Name
Aquileia, teatro romano
Monuments
Theatre

Seasons

  • AIAC_3756 - Aquileia, teatro romano - 2015
    L’area demaniale interessata dalle indagini (fondi ex Comelli-Moro), sita nel quadrante urbano sud-occidentale, presenta eccezionali potenzialità per lo studio urbanistico ed architettonico di Aquileia. Essa si trova infatti nel cuore del monumentale “quartiere degli spettacoli”, nello spazio compreso tra le Grandi Terme a sud e il decumano di Aratria Galla e le cosiddette mura bizantine a nord. L’interesse scientifico per quest’area archeologica risiede soprattutto nell’ipotizzata presenza del teatro romano, qui localizzato da Luisa Bertacchi sulla base di significativi ritrovamenti strutturali avvenuti negli anni 1968-1969, cui fecero seguito varie indagini geofisiche effettuate nel 1978 e nel 1984. L’interpretazione della studiosa si avvaleva inoltre dell’analisi degli elementi architettonici rinvenuti sul posto e di alcune indicazioni toponomastiche medievali. L’ipotesi fu accolta con favore dalla comunità scientifica, ma rimase a lungo priva di verifiche sul terreno, finalizzate non solo a confermare l’effettiva esistenza dell’edificio per spettacoli ma anche a definirne le dimensioni, l’articolazione planimetrica, le caratteristiche architettoniche, l’apparato decorativo, le fasi di fondazione, di utilizzo e di abbandono, le eventuali preesistenze e così via. Del teatro e della supposta porticus post scaenam erano infatti noti soltanto un singolo muro radiale, attribuito alle opere sostruttive della cavea, una serie di muri paralleli in corrispondenza dell’edificio scenico e alcune strutture gravitanti su una retrostante area lastricata. A tal proposito, nel 2015 l’Università di Padova ha avviato una prima campagna di scavo e di rilievo archeologico, preceduta e seguita da una serie di prospezioni geoelettriche. Lo scavo ha riguardato una vasta superficie corrispondente in modo approssimativo al supposto settore mediano della cavea teatrale. Per consentire una rapida ed efficace identificazione dell’edificio sono stati aperti due saggi: il primo sito più a nord (saggio 1), in prossimità dell’area indagata nello scorso secolo; il secondo sito più a sud (saggio 2), dove maggiori erano le indicazioni offerte dalle indagini geoelettriche. La felice intuizione della Bertacchi sembra oggi confermata dall’individuazione, all’interno del saggio 2, di un tratto di muro curvilineo dal quale si dirama una serie di strutture radiali attribuibili alla cavea dell’edificio per spettacoli, caratterizzata probabilmente da dimensioni più contenute rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Le indagini nel saggio 1 hanno invece messo in luce importanti testimonianze relative alla frequentazione post antica dell’area e all’asporto di grandi elementi architettonici provenienti dal complesso monumentale. Le indagini archeologiche non sono finalizzate unicamente all’attività scientifica, ma appaiono strettamente connesse con il dichiarato interesse da parte della Soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Aquileia a procedere con un intervento programmato di tutela delle testimonianze strutturali e di valorizzazione dell’intera area demaniale.
  • AIAC_3756 - Aquileia, teatro romano - 2016
    Nella campagna di scavo del 2016 l’ipotesi di Luisa Bertacchi relativa all’ubicazione del teatro romano di Aquileia in corrispondenza dell’area demaniale dei fondi ex Comelli-Moro ha trovato ulteriori conferme. Le ricerche sul campo, sia di tipo geofisico sia di tipo archeologico, hanno infatti permesso di definire la presenza di un edificio monumentale di età romana (non ancora datato per via stratigrafica), caratterizzato da una successione regolare di lunghi e poderosi muri radiali, disposti con ritmo alternato su due file concentriche suddivise da un muro curvilineo intermedio. Considerate le particolari caratteristiche planimetriche e dimensionali delle strutture radiali, queste sembrano essere attribuibili con buona probabilità alle opere sostruttive della cavea teatrale. Le indagini stratigrafiche si sono concentrate in quattro saggi di scavo: due in continuità con quelli aperti nella campagna di scavo del 2015 (saggi 1 e 2), due di nuova apertura (saggi 3 e 4). Le strutture relative all’edificio sono state individuate all’interno dei saggi 2, 3 e 4. In particolare nei saggi 3 e 4 sono stati rinvenuti due blocchi basali dei pilastri terminali dei rispettivi muri radiali, la cui posizione consente di precisare l’assetto del perimetro della cavea. Nei saggi 1 e 4 è stata messa in luce anche una serie di battuti pavimentali, tra loro sovrapposti, pertinenti allo spazio esterno all’edificio, che a sua volta appare delimitato da una recinzione che ne assecondava l’andamento curvilineo. Oltre alle suddette testimonianze strutturali di età romana, conservate soltanto in parte perché intaccate da estesi interventi di asportazione del materiale edilizio, si segnala l’esistenza di interessanti sequenze stratigrafiche riferibili all’utilizzo dell’edificio per lo scarico di scorie metalliche e di frammenti di materiale lapideo e marmoreo avvenuto in forma massiccia in età tardoantica o altomedievale. Ulteriori livelli di accrescimento testimoniano la successiva frequentazione dell’area in epoca post antica. Piuttosto recenti appaiono infine gli episodi di spoliazione.
  • AIAC_3756 - Aquileia, teatro romano - 2017
