- Item
- AIAC_3548
- Name
- Capestrano
- Date Range
- 1500 BC – 500
Seasons
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AIAC_3548 - Capestrano - 2014Le indagini archeologiche a Capestrano, hanno rivelato l’esistenza di un abitato antico, quello di _Aufinum_, che dispone di un assetto territoriale ben organizzato. Il colle è cinto da diversi circuiti murari, che fungono più che da difesa, soprattutto da sostruzioni di terrazzamenti, che presentano almeno due fasi di utilizzazione, una databile alla fase ellenistico-romana, mentre la seconda ad età tardo-medievale. Sulla sommità del colle, che fungeva da acropoli, sono stati portati in luce due templi, “Tempio A” e “Tempio B”, ascrivibili al periodo tra III e I sec. a.C. Il primo tempio (A) risulta poco conservato, soprattutto per la parte relativa al podio, scavato direttamente nel substrato roccioso della collina. Il secondo, il Tempio B, ancora in fase di scavo, è molto interessante, sia per la tipologia di materiali che stanno venendo fuori, sia per le fasi più tarde di riutilizzo dell’area, con sepolture altomedievali che riutilizzano i materiali lapidei del tempio. Da segnalare nel tempio è la presenza di numerosissimi frammenti di intonaci colorati, con una decorazione ad onde, attestati anche in area campana e tarantina. Sempre sulla sommità del colle è stata individuata una capanna, di forma rettangolare, costituita da pali divisori interni e pits utilizzati per conservare derrate alimentari e riserva d’acqua, insieme con macine e mortai. Altra prerogativa del _vicus_ è il cosiddetto teatro o edificio per riunioni, che ricalca il pendio della collina. Le gradinate sono costituite da un’alternanza di gradini di due diversi spessori, per la seduta e per la pediera. Ai piedi del colle, sono stati effettuati saggi, per indagare quella che è stata la fase di urbanizzazione di età imperiale. Sono stati messi in luce resti di abitazioni private, tra cui un _impluvium_, che però risultano molto danneggiati sia dagli scassi antichi per le vigne, sia da secoli di aratura profonda. _La necropoli romana_ Nella campagna di scavo nella necropoli di Capestrano sono state portate alla luce 54 tombe, con cronologia eterogenea, oltre alla via sepolcrale, già individuata negli anni ’30. Di particolare interesse sono le due tombe a camera costruita con l’ingresso rivolto verso l’asse stradale antico, i cui corredi rimandano ad un ceto sociale elevato, per la presenza di letti funerari in osso, i cui elementi sono riconducibili, per iconografia, a temi legati al binomio amore e morte. Ma il dato più significativo riguarda la copiosa presenza di tombe ad incinerazione in urne, che attestano per la prima volta a Capestrano ed in area vestina, tale pratica per l’età imperiale. Le tombe presentano diverse tipologie, a fossa, a dado o entro recinto. La maggior parte delle incinerazioni sono costituite da una fossa con urna e corredo sia all’interno che all’esterno o solo all’interno dell’urna. Sostanzialmente i corredi sono per la maggior parte costituiti da ollette e pocula, balsamari, unguentari in vetro, lucerne e piatti.
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AIAC_3548 - Capestrano - 2016_L’Abitato_ L’abitato è cinto da diversi circuiti murari difensivi e sostruttivi, che presentano almeno due fasi di utilizzazione, una databile alla fase ellenistico-romana, mentre la seconda ad età tardo-medievale. Sulla sommità del colle, che fungeva da acropoli, sono stati portati in luce due templi, “Tempio A” e “Tempio B”, ascrivibili al periodo tra III e I sec. a.C. Il primo tempio (A) risulta poco conservato, soprattutto per la parte relativa al podio, scavato direttamente nel substrato roccioso della collina. Il secondo, il Tempio B, ancora in fase di scavo, è molto interessante, sia per la tipologia di materiali, sia per le fasi più tarde di riutilizzo dell’area, con sepolture altomedievali che riutilizzano i materiali lapidei del tempio. Da segnalare è la presenza di numerosissimi frammenti di intonaci colorati, con una decorazione ad onde, attestati anche in area campana e tarentina. Sempre nella particella 191 del foglio 8 di Capestrano, è stata indagata l’area delle cosiddette Capanne, che si trova subito ad ovest dell’area del tempio B, alle coordinate: 42°16’53.23’’N – 13°46’18.34’’E ad una elevazione di 395/400 m slm. La capanna principale, che era già stata indagata negli anni precedenti presenta un ingresso ‘ufficiale’ sul fronte Nord-Ovest, con pali lignei più grandi, forse a scandire un rudimentale ‘porticato’ tripartito che riparasse l’ingresso alla capanna dalle intemperie. La tecnica costruttiva in cui era stata realizzata la struttura sembra segnare un momento di passaggio tra V e IV secolo a.C., con l’utilizzo di uno scheletro portante in pali in legno di quercia, uno zoccolo in ciottoli e terra ed un alzato probabilmente ancora in pisè. Difficile è dire con certezza la tipologia di copertura, che aveva ovviamente una intelaiatura lignea, su ciò probabilmente poggiava un tetto stramineo, perché non si sono rinvenute tegole a supportare l’ipotesi di un utilizzo di tetto già in tegole. Un piccolo ingresso laterale, posto invece a Est sul lato lungo, portava direttamente ad una zona