- Item
- AIAC_3803
- Name
- Busa delle Vette
- Date Range
- 1000 – 1500
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_3803 - Busa delle Vette - 2014Il sito, identificato da Piergiorgio Cesco Frare e Gabriele Fogliata, si presenta come un complesso pastorale articolato in cinque recinti principali e alcune strutture minori, tutti costruiti in pietra a secco locale. Durante la campagna di ricerche 2014 è stata effettuata un’analisi dettagliata delle tessiture murarie, delle relazioni stratigrafico-cronologiche che intercorrono tra i diversi recinti. La tecnica muraria a secco impiegata, apprezzabile nelle parti più preservate, è costituita da grandi lastre regolari (lunghe fino a 1 m) di rosso ammonitico su cui sono state giustapposte delle pietre a spigoli vivi in biancone di dimensioni medie intorno ai 30 cm e di forma approssimativamente cubica. La costruzione dei muri è probabilmente avvenuta contemporaneamente allo spietramento dell’area interna. È presumile che i muri siano stati ristrutturati annualmente. In alcuni punti i muri a secco superano il metro di altezza e questo indizia un abbandono relativamente recente. I recinti sono tutti orientati ortogonalmente alla linea di massima pendenza del versante, a protezione dell’area interna contro il detrito. L’elemento principale del complesso (denominato R1) ha forma semicircolare in pianta e forma una sorta di “D”. Gli altri hanno invece muri che si incontrano ortogonalmente tra loro anche se, in alcuni casi, presentano angoli arrotondati. È stato quasi sempre possibile proporre una cronologia di costruzione dei 5 elementi strutturali identificati. Nello stesso anno la campagna di ricerca si è focalizzata sullo scavo di alcuni saggi esplorativi di 1x1 m presso il grande recinto pastorale multiplo , nonché sulla ricognizione archeologica dell’area della Busa delle Vette e di alcune aree limitrofe. Nell’autunno 2013 è stato operato dalla ditta Zeta Esse S.C., in previsione delle ricerche, un rilievo tramite drone dell’intero complesso. Scopo principale delle indagini archeologiche era quello di chiarire l’origine, la cronologia e l’evoluzione del complesso investigato. I sondaggi 1 e 1B hanno restituito un discreto numero di piccoli frammenti di ceramica grezza (tra i quali anche frammenti di orlo esoverso), un frammentino di metallo, frammenti di osso, alcuni denti di capri-ovino, da un livello più profondo è inoltre emersa una scheggia di selce di industria e, ovunque, abbondanti carboni (a volte associati a lenti di terreno bruciato in posizione secondaria). Nel corso dello scavo sono stati campionati nei sondaggi 1 e 1B (vedi figura) alcuni carboni per datazione radiocarbonica. Allo stesso metodo di datazione è stato sottoposto uno dei denti rinvenuti. Le date testimoniano una frequentazione riferibile all’inizio del XI sec. d.C. e una più tarda intorno alla fine del XV sec. d.C. Il quadro che si evince da queste prime ricerche è entusiasmante perché caratterizzato da una articolata frequentazione nel tempo. Alcuni luoghi chiave della conca indagata sembrano essere stati occupati stagionalmente in maniera più o meno continua fino ad epoca recente come testimoniato da rinvenimenti di superficie di abbondante materiale litico. Questo è indizio di una possibile continuità dell’attività antropica in quest’area di alta quota. I dati raccolti durante questa campagna, seppur preliminari, confermano l’eccezionale importanza archeologica di questo settore del Parco (già indiziata dai rinvenimenti del non lontano Riparo Tomàss, Valle di Lamen, a 920 m), non soltanto per la conoscenza della storia della pastorizia nel feltrino, ma anche e soprattutto per la comprensione dell’evoluzione del rapporto uomo-montagna in ambito montano, indagata contemporaneamente anche in altre zone dell’arco alpino.
