Name
Arcangelo Alessio
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

Season Team

  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2012
    Nel mese di giugno 2012, su concessione ministeriale, è stata condotta una breve campagna di scavo nella località Fondo Giuliano, a NE dell’abitato di Vaste, dove precedenti indagini archeologiche avevano riportato alla luce un complesso di culto paleocristiano con fasi di uso comprese tra la fine del IV ed il IX secolo. Il recente intervento ha interessato un settore della prima chiesa interpretata come _martyrion_. Allo scopo di verificare la presenza di un altare, nella zona ad ovest dell’abside è stato realizzato un saggio stratigrafico di m 4 x 4. E’ stato messo in luce uno strato di crollo costituito da terreno bruno-arancio, con pietre e laterizi, nel quale è stata recuperata una moneta in bronzo riferibile al periodo di frequentazione dell’edificio di culto. Inoltre erano presenti numerosi frammenti di intonaco ed un manufatto lapideo in pietra leccese finemente lavorato. Esso è certamente pertinente alla transenna che delimitava la zona dell’altare e della quale sono stati recuperati nei precedenti scavi numerosi elementi. Il crollo del _martyrion_ appare rimaneggiato nel VI secolo a causa degli interventi per la costruzione della nuova chiesa. Nella parte settentrionale del saggio è stata messa in luce una sistemazione di pietre, che si lega ad una piccola struttura a pianta quadrangolare. Questa è interpretabile come uno dei pilastri che, collegati dalla transenna, delimitavano l’area antistante l’abside. Sul lato opposto, infatti, sono visibili le tracce dell’imposta di un secondo pilastro. Sono emersi lembi del pavimento della prima chiesa, realizzato con strati di tufina pressata che indicano vari rifacimenti per innalzare il piano di calpestio; in alcuni punti sono impiegate lastre in calcare, con faccia superiore lisciata. Il pavimento sembra interrompersi in corrispondenza di un piccolo allineamento di pietre. Questa piccola struttura potrebbe essere interpretata come un gradino per l’accesso alla zona presbiteriale, collocata ad un livello più alto. L’indagine archeologica condotta, pur nella limitata estensione, ha permesso di aggiungere elementi utili alla definizione delle caratteristiche dell’edificio di prima fase. Il saggio non ha evidenziato la presenza di alcuna struttura riferibile ad altare, che poteva essere costituito da un manufatto litico o ligneo.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2013
    Nei mesi di novembre e dicembre 2013, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione nella località di Fondo Giuliano, ubicata a NE dell’abitato di Vaste, dove le ricerche archeologiche avviate nel 1991 hanno portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo) e con resti riferibili ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). L’intervento ha interessato un’area di circa 110 m2, ubicata presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le precedenti indagini avevano rivelato la presenza di tagli di cava e di una fornace per laterizi risalenti ad epoca arcaica, di carreggiate di età medievale e di alcune tombe appartenenti alla necropoli paleocristiana. La rimozione dello strato di accumulo superficiale ha consentito di mettere in luce il banco di roccia, affiorante su quasi tutta l’area oggetto dell’indagine. Tuttavia è stato ugualmente possibile riconoscere elementi riferibili alle diverse fasi di frequentazione dell’area. Ad età moderna e contemporanea appartengono i profondi segni di aratura che si riconoscono soprattutto nella porzione occidentale dell’area indagata, mentre ad epoca medievale si riferisce una coppia di carraie messe in luce per una lunghezza complessiva di circa 10 m. Cinque fosse di forma rettangolare, scavate nella roccia con orientamento NNO/SSE, sono riferibili alla necropoli paleocristiana legata al _martyrium_, il più antico degli edifici religiosi messi in luce nell’area. Delle tombe, in realtà, si conserva solo il fondo, ad eccezione della n. 3. All’interno di questa sono stati distinti due livelli di riempimento, con resti osteologici estremamente frammentati, riferibili ad almeno due individui. Il riempimento ha restituito anche alcuni frammenti ceramici databili fra il V e il VI sec. d.C. La tomba è lunga m 1,60, larga m 0,55 ed ha una profondità di ca. m 0,30; presso il lato settentrionale, è presente un “cuscino”, parte della roccia risparmiata per poggiare il capo dell’inumato. Sul lato Ovest dell’area di scavo sono stati messi in luce altri tagli riferibili alla cava messapica del IV-III sec. a.C. per