Name
Valeria Melissano
Organisation Name
Università del Salento

Season Team

  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2000
    In località Fondo Giuliano, a NE dell’abitato di Vaste, a partire dal 1991 sono state effettuate ricerche archeologiche che hanno portato alla luce un complesso paleocristiano comprendente un edificio di culto con diverse fasi costruttive ed una vasta area di necropoli. La realizzazione della prima chiesa è collocabile alla fine del IV sec. d.C.: essa ha pianta cruciforme, con piccola abside; i muri sono costruiti con blocchi di calcare su fondazioni a piccole pietre legate da terreno argilloso (bolo); la copertura doveva essere a capriate lignee con tetto di tegole. Nell’area circostante è presente un’estesa necropoli rupestre, in fase con questo edificio. Le indagini stratigrafiche hanno avuto per oggetto il nucleo principale, situato alle spalle dell’edificio e comprendente circa 130 tombe. Le tombe sono scavate nel banco calcareo, all'interno di una cavità artificiale ricavata nel costone roccioso in maniera simile alle catacombe. Le fosse erano coperte con lastroni piani o a doppio spiovente con acroteri ai quattro angoli; nella maggior parte dei casi comprendevano sepolture polisome. In associazione con le deposizioni si sono rinvenuti vasi in vetro (brocchette, bicchieri, coppe/lucerne), lucerne nordafricane e brocche, monete, oggetti di ornamento personale ed utensili da toletta. Nella necropoli la presenza di un’area di cottura, con mensa e focolare, di pentole e di resti archeozoologici documenta il rito del _refrigerium¬_, attestato anche da coppelle in malta poste sulle coperture delle tombe. L’insieme dei dati archeologici ed i confronti con strutture simili consentono di riconoscere nell’edificio un _martyrium_, ossia un monumento dedicato al culto delle reliquie. Dopo la sua distruzione, collegabile agli eventi della guerra greco-gotica (535-553), nella seconda metà del VI secolo fu innalzata una seconda chiesa, la maggiore per dimensioni. Essa presenta un impianto a tre navate separate da file di pilastri, con grande abside centrale e piccolo nartece. Le strutture murarie sono realizzate con blocchi di varia pezzatura legati da malta e pietre; il piano pavimentale, conservatosi soltanto nelle navate laterali, era costituito da terra e calcare pressato. Nei crolli e su alcuni blocchi dell’alzato si conservano lacerti del rivestimento ad intonaco con figure di santi; su un frammento, in particolare, si riconosce l’immagine della Theotokos. Il tetto di tegole poggiava su capriate lignee con un sistema a doppio spiovente sulla navata centrale. In epoca altomedievale (VIII-IX secolo), viene realizzata una nuova chiesa, di piccole dimensioni. Della fase precedente viene conservata l’abside e sull’allineamento dei pilastri sono realizzati i muri perimetrali. All’interno della navata vengono ricavate quattro campate su ciascun lato con setti trasversali su cui si impostavano piccole volte, raccordate alla copertura a botte della navata centrale. Il pavimento era realizzato con lastrine regolari di calcare e con malta.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2012
    Nel mese di giugno 2012, su concessione ministeriale, è stata condotta una breve campagna di scavo nella località Fondo Giuliano, a NE dell’abitato di Vaste, dove precedenti indagini archeologiche avevano riportato alla luce un complesso di culto paleocristiano con fasi di uso comprese tra la fine del IV ed il IX secolo. Il recente intervento ha interessato un settore della prima chiesa interpretata come _martyrion_. Allo scopo di verificare la presenza di un altare, nella zona ad ovest dell’abside è stato realizzato un saggio stratigrafico di m 4 x 4. E’ stato messo in luce uno strato di crollo costituito da terreno bruno-arancio, con pietre e laterizi, nel quale è stata recuperata una moneta in bronzo riferibile al periodo di frequentazione dell’edificio di culto. Inoltre erano presenti numerosi frammenti di intonaco ed un manufatto lapideo in pietra leccese finemente lavorato. Esso è certamente pertinente alla transenna che delimitava la zona dell’altare e della quale sono stati recuperati nei precedenti scavi numerosi elementi. Il crollo del _martyrion_ appare rimaneggiato nel VI secolo a causa degli interventi per la costruzione della nuova chiesa. Nella parte settentrionale del saggio è stata messa in luce una sistemazione di pietre, che si lega ad una piccola struttura a pianta quadrangolare. Questa è interpretabile come uno dei pilastri che, collegati dalla transenna, delimitavano l’area antistante l’abside. Sul lato opposto, infatti, sono visibili le tracce dell’imposta di un secondo pilastro. Sono emersi lembi del pavimento della prima chiesa, realizzato con strati di tufina pressata che indicano vari rifacimenti per innalzare il piano di calpestio; in alcuni punti sono impiegate lastre in calcare, con faccia superiore lisciata. Il pavimento sembra interrompersi in corrispondenza di un piccolo allineamento di pietre. Questa piccola struttura potrebbe essere interpretata come un gradino per l’accesso alla zona presbiteriale, collocata ad un livello più alto. L’indagine archeologica condotta, pur nella limitata estensione, ha permesso di aggiungere elementi utili alla definizione delle caratteristiche dell’edificio di prima fase. Il saggio non ha evidenziato la presenza di alcuna struttura riferibile ad altare, che poteva essere costituito da un manufatto litico o ligneo.
