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AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2009
Nell’ambito del proseguimento dei lavori di realizzazione dell’Ecomuseo dei Paesaggi di Pietra di Acquarica di Lecce (progetto approvato dal MiBAC), si è svolta nella località di Pozzo Seccato l’undicesima campagna di scavo e di restauro dell’insediamento fortificato messapico-romano messo in luce a partire dal 1997 dall’équipe di archeologi dell’Università del Salento.
E’ stata smantellata la strada asfaltata moderna che divideva in due l’insediamento ed è stato così possibile scavare le strutture che ancora si conservavano al di sotto di essa.
Si è provveduto a realizzare una nuova strada, in terra battuta, che passa all’esterno della fortificazione messapica e ne permette anche una migliore visione.
Sul lato settentrionale della fortificazione si è completato lo scavo con la messa in evidenza integrale del paramento esterno in grandi blocchi di calcare.
E’ proseguita, parallelamente alle attività di scavo, la ricostruzione della struttura fortificata. In particolare è stato ricostruito il braccio orientale che era stato completamente distrutto dalle attività agricole e di cui si conservavano solamente i resti del paramento esterno.
Nell’angolo nordorientale dell’insediamento si è potuta smontare anche una piccola specchia di pietre dovuta all’accumulo recente di materiale lapideo da parte dei contadini dediti alla ripulitura dei terreni circostanti. Il materiale è stato impiegato sempre per la ricostruzione del muro di fortificazione a secco.
Le attività di restauro svolte in questi anni hanno reso in questo modo ben leggibile la forma dell’abitato antico.
La fine dei lavori e l’apertura al pubblico dell’area è prevista per la fine del 2010.
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AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2010
Con il completamento dei lavori relativi al Progetto di creazione dell’”Ecomuseo dei Paesaggi di Pietra di Acquarica di Lecce” si è potuta svolgere un’intensa campagna di indagini archeologiche nell’insediamento messapico-romano di località Pozzo Seccato ad Acquarica di Lecce, comune di Vernole (LE), in regime di Concessione affidata dal Mibac al Dipartimento BB.CC. dell’Università del Salento.
In particolare, a partire dal mese di giugno 2010, sono riprese le indagini archeologiche nell’insediamento messapico di Pozzo Seccato.
Si tratta di una vera e propria masseria fortificata risalente alla fine del IV sec. a.C., completamente circondata da un grande muro di fortificazione, largo poco meno di 4 metri, in pietre a secco foderato all’esterno da una cortina di grandi blocchi di calcare squadrati.
All’interno è stato portato alla luce un edificio residenziale con ambienti adibiti alla vita quotidiana (sala per il ricevimento degli ospiti, cucina, dispensa, ecc.) e altri vani invece dedicati a produzioni artigianali. Nella parte centrale, l’edificio era provvisto di una torre a due piani che permetteva di osservare il territorio circostante fino al mare, lontano meno di 5 chilometri.
Un altro grande vano lungo 16 metri e largo circa 8, collocato a ridosso della fortificazione ad Ovest dell’edificio principale, doveva avere la funzione di magazzino per la conservazione delle derrate agricole prodotte nei campi circostanti.
Le più recenti indagini, condotte dall’équipe dell’Università del Salento diretta dal Prof. Francesco D’Andria e dalla prof.ssa Grazia Semeraro e coordinata sul cantiere dal dott. Corrado Notario, hanno permesso di mettere in luce anche il lato meridionale della fortificazione che fino ad oggi non era conosciuto all’interno di uno dei terreni acquisiti di recente dal Comune nell’ambito della realizzazione del Progetto (part. 115 del foglio 52 della Planimetria Catastale del Comune di Vernole).
L’insediamento è stato così completamente riconosciuto nella sua estensione e copre una superficie di poco meno di mq 5.000 (lato E-W lunghezza metri 72, lato N-S lunghezza metri 67). Sul lato orientale della fortificazione è stata messa in luce la porta d’ingresso all’insediamento su cui si affaccia anche un piccolo vano di controllo del transito.
E’ attualmente in fase di ultimazione il riallestimento di parte delle fortificazioni, crollate nel corso dei secoli, che permetterà una migliore lettura della forma dell’insediamento ai visitatori. Si sta lavorando in particolare sulle fortificazioni Nord, Ovest ed Est che erano già state parzialmente indagate e ricostruite negli anni passati. Sul lato Nord della fortificazione si è giunti fino ai livelli più bassi del crollo dei blocchi del paramento esterno, costituiti da tufina ancora ben visibile lungo l’allineamento delle mura; solo un blocco in pessime condizioni è ancora visibile nella zona Est.