l’estrazione di blocchi destinati alla costruzione delle fortificazioni. Infine, lungo la fascia meridionale, è stata individuata la parte superiore degli scarichi che si appoggiano al fronte di cava del VI-V sec. a.C.. In conclusione, l’intervento realizzato ha contribuito ad acquisire nuove informazioni riferibili sia all’estensione della necropoli paleocristiana, sia alle fasi di utilizzo della cava ed al suo momento di abbandono. La cava fu impiantata in epoca arcaica ed il suo sfruttamento si protrasse fino ad età ellenistica: ciò è confermato, oltre che dalle sequenze e dalle relazioni stratigrafiche, dallo studio analitico effettuato sui moduli dei blocchi cavati, ben riconoscibili nei solchi conservatisi sulla superficie e sulle pareti del banco roccioso.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2014
    Nel mese di ottobre 2014, l’Università del Salento ha condotto una breve campagna di scavi in regime di concessione ministeriale nella località di Fondo Giuliano, presso l’abitato di Vaste. Precedenti ricerche archeologiche, avviate nel 1991, avevano portato in luce un importante complesso paleocristiano (IV-IX secolo), con elementi riferibili anche ad epoca messapica (VI-V e IV-III sec. a.C.). Le ricerche si sono concentrate in due settori: il primo presso il limite settentrionale dell’area di scavo, dove le indagini degli anni scorsi avevano rilevato la presenza di una cava e di una fornace messapica, il secondo ad ovest delle chiese in corrispondenza di una grotta scavata nel banco di roccia. I. _Area della cava_. Al di sotto dello strato di accumulo superficiale, si è messo in luce il banco di roccia. Sono state identificate nuove tracce relative all’attività estrattiva messapica, databile tra il IV ed il III sec. a.C. sulla base del modulo dei blocchi destinati all’estrazione, corrispondenti a quelli impiegati nelle fortificazioni dell’insediamento. Lo scavo ha inoltre permesso di seguire la prosecuzione verso nord di una strada medievale, già rinvenuta negli anni passati, segnata da profonde carraie. Una di esse intercetta una tomba a fossa (US 2205), scavata nel banco di roccia, priva di elementi della deposizione. Un'altra sepoltura è stata rinvenuta a pochi metri di distanza. Al suo interno erano presenti resti antropologici notevolmente rimaneggiati (US 2203) con alcuni elementi del corredo: frammenti di due armille in bronzo ed un vago in vetro. Sulla base della posizione e del confronto con le altre tombe presenti nelle vicinanze, entrambe le sepolture possono essere attribuite alla necropoli paleocristiana di V-VI secolo. Esse hanno forma rettangolare a sezione trapezoidale con pareti rastremate in alto e piccolo cuscino ricavato all’estremità ovest. II. _Area della grotta_. La grotta (US 2300) è ubicata a circa 18 m ad ovest rispetto all’ingresso del _martyrium_ di V-VI secolo. L’ambiente è scavato nel banco di roccia calcareo, con apertura rivolta verso l’edificio di culto. Inizialmente sono stati messi in luce alcuni grandi massi crollati dalla volta della cavità; inoltre, in corrispondenza dell’attuale ingresso, si è evidenziato un muro costituito da un filare di grandi pietre informi, posizionate in modo da delimitare l’accesso alla grotta (US 2309). È ipotizzabile che questa struttura a secco, realizzata in tempi moderni con pietre recuperate nelle vicinanze, sia servita a chiudere lo spazio interno destinandolo a ricovero di animali ed attrezzi agricoli. Su uno dei massi è incisa una croce. Dopo aver liberato la cavità dai livelli di accumulo moderno, si è messo in luce uno strato di tufo sbriciolato e compatto, a contatto con il piano di roccia. Quest’ultimo risulta profondamente segnato da attività di estrazione di piccoli blocchi di pietra calcarea, il cui modulo è riconducibile alle tecniche edilizie comuni tra XVII e XIX secolo. Tuttavia, è stato anche possibile riconoscere le tracce di alcune tombe ricavate nel banco di calcarenite. Esse sono appena leggibili, poiché la cava ne ha comportato la quasi completa distruzione. Alle sepolture vanno riferiti pochi resti osteologici ed alcuni frammenti di lucerne nordafricane recuperati nel terreno di accumulo superficiale. In origine l’ingresso alla grotta doveva trovarsi più avanzato verso est, come indica la presenza di un varco nella roccia, definito da una soglia in pietra. In epoca paleocristiana, dunque, la cavità fu destinata ad accogliere un nucleo di sepolture, in maniera speculare alla situazione riscontrata nel settore posto alle spalle dell’abside. Numerose croci incise sulle pareti costituiscono un ulteriore indizio della frequentazione connessa al _martyrium_.
