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AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2011
Nella campagna di scavi 2011 a Coppa Nevigata sono state messe in luce testimonianze relative a diverse fasi dell’età del Bronzo. E’ continuata l’esplorazione delle mura protoappenniniche (1700 a.C. circa) nella zona orientale, individuando il punto in cui queste iniziano a piegare verso sud-est. In quest’area è riconoscibile un’ulteriore postierla presso quella che sembra essere un’apertura posta a circa 1 m dalla base delle mura stesse, tamponata in occasione dei rifacimenti di epoca appenninica. E’ stata inoltre scavata completamente, fino alla base, la seconda postierla di cui si conserva anche la grande lastra di copertura, posta nel settore F2H.
Nell’area antistante la postierla sono stati indagati i livelli del Protoappenninico Recente (XVI sec.), interessati da un esteso incendio: sono stati messi in luce diversi frammenti di concotto con impronte di canne/paletti, presumibilmente riferibili al lato occidentale della struttura quadrangolare in gran parte individuata negli anni precedenti, e un’ampia struttura di combustione a pianta circolare.
All’Appenninico Antico (XV sec.) sono riferibili i resti, fortemente disturbati, di una struttura realizzata con un muretto di delimitazione e un riempimento ottenuto con calcare giallastro misto a terra che sembra rientrare in quella serie di elementi presumibilmente ricollegabili con un’esigenza difensiva posti lungo una linea parallela al circuito delle prime mura protoappenniniche. Al livello corrispondente al suo uso sembrano essere riferibili alcuni resti umani selezionati, posti non lontano dalle mura protoappenniniche stesse.
In questa stessa fase o nel Protoappenninico Recente la parte delle prime mura verso l’abitato fu asportata e fu ricostruita una fronte in modo grossolano: anche nel settore H2P si è riscontrato tale fenomeno, ma è stato individuato anche un forno da pane, collocato nell’area interna della probabile postierla ricordata all’inizio. Tra l’Appenninico Antico e l’inizio dell’Appenninico Recente il forno fu in parte smantellato e fu accumulata una notevole quantità di terreno ricco di calcare giallastro.
Su tale livello furono impostate le mura dell’Appenninico Recente. A loro volta queste furono disturbate nel corso del Subappenninico: si sono rinvenute parti di due strutture circolari ad esse addossate.
Nell’area sud-orientale dello scavo si è aperto un intero nuovo quadrato (H3F), che aggiunto a quelli indagati nella precedente campagna costituisce un’area di circa 120 mq. Qui sono state individuate parti di due ampie fosse cilindriche, analoghe a quelle già messe in luce negli anni passati a nord-ovest della trincea prodotta dalla ruspa. Nella restante area sono presenti numerose strutture di combustione, tra cui almeno un probabile forno da pane, realizzate con piani di frammenti ceramici, fino a tre, sovrapposti e separati dalla stesa di un piano di argilla, presumibilmente in relazione ad altrettanti rifacimenti.
In un’ultima area è stato effettuato lo scavo dei livelli subappenninici recenti fino a raggiungere, nei punti in cui era presente, l’ampia sistemazione realizzata con terreno misto a calcare giallo frantumato già riconosciuta in altri settori negli anni passati. Al di sopra di questa, in quasi tutta l’area indagata, è stato rinvenuto un acciottolato realizzato con pietre piccole e ciottoli marini: si tratta probabilmente di una terza sistemazione dell’area, a partire dal basso. Sono state individuate inoltre diverse buche di palo, al momento non facilmente riconducibili a una struttura di forma definita, e parte di una piastra di cottura. Sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un peso da bilancia in pietra e, oltre a diversi frustuli di metallo non attribuibili con certezza a oggetti specifici, un coltello a lingua da presa con i chiodetti conservati.
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AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2013
Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse.
In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012.
In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est.
Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5).
In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione.
Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11).
In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12).
In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
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AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C.
1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi.
2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico.
3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
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AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2007
La Grotta del Col de la Stria (Mossano, VI) si trova sui Colli Berici, a circa 375m di quota, a pochi metri dalla strada che collega Mossano a Soghe, circa 50 m più a valle della già nota Grotta di Paina.