    La campagna di scavo del 2017 ha permesso di ricavare nuovi dati relativi alle caratteristiche planimetriche e sostruttive della cavea del teatro romano aquileiese, individuato a partire dal 2015 nell’area archeologica demaniale dei fondi ex Comelli-Moro, recentemente conferita alla Fondazione Aquileia. In base alle recenti indagini, l’ampiezza ricostruibile della cavea del teatro risulta aggirarsi sui 95 m. Rispetto a quanto precedentemente ipotizzato da Luisa Bertacchi, la collocazione dell’edificio appare traslata di circa 25 m verso sud-est. Anche le indagini stratigrafiche di quest’anno si sono svolte in settori di scavo topograficamente distinti. Nel settore settentrionale (saggio 3) è stato messo in luce il tratto iniziale del muro curvilineo che suddivide le strutture radiali della serie esterna da quelle di una seconda serie più interna, corrispondenti con buona probabilità alle sostruzioni della summa e della media cavea. Tale struttura intermedia prende avvio dal poderoso muro radiale già in parte scavato dalla Bertacchi nel secolo scorso, che procede senza soluzione di continuità tra i due settori. Una serie di aperture presenti nel muro curvilineo consentono l’accesso agli spazi sostruttivi interni. In direzione opposta, verso l’esterno i muri radiali si appoggiano a potenti pilastri composti da blocchi lapidei: nel complesso ne sono stati indagati quattro (due in questo saggio, uno nel saggio 4, uno nel nuovo saggio 5). Non documentata è invece la presenza di un’eventuale galleria periferica di distribuzione alle spalle della facciata della cavea. Nel settore centrale (saggio 2), grazie all’ampliamento dell’area di scavo verso l’interno dell’edificio, è stata indagata la grande struttura piena destinata a sostenere l’ima cavea, costituita da una serie di gettate sovrapposte di scapoli lapidei legati da malta di calce. Il notevole spessore di questa struttura basale è stato verificato mediante un carotaggio diagnostico. Al suo limite orientale essa conserva il profilo ben distinguibile di quattro gradoni, originariamente funzionali all’alloggiamento delle prime file di sedili della cavea, poi asportati. Alla base di questi gradoni si sviluppa un piano in lastre lapidee delimitato internamente da una cunetta curvilinea, oltre la quale doveva svilupparsi l’orchestra (non ancora scavata). Come già evidenziato nelle precedenti campagne di scavo, numerose sono le tracce relative a un utilizzo secondario degli spazi sostruttivi della cavea anche dopo l’età antica. Piuttosto recenti appaiono invece gli episodi di spoliazione delle strutture murarie. Lo scavo ha riguardato infine anche il settore esterno all’edificio (saggio 4), dove è stata indagata una vasta area scoperta alla quale appartengono alcuni battuti pavimentali tra loro sovrapposti, a causa di successivi rifacimenti, recanti tracce del passaggio di carri e di altre attività.
  • AIAC_3756 - Aquileia, teatro romano - 2018
    La campagna di scavo del 2018 è stata indirizzata in primo luogo al completamento delle indagini nel settore esterno all’edificio (saggio 4), dove già era stata individuata una vasta area scoperta caratterizzata dalla presenza di alcuni battuti pavimentali tra loro sovrapposti. Grazie all’approfondimento dello scavo, a ridosso delle arcate perimetrali dell’edificio di spettacolo è stata messa in luce l’originaria pavimentazione lastricata che fiancheggiava esternamente il perimetro curvilineo della cavea, posta in continuità con le soglie di accesso agli ambienti sostruttivi individuate sia nel saggio 4 sia nel vicino saggio 5. Nella pavimentazione si apre un tombino di scolo collegato con una cloaca sottostante per il deflusso dell’acqua piovana. Il piano pavimentale fu obliterato già in antico da una sequenza di nuovi livelli di calpestio sovrapposti a quote progressivamente crescenti. Analoghi innalzamenti dei piani sono stati osservati anche negli spazi sostruttivi tra i muri radiali indagati nei saggi 4 e 5. Il più recente dei livelli di calpestio esterni al teatro è costituito da un esteso battuto pavimentale, molto compatto, recante varie tracce del passaggio di carri e di altre attività. Interessanti novità per la comprensione dell’articolazione planimetrica dell’edificio sono emerse poi dal completamento dello scavo nel saggio 2 e dall’apertura di due nuovi settori di intervento: il saggio 6, nel settore orientale dell’edificio, e il saggio 7, nel settore settentrionale. Nel saggio 2 è stata messa in luce nella sua completa estensione un’ampia porzione del piano in lastre lapidee alla base dei gradini inferiori della cavea, il quale risulta coprire una cloaca sottostante. Questo piano in lastre circonda lo spazio dell’orchestra, della quale è stata messa in luce una porzione di pavimentazione riferibile a una sistemazione successiva. Un tratto della stessa pavimentazione, compreso sul lato opposto da una struttura muraria in materiali di reimpiego, è stato individuato anche nel vicino saggio 6. Rimane al momento ignota la struttura del piano originario dell’orchestra. Più ad est sono stati individuati lo spazio occupato dal palcoscenico, che risulta in gran parte occupato da numerosi elementi architettonici sopravvissuti alle diffuse attività di spoliazione post antiche, e i resti lacunosi di un tratto del potente muro di frontescena, rasato a una quota quasi uniforme. Nel saggio 7 è stato invece probabilmente riconosciuto l’aditus maximus settentrionale, del quale si conservano i muri laterali e la pavimentazione originaria, sovrapposta a una cloaca collegata probabilmente con quella del saggio 2, che si sviluppa attorno all’orchestra. Lo studio delle numerose scorie metalliche rinvenute e di alcune strutture murarie poste in luce negli anni scorsi, associato ai risultati di una recente campagna di prospezioni geofisiche, ha permesso di chiarire che gli ambienti sostruttivi esterni furono a lungo frequentati per altri scopi una volta cessato l’utilizzo dell’edificio per gli spettacoli teatrali. Tale frequentazione era connessa principalmente con attività artigianali legate alla lavorazione di metalli.
  • AIAC_3756 - Aquileia, teatro romano - 2019