  • AIAC_2373 - Fondo Melliche - 2007
    Nell’ambito del Progetto di valorizzazione dell’area archeologica di Vaste, nel Fondo Melliche sono state realizzate due successive campagne di scavo (giugno-luglio 2007, novembre-dicembre 2007), indagando complessivamente una superficie di ca. 150 mq. Sono state portate alla luce oltre trenta buche, scavate in parte nel terreno, in parte nel banco di roccia: all’interno di ognuna di esse sono state rinvenute, nei livelli inferiori, ossa di animali, mentre gli strati superiori hanno restituito vasellame dell’età del Ferro, prevalentemente appartenente alle produzioni del geometrico e subgeometrico del Salento (VIII-VII sec. a.C.) ed agli impasti. Inoltre, sempre all’interno di queste fosse, sono stati rinvenuti anche pezzi di fornelli in argilla concotta, oltre a ceneri ed antracoresti. I vasi attestati sono per la maggior parte _pithoi_, crateri con anse a fungo, olle, brocche, boccaletti, ollette e _skyphoi_ di produzione indigena, accanto ad una consistente presenza di ceramica di importazione dalla Grecia, in particolare da Corinto, e dell’area greco-orientale. Quasi tutte le buche risultano chiuse, per così dire “tappate”, da uno spesso strato di tufina e pietrisco pressati. In alcuni casi, accanto alle buche, sono presenti circoli di pietre, alcune delle quali recanti fori. Sulla base dei dati raccolti l’area interessata dai depositi sembra rivestire una valenza sacra: essa appare, infatti, destinata allo svolgimento di cerimonie religiose e pratiche rituali di carattere ctonio. In questo stesso settore si sono identificate anche evidenze relative alle epoche successive. In particolare sono stati scavati due depositi votivi di età arcaica sistemati all’interno di buche parzialmente scavate nel banco di roccia. La più profonda, in strati sovrapposti, conteneva alcuni vasi potorî, tra cui una coppa attica tipo Bolsal del terzo quarto del V sec. a.C., una _lekane_, una brocca ed un vaso miniaturistico, insieme a terreno cineroso di matrice organica. Al di sopra della fossa era allestito un piccolo tumulo di pietre a secco. Accanto era un’altra buca contenente un’olla ad impasto, una _kotyle_ corinzia, un attingitoio ed un’hydria. Lo scavo ha messo in luce alcune strutture riferibili alla frequentazione di età ellenistica, tra le quali una cisterna scavata nella roccia di base, profonda oltre 4 mt., funzionale alla raccolta dell’acqua piovana. Il riempimento era costituito da grossi blocchi in calcare locale, provenienti dalla demolizione di edifici, tegole e materiali ceramici, databili fra IV e III sec. a.C. (ceramica a vernice nera, acroma, a fasce, a vernice bruna). Di particolare interesse è la presenza di numerosi frammenti di _pithoi_ e _louteria_. Inoltre una buca di forma cilindrica, scavata nel terreno argilloso di base, ha restituito uno scarico di cenere, in cui erano deposti alcuni vasi a vernice nera, ceramica miniaturistica, e strumenti agricoli in ferro. Un’altra cavità, un pozzo non completato in antico, ha restituito un gran numero di pentole e casseruole, insieme a brocche e lekanai.