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AIAC_3803 - Busa delle Vette - 2016Si è conclusa il 28 luglio 2016 la campagna di scavo iniziata lunedì 18 luglio alla Busa delle Vette Feltrine. I lavori rientrano nel primo anno del progetto biennale UPLanD Project (Understanding the Evolution of Pastoral Landscapes in the Dolomiti Park), che vede coinvolte le Università di Trento e Newcastle ed è promosso dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi su concessione della Soprintendenza Archeologia del Veneto. Nel corso delle due settimane di campagna ininterrotta, le ricerche si sono focalizzate sullo scavo e sulle prospezioni geofisiche dell’area esterna ai recinti in pietra a secco. Un saggio di scavo denominato Area A (6x3 m) è stato aperto seguendo l’orientamento dei resti di una possibile struttura domestica. Lo scavo non ha dato esito positivo, ci si è quindi concentrati su un’area in rilievo a ovest dei recinti dove erano stati trovati in superficie abbondanti frammenti di ceramica. Sono stati quindi aperti e scavati con metodo stratigrafico 3 sondaggi di un metro di lato (S1/16, S2/16, S3/16) che hanno restituito un deposito molto carbonioso, resti fittili, ossei e lignei in quantità rilevante. Considerando la concentrazione di ceramica, l’abbondante presenza di lastre di pietra e la presenza di un grande focolare documentati in corrispondenza di S3/16, è stato fatto un tentativo di prospezione geofisica di una vasta area al di fuori dei recinti in pietra a secco. Si è cercato di applicare un metodo di indagine non distruttiva del sottosuolo potenzialmente in grado di identificare strutture sepolte grazie alle differenti proprietà fisiche di queste ultime rispetto al contesto circostante. L’area indagata tramite magnetometria è di 180 mq. Due sondaggi quadrati con lato un metro sono stati aperti per verificare due anomalie: S4/16 e S5/16. Durante la campagna di ricerche sono state effettuate anche delle prospezioni archeologiche limitate all’area prospiciente la zona est della conca, verso il versante che scende a Pian dei Violini e che si affaccia verso il Forzelon, e a quella intorno al lago (oggi intorbato) che si trova a monte (W) della malga.
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AIAC_3803 - Busa delle Vette - 2017La campagna di ricerca 2017 ha visto l’attività di prospezione della conca della Busa delle Vette e il versante meridionale delle Vette Grandi. È stata confermata la presenza di materiale archeologico e strutture in vari punti della conca e nelle aree di accesso alla stessa. Tra agosto e settembre le ricerche si sono concentrate sul settore NE della Busa delle Vette, presso i recinti in pietra a secco, area già oggetto d’indagine nel corso delle campagne 2014 e 2016. Sono state estese le ricerche geofisiche tramite magnetometro, integrate da altre analisi eseguite tramite georadar e gradiometro. A queste indagini non intrusive si sono affiancate verifiche stratigrafiche finalizzate ad indagare le aree con maggiore potenziale archeologico e ad indirizzare la prosecuzione delle analisi geofisiche stesse. Le indagini archeologiche si sono concentrate al di fuori dei recinti sulla sommità del dosso dove era stato aperto nel 2016 il sondaggio S3/16, che aveva rivelato un complesso archeologico di interesse. Il decorticamento di un’area pari a 30 m2 ha messo in luce un ampio ammasso di pietre differenziate a volte per dimensione, orientamento dell’asse maggiore, inclinazione, litologia o morfologia. Al centro dell’area aperta (denominata Area B) risulta evidente la concentrazione di sedimento limoso di colore nero che contiene la maggior parte dei reperti. Questo strato è delimitato da una sorta di canaletta artificiale, riempita da sedimento nero, che si approfondisce tra le lastre di pietra, ben visibile nella zona E e S dell’area di scavo. Esternamente a quest’area sono state identificate delle chiare buche per palo con inzeppatura, mentre altre rimangono dubbie. Tutto il complesso pare originariamente cinto da una struttura in pietra a secco, molto caotica e difficilmente interpretabile, che delimita un’area sub-rettangolare, all’esterno della quale il sedimento si presenta di colore bruno e meno organico. Nella parte interna a SE dell’area B è stato documentato un focolare strutturato costituito da una superficie in grandi lastre calcaree (fino a 40 cm) adagiate sulla ghiaia sterile e delimitato da lastre di arenaria di medie dimensioni (20-25 cm) poste di taglio. Un’altra area a fuoco, in questo caso non strutturata, si trova nella parte NW ed era già nota in quanto intercettata nel sondaggio S3/16. La rilevante quantità di frammenti di ceramica e la loro variabilità tipologica, si accompagna all’abbondante presenza di fauna domestica, semi, carboni, industria su osso e corno e alla presenza di metalli, tra cui una fibula a tenaglia in bronzo, oltre a chiodi, borchiette e oggetti informi. La cronologia dei materiali rinvenuti concorda con le date al radiocarbonio ottenute dai sondaggi S2/16 e S3/16 (metà V – inizio VI secolo d.C.), e potrebbe anche suggerire un periodo di frequentazione più esteso, tra il II e il VII secolo d.C.