È costituita da un vano piuttosto grande a pianta pressoché quadrata, caratterizzato da due ampie aperture adiacenti. La si raggiunge anche dal versante occidentale del Col de la Stria attraverso altri tre ingressi che danno accesso ad altrettanti pozzetti. Le campagne di scavo condotte negli anni 2004-2008 hanno restituito numerosi resti della frequentazione della grotta nel Paleolitico superiore da parte dell’Uomo anatomicamente moderno (Homo sapiens) (US1÷US4t1), nel Paleolitico medio da parte dell’Uomo di Neandertal (Homo neanderthalensis) (US4t1base) e da parte di grossi carnivori. Il sito è stato ripetutamente abitato dall’orso delle caverne, utilizzato per il letargo invernale: ciò è dimostrato dai numerosi resti di pasto con tracce dei morsi e dai denti da latte persi dai cuccioli. Due datazioni assolute (effettuate col metodo 14C AMS), una effettuata su una mandibola di megacero e una seconda su un osso con tracce di macellazione, datano l’occupazione antropica dello strato 3b tra 30.304±330 BP e 28.342±160 BP. Le testimonianze della frequentazione umana rinvenute nell’U.S 4, alla base del taglio I, costituite da manufatti litici (probabilmente riferibili all’Aurignaziano) e resti di pasto, sono state datate (col metodo del 14C AMS) a 40.829±450 BP. Da questo stesso strato proviene inoltre un frammento di conchiglia marina, probabilmente utilizzato dall’uomo come oggetto ornamentale. Due carboni di legna, rinvenuti assieme ad un’industria litica di tipo laminare all’interno di U.S 2, datati col metodo del 14C AMS, hanno restituito età di 16.037±100BP e 16.802±90BP.
Il progetto di ricerca intende individuare le modalità di frequentazione del sito e le strategie di sussistenza dell’Uomo anatomicamente moderno nel Paleolitico superiore: ambiente di caccia, aree di approvvigionamento di materiali litici, tecnologia litica e su materie dure animali, inquadramento culturale. I risultati andranno ad integrare le attuali conoscenze sulla frequentazione da parte dell’Uomo dei Colli Berici durante il Paleolitico superiore. Gli scavi precedenti condotti nelle Grotte di Paina, nel Covolo Fortificato di Trene, nelle Grotte e nel Riparo del Broion e, più in generale, nel versante meridionale delle Alpi orientali (Monti Lessini, Altopiano di Asiago, Altopiano del Cansiglio, Val Belluna ecc.).
Nel 2007 i lavori di scavo si sono svolti durante il periodo compreso tra il 16 luglio e il 18 agosto. Si è estesa l’area di scavo di 6 mq in direzione Sud rispetto agli scavi precedenti (campagne 2004-2005). Nei riquadri D1,D2,E1,E2,F1,F2 viene scavato il deposito più superficiale rimaneggiato, posto sopra all’US0 costituita da una conoide di colluvi e pietre di crollo fortemente bioturbata spessa fino a 30 cm. Al suo interno sono state rinvenute 6 schegge di selce e rari resti faunistici. Si è quindi proseguiti con l’asportazione delle unità sottostanti, iniziando con l’ US1a e US1b costituite da un sedimento loessico con scheletro calcareo, spesse rispettivamente fino a 30 cm e 50 cm e anch’esse fortemente bioturbate. L’industria litica è rappresentata da 8 schegge e 2 frammenti di lamelle, scarsa macrofauna e numerosi resti di microfauna. Proseguendo con lo scavo, al tetto dell’US 2, viene individuata una chiazza carboniosa dai contorni definiti. In pianta presenta una morfologia circolare suggerita soprattutto dalla disposizione di alcune pietre, poste attorno alla chiazza carboniosa. Nel corso dello scavo vengono ritrovati 2 manufatti in selce al tetto del sedimento carbonioso di US2: si tratta di una lama e di una grande scheggia con tallone a faccette, entrambe realizzate su selce alloctona del Biancone. Attorno al focolare si mette in luce un orizzonte con cenere, qualche carbone e resti faunistici, denominato US2CL e che rappresenta una paleosuperficie.
L’ultima unità indagata è US2, spessa tra i 5 e i 10 cm, caratterizzata dalla presenza di numerose pietre di crollo di dimensioni decimetriche, contenente numerosi resti di micromammiferi e sporadici macromammiferi e priva di ulteriori evidenze archeologiche.