  • AIAC_2373 - Fondo Melliche - 2008
    Nel Fondo Melliche sono proseguite le ricerche nella stessa area dell’anno precedente (sett. A) e in un settore immediatamente adiacente, sul lato settentrionale (sett. B). In particolare, nell’area dei depositi dell’età del Ferro (sett. A), si è completato lo scavo del riempimento di tutte le buche identificate. Le buche presentavano la medesima tipologia del riempimento già riscontrata e documentata nei precedenti casi. Si tratta di depositi costituiti sempre da vasellame iapigio e ad impasto, oltre a residui di focolari e ossa animali. Inoltre si è scavata una buca di scarico di età ellenistica, che ha restituito reperti ceramici, laterizi e materiali architettonici, verosimilmente derivanti dalla distruzione di alcuni edifici che si trovavano nelle immediate vicinanze. Nel corso della campagna di scavo si sono anche indagati i resti di una capanna iapigia, appena intercettata in una trincea esplorativa effettuata precedentemente. Per quello che riguarda, invece, l’indagine dell’area B, l’intervento di scavo ha consentito di mettere in luce un impianto cultuale di età ellenistica. Questo è costituito, allo stato attuale della ricerca, da un recinto a blocchi squadrati e da una grossa cisterna. Quest’ultima, in particolare, non è stata ancora completamente svuotata, ma lo scavo dei primi strati del riempimento ha restituito pochissimi materiali ceramici, ma molte ossa appartenenti ad animali di grossa taglia. Il recinto è costituito da due ambienti affiancati, delimitati da muri realizzati con l’impiego di grossi blocchi squadrati. Lo scavo non ha restituito tracce di copertura. All’interno di uno degli ambienti, al centro, è presente un focolare, mentre subito all’esterno è stato rinvenuto un deposito votivo, con una piccola _lekane_ interrata che conteneva una coppetta capovolta. Nelle vicinanze è stato individuato anche un consistente scarico di ossa di caprovini, attualmente in corso di analisi a parte del Laboratorio di Archeozoologia dell’Università del Salento. Un disco fittile, rinvenuto nel recinto stesso, è un ulteriore indizio del carattere sacro del complesso, del quale la cisterna costituisce un altro elemento connotante. La struttura trova un preciso riscontro tipologico e funzionale in altri edifici individuati nella stessa Vaste.
  • AIAC_2373 - Fondo Melliche - 2010
    Nel Fondo Melliche, grazie ad un nuovo cofinanziamento erogato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia (Convenzione del 30 ottobre 2009), è stato possibile continuare le ricerche nell’area già oggetto di indagine negli anni 2007-2008; qui si è proceduto con l’ampliamento di alcuni settori riguardanti sia l’impianto cultuale dell’età del Ferro (sett. A), sia le strutture della fase ellenistica (sett. B). Per quanto riguarda la prima fase, un saggio stratigrafico, praticato all’interno del recinto ellenistico, ha permesso di intercettare altre buche con depositi votivi appartenenti al luogo di culto dell’età del Ferro. Le buche contenevano impasti e ceramica matt-painted, in particolare del Subgeometrico del Salento (VII sec. a.C.), rappresentata da una notevole varietà di forme (olle, crateri, scodelle), quasi sempre in associazione con ceramica protocorinzia ed a fasce di tipo grecorientale (in particolare crateri). Da sottolineare la presenza di vasi miniaturistici, sia di produzione indigena (ollette, bocchette), sia di importazione greca (boccaletti). Nelle buche sono stati rinvenuti ancora grossi frammenti relativi ai fornelli utilizzati per la preparazione dei pasti rituali. Per quanto concerne invece il settore B, è stato approfondito lo scavo del recinto sacro già messo in luce nel precedente intervento, definendone la pianta attraverso l’identificazione di alcuni ghost walls. La messa in luce di alcuni setti murari con orientamento diverso da quelli dell’edificio, farebbero pensare ad un precedente recinto, sempre cultuale, verosimilmente di età arcaica, considerata anche la presenza nell’area limitrofa dei due depositi votivi di V sec. a.C. (v. sommario anno 2007). E’ stato inoltre completato lo svuotamento della cisterna ubicata accanto al recinto stesso. Il riempimento ha restituito ancora blocchi e frammenti architettonici derivanti dalla distruzione di edifici circostanti. Lo svuotamento della cisterna, inoltre, ha permesso di mettere in luce una situazione nuova che apre interessanti spunti di riflessione: è emerso che lo scavo dell’invaso ha intercettato una preesistente tomba messapica, la cui datazione è ancora da precisare. La sepoltura è pertinente ad un individuo adulto, ma al momento non sembrano essersi conservati elementi del corredo
  • AIAC_2373 - Fondo Melliche - 2011
