Name
Malga Staulanza
Date Range
11500 BC – 2500 BC
Monuments
Settlement

Seasons

  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2011
    L'intervento si è concentrato sulla realizzazione di una seria di sondaggi che verificassero l'esistenza di un deposito archeologico in corrispondenza di un piccolo rilievo posto sul versante zoldano di Passo Staulanza, a poche decine di metri dall'omonima malga, in seguito alla segnalazione di alcuni ritrovamenti superficiali. I nove sondaggi aperti lungo i versanti e in cima al rilievo non hanno restituito manufatti litici se non due sporadici ritrovamenti. Le sezioni messe in luce nei tre sondaggi più profondi hanno, però, evidenziato un'interessante sequenza stratigrafica caratterizzata dall'alternanza di livelli a matrice fine e compatta e livelli con scheletro di grosse dimensioni poco selezionato il cui studio permetterà di determinare le modalità di formazione del rilievo in esame. I livelli basali sembrano dovuti a depositi morenici a cui sono sovrapposti depositi legati a debris flow. Le indagini si sono spostate, in seguito, su un piccolo pianoro di 40mq circa alla base del rilievo. Qui, i due sondaggi effettuati, uno di 150x100cm e l'altro di 50x50cm, hanno restituito un'ottantina di manufatti litici tra cui si segnalano un grattatoio, un microbulino ed un nucleo molto sfruttato. I manufatti litici provengono dall'orizzonte organico superficiale e da un sottostante orizzonte pedogenizzato. Tutti i reperti sono stati posizionati con la stazione totale. Purtroppo, sulla base degli elementi rinvenuti, non è stato possibile fornire un’attribuzione cronologico-culturale sicura per il sito. Occorrerà quindi ampliare l’area di intervento e recuperare elementi datanti. Il tempo dedicato al survey è stato notevolmente ridimensionato rispetto a quanto previsto, visto il rinvenimento di numerosi manufatti in corrispondenza degli ultimi due sondaggi e le avverse condizioni climatiche. Ciononostante è stato possibile effettuare un sopralluogo in due aree ubicate presso Malga Fontanafredda che, per condizioni topografiche e in base alle caratteristiche geomorfologiche, possono costituire possibili luoghi di ritrovamento su cui concentrare le ricerche future.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2012
    Gli interventi nel territorio in oggetto si sono concentrati su due fronti: da un lato è stata ampliata l’area di scavo nell’area di Malga Staulanza, dall'altro sono stati eseguiti una serie di sondaggi nella zona di F.lla Pécol, a qualche centinaio di metri di distanza da Malga Fontanafredda. Questa area era stata oggetto, in passato, di segnalazioni di ritrovamenti di superficie da parte di appassionati. Per quanto concerne Malga Staulanza sono proseguiti gli interventi sistematici sulla superficie piana, delimitata dalle due erosioni fluviali, ove erano stati effettuati i primi ritrovamenti nel corso della campagna 2011, in seguito ad una serie di sondaggi. Si è deciso di impostare una quadrettatura di riferimento da utilizzare per il posizionamento dei reperti non rilevati, agganciandosi al sondaggio (n. 10) aperto nel 2011, tramite un ampliamento di questo ultimo di un'altro metro quadro. Lo scavo è stato condotto integralmente a cazzuola, coordinando tutti i pezzi di dimensioni superiori a 0,5 cm e setacciando tutto il sedimento a secco per il recupero dei reperti più piccoli. In tutto sono stati coordinati 78 manufatti litici. I materiali sono stati rinvenuti sia all’interno del suolo attuale, direttamente sotto la cotica erbosa (US 1, orizzonte organico di colore bruno scuro a tessitura limo-argillosa) sia nel sottostante livello US 7 (strato a matrice limo-argillosa di colore bruno-rossastro con tracce di pedogenesi a scheletro scarso di pietrisco centimetrico di arenaria vulcanica, localmente caratterizzato da orizzonti più organici nerastri), entro uno spessore di circa 20-25 cm. I nuovi dati acquisiti indiziano una possibile datazione dell'insieme all'Epigravettiano recente, quindi più antica rispetto a quella precedentemente ipotizzata. Il proseguimento degli scavi potrà confermare questa ipotesi. Nella zona di Forcella Pécol, dove erano stati segnalati manufatti litici sia in corrispondenza della forcella sia poco più a valle, sono stati aperti 29 sondaggi di dimensioni 50x50cm, in posizioni diverse, a partire dal versante Nord della forcella, dove questa è intercettata dal passaggio della pista da sci del Col di Dof, fino all’area umida ubicata verso sud, in direzione di Malga Fontanafredda. I sondaggi effettuati nella zona della forcella non hanno permesso il ritrovamento di nessun manufatto litico, ad eccezione del sondaggio 2 che ha riportato alla luce due soli reperti. Si conclude, quindi che i precedenti ritrovamenti di manufatti in superficie fossero stati determinati dai movimenti di terra effettuati in relazione alla realizzazione della pista da sci. Questi ultimi sono andati a intaccare e probabilmente a distruggere totalmente i depositi archeologici contenenti i manufatti litici preistorici. Nella zona più a valle, in corrispondenza di alcuni dossi prospicienti la zona umida sono stati realizzati gli ultimi quattro sondaggi (dal n. 26 al n. 29). Due di questi, immediatamente al di sotto della cotica erbosa hanno restituito complessivamente tre elementi in selce scheggiata. Le operazioni si sono in seguito arrestate e non è stato possibile, quindi, stabilire con sicurezza l'entità del deposito che comunque non appare particolarmente ricco di evidenze.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2013
    Durante la campagna 2013 è iniziato lo scavo estensivo del sito di Malga Staulanza, oggetto di sondaggi nel 2011 e 2012. Questi avevano portato in luce un’industria litica abbastanza abbondante riferita all’Epigravettiano recente. Nel corso dell’intervento del 2013 è stata indagata una superficie di 5,25m2. L’area interessata dalle indagini è ubicata su un piccolo pianoro delimitato da due solchi erosivi creati dal flusso idrico, a monte di un dosso di limitata estensione. Dopo l’asporto delle zolle di erba è iniziato lo scavo del sedimento con la cazzuola. Sono stati coordinati tutti i pezzi di dimensioni superiori a 0,5 cm ed è stato setacciato tutto il sedimento a secco per il recupero dei reperti più piccoli. I materiali rinvenuti (essenzialmente industria litica e frustoli carboniosi) provengono dalle US 1 (a partire dalla porzione immediatamente sottostante la cotica erbosa), US 7 e US 12. Lo scavo estensivo ha, in grossa misura, confermato le sequenza stratigrafica individuata nel corso delle campagne precedenti. Alla base dell’orizzonte organico superficiale (US 1) è, però, sembrato opportuno distinguere un livello caratterizzato da una matrice di colore bruno e dalla presenza di radi carboncini (US 12), che nelle campagne precedenti era stato scavato assieme ad US 1. Al di sotto di questo si colloca uno strato a matrice limo-argillosa di colore bruno-rossastro che assieme alle US soprastanti ingloba l’industria litica (US 7). Chiude la sequenza il livello denominato US 8 che in base all’approfondimento del 2011 si è visto essere sterile. US 8 rappresenta un livello limo-argilloso di colore grigio con scheletro di arenite vulcanica della taglia della ghiaia. Nei quadrati F1-101 al di sotto di US 1 è stata identificata una concentrazione di carboncini di morfologia circolare e spessore centimetrico denominata US 14, interpretabile come un focolare non strutturato. Tale US riempiva una lieve depressione lenticolare impostata al tetto di US 7, caratterizzata da un’evidente rubefazione della superficie. Non avendo restituito manufatti non è stato possibile mettere in relazione il suddetto focolare con l’occupazione preistorica. Potrebbe, infatti, trattarsi di una struttura molto più recente. Questo particolare dovrà essere verificato mediante datazioni radiometriche. Complessivamente la campagna 2013 ha permesso di rinvenire diverse centinaia di reperti litici scheggiati, 371 dei quali rilevati singolarmente con la stazione totale. Il ritrovamento di numerosi elementi ritoccati, ed in particolar modo di alcune armature a dorso, ha permesso di confermare l’attribuzione culturale all’Epigravettiano recente.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2014
    La campagna di scavo del 2014 ha costituito un ampliamento rispetto a quella del 2013. Complessivamente è stata indagata una superficie di 4,25 m2. Dopo la rimozione della cotica erbosa (US 1) è stato messo in luce su tutti i quadrati un livello di colore bruno (US12- suolo sub-attuale) con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici e apparati radicali che si approfondisce per uno spessore variabile tra i 5 e i 12 cm. Al di sotto di questo si è individuato un livello di colore bruno-rossiccio (US7), contenente carboncini e manufatti litici e uno scheletro composto da rado pietrisco centimetrico e decimetrico, rappresentante la porzione decapitata e fortemente disturbata di un suolo di probabile età tardoglaciale (M. Bassetti, indagini in corso). In alcuni riquadri il tipico sedimento di US 7 è apparso frammisto a inclusi di terreno argilloso di colore grigiastro (argilla pura grigiastra) talvolta ricco di carboncini (ceppaie). In altri punti il suolo è risultato, invece, ben conservato (US 18) e caratterizzato al tetto da un livelletto violaceo passante al biancastro (orizzonte eluviale) e al letto da un orizzonte illuviale rosso. Nella porzione sud-ovest della superficie indagata si è riscontrata una situazione anomala: sotto US 12 è affiorato un livello costituito da matrice limosa parzialmente rubefatta (US 17) al di sotto del quale è stato messo in luce uno strato a carboni a disposizione planare fortemente disturbato da bioturbazioni (radici, tane) (US19). Questo ultimo si appoggiava su uno strato caratterizzato da sedimento limoso di colore arancione-rossastro con scheletro quasi assente, in alcuni punti formante una crosta rossastra (US22). Si segnala, inoltre, nella stessa zona la presenza di una piccola chiazza di sedimento limoso di colore marrone con abbondanti carboncini (US15), contenuta in una depressione poco profonda (US 16), che si adagiava sopra US 17 e di una chiazza di sedimento limo-argilloso di colore bruno-grigiastro-verdastro (US20) contenuta in una piccola depressione (US21) formata da una sottile crosta rossastra compatta (deposizione selettiva di ossidi di ferro in presenza di un evento di bioturbazione?). Questa ultima si adagiava direttamente sopra US 22. Un’interpretazione certa di queste evidenze (struttura da fuoco o ceppaia?) potrà essere proposta solo in seguito alle indagini di dettaglio in programma. Al termine della campagna, su tutta l’area indagata, è stato raggiunto il tetto di US8, strato fango sostenuto sterile ad andamento deformato adagiato su un livello di dolomie e fortemente bioturbato. Abbondanti reperti litici riferibili alla fase finale dell’Epigravettiano sono stati rinvenuti all’interno delle US 7, 12 e 18, confermando le ipotesi relative alla cronologia del sito. Di questi, ne sono stati rilevati con la stazione totale 278, mentre i restanti sono stati raccolti tramite setacciatura a secco del sedimento.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2015
