Name
Marco Menichini
Organisation Name
Università degli Studi di Perugia

Season Team

  • AIAC_2508 - c.d. clivus Palatinus - 2010
    Le nuove indagini archeologiche al c.d. Tempio di _Iuppiter Invictus_ sul Clivo Palatino, si sono concentrate nella zona ad ovest del podio del tempio e, in due settori, a poca distanza da esso. Il sondaggio lungo il lato ovest del podio ha permesso di individuare interventi posteriori agli scavi di P. Rosa eseguiti a partire dal 1866. Al centro dell'area presa in esame è emersa una grande fossa di forma circolare di m 1,30 di diametro, che era stata riempita con materiale antico (modanature in marmo, lacerti di mosaico) e moderno (mattoni, piastrelle, plastica, frammenti di foratini) oltre a scaglioni di marmo, tufo e pietrame. Durate l'asporto del riempimento è emersa inglobata nel cementizio del podio, ad una profondità di m 1.40 dal livello di calpestio, un grosso blocco di tufo squadrato con incassi per l'alloggiamento di grappe. Il blocco che poggia su un'ulteriore livello di cementizio, è stato evidentemente reimpiegato in quanto il suo piano di posa (segnato dalla presenza degli incassi delle grappe) è collocato a vista invece di essere disposto verso l'alto per poi incastrarsi con il blocco successivo. A poca distanza dal blocco è stato individuato un piccolo accesso (un pertugio di 30 cm di diametro) ad una cavità sottostate il podio della quale non vi erano notizie precedenti. Dall'analisi delle foto eseguite nella cavità si è potuto osservare come la latomia sia stata riempita con un notevole quantitativo di terra e come essa prosegua verso est, al di sotto del podio stesso, mentre verso ovest la struttura poggia sul terreno geologico. Un'ulteriore indagine è stata eseguita a circa m 25 ad ovest del tempio intorno ad un grosso blocco in conglomerato cementizio di forma parallelepipeda composto da fasce alternate di basalto, laterizi e travertino, poggiante su una grossa piattaforma formata da scaglie di tufo. Il blocco ha una evidente inclinazione verso est, in direzione di un'altra cava di tufo posta a poca distanza da esso. Il lato ovest, presenta un bollo laterizio inglobato nella muratura nel quale si legge: [---]P(?)R AVRELI C(?)[---], ossia [EX] PR(AEDIS) AVRELI C[AES(ARIS)] questo testo è compatibile con due possibilità: CIL XV 401 e CIL XV 719; si tratta in entrambi i casi di bolli di Marco Aurelio Cesare e Faustina, databili tra il 155 e il 161 d.C., prima della morte di Antonino Pio. L'ultimo interveto eseguito riguarda il settore ubicato a sud del Tempio in direzione della Domus Flavia. Sono state intercettati in una porzione del nuovo saggio una discreta concentrazione di basoli stradali che farebbero pensare all’esistenza di un asse viario che passava davanti le Mura Romulee già individuate e scavate da Rosa nel 1867 e che correvano lungo questa porzione del colle. Comunque, data l'imminente chiusura della campagna di scavo non è stato possibile dare certezza a queste ipotesi, si rimanda quindi, al proseguimento in questa area di nuove indagini di scavo.
