- Item
- AIAC_3794
- Name
- Monte Croce - Guardia
- Date Range
- 1300 BC – 950 BC
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_3794 - Monte Croce - Guardia - 2015La zona interessata dalle ricerche archeologiche coincide con le aree sommitali delle due elevazioni del Monte della Croce (639 mt slm) e del Monte della Guardia (665,5 mt slm), collegate tra loro attraverso un’ampia sella. Le due alture formano un contesto morfologico unitario (per questo motivo in letteratura archeologica il sito è noto comunemente come Monte Croce - Guardia), delimitato su tutti i lati da pendii fortemente acclivi, con dislivello massimo di oltre 350 mt, a meridione del Monte Guardia (versante che affaccia nella valle del Fosso dell’Acquasanta). Il Monte della Croce presenta un vasto pianoro sommitale, mentre il Monte della Guardia è caratterizzato da una area sommitale pianeggiante decisamente più ridotta. La dominanza visiva dalla sommità del Monte della Guardia raggiunge ad Est la costa adriatica e ad Ovest lo spartiacque appenninico umbro-marchigiano. Più limitata è la visibilità verso meridione e settentrione per la presenza di alture vicine con un’elevazione più accentuata. Il Monte Croce – Guardia è noto archeologicamente dall’inizio degli anni sessanta del novecento A seguito degli scavi condotti da Delia Lollini. Le uniche ricerche pubblicate in modo esaustivo fino ad oggi sono quelle del 1961, ma interventi della Soprintendenza sono stati effettuati anche nel 1963, 1968, 1973/74 e nel 1995. Di questi interventi sono note solo poche notizie a stampa. Un recente studio ha permesso però di localizzare tutti gli interventi effettuati in passato e di raccogliere la documentazione archeologica disponibile (Cruciani 2013). Lo studio dei reperti archeologici, ancora preliminare, ha indicato una cronologia di occupazione del sito compresa fra un momento maturo del Bronzo Recente e la fine del Bronzo Finale. Lo scavo del 2015 ha interessato una struttura già parzialmente indagata nel 1995 posta sul pianoro del Monte Croce, a circa 110 m a Sud-Ovest del chiosco “Lo Scoiottalo” e immediatamente a Sud del vecchio campo sportivo (fig. 1). La scelta di operare in questa zona è stata dettata da due ordini di motivi: in primo luogo la necessità di completare lo scavo del 1995 che non poté estendersi oltre il limite di una strada campestre delimitante l’area di scavo verso Est e dall’interesse destato dalle evidenze strutturali messe in luce nel 1995 che lasciavano supporre l’esistenza di una grande struttura di forma rettangolare. Lo scavo su concessione ministeriale ha avuto luogo dal 4 settembre al 5 ottobre 2015. Il completamento dello scavo della struttura parzialmente indagata nel 1995 ha permesso di individuare le canalette di fondazione e le buche di palo relative ad un edificio di forma rettangolare di dimensioni piuttosto significative (circa 85 mq), ma soprattutto gli elementi strutturali individuati sul banco roccioso consentono di comprendere con buon dettaglio gli elementi costruttivi e portanti dell’edificio, che sembra avere suddivisioni interne trasversali e probabilmente strutture annesse esterne indicate da ulteriori canalette, buche di palo e fosse di grandi dimensioni, queste ultime destinate probabilmente a stoccaggio (figg. 2-3). Si tratta del primo edificio interamente scavato e rilevato con accuratezza riferibile al Bronzo Finale nell’area medio-adriatica. Un primo preliminare esame dei resti archeologici rinvenuti, per lo più risultati estremamente frammentari e generalmente in cattivo stato di conservazione, conferma l’attribuzione del contesto ad una fase piena del Bronzo finale (XI - inizio X secolo a.C.). Per lo più si tratta di tazze carenate o a collo con costolature oblique sulla carena o sulla spalla, di alcune anse frammentarie attribuibili anche ad anse bifore verticali, di una sopraelevazione a corna tronche. Tra gli altri elementi significativi un frammento di pettine in materia dura animale del tipo Frattesina, databile ad un orizzonte pieno del Bronzo finale, una perlina in pasta vitrea blu, uno spillone in bronzo integro del tipo con testa a riccio ed una perla di ambra estremamente frammentaria del tipo a barilotto. Non mancano tuttavia elementi pertinenti alla fase più antica del Bronzo Finale (e forse anche al momento più avanzato del Bronzo recente), mentre pochi sono i reperti che potrebbero essere riferiti ad un momento inoltrato. Da segnalare infine la presenza, alla base del riempimento della canaletta perimetrale, di una punta di freccia con peduncolo e alette a lavorazione bifacciale in selce bianca e di un frammento di ascia martello in pietra levigata ritrovato nel riempimento di una grande fossa circolare per stoccaggio, entrambi pertinenti verosimilmente all’età del rame.