Sul lato Est della fortificazione sono stati scavati strati di terra e pietre di formazione recente. L’assenza di evidenze archeologiche significative è imputabile a processi di disturbo post-deposizionale dovuti alle attività agricole (arature).
Sul lato Ovest della fortificazione è stato smontato il muro a secco moderno (U.S. 30 = 1066), e sono stati scavati gli strati di pietre pertinenti al crollo del muro interno della fortificazione. Sono state evidenziate le strutture murarie NS ed EO nell’area Ovest del magazzino all’interno delle quali sono stati scavati gli strati di abbandono con elementi ancora in crollo.
A Sud dell’edificio è visibile una sistemazione in pietre lisciate simile ad un lastricato (1081) e ancora strati di crollo, che sono stati sottoposti ad analisi archeobotaniche. Nell’area del magazzino sono state praticate alcune campionature di terreno che sono poi state sottoposte ad analisi chimiche per la rilevazione di presenza di quantità elevate di fosfati. Le analisi hanno dato esito negativo ed hanno quindi ribadito l’assenza all’interno della struttura di animali ed hanno rafforzato l’ipotesi d’uso come magazzino della stessa.
Dopo lo scavo è iniziata l’opera di ricostruzione delle strutture a secco interne delle fortificazioni. E’ stata ultimata la ricostruzione della struttura settentrionale, mentre i lati Est ed Ovest sono in fase di completamento. Sul lato occidentale è stato ricostruito anche un tratto del paramento esterno a grandi blocchi con l’alloggiamento di quattro filari di blocchi di calcare fatti cavare appositamente.
Il completamento dei lavori, previsto per la fine del mese di dicembre 2010 permetterà di rendere l’area archeologica fruibile al pubblico, con l’allestimento di un percorso di visita corredato da pannelli esplicativi.
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AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2011
Sabato 11 dicembre 2010, alla presenza di Angela Barbanente (Assessore all’Assetto del Territorio della Regione Puglia) e di Teresa Cinquantaquattro (ex Soprintendente per i Beni Archeologici della Puglia) è stato ufficialmente inaugurato l’Ecomuseo dei Paesaggi di Pietra di Acquarica di Lecce.
Il completamento dei lavori, con l’allestimento di un percorso di visita corredato da pannelli esplicativi, permette oggi al pubblico di fruire dell’area archeologica di Pozzo Seccato in modo completo.
Con le ultime ricerche sono state definitivamente riconosciute due distinte fasi di vita dell’insediamento. La struttura viene costruita alla fine del IV secolo a.C. e viene usata come abitazione da una famiglia di ricchi proprietari terrieri per circa un secolo. Alla fine del III secolo a.C. l’insediamento viene abbandonato e subisce una serie di spoliazioni. Dopo circa un trentennio la frequentazione dell’area riprende e l’edificio principale viene completamente ristrutturato. Vengono abbassati tutti i pavimenti degli ambienti che ricevono nuove destinazioni d’uso. Per circa due secoli l’insediamento vive del lavoro dei campi e del pascolo delle greggi. L’area viene definitivamente abbandonata verso gli inizi del I secolo d.C.
Lo studio della grande struttura muraria ha fornito numerosi dati sui metodi costruttivi adottati ed ha confermato la contemporaneità costruttiva del muro a secco e del paramento esterno. Tra le due strutture, durante la costruzione, veniva lasciata una stretta intercapedine riempita con frammenti di calcare, tufina e piccole pietre al fine di assicurare un perfetto ancoraggio reciproco. Per lo stesso scopo il filare di fondazione del paramento era costituito da blocchi più larghi inglobati direttamente nella struttura a secco.
All’interno della fortificazione è continuato lo scavo dell’edificio residenziale già indagato negli anni precedenti. Nella sua seconda fase di vita l’edificio era fornito di un vano adibito a cucina, in cui erano stati realizzati due focolari con base in lastre di calcare per la cottura dei cibi. Adiacente alla cucina era un piccolo ambiente dove probabilmente venivano conservate le derrate da cucinare. Il grande vano collocato a ridosso della fortificazione ad Ovest dell’edificio principale (granaio) è stato completamente scavato con la messa in luce definitiva del suo limite occidentale.
Alla fine delle indagini archeologiche sono state parzialmente ricostruite le fortificazioni, crollate nel corso dei secoli, per consentire una migliore lettura della forma dell’insediamento da parte dei visitatori.
