- Item
- AIAC_3581
- Name
- Bosco dei Fontanassi
- Date Range
- 11500 BC – 6000 BC
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_3581 - Bosco dei Fontanassi - 2014Durante la campagna 2014 sono proseguite le verifiche stratigrafiche presso il Bosco dei Fontanassi (Sorgenti del Sile, Piombino Dese, PD), finalizzate all’individuazione di possibili contesti antropici preistorici non danneggiati dalle arature moderne. Nella prima fase dei lavori sono stati eseguiti 45 carotaggi manuali di profondità variabile (fino a 4 m, a seconda del substrato) per verificare e descrivere la stratigrafia superficiale, ricostruire la paleomorfologia dell’area e delimitare le zone potenzialmente più interessanti ove effettuare gli approfondimenti stratigrafici. Questi ultimi sono consistiti in 30 saggi esplorativi delle dimensioni di 0,5 x 0,5 m (ad eccezione di uno di dimensioni 1 m x 0,5 m) e profondità compresa fra 30 e 60 cm. La sequenza “tipo” che è stato possibile mettere in luce è composta alla base da un livello sterile, limo-argilloso, contenente numerosi noduli carbonatici (depositi alluvionali del paleo-Brenta databili all’Ultimo Massimo Glaciale), seguito da un orizzonte di alterazione dello stesso livello in ambiente palustre. Chiudeva la serie il livello torboso superficiale, visibile nella maggior parte dell’area in oggetto. Nella zona più meridionale dell’area esplorata, il livello intermedio presentava una matrice più grossolana e risultava direttamente coperto dalla lettiera attuale, non essendo presente la torba. E’ possibile correlare tale situazione alla posizione più rilevata di questa area rispetto alla precedente. Quasi tutti i saggi effettuati hanno evidenziato la sporadica presenza di materiali archeologici di varia epoca (manufatti litici mesolitici, oltre a frammenti di ceramica grossolana, una lamina forata di ferro e un probabile frammento di macina in porfido), tutti individuati all’interno del livello soprastante i depositi alluvionali del Brenta o all’interfaccia con quest’ultimo. La gamma di reperti rinvenuti attesta l’intensa frequentazione di questo settore di pianura durante la Preistoria recente. Tuttavia, l’unica zona in cui i reperti (con particolare riferimento ai manufatti litici) appaiono mostrare una densità significativa (fino a 20 elementi per m2) è quella lievemente più rilevata ubicata in prossimità della “grande quercia” (settore meridionale), ove l’orizzonte torboso appare ridotto o inesistente. Per quanto riguarda la datazione dei reperti litici sembra indubbia la presenza di materiali databili al Mesolitico recente (Castelnoviano), cui va aggiunta una punta a dorso di tipologia sauveterriana (Mesolitico antico).
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AIAC_3581 - Bosco dei Fontanassi - 2015Obiettivo dell’apertura del piccolo scavo estensivo è stato quello di meglio evidenziare, aprendo una superficie sufficientemente ampia, la situazione stratigrafica della zona ubicata sul lato Ovest della “grande quercia”, al centro del cosiddetto Bosco dei Fontanassi. In questa zona, uno dei sondaggi effettuati nel 2014 (n. 39) aveva mostrato la presenza, sotto la lettiera organica di un livello ricco di manufatti litici (US 6) che copriva lo strato originatosi durante l’Ultimo Massimo Glaciale (US 8). L’area è stata indagata tramite l’apertura di uno scavo estensivo di 4 m2, suddividendo la superficie in base ad una quadrettatura di 50 cm di lato. Sono state realizzate le planimetrie e i piani quotati di tutti gli strati incontrati, nonché le sezioni ad intervalli di un metro. Si è, inoltre, posizionato spazialmente ogni singolo reperto visibile ad occhio nudo in fase di scavo tramite l’utilizzo di una stazione totale. Il sedimento raccolto per singoli quadrati è stato integralmente setacciato a secco per recuperare tutti i reperti più piccoli. La sequenza messa in luce conferma quelle rilevate nel saggio 39 del 2014 e si compone di tre Unità Stratigrafiche: US 5, orizzonte organico di colore grigiastro e consistenza friabile, ricco di macroresti vegetali a vario grado di decomposizione, che corrisponde allo strato superficiale; US 6, orizzonte franco-limoso arricchito in sostanza organica, con scheletro abbondante di ciottoletti e concrezioni calcaree; US 8, livello limo-argilloso, inglobante una frazione più grossolana della taglia della sabbia fine, caratterizzato da colorazione grigio-giallastra e dalla presenza di calcinelli, databile all’Ultimo Massimo Glaciale. La presenza di manufatti litici è stata registrata a partire da US 5 e dal tetto di US 6, dove questi risultavano associati a vari materiali moderni, soprattutto frammenti di mattone, ma