  • AIAC_2373 - Fondo Melliche - 2011
    Nel corso del mese di luglio 2011, è stato svolto un breve intervento nel Fondo Melliche, in un’area sottoposta a piano di lottizzazione. Qui, da alcuni anni (v. schede 2008-2010), si indaga un settore dell’insediamento messapico di Vaste riguardante, in particolare, la fase di frequentazione dell’età del Ferro: è infatti attestato in questa zona un complesso cultuale riferibile all’VIII-VII sec. a.C. L’ultimo intervento è stato effettuato nei lotti 10 e 11, ubicati nell’angolo sud-orientale del settore. I due lotti furono già interessati, nei precedenti interventi, dallo scavo di una trincea esplorativa che non aveva consentito di rilevare livelli significativi. E’ stata quindi avviata un’indagine stratigrafica in estensione ai fini di una più completa lettura di eventuali depositi archeologici. Al di sotto dello strato di terreno agricolo superficiale, sono state intercettate e messe in luce una serie di buche, circa venti, di varia grandezza, scavate in parte all’interno di un terreno bruno-rossiccio ed in parte nella roccia di base. Come nelle precedenti indagini, si tratta di fosse riempite con materiali databili all’età del Ferro (VIII – VII sec. a.C.): notevole la presenza di ceramica iapigia, riferibile in particolare al Subgeometrico del Salento, e di vasi ad impasto, accompagnati in misura minore da frammenti di ceramica di importazione corinzia e a fasce greco-orientale, e da contenitori da trasporto di fabbrica greca (anfore corinzie di tipo A). All’interno delle buche erano presenti anche ossa animali e frammenti di concotto appartenenti a fornelli. La quasi totalità delle buche, di tipologia simile a quelle scavate negli anni precedenti, appare riferibile al medesimo impianto cultuale. Si tratta, dunque, di depositi di materiali legati allo svolgimento di attività sacre, come già rilevato nell’area contigua. Fanno eccezione solo due fosse (UU.SS. 315, 333), che sono probabilmente databili alla fase arcaica, ma sempre riferibili ad attività cultuali. La situazione emersa conferma dunque la lettura dell’area, già proposta sulla base delle altre evidenze. Data la minore concentrazione di depositi votivi, e l’assenza di altri elementi connotanti l’area sacra, è forse possibile ipotizzare che la zona in questione sia marginale rispetto al nucleo centrale dell’impianto, da identificarsi nell’area immediatamente a nord.
  • AIAC_2793 - Vaste, Fondo Maura - 1994
    Il Fondo Maura corrisponde ad un’ampia porzione del settore settentrionale dell’abitato moderno di Vaste. In questa zona, in passato, sono stati effettuati vari rinvenimenti archeologici nell’ambito di operazioni di recupero o in scavi di emergenza. Risale al 1914 la segnalazione di una tomba arcaica da cui proviene un nucleo di vasi comprendente un cratere a fasce, una brocca messapica, due kylikes, due lekythoi, due coppette monoansate, un vaso miniaturistico ed una lekane. Nel 1954 furono rinvenute altre due tombe. Negli anni ’80 del XX secolo sono state messe in luce strutture a blocchi e fornaci con camera di combustione a pianta ellittica che testimoniano una destinazione artigianale dell’area in età ellenistica e romana; sono stati individuati anche livelli di frequentazione databili tra l’VIII ed il VI sec. a.C. Negli anni ’90 sono state condotte indagini stratigrafiche nelle trincee destinate alla messa in opera della rete fognaria. In particolare nel tratto meridionale della Via SS. Stefani è stato intercettato un percorso stradale con andamento corrispondente a quello dell’asse moderno, riconosciuto anche in occasione degli scavi in Via E. Toti; esso presenta numerosi rifacimenti databili tra l’età arcaica e la tarda età romana imperiale. Il piano stradale più antico si può datare tra la seconda metà del VI e gli inizi del V sec. a.C.; inoltre, all’interno del battuto riferibile alla fase del IV-III sec. a.C. sono stati rinvenuti materiali residuali tra cui risalta la presenza di ceramica attica databile nel secondo quarto del V sec. a.C.