Nell’edificio residenziale era presente una sala adibita al ricevimento degli ospiti, preceduta da un vano anticamera. E’ stato ricostruito il primo filare di elevato in blocchi di calcare per permettere una migliore lettura dei volumi del vano che si apriva verso sud con una larga porta a due battenti.
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AIAC_1194 - Fondo Casino - 2010
Nell’ambito del Progetto di Ampliamento del Museo Diffuso di Cavallino, presentato dal Comune di Cavallino e finanziato dalla Regione Puglia con le rimanenze dei fondi P.O.R. 2000-2007, si è potuta svolgere un’intensa campagna di indagini archeologiche nell’insediamento messapico di Cavallino, in regime di Concessione affidata dal Mibac al Dipartimento BB.CC. dell’Università del Salento.
A partire dal mese di ottobre 2009 fino alla fine di luglio 2010 è stato possibile svolgere attività di scavo e di restauro in varie aree ricadenti all’interno della cinta muraria di età arcaica.
Nel mese di luglio 2010 è stato in funzione anche il Cantiere Scuola di Archeologia dell’Università del Salento che ha visto la partecipazione di 96 studenti provenienti da varie Università italiane (Salento, Roma, Bologna) e straniere (Austria, Spagna).
Nell’area di Fondo Casino (Zona G ed I), posta all’ingresso del Museo Diffuso, è stata ampliata l’area di scavo già esistente.
Sono stati esplorati in estensione circa 2.000 mq di terreno fino a mettere in luce le fasi di abbandono della città di età arcaica. Sono state individuate tre nuove grandi unità abitative (edifici L, M ed N) che si affacciano su di un sistema di strade che permettevano di muoversi all’interno dell’antico quartiere.
La grande Strada V, con andamento N-S, già messa in luce negli anni precedenti, è stata esplorata fino ai livelli di pavimentazione più antichi. Su di essa era realizzato un complesso sistema che comprendeva un largo marciapiede sul lato occidentale e una canalizzazione centrale superficiale che permetteva lo smaltimento delle acque piovane.
Sulla strada si apre l’ingresso ad una delle abitazioni di nuova acquisizione. L’edificio abitativo è preceduto da una grande area, in parte coperta da tettoie, che doveva essere utilizzata come recinto per le greggi e come area di stoccaggio dei carri e degli attrezzi agricoli.
La casa ha una pianta rettangolare allungata. I vani residenziali sono preceduti da un’area porticata di cui è stato recuperato il tetto crollato.
Dalla strada principale si dipartono altre strade secondarie sui cui lati si affacciano altri edifici.
Parte dei blocchi di calcare che compongono le fondazioni delle strutture murarie messe in luce sono stati oggetto di un accurato restauro.
Nell’area di Fondo Fico (Zona F) è stata intrapresa una cospicua attività di riordino e restauro dell’area di scavo indagata negli anni 60’ che si trovava in una situazione estremamente compromessa.
Le strutture murarie messe in luce circa 40 anni addietro si trovavano infatti in uno stato di grande degrado. Molti dei muri, che erano collocati su stretti testimoni di terra, stavano crollando compromettendo in questo modo la lettura della situazione complessiva.
Dopo un attento studio delle varie fasi costruttive (sono state riconosciute tre fasi abitative relative all’impianto di età arcaica) si è provveduto al restauro delle strutture murarie crollate e al ripristino dei piani di frequentazione relativi.
Nell’ambito dei lavori è stato possibile indagare anche alcune aree che erano rimaste non scavate ed è stato quindi possibile realizzare una rilettura di tutte le fasi di frequentazione dell’area a partire dall’età del Bronzo per arrivare fino al momento dell’abbandono della città (inizi V sec. a.C.).
Durante le attività sono state messe in luce e scavate una grande cisterna a sezione campaniforme e due sepolture di bambino (di cui una contenente due scheletri) risalenti alla fase di età arcaica e parte di un’area artigianale relativa alle fasi del villaggio dell’età del Ferro (resti di due fornelli coperti a pianta circolare).
Nell’area settentrionale del Museo è stata restaurata parte della struttura della Porta NE, davanti alla quale sono posizionati la Torre di Zeus e le sagome dei Guerrieri messapici in ferro di Ferruccio Zilli.
Si è provveduto inoltre a numerose attività di manutenzione straordinaria delle strutture del Museo (restauro delle passerelle lignee che permettono di attraversare le aree di scavo, pulizia e rimessa a nuovo dei pannelli didattici, ripavimentazione dei percorsi) e al rifacimento di parte dell’impianto elettrico con rifunzionalizzazione delle luci poste lungo i percorsi e con la collocazione di una nuova serie di fari che illuminano le aree di scavo e il grande muro settecentesco posto sul lato orientale di Fondo Casino.