    La campagna di scavo 2015 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013 e 2014 ed ha comportato l’apertura di una superficie di 6,50 m2, ampliando l’area indagata in direzione della malga (Nord-Est), a partire dalla zona in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti. Dopo la rimozione della cotica erbosa sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 è apparso un’ulteriore suolo di colore rossastro (US 23), di consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato. Questo presentava una particolare abbondanza di manufatti al passaggio con la sottostante US 18. US 18, paleosuolo di probabile età tardoglaciale (suolo bruno/cambisuolo), caratterizzato da una matrice rossastra (illuviale, precedentemente denominato US 7) e da chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo, presentava andamento abbastanza regolare nella porzione centrale dello scavo, corrispondente alla parte più pianeggiante del pianoretto su cui insiste il sito, mentre tendeva ad approfondirsi e ad assumere un andamento più irregolare lateralmente, dove il piano di campagna degrada verso i due rivoli che delimitano il pianoretto stesso. In alcune aree appariva fortemente disturbato. In una delle zone indagate, verso la sezione Est, formava una depressione di forma ovalare. Le selci, abbondanti, riempivano la depressione fino a pochi cm dalla base. L’ipotesi attuale è che possa trattarsi di un’antica ceppaia, analoga a quelle già rinvenute nel 2013. Nelle aree centrali dove si presentava più stabile, l’US 18 assumeva colore via via più chiaro, approfondendosi. In generale, all’interno dell’orizzonte illuviale, US 18 conteneva uno scheletro di taglia centimetrica composto principalmente da blocchi di arenite vulcanica. Un’unica area era caratterizzata da una situazione differente rispetto a quella appena esposta: ubicata nella zona adiacente alla sezione Ovest questa presentava, tra US 23 e US 18, una concentrazione di carboni isolati (US 26), tagliata da una piccola depressione (probabilmente di origine naturale) (US 25) riempita da sedimento limo-argilloso di colore bruno scuro-marrone piuttosto sciolto (US 24). Al termine della campagna su tutta l’area indagata è stato messo in luce il tetto di US 8, livello basale, sterile, della sequenza. Questo risultava degradante verso i due rivoli che isolano il pianoretto e piuttosto ondulato in alcune zone, per effetto delle bioturbazioni, analogamente a quanto riscontrato per US 18. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle. Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1.000 manufatti litici, il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2016
    La campagna di scavo 2016 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013, 2014 e 2015 ed ha comportato l’apertura di una superficie globale di 5,50 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti) e S-O. Sono inoltre stati aperti due sondaggi esterni di 50 cm di lato. Dopo la rimozione della cotica erbosa (riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Al di sotto di US 12, solo su una porzione della superficie aperta, compariva il suolo denominato US 23 (consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato); sulla restante era attestato un passaggio diretto tra US 12 a US 18 (suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto). I manufatti litici, attestati lungo tutta la sequenza, si addensavano al passaggio tra US 23 e US 18 e tra US 12 e US 18. Lo scavo dell’orizzonte eluviale di US 18 ha rivelato la presenza di diversi carboncini all’interno delle chiazze violacee nei quadrati più stabili e meno disturbati. Da segnalare la presenza di un livello a matrice argillosa di colore grigio scuro-nerastro (US 27), attestato su un’area ristretta di circa 1m x 0,50 m, interpretato come il riempimento di una cavità originata da radici/ceppaia; questo appariva inglobato all’interno di US 18 e 8. Non trattandosi di un “taglio” vero e proprio (ma di un rimaneggiamento _in situ_ dei sedimenti che non ha comportato asporto) non è stata identificata un’unità stratigrafica negativa. La sequenza, omogenea su tutta la superficie esplorata, appariva, caratterizzata di bioturbazioni diversamente accentuate da zona a zona, attribuibili principalmente all’azione di radici e ceppaie. In uno dei due sondaggi esterni US 18 non era presente e i manufatti rarefatti (probabile area di riporto di in corrispondenza di un piccolo dosso). Al termine della campagna, su tutta la superficie esplorata, è stato messo in luce US 8, livello basale sterile di origine glacio-lacustre, il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle. Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1000 manufatti litici (600 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2017
    Durante la campagna di scavo 2017 si è ampliata ulteriormente la superficie esplorata tra il 2013 e il 2016 interessando un’area di 5,25 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti). Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione in situ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 era presente US 18, un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale, a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto. Nella porzione più meridionale dell’area esplorata sono state rilevate alcune discontinuità stratigrafiche legate sia a fattori naturali che antropici. Al tetto di US 18 è stata individuata una lente carboniosa interpretabile come un focolare non strutturato (US 28). Una volta asportata US 18, inoltre, è stata identificata la prosecuzione di US 27 (identificata nel 2016), ossia un livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro interpretato come il riempimento di una cavità originata da una ceppaia. US 27 si approfondiva al di sotto di un livello con caratteristiche tessiturali e colorimetriche simili a quelle del livello glacio-lacustre sterile (US 8) che costituisce la base della sequenza archeologica. Quest’ultimo è stato ridenominato US 8B e interpretato come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici. Inoltre, al tetto di US 8B, è stata individuata un’altra struttura di combustione denominata US 31. Accanto a questa ceppaia ne è stata identificata una seconda, di dimensioni più ridotte, denominata US 29. In questa stessa zona dello scavo, nelle porzioni non interessate dalla presenza delle ceppaie, dopo la rimozione di US 18 è apparso un livello marcatamente bruno-aranciato con numerose concrezioni calcitiche, denominato US 30. Tale livello sembra costituire un’alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro e potrebbe essere legato alla presenza di una grossa struttura di combustione nelle zone adiacenti. Una simile situazione era, infatti, stata rilevata anche in corrispondenza del focolare datato (su base radiometrica, ma privo di materiali diagnostici) all’Età del Rame, individuato nel 2014. L’intervento si è chiuso con la messa in luce della già citata US 8 il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle. Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1700 manufatti litici (772 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
  • AIAC_2837 - Malga Staulanza - 2018
    Durante la campagna 2018 è proseguito lo scavo estensivo del deposito archeologico identificato nel 2011 e in precedenza indagato tra gli anni 2012 e 2017, ampliando l’area d’intervento verso Est (qq. H-N1 e M-N1-105), su una superficie di 3,75 m2. Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1(suolo attuale) fino a mettere in luce il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Solo su una limitata porzione dell’area aperta (qq. M-N/1), questo appariva eroso e affiorava direttamente US 18 (un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale con manufatti litici e resti carboniosi). In seguito allo scavo di US 12 è apparsa una situazione stratigrafica piuttosto articolata. Nella porzione più settentrionale è stata identificata una struttura di combustione. Al tetto, questa presentava un’estensione ampia (qq. M-N/101-105) ed era caratterizzata da un solo bruno ricco di carboncini (US 33 e 34) dello spessore di qualche centimetro. La struttura si approfondiva solo nell’area interessata dai qq. M-N/103-105, caratterizzandosi come un livello a matrice limosa di colore rosso intenso contenente abbondanti carboni, associati a sedimento fine di colore grigio chiaro (cenere?) (US 35) contenuto in una lieve depressione di origine naturale o antropica (US 36) ricavata all’interno di US 18. Nell’area meridionale (qq. H-L1) US 18 appariva, invece, tagliato da due strati sovrapposti: US 8b, interpretata come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici, e US 27 (identificata nel 2016), livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro riconducibile al riempimento di una cavità originata da una ceppaia. Completata la rimozione delle suddette UUSS, su tutta la superficie aperta (ad eccezione delle zone dove questa era stata rimossa per effetto della ceppaia) è stata scavata US 18. Nell’area corrispondente ai qq. M1, M-N/1,101-103, sotto questa ultima, è apparso un livello di colore marcatamente bruno-aranciato con concrezioni calcitiche (US 30 -alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro). L’intervento si è chiuso con la messa in luce di US 8 (strato limo-argilloso con ghiaino di arenite sterile che costituisce la base della sequenza). Complessivamente la campagna di scavo ha permesso il recupero di oltre 800 manufatti litici il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione del Mesolitico antico. Contestualmente alla prosecuzione dello scavo del sito principale, sono stati effettuati dei carotaggi manuali (n. 14) e dei sondaggi (n. 9 di 50 x 50 cm di lato) presso una zona umida posta circa 200 m più a valle, alla base del dosso morenico prospiciente il sito, con il fine di ricostruire la morfologia originaria e comprendere il potenziale di questo contesto per la ricostruzione della storia vegetazionale e antropica dell’area. Solo due saggi (12 e 17) hanno restituito rispettivamente 10 e 2 manufatti litici, facendo ipotizzare la presenza di un secondo insediamento paleo-mesolitico nell’area di Casera Staulanza.

