Name
Pietrarossa
Date Range
100 – 600
Monuments
Domus

Seasons

  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2015
    Le fonti letterarie forniscono solo scarne informazioni sul centro abitato di _Trebiae_, che divenne _municipium_, retto da un collegio di quattuorviri, nel 90 a.C. In età augustea la città, i cui abitanti erano probabilmente iscritti nella tribù Oufentina, venne inclusa nella Regio VI. In età altomedievale lo stretto rapporto della città con il ramo orientale della via Flaminia ne incrementò l’importanza strategica tanto da divenire, attorno al VII secolo, sede di gastaldato del Ducato Longobardo di Spoleto. Resti concreti dell’abitato di _Trebiae_ emersero nel 1980, durante i lavori di edificazione di un sottopasso ferroviario posto appena a 50 metri di distanza dalla chiesa di S. Maria di Pietrarossa. Strutture abitative si affacciavano lungo un asse stradale dotato di canalizzazioni. In una delle abitazioni si rinvenne un enorme cippo in calcare locale pertinente forse al basamento di una statua, recante una dedica a Giove Ottimo Massimo datata attorno al II secolo a.C. Nel 2005, i lavori per la realizzazione di un prefabbricato pubblico a 150 m dalla chiesa di S. Maria di Pietrarossa portarono al rinvenimento di una quindicina di tombe a cassa litica, databili tra la seconda metà del VI secolo e la metà del VII secolo Le indagini archeologiche condotte nel corso della prima campagna di scavo (2015) hanno permesso di delineare e documentare importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di Trebiae, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo ha interessato nello specifico due diversi settori, denominati rispettivamente settore I e settore II. All’interno del settore I sono state intercettate due diverse strutture murarie tra loro ortogonali probabilmente riferibili ad una fase tardoantica altomedievale. Le strutture, di cui allo stato attuale si ignora lo sviluppo planimetrico originario, paiono essere in connessione con un’area destinata ad attività di riutilizzo di materiali di svariata tipologia, quali metalli, vetri e marmi testimoniata dalla presenza di scorie e scarti di lavorazione. All’interno del settore II è stata intercettata una struttura muraria di ottima fattura probabilmente pertinente ad una _domus_ di età romana, il cui paramento presenta un rivestimento di intonaco policromo su entrambi i lati. La struttura delimita due diversi vani, di cui per il momento si ignora l’estensione originaria. I due vani, visibili allo stato attuale soltanto parzialmente, presentano due diverse pavimentazioni molto ben conservate. In un caso il piano pavimentale risulta costituito da un rivestimento impermeabile composto da frammenti di laterizi frantumati e malta fine a base di calce denominato _opus signinum_ o cocciopesto. Nel secondo caso il piano pavimentale risulta costituito da un tappeto musivo dotato di un motivo decorativo policromo a treccia realizzato da tessere di colore rosse e nere su una base monocroma bianca che delimita un campo centrale la cui decorazione non risulta ancora visibile. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il II e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2016
    Le indagini archeologiche condotte nel corso della seconda campagna di scavo (2016) hanno permesso di delineare e documentare importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di _Trebiae_, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo ha visto nello specifico l’ampliamento di due diversi settori, denominati rispettivamente settore I e settore II. All’interno del settore I sono state intercettate due diverse strutture murarie tra loro ortogonali probabilmente riferibili ad una fase tardoantica altomedievale. Le strutture, di cui allo stato attuale si ignora lo sviluppo planimetrico originario, paiono essere in connessione con un’area destinata ad attività di riutilizzo di materiali di svariata tipologia, quali metalli, vetri e marmi testimoniata dalla presenza di consistenti tracce bruciato, scorie e scarti di lavorazione. All’interno del settore II le strutture intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere riconosciute quali elementi architettonici pertinenti ad una _domus_ di età romana. Uno dei vani individuati, presenta una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di piccole e medie dimensioni, di colore rosa e nero. Le tessere vanno a descrivere una interessante soluzione ornamentale con motivi vegetali e figurati che si alterna alle comuni cornici geometriche. Una soglia, incorniciata da una doppia fascia in tessere nere e rosa, presenta un motivo con racemi di foglie di edera, con foglie cuoriformi, sorgenti da una decorazione centrale in cui sono presenti due pelte contrapposte campite in tessere rosa. Il tappeto centrale, presenta invece una decorazione più complessa con un ottagono, inscritto in un quadrato, il tutto definito da una treccia a due capi continua in tessere rosa, bianche e nere. Lo spazio interno dell’ottagono è a sua volta rimarcato da una seconda cornice, con onde correnti in nero fascia in rosa, che delimitano l’area occupata dalla decorazione centrale figurata della Gorgone. Il volto della Gorgone, dai lineamenti piuttosto incerti, è definito da tessere di colore nero, bianco e rosa alle quali si aggiungono tessere in pasta vitrea impiegate per la descrizione delle due alette, che le incoronano la testa, e i serpenti che le circondano l’ovale del viso. La pavimentazione, in ottimale stato di conservazione, può essere collocata cronologicamente all’interno della cultura musiva di III secolo d.C. Il vano, alla luce della sua estensione così come del motivo decorativo riportato sul mosaico, può essere interpretato come un piccolo cubicolo. Due diversi corridoi, dotati di pavimentazione in cocciopesto, dovevano mettere in comunicazione il cubicolo con le atre stanze della _domus_, mentre una rampa di scale consentiva l’accesso ad un piano superiore, oggi soltanto intuibile. Le dimensioni contenute e lo sviluppo controllato dei vani permettono inoltre di riconoscere tale complesso come una struttura abitativa probabilmente pertinente ad un insediamento di carattere urbano, impossibilitato quindi ad estendersi su ampie superfici. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2017
    Le indagini archeologiche condotte nel corso della terza campagna di scavo (2017) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di _Trebiae_, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva. Difficile allo stato attuale delle ricerche poter riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una _domus_ di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita. Nell’Ambiente A, dotato di un piano pavimentale costituito da un tappeto musivo policromo, è possibile riconoscere un piccolo cubicolo. La pavimentazione presenta su di un fondo in tessellato monocromo bianco, un piccolo tappeto quadrato affiancato da una soglia rettangolare. Tessere, di piccole e medie dimensioni, di colore rosa e nero, unitamente al bianco, vanno a descrivere una interessante soluzione ornamentale con motivi vegetali e figurati che si alterna alle comuni cornici geometriche. La soglia, incorniciata da una doppia fascia in tessere nere e rosa, presenta un motivo con racemi di foglie di edera, con foglie cuoriformi, sorgenti da una decorazione centrale in cui sono presenti due pelte contrapposte campite in tessere rosa. Il tappeto centrale, presenta invece una decorazione più complessa con un ottagono, inscritto in un quadrato, il tutto definito da una treccia a due capi continua in tessere rosa, bianche e nere. Lo spazio interno dell’ottagono è a sua volta rimarcato da una seconda cornice, con onde correnti in nero fascia in rosa, che delimitano l’area occupata dalla decorazione centrale figurata della Gorgone. Il volto della gorgone, dai lineamenti piuttosto incerti, è definito da tessere di colore nero, bianco e rosa alle quali si aggiungono tessere in pasta vitrea impiegate per la descrizione delle due alette, che le incoronano la testa, e i serpenti che le circondano l’ovale del viso. La pavimentazione, in ottimale stato di conservazione, può essere collocata cronologicamente all’interno della cultura musiva di III secolo d.C. Le dimensioni contenute e lo sviluppo controllato dei diversi vani permettono inoltre di riconoscere tale complesso come una struttura abitativa probabilmente pertinente ad un insediamento di carattere urbano, impossibilitato quindi ad estendersi su ampie superfici. Decisamente più incerta risulta invece la comprensione ed interpretazione dell’Ambiente G, vano di grandi dimensioni contraddistinto da una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di nove grandi immagini disposte in maniera regolare su tre diversi registri. Si alternano rappresentazioni di animali, quali cervo, cavallo, toro e serpente, a figure antropomorfe, entrambe dotate di corpi pisciformi. Alcune delle figure animali risultano inoltre cavalcate da piccoli eroti alati. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2018
