Name
F. Gabellone
Organisation Name
IBAM CNR

Season Team

  • AIAC_1025 - Monte Petrino - Rocca Montis Draconis - 2009
    Nel corso delle indagini archeologiche sul sito svoltesi tra il 2007 e il 2009 sono state indagate consistenti porzioni del pianoro sommitale dell’insediamento fortificato, con l’intento di chiarire la fisionomia e l’estensione della stratificazione relativa alle fasi di costruzione-frequentazione-distruzione dell’area e degli ambienti distribuiti all’interno della cinta muraria. Sul lato ovest è stato indagato il grande torrione semicircolare CF 9 nel quale sono state riconosciute tre fasi costruttive. Nell’ultima fase è stata realizzata una serie di intercapedini al di sotto del piano pavimentale in conglomerato, che intersecandosi tra di loro creano un reticolo atto all’alloggiamento di assi in legno. E’ stato ipotizzato che questo reticolo fungesse da sostegno per la base di una macchina da guerra, la cui potente gettata doveva essere in relazione con le caratteristiche dell’impalcatura che la sorreggeva. L’ambiente rettangolare CF10, ubicato a ridosso del precedente, è stato indagato fino al piano di calpestio originario, in massetto di malta lisciata. L’accuratezza delle parti costitutive la muratura e dei vani di accesso all’ambiente, unitamente ai materiali archeologici rinvenuti (in particolar modo una corazza a piastre rivettate in bronzo, con tracce di tessuto, una staffa, monete di età aragonese, ceramica invetriata e smaltata, mortai) hanno suggerito una funzione abitativa dell’ambiente, verosimilmente riservata ad una parte della guarnigione militare e ad un personaggio di spicco al suo interno. Lungo il lato nord del pianoro, a ridosso del muro di cinta settentrionale, è stato messo in luce un grande ambiente CF8, utilizzato nella sua ultima fase di frequentazione come edificio di culto. Al centro della parete est è stato rinvenuto un altare in muratura, rivestito da affreschi che imitano il rivestimento a marmi policromi; altresì affrescate con figure umane e con motivi geometrici policromi sono le pareti sui lati S ed N (fine XIV-XV secolo). L’ambiente ha subito un rialzamento di quota con la realizzazione di un nuovo piano pavimentale, che ha in parte coperto gli affreschi che adornavano le pareti dell’edificio; l’abbandono si data in base ai reperti ceramici e numismatici alla metà del XVI secolo. Ancora lungo il versante nord, ma in prossimità del c.d. Palatium, è stata indagata un’area relativa ad impianto di difesa articolato in un piccolo ambiente ed in una torre (CF 256) di piccole dimensioni, con un varco di accesso annesso che metteva in comunicazione il villaggio (CA”C”) con il pianoro soprastante(CA”B”). E’ stata inoltre messo in luce la metà occidentale dell’ambiente 12, compreso tra la cinta muraria settentrionale del pianoro e la grande cisterna centrale. Nei potenti strati di crollo sono evidenti gli elementi delle coperture oltre a due grandi blocchi murari crollati e frammenti di intonaco parietale. Sul pavimento in malta lisciata dell’ambiente era poggiato un grosso blocco lapideo definito da una parziale sbozzatura e decorazione ad ovuli entro racemi, parzialmente cavo. Nel complesso, le caratteristiche dello stesso, suggeriscono l’idea di un prodotto “non finito”, con ogni probabilità inizialmente pensato come elemento architettonico (capitello?) e in seguito riutilizzato come vasca/acquasantiera. E’ documentata ceramica del XV e XVI secolo (invetriata monocroma gialla e verde, smaltata bianca e policroma, maiolica policroma di Montelupo e ceramica acroma), nonché numerosi pezzi di masse vitree e gocce vetrose pertinenti ad indicatori di produzione derivanti dalla lavorazione del vetro, il cui numero lascia pensare alla presenza di una struttura produttiva nelle immediate vicinanze. All’inizio del villaggio sottostante il pianoro fortificato, a ridosso del muro di cinta, è stata scavato un forno di cottura per il pane, di forma circolare, realizzato in mattoni quadrangolari, impilati su più file. Il piano di cottura è costituito da pietre piatte, coppi e malta ed è allettato sulla base in muratura poggiante direttamente su terra. Il forno è addossato inoltre ad una nuova struttura muraria che, per caratteri costruttivi e dimensioni, è stata interpretata come un ulteriore muro di cinta del villaggio, relativo ad una fase di ampliamento del tessuto insediativo del villaggio, databile ad età tardomedievale. Sono proseguite inoltre le ricognizioni sui versanti del Monte Petrino, finalizzate alla mappatura sistematica dei terrazzamenti che attestano i sistemi di sfruttamento del territorio adiacente il castello nel medioevo nonché delle evidenze insediative di età preromana e romana, relative soprattutto a ville-fattorie specializzate nella viticoltura.