apparivano concentrarsi verso la base dell’ultima US e al passaggio con US 8. Tale passaggio appariva graduale con assunzione da parte di US 6 di una colorazione via via più grigiastra. U.S. 8 presentava, infatti, al tetto una concentrazione di sostanza organica torbosa. Questo ultimo è stato indagato per i primi 3-4 cm nel solo Q. I13 presentando ancora una discreta quantità di manufatti, contrariamente a quanto registrato nel sondaggio 39, dove lo strato era stato definito come sterile. Essendo giunti a fine campagna non si è potuto indagare ulteriormente la situazione e appurare se tali manufatti riflettano una seconda fase d’occupazione o siano percolati dallo strato soprastante in seguito alle bioturbazioni e ai processi pedogenetici. Complessivamente, le operazioni effettuate hanno permesso di recuperare 262 manufatti litici durante lo scavo e 247 durante la setacciatura. Ad una prima analisi, gli elementi diagnostici consentono di confermare l’attribuzione della frequentazione del sito al Mesolitico, più precisamente alla fase recente (Castelnoviano). Si tratta del primo deposito riferito a questo periodo della pianura veneta a essere esplorato in modo stratigrafico ed estensivo, per quanto ancora su una superficie limitata.
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AIAC_3581 - Bosco dei Fontanassi - 2016Obiettivo dello scavo estensivo è stato quello di ampliare la superficie aperta nel luglio 2015 sul lato Ovest della “grande quercia”, al centro del Bosco dei Fontanassi, per individuare in estensione il paleosuolo contenente le tracce insediative riferibili ai gruppi che hanno frequentato l’area in epoca preistorica. L’area è stata indagata tramite l’apertura di uno scavo estensivo di 10 m2 (includendo il completamento dello scavo dell’area 4 m2 lasciata in sospeso lo scorso anno), suddividendo la superficie in base ad una quadrettatura di 50 cm di lato. Si è posizionato spazialmente ogni singolo reperto visibile ad occhio nudo in fase di scavo tramite l’utilizzo di una stazione totale. Il sedimento raccolto per singoli quadrati è stato integralmente setacciato a secco per recuperare tutti i reperti più piccoli. La sequenza messa in luce conferma quelle rilevate nel saggio 39 del 2014 e nello scavo estensivo del 2015, componendosi di tre Unità Stratigrafiche. US 5, orizzonte organico di colore grigiastro e consistenza friabile, ricco di macroresti vegetali a vario grado di decomposizione, che corrisponde allo strato superficiale; US 6, orizzonte franco-limoso arricchito in sostanza organica, con scheletro abbondante di ciottoletti e concrezioni calcaree; US 8, livello limo-argilloso, inglobante una frazione più grossolana della taglia della sabbia fine, caratterizzato da colorazione grigio-giallastra e dalla presenza di calcinelli, databile all’Ultimo Massimo Glaciale. Durante la campagna del 2016 si è completato lo scavo di US 8 nei QQ. rimasti in sospeso nel 2015 (QQ. H-I/13-20), rimuovendone solo la porzione superiore (circa 10 cm) al fine di recuperare i manufatti litici presenti al tetto (presumibilmente penetrati dallo strato superiore US 6). In seguito, sono stati aperti 6 nuovi m2 nell’area adiacente a quelli dell’intervento del 2015, dove è stata asportata tutta la sequenza sopra descritta per uno spessore totale di circa 35 cm. La presenza di manufatti litici è stata registrata a partire da US 5 e dal tetto di US 6, con una concentrazione massima tra la base di US 6 e il tetto di US 8. Da rilevare la messa in luce, lungo il lato Sud di un’incisione (US 13) interpretata come una canaletta di scolo moderna, il cui riempimento, non riconoscibile al tetto, è stato scavato come US 6. Complessivamente, le operazioni effettuate hanno permesso di posizionare 621 reperti, cui si aggiungono alcune altre centinaia recuperate durante le operazioni di setacciatura, quasi esclusivamente rappresentati da manufatti litici in selce, raramente da frustoli carboniosi o ciottoli (potenziali percussori) e frammenti di ceramica recente (UUSS 5 e 6). Tra i reperti più diagnostici si segnalano tre trapezi, di indubitabile attribuzione al Mesolitico recente (facies castelnoviana). Un singolo elemento (punta foliata peduncolata) fa riferimento all’età del Rame/Bronzo, mentre altri potrebbero richiamare a una frequentazione del tardo Paleolitico/primo Olocene. E’ evidente che, in questa zona all’aperto dove l’accumulo sedimentario dopo l’UMG è pressoché inconsistente, più fasi insediative appaiano compattate entro una sequenza stratigrafica di poche decine di centimetri. In ogni caso, come si è notato lo scorso anno, la frequentazione castelnoviana appare essere quella più rilevante.