funzionale, dedicata ad attività di stoccaggio e produzione alimentare, vista la presenza di un ampio pit per stipare derrate alimentari o le riserve idriche, e di una macina ed un mortaio direttamente ricavati nel banco di roccia, insieme a piccoli pits che contenevano semi e granaglie, direttamente fuori alla capanna. I semi ed i materiali rinvenuti con la flottazione della terra proveniente dai pits sono ora in fase di analisi. Le altre strutture rinvenute non sono ancora state scavate completamente, per cui risulta più difficile ricostruirne una planimetria, ma i nuovi saggi di scavo del 2016 hanno già messo in evidenza una seconda area di notevole interesse, con sistemi di macinatura e pressatura direttamente ricavati nella roccia, posti proprio a Sud e ad Ovest della capanna. Sembrerebbe quindi plausibile che la grande struttura fosse al centro di aree lavorative e di stoccaggio, che dovevano essere funzionali alla struttura ed erano certo pertinenti a produzioni agricole locali e legate all’allevamento nella zona. Altro monumento interessante dell’abitato è il cosiddetto teatro o edificio per riunioni, che si appoggia sul pendio della collina. Le gradinate sono costituite da un’alternanza di gradini di due diversi spessori, per la seduta e per la pediera. Sulla sommità del colle, durante le campagne di scavo 2015/2016 sono state messe in luce due strutture absidate poste a Nord e a Nord-Est del Tempio B, che sembrerebbero essere relative ad edifici, databili tra V/VII e IX/XI sec. d.C. In base ai primi rinvenimenti sembrerebbero essere due strutture ben distinte, forse relative ad edifici di culto cristiani, che attestano una continuità d’uso dell’area cultuale pagana del Tempio B. La costruzione delle due strutture ha determinato la spoliazione delle strutture del Tempio B ed il riutilizzo di numerosi materiali architettonici. Nello specifico nelle Campagne 2015 e 2016 sono stati indagati i settori NE-1, 2 e 3 NO-2, e SE-2. Le attività di scavo nel settore NE-1 si sono limitate all'individuazione e lo scavo del pozzo US -2035 e lo scavo delle tombe α e β (UUSS -2046, -2048), entrambe contenenti le spoglie di infanti ed in qualche modo connesse alla chiesa n.1. L'unica sepoltura che presenta un corredo di una certa importanza è la tomba β nella quale le spoglie erano accompagnate da un piccolo anforisco a fondo piatto ed un orecchino in bronzo attualmente in fase di studio ma apparentemente databili nell'ambito del V-VI sec. d.C. Per quanto riguarda il pozzo esso ha un diametro di circa 110 cm per una profondità di circa 140cm. All'interno esso appare foderato in pietra, con conci semilavorati giustapposti a secco; dal riempimento non sono emersi materiali utili ad una definizione cronologica e/o dati utili a stabilire la funzione della struttura. Nel settore NE-2 è stato portato a termine lo scavo del silos/cisterna US -2015 scavato nel substrato roccioso; purtroppo durante lo scavo non sono emersi materiali utili a fornire chiarimenti sulla datazione e/o l'utilizzo della cavità. È stato altresì ultimato lo scavo nel settore NE-3 il quale ha restituito l'evidenza di un alloggiamento di palo rincalzato da pietre e malta di consistenza piuttosto tenace. Nella stessa area è stato rinvenuto un utensile in ferro identificato come un grande scalpello a punta (subbia). Le stratigrafie asportate in quest'area sono tutte da riferirsi alle fasi di costruzione e utilizzo della chiesa n.1. L'inizio delle indagini nel settore NO-2 ha messo in evidenza la presenza di un secondo abside orientato a sud USM 2050; purtroppo il termine della campagna di scavo del 2015 non ha permesso di stabilire le dimensioni approssimative della struttura denominata in via preliminare chiesa n.2. Lo scavo della struttura è proseguito nel 2016 con l’apertura della zona del secondo abside, che risulta conservato solo a livello di fondazione. Nello scavo sono stati messi in luce una sistemazione pavimentale direttamente sul piano in calcare, appositamente lisciato e preparato, ed una ampia buca, forse un ulteriore silos o pit. Per ora risulta difficile capire la cronologia di questa seconda struttura absidata. Solo con le prossime campagne di scavo si riuscirà a capire meglio la planimetria e la funzione della struttura. La sistemazione pavimentale all’interno dell’abside sembrerebbe costituire la base di un piano di calpestio funzionale a questa struttura absidata. Il silos o pit è forse relativo a motivazioni utilitaristiche, ma l’assenza di materiali al suo interno non facilita una datazione che possa confermare la pertinenza alla seconda struttura absidata o a fasi precedenti. In attesa di ulteriori campagne di scavo si propone in via preliminare una suddivisione delle diverse fasi di occupazione e utilizzo dell'area. Prima fase: Prima occupazione stabile dell'area; probabili strutture in materiale deperibile delle quali restano buche di palo scavate direttamente nel substrato roccioso; tali strutture sembrerebbero confrontabili con i resti messi in luce nell'area c.d. delle capanne, a breve distanza dall'ara del Tempio B. Datazione: VII-VI sec. a.C.? Seconda fase: Cava. Escavazione del banco roccioso per ricavare materiale litico da costruzione. Di questa fase restano