    Le indagini archeologiche condotte nel corso della quarta campagna di scavo (2018) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del municipium romano di Trebiae, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva. Difficile allo stato attuale delle ricerche poter riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una o più domus di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita. Decisamente incerta risulta la comprensione ed interpretazione dell’Ambiente G, vano di grandi dimensioni contraddistinto da una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di nove grandi immagini disposte in maniera regolare su tre diversi registri. Si alternano rappresentazioni di animali, quali cervo, cavallo, toro e serpente, a figure antropomorfe, entrambe dotate di corpi pisciformi. Alcune delle figure animali risultano inoltre cavalcate da piccoli eroti alati. La pavimentazione, in discreto stato di conservazione, è ancora in fase di studio. Risulta pertanto da definire l’orizzonte cronologico entro cui poterla collocare, cosi come l’originaria destinazione d’uso del vano. Per quanto l’iconografia marina del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa. Strettamente connesso all’Ambiente G risulta il grande Corridoio I. Le murature del lungo vano si appoggiano infatti alle strutture che delimitano l’ambiente mosaicato. Nel punto di contatto tra i due complessi è stato possibile rinvenire una soglia dotata di cardini funzionali ad un portone di grandi dimensioni a doppio battente. Tale apprestamento pare potersi collocare in un periodo cronologico immediatamente successivo alla realizzazione del piano pavimentale in mosaico dell’Ambiente G. La soglia va infatti a colmare le lacune della pavimentazione musiva, consentendo di inquadrare la sua realizzazione in un tempo successivo a quello in cui venne approntato il mosaico stesso. Ad una quota leggermente superiore è stato possibile intercettare un piano di calpestio in terra battuta che pare possibile riferire ad età altomedievale. La pavimentazione risulta infatti in fase con la struttura muraria che costituisce il limite Nord del Corridoio I. Tale muratura nel suo sviluppo in alzato denuncia evidenti tracce di reimpiego. Dalla base in blocchetti pertinente alla struttura di età romana la parete muraria, realizzata con materiale di reimpiego, si sviluppa restringendo il proprio ingombro rispetto allo spessore originario. Una tecnica costruttiva e una fattura molto ricorrenti in età altomedievale. In questo periodo quindi la quota del Corridoio dovette alzarsi di alcuni centimetri rispetto al piano di calpestio di età romana. Ancora in fase di scavo risulta invece l’Ambiente N, di cui al momento non si conosce l’esatto sviluppo planimetrico. Il vano risulta in ogni caso in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I. Anche in questo caso il piano pavimentale risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di due grandi immagini antropomorfe raffiguranti un tritone e una nereide, incorniciate da due teorie di motivi geometrici. Parte del piano pavimentale in mosaico deve essere ancora riportato alla luce, impedendo di fatto al momento di dare una lettura esaustiva del motivo iconografico. Per quanto il tema marino del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2019
    Le indagini archeologiche condotte nel corso della quinta campagna di scavo (2019) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di _Trebiae_, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva. Nel corso della campagna di scavo è stato possibile intercettare nello specifico due nuovi vani, denominati rispettivamente Ambiente N e Ambiente P. Il vano N risulta in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I, emersi nelle passate compagne di scavo. Il complesso che pare delinearsi può essere riferito, seppur in via ancora ipotetica, ad un sistema di tipo pubblico, la cui natura deve essere ancora accertata. Il piano pavimentale dell’ambiente risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di due grandi immagini antropomorfe raffiguranti un tritone e una nereide, dell’immagine mitologica di scilla e di un grande cavallo con corpo pisciforme, tutte incorniciate da due teorie di motivi geometrici alternati. Le diverse immagini non sembrano essere impaginate con intenti narrativi ma sembrano essere state pensate singolarmente, senza un particolare legame tra di loro. Per quanto l’iconografia marina del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa. Sembra invece possibile ipotizzare la presenza di un piccolo ninfeo nella parete Ovest del vano. La presenza di una apertura absidata finemente decorata, caratterizzata da un basamento realizzato con un architrave di travertino modanato e stipiti laterali con semicolonne in laterizio, consente di spingersi verso questa ipotesi interpretativa. Strettamente connesso all’Ambiente N risulta il vano P, ad esso adiacente. I due ambienti sono in comunicazione tra loro attraverso una piccola apertura dotata di soglia in travertino. Il vano P presenta una pavimentazione in coccio pesto di buona fattura, con limitati interventi di restauro, segno di un suo prolungato utilizzo. Merita di essere evidenziata la presenza di tre diverse sepolture di individui adulti e sub adulti in nuda terra, intercettate all’interno dell’ambiente, a ridosso di uno dei suoi muri perimetrali. Evidentemente il vano, nella sua ultima fase di frequentazione, dopo aver perso l’originaria destinazione d’uso, venne utilizzato per accogliere le spoglie degli ultimi abitanti del sito, verosimilmente attorno al V - VI secolo d.C. Difficile allo stato attuale delle ricerche poter avanzare ipotesi ricostruttive più puntuali di quanto appena riportato o riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una o più _domus_ di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
  • AIAC_3745 - Pietrarossa - 2021
    Le ricerche archeologiche condotte nel corso della sesta campagna di scavo (2021) si sono concentrate unicamente nel settore II, con una indagine puntuale all’interno dell’Ambiente N e in coincidenza degli Ambienti E, O1, O2, O3, O4. Il vano N risulta in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I, emersi nelle passate compagne di scavo. Il complesso che pare delinearsi può essere riferito, seppur in via ipotetica, ad un sistema di tipo pubblico, la cui natura deve essere ancora accertata. Il piano pavimentale dell’ambiente risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. La presenza di una apertura absidata finemente decorata, caratterizzata da un basamento realizzato con un architrave di travertino modanato e stipiti laterali con semicolonne in laterizio, consente di spingersi verso questa ipotesi interpretativa. Connesso all’Ambiente N è certamente il vano S. La struttura, rivestita interamente di cocciopesto, risulta riconoscibile quale cisterna sopraelevata funzionale alla fontana presente nel vano absidale del ninfeo. Degno di particolare attenzione risulta la situazione denunciata dai vani E, O1, O2, O3, O4. I diversi ambienti, di forma quadrangolare con dimensioni tra loro abbastanza coerenti, possono essere interpretati come una serie di piccoli vani a schiera. Tale sistema venne obliterato in antico mediante l’ampliamento del grande quadriportico, costituito dal corridoio L2, nell’ambito di un intervento di ristrutturazione della domus. A conferma di questa ipotesi è stato possibile individuare il piano pavimentale del vano E, realizzato in _spicatum_ , anche al di sotto delle strutture pertinenti al quadriportico. L’intervento di ristrutturazione praticato in antico ha quasi dimezzato la superficie e l’estensione dei vari ambienti. Difficile allo stato attuale delle ricerche poter avanzare ipotesi ricostruttive più puntuali di quanto appena riportato o riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate quali elementi strutturali pertinenti ad una domus pubblica di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita. Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.