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Name
Malga Staulanza
Year
2011
Summary
it L'intervento si è concentrato sulla realizzazione di una seria di sondaggi che verificassero l'esistenza di un deposito archeologico in corrispondenza di un piccolo rilievo posto sul versante zoldano di Passo Staulanza, a poche decine di metri dall'omonima malga, in seguito alla segnalazione di alcuni ritrovamenti superficiali.

I nove sondaggi aperti lungo i versanti e in cima al rilievo non hanno restituito manufatti litici se non due sporadici ritrovamenti. Le sezioni messe in luce nei tre sondaggi più profondi hanno, però, evidenziato un'interessante sequenza stratigrafica caratterizzata dall'alternanza di livelli a matrice fine e compatta e livelli con scheletro di grosse dimensioni poco selezionato il cui studio permetterà di determinare le modalità di formazione del rilievo in esame. I livelli basali sembrano dovuti a depositi morenici a cui sono sovrapposti depositi legati a debris flow.

Le indagini si sono spostate, in seguito, su un piccolo pianoro di 40mq circa alla base del rilievo. Qui, i due sondaggi effettuati, uno di 150x100cm e l'altro di 50x50cm, hanno restituito un'ottantina di manufatti litici tra cui si segnalano un grattatoio, un microbulino ed un nucleo molto sfruttato. I manufatti litici provengono dall'orizzonte organico superficiale e da un sottostante orizzonte pedogenizzato. Tutti i reperti sono stati posizionati con la stazione totale. Purtroppo, sulla base degli elementi rinvenuti, non è stato possibile fornire un’attribuzione cronologico-culturale sicura per il sito. Occorrerà quindi ampliare l’area di intervento e recuperare elementi datanti.

Il tempo dedicato al survey è stato notevolmente ridimensionato rispetto a quanto previsto, visto il rinvenimento di numerosi manufatti in corrispondenza degli ultimi due sondaggi e le avverse condizioni climatiche. Ciononostante è stato possibile effettuare un sopralluogo in due aree ubicate presso Malga Fontanafredda che, per condizioni topografiche e in base alle caratteristiche geomorfologiche, possono costituire possibili luoghi di ritrovamento su cui concentrare le ricerche future.
en A series of trial trenches were dug in order to check the presence of an archaeological deposit on a small hill on the Zoldo side of the Passo Staulanza, not far from the malga (shepherd’s hut) of the same name. This intervention was prompted by a series of surface finds.