  • AIAC_2508 - c.d. clivus Palatinus - 2011
    La zona, già indagata da Rosa a partire dal 1866, aveva il fine di localizzare le vie di accesso alla sommità del colle ed individuare gli elementi fondamentali della topografia dell’area. Gli scavi di Rosa misero in luce una sporgenza ritenuta un bastione, seguito a breve distanza da una apertura larga ca. m. 4, in cui viene individuata la Porta Mugonia o Porta Vetus Palati, e di un muro che correva in senso sud – nord/ovest riconosciuto come un tratto delle mura romulee. Degli scavi condotti nella zona non abbiamo una documentazione grafica e fotografica soddisfacente, né è facile oggi effettuare verifiche. Per questa zona purtroppo manca anche una pubblicazione degli estesi scavi che G. Boni condusse al di sotto della Domus Flavia, rimettendo in luce l’intermonzio che divideva le due colline. È certo che il palazzo Flavio fu costruito su una larga spianata artificiale ottenuta riempiendo completamente l’intermonzio, ma è probabile che già Nerone con la Domus Transitoria avesse avviato delle trasformazioni. La campagna di scavo ha permesso di riaccendere l’attenzione su una zona dimenticata da molti anni, e di riprendere il dibattito sull’effettiva ubicazione della Porta Mugonia e del percorso della Roma Quadrata. La zona d’indagine presenta problematiche connesse con la sistemazione dell’area avvenuta nel dopoguerra. Il terreno asportato non ha restituito una stratigrafia antica, in quanto una buona parte del materiale rinvenuto era di epoca più che moderna. Sono riemerse alcune strutture di notevole interesse, sicuramente viste anche dal Boni agli inizi del ‘900, consistenti in un muro nel quale sono state identificate tre diverse fasi: il muro di prima fase, con orientamento est – ovest divergente rispetto alla Domus Flavia, composto da un conglomerato in cementizio con frammenti di mattoni e tegole, presenta una cortina laterizia la quale è stata coperta nella seconda fase da un ambiente voltato, del quale si conserva solo l’imposta della volta ed una coeva cortina laterizia nella parte inferiore. L’ultima fase è caratterizzata da un piccolo muro costituito da frammenti di tufo allettati su un piano di laterizi e bipedali che copre per ¾ la lunghezza del muro di prima fase. A ca. m. 1.20 ad est si trovano tre grossi blocchi squadrati in tufo di Aniene orientati allo steso modo della prima fase del muro adiacente. La scoperta, avvenuta a ridosso della fine della campagna di scavo non ha reso possibile indagare ulteriormente, per tanto è indispensabile la prosecuzione delle indagini nel settore. Purtroppo non è stato possibile in questa campagna di scavo raggiungere i livelli indagati da Rosa (si trovano a ca. m. 4 di profondità dal piano di calpestio attuale), ma si sono evidenziate strutture delle quali gli scavi precedenti non avevano dato notizia alcuna. Anche per questo è indispensabile proseguire le indagini nel settore per dare completezza e veridicità a quello che era stato visto oramai 145 anni orsono.
  • AIAC_2842 - Torre Certalta - 2011
    La data di fondazione di _Castrum Certalti_ risulta ancora oggi incerta. Le prime notizie si hanno a partire dal XII secolo quando nel patrimonio del vicino monastero di San Salvatore di Monte Acuto elencato in una bolla papale emessa da Eugenio III nel 1145, risulta presente anche la chiesa di Sant’Andrea in castro a Certalto. La sua posizione strategica, a controllo di un’importante fascia territoriale contesa nel corso del Basso Medioevo tra i Comuni di Città di Castello e Gubbio, fece si che il _castrum_ fosse frequentemente oggetto di violenti scontri che ne determinarono ripetuti cambi di proprietà. Il presidio subì più volte parziali distruzioni, a cui fecero seguito di volta in volta azioni di potenziamento dell’apparato difensivo. L’attività di scavo ha contribuito a delineare importanti aspetti topografici dell’insediamento prima incogniti o conosciuti solo in parte. L’indagine archeologica ha interessato nello specifico due diverse aree, convenzionalmente indicate come Settore A e Settore B. Nel Settore A, posto nella porzione centrale dell’area di scavo, sono state individuate alcune strutture murarie realizzate in blocchi di arenaria locale di piccole e medie dimensioni, pertinenti ad un ambiente di forma quadrangolare (ambiente A) riferibile ad un più grande complesso, di cui allo stato attuale si ignorano sia l’estensione complessiva sia l’articolazione interna. L’ambiente è ancora in corso di scavo. Nel Settore B, posto nella porzione meridionale dell’area di scavo, sono state individuate alcune strutture murarie realizzate in blocchi di arenaria locale di piccole e medie dimensioni, pertinenti a tre