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AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2008
La campagna di scavo 2008 si è svolta tra il 3 e il 28 giugno, con lo scopo di approfondire lo scavo nell’area indagata nel corso della campagna 2007. La superficie visibile all’inizio della campagna corrispondeva al tetto di US2 base, costituita da loess bruno – giallastro parzialmente bioturbato, contenete una flebile chiazza carboniosa, alcune ossa di piccoli carnivori e abbondanti resti di micromammiferi. Dalla porzione inferiore dello strato provengono 4 microschegge di selce, frammenti diafisari di ossa di mammiferi e un mascellare di marmotta. US2 base Conteneva inoltre concrezioni ferrose e alcuni clasti ocracei. L’US3a successiva è rappresentata da clasti calcarei alterati e arrotondati immersi in una matrice limosa - argillosa bruno scura. Conteneva resti faunistici di un cervide e di altri ungulati e industria litica in selce della Scaglia Rossa e della Scaglia Variegata (un nucleo a lamelle, alcune schegge laminari e abbondante débris). Viene quindi indagata l’US3b contraddistinta dalla presenza di grandi massi caduti dalla volta e dalle pareti della grotta. Sotto al crollo il sedimento diviene limo-sabbioso. La parte superiore di US 3b ha restituito pochi frammenti ossei con superficie lucida (forse ingoiati e digeriti da carnivori), denti di orso, resti di pesce e avifauna. Conteneva inoltre qualche microscheggia di selce, due frammenti di lame in Scaglia Rossa (una a ritocco erto marginale). Dalla base di US3 provengono ossa di carnivori e di erbivori, alcune con tracce antropiche. Tra i micromammiferi sono presenti muridi che indicano ambiente di sottobosco. La sottostante unità indagata è US 4tI che si distingue per la presenza di un orizzonte continuo di pietre e massi di crollo, con reperti faunistici e qualche scheggia di selce. Alla base di quest’ultima unità è posto un orizzonte carbonioso di origine antropica. Tra due strutture di combustione erano posti manufatti in selce di tecnica levallois, attribuibili al Musteriano.
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AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2010
The excavation concentrated on two distinct areas, one close to the centre of the cavity and the other in the eastern sector. The first intervention was undertaken in sectors F8-H8, where in H8 digging stopped at a depth of one metre in correspondence with great collapses within unit 1. In F8 and G8 only unit 0 was investigated (about 50 cm thick), constituted by a fan of clayey and organic detritus which had come from the openings along the western wall of the grotto. The finds comprised glazed and decorated wheel-made pottery and two flint flakes. Below the fan a silty deposit (unit 1) with large collapsed stones, appeared. It was disturbed at its roof by pedological activity. In this sector unit 1 produced the remains of bear, marmot, carnivore, bird and fish bones.
The second intervention was undertaken in sector H 11, where the base rock was reached at a depth of 2.85 m. H 11 is situated by the east wall, between the two main arches providing access to the grotto. The stratigraphy comprises, from the top to bottom, a disturbed deposit (RIM) situated at the roof of a deposit of hill detritus with a clay matrix, above which a surface with an active organic horizon (unit 0) had developed. The archaeological content of unit 0 was represented by finds of historical date (decorated glazed pottery). Below this was a silty deposit with collapsed material (unit 1a and 1b), with aeolian and thermo-clastic elements, rich in bone fragments and with few archaeological finds represented by a lithic industry datable to the Upper Paleolithic period.
The next deposit was mainly sandy (units 2, 2a and 3) presenting corrosive and concretionary phenomena with a mainly thermoclastic and hydraulic contribution. There was no evidence of anthropological activity but the deposit was rich in the skeletal remains of large mammals, above all _Ursus spelaeus_ some still in anatomical connection, _Alces alces_, _Rupicapra rupicapra_, _Megaloceros giganteus_ and _Cervus elaphus_. The deepest units (4, 5, 6 and 6a) constituted an ossiferous breccias with a sandy matrix, partially loosened (in particular at the base) where the matrix is carbonaceous with a doughy consistency. The deposit contained a small number of flint flakes with clear pseudo-retouches dating to the Mousterian period. Also present were a large quantity of large mammal skeletal remains blackened through the absorption of Fe/Mn. These included _Canis lupus_, _Cervus elaphus_, _Bos-Bison_ and _Alces alces_ and _Ursus spealeus_. Where it met the base rock, the breccia, like the roof of the embedding rock, was heavily altered by water corrosion.
