Name
Raffaele Sardella
Organisation Name
Sapienza Università di Roma, Istituto Italiano di Paleontologia Umana

Season Director

  • AIAC_2362 - Coste San Giacomo - 2009
    Nel corso del Pliocene, a partire da circa 2,6 Ma, il clima della Terra va incontro ad un netto e generalizzato raffreddamento. La globalità di questo fenomeno avrà importanti ripercussioni sugli ecosistemi terrestri durante tutto il Pliocene ed il Pleistocene. I cambiamenti climatico-ambientali in questione porteranno in Europa alla diffusione di specie animali e vegetali adattate agli spazi aperti in espansione, alla comparsa di nuove specie e all'estinzione di altre. La parte finale del Pliocene quindi rappresenta uno dei primi momenti di tali trasformazioni. Il sito di Coste S. Giacomo, uno dei siti del Bacino di Anagni (Frosinone), e i fossili di vertebrati che dai depositi affioranti sono stati recuperati nel corso degli anni si inseriscono in questo contesto scientifico. Sebbene non siano state mai effettuate campagne di scavo, ma soltanto raccolte di superficie e campionamenti, dal sito provengono diverse specie. In una prima pubblicazione (Biddittu et al. 1979) fatta a seguito di un saggio eseguito nel 1978 dall’I.I.P.U. e considerando anche i resti raccolti in superficie durante gli anni successivi all’individuazione del giacimento, la fauna di Coste San Giacomo si presenta costituita dalle seguenti specie: _Anancus arvernensis, Mammuthus meridionalis, Equus stenonis, Stephanorhinus cf. S. etruscus, Leptobos sp., Croizetoceros ramosus, Axis lyra (=Cervus philisi), Eucladoceros tegulensis, Gazella borbonica, Gazellospira torticornis, Sus sp., Hyaenidae indet. (?Chasmaporthetes sp.), Canis cf. C. etruscus, Vulpes cf. V. alopecoides, Homotherium sp., Primates indet. Hystrix cf. H. refossa, Talpa sp._ Nel 1997 Gliozzi _et al._ formalizzano l’Unità Faunistica di Coste San Giacomo, una unità biocronologica dell'età a mammiferi Villafranchiano. Alla luce delle ricerche condotte sinora la fauna di Costa San Giacomo presente importanti caratteristiche quali: a) la coesistenza di _Anancus arvernensis_ e di _Mammuthus meridionalis_; b) la presenza di un gran numero di carnivori diversi che solitamente sono poco rappresentati nelle associazioni faunistiche plioceniche italiane; c) la comparsa del primo rappresentante in Italia del genere _Canis_ e l’ultima evidenza di _Anancus arvernensis_ nella penisola. Nel corso del 2009 è stato effettuato un sondaggio a carotaggio continuo di 40 m del sito e sono stati prelevati campioni per analisi paleomagnetiche e paleobotaniche.