profondi e regolari tagli nel banco roccioso e poche tracce di utensili da lavoro (subbie). Datazione: fine III - inizio II sec. a.C. circa Terza fase: Costruzione del tempio. Probabilmente una prima struttura in materiale deperibile e della quale non restano tracce all'infuori di buche di palo, fu in seguito sostituita da un edificio in muratura. Tale edificio si addossava verosimilmente al fronte di cava sfruttandone la parete e foderandola in muratura. Di questa fase restano un tratto di muratura in opera pseudo poligonale a secco USM 2, numerosi frammenti di intonaco dipinto di primo stile con motivo ad onda corrente provenienti dagli strati più profondi. Datazione: II sec. a.C. Quarta fase: Probabile dismissione della struttura del templare (abbandono/crollo), fase obliterata completamente dalla rioccupazione del sito. Quinta fase: Costruzione della prima struttura absidata. Spoliazione delle strutture murarie del tempio; riutilizzo di alcuni manufatti litici all'interno della struttura dell'abside della chiesa USM 2045, realizzazione della calcara utilizzata per ridurre in calce parte degli elementi litici del tempio. Sesta fase: Sepolture si collocano nell’area; una delle tombe più antiche potrebbe essere quella antropomorfa orientata E-O e scavata direttamente nel substrato roccioso. Tale sepoltura è l'unica finora individuata che presenta un tale orientamento il quale coincide perfettamente con quello della chiesa stessa. Datazione: V - VI sec. d.C. ? Settima fase: Costruzione della seconda struttura absidata, che deve ancora essere esaustivamente indagata. Ottava fase: Sepolture poste all’esterno all'edificio con orientamento NO-SE, in prossimità dell'abside della prima struttura absidata. Suddette tombe sono scavate nel terreno; le fosse sono foderate con lastre di pietra tra e quali si ravvisano alcuni elementi di riutilizzo databili al IX sec. d.C. Datazione: post IX sec. d.C.
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AIAC_3548 - Capestrano - 2017Le indagini condotte nel 2017 sulla sommità di Colle S. Antonino-Collelungo a Capestrano (AQ), nell’area dell’abitato dell’antica Aufinum, sono state finalizzate alla definizione planimetrica e funzionale della struttura semicircolare già individuata nel settore N/W dell’area di scavo e preliminarmente interpretata come possibile seconda abside. Un ulteriore obiettivo è stato quello di comprendere meglio i rapporti della citata struttura con il piano pavimentale in cementizio a base litica soprastante, anch’esso già parzialmente individuato nella campagna 2016. La prosecuzione dello scavo ha consentito di verificare che il piano pavimentale ha uno sviluppo rettilineo in senso Est-Ovest e che si estende a Ovest, oltre i limiti dell’attuale saggio. Le caratteristiche costruttive e la stratigrafia relativa consentono di proporne un preliminare inquadramento ad epoca romana e una sua possibile funzione come pavimentazione di ambienti annessi del tempio B. Il piano è realizzato in parte su una cavità scavata nella roccia, con terminazione a volta, delimitata a S dalla struttura semicircolare sopracitata. Lo scavo dell’interno della struttura ha consentito di rilevare che la planimetria è piuttosto subcircolare e non semicircolare e di evidenziare due riempimenti che corrispondono probabilmente a due diverse fasi di utilizzo, in epoca romana e poi in epoca medievale, almeno sulla base dell’analisi preliminare dei materiali. Inoltre, dalla struttura subcircolare ha origine una canalizzazione che segue l’andamento del banco roccioso, regolarizzato con un evidente intervento antropico, e che sembra connettere la struttura subcircolare e la sottostante cavità al pozzo localizzato al centro dell’abside della chiesa. Dunque, la cavita e la struttura semicircolare potrebbero essere interpretabili come cisterna. Al di sopra della pavimentazione cementizia a base litica si è rilevato un successivo piano caratterizzato da una pavimentazione in laterizi, di cui rimane qualche lacerto, riferibile ad epoca post-classica e delimitato da una struttura muraria a Nord e dalla roccia regolarizzata a Est. Purtroppo l’esiguità dei materiali rinvenuti non consente di circoscriverne la datazione. È tuttavia possibile che la pavimentazione e la struttura muraria da cui è delimitata siano in fase con l’edificio di culto cristiano individuato e parzialmente scavato nelle campagne precedenti.
Media
- Name
- Capestrano
- Year
- 2014
- Summary
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it
Le indagini archeologiche a Capestrano, hanno rivelato l’esistenza di un abitato antico, quello di _Aufinum_, che dispone di un assetto territoriale ben organizzato. Il colle è cinto da diversi circuiti murari, che fungono più che da difesa, soprattutto da sostruzioni di terrazzamenti, che presentano almeno due fasi di utilizzazione, una databile alla fase ellenistico-romana, mentre la seconda ad età tardo-medievale. Sulla sommità del colle, che fungeva da acropoli, sono stati portati in luce due templi, “Tempio A” e “Tempio B”, ascrivibili al periodo tra III e I sec. a.C. Il primo tempio (A) risulta poco conservato, soprattutto per la parte relativa al podio, scavato direttamente nel substrato roccioso della collina.