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AIAC_292 - Grotta del Buso Doppio del Broion - 2007
Il Riparo del Broion, lungo una decina di metri, è protetto da un aggetto di circa 7 m e contiene un riempimento parzialmente asportato in età storica per regolarizzare la superficie di calpestio in modo da utilizzarlo a fini agricoli. Il deposito fu intaccato alcuni anni fa da uno scavo abusivo, su una superficie complessiva di 14 mq, fino ad una profondità di 2 m. Nel 1998 è iniziato uno scavo sistematico, che ha messo in luce una serie stratigrafica nella quale sono state distinte 16 unità, le inferiori delle quali (13, 9, 7 e 4) contengono manufatti del Paleolitico medio, le soprastanti manufatti del Paleolitico superiore. Le unità 3 e 2, esplorate su una superficie di 8 mq, non presentano tracce di frequentazione antropica.
L’unità superiore 1, spessa circa 80 cm, presenta inferiormente un limite abrupto ed è stata suddivisa in 7 sottounità (1g – 1a) quasi sempre separate tra loro da limiti abrupti. A ridosso della parete rocciosa i sedimenti sono incoerenti, talora interessati da processi erosivi e da tane. Alla fase antica del Paleolitico superiore (1g e 1f) appartengono due strutture di combustione. Nel settore centrale dello scavo la struttura subcircolare S2 misura 50 cm di diametro, 8 cm di profondità e intacca l’unità 2. Il riempimento è costituito da sedimento fine con abbondante sostanza organica, piccoli clasti, rari carboni, ossa combuste, pochi manufatti di selce alterati dal fuoco. Ad essa si riferiscono le datazioni 14C (AMS): 32.100±400 (UtC-11.790), 25.980±190 (UtC-11.791), 30.480±300 (UtC-11.792) BP. Nel settore occidentale, la struttura S3 è costituita da una depressione subcircolare di 80 cm di diametro, profonda 10 cm, e circondata da cinque pietre di calcare locale, che intacca l’unità 2. Essa è riempita da limi ricchi di sostanza organica, con qualche carbone, uno dei quali datato 31.700±400 (UtC-12.509)BP. All’interfaccia 1f/1g si riferisce la datazione 30.650±300 (LTL-1637A) BP. La fauna, estremamente frammentaria, comprende tra i carnivori orso speleo, volpe comune, gatto selvatico; tra gli ungulati cinghiale, alce, cervo, capriolo, camoscio; tra i roditori e lagomorfi lepre e castoro. Vi sono anche resti di pesci e uccelli di palude. L’insieme rimanda ad un ambiente paludoso ai piedi delle colline, circondato da vegetazione arborea con ampie radure.
Gli insiemi litici di 1g ed 1f vengono attribuiti alla fase antica del Paleolitico superiore. La selce utilizzata proviene dalle formazioni del Biancone e della Scaglia Rossa, con l’eccezione di una lama di selce alloctona. Sono rappresentate tutte le fasi di lavorazione; alla fase di produzione appartengono pochi frammenti di lamella. I nuclei sono stati sfruttati all’estremo, e presentano sempre qualche stacco lamellare. In 1g sono presenti 3 grattatoi piatti, 3 frammenti di lame ritoccate, 2 coltelli a dorso; in 1f una lama ritoccata cf. lama aurignaziana, 1 coltello a dorso curvo cf. Uluzziano e due frammenti lamellari rispettivamente a ritocco erto marginale diretto ed erto marginale alterno. Vi sono inoltre 1 piccolo perforatore e un punteruolo ricavati da schegge d’osso e 4 conchiglie (3 marine, una dulciacquicola) utilizzate come ornamenti, con evidenti tracce di ocra rossa all’interno. Due frequentazioni della fase media del Paleolitico superiore sono documentate nelle sottounità 1c e 1b, per le quali si hanno quattro datazioni 14C-AMS: 25.860±200 (UtC-13321) BP relativo alla sottounità 1c; 27.960±300 (UtC-10.504), 17.830±100 (UtC-10.506) e 28.460±260 (UtC-260) BP relative alla sottounità 1b. La datazione UtC-10.506 si riferisce ad una struttura di combustione subcircolare del diametro di circa 1 m, profonda 7 cm (S1). La scarsa fauna comprende orso speleo, abbondante marmotta, caprini, bovini, volpe, mustelidi, uccelli e pesci. Le sottounità 1e – 1a hanno dato una sequenza gravettiana, all’interno della quale pare possibile distinguere: un insieme scarsamente rappresentato (1e, 1d, 1c), forse gravettiano (facendo affidamento sulla datazione radiometrica relativa alla sottounità 1c); un insieme gravettiano antico a punte a dorso e rari foliati (1b, 1b alfa, 1b beta e 1b gamma) per il quale si hanno due datazioni radiometriche. Questo insieme è marcatamente omogeneo.