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AIAC_3581 - Bosco dei Fontanassi - 2017Obiettivo delle indagini è stato quello di ampliare la superficie aperta durante le precedenti campagne (2015 e 2016) sul lato Ovest della “grande quercia”, al centro del Bosco dei Fontanassi, per individuare in estensione il paleosuolo con le tracce della frequentazione preistorica del sito. L’area è stata indagata tramite l’apertura di uno scavo estensivo, suddividendo la superficie in base a una quadrettatura di 50 cm di lato. Si è posizionato spazialmente ogni singolo reperto visibile ad occhio nudo in fase di scavo mentre tutto il sedimento raccolto per quadrati è stato setacciato a secco per recuperare i reperti più piccoli. La sequenza messa in luce conferma quelle evidenziate nel corso degli scavi estensivi del 2015 e del 2016, componendosi di tre Unità Stratigrafiche: US 5, orizzonte organico, ricco di macroresti vegetali, corrispondente allo strato superficiale (lettiera); US 6, orizzonte franco-limoso arricchito in sostanza organica, con scheletro di ciottoletti e concrezioni calcaree (livello di alterazione di US 8 o sottile deposito alluvionale successivo a US 8) e US 8, livello limo-argilloso, inglobante una frazione più grossolana della sabbia fine, caratterizzato da colorazione grigio-giallastra e da calcinelli, databile all’Ultimo Massimo Glaciale. Durante la campagna del 2017 si è completato lo scavo di US 8 nei QQ. rimasti in sospeso nel 2016 (QQ. F-G/12-14) e sono stati aperti ex-novo 5,25 m2 di superficie (QQ. D-E13-21) nell’area adiacente a quelli del 2016, dove è stata asportata tutta la sequenza sopra descritta per uno spessore totale di circa 35 cm. Su tutta l’area, la presenza di manufatti litici è stata registrata sin dall’US 5/tetto di US 6, con una concentrazione tra la base di US 6 e il tetto di US 8. Inoltre, per verificare la natura della discontinuità stratigrafica individuata durante la campagna del 2016 lungo il margine Sud della zona indagata, sono stati esplorati i QQ. F9-11. Si è potuto confermare che si tratta di un fosso moderno, con andamento parallelo alla stradina di accesso all’area. L’interfaccia negativa denominata US 13 presentava sezione semicircolare a profondità massima di ca. 80 cm e s’impostava al tetto di US 6. Il riempimento era composto, alla base, da US 15 (deposito argillo-limoso brunastro) riferibile alla fase di attività del fosso e, al tetto, da US 14 (matrice limo-sabbiosa e colore giallastro, difficilmente distinguibile da US 6) corrispondente al deposito di tombamento del fosso. Le operazioni effettuate nel 2017 hanno permesso di recuperare oltre 1600 reperti, di cui la metà posizionati con la stazione totale. Si tratta quasi esclusivamente di manufatti litici in selce e raramente di frustoli carboniosi, ciottoli (potenziali percussori), frammenti di ceramica recente e laterizi (UUSS 5 e 6), monete moderne (US 14) e cartucce da fucile in plastica (US 15). Tra i reperti più diagnostici della principale frequentazione del sito, riferibile al Mesolitico recente (facies castelnoviana), si segnalano trapezi, grattatoi frontali lunghi, un nucleo a lamelle e numerose lamelle scheggiate con la tecnica a pressione. Altri elementi litici potrebbero, invece, riferirsi a una fase di frequentazione precedente, durante il Mesolitico antico (facies sauveterriana).