No lithic finds came out of the nine trial trenches put in along the slopes and on the summit of the hill, except for two sporadic finds. However, the sections in the three deepest trenches revealed an interesting stratigraphic sequence characterised by levels with a fine, compact matrix alternating with levels with a matrix of larger sized components. The study of these levels will determine the way in which the hill itself was formed. The basal levels seemed to be formed of morainic deposits, overlain by material produced by debris flow.

Subsequently, the investigations moved to a small plateau of circa 40 m2 at the base of the hill. Here, two trial trenches, one 150 x 100 cm and one 50 x 50 cm, produced about eighty lithic artefacts, including a scraper, a micro- burin and a heavily-utilized core. The finds came from the topsoil and an underlying layer. All of the finds were positioned using a total station. Unfortunately, the finds did not provide a certain chronological-cultural attribution for the site. Therefore, it will be necessary to extend the excavation in order to recover dating evidence.

The time spent on the survey was reduced due to the large number of finds in the last two trenches and bad weather. However, it was possible to survey the two areas situated by the Malga Fontafredda which, the topography and geomorphological characteristics suggest may constitute find sites on which to concentrate future research.

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Name
Malga Staulanza
Year
2012
Summary
it Gli interventi nel territorio in oggetto si sono concentrati su due fronti: da un lato è stata ampliata l’area di scavo nell’area di Malga Staulanza, dall'altro sono stati eseguiti una serie di sondaggi nella zona di F.lla Pécol, a qualche centinaio di metri di distanza da Malga Fontanafredda. Questa area era stata oggetto, in passato, di segnalazioni di ritrovamenti di superficie da parte di appassionati.

Per quanto concerne Malga Staulanza sono proseguiti gli interventi sistematici sulla superficie piana, delimitata dalle due erosioni fluviali, ove erano stati effettuati i primi ritrovamenti nel corso della campagna 2011, in seguito ad una serie di sondaggi. Si è deciso di impostare una quadrettatura di riferimento da utilizzare per il posizionamento dei reperti non rilevati, agganciandosi al sondaggio (n. 10) aperto nel 2011, tramite un ampliamento di questo ultimo di un'altro metro quadro. Lo scavo è stato condotto integralmente a cazzuola, coordinando tutti i pezzi di dimensioni superiori a 0,5 cm e setacciando tutto il sedimento a secco per il recupero dei reperti più piccoli. In tutto sono stati coordinati 78 manufatti litici. I materiali sono stati rinvenuti sia all’interno del suolo attuale, direttamente sotto la cotica erbosa (US 1, orizzonte organico di colore bruno scuro a tessitura limo-argillosa) sia nel sottostante livello US 7 (strato a matrice limo-argillosa di colore bruno-rossastro con tracce di pedogenesi a scheletro scarso di pietrisco centimetrico di arenaria vulcanica, localmente caratterizzato da orizzonti più organici nerastri), entro uno spessore di circa 20-25 cm.

I nuovi dati acquisiti indiziano una possibile datazione dell'insieme all'Epigravettiano recente, quindi più antica rispetto a quella precedentemente ipotizzata. Il proseguimento degli scavi potrà confermare questa ipotesi.

Nella zona di Forcella Pécol, dove erano stati segnalati manufatti litici sia in corrispondenza della forcella sia poco più a valle, sono stati aperti 29 sondaggi di dimensioni 50x50cm, in posizioni diverse, a partire dal versante Nord della forcella, dove questa è intercettata dal passaggio della pista da sci del Col di Dof, fino all’area umida ubicata verso sud, in direzione di Malga Fontanafredda.

I sondaggi effettuati nella zona della forcella non hanno permesso il ritrovamento di nessun manufatto litico, ad eccezione del sondaggio 2 che ha riportato alla luce due soli reperti. Si conclude, quindi che i precedenti ritrovamenti di manufatti in superficie fossero stati determinati dai movimenti di terra effettuati in relazione alla realizzazione della pista da sci. Questi ultimi sono andati a intaccare e probabilmente a distruggere totalmente i depositi archeologici contenenti i manufatti litici preistorici.

Nella zona più a valle, in corrispondenza di alcuni dossi prospicienti la zona umida sono stati realizzati gli ultimi quattro sondaggi (dal n. 26 al n. 29). Due di questi, immediatamente al di sotto della cotica erbosa hanno restituito complessivamente tre elementi in selce scheggiata. Le operazioni si sono in seguito arrestate e non è stato possibile, quindi, stabilire con sicurezza l'entità del deposito che comunque non appare particolarmente ricco di evidenze.
en The interventions concentrated on two fronts: on the one hand the excavation area at Malga Staulanza was extended, on the other hand a series of trenches were dug in the area of F.lla Pécol, a few hundred metres from Malga Fontanafredda. In the past, surface finds had been picked up in this area.

As regards Malga Staulanza, excavations continued on the level area bordered by two fluvial erosions, where the first finds were made in 2011. A grid was laid out to be used for positioning the finds left _in situ_, connecting it to the trench (n. 10) opened in 2011, by extending the latter by a further square metre. Only trowels were used for the excavation, recording the position within the grid of all finds over 0.5 cm in size and dry sieving all the sediment in order to recover the smaller finds. A total of 78 lithic tools were recorded. The materials were found within the surface layer, immediately below the grass (US 1, dark brown organic horizon with clay-silt matrix) and underlying layer US 7 (reddish-brown clay-silt matrix with traces of soil evolution with a scarce skeleton of centimetric volcanic sandstone gravel, with some more organic blackish horizons), within a thickness of 20-25 cm.

The new evidence suggested a date within the recent Epigravettian period, therefore earlier than previously thought. The continuation of the excavations may confirm this hypothesis.

In the area of the Forcella Pécol, lithic artefacts had been found both at the pass and slightly further downhill. Twenty-nine trenches (50 x 50 m) were opened, in various positions, starting on the north side of the pass, where it is intercepted by the passage of the Col di Dof ski slope, as far as the humid area to the south towards Malga Fontanafredda.

The trenches in the pass did not produce any lithic artefacts, with the exception of trench 2 where only two were found. It was concluded, that the earlier surface finds were the result of earth movements undertaken during the creation of the ski slope. The latter had probably cut into and destroyed the archaeological contexts containing the prehistoric lithics.

Farther downhill, the final four trenches (n. 26 to n. 29) were opened in correspondence with a number of humps in front of the humid area. Two of these produced a total of three worked flint elements from immediately below the grass. As excavation came to a halt at this point it was not possible to establish with certainty the nature of the deposit, which however did not appear to contain a significant number of finds.
Team
Archaeologist - Laura Falceri
Student - Francesco Valletta
Technical assistant - Ciro Tartarini

Media

Name
Malga Staulanza
Year
2013
Summary
it Durante la campagna 2013 è iniziato lo scavo estensivo del sito di Malga Staulanza, oggetto di sondaggi nel 2011 e 2012. Questi avevano portato in luce un’industria litica abbastanza abbondante riferita all’Epigravettiano recente. Nel corso dell’intervento del 2013 è stata indagata una superficie di 5,25m2.

L’area interessata dalle indagini è ubicata su un piccolo pianoro delimitato da due solchi erosivi creati dal flusso idrico, a monte di un dosso di limitata estensione. Dopo l’asporto delle zolle di erba è iniziato lo scavo del sedimento con la cazzuola. Sono stati coordinati tutti i pezzi di dimensioni superiori a 0,5 cm ed è stato setacciato tutto il sedimento a secco per il recupero dei reperti più piccoli. I materiali rinvenuti (essenzialmente industria litica e frustoli carboniosi) provengono dalle US 1 (a partire dalla porzione immediatamente sottostante la cotica erbosa), US 7 e US 12.