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AIAC_3794 - Monte Croce - Guardia - 2016La campagna di scavo del 2016 sul Monte Croce Guardia (Arcevia- Ancona) ha prodotto significativi risultati sul piano archeologico. L’individuazione di numerose nuove strutture (capanne), in parte presumibilmente abitative ed in parte forse attribuibili ad attività produttive, indicano, anche in considerazione di quanto emerso dal riesame delle precedenti ricerche degli anni ’60, ‘70 e ‘90 del novecento (Cruciani 2013) e della campagna di scavo 2015, che il sito di Monte Croce Guardia fu sede di un abitato di notevoli proporzioni (almeno 16 ha di estensione). L’insediamento appare occupato ininterrottamente da una fase avanzata del Bronzo Recente, quando vari insediamenti posti immediatamente a valle sembrano essere abbandonati, e la fase terminale del Bronzo finale (fine XIII – X secolo a.C.). Gli scavi del 2016 non hanno invece, ad un primo esame dei reperti, confermato la presenza di strutture attribuibili all’età del rame, periodo in cui il sito fu comunque frequentato a giudicare da alcuni reperti emersi nella campagna di scavo 2015. Le potenzialità del sito appaiono particolarmente interessanti nella prospettiva di evidenziare l’organizzazione interna di un abitato del Bronzo Tardo in un contesto territoriale particolarmente significativo per questo periodo, considerando anche la vicinanza con il sepolcreto ad incinerazione di Pianello di Genga da cui il Monte Croce Guardia dista circa 8 Km. Le zone interessate dalle ricerche archeologiche sono attigue a quelle del 2105 e si collocano a monte della sella che collega le due aree sommitali del Monte della Croce (639 mt slm) e del Monte della Guardia (665,5 mt slm). Le ricerche hanno evidenziato a pochi metri dalla grande capanna messa completamente in luce nel 2015, altre due strutture analoghe (fig 1. Settore 2). La prima (capanna 2.2) posta in posizione leggermente diversa da quella scavata lo scorso anno (Capanna 1.1) è orientata in direzione NW/SE. Analogamente a quella del settore 1, è rettangolare e presenta canalette di fondazione quasi completamente conservate, con l’esclusione del lato corto a SE e di una interruzione in quello a NW, quest’ultima forse pertinente ad una entrata. Buche di palo allineate poste al centro dello spazio occupato dalla capanna evidenziano come essa fosse coperta da un tetto a doppio spiovente con pali portanti centrali. Le dimensioni complessive della struttura sono di mt 10 x 5, quindi sensibilmente più corta e un po’ più stretta di quella individuata nel 2015. La forte erosione che caratterizza il deposito archeologico non ha permesso il ritrovamento di materiali particolarmente eloquenti dal punto d vista cronologico, pertanto è difficile per ora stabilire il rapporto fra la capanna messa in luce nel 2015 con quella scavata nel 2016. Circa 3 metri a N sono stati intercettati e messi in luce i resti di un’ altra capanna (capanna 2.1), o comunque di una struttura simile per forma, di cui tuttavia rimangono solo le canalette perimetrali della porzione settentrionale. La mancanza delle canalette escavate nella roccia nella porzione meridionale della struttura è probabilmente dovuta al fatto che le canalette perimetrali non hanno raggiunto in quella zona la roccia, essendo in quel punto il piano roccioso inclinato da W verso E. Le dimensioni complessive di questa capanna, perfettamente orientata rispetto a quella descritta precedentemente sono di metri 4 per il lato corto, mentre il lato lungo doveva essere probabilmente attorno a 8 mt. Anche in questo caso i materiali archeologici non ci consentono di precisare nel dettaglio la cronologia, tuttavia il fatto che questa capanna abbia il medesimo orientamento della capanna 2. 2, può far pensare ad una contemporaneità, e forse ad una correlazione funzionale, fra le due strutture. Un altro settore di scavo (4) posto a circa 30 mt a SE dal settore 2 ha restituito significative testimonianze archeologiche. In particolare sono state evidenziate tre strutture in parziale sovrapposizione. Una prima e più antica grande struttura rettangolare (capanna 4.1: fig. 3 linea verde) è testimoniata da canalette di fondazione scavate nella roccia, conservate però solo nella parte a monte, e da una serie di buche di palo allineate destinate a sorreggere il colmo centrale del tetto, che si interrompono a circa 7 mt dall’angolo NE della capanna, probabilmente perché tutta la parte a valle della capanna aveva strutture di fondazioni e portanti scavate entro terra (oppure assenti per motivi post-deposizionali). Sulla base dell’ultima probabile buca dell’asse centrale, individuata a circa 10 mt. dal lato corto a monte, si può presumere che la lunghezza complessiva della capanna, orientata in direzione W/E dovesse superare di poco i 10 mt, mentre la larghezza, calcolata sul doppio della misura che separa il lato lungo NE dall’allineamento mediano delle buche di palo, può essere valutata in 5-6 mt. Questa capanna non ha restituito materiali significativi, ma le sue relazioni stratigrafiche con le strutture cronologicamente successive sono piuttosto evidenti, e quindi si può ritenere che essa debba essere datata alle fasi più antiche dell’insediamento (Bronzo Recente avanzato) Una seconda capanna (4.2) orientata in direzione W/E è stata riconosciuta sulla base delle canalette di fondazione dei due lati lunghi nord-orientale e sud-occidentale, dal lato corto nord-occidentale e da una serie di buche di palo che, analogamente a quanto osservato per la capanna 2.2, sembrano costituire il lato corto sud-orientale, oltre che il posizionamento centrale del colmo del tetto ( fig.3 , linea marrone). Il lato corto e primo tratto di entrambi i lati lunghi, sono stati successivamente utilizzati come canalette di fondazione per la struttura successiva (capanna 4.3; fig. 3 linea fucsia). Le dimensioni della capanna, ricavabili dal lato lungo settentrionale e dal lato corto occidentale, che risultano meglio conservati, dovevano essere di ca 14,5 metri di lunghezza per 7 di larghezza per una ampiezza complessiva di circa 100 mq. La posizione centrale delle buche di palo indicano che la copertura doveva essere a doppio spiovente. I materiali attribuibili trovati in relazione a questa capanna sono compresi fra il Bronzo Recente avanzato ( anse con sopraelevazione a corna, decorate a solcature) e una fase matura del Bronzo finale, con prevalenza di reperti appartenenti al fase iniziale e media. L’ultima struttura della sequenza è rappresentata da una capanna molto più piccola di forma rettangolare absidata (capanna 4.3, linea fucsia) che in gran parte riutilizza fondazioni preesistenti . Il lato a monte verso Ovest riscava totalmente o parzialmente il lato corto occidentale della capanna 4.2, ed anche l’abside viene realizzata riscavando parte del lato lungo settentrionale della capanna precedente. Il lato corto meridionale invece sembra insistere su parte del lato lungo della capanna 4.1. Le dimensioni della capanna risultano molto ridotte rispetto alle precedenti risultando complessivamente di ca. 6,20 x 2,5 mt. Il fatto che dimensioni, forma ed orientamento (asse lungo in direzione N/) di questa capanna siano molto diverse da tutte le altre suggerisce presumibilmente una differente funzione. All’interno della capanna, o per meglio dire in relazione ad alcuni apparenti ampliamenti della canaletta pertinente al lato lungo orientale, sono stati trovati numerosi reperti in bronzo, concentrati in due aree. Fra gli altri sono stati recuperati una fibula ad arco serpeggiante con doppia molla, arco costolato con doppio nodulo e staffa semplice decorata da punti a sbalzo, uno spillone tipo Casa Carletti con collo decorato da motivi a zig-zag, un grande frammento di falcetto a lingua da presa, un frammento di “paletta”. Assieme agli oggetti in bronzo sono stati trovati anche frammenti di ceramica pertinenti a vasellame, anche di grandi dimensioni, che potrebbero far pensare a contenitori che potevano conservare gli oggetti in bronzo. Inoltre sono stati raccolti anche alcuni rocchetti in ceramica, indicatori di probabili attività tessili. Poco distante è stata anche trovata una forma di fusione in pietra per un coltello a lama ricurva e un probabile frammento di un’altra forma di fusione. Alla luce di quanto emerso si potrebbe ritenere che questa ultima struttura fosse destinata ad attività artigianali, o comunque ad una funzione non abitativa. Nel complesso i materiali pertinenti a questa capanna datano il contesto ad un momento avanzato del Bronzo Finale, fase a cui si può certamente attribuire la fibula serpeggiante.