Media

Name
Pietrarossa
Year
2015
Summary
it Le fonti letterarie forniscono solo scarne informazioni sul centro abitato di _Trebiae_, che divenne _municipium_, retto da un collegio di quattuorviri, nel 90 a.C. In età augustea la città, i cui abitanti erano probabilmente iscritti nella tribù Oufentina, venne inclusa nella Regio VI. In età altomedievale lo stretto rapporto della città con il ramo orientale della via Flaminia ne incrementò l’importanza strategica tanto da divenire, attorno al VII secolo, sede di gastaldato del Ducato Longobardo di Spoleto.

Resti concreti dell’abitato di _Trebiae_ emersero nel 1980, durante i lavori di edificazione di un sottopasso ferroviario posto appena a 50 metri di distanza dalla chiesa di S. Maria di Pietrarossa. Strutture abitative si affacciavano lungo un asse stradale dotato di canalizzazioni. In una delle abitazioni si rinvenne un enorme cippo in calcare locale pertinente forse al basamento di una statua, recante una dedica a Giove Ottimo Massimo datata attorno al II secolo a.C. Nel 2005, i lavori per la realizzazione di un prefabbricato pubblico a 150 m dalla chiesa di S. Maria di Pietrarossa portarono al rinvenimento di una quindicina di tombe a cassa litica, databili tra la seconda metà del VI secolo e la metà del VII secolo

Le indagini archeologiche condotte nel corso della prima campagna di scavo (2015) hanno permesso di delineare e documentare importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di Trebiae, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo ha interessato nello specifico due diversi settori, denominati rispettivamente settore I e settore II.

All’interno del settore I sono state intercettate due diverse strutture murarie tra loro ortogonali probabilmente riferibili ad una fase tardoantica altomedievale. Le strutture, di cui allo stato attuale si ignora lo sviluppo planimetrico originario, paiono essere in connessione con un’area destinata ad attività di riutilizzo di materiali di svariata tipologia, quali metalli, vetri e marmi testimoniata dalla presenza di scorie e scarti di lavorazione.
All’interno del settore II è stata intercettata una struttura muraria di ottima fattura probabilmente pertinente ad una _domus_ di età romana, il cui paramento presenta un rivestimento di intonaco policromo su entrambi i lati. La struttura delimita due diversi vani, di cui per il momento si ignora l’estensione originaria. I due vani, visibili allo stato attuale soltanto parzialmente, presentano due diverse pavimentazioni molto ben conservate. In un caso il piano pavimentale risulta costituito da un rivestimento impermeabile composto da frammenti di laterizi frantumati e malta fine a base di calce denominato _opus signinum_ o cocciopesto. Nel secondo caso il piano pavimentale risulta costituito da un tappeto musivo dotato di un motivo decorativo policromo a treccia realizzato da tessere di colore rosse e nere su una base monocroma bianca che delimita un campo centrale la cui decorazione non risulta ancora visibile.

Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il II e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
en The literary sources provide little information about the town of _Trebiae_, which became a _municipium_ in 90 B.C., governed by a college of _quattuorviri_. In the Augustan period, the town, whose inhabitants probably belonged to the tribe of the _Oufentina_, was included in the _Regio_ _VI_. In the early medieval period the town’s close relationship with the eastern branch of the via Flaminia increased its strategic importance and in about the 7th century it became seat of the gastald of the Lombard Duchy of Spoleto.

Structural remains of _Trebiae_ emerged in 1980, during the construction of a railway underpass situated at only 50 m from the church of S. Maria di Pietrarossa. The houses faced onto a road with drains. An enormous cippus of local limestone was found inside one of the houses. Perhaps a statue base, it bore a dedication to Jupiter Optimus Maximus and can be dated to about the 2nd century B.C. In 2005, work on the construction of a public building at 150 m from the church led to the discovery of about 15 burials in stone coffins, datable to between the second half of the 6th century and the mid 7th century A.D.

The first season’s excavations (2015) outlined and documented important previously unknown or only partially known topographical aspects of the Roman _municipium_ of _Trebiae_. Work concentrated on two sectors denominated I and II.
Two walls were intercepted in sector I, at a right angle to each other, probably relating to a late antique-early medieval phase. At present, their original plan is unknown but they appeared to be associated with an area used for activities involving the reuse of various types of materials, such as metals, glass and marble attested by the presence of waste materials and scraps.

In sector II, a well-built wall, probably belonging to a Roman _domus_, was uncovered. It was faced with polychrome wall plaster on both sides and was therefore a dividing wall between two rooms, whose original extension is at present unknown. The rooms were only partially visible, but each had a well-preserved floor. One was constituted by waterproof _opus_ _signinum_, the other was a mosaic decorated with a plait motif of red and black tesserae on a white background that borders a central field whose decoration is not yet visible.

The preliminary study of the pottery, glass, and coins indicates that the site was occupied between the 2nd and 7th centuries A.D. A preliminary study of the artefacts has produced a chronological seriation that associates the finds to the various structures identified.

Media

Name
Pietrarossa
Year
2016
Summary
it Le indagini archeologiche condotte nel corso della seconda campagna di scavo (2016) hanno permesso di delineare e documentare importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di _Trebiae_, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo ha visto nello specifico l’ampliamento di due diversi settori, denominati rispettivamente settore I e settore II.

All’interno del settore I sono state intercettate due diverse strutture murarie tra loro ortogonali probabilmente riferibili ad una fase tardoantica altomedievale. Le strutture, di cui allo stato attuale si ignora lo sviluppo planimetrico originario, paiono essere in connessione con un’area destinata ad attività di riutilizzo di materiali di svariata tipologia, quali metalli, vetri e marmi testimoniata dalla presenza di consistenti tracce bruciato, scorie e scarti di lavorazione.

All’interno del settore II le strutture intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere riconosciute quali elementi architettonici pertinenti ad una _domus_ di età romana.

Uno dei vani individuati, presenta una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di piccole e medie dimensioni, di colore rosa e nero. Le tessere vanno a descrivere una interessante soluzione ornamentale con motivi vegetali e figurati che si alterna alle comuni cornici geometriche. Una soglia, incorniciata da una doppia fascia in tessere nere e rosa, presenta un motivo con racemi di foglie di edera, con foglie cuoriformi, sorgenti da una decorazione centrale in cui sono presenti due pelte contrapposte campite in tessere rosa. Il tappeto centrale, presenta invece una decorazione più complessa con un ottagono, inscritto in un quadrato, il tutto definito da una treccia a due capi continua in tessere rosa, bianche e nere. Lo spazio interno dell’ottagono è a sua volta rimarcato da una seconda cornice, con onde correnti in nero fascia in rosa, che delimitano l’area occupata dalla decorazione centrale figurata della Gorgone. Il volto della Gorgone, dai lineamenti piuttosto incerti, è definito da tessere di colore nero, bianco e rosa alle quali si aggiungono tessere in pasta vitrea impiegate per la descrizione delle due alette, che le incoronano la testa, e i serpenti che le circondano l’ovale del viso. La pavimentazione, in ottimale stato di conservazione, può essere collocata cronologicamente all’interno della cultura musiva di III secolo d.C. Il vano, alla luce della sua estensione così come del motivo decorativo riportato sul mosaico, può essere interpretato come un piccolo cubicolo.

Due diversi corridoi, dotati di pavimentazione in cocciopesto, dovevano mettere in comunicazione il cubicolo con le atre stanze della _domus_, mentre una rampa di scale consentiva l’accesso ad un piano superiore, oggi soltanto intuibile.
Le dimensioni contenute e lo sviluppo controllato dei vani permettono inoltre di riconoscere tale complesso come una struttura abitativa probabilmente pertinente ad un insediamento di carattere urbano, impossibilitato quindi ad estendersi su ampie superfici.

Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
en The excavations undertaken during this second campaign defined and documented important previously unknown or only partially known topographical aspects of the Roman _municipium_ of _Trebiae_. Two different sectors were enlarged, Sector I and Sector II.
Two different walls, at right angles to each other, were uncovered in sector I and probably relate to a late antique-early medieval phase. The structures, whose complete original layout is unknown at present, seemed to be connected to an area in which various types of materials were recycled, such as metals, glass, and marble, as indicated by the presence of substantial traces of burning, slag and waste products.
The type and construction technique of the structures found in sector II indicate they were part of a Roman _domus_. One of the rooms presented a mosaic floor of medium and small pink and black tesserae. The decorative scheme was formed by vegetal and figured motifs alternating with geometric borders. A threshold, framed by a double band of black and pink tesserae, presented a motif with trails of heart-shaped ivy leaves rising out of a central decoration which included two facing _peltae_ of pink tesserae.