    Nell’estate 2019 si è svolta la quinta campagna di scavo presso il teatro romano di Aquileia. L’intervento più esteso ha riguardato il settore dell’orchestra e dell’edificio scenico, lungo l’asse mediano del teatro (saggio 6). Nell’area dell’orchestra le lastre pavimentali individuate nel 2018 sono risultate poggiare su potenti livelli di scarico ricchi di componente organica, inclusi macroresti vegetali. Al di sotto sono emersi i resti di almeno due ripavimentazioni dell’orchestra, ottenute con lastre di reimpiego. Queste sistemazioni avvennero una volta rimossa la pavimentazione originale, di cui si conservano solo due lastre in marmo bianco allettate su una malta di preparazione particolarmente tenace. Della frons pulpiti originaria non restano tracce, fatta eccezione per lo zoccolo modanato in marmo bianco; il resto della struttura individuata, scandita da nicchie decorative rettangolari e semicircolari, è riferibile invece a un rifacimento successivo. La frons pulpiti, che conserva labili tracce di intonaco dipinto a imitazione del marmo, presenta i segni di ulteriori adattamenti. Tra il muro del pulpito e il muro di frontescena è iniziata la rimozione parziale dei riempimenti dell’iposcenio, contenenti una mole ingente di blocchi, frammenti di colonne e altro materiale architettonico di grandi dimensioni. La profondità del palcoscenico (non conservato) può essere ricostruita nella misura di 6,8 m. Più ad est lo scavo ha permesso non solo di documentare una fase di occupazione posteriore all’asportazione dei rivestimenti delle strutture del teatro, ma anche di riconoscere la profondità complessiva del muro di frontescena (circa 8,25 m) e di ipotizzarne l’articolazione planimetrica. Sui resti della struttura, quasi interamente rasata alla base dell’alzato, sono state identificate infatti le tracce di quella che doveva essere una grande nicchia centrale, avente un raggio approssimativo di 6 m, con la concavità rivolta ad ovest e l’asse collocato lungo l’asse mediano dell’edificio; al centro della grande nicchia semicircolare si apriva un passaggio rialzato interpretabile probabilmente come valva regia. Altri due interventi di carattere più puntuale sono stati condotti in corrispondenza del perimetro esterno del teatro. Il primo si colloca lungo lo stesso asse mediano dell’edificio, nello spazio compreso tra due muri radiali (saggio 4), dove sono state documentate ulteriori evidenze relative al riuso delle sostruzioni della cavea per attività artigianali legate alla lavorazione di metalli. Il secondo è ubicato invece all’inizio dell’aditus maximus settentrionale (saggio 7), in corrispondenza dell’entrata monumentale del teatro. L’interferenza di una grande fossa di spoliazione ha permesso di riconoscere le fondazioni dei due pilastri laterali dell’arco di accesso, la pavimentazione dell’aditus con il sottostante canale di scolo (proveniente a quanto pare dall’orchestra), la sistemazione all’esterno dell’edificio e una poderosa struttura rettilinea in appoggio alla fronte nord del pilastro orientale. Su questo lato dell’aditus si apre un ampio spazio, non ancora indagato, interpretabile forse come basilica. Nell’estate 2019 si è svolta la quinta campagna di scavo presso il teatro romano di Aquileia. L’intervento più esteso ha riguardato il settore dell’orchestra e dell’edificio scenico, lungo l’asse mediano del teatro (saggio 6). Nell’area dell’orchestra le lastre pavimentali individuate nel 2018 sono risultate poggiare su potenti livelli di scarico ricchi di componente organica, inclusi macroresti vegetali. Al di sotto sono emersi i resti di almeno due ripavimentazioni dell’orchestra, ottenute con lastre di reimpiego. Queste sistemazioni avvennero una volta rimossa la pavimentazione originale, di cui si conservano solo due lastre in marmo bianco allettate su una malta di preparazione particolarmente tenace. Della frons pulpiti originaria non restano tracce, fatta eccezione per lo zoccolo modanato in marmo bianco; il resto della struttura individuata, scandita da nicchie decorative rettangolari e semicircolari, è riferibile invece a un rifacimento successivo. La frons pulpiti, che conserva labili tracce di intonaco dipinto a imitazione del marmo, presenta i segni di ulteriori adattamenti. Tra il muro del pulpito e il muro di frontescena è iniziata la rimozione parziale dei riempimenti dell’iposcenio, contenenti una mole ingente di blocchi, frammenti di colonne e altro materiale architettonico di grandi dimensioni. La profondità del palcoscenico (non conservato) può essere ricostruita nella misura di 6,8 m. Più ad est lo scavo ha permesso non solo di documentare una fase di occupazione posteriore all’asportazione dei rivestimenti delle strutture del teatro, ma anche di riconoscere la profondità complessiva del muro di frontescena (circa 8,25 m) e di ipotizzarne l’articolazione planimetrica. Sui resti della struttura, quasi interamente rasata alla base dell’alzato, sono state identificate infatti le tracce di quella che doveva essere una grande nicchia centrale, avente un raggio approssimativo di 6 m, con la concavità rivolta ad ovest e l’asse collocato lungo l’asse mediano dell’edificio; al centro della grande nicchia semicircolare si apriva un passaggio rialzato interpretabile probabilmente come valva regia. Altri due interventi di carattere più puntuale sono stati condotti in corrispondenza del perimetro esterno del teatro. Il primo si colloca lungo lo stesso asse mediano dell’edificio, nello spazio compreso tra due muri radiali (saggio 4), dove sono state documentate ulteriori evidenze relative al riuso delle sostruzioni della cavea per attività artigianali legate alla lavorazione di metalli. Il secondo è ubicato invece all’inizio dell’aditus maximus settentrionale (saggio 7), in corrispondenza dell’entrata monumentale del teatro. L’interferenza di una grande fossa di spoliazione ha permesso di riconoscere le fondazioni dei due pilastri laterali dell’arco di accesso, la pavimentazione dell’aditus con il sottostante canale di scolo (proveniente a quanto pare dall’orchestra), la sistemazione all’esterno dell’edificio e una poderosa struttura rettilinea in appoggio alla fronte nord del pilastro orientale. Su questo lato dell’aditus si apre un ampio spazio, non ancora indagato, interpretabile forse come basilica.

