s position, at the crossroads of two natural communication routes, the Biferno Valley and the Lucera-Castel di Sangro tratturo, made trade and the circulation of people and ideas possible in ways that are not yet fully understood. In fact, imported materials are present on the site (such as amber and metals) attesting the capacity and interest for the acquisition of luxury artefacts, which characterizes the communities of Apennine areas, whose role in the context of trade/exchange, even over long distances, has become clearer in recent years.
Funding Body
Comune di Oratino
Team
Archaeozoologist - Anna Pizzarelli - Università di Foggia
Paleobotanist - Girolamo Fiorentino
Paleobotanist - Cosimo d’Oronzo

Media

Name
La Rocca
Year
2015
Summary
it La campagna di scavo 2015 è stata finalizza all’indagine dei livelli dell’età del Bronzo in tre aree all’interno del sito della Rocca di Oratino. L’indagine nell’area centrale di scavo (settori C4M, C4L, C4G, C4H, C4F e C4K) ha permesso di raccordare stratigraficamente le evidenze relative alla struttura 6 (probabile parte di un aggere) e alla struttura 3 (grande fossa con tracce di combustione). In quest’area sono stati indagati quattro principali gruppi si livelli corrispondenti dal più antico al più recente:

- Fase I: livelli di uso e messa in opera della struttura 6 e il suo dissesto sia a N che a S
- Fase II 0c: livelli di colmata sopra il dissesto della struttura 6
- Fase II 0b: livelli di preparazione, uso e prima obliterazione della struttura 3
- Fase II 0a: livelli di messa in opera della struttura 5 (probabile parte di mura in pietrame a secco).

Le altre due zone indagate interessano sia la parte meridionale (settori C4R e C4Q) che quella situata nell’angolo N-E dell’area di scavo. Queste due aree sono caratterizzate entrambe da livelli argillosi, in parte già investigati negli anni precedenti. La posizione stratigrafica di questi livelli sembra essere la più antica tra gli strati attualmente indagati ed è da attribuire all’Appenninico (fase I). Questi livelli rappresentano l’aggere su cui poggiano le pietre delle strutture 7 (probabile parte di un aggere) e 6.

Sono pertinenti alla fase I anche una serie di livelli tra le pietre della struttura 6.
Probabilmente sempre da ricondurre alla fase I è un importante evento di dissesto che interessa la parte S-W della struttura 6. Questi livelli sono caratterizzati dalla presenza di pietre di medie dimensioni.

Anche il versante N della struttura 6 risulta interessato da un dissesto. In questo caso si tratta di un masso di notevoli dimensioni caduto sulla sommità della struttura e di alcuni livelli di pietre di medie dimensioni che le si appoggiano sul lato N.

Un livello di matrice sabbioso con pochi materiali sembra riferibile a una fase di abbandono dell’area.

Per quanto riguarda i livelli subappenninici scavati quest’anno, quelli più antichi (fase II 0c), sono caratterizzati da un apporto consistente di terreno riconducibile a un’azione volontaria volta a regolarizzare il dislivello presente in questa zona. Sopra di essi è stato possibile individuare alcune unità stratigrafiche che rimandano a momenti diversi dell’uso della struttura 3 (fase II 0b): la preparazione del piano di appoggio della piastra, la strutturazione della piastra, il suo utilizzo, il suo disfacimento e la sua prima obliterazione.
Sono stati inoltre indagati alcuni livelli successivi alla fase II 0b che si riferiscono al piano di posa e alla costruzione della struttura 5 (fase II 0a).

Il proseguimento delle ricerche permetterà di comprendere le dinamiche di utilizzo nel tempo di quest’area del sito. In particolare la possibilità di proseguire in un prossimo futuro l’indagine dei livelli appenninici e di definire meglio le strutture in elevato individuate è di notevole importanza anche per la comprensione delle dinamiche insediative durante l’età del Bronzo nella Valle del Biferno, dove i dati, anche per questa fase, sono ancora molto carenti.
en The 2015 campaign investigated the Bronze Age levels in three areas on the site of the Rocca di Oratino. The excavations in the central area (sectors C4M, C4L, C4G, C4H, C4F and C4K) made it possible to stratigraphically link the evidence relating to structure 6 (probably part of an earthwork) and structure 3 (large pit with traces of burning). Four main groups of levels were investigated in this area, from the earliest to the latest:
- Phase I: occupation levels and building of structure 6 and its collapse to the north and south
- Phase II 0c: fill above the collapse of structure 6
- Phase II 0b: preparation, occupation and first obliteration of structure 3
- Phase II 0a: building of structure 5 (probably part of a dry-stone wall).

