Name
Gert-Jan Burgers
Organisation Name
VU-Università di Amsterdam/Reale Istituto Neerlandese di Roma

Season Director

  • AIAC_2382 - Muro Tenente - 2016
    Le indagini archeologiche del 2016 nel sito di Muro Tenente, condotte dalla Libera Università di Amsterdam, si sono svolte in due fasi. La prima è stata caratterizzata da una ricognizione, utilizzando la magnetometria, mentre la seconda ha visto l'apertura di due aree di scavo per confermare i dati precedentemente raccolti e continuare le ricerche sulla cerchia muraria interna dell'insediamento. Queste indagini hanno permesso, non soltanto di dare una visione più ampia della fortificazione interna e più antica del sito, ma hanno anche messo in luce diverse strutture mai trovate in precedenza a Muro Tenente. Le indagini magnetometriche hanno interessato un’area di circa 16800 metri quadri, localizzati nel quadrante centro-meridionale del sito. Lo strumento utilizzato è stato un gradiometro Fluxgate Geoscan FM 256. I risultati, nonostante la presenza di diverse anomalie dovute a molti detriti moderni rinvenuti nell’area, hanno portato all’identificazione di un importante asse viario e di probabili strutture in stretta relazione ad esso. In particolare la strada, della larghezza di circa 5 metri, sembra delimitare il lato sud dell’acropoli e proseguire verso ovest biforcandosi in corrispondenza dell’angolo sud-ovest della stessa. I due sondaggi stratigrafici hanno confermato tali risultati e hanno permesso di continuare le indagini sulla cinta difensiva interna e sul suo rapporto con la così detta città bassa. In particolare il primo, saggio 43, di circa 800 metri quadri, si estende sulla pendice meridionale dell'acropoli partendo dal muro di fortificazione interno già messo in luce nel 2009 fino quasi a raggiungere l'angolo sud ovest del rilievo topografico. Partendo dalla parte nord del sondaggio, è stata messa in luce, anche se non scavata completamente, tutta la linea di fortificazione interna. Ove indagata la struttura, che non ha per ora restituito torri simili a quella ellenistica scavata nelle precedenti campagne, è risultata essere in un pessimo stato di conservazione, principalmente danneggiata dai moderni lavori agricoli, o forse smontata per riutilizzarne i blocchi, fino quasi al livello di fondazione. La presenza infatti di ceramica a pasta grigia, negli strati in appoggio alla struttura, presuppone una probabile frequentazione dell'area ben posteriore all’inizio III secolo a cui data l'ultima fase della muratura a carattere difensivo. Il ritrovamento di ingente materiale ceramico così recente non ha potuto essere messo in relazione con contesti primari, quali edifici o piani di calpestio. La realizzazione della strada già visibile tramite le prospezioni, in un periodo probabilmente databile al I sec. a.C. deve infatti aver sconvolto l'area, rimuovendo sia le macerie relative al periodo ellenistico che probabilmente i livelli databili al II secolo (ne sono prova le due monete romane, ora in fase di studio, rinvenute sulle rasature dei muri ellenistici). La realizzazione di questo importante asse viario testimonia come il sito sia stato ancora insediato durante il I secolo, nonostante abbia ormai perso la sua natura urbana. Il periodo ellenistico (IV-III sec a.C) è quello che invece ha restituito la maggior parte delle rimanenze. A sud della cinta muraria nella parte ovest del sondaggio è stato rinvenuto un edificio a forma di U con apertura a est e muratura interna formata da grandi blocchi rettangolari in calcare. Tale struttura, che sembra avere due fasi, ha restituito un frammento di coroplastica, una testa femminile, in stretta connessione. Considerata forma, dimensione e ritrovamenti in associazione è possibile ipotizzare per questo edificio una funzione sacra che deve essere comunque chiarita nelle successive campagne di scavo. A sud della strada appena menzionata è stato messo in luce (ma ancora non scavato) un altro edificio, che per ora ha restituito tre piccoli vani e continua sotto sezione sud, con probabile uso domestico. È interessante notare inoltre che tutti gli edifici ellenistici sono paralleli alla strada del I sec a.C., verosimilmente perché questo asse viario ricalca quello di IV-III secolo. Il secondo saggio, denominato 44, consiste in un area di circa 600 mq ed è stato aperto a ovest del precedente, al fine di confermare le anomalie rinvenute tramite le prospezioni con il magnetometro. L'area, parzialmente indagata, ha restituito una sequenza stratigrafica simile a quella del sondaggio precedente. La frequentazione più recente è infatti databile probabilmente al I sec a.C. e consiste nella continuazione della strada già descritta nel saggio 43. Allo stesso periodo vengono però anche associate delle strutture murarie scarsamente conservate (a causa dei moderni lavori agricoli) che possono essere interpretate (anche sulla base dei ritrovamenti associati) come pertinenti ad una struttura abitativa rustica. Contrariamente a quanto documentato nel sondaggio situato sul pendio sud dell'acropoli, il II secolo ha restituito contesti significativi. Nell'angolo nord-est del saggio sono stati documentati due muri in pietre dello spessore di circa 50 cm che formano l'angolo sud est di una grande struttura. Tale edificio è in relazione a sud con una strada in tufina che è stata obliterata dall'asse viario del I secolo, mentre a ovest sono stati rinvenuti dei basoli con tracce di passaggio di carri con orientamento nord-sud. Gli strati relativi all’abbandono della struttura hanno resistuito frammenti di intonaco giallo che coprivano le pareti. Nei pressi dell’edificio si sono rinvenute tracce dello svolgmento di attività artigianali come probabilmente la lavorazione del ferro e la trasformazione di prodotti agricoli come sembra attestare la vasca intonacata già scavata nel 2011 ad est del saggio 44. L’importanza di questi dati risiede nella possibilità di meglio comprendere le trasformazioni che hanno portato una fiorente città messapica ad essere abbandonata e diventare quindi parte di un latifondo romano, come la presenza del grande edificio tardo repubblicano, probabilmente una villa rustica, ci permette di ipotizzare.