FOLD&R

Media

Name
Aquileia, teatro romano
Year
2015
Summary
it L’area demaniale interessata dalle indagini (fondi ex Comelli-Moro), sita nel quadrante urbano sud-occidentale, presenta eccezionali potenzialità per lo studio urbanistico ed architettonico di Aquileia. Essa si trova infatti nel cuore del monumentale “quartiere degli spettacoli”, nello spazio compreso tra le Grandi Terme a sud e il decumano di Aratria Galla e le cosiddette mura bizantine a nord.

L’interesse scientifico per quest’area archeologica risiede soprattutto nell’ipotizzata presenza del teatro romano, qui localizzato da Luisa Bertacchi sulla base di significativi ritrovamenti strutturali avvenuti negli anni 1968-1969, cui fecero seguito varie indagini geofisiche effettuate nel 1978 e nel 1984. L’interpretazione della studiosa si avvaleva inoltre dell’analisi degli elementi architettonici rinvenuti sul posto e di alcune indicazioni toponomastiche medievali.

L’ipotesi fu accolta con favore dalla comunità scientifica, ma rimase a lungo priva di verifiche sul terreno, finalizzate non solo a confermare l’effettiva esistenza dell’edificio per spettacoli ma anche a definirne le dimensioni, l’articolazione planimetrica, le caratteristiche architettoniche, l’apparato decorativo, le fasi di fondazione, di utilizzo e di abbandono, le eventuali preesistenze e così via. Del teatro e della supposta porticus post scaenam erano infatti noti soltanto un singolo muro radiale, attribuito alle opere sostruttive della cavea, una serie di muri paralleli in corrispondenza dell’edificio scenico e alcune strutture gravitanti su una retrostante area lastricata.

A tal proposito, nel 2015 l’Università di Padova ha avviato una prima campagna di scavo e di rilievo archeologico, preceduta e seguita da una serie di prospezioni geoelettriche. Lo scavo ha riguardato una vasta superficie corrispondente in modo approssimativo al supposto settore mediano della cavea teatrale. Per consentire una rapida ed efficace identificazione dell’edificio sono stati aperti due saggi: il primo sito più a nord (saggio 1), in prossimità dell’area indagata nello scorso secolo; il secondo sito più a sud (saggio 2), dove maggiori erano le indicazioni offerte dalle indagini geoelettriche.

La felice intuizione della Bertacchi sembra oggi confermata dall’individuazione, all’interno del saggio 2, di un tratto di muro curvilineo dal quale si dirama una serie di strutture radiali attribuibili alla cavea dell’edificio per spettacoli, caratterizzata probabilmente da dimensioni più contenute rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Le indagini nel saggio 1 hanno invece messo in luce importanti testimonianze relative alla frequentazione post antica dell’area e all’asporto di grandi elementi architettonici provenienti dal complesso monumentale.

Le indagini archeologiche non sono finalizzate unicamente all’attività scientifica, ma appaiono strettamente connesse con il dichiarato interesse da parte della Soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Aquileia a procedere con un intervento programmato di tutela delle testimonianze strutturali e di valorizzazione dell’intera area demaniale.
en The area of land under investigation is situated in the south western part of the city and presents excellent potential for the study of the urban plan and architecture of Aquileia. In fact, it lie in the heart of the monumental “quartiere degli spettacoli”, in the space between the Great Baths to the south and the _decumanus_ of _Aratria _ _Galla_ and the so-called Byzantine walls to the south.
The area’s scientific interest primarily lies in the hypothetical presence of the Roman theatre, placed here by Luisa Bertacchi based on significant structural finds in 1968-1969, followed by geophysical surveys in 1978 and 1984. This scholar’s interpretation also makes use of the analysis of architectural elements found on the site and a number of medieval toponyms.

This hypothesis was accepted by other scholars, but for a long time no investigations were undertaken on the ground in order not only to confirm the actual existence of the building but also to define the size, plan, architectural characteristics, decorative scheme, the phases of foundation, use and abandonment, and possible existence of earlier structures. Indeed, a single radial wall, attributed to the substructures of the _cavea_, a series of parallel walls in correspondence with the stage building and several structures centred on a paved area to the rear were all that was known of the theatre and supposed _porticus_ _post_ _scaenum_ .