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AIAC_3794 - Monte Croce - Guardia - 2017Lo scavo nell’insediamento di altura del Bronzo tardo di Monte Croce Guardia è stato realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma (Prof. Andrea Cardarelli) su concessione ministeriale, con la collaborazione del CNR – ISMA (dott. Marco Bettelli e Dott. Andrea Di Renzoni). La campagna del 2017, che segue a quelle già portate a termine nel 2015 e 2017 dagli stessi Enti, ha permesso di ampliare consistentemente le conoscenze in relazione all’organizzazione interna dell’abitato. In particolare è stato completato lo scavo di una grande capanna rettangolare (settore 4; capanna 4.1), già parzialmente indagata nel 2016. La struttura è orientata NE -SW e presenta delle canalette di fondazione scavate nella roccia e una fila di buche di palo centrali, probabilmente a sostegno del colmo del tetto. Copre una superficie di circa mt 10 x 4,5 (45 mq) ed è affiancata da una canaletta parallela posta 1,5 mt ad Ovest, forse da attribuire ad un portico o ad una recinzione su uno dei lati lunghi. Procedendo ancora verso Ovest è stata portata alla luce un’altra struttura rettangolare (capanna 4.4) di dimensioni sensibilmente più ridotte mt (6 x 3,5 mt), sempre con fondazione di canalette scavate nel substrato roccioso. La mancanza di deposito archeologico, presente esclusivamente nei riempimenti delle evidenze negative, impedisce di stabilire delle connessioni stratigrafiche tra questa capanna e le altre individuate, nello stesso settore, nella campagna del 2016 e determina una scarsa presenza di reperti archeologici. Non è possibile quindi proporre una sicura attribuzione cronologica della capanna 4.4 a una delle fasi strutturali individuate nel 2016 anche se il suo orientamento parallelo a quello della capanna 4.1, relativa alla prima fase edilizia della successione formalizzata nel settore 4, potrebbe suggerire la contemporaneità delle due strutture. Sempre nella stessa zona del settore 4, sono state riconosciuti vari allineamenti di buche di palo, da riferire verosimilmente a palizzate e probabilmente ad altre strutture. Uno degli allineamenti è interpretabile come lunga palizzata, la cui successione di buche di palo è parzialmente interrotta dalla canaletta dell’ipotizzato portico della capanna 4.1 e quindi ad essa precedente. Altri allineamenti descrivono aree quadrangolari forse pertinenti a strutture realizzate senza canalette di fondazione. Il deposito archeologico risulta più conservato verso la parte occidentale del settore, dove lo scavo non è stato completato. I materiali archeologici, sia ceramici che bronzei, indicano comunque una datazione al Bronzo finale, sia di fase iniziale che matura. E’ stata inoltre aperta una trincea lunga 22 metri e larga 4 (settore 5) contigua al settore 4, che raggiunge il limite occidentale del pianoro di Monte Croce, nel punto di raccordo con il Monte della Guardia. Anche in questo caso lo scavo non è stato ultimato e sarà ripreso nella campagna del 2018. Tuttavia le evidenze messe in luce appaiono riferibili ad una sistemazione del margine del pianoro, con una serie di terrazzamenti e muretti distanti circa 3 mt uno dall’altro. In prossimità del ciglio del pianoro è emerso inoltre un muro di più grandi dimensioni per ora messo in luce solo parzialmente. Qui il deposito risultava costituito da uno spesso deposito colluviale contenente materiali del Bronzo Tardo e scarsi frammenti di ceramica comune di età storica non diagnostici, ma probabilmente riferibili ad età romana. Al di sotto di questo spesso strato, in relazione alle evidenze strutturali il deposito era costituito da unità stratigrafiche in posto riferibili esclusivamente al Bronzo Finale, soprattutto pertinenti ad un orizzonte antico e pieno di questo periodo. Con la prossima campagna di scavo si intende chiarire la natura di queste evidenze strutturali e accertare se esse possano costituire un sistema di delimitazione e fortificazione del sito, o piuttosto una sistemazione limitata ad una parte specifica dell’abitato.
Media
- Name
- Monte Croce - Guardia
- Year
- 2015
- Summary
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it
La zona interessata dalle ricerche archeologiche coincide con le aree sommitali delle due elevazioni del Monte della Croce (639 mt slm) e del Monte della Guardia (665,5 mt slm), collegate tra loro attraverso un’ampia sella. Le due alture formano un contesto morfologico unitario (per questo motivo in letteratura archeologica il sito è noto comunemente come Monte Croce - Guardia), delimitato su tutti i lati da pendii fortemente acclivi, con dislivello massimo di oltre 350 mt, a meridione del Monte Guardia (versante che affaccia nella valle del Fosso dell’Acquasanta). Il Monte della Croce presenta un vasto pianoro sommitale, mentre il Monte della Guardia è caratterizzato da una area sommitale pianeggiante decisamente più ridotta. La dominanza visiva dalla sommità del Monte della Guardia raggiunge ad Est la costa adriatica e ad Ovest lo spartiacque appenninico umbro-marchigiano. Più limitata è la visibilità verso meridione e settentrione per la presenza di alture vicine con un’elevazione più accentuata.