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AIAC_1194 - Fondo Casino - 2011
Sono stati esplorati in estensione circa 2.000 mq di terreno fino a mettere in luce le fasi di abbandono della città di età arcaica.
Nella Zona G, ad O della Strada V, sono state individuate tre nuove grandi unità abitative (edifici G8, G9 e G10) che si affacciano su di un sistema di strade (Strade XVI e XVII) che permettevano di muoversi all’interno dell’antico quartiere. La grande Strada V, con andamento N-S, già messa in luce negli anni precedenti, è stata esplorata fino ai livelli di pavimentazione più antichi. Su di essa era realizzato un complesso sistema che comprendeva un largo marciapiede sul lato occidentale e una canalizzazione centrale superficiale che permetteva lo smaltimento delle acque piovane. Sul lato occidentale della strada si apre l’ingresso ad una delle abitazioni messe in luce (edificio G8). L’ingresso, di cui si conserva parte della soglia, ha un aspetto monumentale ed è contornato da due grandi muri con fondazioni a grandi blocchi di calcare che immettono all’interno dell’area. Immediatamente a N della struttura è stata rinvenuta ed esplorata una tomba di bambino in sarcofago litico databile alla fine del VI sec. a.C.. La sepoltura conservava lo scheletro del neonato, posto in posizione rannicchiata su di un fianco e con la testa appoggiata su di un cuscino intagliato nel blocco monolitico del sarcofago stesso, e il corredo costituito da una brocchetta e da una coppa. La struttura abitativa vera e propria è preceduta da una grande area, in parte coperta da tettoie (A), che doveva essere utilizzata come recinto per le greggi (area N) e come area di stoccaggio dei carri e degli attrezzi agricoli. La casa ha una pianta rettangolare allungata. I vani residenziali (C e D) sono preceduti da un’area porticata (B) di cui è stato rinvenuto, perfettamente conservato, il tetto crollato. Dalla strada principale si dipartono altre strade secondarie (strade XVI e XVII) sui cui lati si affacciano altri edifici (G9 e G10) di cui è ancora difficile dare una definizione planimetrica precisa.
Ad E della Strada V si sviluppa la Zona I. Si è lavorato in particolare nell’edificio I1, formato da due ambienti a pianta rettangolare con orientamento E-W. L’ambiente posto a N è probabilmente da interpretarsi come un’area porticata che fa da ingresso al secondo vano, di dimensioni più grandi, coperto da un tetto di tegole semicurve. Sotto il crollo è stato rinvenuto lo strato relativo al piano di frequentazione dell’edificio. Lo scavo dimostra che in una prima fase l’edificio non possedeva l’area porticata sul lato N ma si affacciava direttamente su di uno spazio aperto.
Si è inoltre ampliata l’area di scavo verso S e verso O e si è messo in luce un nuovo ambiente con muri leggermente obliqui rispetto al lato di chiusura O dell’ambiente principale dell’edificio. Anche qui era perfettamente conservato il crollo degli elevati delle pareti che è stato messo completamente in luce. A S del nuovo ambiente è stato rinvenuto un battuto pavimentale in tufina pressata che corrisponde al piano di vita esterno dell’edificio. Le indagini in profondità ad E dell’edificio I1 hanno messo in luce livelli del piano di frequentazione del villaggio di capanne dell’età del Ferro, resti di focolari di terra concotta. Nel nuovo ambiente, rimosso il crollo di pietre relativo alle pareti è stato messo in evidenza il crollo del tetto di tegole e sotto il piano di frequentazione dell’ambiente formato da un piano di terra battuta mista a tufina pressata.
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AIAC_1194 - Fondo Casino - 2012
Nel mese di luglio 2012 è stato in funzione il Cantiere Scuola di Archeologia dell’Università del Salento che ha visto la partecipazione di 72 studenti provenienti da varie Università italiane (Salento, Roma) e straniere (Austria).
Nell’area di Fondo Casino (Zone G ed I), posta all’ingresso del Museo Diffuso, sono proseguite le indagini sul quartiere abitativo già messo in luce negli anni precedenti, in particolare nell'ambiente B dell'edificio G8 e nell'area ad Ovest dell'edificio G4.
Il crollo del tetto 3078, corrispondente alla copertura del vano porticato B dell'edificio, è stato completamente rimosso e recuperato in modo da poter essere restaurato e rimontato per una successiva musealizzazione.
Gli ultimi strati del crollo sono stati recuperati, come nell'anno precedente, seguendo una strategia di uso della fotografia digitale nell'area divisa preventivamente in piccoli quadrati di un metro di lato.