In 2015, the University of Padova began a first campaign of excavations and survey, preceeded and followed by a series of geo-electric surveys. The excavations involved a vast area roughly corresponding with the presumed middle sector of the theatre’s _cavea_. Two trenches were opened in order to make a fast and reliable identification of the building: the first placed to the north (trench 1), in the proximity of the area investigated last century; the second (trench 2) further south, where the geo-electric surveys indicated the presence of the largest number of structures.

Bertacchi’s intuition now seems to be confirmed by the identification, in trench 2, of a length of curved wall from which a series of radial wall branch-off, structures attributable to the theatre, probably smaller than previously suggested. The excavations in trench 1 revealed important evidence for the post-antique occupation of the area and the removal of large architectural elements from the monumental complex.
The archaeological excavations are also closely linked to the Archaeological Superintendency of Friuli Venezia Giulia and the Fondazione Aquileia’s declared interest in proceeding with a programmed intervention to safeguard the structural remains and enhance this area of State-owned property.

Media

Name
Aquileia, teatro romano
Year
2016
Summary
it Nella campagna di scavo del 2016 l’ipotesi di Luisa Bertacchi relativa all’ubicazione del teatro romano di Aquileia in corrispondenza dell’area demaniale dei fondi ex Comelli-Moro ha trovato ulteriori conferme. Le ricerche sul campo, sia di tipo geofisico sia di tipo archeologico, hanno infatti permesso di definire la presenza di un edificio monumentale di età romana (non ancora datato per via stratigrafica), caratterizzato da una successione regolare di lunghi e poderosi muri radiali, disposti con ritmo alternato su due file concentriche suddivise da un muro curvilineo intermedio.

Considerate le particolari caratteristiche planimetriche e dimensionali delle strutture radiali, queste sembrano essere attribuibili con buona probabilità alle opere sostruttive della cavea teatrale.
Le indagini stratigrafiche si sono concentrate in quattro saggi di scavo: due in continuità con quelli aperti nella campagna di scavo del 2015 (saggi 1 e 2), due di nuova apertura (saggi 3 e 4). Le strutture relative all’edificio sono state individuate all’interno dei saggi 2, 3 e 4. In particolare nei saggi 3 e 4 sono stati rinvenuti due blocchi basali dei pilastri terminali dei rispettivi muri radiali, la cui posizione consente di precisare l’assetto del perimetro della cavea. Nei saggi 1 e 4 è stata messa in luce anche una serie di battuti pavimentali, tra loro sovrapposti, pertinenti allo spazio esterno all’edificio, che a sua volta appare delimitato da una recinzione che ne assecondava l’andamento curvilineo.

Oltre alle suddette testimonianze strutturali di età romana, conservate soltanto in parte perché intaccate da estesi interventi di asportazione del materiale edilizio, si segnala l’esistenza di interessanti sequenze stratigrafiche riferibili all’utilizzo dell’edificio per lo scarico di scorie metalliche e di frammenti di materiale lapideo e marmoreo avvenuto in forma massiccia in età tardoantica o altomedievale. Ulteriori livelli di accrescimento testimoniano la successiva frequentazione dell’area in epoca post antica. Piuttosto recenti appaiono infine gli episodi di spoliazione.
en Further confirmation regarding the hypothesis about the position of Aquileia’s Roman theatre in correspondence with the State owned ex Comelli-Moro property was provided by the 2016 excavations. Indeed, the fieldwork, both geophysical survey and excavation, made it possible to define the presence of a monumental Roman building (not yet dated by stratigraphical evidence), characterised by a succession of long, substantial radial walls, arranged alternately in two concentric rows divided by an intermediate curved wall. Considering the particular characteristics of the radial structures’ plan and dimensions, they can probably be identified as the substructures for the theatre’s _cavea_.

The stratigraphic excavations were concentrated in four trenches: two extending those opened in 2015 (trenches 1 and 2), and two new ones (trenches 3 and 4). In trenches 3 and 4, two base blocks from the terminal pillars of the respective radial walls were found, their position making it possible to define the perimeter of the _cavea_. In trenches 1 and 4, a series of overlying beaten floor surfaces were exposed relating to the area outside the building. This area appeared delimited by an enclosure that followed the theatre’s curved line.

In addition to these Roman structures, only partially preserved because cut by widespread robbing of the building materials, there were interesting stratigraphic sequences relating to the use of the building for large scale dumping of metal working waste, stone and marble fragments in the late antique and early medieval periods. Further build-ups of material attest the later occupation of the area in the post antique period. The robbing episodes appeared quite recent.
Research Body
Università di Padova
Funding Body
Fondazione Aquileia

Media

Name
Aquileia, teatro romano
Year
2017
Summary
it La campagna di scavo del 2017 ha permesso di ricavare nuovi dati relativi alle caratteristiche planimetriche e sostruttive della cavea del teatro romano aquileiese, individuato a partire dal 2015 nell’area archeologica demaniale dei fondi ex Comelli-Moro, recentemente conferita alla Fondazione Aquileia. In base alle recenti indagini, l’ampiezza ricostruibile della cavea del teatro risulta aggirarsi sui 95 m. Rispetto a quanto precedentemente ipotizzato da Luisa Bertacchi, la collocazione dell’edificio appare traslata di circa 25 m verso sud-est.
Anche le indagini stratigrafiche di quest’anno si sono svolte in settori di scavo topograficamente distinti.