Media
- Name
- Bosco dei Fontanassi
- Year
- 2014
- Summary
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it
Durante la campagna 2014 sono proseguite le verifiche stratigrafiche presso il Bosco dei Fontanassi (Sorgenti del Sile, Piombino Dese, PD), finalizzate all’individuazione di possibili contesti antropici preistorici non danneggiati dalle arature moderne.
Nella prima fase dei lavori sono stati eseguiti 45 carotaggi manuali di profondità variabile (fino a 4 m, a seconda del substrato) per verificare e descrivere la stratigrafia superficiale, ricostruire la paleomorfologia dell’area e delimitare le zone potenzialmente più interessanti ove effettuare gli approfondimenti stratigrafici. Questi ultimi sono consistiti in 30 saggi esplorativi delle dimensioni di 0,5 x 0,5 m (ad eccezione di uno di dimensioni 1 m x 0,5 m) e profondità compresa fra 30 e 60 cm.
La sequenza “tipo” che è stato possibile mettere in luce è composta alla base da un livello sterile, limo-argilloso, contenente numerosi noduli carbonatici (depositi alluvionali del paleo-Brenta databili all’Ultimo Massimo Glaciale), seguito da un orizzonte di alterazione dello stesso livello in ambiente palustre. Chiudeva la serie il livello torboso superficiale, visibile nella maggior parte dell’area in oggetto. Nella zona più meridionale dell’area esplorata, il livello intermedio presentava una matrice più grossolana e risultava direttamente coperto dalla lettiera attuale, non essendo presente la torba. E’ possibile correlare tale situazione alla posizione più rilevata di questa area rispetto alla precedente.
Quasi tutti i saggi effettuati hanno evidenziato la sporadica presenza di materiali archeologici di varia epoca (manufatti litici mesolitici, oltre a frammenti di ceramica grossolana, una lamina forata di ferro e un probabile frammento di macina in porfido), tutti individuati all’interno del livello soprastante i depositi alluvionali del Brenta o all’interfaccia con quest’ultimo.
La gamma di reperti rinvenuti attesta l’intensa frequentazione di questo settore di pianura durante la Preistoria recente. Tuttavia, l’unica zona in cui i reperti (con particolare riferimento ai manufatti litici) appaiono mostrare una densità significativa (fino a 20 elementi per m2) è quella lievemente più rilevata ubicata in prossimità della “grande quercia” (settore meridionale), ove l’orizzonte torboso appare ridotto o inesistente. Per quanto riguarda la datazione dei reperti litici sembra indubbia la presenza di materiali databili al Mesolitico recente (Castelnoviano), cui va aggiunta una punta a dorso di tipologia sauveterriana (Mesolitico antico). - Summary Author
- Davide Visentin
- Federica Fontana – Università di Ferrara, Dipartimento di Studi Umanistici
- Research Body
- Università degli Studi di Ferrara
- Funding Body
- Regione Veneto – Unità Parchi e Foreste
Media
- Name
- Bosco dei Fontanassi
- Year
- 2015
- Summary
-
it
Obiettivo dell’apertura del piccolo scavo estensivo è stato quello di meglio evidenziare, aprendo una superficie sufficientemente ampia, la situazione stratigrafica della zona ubicata sul lato Ovest della “grande quercia”, al centro del cosiddetto Bosco dei Fontanassi. In questa zona, uno dei sondaggi effettuati nel 2014 (n. 39) aveva mostrato la presenza, sotto la lettiera organica di un livello ricco di manufatti litici (US 6) che copriva lo strato originatosi durante l’Ultimo Massimo Glaciale (US 8).