diversi ambienti. Due piccoli ambienti a schiera di forma quadrangolare addossati al muro di cinta dell’insediamento (ambiente B e C) possono probabilmente essere riferiti ad un unico isolato, di cui non si conosce ancora l’estensione complessiva. Dei due vani sono state individuate le rispettive aperture, dotate in entrambi i casi di una soglia e di cardini angolari. I due ambienti sono ancora in corso di scavo. In un grande ambiente di forma rettangolare (ambiente D) dotato di un’abside quadrangolare pare potersi riconoscere un edificio a carattere religioso, forse identificabile con la chiesa di S. Andrea in castro, più volte citata dalle fonti ma mai localizzata. Le pareti della struttura presentano nel loro paramento interno tracce più o meno consistenti di intonaco. Nell’angolo SE dell’ambiente è emersa una piccola porzione di un piano pavimentale realizzato mediante pianelle di terracotta allettate di piatto, riferibile all’ultimo periodo di vita della struttura. L’accesso all’ambiente, posto lateralmente, è dotato di una soglia di grandi dimensioni e di cardini angolari. L’ambiente è ancora in corso di scavo. Lo studio preliminare dei materiali ceramici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica attestata dalle fonti scritte, compresa tra il pieno medioevo ed il periodo rinascimentale. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
  • AIAC_2853 - Otricoli, Teatro - 2011
    L'intervento della campagna di scavo 2011 ha avuto lo scopo di esplorare il fronte scenico del teatro, già in parte scavato negli anni 60 del '900 dal Dott. U. Ciotti, funzionario dell'allora ispettorato per l'Umbria. Gli scavi, all'epoca, furono intrapresi nell’ _aditus_ di destra, riportando alla luce un muro in opera quadrata, mentre nell’area della scena e del _pulpitum_ si riportò alla luce una scalinata utilizzata per accedere al piano superiore della scena. La scala è rivestita in opera reticolata sul lato nord, in opera quadrata sul lato est, mentre sul lato ovest appoggiava ad un muro. Quest'ultimo muro, in opera quadrata, sembra chiudere su quel lato l'edificio scenico, creando un ambiente interno interpretabile come un _parascaenium_. Nella campagna appena trascorsa si è aperto un saggio adiacente a quello poc'anzi menzionato, evidenziando una grande US negativa (taglio), interpretabile come una fase di spolio avvenuta probabilmente nel settecento. Si è , infatti, a conoscenza dai documenti di archivio che scavi sistematici furono intrapresi su tutta l'area, tra il 1776 e il 1782, dal Card.le Pallotta Pro Tesoriere Generale e seguiti da Gianni Battista Antonio Visconti (1722-1784) prefetto pontificio per le antichità, per ordine di Pio VI. Parte di queste indagini interessarono anche il teatro, dal quale emersero: una statua colossale di donna seduta, una statua femminile seduta di grandezza naturale, un tripode di marmo con rilievi da tre lati e tre are intagliate. Infine quattro colonne di marmo africano rotte, del diametro di 0,66 m, quattro di cipollino del diametro di 0,44 m e alcuni rocchi di alabastro e giallo antico. Tra le altre cose furono rinvenute molti pezzi di cornici e capitelli. Lo scavo fu eseguito anteriormente al fronte scenico, scavando un crollo dello spessore di circa un metro, riemerso anche durante le fasi di scavo moderne, fu asportato in parte anche dal Ciotti. Il crollo avvenne, dopo l'abbandono della città e la dismissione del teatro dalle sue funzioni. Durante le odierne fasi di scavo è riemerso il muro del fronte scenico, già riportato alla luce nella parte posteriore dal Dott. Ciotti. Le sue dimensioni lo prefigurano come una enorme struttura in cementizio, larga circa 2,20 m, alta 1,80 m e lunga 4 m che serviva a sostenere l’apparato marmoreo. Posteriormente e sul lato sinistro il paramento è in opera quadrata in tufo, mentre anteriormente è ricoperto in _opus reticulatum_, inquadrato da due grandi blocchi in travertino bianco che mettono in evidenza una apertura sul fianco destro, la quale può essere interpretata come la valva _hospitalitatium_. Il paramento sinistro del fronte scenico si prolunga verso l'orchestra, formando un muro che divideva il _pulpitum_ dal _parascaenium_, di questo si sono rinvenuti sul lato nord dello scavo due corsi di blocchi regolari in tufo. Sulla _scaenae frons_ si aprono canonicamente tre porte: le _valvae hospitalitates_, situate lateralmente e la valva regia posizionata al centro del muro. L’apertura delle tre porte doveva rispettare il canone vitruviano dei triangoli inscritti in un cerchio; nel caso ocricolano sembra essere in parte rispettato. Infatti il teatro di Otricoli è costruito su un ottadecagono, cioè su di un poligono di 18 lati regolari.