Media
- Name
- Busa delle Vette
- Year
- 2014
- Summary
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it
Il sito, identificato da Piergiorgio Cesco Frare e Gabriele Fogliata, si presenta come un complesso pastorale articolato in cinque recinti principali e alcune strutture minori, tutti costruiti in pietra a secco locale.
Durante la campagna di ricerche 2014 è stata effettuata un’analisi dettagliata delle tessiture murarie, delle relazioni stratigrafico-cronologiche che intercorrono tra i diversi recinti. La tecnica muraria a secco impiegata, apprezzabile nelle parti più preservate, è costituita da grandi lastre regolari (lunghe fino a 1 m) di rosso ammonitico su cui sono state giustapposte delle pietre a spigoli vivi in biancone di dimensioni medie intorno ai 30 cm e di forma approssimativamente cubica. La costruzione dei muri è probabilmente avvenuta contemporaneamente allo spietramento dell’area interna.
È presumile che i muri siano stati ristrutturati annualmente. In alcuni punti i muri a secco superano il metro di altezza e questo indizia un abbandono relativamente recente. I recinti sono tutti orientati ortogonalmente alla linea di massima pendenza del versante, a protezione dell’area interna contro il detrito.
L’elemento principale del complesso (denominato R1) ha forma semicircolare in pianta e forma una sorta di “D”. Gli altri hanno invece muri che si incontrano ortogonalmente tra loro anche se, in alcuni casi, presentano angoli arrotondati. È stato quasi sempre possibile proporre una cronologia di costruzione dei 5 elementi strutturali identificati.
Nello stesso anno la campagna di ricerca si è focalizzata sullo scavo di alcuni saggi esplorativi di 1x1 m presso il grande recinto pastorale multiplo , nonché sulla ricognizione archeologica dell’area della Busa delle Vette e di alcune aree limitrofe. Nell’autunno 2013 è stato operato dalla ditta Zeta Esse S.C., in previsione delle ricerche, un rilievo tramite drone dell’intero complesso.
Scopo principale delle indagini archeologiche era quello di chiarire l’origine, la cronologia e l’evoluzione del complesso investigato.
I sondaggi 1 e 1B hanno restituito un discreto numero di piccoli frammenti di ceramica grezza (tra i quali anche frammenti di orlo esoverso), un frammentino di metallo, frammenti di osso, alcuni denti di capri-ovino, da un livello più profondo è inoltre emersa una scheggia di selce di industria e, ovunque, abbondanti carboni (a volte associati a lenti di terreno bruciato in posizione secondaria).
Nel corso dello scavo sono stati campionati nei sondaggi 1 e 1B (vedi figura) alcuni carboni per datazione radiocarbonica. Allo stesso metodo di datazione è stato sottoposto uno dei denti rinvenuti. Le date testimoniano una frequentazione riferibile all’inizio del XI sec. d.C. e una più tarda intorno alla fine del XV sec. d.C.
Il quadro che si evince da queste prime ricerche è entusiasmante perché caratterizzato da una articolata frequentazione nel tempo. Alcuni luoghi chiave della conca indagata sembrano essere stati occupati stagionalmente in maniera più o meno continua fino ad epoca recente come testimoniato da rinvenimenti di superficie di abbondante materiale litico. Questo è indizio di una possibile continuità dell’attività antropica in quest’area di alta quota.
