Name
Paolo Pretto
Organisation Name
C.A.I. di Vicenza

Season Team

  • AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2007
    La Grotta del Col de la Stria (Mossano, VI) si trova sui Colli Berici, a circa 375m di quota, a pochi metri dalla strada che collega Mossano a Soghe, circa 50 m più a valle della già nota Grotta di Paina. È costituita da un vano piuttosto grande a pianta pressoché quadrata, caratterizzato da due ampie aperture adiacenti. La si raggiunge anche dal versante occidentale del Col de la Stria attraverso altri tre ingressi che danno accesso ad altrettanti pozzetti. Le campagne di scavo condotte negli anni 2004-2008 hanno restituito numerosi resti della frequentazione della grotta nel Paleolitico superiore da parte dell’Uomo anatomicamente moderno (Homo sapiens) (US1÷US4t1), nel Paleolitico medio da parte dell’Uomo di Neandertal (Homo neanderthalensis) (US4t1base) e da parte di grossi carnivori. Il sito è stato ripetutamente abitato dall’orso delle caverne, utilizzato per il letargo invernale: ciò è dimostrato dai numerosi resti di pasto con tracce dei morsi e dai denti da latte persi dai cuccioli. Due datazioni assolute (effettuate col metodo 14C AMS), una effettuata su una mandibola di megacero e una seconda su un osso con tracce di macellazione, datano l’occupazione antropica dello strato 3b tra 30.304±330 BP e 28.342±160 BP. Le testimonianze della frequentazione umana rinvenute nell’U.S 4, alla base del taglio I, costituite da manufatti litici (probabilmente riferibili all’Aurignaziano) e resti di pasto, sono state datate (col metodo del 14C AMS) a 40.829±450 BP. Da questo stesso strato proviene inoltre un frammento di conchiglia marina, probabilmente utilizzato dall’uomo come oggetto ornamentale. Due carboni di legna, rinvenuti assieme ad un’industria litica di tipo laminare all’interno di U.S 2, datati col metodo del 14C AMS, hanno restituito età di 16.037±100BP e 16.802±90BP. Il progetto di ricerca intende individuare le modalità di frequentazione del sito e le strategie di sussistenza dell’Uomo anatomicamente moderno nel Paleolitico superiore: ambiente di caccia, aree di approvvigionamento di materiali litici, tecnologia litica e su materie dure animali, inquadramento culturale. I risultati andranno ad integrare le attuali conoscenze sulla frequentazione da parte dell’Uomo dei Colli Berici durante il Paleolitico superiore. Gli scavi precedenti condotti nelle Grotte di Paina, nel Covolo Fortificato di Trene, nelle Grotte e nel Riparo del Broion e, più in generale, nel versante meridionale delle Alpi orientali (Monti Lessini, Altopiano di Asiago, Altopiano del Cansiglio, Val Belluna ecc.). Nel 2007 i lavori di scavo si sono svolti durante il periodo compreso tra il 16 luglio e il 18 agosto. Si è estesa l’area di scavo di 6 mq in direzione Sud rispetto agli scavi precedenti (campagne 2004-2005). Nei riquadri D1,D2,E1,E2,F1,F2 viene scavato il deposito più superficiale rimaneggiato, posto sopra all’US0 costituita da una conoide di colluvi e pietre di crollo fortemente bioturbata spessa fino a 30 cm. Al suo interno sono state rinvenute 6 schegge di selce e rari resti faunistici. Si è quindi proseguiti con l’asportazione delle unità sottostanti, iniziando con l’ US1a e US1b costituite da un sedimento loessico con scheletro calcareo, spesse rispettivamente fino a 30 cm e 50 cm e anch’esse fortemente bioturbate. L’industria litica è rappresentata da 8 schegge e 2 frammenti di lamelle, scarsa macrofauna e numerosi resti di microfauna. Proseguendo con lo scavo, al tetto dell’US 2, viene individuata una chiazza carboniosa dai contorni definiti. In pianta presenta una morfologia circolare suggerita soprattutto dalla disposizione di alcune pietre, poste attorno alla chiazza carboniosa. Nel corso dello scavo vengono ritrovati 2 manufatti in selce al tetto del sedimento carbonioso di US2: si tratta di una lama e di una grande scheggia con tallone a faccette, entrambe realizzate su selce alloctona del Biancone. Attorno al focolare si mette in luce un orizzonte con cenere, qualche carbone e resti faunistici, denominato US2CL e che rappresenta una paleosuperficie. L’ultima unità indagata è US2, spessa tra i 5 e i 10 cm, caratterizzata dalla presenza di numerose pietre di crollo di dimensioni decimetriche, contenente numerosi resti di micromammiferi e sporadici macromammiferi e priva di ulteriori evidenze archeologiche.
  • AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2008
    La campagna di scavo 2008 si è svolta tra il 3 e il 28 giugno, con lo scopo di approfondire lo scavo nell’area indagata nel corso della campagna 2007. La superficie visibile all’inizio della campagna corrispondeva al tetto di US2 base, costituita da loess bruno – giallastro parzialmente bioturbato, contenete una flebile chiazza carboniosa, alcune ossa di piccoli carnivori e abbondanti resti di micromammiferi. Dalla porzione inferiore dello strato provengono 4 microschegge di selce, frammenti diafisari di ossa di mammiferi e un mascellare di marmotta. US2 base Conteneva inoltre concrezioni ferrose e alcuni clasti ocracei. L’US3a successiva è rappresentata da clasti calcarei alterati e arrotondati immersi in una matrice limosa - argillosa bruno scura. Conteneva resti faunistici di un cervide e di altri ungulati e industria litica in selce della Scaglia Rossa e della Scaglia Variegata (un nucleo a lamelle, alcune schegge laminari e abbondante débris). Viene quindi indagata l’US3b contraddistinta dalla presenza di grandi massi caduti dalla volta e dalle pareti della grotta. Sotto al crollo il sedimento diviene limo-sabbioso. La parte superiore di US 3b ha restituito pochi frammenti ossei con superficie lucida (forse ingoiati e digeriti da carnivori), denti di orso, resti di pesce e avifauna. Conteneva inoltre qualche microscheggia di selce, due frammenti di lame in Scaglia Rossa (una a ritocco erto marginale). Dalla base di US3 provengono ossa di carnivori e di erbivori, alcune con tracce antropiche. Tra i micromammiferi sono presenti muridi che indicano ambiente di sottobosco. La sottostante unità indagata è US 4tI che si distingue per la presenza di un orizzonte continuo di pietre e massi di crollo, con reperti faunistici e qualche scheggia di selce. Alla base di quest’ultima unità è posto un orizzonte carbonioso di origine antropica. Tra due strutture di combustione erano posti manufatti in selce di tecnica levallois, attribuibili al Musteriano.
  • AIAC_2374 - Grotta del Col de la Stria - 2010
    The excavation concentrated on two distinct areas, one close to the centre of the cavity and the other in the eastern sector. The first intervention was undertaken in sectors F8-H8, where in H8 digging stopped at a depth of one metre in correspondence with great collapses within unit 1. In F8 and G8 only unit 0 was investigated (about 50 cm thick), constituted by a fan of clayey and organic detritus which had come from the openings along the western wall of the grotto. The finds comprised glazed and decorated wheel-made pottery and two flint flakes. Below the fan a silty deposit (unit 1) with large collapsed stones, appeared. It was disturbed at its roof by pedological activity. In this sector unit 1 produced the remains of bear, marmot, carnivore, bird and fish bones. The second intervention was undertaken in sector H 11, where the base rock was reached at a depth of 2.85 m. H 11 is situated by the east wall, between the two main arches providing access to the grotto. The stratigraphy comprises, from the top to bottom, a disturbed deposit (RIM) situated at the roof of a deposit of hill detritus with a clay matrix, above which a surface with an active organic horizon (unit 0) had developed. The archaeological content of unit 0 was represented by finds of historical date (decorated glazed pottery). Below this was a silty deposit with collapsed material (unit 1a and 1b), with aeolian and thermo-clastic elements, rich in bone fragments and with few archaeological finds represented by a lithic industry datable to the Upper Paleolithic period. The next deposit was mainly sandy (units 2, 2a and 3) presenting corrosive and concretionary phenomena with a mainly thermoclastic and hydraulic contribution. There was no evidence of anthropological activity but the deposit was rich in the skeletal remains of large mammals, above all _Ursus spelaeus_ some still in anatomical connection, _Alces alces_, _Rupicapra rupicapra_, _Megaloceros giganteus_ and _Cervus elaphus_. The deepest units (4, 5, 6 and 6a) constituted an ossiferous breccias with a sandy matrix, partially loosened (in particular at the base) where the matrix is carbonaceous with a doughy consistency. The deposit contained a small number of flint flakes with clear pseudo-retouches dating to the Mousterian period. Also present were a large quantity of large mammal skeletal remains blackened through the absorption of Fe/Mn. These included _Canis lupus_, _Cervus elaphus_, _Bos-Bison_ and _Alces alces_ and _Ursus spealeus_. Where it met the base rock, the breccia, like the roof of the embedding rock, was heavily altered by water corrosion.