Season Team

  • AIAC_4552 - Porticus Aemilia - 2013
    The ruins of Porticus Aemilia together with Mount Testaccio and the Aurelian Walls have been distinguishing features throughout the ages of the lower Aventine plain, and are preserved inside the streets of Florio, Branca, Rubattino and Vespucci. Between 2011 and 2013, as part of a research and development plan coordinated by the Soprintendenza, three excavation campaigns were carried out in collaboration with the KNIR. This research provided new means of understanding the life and the changes that had involved Porticus Aemilia over the centuries. In fact, according to literary sources (Liv. 35.10.12; Liv. 41.27.8), in 193 B.C. the curuli magistrates M. Aemilius Lepidus and L. Aemilius Paulus promoted the construction of a new river port (Emporium) and the building of the closely connected Porticus Aemilia; work on the building of this structure probably ended around 174 B.C. under direction of the censors Q. Fulvius Flaccus and A. Postumius Albinus.(fig. 1) Traditionally considered a storage warehouse over the years the Porticus has been subject matter for other interpretation as to its use, including that of a construction connected with tax control on provisions or that of a military wet dock on the Tiber (Navalia). The excavation didn’t detect the Republican layers, completely removed in ancient times, but it was possible to determinate the original building’s architecture. Its structure consisted in 50 aisles on arches and pillars, measured 487 x 60 metres and was facing the Tiber with a level difference of about 8 metres resulting in a 16% gradient. Since no traces of the Republican flooring have been conserved it is difficult to see by what architectural means the difference in level was resolved. The horizontal stretch of the foundations exclude any sloping surface but perhaps between one archway and another there were short ramps or steps.(fig. 2) During the Imperial age (I-III A.D.) the commercial area and the warehouses were renovated. Between the end of I /beginning of II century A.D. and the III century A.D. the large aisles of the Porticus, divided up into smaller, separate spaces, were probably put to different uses. Inside the building, the excavation found a sloping surface of crushed earthenware fragments and two storage rooms, one of them surely a Cella Granaria.(fig. 3) In the outer part, along the end wall, two rooms were detected, facing a street with a sewer and a fountain. (fig. 4) In the Late Antiquity, between the end of IV B.C. and VI B.C. the lower Aventine plain underwent a process of “ruralization” and the buildings were gradually deserted. The Porticus Aemilia suffered the same fate, judging from the ruins unearthed during excavations and the graves in amphorae leaning against the construction. During a long period of abandonment the building, in a state of ruin, was an integral part of the medieval and Renaissance scenery of the area, at first composed of abundant rural space for use as vegetable plots and suburban gardens and later vine growing and orchards. Between the end of the nineeenth and the beginning of the twentieth centuries when the area underwent a new building phase with the construction of the working-class neighbourhood, the monumental ruins were put to a wide variety of uses. The Porticus was home to a glassworks, traces of which were discovered in many of the findings during excavations, but also as storage for mineral water and even a carpart bodyshop, eventually falling into neglect and decay and becoming a “non place” among the overlooking buildings until the recent reclamation plan. It’s a part of the Museo Diffuso del Rione Testaccio, including also the Mercato Testaccio and the Emporium

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