The mosaic’s central panel presented a more complex decoration with an octagon within a square, bordered by a braid of two continuous threads in pink, white and black tesserae. The space inside the octagon was edged by a second border, with a black and pink running wave motif that delimited the area occupied by the central decoration depicting the Gorgon. The Gorgon’s face, with rather ill-defined features, is formed of black, white, and pink tesserae, while the two wings crowning the head and the snakes surrounding the face are depicted in glass paste tesserae. The very well-preserved floor can be dated to the 3rd century A.D. Given its size and the decorative motif of the mosaic, the room can be interpreted as a small _cubiculum_.
Two corridors, with _opus_ _signinum_ floors, must have linked the _cubiculum_ to the other rooms of the _domus_, while a staircase led to an upper floor, whose existence at present is only a hypothesis. The limited dimensions of the rooms and their development suggest that this complex was a house within an urban context, and could not therefore develop over a larger area.

The preliminary study of the pottery, glass and coin finds date the site’s occupation to between the 3rd century B.C. and the 7th century A.D. A chronological series has also been created that makes it possible to associate the finds with the various structures identified.

Media

Name
Pietrarossa
Year
2017
Summary
it Le indagini archeologiche condotte nel corso della terza campagna di scavo (2017) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di _Trebiae_, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva.

Difficile allo stato attuale delle ricerche poter riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una _domus_ di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita.

Nell’Ambiente A, dotato di un piano pavimentale costituito da un tappeto musivo policromo, è possibile riconoscere un piccolo cubicolo. La pavimentazione presenta su di un fondo in tessellato monocromo bianco, un piccolo tappeto quadrato affiancato da una soglia rettangolare. Tessere, di piccole e medie dimensioni, di colore rosa e nero, unitamente al bianco, vanno a descrivere una interessante soluzione ornamentale con motivi vegetali e figurati che si alterna alle comuni cornici geometriche. La soglia, incorniciata da una doppia fascia in tessere nere e rosa, presenta un motivo con racemi di foglie di edera, con foglie cuoriformi, sorgenti da una decorazione centrale in cui sono presenti due pelte contrapposte campite in tessere rosa. Il tappeto centrale, presenta invece una decorazione più complessa con un ottagono, inscritto in un quadrato, il tutto definito da una treccia a due capi continua in tessere rosa, bianche e nere. Lo spazio interno dell’ottagono è a sua volta rimarcato da una seconda cornice, con onde correnti in nero fascia in rosa, che delimitano l’area occupata dalla decorazione centrale figurata della Gorgone. Il volto della gorgone, dai lineamenti piuttosto incerti, è definito da tessere di colore nero, bianco e rosa alle quali si aggiungono tessere in pasta vitrea impiegate per la descrizione delle due alette, che le incoronano la testa, e i serpenti che le circondano l’ovale del viso. La pavimentazione, in ottimale stato di conservazione, può essere collocata cronologicamente all’interno della cultura musiva di III secolo d.C.
Le dimensioni contenute e lo sviluppo controllato dei diversi vani permettono inoltre di riconoscere tale complesso come una struttura abitativa probabilmente pertinente ad un insediamento di carattere urbano, impossibilitato quindi ad estendersi su ampie superfici.

Decisamente più incerta risulta invece la comprensione ed interpretazione dell’Ambiente G, vano di grandi dimensioni contraddistinto da una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di nove grandi immagini disposte in maniera regolare su tre diversi registri. Si alternano rappresentazioni di animali, quali cervo, cavallo, toro e serpente, a figure antropomorfe, entrambe dotate di corpi pisciformi. Alcune delle figure animali risultano inoltre cavalcate da piccoli eroti alati.

Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
en The archaeological investigations undertaken during the third excavation campaign continued to expose important topographic aspects of the Roman _municipium_ of _Trebiae_, that were previously unknown or only partially known. The open area excavations concentrated on sector II.
As the research stands, it is difficult to identify with certainty the exact use and function of the structures that came to light. However, in light of their typology and construction technique, it may be suggested that they were structural elements relating to a Roman _domus_ within a settlement with a long occupation period.

Room A, which had a polychrome mosaic floor, can be interpreted as a small _cubiculum_. On a monochrome white background, the mosaic presented a small square ‘carpet’ flanked by a rectangular threshold. Small and medium sized pink and black tesserae, together with the white, created an interesting ornamental solution with vegetal and figured motifs alternating with more usual geometric borders. The threshold, bordered by a double band of black and pink tesserae, presented a motif with trails of heart-shaped ivy leaves rising from a central decoration in which two facing _peltae_ were filled in with rose-coloured tesserae. The central ‘carpet’, presented a more complex decoration with an octagon inside a square, all defined by a continuous double plait of pink, white, and black tesserae. A second border highlighted the interior of the octagon, with black waves and a pink band, which enclosed the area occupied by the central figurative decoration depicting the Gorgon. The Gorgon’s face, with rather uncertain lineaments, was defined by black, white, and pink tesserae, with glass paste tesserae used for the two small wings crowning the head and the snakes surrounding the face. The very-well preserved mosaic can be dated to the 3rd century A.D.

The limited dimensions and controlled development of the rooms also suggests the complex was a residential structure in an urban settlement, thus without the space to extend over a larger surface area.

The reading and interpretation of room G is far more uncertain. This large room was characterized by a pink and black mosaic floor showing a marine scene with mythological figures. More specifically, there are nine large images arranged on three different registers. Animals, such as a deer, horse, bull, and snake, alternate with anthropomorphic figures, both with fish-like bodies. Some of the animal figures are ridden by small winged _eroti_.

The preliminary study of the pottery, glass, and numismatic finds documented occupation of the site between the 3rd century B.C. and the 7th century A.D. This analysis made it possible to define a chronological seriation and thus associate the finds with the different structures identified during the excavation.
Funding Body
Comune di Trevi

Media

Name
Pietrarossa
Year
2018
Summary
it Le indagini archeologiche condotte nel corso della quarta campagna di scavo (2018) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del municipium romano di Trebiae, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva.