Lo scavo estensivo ha, in grossa misura, confermato le sequenza stratigrafica individuata nel corso delle campagne precedenti. Alla base dell’orizzonte organico superficiale (US 1) è, però, sembrato opportuno distinguere un livello caratterizzato da una matrice di colore bruno e dalla presenza di radi carboncini (US 12), che nelle campagne precedenti era stato scavato assieme ad US 1. Al di sotto di questo si colloca uno strato a matrice limo-argillosa di colore bruno-rossastro che assieme alle US soprastanti ingloba l’industria litica (US 7). Chiude la sequenza il livello denominato US 8 che in base all’approfondimento del 2011 si è visto essere sterile. US 8 rappresenta un livello limo-argilloso di colore grigio con scheletro di arenite vulcanica della taglia della ghiaia.

Nei quadrati F1-101 al di sotto di US 1 è stata identificata una concentrazione di carboncini di morfologia circolare e spessore centimetrico denominata US 14, interpretabile come un focolare non strutturato. Tale US riempiva una lieve depressione lenticolare impostata al tetto di US 7, caratterizzata da un’evidente rubefazione della superficie. Non avendo restituito manufatti non è stato possibile mettere in relazione il suddetto focolare con l’occupazione preistorica. Potrebbe, infatti, trattarsi di una struttura molto più recente. Questo particolare dovrà essere verificato mediante datazioni radiometriche.

Complessivamente la campagna 2013 ha permesso di rinvenire diverse centinaia di reperti litici scheggiati, 371 dei quali rilevati singolarmente con la stazione totale. Il ritrovamento di numerosi elementi ritoccati, ed in particolar modo di alcune armature a dorso, ha permesso di confermare l’attribuzione culturale all’Epigravettiano recente.
en During the 2013 campaign open area excavations began on the site of Malga Staulanza, where _sondages_ had been dug in 2011 and 2012. These had revealed the presence of lithic industry datable to the late Epigravettian period. During this season, an area of 5.25 m2 was investigated, situated on a small plain delimited by two furrows caused by water erosion, uphill from a small rise. All materials larger than 0.5 cm were mapped and all the sediment was dry sieved in order to recover smaller finds. The materials (mainly lithic industry and charcoal fragments) were recovered from US 1 (starting immediately below the turf), US 7 and US 12.

Overall, the open area excavation confirmed the stratigraphic sequence identified during the previous campaigns. However, it was decided to distinguish a brown level containing occasional charcoal (US 12) at the base of the surface layer US 1, which in earlier campaigns had been documented as part of this context. Below was a layer with a reddish-brown clay-silt matrix that together with the overlying contexts contained the lithic industry (US 7). The sequence terminated with US 8, which the 2011 excavations showed to be a sterile layer of grey clay-silt with a framework of volcanic sandstone with gravel sized clasts.

A circular concentration of charcoal fragments over one centimetre thick was identified underlying US 1 in quadrants F1-101. Denominated US 14 it is interpreted as a hearth. This US filled a slight lens-shaped depression at the top of US 7, the surface reddened by contact with heat. As no finds were uncovered in association with the hearth it was not possible to link the structure to the prehistoric occupation. In fact, it could be a much later. This will have to be checked using radiometric dating.
The 2013 excavations recovered several hundred flaked lithic finds, 371 of which individually recorded using the total station. The presence of numerous re-touched elements, and in particular of some microlithic distal barbs confirmed the attribution to the Final Epigravettian period.
Research Body
Università di Ferrara
Team
Geologist - Paolo Mozzi
Geologist - Maria Chiara Turrini
Student - Francesco Valletta
Student - Carlo Romano
Technical assistant - Ciro Tartarini
Technical assistant - Pasquale Barile
Technical assistant - R. Melli

Media

Name
Malga Staulanza
Year
2014
Summary
it La campagna di scavo del 2014 ha costituito un ampliamento rispetto a quella del 2013. Complessivamente è stata indagata una superficie di 4,25 m2. Dopo la rimozione della cotica erbosa (US 1) è stato messo in luce su tutti i quadrati un livello di colore bruno (US12- suolo sub-attuale) con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici e apparati radicali che si approfondisce per uno spessore variabile tra i 5 e i 12 cm. Al di sotto di questo si è individuato un livello di colore bruno-rossiccio (US7), contenente carboncini e manufatti litici e uno scheletro composto da rado pietrisco centimetrico e decimetrico, rappresentante la porzione decapitata e fortemente disturbata di un suolo di probabile età tardoglaciale (M. Bassetti, indagini in corso). In alcuni riquadri il tipico sedimento di US 7 è apparso frammisto a inclusi di terreno argilloso di colore grigiastro (argilla pura grigiastra) talvolta ricco di carboncini (ceppaie). In altri punti il suolo è risultato, invece, ben conservato (US 18) e caratterizzato al tetto da un livelletto violaceo passante al biancastro (orizzonte eluviale) e al letto da un orizzonte illuviale rosso.

Nella porzione sud-ovest della superficie indagata si è riscontrata una situazione anomala: sotto US 12 è affiorato un livello costituito da matrice limosa parzialmente rubefatta (US 17) al di sotto del quale è stato messo in luce uno strato a carboni a disposizione planare fortemente disturbato da bioturbazioni (radici, tane) (US19). Questo ultimo si appoggiava su uno strato caratterizzato da sedimento limoso di colore arancione-rossastro con scheletro quasi assente, in alcuni punti formante una crosta rossastra (US22). Si segnala, inoltre, nella stessa zona la presenza di una piccola chiazza di sedimento limoso di colore marrone con abbondanti carboncini (US15), contenuta in una depressione poco profonda (US 16), che si adagiava sopra US 17 e di una chiazza di sedimento limo-argilloso di colore bruno-grigiastro-verdastro (US20) contenuta in una piccola depressione (US21) formata da una sottile crosta rossastra compatta (deposizione selettiva di ossidi di ferro in presenza di un evento di bioturbazione?). Questa ultima si adagiava direttamente sopra US 22. Un’interpretazione certa di queste evidenze (struttura da fuoco o ceppaia?) potrà essere proposta solo in seguito alle indagini di dettaglio in programma.

Al termine della campagna, su tutta l’area indagata, è stato raggiunto il tetto di US8, strato fango sostenuto sterile ad andamento deformato adagiato su un livello di dolomie e fortemente bioturbato.

Abbondanti reperti litici riferibili alla fase finale dell’Epigravettiano sono stati rinvenuti all’interno delle US 7, 12 e 18, confermando le ipotesi relative alla cronologia del sito. Di questi, ne sono stati rilevati con la stazione totale 278, mentre i restanti sono stati raccolti tramite setacciatura a secco del sedimento.
Research Body
Università di Ferrara
Team
Archaeologist - Carlo Romano
Archaeologist - Giacomo Comencini - Università di Ferrara
Archaeologist - Alice Soncin - Università di Ferrara
Archaeologist - Antonio Pozzato - Università di Ferrara
Archaeologist - Roberto Cavicchi
Geoarchaeologist - Michele Bassetti - CORA
Geologist - Paolo Mozzi
Geologist - Maria Chiara Turrini

Media

Name
Malga Staulanza
Year
2015
Summary
it La campagna di scavo 2015 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013 e 2014 ed ha comportato l’apertura di una superficie di 6,50 m2, ampliando l’area indagata in direzione della malga (Nord-Est), a partire dalla zona in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti.