  • AIAC_315 - Guastuglia - 2007
    Gli interventi della campagna di scavo 2007 si sono concentrati all’interno dell’ampio settore esplorato durante le campagne di scavo 2005-2006, delimitato da una monumentale canalizzazione a blocchi monolitici incavati per il deflusso delle acque, collegata ad un portico monumentale di cui si è conservato per intero il muro di fondazione del lato meridionale. Proprio al centro sono state messe in luce le imponenti strutture di fondazione di un tempio. Le dimensioni dell’edificio, con l’ingresso aperto verso sud-est, risultano di m. 7,40 x 11,54 (25 x 39 piedi romani) ed i suoi muri delimitavano una cella e l’antistante pronao colonnato, nel rispetto di una planimetria canonica per gli edifici templari romani. La cella del tempio, ovviamente, era destinata ad ospitare la statua di culto, come dimostra nell’edificio di Gubbio il ritrovamento della fondazione su cui poggiava il piedistallo della statua, ubicato, infatti, come consueto, sull’asse principale dell’edificio al centro della parete di fondo. Le indagini - ancora parziali - effettuate al di sotto di questo basamento, hanno portato in luce ossa di animali e frammenti di ceramica bruciata relativi probabilmente ad una qualche azione rituale. I resti di un altro deposito votivo sono stati invece esplorati all’interno della fossa di fondazione occidentale, funzionale alla messa in opera dei muri perimetrali della struttura, ed anche qui sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramica, lucerne, ossa e tracce di carbone. In base alle ceramiche portate in luce negli interventi, che tuttavia dovranno essere studiate in maniera più approfondita, è possibile datare l’edificio sacro agli ultimi decenni del I secolo a.C. E’ stato portato in luce un altro tratto del muro di fondazione appartenente al portico monumentale che doveva circondare e monumentalizzare l’edificio di culto, ed è stato inoltre possibile individuare la continuazione delle due strutture murarie tra loro parallele, che correvano, con andamento nord-sud, dinanzi all’ingresso del tempio. Al centro del saggio, nello spazio compreso tra i due muri, sono stati messi in luce alcuni blocchi lapidei di grandi dimensioni. In corrispondenza dell’angolo meridionale del saggio, sono stati infine rinvenuti quattro grandi blocchi lapidei allineati: la loro disposizione e il loro orientamento lasciano supporre che fossero parte di un’imponente struttura muraria, ad equivoca vocazione architettonica e religiosa, che delimitava l’intero santuario.
  • AIAC_315 - Guastuglia - 2008
    La campagna di scavo Gubbio-Guastuglia 2008 ha interessato l’area delimitata dalle mura di fondazione in opera cementizia appartenenti all’edificio sacro, messo in luce durante le campagne di scavo 2005-2007. Lo scavo ha interessato i due ambienti interni all’edificio: la “cella” di m 7,40 x6,75 e il “pronao” m 4,84x7,40. L’approfondimento delle aree soggette all’indagine è risultato necessario ai fini di una corretta datazione dell’edificio sacro. All’interno della “cella”, in seguito alla preliminare ripulitura superficiale dell’area, è stato possibile riconoscere una situazione stratigrafica omogenea caratterizzata da un sottile strato di terra friabile di colore rossastro: interfaccia superiore di accumulo della fase cantieristica tardo repubblicana, non rimane, purtroppo, alcun resto della pavimentazione degli ambienti. Nell’angolo sud-est della “cella” è stato messo in luce un apprestamento murario di piccole dimensioni e di scarsa fattura, costituito da conci in pietra di diversa pezzatura ed apprestati a secco. La struttura era in parte visibile già durante la campagna di scavo del 2007. Non è ancora possibile affermare con certezza quale fosse la funzione delle diverse strutture murarie individuate al di sotto del piano di calpestio del tempio, ma le evidenze stratigrafiche fanno pensare che si possa trattare di evidenze appartenute all’edificio sottostante il tempio, di cui già nelle passate campagne di scavo si era appurata la presenza. Le fasi cantieristiche funzionali all’erezione del tempio dovettero, per forza di cose, effettuare lavori di asportazione e livellamento delle strutture murarie sottostanti, in modo da preparare i vari ambienti alla pavimentazione. Le evidenze stratigrafiche e lo studio, ancora in fase preliminare, dei materiali rinvenuti confermano una datazione di massima per l’edifico attorno ai primi anni del I sec. d.C. Al centro dell’ambiente principale dell’edificio è stato individuato un taglio di forma circolare profondo 84 cm. Suddetta asportazione di terreno dovette essere funzionale alla sistemazione dei materiali utilizzati durante lo svolgimento del rito di fondazione della struttura templare. All’interno della terra di riempimento, caratterizzata dal colore rossastro e dalla notevole presenza di tracce di bruciato,è stata rinvenuta una notevole quantità di materiale ceramico, oltre a varie altre suppellettili e a numerosi resti ossei. L’ipotesi più probabile è che si possa trattare di un deposito sacrificale realizzato in seguito ad una cerimonia religiosa. All’interno del deposito votivo sono stati rinvenuti circa 40 contenitori per unguenti, oltre a numerose altre forme ceramiche miniaturistiche. Oltre ai balsamari in ceramica è stata rinvenuta, sul fondo del deposito, anche un’ascia in ferro in buone stato di conservazione. Sempre dallo stesso deposito provengono diversi oggetti in bronzo quali monete, anelli, e varie altre suppellettili. In seguito allo studio dei materiali e delle evidenze stratigrafiche è stato possibile datare l’episodio ai primissimi secoli del I sec. d.C.; inoltre appare possibile, grazie ai confronti tipologici dei materiali rinvenuti, ipotizzare che l’edificio fosse dedicato ad una divinità femminile. Lo scavo e l’asportazione dei numerosi materiali rinvenuti ha occupato gran parte della durata della campagna di scavo 2008.