Difficile allo stato attuale delle ricerche poter riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una o più domus di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita.

Decisamente incerta risulta la comprensione ed interpretazione dell’Ambiente G, vano di grandi dimensioni contraddistinto da una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di nove grandi immagini disposte in maniera regolare su tre diversi registri. Si alternano rappresentazioni di animali, quali cervo, cavallo, toro e serpente, a figure antropomorfe, entrambe dotate di corpi pisciformi. Alcune delle figure animali risultano inoltre cavalcate da piccoli eroti alati. La pavimentazione, in discreto stato di conservazione, è ancora in fase di studio. Risulta pertanto da definire l’orizzonte cronologico entro cui poterla collocare, cosi come l’originaria destinazione d’uso del vano. Per quanto l’iconografia marina del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa.

Strettamente connesso all’Ambiente G risulta il grande Corridoio I. Le murature del lungo vano si appoggiano infatti alle strutture che delimitano l’ambiente mosaicato. Nel punto di contatto tra i due complessi è stato possibile rinvenire una soglia dotata di cardini funzionali ad un portone di grandi dimensioni a doppio battente. Tale apprestamento pare potersi collocare in un periodo cronologico immediatamente successivo alla realizzazione del piano pavimentale in mosaico dell’Ambiente G. La soglia va infatti a colmare le lacune della pavimentazione musiva, consentendo di inquadrare la sua realizzazione in un tempo successivo a quello in cui venne approntato il mosaico stesso. Ad una quota leggermente superiore è stato possibile intercettare un piano di calpestio in terra battuta che pare possibile riferire ad età altomedievale. La pavimentazione risulta infatti in fase con la struttura muraria che costituisce il limite Nord del Corridoio I. Tale muratura nel suo sviluppo in alzato denuncia evidenti tracce di reimpiego. Dalla base in blocchetti pertinente alla struttura di età romana la parete muraria, realizzata con materiale di reimpiego, si sviluppa restringendo il proprio ingombro rispetto allo spessore originario. Una tecnica costruttiva e una fattura molto ricorrenti in età altomedievale. In questo periodo quindi la quota del Corridoio dovette alzarsi di alcuni centimetri rispetto al piano di calpestio di età romana.

Ancora in fase di scavo risulta invece l’Ambiente N, di cui al momento non si conosce l’esatto sviluppo planimetrico. Il vano risulta in ogni caso in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I. Anche in questo caso il piano pavimentale risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di due grandi immagini antropomorfe raffiguranti un tritone e una nereide, incorniciate da due teorie di motivi geometrici. Parte del piano pavimentale in mosaico deve essere ancora riportato alla luce, impedendo di fatto al momento di dare una lettura esaustiva del motivo iconografico. Per quanto il tema marino del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa.


Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
en The archaeological investigations undertaken during the fourth excavation campaign continued to expose important topographic aspects of the Roman _municipium_ of _Trebiae_, which were previously unknown or only partially known. The open area excavations concentrated on sector II.
As the research stands, it is difficult to identify with certainty the exact use and function of the structures that came to light. However, in light of their typology and construction technique, it may be suggested that they were structural elements relating to a Roman _domus_ within a settlement with a long occupation period.

The understanding and interpretation of Room G is decidedly uncertain. This large room had a mosaic floor of pink and black tesserae depicting a marine scene with mythological figures, specifically nine large images arranged in a regular fashion on three registers. Depictions of animals such as deer, horse, bull and snake alternate with anthropomorphic figures, all with fish-like bodies; small winged cupids ride some of the animals. The floor is in a moderately good state of preservation and still in the study phase. Therefore, its chronological horizon remains to be defined, as does the room’s use. Although the marine iconography of the mosaic suggests this room was part of a bath complex, the total absence of architectural elements relating to water management seems to exclude this interpretation for the present.
The large corridor I was attached to room G. In fact, the corridor walls abutted the structures delimiting the large room with the mosaic floor. A threshold with sockets for a large double door was found at the point of contact between the two complexes. This appears to date to a period immediately after the creation of the mosaic floor in room G. Indeed, the threshold fills the gaps in the mosaic floor, meaning it post-dates the floor’s creation. At a slightly higher level, there was a beaten earth floor that seems to date to the early medieval period. In fact, the floor was in phase with the wall constituting the northern limit of corridor I. There was reused material in the wall; from the base in small blocks belonging to the Roman structure, the wall narrowed, as it got higher. This construction technique is recurrent in the early medieval period. Therefore, in this period the level of the corridor must have risen by a few centimeters with respect to the Roman floor level.

Room N is still in the excavation phase and its complete plan remains to be defined. The room is connected to rooms G, H, F and I. It also has a mosaic floor in pink and black tesserae forming a marine scene with mythological figures, specifically two large anthropomorphic figures of a triton and a nereid, framed by two registers of geometric motifs. Part of the mosaic floor remains to be excavated, thus the interpretation of the mosaic’s iconography remains to be completed. Once again, although the marine iconography of the mosaic suggests this room was part of a bath complex, the total absence of architectural elements relating to water management seems to exclude this interpretation for the present.

The preliminary study of the pottery, glass, and numismatic finds from the excavations documents occupation of the site between the 3rd century B.C. and the 7th century A.D. The preliminary analyses of the artefacts has made it possible to define a chronological series allowing the finds to be associated with the various structures identified.
Summary Author
Alessio Pascolini

Media

Name
Pietrarossa
Year
2019
Summary
it Le indagini archeologiche condotte nel corso della quinta campagna di scavo (2019) hanno continuato a far emergere importanti aspetti topografici propri del _municipium_ romano di _Trebiae_, prima incogniti o conosciuti soltanto in parte. L’attività di scavo si è concentrata unicamente nel settore II, con una indagine di tipo estensiva. Nel corso della campagna di scavo è stato possibile intercettare nello specifico due nuovi vani, denominati rispettivamente Ambiente N e Ambiente P.