Dopo la rimozione della cotica erbosa sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 è apparso un’ulteriore suolo di colore rossastro (US 23), di consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato. Questo presentava una particolare abbondanza di manufatti al passaggio con la sottostante US 18.

US 18, paleosuolo di probabile età tardoglaciale (suolo bruno/cambisuolo), caratterizzato da una matrice rossastra (illuviale, precedentemente denominato US 7) e da chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo, presentava andamento abbastanza regolare nella porzione centrale dello scavo, corrispondente alla parte più pianeggiante del pianoretto su cui insiste il sito, mentre tendeva ad approfondirsi e ad assumere un andamento più irregolare lateralmente, dove il piano di campagna degrada verso i due rivoli che delimitano il pianoretto stesso. In alcune aree appariva fortemente disturbato. In una delle zone indagate, verso la sezione Est, formava una depressione di forma ovalare. Le selci, abbondanti, riempivano la depressione fino a pochi cm dalla base. L’ipotesi attuale è che possa trattarsi di un’antica ceppaia, analoga a quelle già rinvenute nel 2013. Nelle aree centrali dove si presentava più stabile, l’US 18 assumeva colore via via più chiaro, approfondendosi. In generale, all’interno dell’orizzonte illuviale, US 18 conteneva uno scheletro di taglia centimetrica composto principalmente da blocchi di arenite vulcanica.

Un’unica area era caratterizzata da una situazione differente rispetto a quella appena esposta: ubicata nella zona adiacente alla sezione Ovest questa presentava, tra US 23 e US 18, una concentrazione di carboni isolati (US 26), tagliata da una piccola depressione (probabilmente di origine naturale) (US 25) riempita da sedimento limo-argilloso di colore bruno scuro-marrone piuttosto sciolto (US 24).

Al termine della campagna su tutta l’area indagata è stato messo in luce il tetto di US 8, livello basale, sterile, della sequenza. Questo risultava degradante verso i due rivoli che isolano il pianoretto e piuttosto ondulato in alcune zone, per effetto delle bioturbazioni, analogamente a quanto riscontrato per US 18. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle.

Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1.000 manufatti litici, il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
en The 2015 campaign extended the excavation area by 6.50 m2 in the direction of the ‘malga’ (shepherd’s hut) to the north-east of the zone in which the largest concentration of finds was registered during previous campaigns.
The turf was removed in sections and the underneath cleaned in order to extract the artefacts and small pieces of charcoal incorporated within it. The sediment attributable to US 1 was removed down to all quadrants of the roof of US 12 (brown, recently formed ground level with skeleton of small clasts, occasional charcoal, lithic artefacts). Below US 12, another ground level appeared that was reddish in colour (US 23), with a clay-silt consistency and a yellowish-brown/orange (in places dark brown) colour, medium compact, equal to US 12 but with a greater degree of pedogenesis. It presented an abundance of artefacts at the transition point with underlying US 18.

US 18, a palaeo-soil probably of the Late Glacial period (brownsoil/cambisol), was characterised by a reddish matrix (illuvial, previously denominated US 7) and patches of residue from the violet coloured eluvial horizon. It was quite level in the central part of the excavation, corresponding with the flattest part of the small plateau occupied by the site, while it tended to deepen and become more irregular to the sides, where the ground surface sloped down to the two streams delimiting the plateau itself. In some areas it was badly disturbed. In one of the zones investigated, towards the east section, it formed an oval depression. The abundant flints filled the depression down to a few centimetres from the bottom. The present hypothesis is that this was an area where trees had been cut down leaving the stumps/antica ceppaia, similar to those found in 2013. In the central areas where it was more stable, US 18 gradually became lighter in colour and deeper. Generally, within the illuvial deposit, the matrix of US 18 was mainly constituted by lumps of volcanic sandstone over a centimetre in diameter.

Only one area differed from the situation described above. It was situated in the zone adjacent to the west section and presented, between US 23 and US 18, a concentration of isolated charcoal fragments (US 26), cut by a small depression (probably natural) (US 25) filled by a loose dark-brown-brown clay-silt sediment (US 24).

At the end of the season, the top of US 8, a sterile base level, had been exposed across the entire excavated area. This level sloped down to the two streams that isolated the plateau and had an undulating surface in some zones, caused by bioturbation as seen in US 18. The excavation was back filled and the turf replaced.
Overall, more than 1,000 lithic artefacts were collected during the campaign. Study of these finds confirmed the site’s attribution to the recent (probably final) phase of the Epigravettian period. It is possible that this could be associated with an early Mesolithic occupation.

Media

Name
Malga Staulanza
Year
2016
Summary
it La campagna di scavo 2016 ha costituito un ampliamento rispetto a quelle del 2013, 2014 e 2015 ed ha comportato l’apertura di una superficie globale di 5,50 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti) e S-O. Sono inoltre stati aperti due sondaggi esterni di 50 cm di lato.

Dopo la rimozione della cotica erbosa (riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Al di sotto di US 12, solo su una porzione della superficie aperta, compariva il suolo denominato US 23 (consistenza limo-argillosa e colore bruno-giallastro/aranciato, a tratti bruno scuro, mediamente compatto, uguale a US 12 ma maggiormente pedogenizzato); sulla restante era attestato un passaggio diretto tra US 12 a US 18 (suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto). I manufatti litici, attestati lungo tutta la sequenza, si addensavano al passaggio tra US 23 e US 18 e tra US 12 e US 18. Lo scavo dell’orizzonte eluviale di US 18 ha rivelato la presenza di diversi carboncini all’interno delle chiazze violacee nei quadrati più stabili e meno disturbati. Da segnalare la presenza di un livello a matrice argillosa di colore grigio scuro-nerastro (US 27), attestato su un’area ristretta di circa 1m x 0,50 m, interpretato come il riempimento di una cavità originata da radici/ceppaia; questo appariva inglobato all’interno di US 18 e 8. Non trattandosi di un “taglio” vero e proprio (ma di un rimaneggiamento _in situ_ dei sedimenti che non ha comportato asporto) non è stata identificata un’unità stratigrafica negativa. La sequenza, omogenea su tutta la superficie esplorata, appariva, caratterizzata di bioturbazioni diversamente accentuate da zona a zona, attribuibili principalmente all’azione di radici e ceppaie. In uno dei due sondaggi esterni US 18 non era presente e i manufatti rarefatti (probabile area di riporto di in corrispondenza di un piccolo dosso).

Al termine della campagna, su tutta la superficie esplorata, è stato messo in luce US 8, livello basale sterile di origine glacio-lacustre, il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle.

Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1000 manufatti litici (600 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
en The 2016 campaign saw the enlargement of the excavations, to cover an overall surface area of 5.50 m2, along the north-east and south-east sides (corresponding with the zones where the largest concentration of artefacts were found during preceding campaigns), and to the south-west. Two external _sondages_ (50 x 50 cm) were also opened.