I dati raccolti durante questa campagna, seppur preliminari, confermano l’eccezionale importanza archeologica di questo settore del Parco (già indiziata dai rinvenimenti del non lontano Riparo Tomàss, Valle di Lamen, a 920 m), non soltanto per la conoscenza della storia della pastorizia nel feltrino, ma anche e soprattutto per la comprensione dell’evoluzione del rapporto uomo-montagna in ambito montano, indagata contemporaneamente anche in altre zone dell’arco alpino. -
en
This is a complex stock-raising site formed by five main enclosures and a number of minor structures, all dry-stone built in local material.
During the 2014 campaign, a detailed analysis was made of the walls, and of the stratigraphic-chronological relationships between the enclosures. The walls were built of large regular slabs (at least 1 m long) of rosso ammonitico stone on which were placed roughly cubic pieces of biancone stone (average size 30 cms). The interior areas were probably cleared of stones at the time the walls were built.
Presumably, the walls were restructured annually. In some points, the dry-stone walls were over one metre high and this suggests a relatively recent abandonment. All the enclosures were built on a right angle to the hill slope, thus protecting the interior from detritus.
The main enclosure of the complex (R1) was semicircular in plan, forming a sort of “D”. The others had walls that met at right angles, some of which had rounded corners. It is almost impossible to propose a construction chronology for the five identified enclosures.
During the same campaign, a number of 1 x 1 m _sondages_ were excavated by the large multiple enclosure, and a field survey was undertaken in the area of the Busa della Vette and several bordering areas. In 2013, a drone was used to survey the entire zone.
The main aim of the excavations was to clarify the origin, chronology, and development of the complex.
_Sondages_ 1 and 1B produced a moderate number of small fragments of coarse ware pottery (including several fragments of an everted rim), a small metal fragment, bone fragments, and some sheep/goat teeth. A piece of worked flint and abundant charcoal (sometimes associated with lenses of burnt earth in secondary deposition) were found in a deeper level.
In _sondages_ 1 and 1B (see figure) charcoal samples were taken for radiocarbon dating. The results showed one occupation phase dating to the early 11th century and a later one dating to around the end of the 15th century.
The picture resulting from this research is of great interest because it is characterised by organised occupation through time. Some of the key places in the explored valley seem to have been seasonally occupied in a more or less continuous manner until a recent period, as attested by surface finds of abundant lithic material. This suggests the possible continuity of anthropological activity in this mountain area.
Although preliminary, the data collected during this campaign, confirms the exceptional archaeological importance of this sector of the Park (already hinted at by the finds at the nearby Riparo Tomàss, Valle di Lamen, at 920 m a.s.l.). Its importance lies not only in the evidence for the history of stock raising in the Feltre area, but also and above all, for the understanding of the development of the relationship between man and mountain in a mountain environment, investigated at the same time in other zones of the alpine chain. - Director
- Fabio Cavulli
- Francesco Carrer- University of York
- Annaluisa Pedrotti – Università degli Studi di Trento
- Funding Body
- Parco delle Dolomiti Bellunesi
Media
- Name
- Busa delle Vette
- Year
- 2016
- Summary
-
it
Si è conclusa il 28 luglio 2016 la campagna di scavo iniziata lunedì 18 luglio alla Busa delle Vette Feltrine. I lavori rientrano nel primo anno del progetto biennale UPLanD Project (Understanding the Evolution of Pastoral Landscapes in the Dolomiti Park), che vede coinvolte le Università di Trento e Newcastle ed è promosso dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi su concessione della Soprintendenza Archeologia del Veneto.
Nel corso delle due settimane di campagna ininterrotta, le ricerche si sono focalizzate sullo scavo e sulle prospezioni geofisiche dell’area esterna ai recinti in pietra a secco.
Un saggio di scavo denominato Area A (6x3 m) è stato aperto seguendo l’orientamento dei resti di una possibile struttura domestica. Lo scavo non ha dato esito positivo, ci si è quindi concentrati su un’area in rilievo a ovest dei recinti dove erano stati trovati in superficie abbondanti frammenti di ceramica. Sono stati quindi aperti e scavati con metodo stratigrafico 3 sondaggi di un metro di lato (S1/16, S2/16, S3/16) che hanno restituito un deposito molto carbonioso, resti fittili, ossei e lignei in quantità rilevante.