Il Monte Croce – Guardia è noto archeologicamente dall’inizio degli anni sessanta del novecento A seguito degli scavi condotti da Delia Lollini. Le uniche ricerche pubblicate in modo esaustivo fino ad oggi sono quelle del 1961, ma interventi della Soprintendenza sono stati effettuati anche nel 1963, 1968, 1973/74 e nel 1995. Di questi interventi sono note solo poche notizie a stampa. Un recente studio ha permesso però di localizzare tutti gli interventi effettuati in passato e di raccogliere la documentazione archeologica disponibile (Cruciani 2013). Lo studio dei reperti archeologici, ancora preliminare, ha indicato una cronologia di occupazione del sito compresa fra un momento maturo del Bronzo Recente e la fine del Bronzo Finale.
Lo scavo del 2015 ha interessato una struttura già parzialmente indagata nel 1995 posta sul pianoro del Monte Croce, a circa 110 m a Sud-Ovest del chiosco “Lo Scoiottalo” e immediatamente a Sud del vecchio campo sportivo (fig. 1). La scelta di operare in questa zona è stata dettata da due ordini di motivi: in primo luogo la necessità di completare lo scavo del 1995 che non poté estendersi oltre il limite di una strada campestre delimitante l’area di scavo verso Est e dall’interesse destato dalle evidenze strutturali messe in luce nel 1995 che lasciavano supporre l’esistenza di una grande struttura di forma rettangolare.
Lo scavo su concessione ministeriale ha avuto luogo dal 4 settembre al 5 ottobre 2015.
Il completamento dello scavo della struttura parzialmente indagata nel 1995 ha permesso di individuare le canalette di fondazione e le buche di palo relative ad un edificio di forma rettangolare di dimensioni piuttosto significative (circa 85 mq), ma soprattutto gli elementi strutturali individuati sul banco roccioso consentono di comprendere con buon dettaglio gli elementi costruttivi e portanti dell’edificio, che sembra avere suddivisioni interne trasversali e probabilmente strutture annesse esterne indicate da ulteriori canalette, buche di palo e fosse di grandi dimensioni, queste ultime destinate probabilmente a stoccaggio (figg. 2-3). Si tratta del primo edificio interamente scavato e rilevato con accuratezza riferibile al Bronzo Finale nell’area medio-adriatica.
Un primo preliminare esame dei resti archeologici rinvenuti, per lo più risultati estremamente frammentari e generalmente in cattivo stato di conservazione, conferma l’attribuzione del contesto ad una fase piena del Bronzo finale (XI - inizio X secolo a.C.). Per lo più si tratta di tazze carenate o a collo con costolature oblique sulla carena o sulla spalla, di alcune anse frammentarie attribuibili anche ad anse bifore verticali, di una sopraelevazione a corna tronche. Tra gli altri elementi significativi un frammento di pettine in materia dura animale del tipo Frattesina, databile ad un orizzonte pieno del Bronzo finale, una perlina in pasta vitrea blu, uno spillone in bronzo integro del tipo con testa a riccio ed una perla di ambra estremamente frammentaria del tipo a barilotto. Non mancano tuttavia elementi pertinenti alla fase più antica del Bronzo Finale (e forse anche al momento più avanzato del Bronzo recente), mentre pochi sono i reperti che potrebbero essere riferiti ad un momento inoltrato. Da segnalare infine la presenza, alla base del riempimento della canaletta perimetrale, di una punta di freccia con peduncolo e alette a lavorazione bifacciale in selce bianca e di un frammento di ascia martello in pietra levigata ritrovato nel riempimento di una grande fossa circolare per stoccaggio, entrambi pertinenti verosimilmente all’età del rame. -
en
The research areas are situated on the summits of Monte della Croce (639 m a.s.l.) and Monte della Guardia (665.5 m a.s.l.), which are linked by a wide saddle. The summits form a single morphological context (and are thus commonly known as Monte Croce-Guardia), delimited on all sides by steep slopes, with a maximum difference in height of over 350 m, south of Monte Guardia (the side facing onto the Fosso dell’Acquasanta valley). Monte della Croce has a vast summit plateau, while Monte Guardia is characterised by a much smaller flat summit area. Monte della Guardia can be seen from the Adriatic coast to the east and the Apennine Umbrian-Marche watershed to the west. Its visibility to the south and north is limited by the presence of higher peaks.
The site of Monte Croce-Guardia has been known since the early 1960s when Delia Lollini excavated there. The only published research relates to the 1961 excavations although the Superintendency dug on the site in 1963, 1968, 1973-74 and 1995. Recent research has gathered together all the available archaeological documentation and a preliminary study of the finds indicates the site was occupied between a late period of the Recent Bronze Age and the end of the Final Bronze Age.
The 2015 excavations explored a structure that was partially investigated in 1995. It is situated on the Monte Croce plateau, at c. 110 m south-west of the “Lo Scoiattolo” kiosk and immediately south of the old sports ground (fig. 1). There were two reasons for choosing to work in this area: firstly, the necessity to complete the 1995 excavations, secondly, the great interest in the structural remains uncovered in 1995, which suggested the existence of a large rectangular structure.
Completion of the excavation identified the foundation channels and post-holes relating to a large building (c. 85 m2). Structural features in the bedrock provided important details of the construction and supporting elements, which indicated that the building had internal transverse divisions and probably outbuildings indicated by other channels, postholes and large storage pits (figs. 2-3). This is the first completely excavated and accurately surveyed Final Bronze Age building in the middle Adriatic area.