Nel settore settentrionale (saggio 3) è stato messo in luce il tratto iniziale del muro curvilineo che suddivide le strutture radiali della serie esterna da quelle di una seconda serie più interna, corrispondenti con buona probabilità alle sostruzioni della summa e della media cavea. Tale struttura intermedia prende avvio dal poderoso muro radiale già in parte scavato dalla Bertacchi nel secolo scorso, che procede senza soluzione di continuità tra i due settori. Una serie di aperture presenti nel muro curvilineo consentono l’accesso agli spazi sostruttivi interni. In direzione opposta, verso l’esterno i muri radiali si appoggiano a potenti pilastri composti da blocchi lapidei: nel complesso ne sono stati indagati quattro (due in questo saggio, uno nel saggio 4, uno nel nuovo saggio 5). Non documentata è invece la presenza di un’eventuale galleria periferica di distribuzione alle spalle della facciata della cavea.

Nel settore centrale (saggio 2), grazie all’ampliamento dell’area di scavo verso l’interno dell’edificio, è stata indagata la grande struttura piena destinata a sostenere l’ima cavea, costituita da una serie di gettate sovrapposte di scapoli lapidei legati da malta di calce. Il notevole spessore di questa struttura basale è stato verificato mediante un carotaggio diagnostico. Al suo limite orientale essa conserva il profilo ben distinguibile di quattro gradoni, originariamente funzionali all’alloggiamento delle prime file di sedili della cavea, poi asportati. Alla base di questi gradoni si sviluppa un piano in lastre lapidee delimitato internamente da una cunetta curvilinea, oltre la quale doveva svilupparsi l’orchestra (non ancora scavata).
Come già evidenziato nelle precedenti campagne di scavo, numerose sono le tracce relative a un utilizzo secondario degli spazi sostruttivi della cavea anche dopo l’età antica. Piuttosto recenti appaiono invece gli episodi di spoliazione delle strutture murarie.

Lo scavo ha riguardato infine anche il settore esterno all’edificio (saggio 4), dove è stata indagata una vasta area scoperta alla quale appartengono alcuni battuti pavimentali tra loro sovrapposti, a causa di successivi rifacimenti, recanti tracce del passaggio di carri e di altre attività.
en The 2017 excavations produced new data relating to the plan and substructures of the _cavea_ of the Roman theatre at Aquileia, identified in 2015 in the archaeological area in the ex Comelli-Moro property, recently granted to the Fondazione Aquileia. Based on the recent investigations, the width of the _cavea_ can be reconstructed at about 95 m. The building appears to be situated c. 25 m further south-east from the position previously suggested by L. Bertacchi.
As in previous years, this season’s excavations took place in topographically distinct sectors.

In the northern sector (trench 3), the beginning of the curved wall was uncovered that divided the radial structures of the external series from those of the second innermost series, probably corresponding with the substructures of the _summa_ and _media_ _cavea_. This intermediate structure began from a substantial radial wall partially excavated by Bertacchi last century, which continued without interruption between the two sectors. A series of apertures present in the curved wall provided access to the spaces of the inner substructures. In the opposite direction, towards the exterior, the radial walls abutted large pillars built of stone blocks. Overall, four were investigated (two in this trench, one in trench 4 and one in the new trench 5). There was no evidence of a peripheral tunnel for the movement of people behind the facade of the _cavea_.

In the central sector (trench 2), the extension of the excavation towards the interior of the building, made it possible to investigate the large solid structure that supported the _ima_ _cavea_, constituted by a series of overlying cast layers of stone chips bonded with lime mortar. A diagnostic core sample was taken in order to check the substantial thickness of this base structure. At its eastern edge the well-preserved profile of fours steps, whose original function was to house the first rows of seats in the _cavea_, that were later removed. At the base of these steps, there was a surface of stone slabs, its inner edge bordered by a curved gutter, beyond which must be the orchestra (not yet excavated).
As seen in previous campaigns, there were numerous traces of the secondary use of the _cavea_ substructures, even in the post-antique period. The episodes of robbing appear much later.

Lastly, excavation took place outside the building (trench 4), where a vast open area was investigated, including several overlying beaten floor surfaces, the result of successive rebuilds, showing traces of cart wheels and other activities.

FOLD&R

Media

Name
Aquileia, teatro romano
Year
2018
Summary
it La campagna di scavo del 2018 è stata indirizzata in primo luogo al completamento delle indagini nel settore esterno all’edificio (saggio 4), dove già era stata individuata una vasta area scoperta caratterizzata dalla presenza di alcuni battuti pavimentali tra loro sovrapposti. Grazie all’approfondimento dello scavo, a ridosso delle arcate perimetrali dell’edificio di spettacolo è stata messa in luce l’originaria pavimentazione lastricata che fiancheggiava esternamente il perimetro curvilineo della cavea, posta in continuità con le soglie di accesso agli ambienti sostruttivi individuate sia nel saggio 4 sia nel vicino saggio 5. Nella pavimentazione si apre un tombino di scolo collegato con una cloaca sottostante per il deflusso dell’acqua piovana. Il piano pavimentale fu obliterato già in antico da una sequenza di nuovi livelli di calpestio sovrapposti a quote progressivamente crescenti. Analoghi innalzamenti dei piani sono stati osservati anche negli spazi sostruttivi tra i muri radiali indagati nei saggi 4 e 5. Il più recente dei livelli di calpestio esterni al teatro è costituito da un esteso battuto pavimentale, molto compatto, recante varie tracce del passaggio di carri e di altre attività.