Following the removal of the grass, (in 50 x 50 cm squares), the turf was cleaned in order to extract the artefacts and charcoal incorporated within the base, and the sediment attributable to US 1 was removed down to the roof of US 12 in all quadrants. US 12 was a brown sub-surface layer, with a skeleton of small clasts, occasional charcoal and lithics. In part of the area, US 12 overlay the layer denominated US 23, which was a yellowish brown/ orange, in some parts dark brown, medium compact soil, the same as US 12 but more pedogenised. Over the rest of the area there was a direct transition from US 12 to US 18, a brown soil/cambisol probably of the late Glacial period. It had a reddish clay-silt matrix with residual patches of the purple eluvial horizon at the roof.
The lithic artefacts, found throughout the sequence, were more numerous at the transition between US 23 and US 18 and between US 12 and US 18. The excavation of the eluvial horizon of US 18 revealed the presence of several pieces of charcoal within the purple patches in the more stable and least disturbed quadrants. Of note, the presence of a dark grey-blackish layer with a clay matrix (US 27), attested over a limited area of c. 1 x 0.50 m, interpreted as the fill of a cavity caused by roots/tree stumps. This appeared to be incorporated within US 18 and 8. As this was not an actual “cut”, but the disturbance _in_ _situ_ of sediments that did not involve the removal of material, it was not identified as a negative stratigraphic context. The sequence, which was uniform across all of the explored area, appeared to be characterised by different levels of bioturbation from zone to zone, mainly the result of roots/tree stumps. US 18 was not present in one of the two external _ sondages_ and there were very few artefacts (probably an area of dumped material in correspondence with a small hump).

At the end of the season, US 8 was exposed across the entire excavation area. This was a sterile basal level of glacial-lacustrine origin, whose roof appeared undulated due to the effects of bioturbation. The excavation was back filled and the turf replaced.
Overall, the excavations recovered over 1000 lithic artefacts (6oo of which recorded with the total station). A preliminary examination attributes the site to a late, probably the final, phase of the Epigravettian period. This can probably be associated with an occupation attributable to the early Mesolithic period.

Media

Images
375_MS15.jpg
Name
Malga Staulanza
Year
2017
Summary
it Durante la campagna di scavo 2017 si è ampliata ulteriormente la superficie esplorata tra il 2013 e il 2016 interessando un’area di 5,25 m2. Gli ampliamenti sono stati effettuati lungo i lati N-E e S-E (corrispondenti alle zone in cui nel corso delle precedenti campagne si era registrata la maggiore concentrazione di manufatti).

Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione in situ del sedimento attribuibile a US 1 fino a mettere in luce su tutti i quadrati il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Sotto US 12 era presente US 18, un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale, a matrice limo-argillosa di colore rossastro con chiazze residue dell’orizzonte eluviale violaceo al tetto. Nella porzione più meridionale dell’area esplorata sono state rilevate alcune discontinuità stratigrafiche legate sia a fattori naturali che antropici. Al tetto di US 18 è stata individuata una lente carboniosa interpretabile come un focolare non strutturato (US 28). Una volta asportata US 18, inoltre, è stata identificata la prosecuzione di US 27 (identificata nel 2016), ossia un livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro interpretato come il riempimento di una cavità originata da una ceppaia. US 27 si approfondiva al di sotto di un livello con caratteristiche tessiturali e colorimetriche simili a quelle del livello glacio-lacustre sterile (US 8) che costituisce la base della sequenza archeologica. Quest’ultimo è stato ridenominato US 8B e interpretato come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici. Inoltre, al tetto di US 8B, è stata individuata un’altra struttura di combustione denominata US 31. Accanto a questa ceppaia ne è stata identificata una seconda, di dimensioni più ridotte, denominata US 29. In questa stessa zona dello scavo, nelle porzioni non interessate dalla presenza delle ceppaie, dopo la rimozione di US 18 è apparso un livello marcatamente bruno-aranciato con numerose concrezioni calcitiche, denominato US 30. Tale livello sembra costituire un’alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro e potrebbe essere legato alla presenza di una grossa struttura di combustione nelle zone adiacenti. Una simile situazione era, infatti, stata rilevata anche in corrispondenza del focolare datato (su base radiometrica, ma privo di materiali diagnostici) all’Età del Rame, individuato nel 2014.

L’intervento si è chiuso con la messa in luce della già citata US 8 il cui tetto appariva ondulato per effetto delle bioturbazioni. Il cantiere è stato chiuso, riempiendo lo scavo con il terreno di risulta della setacciatura e riposizionando le singole zolle.

Complessivamente la campagna ha permesso il recupero di oltre 1700 manufatti litici (772 dei quali localizzati con la stazione totale), il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente (probabilmente finale) dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione riferibile al Mesolitico antico.
en During the 2017 campaign, the excavation area explored between 2013 and 2016 was enlarged along the north-eastern and south-eastern sides (corresponding with the zone with the greatest concentration of finds) to cover an area of 5.25 m2.

After the removal of the grass (in 50 x 50 cm squares), the turf was cleaned in order to extract the artefacts and charcoal incorporated within the base, and the removal of the sediment attributable to US 1 was completed down to the top of US 12 in all quadrants. US 12 was a sub-surface layer, brown in colour with a skeleton of small clasts, occasional charcoal and lithics. US 12 overlay US 18, a brown cambisol probably of the late Glacial period with a reddish clay-silt matrix and residual patches of the purple eluvial horizon on its surface. Some stratigraphic discontinuity was identified in the southernmost part of the investigated area, the result of natural and anthropic factors. A charcoally lens, interpretable as an unstructured hearth (US 28), was identified on the surface of US 18.

The removal of US 18 revealed the continuation of US 27 (identified in 2016). This is a layer of dark-grey-blackish clay interpreted as the fill of a cavity where a tree stump was once situated. US 27 continued below a layer with a structure and colour similar to that of the sterile glacial-lacustrine layer (US 8), which constitutes the base of the archaeological sequence. The latter was renamed US 8B and interpreted as the lifting of part of US 8 caused by root growth. Another hearth (US 31) was identified at the top of US 8B. There was another smaller tree stump cavity (US 29) next to the first one. In the same part of the excavation, in the area free of tree stump cavities, the removal of US 18 revealed a markedly orange-brown layer containing numerous calcitic concretions (US 30). This layer seems to represent the alteration of a part of the base portion of US 18 caused by a higher concentration of iron oxides. This may be linked to the presence of a large hearth in the adjacent area. Indeed, a similar situation was documented in correspondence with the hearth dated to the Copper Age (based on radiometric analyses but without any diagnostic finds), identified in 2014.

The excavation concluded with the exposure of the above-mentioned US 8 whose surface was undulated due to the effect of bioturbation. The site was back-filled and the turf replaced.
Over 1700 lithic artefacts were recovered (772 of which positioned with the total station). The preliminary study confirmed the site’s attribution to the latest (probably) final phase of the Epigravettian period with which an occupation dating to the early Mesolithic period could be associated.

Media

Name
Malga Staulanza
Year
2018
Summary
it Durante la campagna 2018 è proseguito lo scavo estensivo del deposito archeologico identificato nel 2011 e in precedenza indagato tra gli anni 2012 e 2017, ampliando l’area d’intervento verso Est (qq. H-N1 e M-N1-105), su una superficie di 3,75 m2.

Dopo la rimozione della cotica erbosa (per riquadri di 50 cm di lato) sono state ripulite le zolle per estrarre i manufatti e i carboncini inglobati alla base ed è stata completata la rimozione _in situ_ del sedimento attribuibile a US 1(suolo attuale) fino a mettere in luce il tetto di US 12 (suolo sub-attuale di colore bruno con scheletro di piccoli clasti, radi carboncini, manufatti litici). Solo su una limitata porzione dell’area aperta (qq. M-N/1), questo appariva eroso e affiorava direttamente US 18 (un suolo bruno/cambisuolo di probabile età tardoglaciale con manufatti litici e resti carboniosi).