  • AIAC_1025 - Monte Petrino - Rocca Montis Draconis - 2011
    Nella campagna di scavo del settembre 2011, gli interventi si sono concentrati soprattutto in due aree: nei pressi dell’antemurale (CAE), includendo le due torri ad esso collegate e nell’area centrale del pianoro sommitale (CAB), interpretata come platea superiore (CF 11), in particolare nell’angolo SW, all’esterno dell’edificio CF 8, già scavato nel corso delle precedenti campagne ed interpretato, nella sua fase di frequentazione finale (XIV-XV sec.), come cappella privata. Entrambe le aree rispondono a quesiti specifici a cui la ricerca scientifica sul sito sta cercando di fornire qualche spiegazione: le modalità di accesso e di difesa del sito in ogni fase della sua esistenza e la suddivisione e dislocazione degli spazi afferenti alle differenti compagini della società e ai vari poteri che condividevano l’area più importante del sito in questione, cioè il pianoro sommitale. L’area denominata CAE è localizzata su di un terrazzamento naturale, sul versante occidentale del monte Petrino, ad una costa inferiore rispetto al pianoro sommitale dove si sviluppano le principali evidenze archeologiche dell’area. Tra le aree vi sono circa cento metri di dislivello (CAB: 409 s.l.m.; CAE: 333 s.l.m.); esse sono collegate da stradine che ricalcano le curve di livello della montagna ed attraversano i due villaggi (CA C e CA D) che occupano i versanti occidentale e meridionale del rilievo. L’antemurale, lungo 7,38 metri e largo 5, conservato per un’altezza di circa 1 metro e 50, costituisce un possente dispositivo di difesa dell’unica via di accesso all’insediamento fortificato sul versante settentrionale dell’altura, essendo il versante meridionale inaccessibile perché molto ripido e privo di vegetazione. Esso è potenziato, alle due estremità da due torrioni di forma poligonale, da esso separati da varchi, che si protendono verso il versante nord, oltrepassando l’antemurale. Il torrione orientale, quadrangolare, ha una base piena in muratura conservata per un’atezza di c.ca m 2 e 50, a scarpa, mentre è privo dell’alzato. Il secondo torrione di guardia ha una forma poligonale irregolare, con base in muratura piena ed è ubicato all’estremità ovest dell’antemurale, da cui è separato da un varco largo tre metri e 50, a pianta strombata verso l’interno del crinale. E’ stata ipotizzata qui l’esistenza di un passaggio ampio a sufficienza per far accedere carri e truppe equipaggiate che potevano acquartierarsi nella fascia di terreno pianeggiante, difesa dall’antemurale. Le analogie di dimensioni e struttura con il corridoio nella torre est e l’intervisibilità dei due apprestamenti di controllo militare fanno propendere per un sistema coerente ed unitario di difesa, messo in atto con buona probabilità in occasione del conflitto tra angioini e aragonesi per la conquista del Regno, alla fine del XV secolo, quando la Rocca di Mondragone era una delle fortezze più importanti del Ducato di Sessa. Infine sul pianoro sommitale CA B sono state condotte alcune verifiche stratigrafiche nell’area antistante la cappella gentilizia di età tardoangioina scavata nel 2010 (CF 8), per chiarire la successione dei piani pavimentali esterni. Nuovamente ci si interroga sulla natura dell’abbandono dell’insediamento, avvenuta alla metà del XVI secolo. L’abbandono fu preceduto da un’intensa attività di rifacimento dei piani pavimentali al centro del pianoro, che vennero rialzati costipando materiale di risulta da precedenti demolizioni. Lo testimonia il rinvenimento in questi strati di una quantità molto considerevole di reperti con diverse datazioni, tra cui ceramica, oggetti in ferro sia impiegati nell’edilizia sia nelle attività artigianali sia per attività belliche, assieme a quasi 50 monete, prevalentemente cavalli di Ferrante d’ Aragona emessi tra il 1472 e il 1496, ma anche monete di Luigi XII (1502-1505) rinvenute nel crollo che ha obliterato gli ultimi livelli di frequentazione, accanto ad una moneta romano-campana (265-240 a.C.) e ad una di età romano imperiale. Sono proseguite inoltre le ricognizioni sui versanti del Monte Petrino, finalizzate alla mappatura sistematica dei terrazzamenti che attestano i sistemi di sfruttamento del territorio adiacente il castello nel medioevo nonché delle evidenze insediative di età preromana e romana, relative soprattutto a ville-fattorie specializzate nella viticoltura.