A preliminary examination of the archaeological materials, overall very fragmentary and in a bad state of preservation, confirmed the dating of the context to a full phase of the final Bronze Age (9th – early 10th century B.C.). The pottery finds mainly comprised carenated cups or necked cups with oblique ribs on the carination or shoulder, several handle fragments attributable to vertical double handles and a raised handle with truncated horns. Other important finds included the fragments of a Frattesina type comb in hard animal material, datable to a full Final Bronze Age horizon, a blue glass paste bead, an intact large bronze pin with a ‘curled’ head and an extremely fragmentary barrel-shaped amber bead. However, there are also some finds dating to the earliest phase of the Final Bronze Age (and perhaps to the latest phase of the Recent Bronze Age), while there are very few finds attributable to a later period. Lastly, worthy of note was the presence at the base of the fill in a perimeter foundation channel, of a bi-faced white flint arrowhead with tang and wings, and a fragment of a smoothed stone hammer axe found in the fill of a large circular storage pit, both probably dating to the Copper Age. - Summary Author
- Marco Bettelli
- Andrea Cardarelli
- Andrea Di Renzoni
- Nicola Ialongo- Sapienza Università di Roma
- Andrea Schiappelli-Sapienza – Università di Roma – Matrix 96 Soc. Coop
- Research Body
- Sapienza – Università di Roma.
Media
- Name
- Monte Croce - Guardia
- Year
- 2016
- Summary
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it
La campagna di scavo del 2016 sul Monte Croce Guardia (Arcevia- Ancona) ha prodotto significativi risultati sul piano archeologico. L’individuazione di numerose nuove strutture (capanne), in parte presumibilmente abitative ed in parte forse attribuibili ad attività produttive, indicano, anche in considerazione di quanto emerso dal riesame delle precedenti ricerche degli anni ’60, ‘70 e ‘90 del novecento (Cruciani 2013) e della campagna di scavo 2015, che il sito di Monte Croce Guardia fu sede di un abitato di notevoli proporzioni (almeno 16 ha di estensione). L’insediamento appare occupato ininterrottamente da una fase avanzata del Bronzo Recente, quando vari insediamenti posti immediatamente a valle sembrano essere abbandonati, e la fase terminale del Bronzo finale (fine XIII – X secolo a.C.). Gli scavi del 2016 non hanno invece, ad un primo esame dei reperti, confermato la presenza di strutture attribuibili all’età del rame, periodo in cui il sito fu comunque frequentato a giudicare da alcuni reperti emersi nella campagna di scavo 2015.
Le potenzialità del sito appaiono particolarmente interessanti nella prospettiva di evidenziare l’organizzazione interna di un abitato del Bronzo Tardo in un contesto territoriale particolarmente significativo per questo periodo, considerando anche la vicinanza con il sepolcreto ad incinerazione di Pianello di Genga da cui il Monte Croce Guardia dista circa 8 Km.
Le zone interessate dalle ricerche archeologiche sono attigue a quelle del 2105 e si collocano a monte della sella che collega le due aree sommitali del Monte della Croce (639 mt slm) e del Monte della Guardia (665,5 mt slm). Le ricerche hanno evidenziato a pochi metri dalla grande capanna messa completamente in luce nel 2015, altre due strutture analoghe (fig 1. Settore 2). La prima (capanna 2.2) posta in posizione leggermente diversa da quella scavata lo scorso anno (Capanna 1.1) è orientata in direzione NW/SE. Analogamente a quella del settore 1, è rettangolare e presenta canalette di fondazione quasi completamente conservate, con l’esclusione del lato corto a SE e di una interruzione in quello a NW, quest’ultima forse pertinente ad una entrata. Buche di palo allineate poste al centro dello spazio occupato dalla capanna evidenziano come essa fosse coperta da un tetto a doppio spiovente con pali portanti centrali. Le dimensioni complessive della struttura sono di mt 10 x 5, quindi sensibilmente più corta e un po’ più stretta di quella individuata nel 2015. La forte erosione che caratterizza il deposito archeologico non ha permesso il ritrovamento di materiali particolarmente eloquenti dal punto d vista cronologico, pertanto è difficile per ora stabilire il rapporto fra la capanna messa in luce nel 2015 con quella scavata nel 2016.
Circa 3 metri a N sono stati intercettati e messi in luce i resti di un’ altra capanna (capanna 2.1), o comunque di una struttura simile per forma, di cui tuttavia rimangono solo le canalette perimetrali della porzione settentrionale. La mancanza delle canalette escavate nella roccia nella porzione meridionale della struttura è probabilmente dovuta al fatto che le canalette perimetrali non hanno raggiunto in quella zona la roccia, essendo in quel punto il piano roccioso inclinato da W verso E. Le dimensioni complessive di questa capanna, perfettamente orientata rispetto a quella descritta precedentemente sono di metri 4 per il lato corto, mentre il lato lungo doveva essere probabilmente attorno a 8 mt. Anche in questo caso i materiali archeologici non ci consentono di precisare nel dettaglio la cronologia, tuttavia il fatto che questa capanna abbia il medesimo orientamento della capanna 2. 2, può far pensare ad una contemporaneità, e forse ad una correlazione funzionale, fra le due strutture.
Un altro settore di scavo (4) posto a circa 30 mt a SE dal settore 2 ha restituito significative testimonianze archeologiche. In particolare sono state evidenziate tre strutture in parziale sovrapposizione. Una prima e più antica grande struttura rettangolare (capanna 4.1: fig. 3 linea verde) è testimoniata da canalette di fondazione scavate nella roccia, conservate però solo nella parte a monte, e da una serie di buche di palo allineate destinate a sorreggere il colmo centrale del tetto, che si interrompono a circa 7 mt dall’angolo NE della capanna, probabilmente perché tutta la parte a valle della capanna aveva strutture di fondazioni e portanti scavate entro terra (oppure assenti per motivi post-deposizionali). Sulla base dell’ultima probabile buca dell’asse centrale, individuata a circa 10 mt. dal lato corto a monte, si può presumere che la lunghezza complessiva della capanna, orientata in direzione W/E dovesse superare di poco i 10 mt, mentre la larghezza, calcolata sul doppio della misura che separa il lato lungo NE dall’allineamento mediano delle buche di palo, può essere valutata in 5-6 mt. Questa capanna non ha restituito materiali significativi, ma le sue relazioni stratigrafiche con le strutture cronologicamente successive sono piuttosto evidenti, e quindi si può ritenere che essa debba essere datata alle fasi più antiche dell’insediamento (Bronzo Recente avanzato)
Una seconda capanna (4.2) orientata in direzione W/E è stata riconosciuta sulla base delle canalette di fondazione dei due lati lunghi nord-orientale e sud-occidentale, dal lato corto nord-occidentale e da una serie di buche di palo che, analogamente a quanto osservato per la capanna 2.2, sembrano costituire il lato corto sud-orientale, oltre che il posizionamento centrale del colmo del tetto ( fig.3 , linea marrone). Il lato corto e primo tratto di entrambi i lati lunghi, sono stati successivamente utilizzati come canalette di fondazione per la struttura successiva (capanna 4.3; fig. 3 linea fucsia). Le dimensioni della capanna, ricavabili dal lato lungo settentrionale e dal lato corto occidentale, che risultano meglio conservati, dovevano essere di ca 14,5 metri di lunghezza per 7 di larghezza per una ampiezza complessiva di circa 100 mq. La posizione centrale delle buche di palo indicano che la copertura doveva essere a doppio spiovente.