Il vano N risulta in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I, emersi nelle passate compagne di scavo. Il complesso che pare delinearsi può essere riferito, seppur in via ancora ipotetica, ad un sistema di tipo pubblico, la cui natura deve essere ancora accertata. Il piano pavimentale dell’ambiente risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta nello specifico di due grandi immagini antropomorfe raffiguranti un tritone e una nereide, dell’immagine mitologica di scilla e di un grande cavallo con corpo pisciforme, tutte incorniciate da due teorie di motivi geometrici alternati. Le diverse immagini non sembrano essere impaginate con intenti narrativi ma sembrano essere state pensate singolarmente, senza un particolare legame tra di loro. Per quanto l’iconografia marina del tappeto musivo induca un accostamento dell’ambiente in questione con strutture di tipo termale, la totale assenza di elementi architettonici strettamente connessi alla gestione dell’acqua pare poter escludere al momento tale ipotesi interpretativa. Sembra invece possibile ipotizzare la presenza di un piccolo ninfeo nella parete Ovest del vano. La presenza di una apertura absidata finemente decorata, caratterizzata da un basamento realizzato con un architrave di travertino modanato e stipiti laterali con semicolonne in laterizio, consente di spingersi verso questa ipotesi interpretativa.

Strettamente connesso all’Ambiente N risulta il vano P, ad esso adiacente. I due ambienti sono in comunicazione tra loro attraverso una piccola apertura dotata di soglia in travertino. Il vano P presenta una pavimentazione in coccio pesto di buona fattura, con limitati interventi di restauro, segno di un suo prolungato utilizzo. Merita di essere evidenziata la presenza di tre diverse sepolture di individui adulti e sub adulti in nuda terra, intercettate all’interno dell’ambiente, a ridosso di uno dei suoi muri perimetrali. Evidentemente il vano, nella sua ultima fase di frequentazione, dopo aver perso l’originaria destinazione d’uso, venne utilizzato per accogliere le spoglie degli ultimi abitanti del sito, verosimilmente attorno al V - VI secolo d.C.

Difficile allo stato attuale delle ricerche poter avanzare ipotesi ricostruttive più puntuali di quanto appena riportato o riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate, seppur al momento in via del tutto ipotetica, quali elementi strutturali pertinenti ad una o più _domus_ di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita.

Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
en The excavations carried out during the fifth season (2019) continued to reveal important previously unknown or only partially known, topographical aspects of the Roman _municipium_ of _Trebiae_. The open area excavations concentrated on sector II. Two new rooms were identified, denominated Room N and Room P.

Room N was connected to Rooms G, H, F, and I found during previous campaigns. A preliminary suggestion is that this was a public complex, whose nature remains to be ascertained. The floor was a mosaic of pink and black tesserae with marine scenes and mythological figures. Specifically, two large images of a triton and a nereid, the mythological figure of Scylla and a large horse with a fish-shaped body, all within a border of two rows of alternating geometric motifs. The various images do not seem to have been set out with a narrative intention; rather they seem to have been thought of individually, without any particular link between them.

Although the mosaic’s marine iconography suggests the association of the room in question with a bath structure, the total absence of architectural elements strictly connected to water management seems to exclude this hypothesis at the moment. However, it is possible that there was a small nymphaeum in the west wall of the room, as suggested by the presence of a finely decorated apse, characterised by a base with a moulded travertine architrave and lateral jambs with brick half-columns.

Room P was adjacent to room N and the two were connected by a small opening with a travertine threshold. Room P had a well-made _opus_ _signinum_ floor that presented signs of some restoration, showing its prolonged use. Three burials in earth graves, of adult and sub-adult individuals, were intercepted up against one of the room’s perimeter walls. Evidently, in its last phase of use, having lost its original function, the room was used for the burial of the last inhabitants of the site, probably in the 5th-6th century A.D.

As the research stands, it is difficult to provide a more precise reconstruction or identify with any certainty the use and function of these structures. However, the typology and construction technique of the walls suggest (a preliminary interpretation) they belong to one or more Roman _domus_ within a settlement that was continuously occupied for a long period.
The preliminary study of the pottery, glass and coins indicates occupation on the site between the 3rd century B.C. and the 7th century A.D.

Media

Name
Pietrarossa
Year
2021
Summary
it Le ricerche archeologiche condotte nel corso della sesta campagna di scavo (2021) si sono concentrate unicamente nel settore II, con una indagine puntuale all’interno dell’Ambiente N e in coincidenza degli Ambienti E, O1, O2, O3, O4.

Il vano N risulta in connessione con gli Ambienti G, H, F ed I, emersi nelle passate compagne di scavo. Il complesso che pare delinearsi può essere riferito, seppur in via ipotetica, ad un sistema di tipo pubblico, la cui natura deve essere ancora accertata. Il piano pavimentale dell’ambiente risulta realizzato mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. La presenza di una apertura absidata finemente decorata, caratterizzata da un basamento realizzato con un architrave di travertino modanato e stipiti laterali con semicolonne in laterizio, consente di spingersi verso questa ipotesi interpretativa. Connesso all’Ambiente N è certamente il vano S. La struttura, rivestita interamente di cocciopesto, risulta riconoscibile quale cisterna sopraelevata funzionale alla fontana presente nel vano absidale del ninfeo.

Degno di particolare attenzione risulta la situazione denunciata dai vani E, O1, O2, O3, O4. I diversi ambienti, di forma quadrangolare con dimensioni tra loro abbastanza coerenti, possono essere interpretati come una serie di piccoli vani a schiera. Tale sistema venne obliterato in antico mediante l’ampliamento del grande quadriportico, costituito dal corridoio L2, nell’ambito di un intervento di ristrutturazione della domus. A conferma di questa ipotesi è stato possibile individuare il piano pavimentale del vano E, realizzato in _spicatum_ , anche al di sotto delle strutture pertinenti al quadriportico. L’intervento di ristrutturazione praticato in antico ha quasi dimezzato la superficie e l’estensione dei vari ambienti.