Il secondo, il Tempio B, ancora in fase di scavo, è molto interessante, sia per la tipologia di materiali che stanno venendo fuori, sia per le fasi più tarde di riutilizzo dell’area, con
sepolture altomedievali che riutilizzano i materiali lapidei del tempio. Da segnalare nel tempio è la presenza di numerosissimi frammenti di intonaci colorati, con una decorazione ad onde, attestati anche in area campana e tarantina. Sempre sulla sommità del colle è stata individuata una capanna, di forma rettangolare, costituita da pali divisori interni e pits utilizzati per conservare derrate alimentari e riserva d’acqua, insieme con macine e mortai.
Altra prerogativa del _vicus_ è il cosiddetto teatro o edificio per riunioni, che ricalca il pendio della collina. Le gradinate sono costituite da un’alternanza di gradini di due diversi spessori, per la seduta e per la pediera. Ai piedi del colle, sono stati effettuati saggi, per indagare quella che è stata la fase di urbanizzazione di età imperiale. Sono stati messi in luce resti di abitazioni private, tra cui un _impluvium_, che però risultano molto danneggiati sia dagli scassi antichi per le vigne, sia da secoli di aratura profonda.
_La necropoli romana_
Nella campagna di scavo nella necropoli di Capestrano sono state portate alla luce 54 tombe, con cronologia eterogenea, oltre alla via sepolcrale, già individuata negli anni ’30. Di particolare interesse sono le due tombe a camera costruita con l’ingresso rivolto verso l’asse stradale antico, i cui corredi rimandano ad un ceto sociale elevato, per la presenza di letti funerari in osso, i cui elementi sono riconducibili, per iconografia, a temi legati al binomio amore e morte. Ma il dato più significativo riguarda la copiosa presenza di tombe ad incinerazione in urne, che attestano per la prima volta a Capestrano ed in area vestina, tale pratica per l’età imperiale. Le tombe presentano diverse tipologie, a fossa, a dado o entro recinto. La maggior parte delle incinerazioni sono costituite da una fossa con urna e corredo sia all’interno che all’esterno o solo all’interno dell’urna. Sostanzialmente i corredi sono per la maggior parte costituiti da ollette e pocula, balsamari, unguentari in vetro, lucerne e piatti. -
en
The _Aufinium_- Capestrano Project is the result of a long collaboration between the Archaeological Superintendency of the Abruzzo, Chieti University and several other bodies.
_The town and territory_
The excavations at Capestrano have revealed the existence of an ancient town, _Aufinium_, in a well-structured territory. The hill was surrounded by several curtain walls that functioned more as substructures for the terracing than as defences. The terraces present two phases of use, one datable to the Hellenistic-Roman period, while the second phase dates to the late medieval period. Two temples were uncovered on the hill summit, which functioned as the acropolis, “Temple A” and “Temple B”, datable to between the 3rd and 1st centuries B.C. Very little of Temple A, in particular the podium structures excavated directly in the hill’s rocky substratum, was preserved.
Temple B, still being excavated, is very interesting both for the typology of the building materials and for the later phases of reuse with early medieval burials reusing materials from the temple. Abundant fragments of coloured wall plaster with a ‘wave’ decoration, of a type attested in Campania and the Taranto area, were found inside the temple. A rectangular hut was discovered on the hill summit. Divided internally by posts, it had pits for storing dry foodstuffs and water, together with grindstones and mortars. Another feature of the _vicus_ is the so-called theatre or assembly building, which follows the line of the hill slope. The tiers were made up of steps of two different heights forming the seat and footrest. Trenches were opened at the foot of the hill in order to investigate the imperial phase of urbanisation. The remains of private dwellings were uncovered, including an _impluvium_, which were heavily damaged by ancient digging for planting vines and by centuries of deep ploughing.
_The Roman necropolis_
The excavations in the necropolis of Capestrano uncovered 54 tombs of different dates, as well as the _via_ _sepolcrale_ already identified in the 1930s. Two chamber tombs, built with the entrance facing towards the ancient road, were of particular interest. The presence of worked bone elements from funerary beds, decorated with motifs relating to love and death, indicates that these were high status burials. However, the most significant discovery was constituted by numerous cremation burials in urns, attesting this practice for the first time at Capestrano and in the Vestina area in the imperial period. Several tomb types were present: ‘a fossa’, ‘a dado’ and within an enclosure. Most were constituted by a pit containing an urn with the grave goods placed both inside and outside, or only inside the urn. The grave goods mainly comprised small jars and _pocula_, _balsamari_, glass _unguentaria_, lamps and plates. - Summary Author
- Oliva Menozzi
- Director
- M.C. Mancini DiSPUTer Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti
- Valeria Acconcia - Dipartimento di Studi Psicologici, Umanistici e del Territorio dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara
- Research Body
- Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti
- Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo
- CAAM (Centro di Ateneo di Archeometria e Microanalisi-Chieti)
- LABDAM (Laboratorio di Diagnostica e Archeometria del Mosaico
- ORTO BOTANICO DI NAPOLI, Università degli Studi Federico II, Napoli
- IERA (Istituto Europeo per la Ricerca Archeologica)
- Funding Body
- Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti
Media
- Name
- Capestrano
- Year
- 2016
- Summary
-
it
_L’Abitato_
L’abitato è cinto da diversi circuiti murari difensivi e sostruttivi, che presentano almeno due fasi di utilizzazione, una databile alla fase ellenistico-romana, mentre la seconda ad età tardo-medievale.
Sulla sommità del colle, che fungeva da acropoli, sono stati portati in luce due templi, “Tempio A” e “Tempio B”, ascrivibili al periodo tra III e I sec. a.C. Il primo tempio (A) risulta poco conservato, soprattutto per la parte relativa al podio, scavato direttamente nel substrato roccioso della collina.