I materiali attribuibili trovati in relazione a questa capanna sono compresi fra il Bronzo Recente avanzato ( anse con sopraelevazione a corna, decorate a solcature) e una fase matura del Bronzo finale, con prevalenza di reperti appartenenti al fase iniziale e media.
L’ultima struttura della sequenza è rappresentata da una capanna molto più piccola di forma rettangolare absidata (capanna 4.3, linea fucsia) che in gran parte riutilizza fondazioni preesistenti . Il lato a monte verso Ovest riscava totalmente o parzialmente il lato corto occidentale della capanna 4.2, ed anche l’abside viene realizzata riscavando parte del lato lungo settentrionale della capanna precedente. Il lato corto meridionale invece sembra insistere su parte del lato lungo della capanna 4.1. Le dimensioni della capanna risultano molto ridotte rispetto alle precedenti risultando complessivamente di ca. 6,20 x 2,5 mt. Il fatto che dimensioni, forma ed orientamento (asse lungo in direzione N/) di questa capanna siano molto diverse da tutte le altre suggerisce presumibilmente una differente funzione.
All’interno della capanna, o per meglio dire in relazione ad alcuni apparenti ampliamenti della canaletta pertinente al lato lungo orientale, sono stati trovati numerosi reperti in bronzo, concentrati in due aree. Fra gli altri sono stati recuperati una fibula ad arco serpeggiante con doppia molla, arco costolato con doppio nodulo e staffa semplice decorata da punti a sbalzo, uno spillone tipo Casa Carletti con collo decorato da motivi a zig-zag, un grande frammento di falcetto a lingua da presa, un frammento di “paletta”. Assieme agli oggetti in bronzo sono stati trovati anche frammenti di ceramica pertinenti a vasellame, anche di grandi dimensioni, che potrebbero far pensare a contenitori che potevano conservare gli oggetti in bronzo. Inoltre sono stati raccolti anche alcuni rocchetti in ceramica, indicatori di probabili attività tessili.
Poco distante è stata anche trovata una forma di fusione in pietra per un coltello a lama ricurva e un probabile frammento di un’altra forma di fusione.
Alla luce di quanto emerso si potrebbe ritenere che questa ultima struttura fosse destinata ad attività artigianali, o comunque ad una funzione non abitativa.
Nel complesso i materiali pertinenti a questa capanna datano il contesto ad un momento avanzato del Bronzo Finale, fase a cui si può certamente attribuire la fibula serpeggiante. -
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This season’s excavations produced significant results. The identification of numerous new structures (huts), in part presumably dwellings and in part perhaps attributable to production activities, indicate (taking into consideration what has emerged from a re-examination of the excavation results from the 1960s, 70s and 90s and last year’s results) that Monte Croce Guardia was the site of a very large settlement (at least 16 ha). The settlement appeared continuously occupied from a late phase of the Recent Bronze Age, when several settlements situated immediately downhill seem to have been abandoned, and the last phase of the Final Bronze Age (late 13th – 10th century B.C.). A preliminary examination of the 2016 finds has not confirmed the presence of Copper Age structures, a period in which the site was however occupied, as indicated by some of the finds from the 2015 excavations.
The site’s potential appears particularly interesting for what it can tell us about the internal organisation of a Late Bronze Age settlement within a territory that is of great importance for the period, also taking into consideration the vicinity of the cremation cemetery of Pianello di Genga, about 8 km away.
This season’s excavations took place in the area adjacent to those of 2015, uphill from the saddle linking the two summit areas of Monte della Croce (639 m a.s.l.) and Monte della Guardia (665.5 m a.s.l.). Two more similar structures were identified (fig. 1. Sector 2) a few metres from the large hut that was fully excavated in 2015. The first (Hut 2.2), was in a slightly different position from the one excavated last year (Hut 1.1) and aligned NW/SE. Like the hut in sector 1, it was rectangular and presented an almost completely preserved small foundation channel, apart from the short south-east side and an interruption in the north-west wall, the later perhaps relating to an entrance. A row of post holes at the centre of the hut indicate that it was covered by a pitched roof with central supporting posts. The overall size of the structure was 10 x 5 m, therefore notably shorter and narrower than the one discovered in 2015. Due to the heavy erosion characterising the archaeological deposit, no datable material was found, thus it is difficult at present to establish the relationship between the 2015 hut and the one found this year.
About 3 m to the north, the remains of another hut (hut 2.1), or at least a structure similar in shape, were excavated. Only the perimeter foundation channels of the northern part were preserved. The lack of the rock-cut channels in the southern part of the structure was probably due to the fact that the perimeter channels did not reach this area of the rock, as here the rock surface sloped west to east. This hut, on the same alignment as the one described above, measured 4 m on the short side, while the long side would probably have been about 8 m. In this case also, the archaeological materials did not provide any precise dating, however, the fact that this hut is on the same alignment as hut 2.2, suggests they were contemporary, and that perhaps a functional relationship existed between the two structures.