Considerando la concentrazione di ceramica, l’abbondante presenza di lastre di pietra e la presenza di un grande focolare documentati in corrispondenza di S3/16, è stato fatto un tentativo di prospezione geofisica di una vasta area al di fuori dei recinti in pietra a secco. Si è cercato di applicare un metodo di indagine non distruttiva del sottosuolo potenzialmente in grado di identificare strutture sepolte grazie alle differenti proprietà fisiche di queste ultime rispetto al contesto circostante. L’area indagata tramite magnetometria è di 180 mq. Due sondaggi quadrati con lato un metro sono stati aperti per verificare due anomalie: S4/16 e S5/16.
Durante la campagna di ricerche sono state effettuate anche delle prospezioni archeologiche limitate all’area prospiciente la zona est della conca, verso il versante che scende a Pian dei Violini e che si affaccia verso il Forzelon, e a quella intorno al lago (oggi intorbato) che si trova a monte (W) della malga.
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en
These excavations were part of the two-year UPLandD Project (Understanding the Evolution of Pastoral Landscapes in the Dolomiti Park), run by Trento and Newcastle Universities with the support of the Bellunesi Dolomites National Park, under the concession of the Archaeological Superintendency of Veneto.
During the campaign, work concentrated on the excavation and geophysical survey of the area outside the dry-stone wall enclosures.
A trench, denominated Area A (6 x 3 m) was opened following the alignment of a possible domestic structure. This did not produce any positive results, therefore the investigations moved to the area of a rise to the west of the enclosures where abundant pottery fragments had been found. Three 1 x 1 m _sondages_ were excavated (S1/16, S2/16, S3/16), which revealed a charcoal laden deposit containing abundant ceramic, bone, and wood remains.
Based on the concentration of pottery, large number of stone slabs and the presence of a large hearth documented in correspondence with S3/16, a geophysical survey was undertaken over a vast area outside the dry-stone wall enclosures. The area surveyed using a magnetometer measured 180 m2. Two 1 x 1 m _sondages_ were opened to investigate two anomalies: S4/16 e S5/16.
Archaeological survey was also undertaken in the area facing the eastern part of the depression, towards the side that descends to Pian dei Violini and looks towards the Forzelon, and around the lake (now turned to peat) that is situated uphill (west) of the malga. - Summary Author
- Fabio Cavulli
- Francesco Carrer- University of York
- Annaluisa Pedrotti – Università degli Studi di Trento
- Funding Body
- Parco delle Dolomiti Bellunesi
Media
- Name
- Busa delle Vette
- Year
- 2017
- Summary
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it
La campagna di ricerca 2017 ha visto l’attività di prospezione della conca della Busa delle Vette e il versante meridionale delle Vette Grandi. È stata confermata la presenza di materiale archeologico e strutture in vari punti della conca e nelle aree di accesso alla stessa.
Tra agosto e settembre le ricerche si sono concentrate sul settore NE della Busa delle Vette, presso i recinti in pietra a secco, area già oggetto d’indagine nel corso delle campagne 2014 e 2016.
Sono state estese le ricerche geofisiche tramite magnetometro, integrate da altre analisi eseguite tramite georadar e gradiometro. A queste indagini non intrusive si sono affiancate verifiche stratigrafiche finalizzate ad indagare le aree con maggiore potenziale archeologico e ad indirizzare la prosecuzione delle analisi geofisiche stesse.
Le indagini archeologiche si sono concentrate al di fuori dei recinti sulla sommità del dosso dove era stato aperto nel 2016 il sondaggio S3/16, che aveva rivelato un complesso archeologico di interesse. Il decorticamento di un’area pari a 30 m2 ha messo in luce un ampio ammasso di pietre differenziate a volte per dimensione, orientamento dell’asse maggiore, inclinazione, litologia o morfologia. Al centro dell’area aperta (denominata Area B) risulta evidente la concentrazione di sedimento limoso di colore nero che contiene la maggior parte dei reperti.