L’area è stata indagata tramite l’apertura di uno scavo estensivo di 4 m2, suddividendo la superficie in base ad una quadrettatura di 50 cm di lato. Sono state realizzate le planimetrie e i piani quotati di tutti gli strati incontrati, nonché le sezioni ad intervalli di un metro. Si è, inoltre, posizionato spazialmente ogni singolo reperto visibile ad occhio nudo in fase di scavo tramite l’utilizzo di una stazione totale. Il sedimento raccolto per singoli quadrati è stato integralmente setacciato a secco per recuperare tutti i reperti più piccoli.
La sequenza messa in luce conferma quelle rilevate nel saggio 39 del 2014 e si compone di tre Unità Stratigrafiche: US 5, orizzonte organico di colore grigiastro e consistenza friabile, ricco di macroresti vegetali a vario grado di decomposizione, che corrisponde allo strato superficiale; US 6, orizzonte franco-limoso arricchito in sostanza organica, con scheletro abbondante di ciottoletti e concrezioni calcaree; US 8, livello limo-argilloso, inglobante una frazione più grossolana della taglia della sabbia fine, caratterizzato da colorazione grigio-giallastra e dalla presenza di calcinelli, databile all’Ultimo Massimo Glaciale.
La presenza di manufatti litici è stata registrata a partire da US 5 e dal tetto di US 6, dove questi risultavano associati a vari materiali moderni, soprattutto frammenti di mattone, ma apparivano concentrarsi verso la base dell’ultima US e al passaggio con US 8. Tale passaggio appariva graduale con assunzione da parte di US 6 di una colorazione via via più grigiastra. U.S. 8 presentava, infatti, al tetto una concentrazione di sostanza organica torbosa. Questo ultimo è stato indagato per i primi 3-4 cm nel solo Q. I13 presentando ancora una discreta quantità di manufatti, contrariamente a quanto registrato nel sondaggio 39, dove lo strato era stato definito come sterile. Essendo giunti a fine campagna non si è potuto indagare ulteriormente la situazione e appurare se tali manufatti riflettano una seconda fase d’occupazione o siano percolati dallo strato soprastante in seguito alle bioturbazioni e ai processi pedogenetici.
Complessivamente, le operazioni effettuate hanno permesso di recuperare 262 manufatti litici durante lo scavo e 247 durante la setacciatura. Ad una prima analisi, gli elementi diagnostici consentono di confermare l’attribuzione della frequentazione del sito al Mesolitico, più precisamente alla fase recente (Castelnoviano). Si tratta del primo deposito riferito a questo periodo della pianura veneta a essere esplorato in modo stratigrafico ed estensivo, per quanto ancora su una superficie limitata. -
en
This small open area excavation was opened in order to clarify the stratigraphy in the zone situated west of the “large oak” at the centre of the so-called Bosco dei Fontanassi. In this zone, one of the _sondages_ dug in 2014 (n. 39) showed the presence of a level with abundant lithics (US 6) below the humus and overlying the layer that originated during the Last Glacial Maximum (US 8).
An area of 4 m2 was opened and a grid of 50 cm squares set up. As part of the recording process, each individual find visible during the excavation was positioned using a total station. The sediment collected in each quadrant was dry sieved in order to recover the smallest finds.
The sequence confirmed what was seen in trench 39 in 2014 and comprised three layers: US 5, a greyish, friable organic horizon containing abundant micro vegetal remains in various stages of decomposition, corresponding with the surface layer; US 6, a medium density silty layer with organic substances, skeleton of abundant small cobblestones and calcareous concretions; US 8, clay-silt layer containing calcium carbonate inclusions, and incorporating some yellowish-grey moderately coarse sand, datable to the Last Glacial Maximum.
The presence of lithic artefacts was documented starting at US 5 and the top of US 6, where they were associated with various modern materials, particularly brick fragments, but they appeared to be concentrated towards the base of the last layer and the transition with US 8. This transition appeared gradually as part of US 6 progressively became greyer in colour. In fact, there was a concentration of peaty organic material at the top of US 8. The latter was investigated for the first 3-4 cm only in quadrant Q. A moderate number of finds were still present, contrary to what was documented in _sondage_ 39, where the layer was defined as sterile. As the season ended, it was not possible to continue the further investigation of the situation or check whether these artefacts represent a second occupation phase or whether bioturbation and the processes of pedogenesis had caused them to move down from the layer above.