    Nel corso del mese di luglio 2011, è stato svolto un breve intervento nel Fondo Melliche, in un’area sottoposta a piano di lottizzazione. Qui, da alcuni anni (v. schede 2008-2010), si indaga un settore dell’insediamento messapico di Vaste riguardante, in particolare, la fase di frequentazione dell’età del Ferro: è infatti attestato in questa zona un complesso cultuale riferibile all’VIII-VII sec. a.C. L’ultimo intervento è stato effettuato nei lotti 10 e 11, ubicati nell’angolo sud-orientale del settore. I due lotti furono già interessati, nei precedenti interventi, dallo scavo di una trincea esplorativa che non aveva consentito di rilevare livelli significativi. E’ stata quindi avviata un’indagine stratigrafica in estensione ai fini di una più completa lettura di eventuali depositi archeologici. Al di sotto dello strato di terreno agricolo superficiale, sono state intercettate e messe in luce una serie di buche, circa venti, di varia grandezza, scavate in parte all’interno di un terreno bruno-rossiccio ed in parte nella roccia di base. Come nelle precedenti indagini, si tratta di fosse riempite con materiali databili all’età del Ferro (VIII – VII sec. a.C.): notevole la presenza di ceramica iapigia, riferibile in particolare al Subgeometrico del Salento, e di vasi ad impasto, accompagnati in misura minore da frammenti di ceramica di importazione corinzia e a fasce greco-orientale, e da contenitori da trasporto di fabbrica greca (anfore corinzie di tipo A). All’interno delle buche erano presenti anche ossa animali e frammenti di concotto appartenenti a fornelli. La quasi totalità delle buche, di tipologia simile a quelle scavate negli anni precedenti, appare riferibile al medesimo impianto cultuale. Si tratta, dunque, di depositi di materiali legati allo svolgimento di attività sacre, come già rilevato nell’area contigua. Fanno eccezione solo due fosse (UU.SS. 315, 333), che sono probabilmente databili alla fase arcaica, ma sempre riferibili ad attività cultuali. La situazione emersa conferma dunque la lettura dell’area, già proposta sulla base delle altre evidenze. Data la minore concentrazione di depositi votivi, e l’assenza di altri elementi connotanti l’area sacra, è forse possibile ipotizzare che la zona in questione sia marginale rispetto al nucleo centrale dell’impianto, da identificarsi nell’area immediatamente a nord.
  • AIAC_2448 - Fondo Paparusso - 2009
    Lo scavo in estensione si articola intorno ad un asse stradale di età messapica con andamento approssimativamente parallelo alla seconda cinta muraria messapica, il cui paramento interno risulta ubicato ad una quindicina di metri a N. Nella parte orientale del fondo, l’area a S dell’asse viario è caratterizzata dalla presenza di affioramenti rocciosi molto irregolari. La gettata compattata di tufina e argilla che costituisce l’asse viario viene sostituita in questo settore da una massicciata in materiali litici, delimitata a N da un muretto di contenimento, che riempie le sacche tra le sporgenze rocciose di una piccola serra orientata N-S in modo da consentire il superamento dell’ostacolo. A N dell’asse viario, si sono individuati : —un tratto del crollo del muro di cinta messapico, con pietre e materiali vari di riempimento in posizione di caduta ; —un posto di guardia della seconda cinta muraria messapica costituito da un battuto pavimentale di circa m 2,5 x 2, coperto da una tettoia in pendenza verso S e delimitato ad E da una sporgenza rocciosa su di cui si appoggia, ad O da un blocco squadrato di tufo inserito perpendicolarmente nel paramento interno della cinta muraria ; —il crollo di una casa, in parte mosso dalle arature, con lembi di tettoia in giacitura primaria ;—una fossa ovoidale posizionata in evidente relazione con la casa contenente una inumazione di animale, a quanto pare un cane di cui purtroppo manca il cranio asportato dalle arature, con reperti tutti di età messapica e qualche resto di copertura in tegola.
  • AIAC_2448 - Fondo Paparusso - 2010
    Si è portato a termine lo scavo dell’area evidenziata nella campagna 2009 confermando la datazione in età messapica della massicciata stradale e studiando le fondamenta a vespaio di un’abitazione messapica di III sec. a.C. Un’indagine preliminare nella parte occidentale del fondo ha consentito di evidenziare strutture di età messapica (un secondo asse viario legato a blocchi squadrati probabilmente pertinenti ad una porta della seconda cinta muraria messapica, e le fondamenta di una o più abitazioni) in parte coperte e tagliate da piccoli impianti rurali di età repubblicana e imperiale romana pertinenti ad una villa rustica ubicata poco più a Sud. Della parte abitativa della villa si è localizzato l’atrio provvisto di una pavimentazione a mosaico.
