AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2009Le indagini archeologiche nel Castello Carlo V di Lecce si sono svolte in occasione dei lavori di recupero di un vano ipogeo o galleria che si estende tra i bastioni poligonali ‘Santa Trinità’ e ‘San Giacomo’ di età rinascimentale. Le strutture fanno parte della rielaborazione cinquecentesca dell’impianto castrense, probabilmente sorto originariamente in età angioina. L’obbiettivo delle indagini, tuttora in corso, è di indagare le fasi di costruzione, il successivo riempimento e la defunzionalizzazione dell’ambiente rinascimentale, nonché di raccogliere elementi utili alla comprensione del fossato delle fasi medievali del castello.
Attraverso alcune indagini stratigrafiche mirate e la sorveglianza archeologica su tutta l’area, sono stati individuati quattro principali periodi di impiego. In primo luogo è stata portata alla luce parte del letto del fossato medievale e di alcuni strati di riempimento datati da materiale ceramico ben stratificato al XIV secolo. L’analisi delle parti delle pareti tagliate nella roccia e delle strutture in negativo in esse visibili ha permesso una prima ricostruzione dell’andamento del fossato in quest’area. Sono stati acquisiti elementi relativi alle modalità costruttive della imponente galleria, lunga circa 84 m e coperta da un’unica volta a botte. Risulta, perciò, che la a struttura è in parte scavata nella roccia, sfruttando il letto del precedente fossato, e in parte costruita in muratura. La solidità statica del vano sul lato settentrionale era garantita da una serie di pilastri, piantati in profondi cavi di fondazione, sui quali poggiano archi di scarico in sequenza continua. Dopo il periodo d’uso della galleria, forse come stalle per i cavalli delle guarnigioni ivi stanziate, la struttura viene progressivamente riempita con materiali di risulta, che tuttavia testimoniano il continuum nell’impiego dei corpi di fabbrica del castello sovrastanti. La galleria viene poi riutilizzata probabilmente a partire dalla fine del XVIII/inizi del XIX secolo, quando il castello ritorna ad essere un presidio militare, e vi si installa una cisterna per la raccolta delle acque piovane. Dopo vari rifacimenti, durante la Seconda Guerra Mondiale, parte della struttura viene trasformata in rifugio antiaereo. Numerosi rinvenimenti risalgono a queste ultimi fasi di militarizzazione del monumento.
AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2010La campagna di scavo condotta nel 2010 presso il castello di Lecce ha interessato undici aree di intervento in diversi punti del castello, localizzati sopratutto in base alle esigenze di restauro del monumento. Questo lavoro ha permesso il recupero di numerosi dati relativi alle fasi medievali e moderne del sito, di seguito sintetizzati:
_Cortile_: si è proceduto con l'allargamento di un'area di scavo aperta nel 2007. Sono stati messi in luce i piani di calpestio realizzati tra il XVI e il XX secolo al di sotto dei quali si conservano i resti medievali di un pozzo, strutture murarie e pavimentazioni in basoli, entrati in disuso nel XIV secolo.
_Sacrestia della Chiesa di S. Barbara_: si è portato a termine lo scavo di un grande forno messo in luce nel 2007. Della struttura si conserva il piano di cottura costituito da lastroni quadrangolari in pietra refrattaria, al di sotto del quale sono state recuperate le tracce di un piano di cottura più antico, e pochi resti della copertura a cupola.
_Vano est presso la sacrestia di S. Barbara_: lo scavo ha rivelato la presenza di un piccolo forno rettangolare, realizzato con lastre di pietra quadrangolari. II piano era inserito all'interno di una struttura muraria distrutta nel corso del XVII-XVIII secolo.
_Porticato est del cortile_: sono stati intercettati condotti idrici, cavi elettrici e pozzetti per la messa a terra, appena sotto il piano di calpestio. Sono stati rinvenuti pochi resti del porticato e canalette per il convogliamento delle acque, connesse ad una cisterna.
_Gallerie sud ed est del castello aragonese_: nella galleria sud del castello cinquecentesco, durante i lavori di svuotamento del materiale accumulatosi nei secoli, sono stati effettuati dei saggi di scavo che hanno messo in luce i resti del fossato del castello medievale. Il fondo del fossato era caratterizzato da tagli di cava disposti in file parallele di circa 50 cm di larghezza aventi orientamento sud-ovest/nord-est. Probabilmente attinente, invece, al cantiere rinascimentale, è un ambiente ipogeo ricavato nel banco di roccia, funzionale allo scolo delle acque e liquami. La galleria est, invece, è stata parzialmente svuotata. Essa si imposta direttamente sul fossato medievale riprendendone la larghezza e l’andamento.
_Corridoi sud ed est del castello aragonese_: queste aree corrispondono al camminamento superiore delle sottostanti gallerie. I lavori di restauro finalizzati al consolidamento e alla realizzazione del nuovo piano pavimentale, hanno messo in luce i vecchi piani di calpestio e gli estradossi delle volte delle gallerie. Probabilmente cinquecenteschi sono due piccoli ambienti rettangolari rinvenuti a ridosso del muro meridionale di collegamento tra il bastione S.S. Trinità e il bastione San Giacomo. Ad una fase successiva, e probabilmente legati alla presenza dei militari, sono da attribuirsi, invece, due strutture connesse allo sfruttamento idrico.
_Fossato SW_: quest'area è localizzata a ridosso della rampa d'ingresso verso la galleria sud. Lo scavo in profondità ha messo in luce i resti dell’angolo sud del castello di età angioina al quale si addossa una struttura, probabilmente quattrocentesca obliterata dalla fabbrica cinquecentesca.
_Fossato W_: quest'area è situata a ovest della cappella di Santa Barbara, dove l’attuale progetto di restauro ha previsto la realizzazione di una scala per consentire l'accesso alle cortine cinquecentesche. La realizzazione di quest'opera ha comportato l'escavazione di una trincea profonda circa 4.60 m all’interno del riempimento del fossato medievale, colmato con una serie di scarichi di terreni il più antico dei quali è databile al XV secolo.
_Angolo NW (presso il bastione San Martino)_: Sono stati messi in luce i resti di pilastri quadrangolari pertinenti, probabilmente, una rampa d’accesso alle mura di cinta esistente nel ‘500. Lo scavo, non ancora terminato, ha messo in luce i resti di una struttura muraria e del crollo della copertura in laterizi, abbattuta, probabilmente già nel XV secolo.