Overall, the excavations led to the recovery of 262 lithic artefacts and sieving led to the retrieval of 247 more. A first analysis confirms the attribution of the site’s occupation to the Mesolithic period, more precisely to the late phase (Castelnovian). This is the first deposit from this period to be investigated stratigraphically in the Veneto plain, although over a limited surface area to date. - Funding Body
- Regione Veneto – Unità Parchi e Foreste
Media
- Name
- Bosco dei Fontanassi
- Year
- 2016
- Summary
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it
Obiettivo dello scavo estensivo è stato quello di ampliare la superficie aperta nel luglio 2015 sul lato Ovest della “grande quercia”, al centro del Bosco dei Fontanassi, per individuare in estensione il paleosuolo contenente le tracce insediative riferibili ai gruppi che hanno frequentato l’area in epoca preistorica.
L’area è stata indagata tramite l’apertura di uno scavo estensivo di 10 m2 (includendo il completamento dello scavo dell’area 4 m2 lasciata in sospeso lo scorso anno), suddividendo la superficie in base ad una quadrettatura di 50 cm di lato. Si è posizionato spazialmente ogni singolo reperto visibile ad occhio nudo in fase di scavo tramite l’utilizzo di una stazione totale. Il sedimento raccolto per singoli quadrati è stato integralmente setacciato a secco per recuperare tutti i reperti più piccoli.
La sequenza messa in luce conferma quelle rilevate nel saggio 39 del 2014 e nello scavo estensivo del 2015, componendosi di tre Unità Stratigrafiche. US 5, orizzonte organico di colore grigiastro e consistenza friabile, ricco di macroresti vegetali a vario grado di decomposizione, che corrisponde allo strato superficiale; US 6, orizzonte franco-limoso arricchito in sostanza organica, con scheletro abbondante di ciottoletti e concrezioni calcaree; US 8, livello limo-argilloso, inglobante una frazione più grossolana della taglia della sabbia fine, caratterizzato da colorazione grigio-giallastra e dalla presenza di calcinelli, databile all’Ultimo Massimo Glaciale.
Durante la campagna del 2016 si è completato lo scavo di US 8 nei QQ. rimasti in sospeso nel 2015 (QQ. H-I/13-20), rimuovendone solo la porzione superiore (circa 10 cm) al fine di recuperare i manufatti litici presenti al tetto (presumibilmente penetrati dallo strato superiore US 6). In seguito, sono stati aperti 6 nuovi m2 nell’area adiacente a quelli dell’intervento del 2015, dove è stata asportata tutta la sequenza sopra descritta per uno spessore totale di circa 35 cm. La presenza di manufatti litici è stata registrata a partire da US 5 e dal tetto di US 6, con una concentrazione massima tra la base di US 6 e il tetto di US 8. Da rilevare la messa in luce, lungo il lato Sud di un’incisione (US 13) interpretata come una canaletta di scolo moderna, il cui riempimento, non riconoscibile al tetto, è stato scavato come US 6.
Complessivamente, le operazioni effettuate hanno permesso di posizionare 621 reperti, cui si aggiungono alcune altre centinaia recuperate durante le operazioni di setacciatura, quasi esclusivamente rappresentati da manufatti litici in selce, raramente da frustoli carboniosi o ciottoli (potenziali percussori) e frammenti di ceramica recente (UUSS 5 e 6). Tra i reperti più diagnostici si segnalano tre trapezi, di indubitabile attribuzione al Mesolitico recente (facies castelnoviana). Un singolo elemento (punta foliata peduncolata) fa riferimento all’età del Rame/Bronzo, mentre altri potrebbero richiamare a una frequentazione del tardo Paleolitico/primo Olocene. E’ evidente che, in questa zona all’aperto dove l’accumulo sedimentario dopo l’UMG è pressoché inconsistente, più fasi insediative appaiano compattate entro una sequenza stratigrafica di poche decine di centimetri. In ogni caso, come si è notato lo scorso anno, la frequentazione castelnoviana appare essere quella più rilevante. -
en
This season’s aim was to extend the area opened in 2015 to the west of the “great oak”, at the centre of the Fontanassi Forest, in order to identify the extension of the palaeo-soil containing traces of occupation by groups frequenting the area in the prehistoric period.
The area was investigated by the opening of a 10 m2 area (including the completion of the 4 m2 area opened last year), dividing the surface into 50 cm squares. Each individual find visible to the naked eye was positioned using a total station. The sediment from each square was dry-sieved to recover the smallest finds.