Significant archaeological evidence came to light in another sector of the excavation (4) situated at about 30 m south-east of sector 2. In particular, three partially overlying structures were identified. The earliest and largest rectangular structure (hut 4.1: fig. 3 green line) was attested by rock-cut foundation channels, only preserved in the uphill part, and by a row of postholes that would have supported the central part of the pitched roof. The holes stopped at about 7 m from the north-eastern corner of the hut, probably because all of the downhill part of the hut had foundation and supporting structures dug into the terrain (or were absent due to post- depositional reasons). Based on the position of the presumed last posthole along the central axis, identified at c. 10 m from the uphill short side, it may be suggested that the hut’s overall length, aligned west-east, must have been over 10 m. The width, calculated by doubling the measurement separating the north-eastern long side from the central row of postholes, can be estimated at 5-6 m. No materials of any significance were found in this hut, but the stratigraphic relationships with the chronologically successive structures are evident, and therefore it can be dated to the settlement’s earliest phases (late Recent Bronze Age).
A second hut (4.2) on a west-east alignment was identified. The evidence consisted of the foundation channels for the two long sides (north-east and south-west) and one short side (north-west), and a series of postholes which, as seen for hut 2.2, seemed to constitute the short south-east side, as well as the central position of the roof ridge (fig. 3, brown line). The short side and the first sections of both long sides were subsequently used as foundation channels for a later structure (hut 4.3; fig. 3 fuchsia line). Based on the long north side and the short west side, the best preserved, the hut must have been about 14.5 m long and 7 m wide, covering a surface area c. 100 m2. The central position of the postholes indicates that the hut had a pitched roof. The archaeological materials associated with the hut date to between the late Recent Bronze Age (handles with vertical elevated horns, decorated with grooves) and a late phase of the Final Bronze Age, with a prevalence of finds from the early and middle phases.
The final structure in the sequence was represented by a much smaller rectangular hut with an apse (hut 4.3, fuchsia line) which largely used pre-existing foundations. The uphill side to the west re-excavated, totally or partially the short western side of hut 4.2, and even the apse was created by re-excavating part of the long north side of the earlier hut. The short south side appeared to rest on the long side of hut 4.1. This hut was much smaller than the earlier ones and measured c. 6.20 x 2.50 m. The fact that this hut’s dimensions, shape, and alignment (long axis running north) were very different from all the others suggests it may have had a different function.
Numerous bronze artefacts were found inside the hut, or rather associated with the widening of the channel on the long eastern side, concentrated in two areas. The finds included a serpentine fibula with double spring, ribbed bow with double coiled spring and plain foot decorated with repoussé dots, a large pin of the “Casa Carletti” type its neck decorated with zigzag motifs, a large fragment of a small grip tongue sickle, and a fragment of a “small shovel”. Pottery fragments were found with the bronze objects, some of which were large suggesting the existence of containers that may have held the bronze objects. In addition, several ceramic reels were found, probable evidence for weaving activities.
A stone casting mould for making a knife with a curved blade and a fragment of another probable casting mould were found a distance away.
In the light of the evidence that emerged, it may be suggested that this latter structure was used for craft working activities, or had some other non-residential function.
Overall, the materials associated with this hut date the context to a late phase of the Final Bronze Age, a phase to which the serpent fibula can certainly be attributed. - Summary Author
- Marco Bettelli- Istituto per gli Studi sul Mediterraneo Antico del CNR
- Andrea Cardarelli, “Sapienza” Università di Roma
- Andrea Di Renzoni
- Fabiana Macerola
- Andrea Schiappelli-Sapienza – Università di Roma – Matrix 96 Soc. Coop
- Cristina Tavolini - Università di Roma
- Research Body
- Sapienza – Università di Roma.
Media
- Name
- Monte Croce - Guardia
- Year
- 2017
- Summary
-
it
Lo scavo nell’insediamento di altura del Bronzo tardo di Monte Croce Guardia è stato realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma (Prof. Andrea Cardarelli) su concessione ministeriale, con la collaborazione del CNR – ISMA (dott. Marco Bettelli e Dott. Andrea Di Renzoni).
La campagna del 2017, che segue a quelle già portate a termine nel 2015 e 2017 dagli stessi Enti, ha permesso di ampliare consistentemente le conoscenze in relazione all’organizzazione interna dell’abitato. In particolare è stato completato lo scavo di una grande capanna rettangolare (settore 4; capanna 4.1), già parzialmente indagata nel 2016. La struttura è orientata NE -SW e presenta delle canalette di fondazione scavate nella roccia e una fila di buche di palo centrali, probabilmente a sostegno del colmo del tetto. Copre una superficie di circa mt 10 x 4,5 (45 mq) ed è affiancata da una canaletta parallela posta 1,5 mt ad Ovest, forse da attribuire ad un portico o ad una recinzione su uno dei lati lunghi.
Procedendo ancora verso Ovest è stata portata alla luce un’altra struttura rettangolare (capanna 4.4) di dimensioni sensibilmente più ridotte mt (6 x 3,5 mt), sempre con fondazione di canalette scavate nel substrato roccioso. La mancanza di deposito archeologico, presente esclusivamente nei riempimenti delle evidenze negative, impedisce di stabilire delle connessioni stratigrafiche tra questa capanna e le altre individuate, nello stesso settore, nella campagna del 2016 e determina una scarsa presenza di reperti archeologici. Non è possibile quindi proporre una sicura attribuzione cronologica della capanna 4.4 a una delle fasi strutturali individuate nel 2016 anche se il suo orientamento parallelo a quello della capanna 4.1, relativa alla prima fase edilizia della successione formalizzata nel settore 4, potrebbe suggerire la contemporaneità delle due strutture.
Sempre nella stessa zona del settore 4, sono state riconosciuti vari allineamenti di buche di palo, da riferire verosimilmente a palizzate e probabilmente ad altre strutture. Uno degli allineamenti è interpretabile come lunga palizzata, la cui successione di buche di palo è parzialmente interrotta dalla canaletta dell’ipotizzato portico della capanna 4.1 e quindi ad essa precedente. Altri allineamenti descrivono aree quadrangolari forse pertinenti a strutture realizzate senza canalette di fondazione.
Il deposito archeologico risulta più conservato verso la parte occidentale del settore, dove lo scavo non è stato completato. I materiali archeologici, sia ceramici che bronzei, indicano comunque una datazione al Bronzo finale, sia di fase iniziale che matura.