Sotto il crollo è stato messo in luce il livello della pavimentazione (3079) composto da un livello di ghiaia mista a tufina, meglio conservato nella parte centrale dell'ambiente.
A poche decine di metri verso Est, all'esterno dell'edificio I1, è stata riconosciuta una tomba (3082) di bambino realizzata con un sarcofago monolitico coperto da due lastre di calcare sovrapposte.
La tomba è stata aperta e scavata ed è risultata inviolata.
Conteneva scarsissimi resti osteologici (qualche frr. di cranio) dovuti probabilmente, oltre che alla composizione chimica del terreno, alla presenza dell'inumazione di un neonato. Come corredo erano stati inseriti nel sarcofago una coppetta monansata e una brocchetta miniaturistica, insieme a due fibule di bronzo. L'orizzonte cronologico è quello della seconda metà del VI secolo a.C. Il sarcofago, svuotato, è stato lascito _in situ_, mentre sono state recuperate le lastre di copertura.
Ad Ovest dell'edificio G4 è stata ripulita superficialmente un'area di circa 100 metri quadrati, dove sono emerse strutture murarie e di crollo che andranno meglio indagate nelle prossime campagne di scavo.
Nell'area di Fondo Casino 1, zona H, sono continuate le indagini relative all'area a Nord dell' _oikos_ H2, struttura abitativa della seconda metà del VII secolo a.C.
Sono stati esplorati i quadrati P14 ed R14.
Nel quadrato R14 è emersa la presenza di una struttura in pietre di forma allungata (1517) relativa probabilmente al crollo di elevato di un'abitazione della stessa cronologia.
La struttura, trascinata probabilmente dalle arature, dovrà essere indagata meglio nei prossimi anni.
Nel quadrato P14 sono invece emersi resti di strutture murarie a blocchi (molto rovinati) relativi ad abitazioni della fase di VI secolo a.C.
Anche in questo caso le strutture sono state solo messe in luce e andranno indagate in profondità nelle prossime campagne di scavo.
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AIAC_2838 - Castro - 2011
Indagini condotte nell’ambito di una collaborazione tra Amministrazione Comunale, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia ed Università del Salento, hanno consentito di riportare alla luce ampi tratti della struttura difensiva dell’abitato di età ellenistica, a cui si sovrappone la cinta cinquecentesca. Gli interventi di scavo hanno interessato alcuni settori della parte sud-orientale delle mura messapiche, presso il bastione sud-est, e la torre est. E’ possibile ipotizzare che la cinta messapica di Castro racchiudeva una superficie di circa 2 ettari.
La struttura si conserva per un’altezza massima di sette filari su cui poggiano le mura di età medievale, a loro volta inglobate dalla soprastante fortificazione spagnola. In prossimità di uno sfalsamento del circuito si trova un porta, collocata in posizione arretrata di m 8 rispetto all’allineamento esterno, all’estremità di un corridoio largo m 2.
Le indagini archeologiche hanno accertato che la struttura, che fungeva da terrazzamento oltre che da opera difensiva, presenta tre fasi costruttive databili tra la seconda metà del IV e gli inizi del III sec. a.C., tutte caratterizzate dall’impiego di blocchi squadrati di grandi dimensioni in calcarenite locale, messi in opera a secco in maniera molto accurata e disposti alternativamente di testa e di taglio.
Un saggio stratigrafico nell’area interna alle mura, ad ovest della porta, ha permesso di identificare un consistente scarico di materiali ceramici, contenuti in uno strato a forte componente cinerosa, databile al III sec. a.C. Sono state rinvenute coppette, tazze, piattelli, vasi miniaturistici, ceramica da fuoco, alcune punte di freccia e di lancia e frammenti del panneggio di una statua femminile in calcare. La natura del contesto e la tipologia dei reperti indicano che si tratta di un deposito, in giacitura secondaria, da collegare ad attività cultuali che si svolgevano nella zona. Il fortunato rinvenimento di una statuetta in bronzo raffigurante Atena, di alcune iscrizioni e di un elemento architettonico pertinente alla decorazione del frontone di un tempio sono indicativi della complessa articolazione di uno spazio sacro dedicato alla dea.
Alcuni materiali sono indicativi di una frequentazione dell’area anche nelle fasi dell’età del Ferro e di età arcaica.
Nel corso delle indagini archeologiche è stato messo in luce anche un quartiere di abitazioni medievali che si imposta sugli strati di demolizione delle mura messapiche; sono documentate varie fasi di frequentazione comprese tra la fine del XII ed il XVI secolo.