  • AIAC_292 - Grotta del Buso Doppio del Broion - 2007
    Il Riparo del Broion, lungo una decina di metri, è protetto da un aggetto di circa 7 m e contiene un riempimento parzialmente asportato in età storica per regolarizzare la superficie di calpestio in modo da utilizzarlo a fini agricoli. Il deposito fu intaccato alcuni anni fa da uno scavo abusivo, su una superficie complessiva di 14 mq, fino ad una profondità di 2 m. Nel 1998 è iniziato uno scavo sistematico, che ha messo in luce una serie stratigrafica nella quale sono state distinte 16 unità, le inferiori delle quali (13, 9, 7 e 4) contengono manufatti del Paleolitico medio, le soprastanti manufatti del Paleolitico superiore. Le unità 3 e 2, esplorate su una superficie di 8 mq, non presentano tracce di frequentazione antropica. L’unità superiore 1, spessa circa 80 cm, presenta inferiormente un limite abrupto ed è stata suddivisa in 7 sottounità (1g – 1a) quasi sempre separate tra loro da limiti abrupti. A ridosso della parete rocciosa i sedimenti sono incoerenti, talora interessati da processi erosivi e da tane. Alla fase antica del Paleolitico superiore (1g e 1f) appartengono due strutture di combustione. Nel settore centrale dello scavo la struttura subcircolare S2 misura 50 cm di diametro, 8 cm di profondità e intacca l’unità 2. Il riempimento è costituito da sedimento fine con abbondante sostanza organica, piccoli clasti, rari carboni, ossa combuste, pochi manufatti di selce alterati dal fuoco. Ad essa si riferiscono le datazioni 14C (AMS): 32.100±400 (UtC-11.790), 25.980±190 (UtC-11.791), 30.480±300 (UtC-11.792) BP. Nel settore occidentale, la struttura S3 è costituita da una depressione subcircolare di 80 cm di diametro, profonda 10 cm, e circondata da cinque pietre di calcare locale, che intacca l’unità 2. Essa è riempita da limi ricchi di sostanza organica, con qualche carbone, uno dei quali datato 31.700±400 (UtC-12.509)BP. All’interfaccia 1f/1g si riferisce la datazione 30.650±300 (LTL-1637A) BP. La fauna, estremamente frammentaria, comprende tra i carnivori orso speleo, volpe comune, gatto selvatico; tra gli ungulati cinghiale, alce, cervo, capriolo, camoscio; tra i roditori e lagomorfi lepre e castoro. Vi sono anche resti di pesci e uccelli di palude. L’insieme rimanda ad un ambiente paludoso ai piedi delle colline, circondato da vegetazione arborea con ampie radure. Gli insiemi litici di 1g ed 1f vengono attribuiti alla fase antica del Paleolitico superiore. La selce utilizzata proviene dalle formazioni del Biancone e della Scaglia Rossa, con l’eccezione di una lama di selce alloctona. Sono rappresentate tutte le fasi di lavorazione; alla fase di produzione appartengono pochi frammenti di lamella. I nuclei sono stati sfruttati all’estremo, e presentano sempre qualche stacco lamellare. In 1g sono presenti 3 grattatoi piatti, 3 frammenti di lame ritoccate, 2 coltelli a dorso; in 1f una lama ritoccata cf. lama aurignaziana, 1 coltello a dorso curvo cf. Uluzziano e due frammenti lamellari rispettivamente a ritocco erto marginale diretto ed erto marginale alterno. Vi sono inoltre 1 piccolo perforatore e un punteruolo ricavati da schegge d’osso e 4 conchiglie (3 marine, una dulciacquicola) utilizzate come ornamenti, con evidenti tracce di ocra rossa all’interno. Due frequentazioni della fase media del Paleolitico superiore sono documentate nelle sottounità 1c e 1b, per le quali si hanno quattro datazioni 14C-AMS: 25.860±200 (UtC-13321) BP relativo alla sottounità 1c; 27.960±300 (UtC-10.504), 17.830±100 (UtC-10.506) e 28.460±260 (UtC-260) BP relative alla sottounità 1b. La datazione UtC-10.506 si riferisce ad una struttura di combustione subcircolare del