AIAC_966 - Monte Testaccio - 2009El monte Testaccio, situado en la zona portuaria de la antigua Roma, al pié del aventino, constituye un yacimiento excepcional por cuanto está formado, exclusivamente, por restos de ánforas olearias en un su inmensa mayoría procedentes de la Bética (+- 85%. El resto está constituido por ánforas olearias africanas (+- 14% y, en una proporción poco significativa (>1%), por ánforas olearias orientales.
Los estudios geológicos realizados permiten asegurar que aún se conservan en el Testaccio los restos de unos 25.000.000 de ánforas, cuyo contenido representa la mitad de la dieta alimentaria para un millón de personas durante 250 años.
A finales del siglo XIX H. Dressel realizó unas prospecciones y excavaciones que permitieron poner de manifiesto el valor científico del Testaccio, pues sobre las ánforas allí depositadas se encuentran abundantemente sellos impresos en ellas antes de su cocción. Además, y esto es lo más significativo, sobre estas ánforas se encuentran, frecuentemente, inscripciones pintadas con tinta negra, tituli picti, que, raramente, aparecen en otros contextos arqueológicos. En estos _tituli picti_ aparece la datación consular, lo que permite datar los materiales con cronología absoluta. Una tercera categoría epigráfica, los grafitos _ante cocturam_ se encuentran abundantemente.
Las prospecciones que también a finales del s. XIX realizó G. Bonsor en la Bética demostraban que la mayoría de las ánforas del Testaccio procedían de talleres localizados a las orillas del río Guadalquivir (Baetis). Por otra parte, las ánforas olearias béticas se encuentran en la mayoría de los yacimientos arqueológicos de época romana en toda la Europa occidental y, de manera menos abundante, en muchos lugares del oriente mediterráneo.
El progreso de la investigación de los últimos años hacía necesario excavar en el Testaccio para aportar nuevos datos y resolver algunas de las incógnitas planteadas por la ciencia moderna en el estudio de la producción y comercio de alimentos en época romana.
La excavación tiene dos fines principales: uno estudiar la composición y formación del monte; el otro, recoger datos nuevos, que gracias a las dataciones consulares, nos permitan disponer de datos seriales. La posibilidad de crear series de datos es una de las características del Testaccio inexistente a través de otras fuentes, si excluimos algunos conjuntos de papiros. Lo que para los antiguos romanos fue sólo un vertedero se ha convertido, para nosotros, en el mejor archivo para el estudio de la economía antigua, con la peculiaridad de que sus datos hacen referencia a un solo producto, el aceite de oliva y, fundamentalmente, a una sola provincia, la Bética.
Las excavaciones realizadas hasta ahora han permitido aportar abundantes datos en ambas direcciones, conocemos hoy mucho mejor el modo cómo fue formándose el monte y el orden en el que depositaron en él las diversas descargas anuales y hemos recogido abundantes materiales que van completando las series cronológicas, disponemos hoy de dataciones comprendidas entre 145 y 161 d.C. 179, 180 d.C. 207-224 d.C. 228-230 d.C. 242-254 d.C.
Nuestros trabajos están siendo publicados regularmente.
AIAC_966 - Monte Testaccio - 2010La campagna di scavo 2010 sul Monte Testaccio ha interessato un settore sul versante est del monte prossimo alla salita di accesso all’altura (rampa Dressel) a una quota di 26,57 m s.l.m. vicino ai settori indagati nelle campagne 2006 e 2007 (posti a quota 32,09 m s.l.m.). In questi era stato individuato un muro di anfore che divideva la prima dalla terza delle piattaforme che costituiscono il Monte Testaccio e, alla base, materiale datato al 145 d.C.
Lo scavo 2010 è sceso fino alla quota di 23,77 m s.l.m. (2,80 m di profondità dal p.c.). Gli strati _in situ_ hanno restituito materiale betico e africano con bolli tipici dell’età severiana. Sono stati rinvenuti _tituli picti_ della _Ratio fisci_.
Un _titulus δ_ con la data del 227 d.C. ( _Albino et Maximo cos_ ) viene dal quadrato A/1- liv. 40-60 e altri _titulus pictus δ_ anche loro dell’anno 227 d.C. vengono dal livello 80-100. Nel quadrato A.B.C/2 è presente una buona quantità di materiale tripolitano, con bolli che si riferiscono ai severi: _AVGGG._ Nei quadrati B/1 e B/2 – liv 120-140 compaiono _tituli picti δ_ dell’anno 205 d.C. ( _Antonino II et Geta Cos_ ).
Nel quadrato A 1/2 liv 240-260 la presenza di terra può essere interpretata come indicatore di un livello di passaggio o del fatto che qui s’interruppe il trasporto di materiale alla discarica. Ad una quota più bassa, nel quadrato A1 (scavato fino alla profondità di -280 (23,77 m.s.m.) è stato individuato un _titulus pictus δ_ dell’anno 204 d.C. ( _Cilo II et Libone Cos_ ).
Questa campagna di scavo pone nuove questioni alle nostre conoscenze sull’evoluzione del monte: Rodriguez Almeida aveva ipotizzato fosse rimasto solamente un piccolo nucleo di materiali del secondo quarto del sec. III d.C. nel lato est del Testaccio. I nostri studi sui materiali trovati da Dressel ci hanno permesso di proporre che esisteva una terza piattaforma di scarico a est della prima. Più tardi gli scavi degli anni 2006-2007 hanno dimostrato la validità della nostra proposta. Nel sondaggio 2010 speravamo di trovare materiale anteriore alla metà del sec. II d.C., guidati dai dati ottenuti nelle campagne 2006-2007. Abbiamo invece incontrato datazioni degli anni 227, 205 e 204 d.C. Ciò vuol dire in primo luogo che il limite tra la prima piattaforma di scarico e la terza deve essere compreso in un punto imprecisato negli scarsi 15 metri di distanza che separano i sondaggi del 2006-2007 da quello del 2010. In secondo luogo che la piattaforma primigenia se raggiunse il punto scavato nel 2010, deve trovarsi a una quota inferiore ai 23,77 m s.l.m. Anche la cronologia dei materiali scavati presenta elementi interessanti. Sino ad ora non si conoscevano depositi dell’anno 227 d.C., tantomeno degli anni 204 e 205 d.C. Le discariche di epoca severiana note erano tutte state individuate nel lato occidentale del Monte Testaccio.
Nel materiale del 227 d.C., insieme a _tituli picti β_ della _Ratio fisci_, compaiono nomi di mercatores privati. Tra questi si nota un _titulus_ di _Marcus Iulius Hermesianus_ e un’associazione familiare di _mercatores_ finora sconosciuta: _III(trium) Attiorum Epaphoditi et filiarum_. Di _Iulius Hermesianus_ sappiamo, da un’iscrizione recentemente ritrovata a Siviglia, che era _diffusor olei ad annonam Urbis_. Il ritrovamento di questi _tituli picti_ di personaggi privati convalida l’ipotesi di Rodríguez Almeida, basata sull’interpretazione di un passo della vita di Alessandro Severo riferito nella _Historia Augusta_, che l’imperatore permise nuovamente che i privati commerciassero con l’annona. I _tituli picti β_ degli anni 204, 205 d.C. sono attribuibili a Severo e ai suoi figli. I bolli trovati con questa cronologia aiutano a migliorare la nostra comprensione dei cambiamenti che si produssero nella Bética dopo le confische di Settimio Severo.