Interessanti novità per la comprensione dell’articolazione planimetrica dell’edificio sono emerse poi dal completamento dello scavo nel saggio 2 e dall’apertura di due nuovi settori di intervento: il saggio 6, nel settore orientale dell’edificio, e il saggio 7, nel settore settentrionale. Nel saggio 2 è stata messa in luce nella sua completa estensione un’ampia porzione del piano in lastre lapidee alla base dei gradini inferiori della cavea, il quale risulta coprire una cloaca sottostante. Questo piano in lastre circonda lo spazio dell’orchestra, della quale è stata messa in luce una porzione di pavimentazione riferibile a una sistemazione successiva. Un tratto della stessa pavimentazione, compreso sul lato opposto da una struttura muraria in materiali di reimpiego, è stato individuato anche nel vicino saggio 6. Rimane al momento ignota la struttura del piano originario dell’orchestra. Più ad est sono stati individuati lo spazio occupato dal palcoscenico, che risulta in gran parte occupato da numerosi elementi architettonici sopravvissuti alle diffuse attività di spoliazione post antiche, e i resti lacunosi di un tratto del potente muro di frontescena, rasato a una quota quasi uniforme. Nel saggio 7 è stato invece probabilmente riconosciuto l’aditus maximus settentrionale, del quale si conservano i muri laterali e la pavimentazione originaria, sovrapposta a una cloaca collegata probabilmente con quella del saggio 2, che si sviluppa attorno all’orchestra.

Lo studio delle numerose scorie metalliche rinvenute e di alcune strutture murarie poste in luce negli anni scorsi, associato ai risultati di una recente campagna di prospezioni geofisiche, ha permesso di chiarire che gli ambienti sostruttivi esterni furono a lungo frequentati per altri scopi una volta cessato l’utilizzo dell’edificio per gli spettacoli teatrali. Tale frequentazione era connessa principalmente con attività artigianali legate alla lavorazione di metalli.
en The mains aim of the 2018 campaign was to complete the investigations in the eastern sector of the building (trench 4), where a vast open area was identified, characterised by the presence of several overlying beaten earth floor surfaces. Continuation of the excavation next to the perimeter arcade of the theatre revealed the original stone paving that ran around the external curved perimeter of the _cavea_, in continuity with the thresholds of the entrances leading to the substructures already identified both in trench 4 and nearby trench 5. There was a manhole cover in the paving connected to a _cloaca_ below for rainwater drainage. The paving was obliterated in antiquity by a sequence of new floor levels. Similar rises in floor level were also documented in the substructure spaces between the radial walls investigated in trenches 4 and 5. The latest floor level outside the theatre was constituted by an extensive beaten earth floor that was very compact and bore traces of the passage of cartwheels and other activities.

Interesting new evidence regarding the building’s plan emerged from the completion of the excavations in trench 2 and the opening of new excavation area: trench 6 in the eastern sector of the building and trench 7 in the northern sector. In trench 2, a substantial portion of the stone-slab floor was completely excavated at the base of the lower steps of the _cavea_; the paving covered a _cloaca_. The paving surrounded the orchestra space, in which a part of a later floor was uncovered. An area of the same floor, including a wall built of reused materials on the opposite side, was also identified in the nearby trench 6. At present, the structure of the original orchestra floor remains unknown. Further east, the stage area was identified, which was largely occupied by numerous architectural elements that had survived the widespread robbing in the post-antique period, and the remains of a stretch of the substantial wall of the _scenaefrons_, razed to an almost uniform height. In trench 7, what was probably the northern _aditus_ _maximus_ was identified, of which the lateral walls and original floor were preserved, overlying a _cloaca_ probably linked to the one in trench 2, which ran around the orchestra.

The study of the large amount of metalworking waste and of several walls uncovered in previous years, associated with the results of a recent geophysical survey, made it possible to clarify that the external substructures were occupied for a long period after the theatre went out of use. This occupation was mainly connected with metalworking activities.

Media

Name
Aquileia, teatro romano
Year
2019
Summary
it Nell’estate 2019 si è svolta la quinta campagna di scavo presso il teatro romano di Aquileia.
L’intervento più esteso ha riguardato il settore dell’orchestra e dell’edificio scenico, lungo l’asse mediano del teatro (saggio 6). Nell’area dell’orchestra le lastre pavimentali individuate nel 2018 sono risultate poggiare su potenti livelli di scarico ricchi di componente organica, inclusi macroresti vegetali. Al di sotto sono emersi i resti di almeno due ripavimentazioni dell’orchestra, ottenute con lastre di reimpiego. Queste sistemazioni avvennero una volta rimossa la pavimentazione originale, di cui si conservano solo due lastre in marmo bianco allettate su una malta di preparazione particolarmente tenace. Della frons pulpiti originaria non restano tracce, fatta eccezione per lo zoccolo modanato in marmo bianco; il resto della struttura individuata, scandita da nicchie decorative rettangolari e semicircolari, è riferibile invece a un rifacimento successivo. La frons pulpiti, che conserva labili tracce di intonaco dipinto a imitazione del marmo, presenta i segni di ulteriori adattamenti.

Tra il muro del pulpito e il muro di frontescena è iniziata la rimozione parziale dei riempimenti dell’iposcenio, contenenti una mole ingente di blocchi, frammenti di colonne e altro materiale architettonico di grandi dimensioni. La profondità del palcoscenico (non conservato) può essere ricostruita nella misura di 6,8 m. Più ad est lo scavo ha permesso non solo di documentare una fase di occupazione posteriore all’asportazione dei rivestimenti delle strutture del teatro, ma anche di riconoscere la profondità complessiva del muro di frontescena (circa 8,25 m) e di ipotizzarne l’articolazione planimetrica. Sui resti della struttura, quasi interamente rasata alla base dell’alzato, sono state identificate infatti le tracce di quella che doveva essere una grande nicchia centrale, avente un raggio approssimativo di 6 m, con la concavità rivolta ad ovest e l’asse collocato lungo l’asse mediano dell’edificio; al centro della grande nicchia semicircolare si apriva un passaggio rialzato interpretabile probabilmente come valva regia.