Il secondo, il Tempio B, ancora in fase di scavo, è molto interessante, sia per la tipologia di materiali, sia per le fasi più tarde di riutilizzo dell’area, con sepolture altomedievali che riutilizzano i materiali lapidei del tempio. Da segnalare è la presenza di numerosissimi frammenti di intonaci colorati, con una decorazione ad onde, attestati anche in area campana e tarentina.
Sempre nella particella 191 del foglio 8 di Capestrano, è stata indagata l’area delle cosiddette Capanne, che si trova subito ad ovest dell’area del tempio B, alle coordinate: 42°16’53.23’’N – 13°46’18.34’’E ad una elevazione di 395/400 m slm. La capanna principale, che era già stata indagata negli anni precedenti presenta un ingresso ‘ufficiale’ sul fronte Nord-Ovest, con pali lignei più grandi, forse a scandire un rudimentale ‘porticato’ tripartito che riparasse l’ingresso alla capanna dalle intemperie. La tecnica costruttiva in cui era stata realizzata la struttura sembra segnare un momento di passaggio tra V e IV secolo a.C., con l’utilizzo di uno scheletro portante in pali in legno di quercia, uno zoccolo in ciottoli e terra ed un alzato probabilmente ancora in pisè. Difficile è dire con certezza la tipologia di copertura, che aveva ovviamente una intelaiatura lignea, su ciò probabilmente poggiava un tetto stramineo, perché non si sono rinvenute tegole a supportare l’ipotesi di un utilizzo di tetto già in tegole. Un piccolo ingresso laterale, posto invece a Est sul lato lungo, portava direttamente ad una zona funzionale, dedicata ad attività di stoccaggio e produzione alimentare, vista la presenza di un ampio pit per stipare derrate alimentari o le riserve idriche, e di una macina ed un mortaio direttamente ricavati nel banco di roccia, insieme a piccoli pits che contenevano semi e granaglie, direttamente fuori alla capanna. I semi ed i materiali rinvenuti con la flottazione della terra proveniente dai pits sono ora in fase di analisi.
Le altre strutture rinvenute non sono ancora state scavate completamente, per cui risulta più difficile ricostruirne una planimetria, ma i nuovi saggi di scavo del 2016 hanno già messo in evidenza una seconda area di notevole interesse, con sistemi di macinatura e pressatura direttamente ricavati nella roccia, posti proprio a Sud e ad Ovest della capanna. Sembrerebbe quindi plausibile che la grande struttura fosse al centro di aree lavorative e di stoccaggio, che dovevano essere funzionali alla struttura ed erano certo pertinenti a produzioni agricole locali e legate all’allevamento nella zona.
Altro monumento interessante dell’abitato è il cosiddetto teatro o edificio per riunioni, che si appoggia sul pendio della collina. Le gradinate sono costituite da un’alternanza di gradini di due diversi spessori, per la seduta e per la pediera.
Sulla sommità del colle, durante le campagne di scavo 2015/2016 sono state messe in luce due strutture absidate poste a Nord e a Nord-Est del Tempio B, che sembrerebbero essere relative ad edifici, databili tra V/VII e IX/XI sec. d.C. In base ai primi rinvenimenti sembrerebbero essere due strutture ben distinte, forse relative ad edifici di culto cristiani, che attestano una continuità d’uso dell’area cultuale pagana del Tempio B. La costruzione delle due strutture ha determinato la spoliazione delle strutture del Tempio B ed il riutilizzo di numerosi materiali architettonici.
Nello specifico nelle Campagne 2015 e 2016 sono stati indagati i settori NE-1, 2 e 3 NO-2, e SE-2.
Le attività di scavo nel settore NE-1 si sono limitate all'individuazione e lo scavo del pozzo US -2035 e lo scavo delle tombe α e β (UUSS -2046, -2048), entrambe contenenti le spoglie di infanti ed in qualche modo connesse alla chiesa n.1. L'unica sepoltura che presenta un corredo di una certa importanza è la tomba β nella quale le spoglie erano accompagnate da un piccolo anforisco a fondo piatto ed un orecchino in bronzo attualmente in fase di studio ma apparentemente databili nell'ambito del V-VI sec. d.C.
Per quanto riguarda il pozzo esso ha un diametro di circa 110 cm per una profondità di circa 140cm. All'interno esso appare foderato in pietra, con conci semilavorati giustapposti a secco; dal riempimento non sono emersi materiali utili ad una definizione cronologica e/o dati utili a stabilire la funzione della struttura.
Nel settore NE-2 è stato portato a termine lo scavo del silos/cisterna US -2015 scavato nel substrato roccioso; purtroppo durante lo scavo non sono emersi materiali utili a fornire chiarimenti sulla datazione e/o l'utilizzo della cavità.
È stato altresì ultimato lo scavo nel settore NE-3 il quale ha restituito l'evidenza di un alloggiamento di palo rincalzato da pietre e malta di consistenza piuttosto tenace. Nella stessa area è stato rinvenuto un utensile in ferro identificato come un grande scalpello a punta (subbia). Le stratigrafie asportate in quest'area sono tutte da riferirsi alle fasi di costruzione e utilizzo della chiesa n.1.