Season Team

  • AIAC_1015 - Fontana Ranuccio - 2008
    Gli scavi del giacimento paleolitico di Fontana Ranuccio si sono svolti dal 15 settembre al 12 ottobre 2008, dal Lunedi al Sabato (8-17). Il settore scavato nel 2008 è lo stesso dell'anno precedente, lo scavo quindi ha semplicemente interessato il terzo centrale dello strato fossilifero a mammiferi e manufatti, spesso massimo 1,2 m. Su una superficie totale di circa 50 m2 (e un volume di circa 15 m3) sono stati rinvenuti 963 oggetti, di cui 731 reperti ossei (ca 100 determinabili), 38 strumenti su osso (o presunti tali) e 87 manufatti litici in selce grigia. Le tecniche di scavo sono quelle abituali messe a punto nel corso degli anni per il giacimento di Ranuccio: rottura delle croste ferrifere con strumenti pesanti (martelli, picconi e martello demolitore), reperimento degli oggetti e loro scavo con strumenti fini, posizionamento e successiva rimozione, previa doccia in gesso per le ossa di maggiori dimensioni o fratturate. Come è facile intuire, il rilevamento è la fase metodologicamente più delicata poiché è tramite questa che è possibile alimentare una banca dati utile a un successivo studio tafonomico. Il posizionamento dei reperti è fatto sia tramite strumentazione ottica (diottra autoriduttrice), elettronica (stazione totale) o con GPS differenziale. Mentre la prima restituisce dei pianetti in scala (perlopiù 1:50 o 1:20) che vanno poi scansiti e georiferiti, il secondo fornisce una lista di punti con coordinate ortogonali che vanno poi georiferite, mentre il GPS restituisce direttamente le coordinate geografiche che possono essere assorbite direttamente dal Geodatabase del GIS. Per quanto riguarda i reperti molto piccoli, si è proceduto a una setacciatura a campione su circa 1 t di terra (pari a circa il 3% del deposito scavato), non trovando altro che due denti frammentari di micromammifero. A questo scopo si è commissionata la costruzione di un setaccio per microfaune con maglie scalari fino a 0,5 mm, da usare con acqua corrente, che si è utilizzato nel cortile del Convitto Nazionale Regina Margherita di Anagni, dove il gruppo di lavoro alloggiava. In base all'esperienza delle campagne precedenti, quest'anno si è deciso di non consolidare sul campo i reperti, ma di prepararli alla rimozione e al trasporto nella maniera più accurata possibile. Nessun prodotto è stato quindi dato sulle ossa, limitandoci unicamente alla pellicola di alluminio e alle bende gessate o, nel caso dei reperti di grandi dimensioni, all'ingessatura con alabastrino e rete metallica.
  • AIAC_2717 - Pirro Nord - 2011
    Il sito di Pirro Nord rappresenta la prima evidenza dell’arrivo dell’Uomo in Europa all’incirca 1,6-1,3 Milioni di anni fa. I reperti litici, associati a faune del Villafranchiano finale (unità faunistica di Pirro Nord), sono stati rinvenuti all’interno di una fessura riempita da sedimenti del Pleistocene inferiore. I reperti litici hanno permesso di definire quelle che sono state le strategie di sussistenza adottate dai primi uomini che hanno colonizzato l’Europa: catene operative corte, su materie prime di origine locale (essenzialmente selce), finalizzate principalmente all’ottenimento si schegge. La ricchezza del sito paleontologico Pirro Nord è nota sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. I vertebrati fossili ammontano a 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e oltre 40 specie di mammiferi. Le analisi sistematiche su questi ultimi hanno portato a delineare una comunità di animali caratterizzata da un elevato numero di erbivori, soprattutto cervidi, da _Hystrix refossa_, un istrice di grossa taglia, e dalla prima comparsa di ungulati con le specie _Bison degiulii_ ed _Equus altidens_; tra i numerosi carnivori merita ricordare la grande iena _Pachycrocuta brevirostris_, le tigri dai denti a sciabola _Homotherium latidens_ e _Megantereon whitei_ e i canidi _Lycaon lycaonoides_ e _Canis mosbachensis._ Nessun resto umano è stato ad oggi rinvenuto nel sito di Pirro Nord ed è pertanto impossibile determinare con precisione quale specie umana abbia prodotto gli “strumenti” litici rinvenuti. Tuttavia le recenti scoperte nel sito di Elefante (Sierra di Atapuerca, Spagna), dove alcuni resti umani datati a circa 1,2 milioni di anni fa sono stati ritrovati, potrebbero indurci a pensare che l’artigiano di Apricena fosse un arcaico Homo antecessor. Le schegge e i nuclei rinvenuti sono il frutto di una percussione diretta fatta con un ciottolo, probabilmente calcareo, su un altro ciottolo in selce e ci lasciano intuire che l’uomo già 1,5 milioni di anni fa lavorasse sapientemente la pietra con il fine di ottenere delle schegge dal margine tagliente, probabilmente utilizzate per le attività domestiche.
  • AIAC_2717 - Pirro Nord - 2012
    Il sito di Pirro Nord rappresenta la prima evidenza dell’arrivo dell’Uomo in Europa all’incirca 1,6-1,3 Milioni di anni fa. I reperti litici, associati a faune del Villafranchiano finale (unità faunistica di Pirro Nord), sono stati rinvenuti all’interno di una fessura riempita da sedimenti del Pleistocene inferiore. I reperti litici hanno permesso di definire quelle che sono state le strategie di sussistenza adottate dai primi uomini che hanno colonizzato l’Europa: catene operative corte, su materie prime di origine locale (essenzialmente selce), finalizzate principalmente all’ottenimento si schegge. La ricchezza del sito paleontologico Pirro Nord è nota sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. I vertebrati fossili ammontano a 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e oltre 40 specie di mammiferi. Le analisi sistematiche su questi ultimi hanno portato a delineare una comunità di animali caratterizzata da un elevato numero di erbivori, soprattutto cervidi, da _Hystrix_ _ refossa_ , un istrice di grossa taglia, e dalla prima comparsa di ungulati con le specie _Bison degiuli_ ed _Equus altidens_ ; tra i numerosi carnivori merita ricordare la grande iena _Pachycrocuta brevirostris_ , le tigri dai denti a sciabola _Homotherium latidens_ e _Megantereo_ : _whitei_ e i canidi _Lycaon lycaonoides_ e _Canis mosbachensis_ . Nessun resto umano è stato ad oggi rinvenuto nel sito di Pirro Nord ed è pertanto impossibile determinare con precisione quale specie umana abbia prodotto gli “strumenti” litici rinvenuti. Tuttavia le recenti scoperte nel sito di Elefante (Sierra di Atapuerca, Spagna), dove alcuni resti umani datati a circa 1,2 milioni di anni fa sono stati ritrovati, potrebbero indurci a pensare che l’artigiano di Apricena fosse un arcaico _Homo antecessor_. Le schegge e i nuclei rinvenuti sono il frutto di una percussione diretta fatta con un ciottolo, probabilmente calcareo, su un altro ciottolo in selce e ci lasciano intuire che l’uomo già 1,5 milioni di anni fa lavorasse sapientemente la pietra con il fine di ottenere delle schegge dal margine tagliente, probabilmente utilizzate per le attività domestiche.