  • AIAC_315 - Guastuglia - 2009
    Gli scavi archeologici effettuati nel sito della Guastuglia dal 2001 al 2009 hanno progressivamente portato alla luce cospicue tracce di edifici monumentali a funzione pubblico-religiosa. Sono state portate alla luce e riconosciute quattro distinte fasi di occupazione. La più tarda (indagini 2001-2005), databile all’inizio del Medioevo, è caratterizzata dalla presenza dei resti di un’abitazione, composta da diversi ambienti, affacciata su una strada basolata in un ottimo stato di conservazione. Le altre tre fasi di vita dell'area sono assegnabili, procedendo dalla più antica alla più recente, alla tarda età repubblicana (metà I sec. a.C.); alla prima età imperiale (età Giulio-Claudia, inizi I d.C.), quando all’area viene conferito un carattere monumentale; all’età medio-imperiale (regno di Adriano, intorno alla metà del II sec. d.C). Allo stato attuale dei lavori la fase meglio nota è quella della prima età imperiale. A questa fase appartiene il portico monumentale (m. 22x20,85), i cui materiali vennero asportati in età medievale per il recupero di materiale da costruzione. All’interno della porticus si è rinvenuto un canale di deflusso delle acque a blocchi monolitici, limite del complesso circondato in origine da porticus. Le indagini all’interno dell’area delimitata dalla massiccia opera funzionale al deflusso delle acque (2007-2008), hanno permesso di mettere in luce le strutture di fondazione di un tempio, che costituisce il primo edificio di culto urbano di Gubbio finora esplorato estesamente. Le dimensioni dell’edificio, con l’ingresso aperto verso sud-est, risultano di m. 7,40 x 11,59. La sua organizzazione prevedeva una cella di m. 7,40x6,75, preceduta da un avancorpo colonnato (pronao) di m 7,40x4,84. Della struttura rimangono le fondazioni in opera cementizia, costituita da malta frammista a pietrisco e laterizi. Il conglomerato cementizio è stato gettato in cavo armato ed il negativo dell’armatura lignea è perfettamente leggibile. Dell’alzato del tempio non resta nulla, se non un frammento di podio modanato in pietra dura locale, delle dimensioni di 2,00 x 0,80 m di altezza, rinvenuto in una fossa accanto alle fondazioni. La destinazione sacra dell’edificio appare l'ipotesi più verosimile, alla luce anche del ritrovamento davanti all'ingresso di un deposito votivo connesso alla costruzione dell'intero complesso. Questo deposito, sigillato da un doppio strato di pietre e laterizi, mostrava resti di pasto (ossa e carbone) e di ceramica per cottura, e altre tipologie di materiali tra i quali ricordiamo lucerne, anfore, ceramica fine da mensa e miniaturistica etc. In seguito allo studio dei materiali e delle evidenze stratigrafiche è stato possibile datare l’edificio all’inizio del I sec. d.C. Nell’anno 2009 sono stati aperti due saggi di scavo (10x10m.), nel settore sud-est del saggio, in prossimità dell’angolo orientale del porticato. Le indagini hanno permesso l’individuazione di una strada basolata databile, presumibilmente, all’inizio del I sec. d.C. La direttrice viaria (che presenta ben visibili tracce del passaggio di carri) è composta da basoli in pietra dura locale di grosse dimensioni tagliati in maniera irregolare; costeggia il lato Nord del porticato e delimita l’area del santuario. Le future campagne di scavo interesseranno il settore meridionale del sito è avranno lo scopo di delineare in maniera definitiva la topografia dell’area sacra.