  • AIAC_2838 - Castro - 2011
    Indagini condotte nell’ambito di una collaborazione tra Amministrazione Comunale, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia ed Università del Salento, hanno consentito di riportare alla luce ampi tratti della struttura difensiva dell’abitato di età ellenistica, a cui si sovrappone la cinta cinquecentesca. Gli interventi di scavo hanno interessato alcuni settori della parte sud-orientale delle mura messapiche, presso il bastione sud-est, e la torre est. E’ possibile ipotizzare che la cinta messapica di Castro racchiudeva una superficie di circa 2 ettari. La struttura si conserva per un’altezza massima di sette filari su cui poggiano le mura di età medievale, a loro volta inglobate dalla soprastante fortificazione spagnola. In prossimità di uno sfalsamento del circuito si trova un porta, collocata in posizione arretrata di m 8 rispetto all’allineamento esterno, all’estremità di un corridoio largo m 2. Le indagini archeologiche hanno accertato che la struttura, che fungeva da terrazzamento oltre che da opera difensiva, presenta tre fasi costruttive databili tra la seconda metà del IV e gli inizi del III sec. a.C., tutte caratterizzate dall’impiego di blocchi squadrati di grandi dimensioni in calcarenite locale, messi in opera a secco in maniera molto accurata e disposti alternativamente di testa e di taglio. Un saggio stratigrafico nell’area interna alle mura, ad ovest della porta, ha permesso di identificare un consistente scarico di materiali ceramici, contenuti in uno strato a forte componente cinerosa, databile al III sec. a.C. Sono state rinvenute coppette, tazze, piattelli, vasi miniaturistici, ceramica da fuoco, alcune punte di freccia e di lancia e frammenti del panneggio di una statua femminile in calcare. La natura del contesto e la tipologia dei reperti indicano che si tratta di un deposito, in giacitura secondaria, da collegare ad attività cultuali che si svolgevano nella zona. Il fortunato rinvenimento di una statuetta in bronzo raffigurante Atena, di alcune iscrizioni e di un elemento architettonico pertinente alla decorazione del frontone di un tempio sono indicativi della complessa articolazione di uno spazio sacro dedicato alla dea. Alcuni materiali sono indicativi di una frequentazione dell’area anche nelle fasi dell’età del Ferro e di età arcaica. Nel corso delle indagini archeologiche è stato messo in luce anche un quartiere di abitazioni medievali che si imposta sugli strati di demolizione delle mura messapiche; sono documentate varie fasi di frequentazione comprese tra la fine del XII ed il XVI secolo.
  • AIAC_3331 - Vaste, Piazza Dante - 1999
    Nell’abitato di Vaste, indagini archeologiche condotte nel 1994 e nel 1999, in relazione alla messa in opera della rete fognaria, hanno portato alla luce un complesso cultuale di notevole interesse, la cui principale fase di frequentazione è databile tra la fine del IV e la prima metà del III sec. a.C. Esso comprende un edificio, diviso in vari ambienti da muri a blocchi, interpretati come recinti, al cui interno erano sistemati focolari e piani di cottura. Nelle immediate vicinanze sono stati identificati tre ambienti ipogeici scavati nella roccia destinati alla deposizione delle offerte. Il centro del culto sembra rappresentato dalla cavità di dimensioni maggiori, delimitata in superficie da un recinto di blocchi. In essa era possibile scendere per compiere i riti religiosi presso un’altra fenditura, alla base della quale era posta una lastra in calcare, con foro centrale, allettata nel terreno argilloso. Un altare a blocchi è stato identificato a sud-est nel corso delle indagini del 1994. Il luogo di culto è chiuso ad ovest da un imponente muro con fondazione a grosse pietre informi, che segnava un limite già in età arcaica. Inoltre alcuni materiali databili tra la fine dell’VIII e la prima metà del VII sec. a.C. potrebbero far risalire a questo periodo una prima destinazione sacra dell’area. In età romana questo settore dell’abitato mostra profonde trasformazioni: all’interno di uno dei recinti viene sistemata un fornello e in tutta l’area sono presenti numerose buche di scarico. Sono stati riconosciuti anche immondezzai probabilmente pertinenti vicino palazzo Baronale, databili tra il XIII ed il XVII secolo.

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