Two more zones were investigated, the southern area (sectors CR4 and C4Q) and the area situated in the north-eastern corner of the excavations. Both areas were characterised by the clay layers, partially investigated in previous years. The stratigraphic position of these layers indicates they are the earliest excavated so far and can be attributed to the Apennine culture (phase I). They represent the earthwork on which the stones of structures 7 (probably part of an earthwork) and 6 rest.
A series of layers between the stones of structure 6 also belong to phase I.
A substantial collapse affected the south-western part of structure 6, probably during phase I. These levels were characterised by the presence of medium sized stones.
The northern side of structure 6 was also affected by collapse. In this case, it was represented by a large boulder from the structure’s summit and several layers of medium sized stones abutting the structure’s north side.
A layer with a sandy matrix containing few materials seemed to date to an abandonment phase.

The earliest of the Sub-Apennine layers excavated this season (phase II 0c), showed a substantial presence of soil resulting from the deliberate levelling of the area. Above it, several contexts were identified that relate to different phases of structure 3 (phase II 0b): the make-up for the cooking slab, the structuring of the slab, its use, its dismantling, and the first obliteration.
Several layers subsequent to phase II 0b were also investigated, relating to the building of structure 5 (phase II 0a).

Continuation of the research will clarify the occupation dynamics through time of this site. In particular, continuation of the investigation of the Apennine levels and further definition of the standing structures are of great importance for the understanding of the settlement dynamics during the Bronze Age in the Biferno Valley, where data is still lacking.

Media

  • Buglione, De Venuto 2008
    A. Buglione, G. De Venuto, 2008, Analisi preliminare del campione faunistico dal sito dell’età del Bronzodi Oratino (CB), loc. La Rocca, Atti del 28° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2007, Foggia: 299-310.
  • Cazzella, Copat, Danesi 2007
    A. Cazzella, V. Copat, M. Danesi, 2007, Il sito dell’età del Bronzo recente di Oratino – La Rocca (CB). Rivista di Scienze Preistoriche, LVII: 277-310.
  • Cazzella et al. 2007
    A. Cazzella, V. Copat, M. Danesi, G. Recchia, 2007, Nuovi dati sull’età del Bronzo nella valle del Biferno: il sito della Rocca di Oratino (CB), in Conoscenze. Rivista Semestrale della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise, 2005 (1/2): 21-34.
  • D’Oronzo, Fiorentino 2008
    C. D’Oronzo, G. Fiorentino, 2008, Le analisi archeobotaniche nel sito dell’età del Bronzo di Oratino (CB) loc. La Rocca: implicazioni paleo economiche, paleoecologiche e modalità di funzionamento delle strutture pirotecniche, Atti del 28° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2007, Foggia: 275-298.
  • Recchia, Copat, Danesi 2008
    G. Recchia, V. Copat, M. Danesi, 2008, L’uso dello spazio nell’insediamento subappenninico di Oratino: nota preliminare. Atti del 28° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2007, Foggia: 251-274.
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    V. Copat, M. Danesi, 2010, Recenti campagne di scavo nel sito dell’età del Bronzo di Oratino. Manifestazioni funerarie e beni esotici, Atti del 30° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2007, Foggia: 151-172.
  • Copat, Danesi c.s.
    V. Copat, M. Danesi c.s., Il sito dell’età del Bronzo di Oratino “La Rocca”: campagne di scavo 2010 e 2011, Atti del 32° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2011.
  • D’Oronzo, Fiorentino 2008
    C. D’Oronzo, G. Fiorentino, 2008, Le analisi archeobotaniche nel sito dell’età del Bronzo di Oratino (CB) loc. La Rocca: implicazioni paleoeconomiche, paleoecologiche e modalità di funzionamento delle strutture pirotecniche, Atti del 28° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2007, Foggia: 275-298.
  • Pizzarello c.s.
    A. Pizzarello, c.s., Analisi archeozoologica del sito di Oratino “La Rocca”, Atti del 32° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2011.
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    G. Recchia, V. Copat, M. Danesi, 2008, L’uso dello spazio nell’insediamento subappenninico di Oratino: nota preliminare, Atti del 28° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2007, Foggia: 251-274.
  • Copat, Danesi 2010
    V. Copat, M. Danesi, 2010, I livelli appenninici del sito di Oratino – La Rocca (CB), Atti XXX Convegno di Preistoria e Protostoria della Daunia, Foggia: 151-172.
  • Copat, Danesi c.s.
    V. Copat, M. Danesi, c.s., Strutture difensive in un sito dell’area interna appenninica: il caso della Rocca di Oratino (CB), Atti del Convegno Internazionale, Mura di legno, mura di terra, mura di pietra: fortificazioni nel Mediterraneo antico, 7-9 Maggio 2012 Roma.
  • Copat, Danesi c.s.
    V. Copat, M. Danesi, c.s., Confronti tra il sito della Rocca di Oratino (CB) e i contesti coevi della Puglia settentrionale, Atti della XLVII Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Preistoria e Protostoria della Puglia.

Location

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La Rocca
Easting
14.568333
Northing
41.618611