L'inizio delle indagini nel settore NO-2 ha messo in evidenza la presenza di un secondo abside orientato a sud USM 2050; purtroppo il termine della campagna di scavo del 2015 non ha permesso di stabilire le dimensioni approssimative della struttura denominata in via preliminare chiesa n.2.
Lo scavo della struttura è proseguito nel 2016 con l’apertura della zona del secondo abside, che risulta conservato solo a livello di fondazione. Nello scavo sono stati messi in luce una sistemazione pavimentale direttamente sul piano in calcare, appositamente lisciato e preparato, ed una ampia buca, forse un ulteriore silos o pit.
Per ora risulta difficile capire la cronologia di questa seconda struttura absidata. Solo con le prossime campagne di scavo si riuscirà a capire meglio la planimetria e la funzione della struttura. La sistemazione pavimentale all’interno dell’abside sembrerebbe costituire la base di un piano di calpestio funzionale a questa struttura absidata. Il silos o pit è forse relativo a motivazioni utilitaristiche, ma l’assenza di materiali al suo interno non facilita una datazione che possa confermare la pertinenza alla seconda struttura absidata o a fasi precedenti.
In attesa di ulteriori campagne di scavo si propone in via preliminare una suddivisione delle diverse fasi di occupazione e utilizzo dell'area.
Prima fase: Prima occupazione stabile dell'area; probabili strutture in materiale deperibile delle quali restano buche di palo scavate direttamente nel substrato roccioso; tali strutture sembrerebbero confrontabili con i resti messi in luce nell'area c.d. delle capanne, a breve distanza dall'ara del Tempio B.
Datazione: VII-VI sec. a.C.?
Seconda fase: Cava. Escavazione del banco roccioso per ricavare materiale litico da costruzione. Di questa fase restano profondi e regolari tagli nel banco roccioso e poche tracce di utensili da lavoro (subbie).
Datazione: fine III - inizio II sec. a.C. circa
Terza fase: Costruzione del tempio. Probabilmente una prima struttura in materiale deperibile e della quale non restano tracce all'infuori di buche di palo, fu in seguito sostituita da un edificio in muratura. Tale edificio si addossava verosimilmente al fronte di cava sfruttandone la parete e foderandola in muratura. Di questa fase restano un tratto di muratura in opera pseudo poligonale a secco USM 2, numerosi frammenti di intonaco dipinto di primo stile con motivo ad onda corrente provenienti dagli strati più profondi.
Datazione: II sec. a.C.
Quarta fase: Probabile dismissione della struttura del templare (abbandono/crollo), fase obliterata completamente dalla rioccupazione del sito.
Quinta fase: Costruzione della prima struttura absidata. Spoliazione delle strutture murarie del tempio; riutilizzo di alcuni manufatti litici all'interno della struttura dell'abside della chiesa USM 2045, realizzazione della calcara utilizzata per ridurre in calce parte degli elementi litici del tempio.
Sesta fase: Sepolture si collocano nell’area; una delle tombe più antiche potrebbe essere quella antropomorfa orientata E-O e scavata direttamente nel substrato roccioso. Tale sepoltura è l'unica finora individuata che presenta un tale orientamento il quale coincide perfettamente con quello della chiesa stessa.
Datazione: V - VI sec. d.C. ?
Settima fase: Costruzione della seconda struttura absidata, che deve ancora essere esaustivamente indagata.
Ottava fase: Sepolture poste all’esterno all'edificio con orientamento NO-SE, in prossimità dell'abside della prima struttura absidata. Suddette tombe sono scavate nel terreno; le fosse sono foderate con lastre di pietra tra e quali si ravvisano alcuni elementi di riutilizzo databili al IX sec. d.C.
Datazione: post IX sec. d.C. -
en
_The town_
The town was surrounded by various defensive and walls and substructures, which presented at least two phases of use, one datable to the Hellenistic-Roman phase, while the second dated to the late medieval period. On the hill summit, which functioned as the acropolis, two temples were excavated, “Temple A” and “Temple B”, attributable to a period between the 3rd and 1st centuries B.C. Very little of the first temple (A) was preserved, mainly the podium cut directly into the hill’s rocky substratum. The second temple (B), whose excavation continues, is very interesting both for the typology of the materials and for the later phases of the area’s reuse, with early medieval burials reusing the stone from the temple. Numerous fragments of coloured painted wall plaster, with a wave decoration, also attested in Campania and the territory of Taranto, were present.
The area of the so-called huts, situated immediately west of temple B (42°16’53.23’’N – 13°46’18.34’’ and 395/400 m a.s.l) was investigated. The main hut, which was explored in previous years, presented an ‘official’ entrance on the north-west front, with larger timber posts, perhaps part of a rudimental portico divided into three parts protecting the hut entrance from bad weather. The construction technique seemed to date to the transition between the 5th and 4th century B.C., with the use of a supporting framework of oak posts, a footing of cobblestones and earth and _pisé_ walls. It is difficult to be certain about the type of roof, which must have had a timber frame probably with a covering of plant material as no tiles were found. A small side entrance, in the eastern long side, led directly to a functional area dedicated to storage and food production, given the presence of a large pit for storing dry foodstuffs or water, and a millstone and a mortaria cut directly in the bedrock, together with small pits containing seeds and grains, directly outside the hut. The seeds and materials recovered by floatation of the pit fills are now being analysed.