The sequence uncovered confirmed that exposed in trench 39 in 2014 and the open area excavation of 2015, formed by three contexts. US 5 was a greyish, friable organic horizon, rich in vegetal macro remains in various stages of composition, corresponding with the surface layer; US 6 a silty horizon rich in organic substances, with a skeleton of abundant cobblestones and calcareous concretions; US 8, a clay-silt layer, incorporating a part with coarser sand, characterised by a yellowish-grey colour and the presence of ¬_calcinelli_ snails datable to the Last Glacial Maximum.
During the 2016 campaign, the excavation of US 8 in quadrants H-I/13-20 was completed, removing only the upper portion (10 cm) in order to recover the lithic artefacts present in the roof (presumably penetrated from the upper layer US 6). Subsequently, six new metre squares were opened in the adjacent area, where the sequence described above was removed to a depth of about 35 cm. The presence of lithic artefacts was documented from US 5 onwards and at the roof of US 6, with a maximum concentration between the base of US 6 and the roof of US 8. Along the south side there was a cut (US 13) interpreted as a modern drainage channel, whose fill, not recognizable at the roof, was excavated as US 6.
Overall, 621 artefacts were positioned using the total station, and several hundred were recovered from sieving, almost exclusively flints, occasional charcoal fragments or cobblestones (potential hammer stones) and fragments of later pottery (US 5 and &). Among the best diagnostic finds were three trapezia, certainly attributable to the late Mesolithic period (Castelnovan _facies_). A single element, a pedunculate foliate point, dates to the Copper/Bronze Age, while others could relate to a late Palaeolithic/early Holocene occupation. It is clear that in this open area where there is scarce post LGM sedimentary accumulation, more occupation phases appear compacted into a stratigraphic sequence a few tens of centimeters deep. In any case, as was noted last year, the Castelnovan occupancy seems to be the most significant. - Summary Author
- Federica Fontana – Università di Ferrara, Dipartimento di Studi Umanistici
- Davide Visentin - Università di Ferrara
- Funding Body
- Comune di Vedelago (TV)
Media
- Name
- Bosco dei Fontanassi
- Year
- 2017
- Summary
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it
Obiettivo delle indagini è stato quello di ampliare la superficie aperta durante le precedenti campagne (2015 e 2016) sul lato Ovest della “grande quercia”, al centro del Bosco dei Fontanassi, per individuare in estensione il paleosuolo con le tracce della frequentazione preistorica del sito. L’area è stata indagata tramite l’apertura di uno scavo estensivo, suddividendo la superficie in base a una quadrettatura di 50 cm di lato. Si è posizionato spazialmente ogni singolo reperto visibile ad occhio nudo in fase di scavo mentre tutto il sedimento raccolto per quadrati è stato setacciato a secco per recuperare i reperti più piccoli.
La sequenza messa in luce conferma quelle evidenziate nel corso degli scavi estensivi del 2015 e del 2016, componendosi di tre Unità Stratigrafiche: US 5, orizzonte organico, ricco di macroresti vegetali, corrispondente allo strato superficiale (lettiera); US 6, orizzonte franco-limoso arricchito in sostanza organica, con scheletro di ciottoletti e concrezioni calcaree (livello di alterazione di US 8 o sottile deposito alluvionale successivo a US 8) e US 8, livello limo-argilloso, inglobante una frazione più grossolana della sabbia fine, caratterizzato da colorazione grigio-giallastra e da calcinelli, databile all’Ultimo Massimo Glaciale.
Durante la campagna del 2017 si è completato lo scavo di US 8 nei QQ. rimasti in sospeso nel 2016 (QQ. F-G/12-14) e sono stati aperti ex-novo 5,25 m2 di superficie (QQ. D-E13-21) nell’area adiacente a quelli del 2016, dove è stata asportata tutta la sequenza sopra descritta per uno spessore totale di circa 35 cm. Su tutta l’area, la presenza di manufatti litici è stata registrata sin dall’US 5/tetto di US 6, con una concentrazione tra la base di US 6 e il tetto di US 8. Inoltre, per verificare la natura della discontinuità stratigrafica individuata durante la campagna del 2016 lungo il margine Sud della zona indagata, sono stati esplorati i QQ. F9-11. Si è potuto confermare che si tratta di un fosso moderno, con andamento parallelo alla stradina di accesso all’area. L’interfaccia negativa denominata US 13 presentava sezione semicircolare a profondità massima di ca. 80 cm e s’impostava al tetto di US 6. Il riempimento era composto, alla base, da US 15 (deposito argillo-limoso brunastro) riferibile alla fase di attività del fosso e, al tetto, da US 14 (matrice limo-sabbiosa e colore giallastro, difficilmente distinguibile da US 6) corrispondente al deposito di tombamento del fosso.