  • AIAC_2448 - Fondo Paparusso - 2011
    Si è proseguito l’esplorazione della villa rustica identificata nella campagna di scavo 2011. L’abitazione del _dominus_ comporta 4 vani. Il vano centrale è dotato di un pavimento a mosaico di tegole segate disposte di testa e legate con malta. A nord si apre, sotto un porticato, una piccola vasca rivestita internamente di un doppio strato di intonaco idraulico e dotata da una scala a quattro gradini e, al centro del fondo, di una conca per la ripulitura. Gli altri tre vani abitativi sono disposti ad ovest, a sud e ad est del vano principale. Ad est dell’abitazione del _dominus_, si è riportato in luce il lastricato di una ampia aia per la battitura del grano. Un vano abitativo isolato completa l’edificio verso est : si tratta dell’abitazione dei dipendenti, liberi o schiavi. La villa rustica, edificata nei pressi delle fontanelle (fonti di acqua risorgiva), si allinea su di un asse viario di età messapica. Il suo orientamento non prende in considerazione gli assi della centuriazione che segna il territorio sin dall’atà graccana. Il complesso è stato edificato nel II secolo a.C: e rimane produttivo fino al II o III sec. d.C., quando viene edificata a poche decine di metri verso ovest, sfruttando i ruderi di una casa messapica di età ellenistico-repubblicana, una fattoria dotata da una grande vasca internamente rivestita di intonaco idraulico e di un forno con piano di cottura in pietra leccese. Questa fattoria, in fase iniziale di scavo, è attiva fino alla fine del V o all’inizio del VI sec. d.C.
  • AIAC_2793 - Vaste, Fondo Maura - 1994
    Il Fondo Maura corrisponde ad un’ampia porzione del settore settentrionale dell’abitato moderno di Vaste. In questa zona, in passato, sono stati effettuati vari rinvenimenti archeologici nell’ambito di operazioni di recupero o in scavi di emergenza. Risale al 1914 la segnalazione di una tomba arcaica da cui proviene un nucleo di vasi comprendente un cratere a fasce, una brocca messapica, due kylikes, due lekythoi, due coppette monoansate, un vaso miniaturistico ed una lekane. Nel 1954 furono rinvenute altre due tombe. Negli anni ’80 del XX secolo sono state messe in luce strutture a blocchi e fornaci con camera di combustione a pianta ellittica che testimoniano una destinazione artigianale dell’area in età ellenistica e romana; sono stati individuati anche livelli di frequentazione databili tra l’VIII ed il VI sec. a.C. Negli anni ’90 sono state condotte indagini stratigrafiche nelle trincee destinate alla messa in opera della rete fognaria. In particolare nel tratto meridionale della Via SS. Stefani è stato intercettato un percorso stradale con andamento corrispondente a quello dell’asse moderno, riconosciuto anche in occasione degli scavi in Via E. Toti; esso presenta numerosi rifacimenti databili tra l’età arcaica e la tarda età romana imperiale. Il piano stradale più antico si può datare tra la seconda metà del VI e gli inizi del V sec. a.C.; inoltre, all’interno del battuto riferibile alla fase del IV-III sec. a.C. sono stati rinvenuti materiali residuali tra cui risalta la presenza di ceramica attica databile nel secondo quarto del V sec. a.C.
  • AIAC_3331 - Vaste, Piazza Dante - 1999
    Nell’abitato di Vaste, indagini archeologiche condotte nel 1994 e nel 1999, in relazione alla messa in opera della rete fognaria, hanno portato alla luce un complesso cultuale di notevole interesse, la cui principale fase di frequentazione è databile tra la fine del IV e la prima metà del III sec. a.C. Esso comprende un edificio, diviso in vari ambienti da muri a blocchi, interpretati come recinti, al cui interno erano sistemati focolari e piani di cottura. Nelle immediate vicinanze sono stati identificati tre ambienti ipogeici scavati nella roccia destinati alla deposizione delle offerte. Il centro del culto sembra rappresentato dalla cavità di dimensioni maggiori, delimitata in superficie da un recinto di blocchi. In essa era possibile scendere per compiere i riti religiosi presso un’altra fenditura, alla base della quale era posta una lastra in calcare, con foro centrale, allettata nel terreno argilloso. Un altare a blocchi è stato identificato a sud-est nel corso delle indagini del 1994. Il luogo di culto è chiuso ad ovest da un imponente muro con fondazione a grosse pietre informi, che segnava un limite già in età arcaica. Inoltre alcuni materiali databili tra la fine dell’VIII e la prima metà del VII sec. a.C. potrebbero far risalire a questo periodo una prima destinazione sacra dell’area. In età romana questo settore dell’abitato mostra profonde trasformazioni: all’interno di uno dei recinti viene sistemata un fornello e in tutta l’area sono presenti numerose buche di scarico. Sono stati riconosciuti anche immondezzai probabilmente pertinenti vicino palazzo Baronale, databili tra il XIII ed il XVII secolo.