Altri due interventi di carattere più puntuale sono stati condotti in corrispondenza del perimetro esterno del teatro. Il primo si colloca lungo lo stesso asse mediano dell’edificio, nello spazio compreso tra due muri radiali (saggio 4), dove sono state documentate ulteriori evidenze relative al riuso delle sostruzioni della cavea per attività artigianali legate alla lavorazione di metalli. Il secondo è ubicato invece all’inizio dell’aditus maximus settentrionale (saggio 7), in corrispondenza dell’entrata monumentale del teatro. L’interferenza di una grande fossa di spoliazione ha permesso di riconoscere le fondazioni dei due pilastri laterali dell’arco di accesso, la pavimentazione dell’aditus con il sottostante canale di scolo (proveniente a quanto pare dall’orchestra), la sistemazione all’esterno dell’edificio e una poderosa struttura rettilinea in appoggio alla fronte nord del pilastro orientale. Su questo lato dell’aditus si apre un ampio spazio, non ancora indagato, interpretabile forse come basilica.
Nell’estate 2019 si è svolta la quinta campagna di scavo presso il teatro romano di Aquileia.
L’intervento più esteso ha riguardato il settore dell’orchestra e dell’edificio scenico, lungo l’asse mediano del teatro (saggio 6). Nell’area dell’orchestra le lastre pavimentali individuate nel 2018 sono risultate poggiare su potenti livelli di scarico ricchi di componente organica, inclusi macroresti vegetali. Al di sotto sono emersi i resti di almeno due ripavimentazioni dell’orchestra, ottenute con lastre di reimpiego. Queste sistemazioni avvennero una volta rimossa la pavimentazione originale, di cui si conservano solo due lastre in marmo bianco allettate su una malta di preparazione particolarmente tenace. Della frons pulpiti originaria non restano tracce, fatta eccezione per lo zoccolo modanato in marmo bianco; il resto della struttura individuata, scandita da nicchie decorative rettangolari e semicircolari, è riferibile invece a un rifacimento successivo. La frons pulpiti, che conserva labili tracce di intonaco dipinto a imitazione del marmo, presenta i segni di ulteriori adattamenti.

Tra il muro del pulpito e il muro di frontescena è iniziata la rimozione parziale dei riempimenti dell’iposcenio, contenenti una mole ingente di blocchi, frammenti di colonne e altro materiale architettonico di grandi dimensioni. La profondità del palcoscenico (non conservato) può essere ricostruita nella misura di 6,8 m. Più ad est lo scavo ha permesso non solo di documentare una fase di occupazione posteriore all’asportazione dei rivestimenti delle strutture del teatro, ma anche di riconoscere la profondità complessiva del muro di frontescena (circa 8,25 m) e di ipotizzarne l’articolazione planimetrica. Sui resti della struttura, quasi interamente rasata alla base dell’alzato, sono state identificate infatti le tracce di quella che doveva essere una grande nicchia centrale, avente un raggio approssimativo di 6 m, con la concavità rivolta ad ovest e l’asse collocato lungo l’asse mediano dell’edificio; al centro della grande nicchia semicircolare si apriva un passaggio rialzato interpretabile probabilmente come valva regia.

Altri due interventi di carattere più puntuale sono stati condotti in corrispondenza del perimetro esterno del teatro. Il primo si colloca lungo lo stesso asse mediano dell’edificio, nello spazio compreso tra due muri radiali (saggio 4), dove sono state documentate ulteriori evidenze relative al riuso delle sostruzioni della cavea per attività artigianali legate alla lavorazione di metalli. Il secondo è ubicato invece all’inizio dell’aditus maximus settentrionale (saggio 7), in corrispondenza dell’entrata monumentale del teatro. L’interferenza di una grande fossa di spoliazione ha permesso di riconoscere le fondazioni dei due pilastri laterali dell’arco di accesso, la pavimentazione dell’aditus con il sottostante canale di scolo (proveniente a quanto pare dall’orchestra), la sistemazione all’esterno dell’edificio e una poderosa struttura rettilinea in appoggio alla fronte nord del pilastro orientale. Su questo lato dell’aditus si apre un ampio spazio, non ancora indagato, interpretabile forse come basilica.

FOLD&R

Media

  • Ghiotto et al. 2020
    GHIOTTO A.R., BERTO S., FIORATTO G., ZANUS FORTES V. 2020, Lo scavo del teatro romano di Aquileia: ricerche in corso, in “Quaderni Friulani di Archeologia”, 30, Atti del Convegno di studi Aquileia e il suo suburbio nelle ricerche degli ultimi due decenni (Aquileia, 12-13 aprile 2019).
  • Ghiotto 2020
    GHIOTTO A.R. 2020, Il teatro romano di Aquileia: la riscoperta di un edificio perduto, in Aquileia, una fortuna lunga più di 2000 anni, “Antichità Altoadriatiche”, 91.
  • Ghiotto 2018
    GHIOTTO A.R. 2018, Considerazioni sul teatro e sul “quartiere degli spettacoli”, in BASSO P., L’anfiteatro di Aquileia. Ricerche d’archivio e nuove indagini di scavo, Quingentole (MN): 253-260.
  • Ghiotto et al. 2018
    GHIOTTO A.R., BERTO S., DEIANA R., FIORATTO G., FURLAN G. 2018, Il teatro romano di Aquileia: l’individuazione dell’edificio e lo scavo della cavea, “FOLD&R”, 404.

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