Questo strato è delimitato da una sorta di canaletta artificiale, riempita da sedimento nero, che si approfondisce tra le lastre di pietra, ben visibile nella zona E e S dell’area di scavo. Esternamente a quest’area sono state identificate delle chiare buche per palo con inzeppatura, mentre altre rimangono dubbie. Tutto il complesso pare originariamente cinto da una struttura in pietra a secco, molto caotica e difficilmente interpretabile, che delimita un’area sub-rettangolare, all’esterno della quale il sedimento si presenta di colore bruno e meno organico. Nella parte interna a SE dell’area B è stato documentato un focolare strutturato costituito da una superficie in grandi lastre calcaree (fino a 40 cm) adagiate sulla ghiaia sterile e delimitato da lastre di arenaria di medie dimensioni (20-25 cm) poste di taglio. Un’altra area a fuoco, in questo caso non strutturata, si trova nella parte NW ed era già nota in quanto intercettata nel sondaggio S3/16. La rilevante quantità di frammenti di ceramica e la loro variabilità tipologica, si accompagna all’abbondante presenza di fauna domestica, semi, carboni, industria su osso e corno e alla presenza di metalli, tra cui una fibula a tenaglia in bronzo, oltre a chiodi, borchiette e oggetti informi. La cronologia dei materiali rinvenuti concorda con le date al radiocarbonio ottenute dai sondaggi S2/16 e S3/16 (metà V – inizio VI secolo d.C.), e potrebbe anche suggerire un periodo di frequentazione più esteso, tra il II e il VII secolo d.C. -
en
In 2017, a survey took place in the Busa della Vette basin and on the south slope of the Vette Grandi. The presence of archaeological materials and structures was confirmed in several places in the basin and in the access areas to the latter.
Investigations concentrated on the north-eastern sector of the Busa delle Vette, around the dry-stone built enclosures, which were also explored in 2014 and 2016.
The scope of the geophysical survey (magnetometer) was increased and georadar and gradiometer surveys were also carried out. _Sondages_ were opened in order to investigate the areas with the greatest archaeological potential and to guide the continuation of the geophysical analyses themselves.
The excavations were concentrated outside the enclosures on the summit of the rise where _sondage_ S3/16 was opened in 2016, which had revealed an interesting archaeological complex. The removal of the surface layers over an area of 30 m2 revealed a large accumulation of stones differentiated by size, orientation of the main axis, inclination, lithology or morphology. At the centre of the opened area (Area B) there was a concentration of black silt sediment that contained most of the finds. This layer was delimited by a sort of artificial channel, filled with black sediment, which deepened between the stone slabs, and was clearly visible in the east and south zones of the excavation area. Postholes containing wedges and others holes difficult to interpret were identified outside of this area.
Originally, the entire complex seems to have been enclosed by a dry-stone structure, which was very chaotic and difficult to interpret, delimiting a sub-rectangular area. Outside this area, the sediment was brown in colour and contained less organic material. In the inner part to the south-east of area B there was a hearth constituted by a surface of large limestone slabs (up to 40 cm) on top of a layer of sterile gravel and bordered by medium sized sandstone slabs (20-25 cm) placed on edge. There was another hearth (unstructured) in the north-western part that was already known as it had been intercepted by _sondage_ S3/16. A large amount of pottery fragments of various types were found in addition to abundant domestic fauna remains, seeds, charcoal, worked bone and horn. The metal finds included a bronze “fibula a tenaglia”, nails, studs, and fragments. The chronology of the materials concords with the C14 dating obtained from _sondages_ S2/16 and S3/16 (mid 5th-early 6th centuries A.D.) and may suggest a longer period of occupation, between the 2nd and 7th centuries A.D. - Summary Author
- Fabio Cavulli – Università degli Studi di Trento
- Annaluisa Pedrotti- Università degli Studi di Trento
- Francesco Carrer – Newcastle University
- Director
- Fabio Cavulli – Università degli Studi di Trento
- Annaluisa Pedrotti- Università degli Studi di Trento
- Francesco Carrer – Newcastle University
- Funding Body
- Parco delle Dolomiti Bellunesi