The other structures found have not been completely excavated, therefore it is difficult to reconstruct their plan, but the new trenches opened in 2016 have already exposed areas of great interest, with installations for milling and pressing cut directly into the rock, situated to the south and west of the hut. Therefore, it is plausible that the large structure was at the centre of work and storage areas, which must have belonged to the structure and were pertinent to local agricultural productions and linked to stock-raising in the zone.
Another interesting monument is the so-called theatre or building for meetings, which abuts the hill slope. The tiers were constituted by alternating steps of two different heights, for the seat and footrest.
During the 2015/2016 excavations on the hill summit, apsidal structures were uncovered to the north and north-east of Temple B, which seem to relate to buildings datable to between the 5th/7th and 9th/11th centuries. The first finds seem to suggest that they were two distinct structures, perhaps Christian cult buildings, attesting continuity of use of the pagan cult area of Temple B. The construction of the two buildings involved the robbing of Temple B and the reuse of a large amount of its architectural materials.
More specifically, the 2015 and 2016 excavations investigated the NE-1, 2 and 3 NO-2, and SE-2 sectors. The activities in sector NE-1 were limited to the identification and excavation of a well/pit US 2035 and the excavation of tombs α and β (UUSS -2046, -2048), both containing infant burials and in some way connected to church n. 1. The only burial containing grave goods of a certain importance was tomb β in which the remains were accompanied by a small flat-based amphoriskos and an bronze earring, currently being studied but seemingly datable to the 5th-6th century A.D.
The well/pit was about 110 cm in diameter and 140 cm deep. It appeared to be lined with semi-worked stone blocks in a dry-stone construction. No material was found in the fill that provided evidence for the date or function of this structure.
In sector NE-2 the excavation of the rock-cut silo/cistern US -2015 was completed. Unfortunately, no materials emerged that were of any use regarding its date or function.
The excavation of sector NE-3 was also completed. A posthole reinforced with stones and strong mortar was uncovered. An iron tool, identified as a large pointed chisel, the type for working stone or marble, was found in the same area. The layers removed in this zone relate to the construction and use of church n. 1.
The beginning of excavations in sector NW-2 revealed a second apse USM 2050 facing east. Work continued on this structure, denominated church n. 2, in 2016 with the opening of the apse area, which was only preserved at foundation level. A floor surface emerged resting directly on a make up of smoothed lime. There was also a large hole, perhaps another silo or pit.
For the moment, it is difficult to understand the chronology of this second apsidal structure. Only the coming excavation campaigns will provide further evidence for understanding its plan and function. The floor surface inside the apse seemed to relate to this structure’s use. The silo or pit was perhaps opportunistic, but the absence of materials inside it provided no dating evidence that could confirm its belonging to church n. 2 or earlier phases.
Prior to further excavations, the occupation phases have been divided as follows.
Phase one: First permanent occupation of the area; probably structures in perishable material of which rock-cut post holes remain. These structures appear comparable to those uncovered in the area of the so-called huts, a short distance from Temple B.
Date: 7th-6th century B.C.?
Phase two: Quarry. Excavation of the stone construction materials. Deep regular cuts in the bedrock and a few traces of tools (chisel).
Date: c. late 3rd-early 2nd century B.C.
Phase three: Construction of the temple. Probably a first structure built in perishable materials of which only the postholes remain, later replaced by a stone structure. This structure probably abutted and made use of the quarry front, which was faced with masonry. A stretch of dry stone pseudo- polygonal walling USM 2, and numerous fragments of wall plaster decorated in the first style with a wave motif, from the deepest layers, were all that remained of this phase.
Date: 2nd century B.C.
Phase four: The temple probably went out of use (abandonment/collapse), this phase was completely obliterated by the reoccupation of the site.
Phase five: Building of the first apsidal structure. Robbing of the temple walls; reuse of some of the stone in the apse structure of church USM 2045, creation of a limekiln for calcinating part of the temple stonework.
Phase six: Burials are placed within the area; one of the earliest burials could be the anthropomorphic rock-cut tomb orientated east-west. This is the only burial found so far on this alignment, which is a perfect match with that of the church itself.
Date: 5th-6th century A.D.?
Phase seven: Building of the second apsidal structure, which remains to be investigated.
Phase eight: Burials placed outside the building on a north-west/south-east alignment, close to the apse of the first apsidal structure. These tombs were dug in the ground; the graves were lined with stones including reused elements datable to the 9th century.
Date: post 9th century. - Director
- Maria Cristina Mancini- Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti
- Maria Carla Somma- Vasco La Salvia Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti
- Research Body
- Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti
- Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo
- CAAM (Centro di Ateneo di Archeometria e Microanalisi-Chieti)
- LABDAM (Laboratorio di Diagnostica e Archeometria del Mosaico)
- ORTO BOTANICO DI NAPOLI, Università degli Studi Federico II, Napoli
Media
- Name
- Capestrano
- Year
- 2017
- Summary
-
it
Le indagini condotte nel 2017 sulla sommità di Colle S. Antonino-Collelungo a Capestrano (AQ), nell’area dell’abitato dell’antica Aufinum, sono state finalizzate alla definizione planimetrica e funzionale della struttura semicircolare già individuata nel settore N/W dell’area di scavo e preliminarmente interpretata come possibile seconda abside. Un ulteriore obiettivo è stato quello di comprendere meglio i rapporti della citata struttura con il piano pavimentale in cementizio a base litica soprastante, anch’esso già parzialmente individuato nella campagna 2016.