Difficile allo stato attuale delle ricerche poter avanzare ipotesi ricostruttive più puntuali di quanto appena riportato o riconoscere con certezza l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Le murature intercettate, alla luce della loro tipologia e fattura, possono essere tuttavia interpretate quali elementi strutturali pertinenti ad una domus pubblica di età romana inquadrabile all’interno di un complesso insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita.

Lo studio preliminare dei materiali ceramici, vitrei, e numismatici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica compresa tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C. Già ad una analisi preliminare dei manufatti è stato possibile definire una seriazione cronologica che consente di associare i reperti alle varie strutture identificate.
en The excavations carried out during the 6th campaign (2021) concentrated on sector II, in particular Rooms N and E, O1, O2, O3, O4.
Room N was connected to rooms G, H, F and I, which were identified during previous campaigns. The complex that is appearing can be provisionally identified as a public building, the nature of which remains to be ascertained. Room N was paved with a mosaic of pink and black tesserae representing mythological figures in a marine landscape. The presence of a finely decorated apse, characterised by a footing with a moulded travertine architrave and lateral jambs with brick pilasters, also supports this interpretation. Room S was certainly connected to room N. The structure, entirely faced with _opus_ _signinum_, was an above-ground cistern that fed the fountain situated in the apse of the nymphaeum.

The situation in rooms E, O1, O2, O3, O4 merits particular attention. These spaces, quadrangular and similar in size, can be interpreted as a row of small rooms. This system was obliterated in antiquity when the large portico, constituted by corridor L2, was extended during restructuring of the _domus_. This hypothesis was confirmed by the discovery of the _ opus_ _spicatum_ floor of room E below the structures of the quadriporticus. The restructuring almost halved the size of several rooms.

At present it is difficult to provide a more detailed reconstruction or identify with any certainty the use and function of the structures that emerged. However, the typology and construction of the walls suggests their interpretation as elements belonging to a Roman _domus_ _publica_ situated within a settlement characterised by a long period of occupation.
The preliminary study of the ceramics, glass and coins document occupation between the 3rd century B.C. and the 7th century A.D., A chronological seriation has been defined through this analysis of the finds, making it possible to associate them with the various structures identified.

Media

  • Bizzozero 1973
    G. Bizzozero, 1973, Dove si trova la città di Trevi all’epoca dei Romani?, in Nuova Economia.
  • Bonaca 1926
    A. Bonaca, 1926, Le memorie francescane di Trevi, Firenze.
  • Bordoni 2013
    S. Bordoni, Il Medioevo di Trevi. Breve storia di mille anni, Perugia (L’istrice. Arte. Cultura. Ambiente, 42).
  • Di Marco 1986
    L. Di Marco, 1986, Scavi settecenteschi a S. Maria di Pietrarossa in un documento inedito, in Spoletium, XXXI.
  • Maldini 2002
    A. Maldini,2002, Culto e popolamento antico alle sorgenti del Clitunno, in Città Romane III. Città dell’Umbria, Roma.
  • Manconi 1990
    D. Manconi, 1990,Scavi e reperti archeologici presso la chiesa di S. Maria di Pietrarossa, in La chiesa di Santa Maria di Pietrarossa presso Trevi: il territorio, l’archeologia, l’architettura, la decorazione pittorica, il santuario mariano, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, LXXXVII.
  • Manconi et al. 1996
    D. Manconi – P. Camerieri – V. Cruciani, 1996, Hispellum: pianificazione urbana e territoriale, in Assisi e gli Umbri nell’Antichità, a cura di G. Bonamente – P. Coarelli. Atti del convegno internazionale (Assisi, 18-21 dicembre 1991), Assisi.
  • Marcelli-Felicetti 1997
    F. Marcelli – S. Felicetti,(1996-1997) Documenti per la storia dell’arte a Trevi e dintorni (1384-1522), in Bollettino Storico della Città di Foligno, XX-XXI .
  • Mariani 2002
    R. Mariani, 2002,La forma urbana dell’antica Trevi, in Città Romane III. Città dell’Umbria, Roma.
  • Natalucci 1985
    D. Natalucci, 1985, Historia Universale dello stato temporale ed ecclesiastico di Trevi 1745, trascrizione di C. Zenobi, Foligno.
  • Prosperi Valentini 1983
    G. Prosperi Valenti,1983, Una dedica a Giove Ottimo Massimo getta nuova luce sulla Trevi antica, in Antiqua, VIII, n. 1.
  • Ravagli- Filippucci 1997
    T. Ravagli – G. Filippucci,1997, Trevi: quattro passi tra storia e natura, Spello.
  • Ravagli et al. 2001
    T. Ravagli – G. Filippucci – A. Paggi, 2001, Trevi de planu: arte, storia, natura usanze e tradizioni della valle trevana, Trevi
  • Sensi 1974
    L. Sensi,1974, Trebiae, in Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica dell’Università di Roma, VI.
  • Susi 2006
    E. Susi, 2006, La Passio di Sant’Emiliano di Trevi, in Hagiographica, XIII.
  • Scortecci 2018
    D. Scortecci (ed.), 2018, L’area archeologica di Pietrarossa e l’antico territorio di Trevi. Studi e Ricerche, 1. Umbertide.
  • Pascolini 2019
    A. Pascolini, 2019, Sepolture tardo antiche nel municipio di Trebiae (Trevi, PG), in Otium. Archeologia e cultura del mondo antico, 7: 1-33.
  • Pascolini 2018
    A. PASCOLINI, 2018, Archeologia e storia della città di Trevi dal municipium romano al castrum medievale, in L’area archeologica di Pietrarossa e l’antico territorio di Trevi. Studi e ricerche, a cura di D. SCORTECCI, Umbertide: 69 - 103 (Studi e ricerche, 1).

Location

Ancient Site Name
Trebiae
Location
Pietrarossa
Easting
12.726441
Northing
42.888397
Country
Italy
Admin Level 1
Umbria
Admin Level 2
Province of Perugia
Admin Level 3
Trevi