E’ stata inoltre aperta una trincea lunga 22 metri e larga 4 (settore 5) contigua al settore 4, che raggiunge il limite occidentale del pianoro di Monte Croce, nel punto di raccordo con il Monte della Guardia. Anche in questo caso lo scavo non è stato ultimato e sarà ripreso nella campagna del 2018. Tuttavia le evidenze messe in luce appaiono riferibili ad una sistemazione del margine del pianoro, con una serie di terrazzamenti e muretti distanti circa 3 mt uno dall’altro. In prossimità del ciglio del pianoro è emerso inoltre un muro di più grandi dimensioni per ora messo in luce solo parzialmente.
Qui il deposito risultava costituito da uno spesso deposito colluviale contenente materiali del Bronzo Tardo e scarsi frammenti di ceramica comune di età storica non diagnostici, ma probabilmente riferibili ad età romana. Al di sotto di questo spesso strato, in relazione alle evidenze strutturali il deposito era costituito da unità stratigrafiche in posto riferibili esclusivamente al Bronzo Finale, soprattutto pertinenti ad un orizzonte antico e pieno di questo periodo.
Con la prossima campagna di scavo si intende chiarire la natura di queste evidenze strutturali e accertare se esse possano costituire un sistema di delimitazione e fortificazione del sito, o piuttosto una sistemazione limitata ad una parte specifica dell’abitato. -
en
The excavation of the upland late Bronze Age settlement of Monte Croce is carried out by Rome University in collaboration of CNR and ISMA.
The 2017 campaign added a great deal to knowledge of the settlement’s internal spatial organisation. In particular, the excavation of the large rectangular hut (sector 4; hut 4.1), partially investigated in 2016, was completed. The structure was orientated north-east/south-west and presents rock-cut foundation channels and a central row of postholes, probably to support the roof. It covers a surface area of about 10 x 4.5 m (45 m2) and was flanked by a small parallel channel situated at 1.5 m to the west, perhaps for a portico or enclosure on one of the long sides.
Further west another rectangular structure (hut 4.4) came to light. It was smaller (6 x 3.5m), but also had rock cut channel foundations. The lack of archaeological deposit, except for the fill in the channels and postholes, makes it impossible to establish a stratigraphic relationship between this hut and the others identified in the same sector during the 2016 season. For the same reason, the finds were also scarce. Therefore, hut 4.4 cannot be definitely dated to one of the construction phases identified in 2016, although its parallel alignment to hut 4.1, relating to the first construction phase of the succession that developed in sector 4 suggests the two structures could be contemporary.
Several rows of postholes were also found in the same area of sector 4, probably relating to palisades and other structures. One of the rows can be interpreted as a long palisade, whose series of postholes is partially interrupted by the channel of the proposed portico of hut 4.1 and therefore predates it. Other alignments form squares perhaps for structures that did not have channel foundations.
The archaeological deposit was better preserved towards the western part of the sector, where the excavation has not been completed. However, the archaeological materials, both ceramic and bronze, indicate a Final Bronze Age date, somewhere between the initial and the mature phase.
A trench 22 m long and 4 m wide (sector 5) was opened alongside sector 4, which reached the western edge of the Monte della Guardia plateau. The excavation was not completed and will continue next season. However, a series of terraces and small walls situated about 3 m one from the other were uncovered, which relate to the structuring of the plateau’s edge. A larger wall was also partially exposed close to the plateau’s edge.
Here, the deposit was constituted by a thick colluvial layer containing Late Bronze Age materials and a few fragments of coarse ware pottery, probably Roman. Below this thick layer, the stratigraphy relating to the structural evidence was constituted by a deposit attributable to the early and full Final Bronze Age.
The intention for the next campaign is to clarify the nature of the structural evidence and ascertain whether it constitutes a system of delimitation and fortification for the site, or rather an organization limited to a specific part of the settlement. - Summary Author
- Andrea Cardarelli, Sapienza Università di Roma
- Andrea Di Renzoni- CNR-ISMA
- Marco Bettelli- CNR-ISMA
- Director
- Andrea Cardarelli, Sapienza Università di Roma
- Marco Bettelli- CNR-ISMA
- Andrea Di Renzoni- CNR-ISMA
- Research Body
- Sapienza Università di Roma
Media
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Anselmi 1895A.ANSELMI , 1895, Antichità scoperte in Arcevia nel 1895, in Nuova Rivista Misena VIII. 11-12. Pp. 291 – 330.
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Cruciani 2013M. Cruciani, 2013, L’insediamento d’altura della tarda età del bronzo di Monte Croce-Guardia di Arcevia (An). Scavi 1961 – 1974, 1995. Tesi di Diploma alla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università Sapienza di Roma (relatore, Prof. Andrea Cardarelli), voll. 1-2.
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Lollini 1962D. Lollini, 1962, Lo stanziamento preistorico del Monte Croce Guardia di Arcevia, in Rendiconti dell’Istituto Marchigiano di Scienze, Lettere ed Arti, XXI, pp. 25 – 36.
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Lollini 1963D, Lollini, 1963, Notiziario: Monte Croce – Guardia di Arcevia ( Prov. di Ancona), in Rivista di Scienze Preistoriche XVI, p. 322.
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Lollini 1968D. Lollini, 1968, Notiziario:Arcevia (Prov. di Ancona), in Rivista di Scienze Preistoriche, XXIII, p. 413.
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Lollini 1979D. Lollini, 1979, Il Bronzo Finale nelle Marche, in Rivista di Scienze Preistoriche, XXXIV, pp. 179 – 215.
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Cardarelli et al.Cardarelli, M. Bettelli, A. Di Renzoni, M. Cruciani, N. Ialongo, A. Schiappelli, M. Silvestrini, I. Venanzoni A. Arena, G. Lago, F. Macerola, C. Montalvo Puente, C. Tavolini, , Nuove ricerche nell’abitato della tarda età del Bronzo di Monte Croce Guardia (Arcevia – An): scavi 2015-2016. In Rivista di Scienze Preistoriche LXVII, pp. 351-409.