La prosecuzione dello scavo ha consentito di verificare che il piano pavimentale ha uno sviluppo rettilineo in senso Est-Ovest e che si estende a Ovest, oltre i limiti dell’attuale saggio. Le caratteristiche costruttive e la stratigrafia relativa consentono di proporne un preliminare inquadramento ad epoca romana e una sua possibile funzione come pavimentazione di ambienti annessi del tempio B.
Il piano è realizzato in parte su una cavità scavata nella roccia, con terminazione a volta, delimitata a S dalla struttura semicircolare sopracitata. Lo scavo dell’interno della struttura ha consentito di rilevare che la planimetria è piuttosto subcircolare e non semicircolare e di evidenziare due riempimenti che corrispondono probabilmente a due diverse fasi di utilizzo, in epoca romana e poi in epoca medievale, almeno sulla base dell’analisi preliminare dei materiali. Inoltre, dalla struttura subcircolare ha origine una canalizzazione che segue l’andamento del banco roccioso, regolarizzato con un evidente intervento antropico, e che sembra connettere la struttura subcircolare e la sottostante cavità al pozzo localizzato al centro dell’abside della chiesa. Dunque, la cavita e la struttura semicircolare potrebbero essere interpretabili come cisterna.
Al di sopra della pavimentazione cementizia a base litica si è rilevato un successivo piano caratterizzato da una pavimentazione in laterizi, di cui rimane qualche lacerto, riferibile ad epoca post-classica e delimitato da una struttura muraria a Nord e dalla roccia regolarizzata a Est. Purtroppo l’esiguità dei materiali rinvenuti non consente di circoscriverne la datazione. È tuttavia possibile che la pavimentazione e la struttura muraria da cui è delimitata siano in fase con l’edificio di culto cristiano individuato e parzialmente scavato nelle campagne precedenti. -
en
The 2017 excavations on the summit of the S. Antonino-Collelungo hill at Capestrano (AQ), in the area of the ancient town of _Aufinum_, aimed to define the plan and function of the semicircular structure previously identified in the north-western part of the excavations and interpreted as a possible second apse. A further objective was to understand the relationship of this structure with an overlying cement floor on a stone foundation also partially identified in 2016.
The continuation of the excavations showed that the floor surface was rectilinear running east-west and extended to the west beyond the trench edge. The construction technique and related stratigraphy suggest a preliminary date within the Roman period and that it was the floor of the rooms connected to temple B.
The floor surface was partially created over a vaulted rock-cut cavity, delimited to the south by the above mentioned semicircular structure. The excavation inside the structure showed the plan to be sub-circular and not semicircular. There were two fills, probably corresponding with two different phases of use in the Roman and then medieval period (based on a preliminary analysis of the finds). A channel exited the sub-circular structure and followed the line of the bedrock that had been deliberately levelled. The channel seemed to link the structure and the underlying cavity to the well situated at the centre of the church apse. Therefore, the cavity and the sub-circular structure may be interpreted as a cistern.
The cement floor surface was covered by a later floor made of tile, of which a few patches were preserved, probably dating to the post-Classical period, and bordered to the north by a wall and to the east by levelled bedrock. Unfortunately, the few finds did not provide a precise date. However, it is possible that the floor and wall were in phase with the church partially excavated during previous campaigns. - Research Body
- CAAM (Centro di Ateneo di Archeometria e Microanalisi-Chieti)
- LABDAM (Laboratorio di Diagnostica e Archeometria del Mosaico)
- Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città dell’Aquila e i Comuni del Cratere
- Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo
- Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti
- Funding Body
- Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti
Media
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D'Ercole et al. 2010V. D’Ercole, O. Menozzi, S. Torello Di Nino, ‘Gli ultimi scavi nella necropoli di Capestrano’, Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità. Atti del III Convegno di Studi, Avezzano 2010: 487-504.
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D'Ercole et al. 2014V. D’Ercole, D. Fossataro, O. Menozzi, S. Torelli di Nino, ‘Aufinum: il progetto, il territorio, l’abitato e la necropoli’, in CEFRA 2014.
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Fossataro 2008D. Fossataro, Survey, GIS e Remote sensing nell’area di Capestrano (AQ), in O. Menozzi, D. Fossataro, M.L. Di Marzio (a cura di), SOMA 2005. Proceedings of the IX Symposium Of Mediterranean Archaeology, Chieti 24-26 febbraio, Oxford 2008: 357- 368.
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Fossataro et al. 2008D. Fossataro, O. Menozzi, E. Di Valerio, ‘Capestrano Project: GIS and Preliminary archaeological results’, AIAC Roma 2008.
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Menozzi, Fossataro 2010O. Menozzi, D. Fossataro, ‘Progetto Capestrano: abitato e territorio’, in Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità. Atti del III Convegno di Studi, Avezzano 2010: 476-486.
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Torello di Nino 2010S. Torello Di Nino, “Progetto Capestrano”, Tordone V. (a cura di) Notiziario del Dipartimento di Studi Classici 2009, Chieti 2010.
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Menozzi et al. 2014O.Menozzi, D.Fossataro, S.Torello di Nino, V.D’ERCOLE, ‘Aufinum: città e necropoli’, in S. Bourdin e V. D’Ercole (a cura di), I Vestini e il loro territorio dalla preistoria al medioevo. Collection de l’École Francaise de Rome, Roma 2014: 265-290.