In seguito allo scavo di US 12 è apparsa una situazione stratigrafica piuttosto articolata. Nella porzione più settentrionale è stata identificata una struttura di combustione. Al tetto, questa presentava un’estensione ampia (qq. M-N/101-105) ed era caratterizzata da un solo bruno ricco di carboncini (US 33 e 34) dello spessore di qualche centimetro. La struttura si approfondiva solo nell’area interessata dai qq. M-N/103-105, caratterizzandosi come un livello a matrice limosa di colore rosso intenso contenente abbondanti carboni, associati a sedimento fine di colore grigio chiaro (cenere?) (US 35) contenuto in una lieve depressione di origine naturale o antropica (US 36) ricavata all’interno di US 18.

Nell’area meridionale (qq. H-L1) US 18 appariva, invece, tagliato da due strati sovrapposti: US 8b, interpretata come il sollevamento di una porzione di US 8 per effetto dell’azione delle radici, e US 27 (identificata nel 2016), livello argilloso di colore grigio scuro-nerastro riconducibile al riempimento di una cavità originata da una ceppaia.

Completata la rimozione delle suddette UUSS, su tutta la superficie aperta (ad eccezione delle zone dove questa era stata rimossa per effetto della ceppaia) è stata scavata US 18. Nell’area corrispondente ai qq. M1, M-N/1,101-103, sotto questa ultima, è apparso un livello di colore marcatamente bruno-aranciato con concrezioni calcitiche (US 30 -alterazione della porzione basale di US 18 per arricchimento di ossidi di ferro). L’intervento si è chiuso con la messa in luce di US 8 (strato limo-argilloso con ghiaino di arenite sterile che costituisce la base della sequenza).

Complessivamente la campagna di scavo ha permesso il recupero di oltre 800 manufatti litici il cui esame preliminare ha confermato l’attribuzione del sito alla fase recente dell’Epigravettiano. A questa potrebbe associarsi un’occupazione del Mesolitico antico.

Contestualmente alla prosecuzione dello scavo del sito principale, sono stati effettuati dei carotaggi manuali (n. 14) e dei sondaggi (n. 9 di 50 x 50 cm di lato) presso una zona umida posta circa 200 m più a valle, alla base del dosso morenico prospiciente il sito, con il fine di ricostruire la morfologia originaria e comprendere il potenziale di questo contesto per la ricostruzione della storia vegetazionale e antropica dell’area. Solo due saggi (12 e 17) hanno restituito rispettivamente 10 e 2 manufatti litici, facendo ipotizzare la presenza di un secondo insediamento paleo-mesolitico nell’area di Casera Staulanza.
en During the 2018 campaign, the excavation continued of the archaeological deposit identified in 2011 and investigated between 2012 and 2017, extending the entire area towards the east (qq. H-N1 and M-N1-105) covering a surface of 3.75 m2.

The turf was removed (in 50 cm squares) and cleaned in order to extract the finds and charcoal incorporated in the base, and the sediment attributable to US 1 (present ground level) was removed _in_ _situ_ in order to uncover the top of US 12 (present sub-soil, dark brown with skeleton of small clasts, occasional charcoal, lithics). In a limited part of the opened area (qq. M-N/1), US 12 appeared eroded and US 18 (a brown soil/cambisol probably of the late Glacial era with lithics and charcoal remains) emerged directly from it.

Following the excavation of US 12, a hearth was identified in the northernmost sector. At the top, it appeared large (qq. M-N/101-105) and was characterised by a brown soil rich in charcoal fragments (US 33 and 34) a few centimetres thick. The structure only deepened in the area within qq M-N/103-105, where it presented a silty clay matrix of an intense red colour containing abundant charcoal, associated with a fine light grey sediment (ash?) (US 35). There was a slight depression of natural or manmade origin (US 36) in US 18.

In the southern part (qq. H-L1), US 18 appeared cut by two overlying layers: US 8b, interpreted as the lifting of a portion of US 8 caused by root growth, and US 27 (identified in 2016), a blackish dark grey clayey level identified as the fill of a cavity caused by a tree stump.
Once these layers were removed, US 18 was excavated across the entire area (except for the zone where it had been removed due to the tree stump). In the area corresponding with qq. M1, M-N/1,101-103, an orange-brown layer with calcitic concretions appeared (US 39 –alteration at the base of US 18 caused by the presence of iron oxides). The intervention terminated with the exposure of US 8 (sterile clay-silt layer with fine sandstone gravel forming the base of the sequence).

Overall, over 800 lithic artefacts were collected during this campaign. A preliminary examination confirmed their attribution to a late Epigravettian phase. This could be associated with an early Mesolithic occupation.

While the excavation of the main site was in progress, 14 core samples were taken and 9 _sondages_ (50 x 50 cm) opened in a wet zone situated at c. 200 m downhill, at the base of the morenic rise facing the site, with the aim of reconstructing the original morphology. The intention was also to gain an understanding of the potential of this context for the reconstruction of the history of the vegetation and occupation of the area. Only two _sondages_ (12 and 17) produced respectively 10 and 2 lithic artefacts, suggesting the presence of a second paleo-Mesolithic settlement in the area of Casera Staulanza.

Media

  • Fontana 2011-2012
    F. Fontana, D. Visentin, M.C. Turrini, L. Falceri, F. Valletta, cds. Casera Staulanza, Zoldo Alto e Forcella Pecol, Selva di Cadore: campagne 2011 e 2012. Quaderni di Archeologia del Veneto, XXIX.
  • Fontana et al 2013
    Fontana F.; Visentin D.; Turrini M.C.; Cremona M.G.; Falceri L.; Valletta F. Malga Staulanza: sulle tracce del Paleolitico finale nell’Alto Bellunese. Poster presentato alla XLVIII Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, “Preistoria e Protostoria del Veneto”. Padova, 5-9 novembre 2013.
  • Fontana et Alii 2014
    F.Fontana, D.Visentin, M.C.Turrini, L.Falceri, F.Valletta, 2014, Casera Staulanza, Zoldo Alto e Forcella Pecol, Selva di Cadore: campagne 2011 e 2012. Notizie di Archeologia del Veneto 1/2012, 9–12.
  • Fontana et al. 2016
    F.Fontana, D.Visentin, M.Bassetti, S.Bertola, P.Mozzi, C.G.Sangiorgi, A.Soncin, M.C.Turrini, 2016, Ricerche in corso a Casera Staulanza (Zoldo Alto). Frammenti. Conoscere e tutelare la natura bellunese, 6,dicembre 2016, 83-86.
  • Fontana et Alii 2018
    F. Fontana, D. Visentin, S. Bertola, A. Soncin, M. Bassetti, P. Mozzi, C.G. Sangiorgi, M.C. Turrini, 2018. La più antica occupazione tardoglaciale nelle Dolomiti Bellunesi: primi dati dal sito epigravettiano di Casera Staulanza (Val di Zoldo, BL). In Arzarello M., Fontana F., Peresani M., Peretto C., Thun Hohenstein U. (Eds.) 2018. IV Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria. Applicazioni tecnologiche allo studio di contesti paleolitici e mesolitici italiani. IV Annual Meeting of Prehistory and Protohistory. Application of emerging technologies to Italian Palaeolithic and Mesolithic case-studies, Abstract-Book, Ferrara, 7-8 Febbraio 2018. Incontri Annuali di Preistoria e Protostoria, 4, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 112-114.

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