diametro di circa 1 m, profonda 7 cm (S1). La scarsa fauna comprende orso speleo, abbondante marmotta, caprini, bovini, volpe, mustelidi, uccelli e pesci. Le sottounità 1e – 1a hanno dato una sequenza gravettiana, all’interno della quale pare possibile distinguere: un insieme scarsamente rappresentato (1e, 1d, 1c), forse gravettiano (facendo affidamento sulla datazione radiometrica relativa alla sottounità 1c); un insieme gravettiano antico a punte a dorso e rari foliati (1b, 1b alfa, 1b beta e 1b gamma) per il quale si hanno due datazioni radiometriche. Questo insieme è marcatamente omogeneo. Gli strumenti sono rari (2 bulini, 1 grattatoio frontale, un becco, qualche frammento di lama ritoccata). Le armature sono ben rappresentate, anche se si tratta quasi sempre di frammenti o di residui: piccole punte snelle e lunghe de La Gravette, caratterizzate da dorso bipolare e da ritocco complementare di punta o di base opposto al dorso; lamelle a dorso e troncatura. Va infine segnalata la presenza di un frammento mesiale di una punta foliata a faccia piana stretta e lunga, ottenuta con ritocco coprente bilaterale sulla faccia dorsale e ritocco piatto invadente parziale sulla faccia ventrale. Un frammento simile proviene anche dal riempimento di una tana, con altri manufatti gravettiani. L’insieme litico delle sottounità soprastanti 1aα non si scosta da questo quadro. L’analisi delle tracce d’uso ha rivelato l’uso delle armature come punte di armi da getto o come elementi di strumenti compositi utilizzati per tagliare o per segare.
  • AIAC_292 - Grotta del Buso Doppio del Broion - 2009
    Il Buso Doppio del Broion, già noto agli speleologi della prima metà del secolo scorso, è una delle numerose cavità carsiche che si aprono all’interno delle rocce carbonatiche oligoceniche che costituiscono l’antica bariera corallina di Lumignano. Questa grotta, posta a circa 135 metri di quota s.l.m., tra il Riparo del Broion e la Grotta del Sengio Longo, è così chiamata per la presenza di due entrate di forma pressoché circolare, la maggiore delle quali consente di accedere alla galleria principale (galleria A) che si sviluppa in senso Nord/Ovest-Sud/Est per una lunghezza di circa 12 metri e una larghezza di circa 3 metri. Davanti e alla base dell’entrata principale è posto un grosso masso di crollo che contiene un lembo di deposito archeologico dalla cui superficie emergono alcuni frammenti di ceramiche, successivamente l’accesso all’entrata è facilitato da una serie di gradini artificiali ricavati nella roccia di base sotto la volta della grotta. Verso la parte terminale della galleria A si apre una seconda diramazione che porta ad una camera che si sviluppa in direzione Nord (galleria B) per una lunghezza di circa 5 metri e larga circa 3 metri, dalla quale si dipartono altri tre diverticoli, due verso Ovest (gallerie C e D), e uno verso Est (Galleria E); altre due gallerie, prive di deposito, si dipartono dalla seconda entrata della grotta. Già durante le operazioni di asportazione del deposito rimaneggiato, ad opera di volontari del CAI di Vicenza, apparve chiara la presenza di reperti che testimoniano una sporadica frequentazione della grotta durante l’ultimo massimo glaciale, attorno a 20.000 anni fa. Infatti il ritrovamento di tre punte a cràn, del tutto simili a quelle provenienti dai depositi della Grotta di Paina a Mossano e di Trene a Nanto, ricavate da selce appenninica, consente di attribuire l’origine della porzione superiore del deposito interno della grotta al Massimo del II Pleniglaciale wurmiano. L’area di scavo si estende su di una superficie di 13 m2, dove sono state indagate le Unità Stratigrafiche US1 ÷ US6, per uno