Le operazioni effettuate nel 2017 hanno permesso di recuperare oltre 1600 reperti, di cui la metà posizionati con la stazione totale. Si tratta quasi esclusivamente di manufatti litici in selce e raramente di frustoli carboniosi, ciottoli (potenziali percussori), frammenti di ceramica recente e laterizi (UUSS 5 e 6), monete moderne (US 14) e cartucce da fucile in plastica (US 15).
Tra i reperti più diagnostici della principale frequentazione del sito, riferibile al Mesolitico recente (facies castelnoviana), si segnalano trapezi, grattatoi frontali lunghi, un nucleo a lamelle e numerose lamelle scheggiate con la tecnica a pressione. Altri elementi litici potrebbero, invece, riferirsi a una fase di frequentazione precedente, durante il Mesolitico antico (facies sauveterriana). -
en
The aim of this season’s research was to extend the area opened in previous campaigns (2015-2016) on the west side of the “great oak”, at the centre of the Bosco dei Fontanassi, in order to identify the palaeo-ground surface with traces of the prehistoric settlement of the site. An open area excavation was carried out using a grid with 50 cm squares. Each visible find was spatially positioned during the excavation, while all of the sediment, collected by squares, and was dry sieved to recover the smaller finds.
The excavated sequence confirmed what was documented in 2015-2016 and was constituted by three layers: US 5, an organic horizon, rich in macro plant remains, corresponding with the surface layer; US 6, a silt loam horizon with organic material, a skeleton of small cobblestones and calcareous concretions (alteration of US 8 or thin alluvial deposit later than US 8), and US 8, clay-silt layer, incorporating a coarser fraction of the fine sand, yellowish-grey in colour and containing calcinelli (molluscs), datable to the last Glacial Maximum.
During the 2017 season, the excavation of US 8 was completed in the quadrants left unexcavated in 2016 (QQ. F-G/12-14) and a new area of 5.25 m2 was opened (QQ. D-E13-21) adjacent to last years. The stratigraphy described above was removed to a depth of c. 35 cm, The presence of lithic artefacts was registered across the whole area starting in US 5/top of US 6, with a concentration between the base of US 6 and the top of US 8. Quadrants F9-11 were investigated in order to check the nature of the break in the stratigraphy identified along the southern edge of the excavation area in 2016. It was confirmed that this was a modern ditch running parallel to the lane providing access to the area. The negative interface denominated US 13 had a semicircular section and maximum depth of c. 80 cm; it cut into the top of US 6. The fill was formed by US 15 at the base (brownish clay-silt deposit) relating to its active phase and, at the top, by US 14 (yellowish sandy-silt matrix, hard to distinguish from US 6) corresponding with the filling of the ditch.
The 2017 excavations recovered over 1600 finds, half of which positioned with the total station. They are almost exclusively flint objects, with rare charcoal fragments, cobblestones (potential hammer stones), fragments of recent pottery, and brick (US 5 and 6), modern coins (US 14) and shotgun cartridges (US 15).
Among the most diagnostic finds for the main occupation phase of the site, the recent Mesolithic period (Castelnovian _facies_), are trapezoids, long scrapers, a flaked nucleus and numerous flakes knapped using the pressure technique. Other lithic elements could date to an earlier occupation, during the early Mesolithic (Sauveterrian _facies_).
Media
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Fontana et al. 2016F. Fontana, D, Visentin, P. Mozzi, T. Abbà, R. Corradi, M.E. Gerhardinger, S. Primo,2016, Looking for the Mesolithic in the Venetian Po Plain: first results from the Sile river springs (North-Eastern Italy). Preistoria Alpina, 48, pp. 109-116.