Gli strumenti sono rari (2 bulini, 1 grattatoio frontale, un becco, qualche frammento di lama ritoccata). Le armature sono ben rappresentate, anche se si tratta quasi sempre di frammenti o di residui: piccole punte snelle e lunghe de La Gravette, caratterizzate da dorso bipolare e da ritocco complementare di punta o di base opposto al dorso; lamelle a dorso e troncatura. Va infine segnalata la presenza di un frammento mesiale di una punta foliata a faccia piana stretta e lunga, ottenuta con ritocco coprente bilaterale sulla faccia dorsale e ritocco piatto invadente parziale sulla faccia ventrale. Un frammento simile proviene anche dal riempimento di una tana, con altri manufatti gravettiani. L’insieme litico delle sottounità soprastanti 1aα non si scosta da questo quadro. L’analisi delle tracce d’uso ha rivelato l’uso delle armature come punte di armi da getto o come elementi di strumenti compositi utilizzati per tagliare o per segare.
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AIAC_292 - Grotta del Buso Doppio del Broion - 2009
Il Buso Doppio del Broion, già noto agli speleologi della prima metà del secolo scorso, è una delle numerose cavità carsiche che si aprono all’interno delle rocce carbonatiche oligoceniche che costituiscono l’antica bariera corallina di Lumignano. Questa grotta, posta a circa 135 metri di quota s.l.m., tra il Riparo del Broion e la Grotta del Sengio Longo, è così chiamata per la presenza di due entrate di forma pressoché circolare, la maggiore delle quali consente di accedere alla galleria principale (galleria A) che si sviluppa in senso Nord/Ovest-Sud/Est per una lunghezza di circa 12 metri e una larghezza di circa 3 metri. Davanti e alla base dell’entrata principale è posto un grosso masso di crollo che contiene un lembo di deposito archeologico dalla cui superficie emergono alcuni frammenti di ceramiche, successivamente l’accesso all’entrata è facilitato da una serie di gradini artificiali ricavati nella roccia di base sotto la volta della grotta.
Verso la parte terminale della galleria A si apre una seconda diramazione che porta ad una camera che si sviluppa in direzione Nord (galleria B) per una lunghezza di circa 5 metri e larga circa 3 metri, dalla quale si dipartono altri tre diverticoli, due verso Ovest (gallerie C e D), e uno verso Est (Galleria E); altre due gallerie, prive di deposito, si dipartono dalla seconda entrata della grotta. Già durante le operazioni di asportazione del deposito rimaneggiato, ad opera di volontari del CAI di Vicenza, apparve chiara la presenza di reperti che testimoniano una sporadica frequentazione della grotta durante l’ultimo massimo glaciale, attorno a 20.000 anni fa. Infatti il ritrovamento di tre punte a cràn, del tutto simili a quelle provenienti dai depositi della Grotta di Paina a Mossano e di Trene a Nanto, ricavate da selce appenninica, consente di attribuire l’origine della porzione superiore del deposito interno della grotta al Massimo del II Pleniglaciale wurmiano.
L’area di scavo si estende su di una superficie di 13 m2, dove sono state indagate le Unità Stratigrafiche US1 ÷ US6, per uno spessore di 2,5 metri. L’US 1, dello spessore massimo di 80 cm è costituita da grandi massi di crollo della volta e della parete della grotta, tra i quali si pone un sedimento loessico con resti di orso delle caverne, alce, marmotta, castoro, carnivori di piccola e media taglia, vertebre di pesci, uccelli e micro mammiferi (roditori, chirotteri e altri insettivori).
Dalla porzione più profonda (US1 tt III e IV) proviene un’industria litica caratterizzata dalla presenza di pochi scarti di lavorazione della selce, per lo più di provenienza berico-euganea e/o lessinea e frammenti di punte a dorso bipolare con assottigliamenti di base e di punta (cf. Gravettes, variante Vachones), una bipunta e frammenti di lame a dorso che riferiscono l’insieme al Gravettiano antico. L’US2, lenticolare limitata ai quadrati B7 e C7, costituita da una matrice loessica con scarso scheletro calcareo. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di orso delle caverne, di mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci e micro mammiferi. L’industria litica è assente. L’US3 a matrice loessica con pietre calcaree sub-arrotondate, è stata soggetta a dilavamento idrico post-deposizionale e successiva deformazione da carico. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di mammiferi di media e grande taglia (compreso l’orso speleo), vertebre di pesci e rari uccelli. L’industria litica è assente. Sono presenti carboni di legna isolati posti al di sotto delle pietre più grandi. Nel quadrato B7 si sono distinte 3 sottounità denominate 3a, 3b e 3c. L’US4 è un’ unità organica microstratificata (laminata) a matrice loessica. La matrice loessica è composta da lamine di spessore millimetrico più o meno ricche di sostanza organica. L’unità ha una morfologia tabulare, spessa fino a 30 cm. Il contenuto paleontologico è costituito da orso speleo, mammiferi di grande, media e piccola taglia, compresi carnivori; abbondanti micro mammiferi e pesci. Sono presenti carboni di legna isolati. L’industria litica è assente. L’US5 a supporto clastico con numerosi vuoti interstiziali tra le pietre che raggiungono dimensioni di 30-40 cm di diametro, e scarsa matrice loessica. Lo spessore di US5 raggiunge gli 80 cm. Nella porzione superiore la matrice loessica è più scarsa e secca, le pietre di maggiori dimensioni; nella porzione medio-basale (US5 base) la matrice è più abbondante e più umida, con pietre di dimensioni minori. Da questa unità provengono ossa di orso speleo, marmotta, volpe e altri mammiferi di grande e media taglia, scarse vertebre di pesci, uccelli e un’abbondante microfauna. L’industria litica è rappresentata da 2 lamelle a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour), poche lamelle di piena scheggiatura e scarso debris. Sono presenti carboni di legna isolati. L’US6 posta a circa 2,5 metri di profondità contiene ancora elementi di crollo, costituiti da pietre calcaree sub-arrotondate con una matrice loessica. In alcuni punti il limo eolico è particolarmente pulito, privo di clasti, soprattutto nella porzione basale dell’unità. Il contenuto faunistico è rappresentato da resti di orso speleo, lupo e altri mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci. Vi sono resti di micro mammiferi. L’industria litica è assente. Rari i carboni di legna.
Con lo scavo 2009 si è potuto raggiungere il tetto di US7 che si presenta come un’unità loessica con pietre calcaree anche di grandi dimensioni (decimetriche) e con ossa di mammiferi tra i quali orso speleo e marmotta, uccelli e micro mammiferi. L’industria litica è rappresentata da un unico frammento mesiale di microlamella a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour).
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AIAC_948 - Grotta della Monaca - 2009
Nel corso della campagna dell’anno 2009 sono stati condotti interventi di scavo e documentazione grafico-fotografica nel settore più profondo della cavità (Cunicoli Terminali), dove già precedentemente, durante la campagna del 2008, era stata scoperta una nuova area sepolcrale. Tali interventi hanno portato al recupero dei numerosi resti scheletrici umani, fra cui molti pertinenti ad individui in età infantile. Contestualmente al suddetto intervento Ë stata ampliata l’indagine anche in aree ipogee di esclusivo interesse archeo-minerario, dove si è proceduto ad un’attenta campionatura di resti antracologici (residui di torce impiegate per l’illuminazione sotterranea). Sempre sul piano archeo-minerario si segnala il rinvenimento di ulteriori utensili litici da scavo (asce-martello e mazzuoli scanalati). Questi utensili sono stati estratti da riempimenti clastici indagati anche fino a 3 metri di profondità dalla superficie; la loro posizione nelle masse detritiche sottolinea i massicci sbancamenti operati dai minatori preistorici. Una serie di datazioni radiocarboniche ha permesso di precisare tre distinte fasi di presenza antropica antica nel sito sotterraneo: la più antica databile attorno a 20000 anni da oggi (1 misura effettuata su un’ulna umana); la mediamente antica inquadrabile tra i 6500 e i 5500 anni da oggi (6 misure su carboni e resti ossei); la più recente collocabile fra il 1250 e il 1400 d.C. (2 misure su carboni).