spessore di 2,5 metri. L’US 1, dello spessore massimo di 80 cm è costituita da grandi massi di crollo della volta e della parete della grotta, tra i quali si pone un sedimento loessico con resti di orso delle caverne, alce, marmotta, castoro, carnivori di piccola e media taglia, vertebre di pesci, uccelli e micro mammiferi (roditori, chirotteri e altri insettivori). Dalla porzione più profonda (US1 tt III e IV) proviene un’industria litica caratterizzata dalla presenza di pochi scarti di lavorazione della selce, per lo più di provenienza berico-euganea e/o lessinea e frammenti di punte a dorso bipolare con assottigliamenti di base e di punta (cf. Gravettes, variante Vachones), una bipunta e frammenti di lame a dorso che riferiscono l’insieme al Gravettiano antico. L’US2, lenticolare limitata ai quadrati B7 e C7, costituita da una matrice loessica con scarso scheletro calcareo. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di orso delle caverne, di mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci e micro mammiferi. L’industria litica è assente. L’US3 a matrice loessica con pietre calcaree sub-arrotondate, è stata soggetta a dilavamento idrico post-deposizionale e successiva deformazione da carico. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di mammiferi di media e grande taglia (compreso l’orso speleo), vertebre di pesci e rari uccelli. L’industria litica è assente. Sono presenti carboni di legna isolati posti al di sotto delle pietre più grandi. Nel quadrato B7 si sono distinte 3 sottounità denominate 3a, 3b e 3c. L’US4 è un’ unità organica microstratificata (laminata) a matrice loessica. La matrice loessica è composta da lamine di spessore millimetrico più o meno ricche di sostanza organica. L’unità ha una morfologia tabulare, spessa fino a 30 cm. Il contenuto paleontologico è costituito da orso speleo, mammiferi di grande, media e piccola taglia, compresi carnivori; abbondanti micro mammiferi e pesci. Sono presenti carboni di legna isolati. L’industria litica è assente. L’US5 a supporto clastico con numerosi vuoti interstiziali tra le pietre che raggiungono dimensioni di 30-40 cm di diametro, e scarsa matrice loessica. Lo spessore di US5 raggiunge gli 80 cm. Nella porzione superiore la matrice loessica è più scarsa e secca, le pietre di maggiori dimensioni; nella porzione medio-basale (US5 base) la matrice è più abbondante e più umida, con pietre di dimensioni minori. Da questa unità provengono ossa di orso speleo, marmotta, volpe e altri mammiferi di grande e media taglia, scarse vertebre di pesci, uccelli e un’abbondante microfauna. L’industria litica è rappresentata da 2 lamelle a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour), poche lamelle di piena scheggiatura e scarso debris. Sono presenti carboni di legna isolati. L’US6 posta a circa 2,5 metri di profondità contiene ancora elementi di crollo, costituiti da pietre calcaree sub-arrotondate con una matrice loessica. In alcuni punti il limo eolico è particolarmente pulito, privo di clasti, soprattutto nella porzione basale dell’unità. Il contenuto faunistico è rappresentato da resti di orso speleo, lupo e altri mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci. Vi sono resti di micro mammiferi. L’industria litica è assente. Rari i carboni di legna. Con lo scavo 2009 si è potuto raggiungere il tetto di US7 che si presenta come un’unità loessica con pietre calcaree anche di grandi dimensioni (decimetriche) e con ossa di mammiferi tra i quali orso speleo e marmotta, uccelli e micro mammiferi. L’industria litica è rappresentata da un unico frammento mesiale di microlamella a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour).