- Item
- AIAC_2407
- Name
- Castello Carlo V
- Date Range
- 1200 – 1600
- Monuments
- Castle
Seasons
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2009Le indagini archeologiche nel Castello Carlo V di Lecce si sono svolte in occasione dei lavori di recupero di un vano ipogeo o galleria che si estende tra i bastioni poligonali ‘Santa Trinità’ e ‘San Giacomo’ di età rinascimentale. Le strutture fanno parte della rielaborazione cinquecentesca dell’impianto castrense, probabilmente sorto originariamente in età angioina. L’obbiettivo delle indagini, tuttora in corso, è di indagare le fasi di costruzione, il successivo riempimento e la defunzionalizzazione dell’ambiente rinascimentale, nonché di raccogliere elementi utili alla comprensione del fossato delle fasi medievali del castello. Attraverso alcune indagini stratigrafiche mirate e la sorveglianza archeologica su tutta l’area, sono stati individuati quattro principali periodi di impiego. In primo luogo è stata portata alla luce parte del letto del fossato medievale e di alcuni strati di riempimento datati da materiale ceramico ben stratificato al XIV secolo. L’analisi delle parti delle pareti tagliate nella roccia e delle strutture in negativo in esse visibili ha permesso una prima ricostruzione dell’andamento del fossato in quest’area. Sono stati acquisiti elementi relativi alle modalità costruttive della imponente galleria, lunga circa 84 m e coperta da un’unica volta a botte. Risulta, perciò, che la a struttura è in parte scavata nella roccia, sfruttando il letto del precedente fossato, e in parte costruita in muratura. La solidità statica del vano sul lato settentrionale era garantita da una serie di pilastri, piantati in profondi cavi di fondazione, sui quali poggiano archi di scarico in sequenza continua. Dopo il periodo d’uso della galleria, forse come stalle per i cavalli delle guarnigioni ivi stanziate, la struttura viene progressivamente riempita con materiali di risulta, che tuttavia testimoniano il continuum nell’impiego dei corpi di fabbrica del castello sovrastanti. La galleria viene poi riutilizzata probabilmente a partire dalla fine del XVIII/inizi del XIX secolo, quando il castello ritorna ad essere un presidio militare, e vi si installa una cisterna per la raccolta delle acque piovane. Dopo vari rifacimenti, durante la Seconda Guerra Mondiale, parte della struttura viene trasformata in rifugio antiaereo. Numerosi rinvenimenti risalgono a queste ultimi fasi di militarizzazione del monumento.
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2010La campagna di scavo condotta nel 2010 presso il castello di Lecce ha interessato undici aree di intervento in diversi punti del castello, localizzati sopratutto in base alle esigenze di restauro del monumento. Questo lavoro ha permesso il recupero di numerosi dati relativi alle fasi medievali e moderne del sito, di seguito sintetizzati: _Cortile_: si è proceduto con l'allargamento di un'area di scavo aperta nel 2007. Sono stati messi in luce i piani di calpestio realizzati tra il XVI e il XX secolo al di sotto dei quali si conservano i resti medievali di un pozzo, strutture murarie e pavimentazioni in basoli, entrati in disuso nel XIV secolo. _Sacrestia della Chiesa di S. Barbara_: si è portato a termine lo scavo di un grande forno messo in luce nel 2007. Della struttura si conserva il piano di cottura costituito da lastroni quadrangolari in pietra refrattaria, al di sotto del quale sono state recuperate le tracce di un piano di cottura più antico, e pochi resti della copertura a cupola. _Vano est presso la sacrestia di S. Barbara_: lo scavo ha rivelato la presenza di un piccolo forno rettangolare, realizzato con lastre di pietra quadrangolari. II piano era inserito all'interno di una struttura muraria distrutta nel corso del XVII-XVIII secolo. _Porticato est del cortile_: sono stati intercettati condotti idrici, cavi elettrici e pozzetti per la messa a terra, appena sotto il piano di calpestio. Sono stati rinvenuti pochi resti del porticato e canalette per il convogliamento delle acque, connesse ad una cisterna. _Gallerie sud ed est del castello aragonese_: nella galleria sud del castello cinquecentesco, durante i lavori di svuotamento del materiale accumulatosi nei secoli, sono stati effettuati dei saggi di scavo che hanno messo in luce i resti del fossato del castello medievale. Il fondo del fossato era caratterizzato da tagli di cava disposti in file parallele di circa 50 cm di larghezza aventi orientamento sud-ovest/nord-est. Probabilmente attinente, invece, al cantiere rinascimentale, è un ambiente ipogeo ricavato nel banco di roccia, funzionale allo scolo delle acque e liquami. La galleria est, invece, è stata parzialmente svuotata. Essa si imposta direttamente sul fossato medievale riprendendone la larghezza e l’andamento. _Corridoi sud ed est del castello aragonese_: queste aree corrispondono al camminamento superiore delle sottostanti gallerie. I lavori di restauro finalizzati al consolidamento e alla realizzazione del nuovo piano pavimentale, hanno messo in luce i vecchi piani di calpestio e gli estradossi delle volte delle gallerie. Probabilmente cinquecenteschi sono due piccoli ambienti rettangolari rinvenuti a ridosso del muro meridionale di collegamento tra il bastione S.S. Trinità e il bastione San Giacomo. Ad una fase successiva, e probabilmente legati alla presenza dei militari, sono da attribuirsi, invece, due strutture connesse allo sfruttamento idrico. _Fossato SW_: quest'area è localizzata a ridosso della rampa d'ingresso verso la galleria sud. Lo scavo in profondità ha messo in luce i resti dell’angolo sud del castello di età angioina al quale si addossa una struttura, probabilmente quattrocentesca obliterata dalla fabbrica cinquecentesca. _Fossato W_: quest'area è situata a ovest della cappella di Santa Barbara, dove l’attuale progetto di restauro ha previsto la realizzazione di una scala per consentire l'accesso alle cortine cinquecentesche. La realizzazione di quest'opera ha comportato l'escavazione di una trincea profonda circa 4.60 m all’interno del riempimento del fossato medievale, colmato con una serie di scarichi di terreni il più antico dei quali è databile al XV secolo. _Angolo NW (presso il bastione San Martino)_: Sono stati messi in luce i resti di pilastri quadrangolari pertinenti, probabilmente, una rampa d’accesso alle mura di cinta esistente nel ‘500. Lo scavo, non ancora terminato, ha messo in luce i resti di una struttura muraria e del crollo della copertura in laterizi, abbattuta, probabilmente già nel XV secolo.
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2011L’obiettivo delle indagini archeologiche svolte nel 2011 (area Cortile e area Angolo nord-ovest) è stato quello di accertare la cronologia più antica del sito e di verificare alcune strutture parzialmente portate alla luce nel 2010. Sul lato nord del cortile è stato scavato un ambiente delimitato da due setti murari in parte ricadenti nell’area di scavo e coperti dal pavimento in tufina del cortile quattrocentesco. All’interno sono stati intercettati dei tagli, alcuni dei quali colmati poco prima dell’obliterazione di strutture più antiche. In seguito alla rimozione degli accumuli di terreno e delle pietre costipati all’interno del vano, è stato intercettato un primo battuto di tufina, che probabilmente costituisce l’ultimo pavimento dell’ambiente prima del definitivo abbandono per la conversione dell’area in cortile. A sud dell’ambiente è stato realizzato un saggio che ha rivelato la presenza di un muro realizzato con blocchi parallelepipedi ben squadrati, con doppio paramento e sacco costituito da piccole pietre allettate con il bolo. Al momento del muro è stato intercettato solo il paramento nord e il sacco che si conserva bene per circa 4m in direzione est, mentre il paramento sud è al momento parzialmente percepibile per la presenza delle lastre del canale di scolo delle acque collegato al pozzo costruito sul lato ovest del cortile. Non è escluso che la struttura sia stata rasata, come le altre presenti nell’area, e che il paramento sud sia stato sfruttato come spalla del canale. Al centro dello scavo sono stati rimossi gli ultimi lembi del pavimento quattrocentesco del cortile che hanno rivelato la presenza di un basolato realizzato in calcare associato ad un battuto in tufina; entrambi costituivano il piano di calpestio relativo ad una struttura demolita tra il XIII e gli inizi del XIV secolo. Di essa sono stati intercettati due gradini, l’ultimo dei quali è stato rasato nel corso del XV secolo e inglobato nella pavimentazione del cortile. A sud dei gradini sono stati intercettati una serie di terreni bruciati ricchi di fauna e materiali ceramici databili tra il XIII e il XIV secolo. In seguito alla loro rimozione è stato rinvenuto un grosso spargimento di piccole pietre, probabilmente il residuo di un piano stradale, interrotto sul lato ovest da un grosso taglio circolare. Un piccolo saggio di approfondimento al centro dello scavo ha permesso di accertare la cronologia più antica del sito. Sotto diversi strati di terreno formatisi prima del XIII secolo, sono stati individuati i resti di un silo. Esso è stato costruito all’interno di un grosso pacco di terreno di età medievale formatosi sopra due terreni a forte componente argillosa risalenti all’età romana. In occasione dei restauri del lato occidentale del monumento è stata aperta una grossa trincea che ha permesso di verificare la presenza di strutture antecedenti alla costruzione del bastione Santa Croce. Nello scavo sono stati intercettati i quattro pilastri cinquecenteschi che sorreggevano la scala d’accesso alle mura occidentali, probabilmente abbattuta per far posto ad un moderno caseggiato utilizzato dai militari stanziati nel castello. Lo scavo in profondità tra due pilastri ha rivelato la presenza di un muro, orientato in senso nord-est/sud-ovest, costruito a doppio paramento e sacco realizzato con pietrame informe legato con bolo. Il muro è stato rinvenuto tagliato sul lato nord-ovest da una grossa fossa realizzata, probabilmente, nel Cinquecento, mentre sembra essere stato abbandonato nel XV secolo.
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2012Le indagini si sono svolte nel cortile del castello con l’obiettivo di scavare alcuni depositi intercettati nella precedente campagna e di estendere l’area di scavo verso est. Durante i lavori del 2011, nella parte settentrionale dell’area di scavo, erano emerse alcune strutture murarie - rasate tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento in occasione della realizzazione del pavimento della corte - pertinenti ad un ambiente del quale era stato intercettato il piano di calpestio più recente, datato al XV secolo. La rasatura dei setti murari di questo ambiente e delle altre strutture dipendono dalla defunzionalizzazione degli spazi in ragione del ampliamento del castello e della costruzione della fortezza in età aragonese e spagnola. Importante è il rinvenimento di due grosse strutture murarie longitudinali e parallele, orientate in senso est-ovest, realizzate con doppio paramento in blocchi parallelepipedi. Nonostante le dimensioni ridotte dell’area di scavo, è possibile riferirli ad un’area del castello medievale, forse un passaggio scoperto, dal quale si accedeva ad ambienti laterali posti a nord e a sud di esso, non ancora scavati. Il muro nord, è stato sfruttato, nel XVI secolo, come spalla laterale di una conduttura idrica che tagliava il cortile in senso est-ovest. Il lato sud dell’indotto era in parte costruito e in parte sfruttava il lato nord di un grosso pilastro rettangolare intercettato al centro dell’area nei precedenti lavori. La costruzione di quest’ultimo, unitamente a quella del canale, avvenuta in età Moderna, ha distrutto in parte il piano di calpestio relativo alle due strutture longitudinali, conservatosi solo parzialmente a ridosso del muro sud. In questa campagna è stato inoltre scavato il silo intercettato nei precedenti lavori al centro dell’area. Esso è stato rinvenuto parzialmente intaccato da attività posteriori che ne hanno interessato soprattutto la parte superiore e l’imboccatura. L’invaso, di forma bombata, è in parte costruito a secco con blocchi e pietre sbozzate e in parte scavata nel banco roccioso, colmato probabilmente entro la prima metà del XIII secolo. A sud del silo è stato intercettato nel 2011 un grosso taglio circolare di 160 cm di diametro e 200cm di profondità, a sezione cilindrica, colmato con diversi scarichi di terreno e pietrame misto a blocchi calcarei. Tale fossa ha tagliato fino al banco naturale gli strati che si conservano a sud del muro US 619, a partire dall’unità US 918 che potrebbe costituire la preparazione del piano di calpestio di un ambiente rasato, tra la fine del XV e il XVI secolo, in occasione dei lavori di sistemazione del cortile. La formazione dell’US 918 sarebbe da porre in relazione con la tamponatura di una porta con doppio battente intercettata nel muro US 619. La presenza di questa apertura, successivamente tamponata, e l’innalzamento del pavimento, è da mettere in relazione con la fase d’uso della struttura databile al XIV secolo. Il piano di calpestio da porre in relazione con il muro 619 prima della tamponatura e dell’innalzamento della quota del pavimento era, invece, costituito da un piano in terra battuta misto a tufina. Questo piano è riferibile al primo impianto del muro 619, il quale riprende l’andamento di una struttura muraria più vecchia parzialmente spoliata. La sequenza stratigrafica documentata in questo settore dello scavo ha permesso di identificare quella che potrebbe essere la fase primaria dell’impianto medievale, che può datarsi, sulla base della ceramica rinvenuta, verso gli inizi del XIII secolo se non prima. Fra i frammenti di ceramica sono stati riconosciuti vari frammenti di invetriata bizantina, invetriata monocroma verde, magrebina o siculo-magrebina, una piccola quantità di protomaiolica, e ceramica invetriata policroma ancora da identificare. Durante la campagna del 2012 è stata effettuata una estensione dell’area di scavo verso est. L’allargamento, di 9x5 m, ha riguardato finora la rimozione di tutti gli strati posteriori al piano del cortile cinquecentesco, mettendo in luce gli strati di livellamento del cortile e i piani di calpestio succedutisi fino alla pavimentazione odierna. In seguito a tale rimozione sono state intercettate numerose strutture murarie, rasate nel XVI secolo, che delimitano nuovi ambienti da scavare, nonché la prosecuzione dei muri US 619 e 919, intercettati verso est per un ulteriore tratto di 5m.
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2013Lo scavo ha approfondito l’indagine di un’area di scavo già aperta durante la campagna del 2012. Nella porzione ovest dell’area è stata approfondita l’esplorazione delle evidenze presenti a sud del setto murario US 619. Per lo stesso motivo, nella porzione nord-ovest dell’area di scavo, è stato effettuato un saggio nella parte ovest del battuto in tufina US 983 individuato nel 2012. Quest’ultimo saggio ha appurato la realizzazione del battuto nel corso del XIII secolo e la presenza, sotto di esso, di altri due piani in tufina, che dimostrano un progressivo innalzamento del piano di calpestio tra XII e XIII secolo. L’allargamento in direzione est dell’area di scavo: lo scavo, nel 2013, degli strati presenti sotto il piano, tra il setto murario US 8030 a sud e il limite nord dell’area di scavo, ha riportato in luce diversi ambienti di cui al momento sono visibili i setti murari US 919 e 8030, orientati est-ovest, e i perpendicolari setti murari US 8032 e 8035. A est del setto murario US 8035, nell’area compresa tra esso e il muro US 919, asportati gli strati di colmatura tra i due muri rasati, è stato individuato il piano di calpestio in tufina (US 8094) dell’ambiente. Sul piano, vi era un probabile focolare rettangolare con piano in terra pressata, coperto da un sottile strato di cenere e carbone databile intorno alla metà del XIII secolo. Nell’angolo sud-ovest dell’ambiante, dato dai setti murari US 919 e 8035, è stata individuata una lacuna, colmata con blocchi calcarei di grandi dimensioni, terreno compatto, pietre, laterizi e frammenti ceramici, probabilmente provocata dallo sprofondamento del piano di calpestio, dovuto alla presenza di una sottostante cavità. La natura della cavità è stata confermata dall’individuazione di una cisterna a sud del muro US 919. A sud-est della cisterna, sotto gli strati di colmatura dell’ambiente racchiuso tra i setti murari US 8030 e 8032, sono stati individuati il probabile crollo della sua copertura in laterizi (US 8078) e il suo piano di calpestio in tufina (US 8077). A sud-ovest della cisterna, invece, asportati gli strati di colmatura presenti a ovest del muro US 8032, sono stati posti completamente in luce il probabile crollo di una struttura di copertura in laterizi (US 876) e i sottostanti piani pavimentali, già in parte intercettati lo scorso anno e composti a nord da basoli calcarei (US 973) e a sud da tufina pressata (US 886). Nella zona sud-ovest dell’area di scavo la scorsa campagna si era conclusa ponendo in luce, a sud del muro US 619, uno strato di terreno (US 975). Quest’anno, sotto di esso, è stato individuato uno strato di terreno ceneroso, contenente numerose fave combuste, formatosi dopo la costruzione dei setti murari US 979 e 968. Sotto tale terreno è emerso un piano di calpestio in terra battuta (US 8056), tagliato da due buche di scarico e in uso nel corso del XII secolo. Sotto il piano è stato posto in luce uno spesso strato di terreno scuro (US 8104), probabilmente relativo, almeno in età romana imperiale, a un uso agricolo dell’area. -
AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2014Tra settembre ed ottobre 2014, il Laboratorio di Archeologia Medievale (Dipartimento di Beni Culturali, Università del Salento). Le attività di ricerca si sono svolte nella piazza d’armi o cortile centrale del castello, in continuità con le campagne condotte sin dal 2007. Al fine di chiarire alcuni aspetti cronologici e organizzativi delle evidenze archeologiche emerse negli anni passati, si è scelto di approfondire la porzione orientale del settore sud, in parte indagata durante la campagna di scavo 2012. Motivati dalla necessità di comprendere l’articolazione spaziale dell’area nel corso del XIII secolo, è stato approfondito lo scavo nel settore centrale, a sud del setto murario US 919 e ad est dell’US 8061. Contestualmente nel settore nord, proseguono le indagini nell’ambiente delimitato dai setti murari US 919 a sud, US 8100 ad est e US 925 ad ovest, mentre nell’angolo nord-ovest dell’area di scavo si effettua un saggio in una porzione del basolato US 643. _Settore Sud_ Nella porzione orientale del settore, si è proceduto alla verifica della stratigrafia presente al di sotto del battuto di tufina US 622, identificato come piano di calpestio del cortile tardomedievale (XIVXV secolo) già nelle campagne precedenti. Nell’angolo sud-orientale del settore, immediatamente al di sotto del piano in tufina, è stata rinvenuta una fossa di forma circolare (US 8202), il cui profilo era visibile solo sul margine occidentale mentre la porzione restante proseguiva oltre il limite dell’area di scavo. La fossa (diam. 150cm ca, prof. 80cm ca.), era riempita con vari butti di terreno di matrice sabbiosa mescolati a scaglie di calcare e grumi di calce, presumibilmente materiale di scarto di qualche attività edilizia. È da notare, inoltre, la presenza di un buon numero di chiodi di grosse dimensioni, forse da carpenteria a fronte della quasi totale assenza di ceramica e materiali organici. Il rinvenimento nei contesti posti al di sotto del piano in tufina (US 622), di un _follis_ bizantino di XI secolo accanto a ceramiche importate dal mondo bizantino, conferma quanto già individuato nelle precedenti campagne di scavo e che il complesso castellare è stato realizzato nel corso dell’Età normanna. _Settore Centrale_ Il proseguo delle indagini in questo settore è stato fortemente condizionato dalla presenza della cisterna individuata nelle campagne precedenti e a tutt’oggi non indagata per motivi di sicurezza. La realizzazione della struttura ha comportato la parziale sistemazione dell’area e al momento è prematuro identificarne le fasi. _Settore Nord_ In questo settore è stato indagato un piccolo ambiente delimitato a nord dal muro realizzato in Età federiciano (US 919) e a sud chiuso dal limite di scavo. All’interno del piccolo ambiente sono stati rinvenuti una serie di strati caratterizzati dalla presenza di calcare pressato (tufina) accanto a scaglie anche di medie dimensioni sempre di calcare. Da una prima lettura non sembra che questi strati possano essere identificati come piani di calpestio, ma dei livelli di innalzamento comunque 2 posteriori all’Età federiciana. Al di sotto di questi strati è venuta alla luce una sistemazione di pietre spaccate e scaglie di calcare, chiaramente esposte ad una fonte di calore, con alcune lenti di cenere compattata e frammenti di carbone. Situazione che lascia ipotizzare l’ambiente sia stato utilizzato come butto di materiale proveniente, presumibilmente, da un vicino luogo di combustione. Nelle immediate vicinanze del piccolo ambiente, nello stretto corridoio attualmente di passaggio tra il cortile e la sagrestia e nella stessa sagrestia, sono stati rinvenuti ben 3 forni ad uso della vita del castello. Ad esclusione dei forni in uso il Cinquecento, è stato rinvenuto un semplice focolare con ancora tracce di combustione relativo alla fase medievale del complesso. -
AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2015La campagna di scavi 2015 condotta presso il castello di Lecce si è svolta principalmente all’interno del cortile centrale o piazza d’armi, in continuità con le campagne condotte sin dal 2007. Al fine di chiarire alcuni aspetti cronologici e spaziali delle evidenze archeologiche emerse, si è scelto di approfondire la porzione orientale del settore sud, in parte indagata durante le campagne di scavo 2012-2014, ossia l’area che si estende a sud del muro US 619 (cfr. Schede Fasti Online 2010-2014). Il cortile è attualmente interessato dal terzo lotto di restauri a cura della SBAP e al momento dell’apertura della campagna di scavo erano in corso le opere di pavimentazione di tutta l’area non interessata dal saggio archeologico. Le opere previste nel progetto prevedono oltre alla ripavimentazione con chianche in pietra clacarea dura, anche la riqualificazione dell’area archeologica con la sostituzione della passerella e la protezione delle sezioni archeologiche esposte mediante muretti di contenimento delle stesse. Una di queste è la lunga sezione in parete est-ovest ricadente nel settore sud dove è stato condotto lo scavo con l’obiettivo di giungere al piano agricolo d’età romana intercettato nel 2013. Dopo le operazioni di pulizia si sono messi in luce due strati di laterizi, alcuni dei quali integri e molti in posizione di crollo. Tra i laterizi, da identificare come un probabile crollo di una copertura, si rinvengono dei tarì in oro coniati durante il regno di Ruggero II (1095-1154). Le operazioni di scavo hanno evidenziato come il crollo di laterizi fosse relativo ad un piccolo ambiente delimitato, a est ed ad ovest, da due strutture murarie con andamento nordsud, mentre una struttura muraria con andamento est-ovest, intercettata già nella campagna scorsa, chiude il vano a sud. L’ambiente prosegue al di sotto della sezione meridionale dell’area di scavo, il che rende impossibile definirne con certezza la pianta. Accanto a questo la presenza di un focolare in terra nell’angolo ovest del vano e la presenza in gran parte dei contesti di scavo di carboncino e terreno cineroso, porta ad ipotizzare che si tratti di un ambiente di servizio, forse una cucina, da mettere in relazione con i contesti intercettati nel 2013 lungo il lato ovest dello stesso settore sud. In particolare nella suddetta campagna di scavo fu individuato uno strato di terreno cineroso, contenente numerose fave combuste (cfr. Scheda Fasti Online 2013). All’interno dell’ambiente intercettato quest’anno, in posizione quasi centrale all’area visibile, si apre una buca di forma grossomodo circolare (diam. 1.5m e prof. 1.70m ca.). Dai terreni di riempimento della fossa proviene una gran quantità di laterizi, frammenti di ceramica e soprattutto ossa animali anche integri. Da una prima analisi del materiale ceramico sembra di poter collocare il riempimento della fossa non oltre la fine del XII secolo; non compaiono, infatti, indicatori ceramici per le età successive. Prevalgono ceramiche domestiche acrome e con decorazione dipinta, ceramiche da fuoco e tra le invetriate solo le invetriate monocrome verdi e alcuni frammenti di anfore Otranto Type. I dati relativi alle indagini di questa ultima campagna confermano quanto ipotizzato circa la cronologia dell’impianto originario del castello di Lecce. Esso viene eretto in età normanna in un’area esterna alle mura urbiche di età romana, mentre non ci sono tracce relative ad una frequentazione in età altomedievale e bizantina.
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2016La campagna scavi 2016 presso la piazza d’armi del castello di Lecce si è svolta tra i mesi di settembre e ottobre sotto la direzione del Prof. Paul Arthur e la partecipazione di studenti e laureandi dell’Università del Salento. Le indagini si sono concentrate principalmente nel settore meridionale e settentrionale dell’area, quest’ultimo interessato, nel 2015, da un allargamento verso nord e verso est del fronte di scavo. I risultati raggiunti con l’ultima campagna di scavi, nonostante la brevità dell’intervento, sono incoraggianti in quanto permettono ancora di riscrivere la storia del castello di Lecce. Nel settore nord dell’area i lavori svolti nel 2015, avevano portato in luce il piano pavimentale costituito da un battuto in tufina e terra pressata realizzato in epoca aragonese in concomitanza con la rasatura dei resti del castello angioino e la creazione della piazza d’armi. All’interno di questo piano sono state intercettate due concentrazioni di buche di palo, collocate rispettivamente in prossimità del margine occidentale ed orientale del settore. In entrambi i casi, le buche, pressoché equidistanti tra loro, mantenevano un andamento rettilineo in senso E-O. Le buche situate nella porzione occidentale del settore, hanno intaccato e danneggiato le fasi più antiche di un muro (US 8275) orientato in direzione E-O, arrivando a raggiungere una profondità di ca. 80 cm. Diversa, invece, è la situazione delle buche rinvenute nella porzione orientale del settore che si spingono al massimo fino a ca. 30 cm di profondità. In entrambi i casi, le buche potrebbero essere pertinenti a delle aree porticate, a palizzate o a recinti risalenti ad una fase posteriore alla sistemazione aragonese del cortile. La rimozione dell’ultimo lembo di tufina nella porzione centrale ed orientale del settore ha permesso di riportare completamente alla luce, un piano di frequentazione (US 8327) formato da terreno battuto, misto a conci informi di medie dimensioni e a ceramica databile al XV secolo. Nella porzione centrale del settore il piano US 8327 è stato intaccato da quattro fosse; tre di esse sono risultate contemporanee tra loro e con un riempimento omogeneo. La quarta, collocata a N-O rispetto alle altre tre ed adiacente al muro US 8275, appariva, invece, informe e riempita da tre livelli di terreno che hanno restituito materiali di varia natura e di epoche differenti (XV-XVI sec.). Si tratta di materiali lapidei e fittili, tra cui anche una cospicua concentrazione di coppi, oltre che frammenti di intonaco e carbone. Terminata l’asportazione di quest’ultima fossa, sono emersi i resti di una fornace per metallo, probabilmente abbattuta durante una delle fasi di costruzione del muro US 8275. Di essa si conservano la base della camera (US 8478), riconoscibile in un cordolo perfettamente circolare in terreno limoso, e la cupola (US 8475), composta dallo stesso materiale e rinvenuta collassata verso sud. Il terreno della cupola è stato completamente scavato e conteneva una considerevole quantità di carbone e di gocce e scorie metalliche in lega di rame. Sono stati inoltre recuperati alcuni frammenti appartenenti ad uno stampo ed al mantice della fornace. Nel settore meridionale dello scavo le indagini si sono concentrate particolarmente nell’area adiacente al limite meridionale dell’area e, poco più a nord, all’interno di un vano. Entrambe le zone hanno restituito interessanti dati, relativi alle fasi più antiche del castello. Nella fattispecie si è operato a ridosso del muro di età federiciana US 619 intercettato fin dalle prime campagne di scavo (si vedano le schede degli anni 2009-2015 e relativa bibliografia). Nel vano a nord del muro sono stati intercettati tre livelli pavimentali; si tratta, dal più alto al più basso, di un battuto in tufina con focolare e di due battuti duecenteschi in terra, relativi probabilmente a momenti di risistemazione dell’ambiente, determinati forse dallo svilupparsi di incendi, documentati da rilevanti residui di carboni, rinvenuti sia in forma sparsa che concentrata in tutta la superficie dei piani pavimentali. L’ultimo piano intercettato, probabilmente di età federiciana, conserva le tracce di un poderoso incendio nel quale sono andate bruciate alcune travi in legno. Queste ultime evidenze sono state accuratamente campionate e lo scavo dell’intero vano rinviato alla prossima campagna. A sud del muro US 619 si è proceduto con lo scavo delle testimonianze relative alla fase di frequentazione di epoca normanna già messe in luce lo scorso anno. Gli ultimi strati scavati prima di giungere al terreno naturale, comprendono un crollo che copriva un’ampia fossa circolare (US 8446). Il materiale ceramico associato al crollo, composto da laterizi, tra cui alcuni coppi con decorazione incisa ad onda, è databile al XII secolo. E' da menzionare inoltre il rinvenimento di una moneta del re ed imperatore Corrado II (1027-1039) all’interno del crollo. Lo scavo del settore meridionale della piazza d’armi può considerarsi concluso essendo giunti al terreno naturale privo di evidenze antropiche. Ciò porta a concludere, come peraltro già avanzato in altra sede (ARTHUR 2014), che la fondazione del castello di Lecce debba farsi risalire all’età Normanna. Lo studio dettagliato dei reperti ceramici e numismatici potrà aiutare a formulare una datazione più precisa.
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AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2017La campagna di scavo 2017, svoltasi tra i mesi di settembre ed ottobre presso la piazza d’armi del castello di Lecce ha restituito ulteriori importanti dati sulla sua storia ed evoluzione in un arco cronologico compreso tra i secoli XII e XVI. Le indagini si sono concentrate nella porzione orientale dei settori meridionale (Ambiente I), centrale (Ambiente IV) e settentrionale (Ambienti VI e VII) dell’area. Le stratigrafie riportate alla luce nell’area dell’Ambiente I confermano una prima fase normanna del castello. Strati di demolizione rinvenuti su resti murari hanno, infatti, restituito materiale riferibile al XII secolo. I setti murari venuti alla luce appartenevano ad un edificio dotato di una fondazione in pietre sbozzate, prive di malta. Le buche da palo ed i tagli rinvenuti solo all’interno di questi resti farebbero ipotizzare un alzato in legno e altro materiale deperibile, mentre la grande quantità di coppi registrati negli strati di demolizione indicherebbe una copertura in laterizi. La pavimentazione era invece costituita da un battuto in tufina. L’attuale esiguità dei resti, collocati principalmente nella porzione sud-orientale dell’area di scavo rende attualmente impossibile risalire alla forma e all’estensione dell’edificio. Il rinvenimento però nell’Ambiente VI di un setto murario simile nella fattura alle fondamenta della struttura sopra descritta potrebbe, con la prosecuzione degli scavi, gettare nuova luce sull’assetto dell’area in questo periodo. Numerose risultano le attestazioni di età angioina. Alla fase comitale dei Brienne sembra rinviare un piano di frequentazione rinvenuto nell’Ambiente I che ha restituito, insieme ai reperti ceramici, compresi la RMR, anche tre denari di Carlo I D’Angiò (1266-78). Il piano si appoggiava ad un lungo setto murario (US 8030) che tagliava le strutture di età normanna. Tale muro costituisce il limite meridionale di un pavimento lastricato composto da grossi basoli differenti tra loro nella squadratura e nella planarità. Altri resti di una pavimentazione sono stati rinvenuti anche nella porzione centrale dell’area di scavo. Essi potrebbero indicare una fase in cui il castello era caratterizzato da un’area lastricata, riconducibile verosimilmente al periodo federiciano, come suggeriscono i rapporti stratigrafici con il muro US 8030 riferibile a questo momento storico. Due piani di tufina rinvenuti nell’Ambiente VI attestano almeno due momenti di vita del vano. Lo scarico di materiali recuperato tra i due livelli pavimentali daterebbe il disuso del più antico a partire almeno dalla seconda metà del XIV secolo. Il piano più recente potrebbe invece essere stato utilizzato in un range cronologico compreso tra la seconda metà del XIV e la seconda metà del XV secolo, fase in cui il vano venne sigillato. La presenza di uno strato di apparente accumulo eolico o limoso tra il pavimento più recente ed il terreno utilizzato per riempire il vano suggerirebbe, inoltre, un periodo di disuso dell’ambiente prima della colmatura di XV secolo. A partire dal XIV secolo sono databili invece i materiali rinvenuti nello strato di preparazione del pavimento in tufina intercettato nell’Ambiente VII. In questa fase il vano comunicava con l’Ambiente VI tramite una porta, successivamente tamponata. Tra la fine del XIII secolo ed il XV secolo sono invece databili i due strati di riempimento più profondi dell’Ambiente IV. Gli strati sigillavano una vasca a sezione trapezoidale scavata nella roccia ed avente le stesse dimensioni del vano. Lo scavo parziale dell’ambiente non permette al momento di avanzare ipotesi certe circa la sua funzione, ma la presenza di una vasca farebbe presupporre la sua funzione nell’impiego di materiale liquido. L’ipotesi è avvalorata anche dal rinvenimento di residui di uno spesso strato di bolo e tufina che foderava le pareti rocciose e che probabilmente fu impiegato insieme ai blocchi e alla terra per tamponare e rendere impermeabili due cavità carsiche che solcavano la roccia della vasca. -
AIAC_2407 - Castello Carlo V - 2018Le scoperte archeologiche emerse dalla campagna di scavo 2018 presso il castello “Carlo V” di Lecce hanno contribuito a chiarire meglio l’evoluzione della conformazione del castello in un arco cronologico compreso tra i secoli XI e XVI. Le indagini finora svolte nell’Ambiente I hanno confermato che lo strato su cui le strutture normanne poggiano risale al periodo romano imperiale. La presenza di un battuto in tufina al di sotto del più superficiale dei livelli di età romana porterebbe inoltre a scartare l’ipotesi precedentemente avanzata della presenza di un’area di necropoli, avvalorando invece la tesi dell’esistenza di un edificio antecedente a quello normanno. Ad una fase tardo antica sembra invece rimandare il setto murario rinvenuto nella porzione sud-orientale dell’Ambiente VI in cui è stata rinvenuta una moneta databile presumibilmente al V secolo. Alla prima fase della contea normanna potrebbe invece rimandare il piano in tufina rinvenuto nell’ambiente III, la cui preparazione pavimentale ha restituito un follis bizantino databile alla seconda metà del XI secolo. Tale piano sembra essere stato demolito ed utilizzato insieme a quello superiore (XII-XIII sec.) per creare una superficie omogenea di appoggio ad un nuovo pavimento duecentesco in terra battuta. Quest’ultima pavimentazione risulta in quota con l’ingresso occidentale dell’ambiente e potrebbe essere quindi contemporanea alla creazione dell’accesso ad ovest del vano. La trasformazione duecentesca dell’area potrebbe pertanto avere a che fare con la _reparatio castrorum_. I nuovi basoli rinvenuti al di sotto del setto murario orientale dell’ambiente VI e durante l’allargamento verso nord dello stesso ambiente mostrano come l’ampia area basolata proseguisse sia a oriente che verso nord. Alla fase angioina appartengono invece i numerosi strati rinvenuti all’interno degli ambienti VI e VII. Sebbene non siano ancora chiare le destinazioni d’uso dei singoli vani, i livelli stratigrafici testimoniano molteplici fasi di frequentazione. Scendendo nel particolare, l’Ambiente VI dovrebbe aver assunto le dimensioni oggi visibili a partire dal XIV – prima metà del XV secolo. L’ambiente però doveva già esistere poiché il muro orientale si appoggia al setto murario meridionale risalente probabilmente al periodo federiciano. A periodi di frequentazione dell’area precedenti al XIV – prima metà del XV secolo rimandano anche le gettate di materiale rinvenute nella porzione occidentale dell’Ambiente VI dove sono stati rivenuti due strati databili a partire dal XIII secolo. Sempre al periodo angioino sembrano risalire i materiali recuperati negli strati pavimentali nell’Ambiente VII intaccati dalla fornace per campana. Nella stessa area però il rinvenimento di un silos tra gli strati più profondi indicherebbe una fase più antica ancora da indagare. Alla fase aragonese invece rimandano sia il piano pavimentale in terra battuta e grandi conci nell’ambiente IV, sia alcune delle gettate di materiale scavate a sud del setto murario con orientamento est-ovest nell’ambiente VII. Allo stato degli scavi sono inoltre riconoscibili almeno due fasi riguardanti questo muro. Una prima fase sembrerebbe essere precedente o contemporanea alla sistemazione del cortile di età aragonese. A questo periodo infatti apparterrebbero due camminamenti che si interrompono all’altezza della fossa di spoliazione del muro. Una seconda fase potrebbe essere invece quella relativa alla costruzione della scalinata cinquecentesca. Allo stato attuale degli scavi non è chiaro quando il primo setto murario sia stato demolito, l’unico dato certo è che esso fu in parte intaccato dai buchi di palo che trovano corrispondenza con altri tre tagli pseudocircolari collocati poco più a sud. Tali buchi potrebbero essere relativi ad un porticato o ad impalcature lignee allestite durante il cantiere di costruzione della scalinata cinquecentesca. Altre testimonianze di XVI secolo provengono dagli ambienti IV e V dove sono stati intercettati i residui della pavimentazione in tufina della piazza d’armi. Negli stessi ambienti sono stati registrati anche due piani in tufina seicenteschi.
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2009
- Summary
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it
Le indagini archeologiche nel Castello Carlo V di Lecce si sono svolte in occasione dei lavori di recupero di un vano ipogeo o galleria che si estende tra i bastioni poligonali ‘Santa Trinità’ e ‘San Giacomo’ di età rinascimentale. Le strutture fanno parte della rielaborazione cinquecentesca dell’impianto castrense, probabilmente sorto originariamente in età angioina. L’obbiettivo delle indagini, tuttora in corso, è di indagare le fasi di costruzione, il successivo riempimento e la defunzionalizzazione dell’ambiente rinascimentale, nonché di raccogliere elementi utili alla comprensione del fossato delle fasi medievali del castello.
Attraverso alcune indagini stratigrafiche mirate e la sorveglianza archeologica su tutta l’area, sono stati individuati quattro principali periodi di impiego. In primo luogo è stata portata alla luce parte del letto del fossato medievale e di alcuni strati di riempimento datati da materiale ceramico ben stratificato al XIV secolo. L’analisi delle parti delle pareti tagliate nella roccia e delle strutture in negativo in esse visibili ha permesso una prima ricostruzione dell’andamento del fossato in quest’area. Sono stati acquisiti elementi relativi alle modalità costruttive della imponente galleria, lunga circa 84 m e coperta da un’unica volta a botte. Risulta, perciò, che la a struttura è in parte scavata nella roccia, sfruttando il letto del precedente fossato, e in parte costruita in muratura. La solidità statica del vano sul lato settentrionale era garantita da una serie di pilastri, piantati in profondi cavi di fondazione, sui quali poggiano archi di scarico in sequenza continua. Dopo il periodo d’uso della galleria, forse come stalle per i cavalli delle guarnigioni ivi stanziate, la struttura viene progressivamente riempita con materiali di risulta, che tuttavia testimoniano il continuum nell’impiego dei corpi di fabbrica del castello sovrastanti. La galleria viene poi riutilizzata probabilmente a partire dalla fine del XVIII/inizi del XIX secolo, quando il castello ritorna ad essere un presidio militare, e vi si installa una cisterna per la raccolta delle acque piovane. Dopo vari rifacimenti, durante la Seconda Guerra Mondiale, parte della struttura viene trasformata in rifugio antiaereo. Numerosi rinvenimenti risalgono a queste ultimi fasi di militarizzazione del monumento. -
en
The archaeological investigations undertaken inside the castle of Charles V were carried out as part of the work to recover an underground room or tunnel which ran between the Renaissance polygonal bastions ‘Santa Trinità’ and ‘San Giacomo’. The structures are part of the 16th century rebuilding of the military structure, probably originally built in the Angevin period. The aim of the ongoing excavations is to investigate the construction phases, the successive filling disuse of the Renaissance room, as well as to collect useful data regarding the moat dating to the medieval phases of the castle.
Four main periods of use were identified. Firstly part of the bed of the medieval moat was exposed together with several layers of fill dated to the 14th century by the well-stratified pottery. The analysis of the rock-cut parts of the wall and of the negative structures visible in them provided enough data to reconstruct the line of the moat in this area. Elements relating to the construction techniques used for the imposing tunnel, 84 m long and covered by a single barrel vault were documented. It was seen that the structure was partially rock-cut, exploiting the bed of the earlier moat, and partly masonry built. The static solidity of the space on the northern side was guaranteed by a series of pillars, set in deep foundation cavities, on which a continuous series of relieving arches rested. Following the tunnel’s period of use, perhaps as stabling for the horses for the garrison stationed there, the structure was gradually filled with dumped material, which however, attests the continuity of use of the castle above. The tunnel was then probably reused from the end of the 18th century/beginning of the 19th century, when the castle once again became a military structure, and a cistern for the rainwater collection was installed there. Following various rebuilds, part of the structure was converted into an anti-aircraft shelter during World War II. Many of the finds date to these later phases of military use. - Research Body
- Università del Salento
- Funding Body
- Ditta Lupo, Roma
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2010
- Summary
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it
La campagna di scavo condotta nel 2010 presso il castello di Lecce ha interessato undici aree di intervento in diversi punti del castello, localizzati sopratutto in base alle esigenze di restauro del monumento. Questo lavoro ha permesso il recupero di numerosi dati relativi alle fasi medievali e moderne del sito, di seguito sintetizzati:
_Cortile_: si è proceduto con l'allargamento di un'area di scavo aperta nel 2007. Sono stati messi in luce i piani di calpestio realizzati tra il XVI e il XX secolo al di sotto dei quali si conservano i resti medievali di un pozzo, strutture murarie e pavimentazioni in basoli, entrati in disuso nel XIV secolo.
_Sacrestia della Chiesa di S. Barbara_: si è portato a termine lo scavo di un grande forno messo in luce nel 2007. Della struttura si conserva il piano di cottura costituito da lastroni quadrangolari in pietra refrattaria, al di sotto del quale sono state recuperate le tracce di un piano di cottura più antico, e pochi resti della copertura a cupola.
_Vano est presso la sacrestia di S. Barbara_: lo scavo ha rivelato la presenza di un piccolo forno rettangolare, realizzato con lastre di pietra quadrangolari. II piano era inserito all'interno di una struttura muraria distrutta nel corso del XVII-XVIII secolo.
_Porticato est del cortile_: sono stati intercettati condotti idrici, cavi elettrici e pozzetti per la messa a terra, appena sotto il piano di calpestio. Sono stati rinvenuti pochi resti del porticato e canalette per il convogliamento delle acque, connesse ad una cisterna.
_Gallerie sud ed est del castello aragonese_: nella galleria sud del castello cinquecentesco, durante i lavori di svuotamento del materiale accumulatosi nei secoli, sono stati effettuati dei saggi di scavo che hanno messo in luce i resti del fossato del castello medievale. Il fondo del fossato era caratterizzato da tagli di cava disposti in file parallele di circa 50 cm di larghezza aventi orientamento sud-ovest/nord-est. Probabilmente attinente, invece, al cantiere rinascimentale, è un ambiente ipogeo ricavato nel banco di roccia, funzionale allo scolo delle acque e liquami. La galleria est, invece, è stata parzialmente svuotata. Essa si imposta direttamente sul fossato medievale riprendendone la larghezza e l’andamento.
_Corridoi sud ed est del castello aragonese_: queste aree corrispondono al camminamento superiore delle sottostanti gallerie. I lavori di restauro finalizzati al consolidamento e alla realizzazione del nuovo piano pavimentale, hanno messo in luce i vecchi piani di calpestio e gli estradossi delle volte delle gallerie. Probabilmente cinquecenteschi sono due piccoli ambienti rettangolari rinvenuti a ridosso del muro meridionale di collegamento tra il bastione S.S. Trinità e il bastione San Giacomo. Ad una fase successiva, e probabilmente legati alla presenza dei militari, sono da attribuirsi, invece, due strutture connesse allo sfruttamento idrico.
_Fossato SW_: quest'area è localizzata a ridosso della rampa d'ingresso verso la galleria sud. Lo scavo in profondità ha messo in luce i resti dell’angolo sud del castello di età angioina al quale si addossa una struttura, probabilmente quattrocentesca obliterata dalla fabbrica cinquecentesca.
_Fossato W_: quest'area è situata a ovest della cappella di Santa Barbara, dove l’attuale progetto di restauro ha previsto la realizzazione di una scala per consentire l'accesso alle cortine cinquecentesche. La realizzazione di quest'opera ha comportato l'escavazione di una trincea profonda circa 4.60 m all’interno del riempimento del fossato medievale, colmato con una serie di scarichi di terreni il più antico dei quali è databile al XV secolo.
_Angolo NW (presso il bastione San Martino)_: Sono stati messi in luce i resti di pilastri quadrangolari pertinenti, probabilmente, una rampa d’accesso alle mura di cinta esistente nel ‘500. Lo scavo, non ancora terminato, ha messo in luce i resti di una struttura muraria e del crollo della copertura in laterizi, abbattuta, probabilmente già nel XV secolo. -
en
The excavation campaign undertaken in Lecce castle investigated eleven areas, mainly positioned on the basis of restoration requirements. This work led to the collection of a substantial amount of documentation regarding the medieval and modern phases of the site, synthesised as follows:
_Courtyard_: the area opened in 2007 was extended. The floors laid between the 16th and 20th century were exposed, below which the remains of a medieval well, walls and paving of basoli were preserved. These structures went out of use during the 14th century.
_Sacristy of the church of Santa Barbara_: The excavation of the large kiln, begun in 2007, was completed. The surviving structures comprised the firing floor made of large quadrangular slabs of refractory stone, below which the traces of an earlier firing floor were uncovered, and scarce remains of the domed covering.
_East room of the sacristy of Santa Barbara_: the excavation revealed the presence of a small rectangular oven, built with quadrangular stone slabs. The surface was inserted into a walled structure destroyed during the course of the 17th-18th century.
_East portico of courtyard_: water pipes, electricity cables and structures for earthing the electricity were intercepted just below the ground surface. Few remains of the portico and small channels connected to a cistern were uncovered.
_South and east galleries of the Aragonese castle_: trenches were dug in the south gallery of the 16th century castle, during work to empty it of the material which had accumulated over the centuries. The excavation exposed the remains of the ditch of the medieval castle. The bottom of the ditch was characterised by quarrying cuts in parallel rows, about 50 cm wide, on a south-west/north-east alignment. An underground space cut into the bed-rock probably related to the Renaissance building site, its function connected with the drainage of water and sewage. This structure directly overlay the medieval ditch following its width and line.
_South and east corridors of the Aragonese castle_: these areas correspond with the upper walkways of the galleries below. The work undertaken to consolidate them and create new floors revealed the old floors and extradoses of the gallery vaults. Two small rectangular rooms abutting the south wall linking the bastion of S.S. Trinità and the bastion of S. Giacomo, probably date to the 16th century. Two structures relating to the water supply are probably to be associated with the presence of soldiers in a subsequent phase.
_South-west ditch_: this area is situated up against the entrance ramp towards the south gallery. The trench exposed the remains of the Angevin castle’s southern corner, abutted by a structure, probably 15th century, obliterated by the 16th century construction.
_West ditch_: this area is situated west of the chapel of Santa Barbara, where the restoration project foresaw the construction of steps providing access to the 16th century curtain walls. The creation of the steps led to the excavation of a trench about 4.60 m deep in the medieval ditch, filled by a series of dumps the earliest of which datable to the 15th century.
_North-west corner (by the bastion of San Martino)_: The remains of quadrangular pillars probably part of an access ramp to the curtain wall existing in the 16th century were exposed. The excavation, yet to be completed, revealed the remains of a wall and the collapse of a tile roof, probably already demolished in the 15th century.
- Director
- Ruggero Martines
- Research Body
- Università degli Studi del Salento - Lecce
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2011
- Summary
-
it
L’obiettivo delle indagini archeologiche svolte nel 2011 (area Cortile e area Angolo nord-ovest) è stato quello di accertare la cronologia più antica del sito e di verificare alcune strutture parzialmente portate alla luce nel 2010.
Sul lato nord del cortile è stato scavato un ambiente delimitato da due setti murari in parte ricadenti nell’area di scavo e coperti dal pavimento in tufina del cortile quattrocentesco. All’interno sono stati intercettati dei tagli, alcuni dei quali colmati poco prima dell’obliterazione di strutture più antiche. In seguito alla rimozione degli accumuli di terreno e delle pietre costipati all’interno del vano, è stato intercettato un primo battuto di tufina, che probabilmente costituisce l’ultimo pavimento dell’ambiente prima del definitivo abbandono per la conversione dell’area in cortile. A sud dell’ambiente è stato realizzato un saggio che ha rivelato la presenza di un muro realizzato con blocchi parallelepipedi ben squadrati, con doppio paramento e sacco costituito da piccole pietre allettate con il bolo. Al momento del muro è stato intercettato solo il paramento nord e il sacco che si conserva bene per circa 4m in direzione est, mentre il paramento sud è al momento parzialmente percepibile per la presenza delle lastre del canale di scolo delle acque collegato al pozzo costruito sul lato ovest del cortile. Non è escluso che la struttura sia stata rasata, come le altre presenti nell’area, e che il paramento sud sia stato sfruttato come spalla del canale.
Al centro dello scavo sono stati rimossi gli ultimi lembi del pavimento quattrocentesco del cortile che hanno rivelato la presenza di un basolato realizzato in calcare associato ad un battuto in tufina; entrambi costituivano il piano di calpestio relativo ad una struttura demolita tra il XIII e gli inizi del XIV secolo. Di essa sono stati intercettati due gradini, l’ultimo dei quali è stato rasato nel corso del XV secolo e inglobato nella pavimentazione del cortile. A sud dei gradini sono stati intercettati una serie di terreni bruciati ricchi di fauna e materiali ceramici databili tra il XIII e il XIV secolo. In seguito alla loro rimozione è stato rinvenuto un grosso spargimento di piccole pietre, probabilmente il residuo di un piano stradale, interrotto sul lato ovest da un grosso taglio circolare.
Un piccolo saggio di approfondimento al centro dello scavo ha permesso di accertare la cronologia più antica del sito. Sotto diversi strati di terreno formatisi prima del XIII secolo, sono stati individuati i resti di un silo. Esso è stato costruito all’interno di un grosso pacco di terreno di età medievale formatosi sopra due terreni a forte componente argillosa risalenti all’età romana.
In occasione dei restauri del lato occidentale del monumento è stata aperta una grossa trincea che ha permesso di verificare la presenza di strutture antecedenti alla costruzione del bastione Santa Croce. Nello scavo sono stati intercettati i quattro pilastri cinquecenteschi che sorreggevano la scala d’accesso alle mura occidentali, probabilmente abbattuta per far posto ad un moderno caseggiato utilizzato dai militari stanziati nel castello. Lo scavo in profondità tra due pilastri ha rivelato la presenza di un muro, orientato in senso nord-est/sud-ovest, costruito a doppio paramento e sacco realizzato con pietrame informe legato con bolo. Il muro è stato rinvenuto tagliato sul lato nord-ovest da una grossa fossa realizzata, probabilmente, nel Cinquecento, mentre sembra essere stato abbandonato nel XV secolo. -
en
The aim of the 2011 excavations in the courtyard and north-western corner was to establish the earliest chronology on the site and check the structures partially exposed during the 2010 campaign.
On the north side of the courtyard, a room was excavated that was delimited by two walls partially within the excavation area and covered by the crushed tufa paving of the 15th century courtyard. Inside the room, cuts were present that had been filled just before the obliteration of the earlier structures. The removal of the earth and stones packed inside the room revealed a crushed tufa floor surface, probably the floor preceding the room’s final abandonment, before the area was transformed into a courtyard. To the south of this room, a trench was dug which revealed the a wall built of carefully squared parallelepiped blocks, with a double facing and core of small stones bedded in bolo. So far, only the northern facing and the core, well-preserved for about 4 m to the east, has been exposed. The southern facing could be partially followed due to the presence of the slabs forming a drain connected to the well built on the western side of the courtyard. It is possible that the structure was razed, as were the others present in the area, and that the southern facing was reused as the side of the drain.
At the centre of the excavation, the remaining patches of the courtyard’s 15th century paving were removed. This revealed the presence of a limestone basolato associated with a crushed tufa surface; both constituted the floor relating to a structure demolished between the 13th century and the beginning of the 14th century. Two steps from this building were uncovered, the last one razed during the 15th century and incorporated into the courtyard paving. South of the steps were a series of burnt layers rich in faunal remains and pottery dating to between the 13th-14th centuries. Below these was a large scatter of small stones, probably the remains of a road surface, interrupted on the western side by a large circular cut.
A small trench at the centre of the excavation established the earliest chronology on the site. Below several layers of earth, formed before the 13th century, were the remains of a silo. It was built inside a large makeup of medieval date, which had formed above two very clayey layers of Roman date.
During the restoration of the western side of the monument, a large trench was opened in order to check for the presence of structure pre-dating the construction of the Santa Croce bastion. The excavation intercepted the four 16th century piers which supported the steps leading to the western walls, probably demolished to make way for a modern housing block used by troops stationed in the castle. Deeper excavation between two of the piers revealed the presence of a wall on a north-east/south-west alignment, built with a double facing and core of small stones bonded with bolo. The wall was cut on the north-western side by a large ditch, probably of 16th century date, while the wall itself seems to have been abandoned in the 15th century. - Director
- Benedetto Vetere
- Research Body
- Università del Salento, Dipartimento di Beni Culturali
- Funding Body
- Università degli Studi del Salento - Lecce
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2012
- Summary
-
it
Le indagini si sono svolte nel cortile del castello con l’obiettivo di scavare alcuni depositi intercettati nella precedente campagna e di estendere l’area di scavo verso est. Durante i lavori del 2011, nella parte settentrionale dell’area di scavo, erano emerse alcune strutture murarie - rasate tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento in occasione della realizzazione del pavimento della corte - pertinenti ad un ambiente del quale era stato intercettato il piano di calpestio più recente, datato al XV secolo. La rasatura dei setti murari di questo ambiente e delle altre strutture dipendono dalla defunzionalizzazione degli spazi in ragione del ampliamento del castello e della costruzione della fortezza in età aragonese e spagnola. Importante è il rinvenimento di due grosse strutture murarie longitudinali e parallele, orientate in senso est-ovest, realizzate con doppio paramento in blocchi parallelepipedi. Nonostante le dimensioni ridotte dell’area di scavo, è possibile riferirli ad un’area del castello medievale, forse un passaggio scoperto, dal quale si accedeva ad ambienti laterali posti a nord e a sud di esso, non ancora scavati. Il muro nord, è stato sfruttato, nel XVI secolo, come spalla laterale di una conduttura idrica che tagliava il cortile in senso est-ovest. Il lato sud dell’indotto era in parte costruito e in parte sfruttava il lato nord di un grosso pilastro rettangolare intercettato al centro dell’area nei precedenti lavori. La costruzione di quest’ultimo, unitamente a quella del canale, avvenuta in età Moderna, ha distrutto in parte il piano di calpestio relativo alle due strutture longitudinali, conservatosi solo parzialmente a ridosso del muro sud.
In questa campagna è stato inoltre scavato il silo intercettato nei precedenti lavori al centro dell’area. Esso è stato rinvenuto parzialmente intaccato da attività posteriori che ne hanno interessato soprattutto la parte superiore e l’imboccatura. L’invaso, di forma bombata, è in parte costruito a secco con blocchi e pietre sbozzate e in parte scavata nel banco roccioso, colmato probabilmente entro la prima metà del XIII secolo.
A sud del silo è stato intercettato nel 2011 un grosso taglio circolare di 160 cm di diametro e 200cm di profondità, a sezione cilindrica, colmato con diversi scarichi di terreno e pietrame misto a blocchi calcarei. Tale fossa ha tagliato fino al banco naturale gli strati che si conservano a sud del muro US 619, a partire dall’unità US 918 che potrebbe costituire la preparazione del piano di calpestio di un ambiente rasato, tra la fine del XV e il XVI secolo, in occasione dei lavori di sistemazione del cortile. La formazione dell’US 918 sarebbe da porre in relazione con la tamponatura di una porta con doppio battente intercettata nel muro US 619. La presenza di questa apertura, successivamente tamponata, e l’innalzamento del pavimento, è da mettere in relazione con la fase d’uso della struttura databile al XIV secolo. Il piano di calpestio da porre in relazione con il muro 619 prima della tamponatura e dell’innalzamento della quota del pavimento era, invece, costituito da un piano in terra battuta misto a tufina. Questo piano è riferibile al primo impianto del muro 619, il quale riprende l’andamento di una struttura muraria più vecchia parzialmente spoliata. La sequenza stratigrafica documentata in questo settore dello scavo ha permesso di identificare quella che potrebbe essere la fase primaria dell’impianto medievale, che può datarsi, sulla base della ceramica rinvenuta, verso gli inizi del XIII secolo se non prima. Fra i frammenti di ceramica sono stati riconosciuti vari frammenti di invetriata bizantina, invetriata monocroma verde, magrebina o siculo-magrebina, una piccola quantità di protomaiolica, e ceramica invetriata policroma ancora da identificare.
Durante la campagna del 2012 è stata effettuata una estensione dell’area di scavo verso est. L’allargamento, di 9x5 m, ha riguardato finora la rimozione di tutti gli strati posteriori al piano del cortile cinquecentesco, mettendo in luce gli strati di livellamento del cortile e i piani di calpestio succedutisi fino alla pavimentazione odierna. In seguito a tale rimozione sono state intercettate numerose strutture murarie, rasate nel XVI secolo, che delimitano nuovi ambienti da scavare, nonché la prosecuzione dei muri US 619 e 919, intercettati verso est per un ulteriore tratto di 5m. -
en
Work took place in the castle courtyard with the aim of excavating a number of deposits intercepted during the previous campaign and extending the excavation area towards the east. In the northern part of the excavation area, during the 2011 campaign a number of walls emerged that had been razed between the end of the 15th and the 16th century when the courtyard was paved. These walls belonged to a room whose latest floor, dating to the 15th century, was intercepted. The razing of these walls and those of the other structures was the result of the defunctionalisation of the spaces when the castle was enlarged and of the construction of the fortress in the Aragonese and Spanish period. Two imposing longitudinal parallel walls on an east-west alignment (US 619 and 919) built with a double facing of parallelepiped blocks constituted an important discovery. Despite the limited extension of the excavation area, it can be said that this area was probably part of the medieval castle, perhaps an open-air passageway, leading to rooms along its north and south sides that have not been excavated. The north wall (US 919), was used in the 16th century as the lateral shoulder of a water channel that crossed the courtyard in an east-west direction. The south side of the channel partially reused the north side of a large rectangular pillar (US 763/800) intercepted at the centre of the area during earlier excavations. The latter’s construction in the modern period, together with that of the channel, destroyed part of the floor relating to the two longitudinal walls, only partially preserved up against the south wall US 619.
Work was also undertaken on the silo intercepted during earlier excavations at the centre of the area. It was partially cut by later activity, which mainly affected the upper part and the opening. The rounded convex structure was partly dry-stone built using worked blocks and stones and partly rock-cut. It was probably filled before the mid 13th century.
In 2011, a large circular cut was uncovered south of the silo. Cylindrical in section, it was 160 cm in diameter, 200 cm deep and had been filled with various dumps of earth and stones mixed with limestone blocks. The pit had cut the layers preserved to the south of wall US 619 down to the bedrock, starting from US 918, which probably constituted the make up for the floor of a room razed, between the end of the 15th and the 16th century, when the courtyard was restructured. The formation of US 918 can be associated with the blocking of a double door opening in wall US 619. The presence of this opening and its subsequent blocking, together with the raised floor surface probably relate to the 14th century phase of the structure’s use. The floor associated with US 619 prior to its blocking and rise in floor level was constituted by a beaten earth and crushed tufa (US 857). This surface relates to the first build of US 619, which took its alignment from an earlier wall US 979 that was partially robbed. The stratigraphic sequence documented in this part of the excavation identified what was probably the first phase of the medieval structure, which the pottery finds date to around the beginning of the 13th century, if not before. The fragments included Byzantine glazed ware, monochrome green glazed ware, Magreb or Sicilian-Magreb ware, a small quantity of proto-majolica, and polychrome glazed ware that has yet to be identified.
During this campaign, the excavation area was extended (9 x 5 m) to the east. To date this has involved the removal of all layers post-dating the 16th century courtyard paving, revealing the levelling of the courtyard and the sequence of floor surfaces dating up to the present day. Following this removal, numerous walls were exposed, razed during the 16th century, delimiting new rooms to be excavated, as well as the continuation of walls US 619 and 919, intercepted to the east for a further 5 m. - Director
- Benedetto Vetere
- Funding Body
- Università degli Studi del Salento - Lecce
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2013
- Summary
-
it
Lo scavo ha approfondito l’indagine di un’area di scavo già aperta durante la campagna del 2012.
Nella porzione ovest dell’area è stata approfondita l’esplorazione delle evidenze presenti a sud del setto murario US 619.
Per lo stesso motivo, nella porzione nord-ovest dell’area di scavo, è stato effettuato un saggio nella parte ovest del battuto in tufina US 983 individuato nel 2012.
Quest’ultimo saggio ha appurato la realizzazione del battuto nel corso del XIII secolo e la presenza, sotto di esso, di altri due piani in tufina, che dimostrano un progressivo innalzamento del piano di calpestio tra XII e XIII secolo.
L’allargamento in direzione est dell’area di scavo: lo scavo, nel 2013, degli strati presenti sotto il piano, tra il setto murario US 8030 a sud e il limite nord dell’area di scavo, ha riportato in luce diversi ambienti di cui al momento sono visibili i setti murari US 919 e 8030, orientati est-ovest, e i perpendicolari setti murari US 8032 e 8035.
A est del setto murario US 8035, nell’area compresa tra esso e il muro US 919, asportati gli strati di colmatura tra i due muri rasati, è stato individuato il piano di calpestio in tufina (US 8094) dell’ambiente.
Sul piano, vi era un probabile focolare rettangolare con piano in terra pressata, coperto da un sottile strato di cenere e carbone databile intorno alla metà del XIII secolo.
Nell’angolo sud-ovest dell’ambiante, dato dai setti murari US 919 e 8035, è stata individuata una lacuna, colmata con blocchi calcarei di grandi dimensioni, terreno compatto, pietre, laterizi e frammenti ceramici, probabilmente provocata dallo sprofondamento del piano di calpestio, dovuto alla presenza di una sottostante cavità.
La natura della cavità è stata confermata dall’individuazione di una cisterna a sud del muro US 919.
A sud-est della cisterna, sotto gli strati di colmatura dell’ambiente racchiuso tra i setti murari US 8030 e 8032, sono stati individuati il probabile crollo della sua copertura in laterizi (US 8078) e il suo piano di calpestio in tufina (US 8077).
A sud-ovest della cisterna, invece, asportati gli strati di colmatura presenti a ovest del muro US 8032, sono stati posti completamente in luce il probabile crollo di una struttura di copertura in laterizi (US 876) e i sottostanti piani pavimentali, già in parte intercettati lo scorso anno e composti a nord da basoli calcarei (US 973) e a sud da tufina pressata (US 886).
Nella zona sud-ovest dell’area di scavo la scorsa campagna si era conclusa ponendo in luce, a sud del muro US 619, uno strato di terreno (US 975). Quest’anno, sotto di esso, è stato individuato uno strato di terreno ceneroso, contenente numerose fave combuste, formatosi dopo la costruzione dei setti murari US 979 e 968. Sotto tale terreno è emerso un piano di calpestio in terra battuta (US 8056), tagliato da due buche di scarico e in uso nel corso del XII secolo. Sotto il piano è stato posto in luce uno spesso strato di terreno scuro (US 8104), probabilmente relativo, almeno in età romana imperiale, a un uso agricolo dell’area. -
en
The excavations continued in the area opened in 2012. In the western sector, work proceeded in the trench south of wall US 619. In the north-western sector, a trench was opened in the western part of the crushed tufa floor (US 983), also identified in 2012. This showed that the floor had been created during the 13th century and that it overlay two earlier crushed tufa floors that caused a gradual rise in the floor level between the 12th and 13th centuries.
Work also continued in the eastward extension of the excavation area. The excavation of the layers underlying the floor between wall US 8030 to the south and the north excavation edge, revealed the presence of several rooms. At present walls US 919 and 8030, on an east-west alignment, and the perpendicular walls US 8032 and 8035 are visible.
East of wall US 8035, in the area between it and wall US 919, the removal of the fill between the two razed walls revealed the room’s crushed tufa floor (US 8094). The remains of a probable rectangular hearth were present on the floor. It had a surface of compacted soil covered by a thin layer of ash and charcoal and was datable to the mid 13th century. In the south-west corner of the room, formed by walls US 919 and 8035, there was a hole filled with large limestone blocks, compact soil, stones, bricks, and pottery fragments. This was probably the result of the floor’s collapse caused by the presence of a cavity underneath it. The nature of the cavity was confirmed by the identification of a cistern south of wall US 919.
South-east of the cistern, below the layers of fill in the room delimited by walls US 8030 and 8032, the probable collapse of its tiled roof (US 8078) and crushed tufa floor (US 8077) were identified
South-west of the cistern, once the layers of fill present to the west of wall US 8032 were removed, the probable collapse of a tiled roof (US 876), completely exosing the underlying floor levels. In the northern part, the floors (partially identified the previous year) were made up of limestone _basoli_ (US 973) and in the south of crushed tufa (886).
At the end of the last campaign, a layer of soil (US 975) was exposed to the south of wall US 619, in the south-western part of the excavation. This year, a layer of ashy soil was identified below US 975 containing numerous lumps of carbonised material, formed following the construction of walls US 979 and 968. A beaten earth floor (US 8056) underlay this layer, cut by two middens in use during the 12th century. There was a thick layer of dark soil (US 8104) under the floor, probably relating to agricultural use, at least in the Roman period. - Director
- Benedetto Vetere
- Research Body
- Università del Salento, Dipartimento di Beni Culturali
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Tra settembre ed ottobre 2014, il Laboratorio di Archeologia Medievale (Dipartimento di Beni
Culturali, Università del Salento).
Le attività di ricerca si sono svolte nella piazza d’armi o cortile centrale del castello, in continuità con le campagne condotte sin dal 2007. Al fine di chiarire alcuni aspetti cronologici e organizzativi delle evidenze archeologiche emerse negli anni passati, si è scelto di approfondire la porzione orientale del settore sud, in parte indagata durante la campagna di scavo 2012.
Motivati dalla necessità di comprendere l’articolazione spaziale dell’area nel corso del XIII secolo, è stato approfondito lo scavo nel settore centrale, a sud del setto murario US 919 e ad est dell’US 8061.
Contestualmente nel settore nord, proseguono le indagini nell’ambiente delimitato dai setti murari US 919 a sud, US 8100 ad est e US 925 ad ovest, mentre nell’angolo nord-ovest dell’area di scavo si effettua un saggio in una porzione del basolato US 643.
_Settore Sud_
Nella porzione orientale del settore, si è proceduto alla verifica della stratigrafia presente al di sotto del battuto di tufina US 622, identificato come piano di calpestio del cortile tardomedievale (XIVXV secolo) già nelle campagne precedenti.
Nell’angolo sud-orientale del settore, immediatamente al di sotto del piano in tufina, è stata rinvenuta una fossa di forma circolare (US 8202), il cui profilo era visibile solo sul margine occidentale mentre la porzione restante proseguiva oltre il limite dell’area di scavo.
La fossa (diam. 150cm ca, prof. 80cm ca.), era riempita con vari butti di terreno di matrice sabbiosa mescolati a scaglie di calcare e grumi di calce, presumibilmente materiale di
scarto di qualche attività edilizia. È da notare, inoltre, la presenza di un buon numero di chiodi di grosse dimensioni, forse da carpenteria a fronte della quasi totale assenza di ceramica e materiali organici.
Il rinvenimento nei contesti posti al di sotto del piano in tufina (US 622), di un _follis_ bizantino di XI secolo accanto a ceramiche importate dal mondo bizantino, conferma quanto già individuato nelle precedenti campagne di scavo e che il complesso castellare è stato realizzato nel corso dell’Età normanna.
_Settore Centrale_
Il proseguo delle indagini in questo settore è stato fortemente condizionato dalla presenza della cisterna individuata nelle campagne precedenti e a tutt’oggi non indagata per motivi di sicurezza.
La realizzazione della struttura ha comportato la parziale sistemazione dell’area e al momento è
prematuro identificarne le fasi.
_Settore Nord_
In questo settore è stato indagato un piccolo ambiente delimitato a nord dal muro realizzato in Età federiciano (US 919) e a sud chiuso dal limite di scavo. All’interno del piccolo ambiente sono stati rinvenuti una serie di strati caratterizzati dalla presenza di calcare pressato (tufina) accanto a scaglie anche di medie dimensioni sempre di calcare.
Da una prima lettura non sembra che questi strati possano essere identificati come piani di calpestio, ma dei livelli di innalzamento comunque 2 posteriori all’Età federiciana.
Al di sotto di questi strati è venuta alla luce una sistemazione di pietre
spaccate e scaglie di calcare, chiaramente esposte ad una fonte di calore, con alcune lenti di cenere compattata e frammenti di carbone. Situazione che lascia ipotizzare l’ambiente sia stato utilizzato come butto di materiale proveniente, presumibilmente, da un vicino luogo di combustione.
Nelle immediate vicinanze del piccolo ambiente, nello stretto corridoio attualmente di passaggio tra il cortile e la sagrestia e nella stessa sagrestia, sono stati rinvenuti ben 3 forni ad uso della vita del castello.
Ad esclusione dei forni in uso il Cinquecento, è stato rinvenuto un semplice focolare con
ancora tracce di combustione relativo alla fase medievale del complesso. -
en
The excavations were undertaken by the Medieval Archaeology Laboratory, University of the Salento, between September and October 2014. The work concentrated on the castle’s parade ground or central courtyard, continuing the activities that began in 2007. It was decided to deepen the eastern part of the southern sector, partially excavated in 2012, with the aim of clarifying a number of chronological and organisational aspects that had emerged.
The need to gain a better understanding of the area’s spatial organisation during the 13th century led to further excavation in the central sector, south of wall US 919 and east of US 8061.
At the same time, in the north sector, excavation continued in the room delimited by walls US 919 to the south, US 8100 to the east, and US 925 to the west, while a trench was opened in a section of the basalt paving (US 643) in the north-western corner of the excavation area.
_South_ _sector_
In the eastern part of this sector, the stratigraphy underlying the beaten crushed tufa US 622, identified as the surface of the late medieval courtyard (14th-15th century) was checked.
A circular pit (US 8202) was exposed in the south-eastern corner, immediately below the crushed tufa surface. Its profile was only visible on the eastern margin while the rest continued beyond the excavation edge. The pit (diam. c. 150 cm, depth c. 80 cm) was filled with several dumps of sandy soil mixed with limestone chips and lumps of lime, presumably waste material from some building activity. A substantial number of large nails were present, perhaps for carpentry, compared to the almost total absence of pottery and organic material.
The discovery in the contexts below the crushed tufa surface (US 622) of a 9th century Byzantine _follis_ associated with pottery imported from the Byzantine world, confirmed that the castle complex was built during the Norman period, as had been documented in previous campaigns.
_North_ _sector_
Here, a small room was investigated, delimited to the north by a wall (US 919) built during the time of Frederick II and to the south by the excavation edge. Inside it were a series of layers characterised by the presence of crushed and compacted tufa and medium sized limestone chips. A preliminary interpretation suggests that these were not floor surfaces but rather material put down to raise the surface level and post-dated the Federician period. Below these layers was a make-up of split stones and limestone chips that had clearly been exposed to heat, with several patches of compact ash and charcoal fragments. This suggests the room was used to dump material presumably from combustion structures situated close by.
Three ovens, in use during the castle’s occupation, were found close to the small room, in the narrow corridor now linking the courtyard to the sacristy and in the sacristy itself.
In addition to the ovens, in use during the 16th century, a simple hearth, with traces of burning, dating to the medieval period was found.
Media
- Images
-
Lecce_Castello Carlo V.JPG
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2015
- Summary
-
it
La campagna di scavi 2015 condotta presso il castello di Lecce si è svolta principalmente
all’interno del cortile centrale o piazza d’armi, in continuità con le campagne condotte sin
dal 2007. Al fine di chiarire alcuni aspetti cronologici e spaziali delle evidenze
archeologiche emerse, si è scelto di approfondire la porzione orientale del settore sud, in
parte indagata durante le campagne di scavo 2012-2014, ossia l’area che si estende a sud del
muro US 619 (cfr. Schede Fasti Online 2010-2014). Il cortile è attualmente interessato dal
terzo lotto di restauri a cura della SBAP e al momento dell’apertura della campagna di
scavo erano in corso le opere di pavimentazione di tutta l’area non interessata dal saggio
archeologico. Le opere previste nel progetto prevedono oltre alla ripavimentazione con
chianche in pietra clacarea dura, anche la riqualificazione dell’area archeologica con la
sostituzione della passerella e la protezione delle sezioni archeologiche esposte mediante
muretti di contenimento delle stesse. Una di queste è la lunga sezione in parete est-ovest
ricadente nel settore sud dove è stato condotto lo scavo con l’obiettivo di giungere al piano
agricolo d’età romana intercettato nel 2013.
Dopo le operazioni di pulizia si sono messi in luce due strati di laterizi, alcuni dei quali
integri e molti in posizione di crollo. Tra i laterizi, da identificare come un probabile crollo
di una copertura, si rinvengono dei tarì in oro coniati durante il regno di Ruggero II
(1095-1154).
Le operazioni di scavo hanno evidenziato come il crollo di laterizi fosse relativo ad un
piccolo ambiente delimitato, a est ed ad ovest, da due strutture murarie con andamento nordsud,
mentre una struttura muraria con andamento est-ovest, intercettata già nella campagna
scorsa, chiude il vano a sud. L’ambiente prosegue al di sotto della sezione meridionale
dell’area di scavo, il che rende impossibile definirne con certezza la pianta.
Accanto a questo la presenza di un focolare in terra nell’angolo ovest del vano e la presenza in gran parte dei contesti di scavo di carboncino e terreno cineroso, porta ad ipotizzare che si tratti di un ambiente di servizio, forse una cucina, da mettere in relazione con i contesti intercettati nel 2013 lungo il lato ovest dello stesso settore sud. In particolare nella suddetta campagna di scavo fu individuato uno strato di terreno cineroso, contenente numerose fave combuste (cfr. Scheda Fasti Online 2013).
All’interno dell’ambiente intercettato quest’anno, in posizione quasi centrale all’area
visibile, si apre una buca di forma grossomodo circolare (diam. 1.5m e prof. 1.70m ca.). Dai
terreni di riempimento della fossa proviene una gran quantità di laterizi, frammenti di
ceramica e soprattutto ossa animali anche integri. Da una prima analisi del materiale
ceramico sembra di poter collocare il riempimento della fossa non oltre la fine del XII
secolo; non compaiono, infatti, indicatori ceramici per le età successive. Prevalgono
ceramiche domestiche acrome e con decorazione dipinta, ceramiche da fuoco e tra le
invetriate solo le invetriate monocrome verdi e alcuni frammenti di anfore Otranto Type.
I dati relativi alle indagini di questa ultima campagna confermano quanto ipotizzato circa la
cronologia dell’impianto originario del castello di Lecce. Esso viene eretto in età normanna
in un’area esterna alle mura urbiche di età romana, mentre non ci sono tracce relative ad una
frequentazione in età altomedievale e bizantina. -
en
The 2015 campaign of excavations in Lecce castle concentrated on work in the courtyard, continuing the investigations that began in 2007. In order to clarify a number of chronological and spatial questions regarding the archaeological remains that emerged, it was decided to deepen the eastern part of the south sector, partially investigated during the 2012-2014 campaigns, that is the area extending south of wall US 619. At present, the courtyard is undergoing the third lot of restoration work, which at the beginning of this campaign involved the paving of the entire area outside the archaeological trench. The project also foresees the reorganization of the archaeological area, with the replacement of the walkway and protection of the exposed archaeological areas with low retaining walls. One of these is the long east-west walled section in the south sector where the excavations aimed to reach a Roman agricultural surface identified in 2013.
Following cleaning, two layers of tiles were uncovered, some intact and many in the position in which they collapsed. This was probably the remains of a roof and several gold tarì minted during the reign of Ruggero II (1095-1154) were found among the tiles.
The excavation showed that the tile collapse related to a small room delimited to the east and west by two walls on a north-south alignment. The room was closed to the south by a wall, identified last season, on an east-west alignment. The room continued below the southern edge of the trench, which makes it impossible to define its plan with any certainty.
There was a hearth on the ground in the west corner of the room, which together with the presence in most of the excavated contexts of charcoal and ashy soil, suggests that this was a service room, perhaps a kitchen, to be associated with the contexts intercepted in 2013 along the west side of the south sector. In particular, during the latter excavation campaign a layer of ashy soil was identified that contained numerous carbonised broad beans.
Inside the room identified this year, almost at the centre of the visible area, there was a large sub-circular pit or silo (diam. 1,5 m, depth c. 1,70 m). The fill contained a large quantity of tile, pottery fragments and above all animal bones, some intact. A preliminary analysis of the pottery suggests the fill dates to no later than the end of the 12th century. In fact, there was no pottery evidence for the subsequent period. The predominant ceramic types were domestic plain and painted wares, cooking wares, monochrome green glaze wares, and a few fragments of Otranto type amphorae. The evidence from this season’s excavations confirms what has already been proposed regarding the dating for the original construction of the castle. It was built in the Norman period in an area outside the Roman town walls, while there are no traces relating to early medieval and Byzantine occupation. - Summary Author
- Paul Arthur
- Research Body
- Dipartimento di Beni Culturali – Università del Salento
- Funding Body
- Università del Salento
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2016
- Summary
-
it
La campagna scavi 2016 presso la piazza d’armi del castello di Lecce si è svolta tra i mesi di settembre e ottobre sotto la direzione del Prof. Paul Arthur e la partecipazione di studenti e laureandi dell’Università del Salento.
Le indagini si sono concentrate principalmente nel settore meridionale e settentrionale dell’area, quest’ultimo interessato, nel 2015, da un allargamento verso nord e verso est del fronte di scavo. I risultati raggiunti con l’ultima campagna di scavi, nonostante la brevità dell’intervento, sono incoraggianti in quanto permettono ancora di riscrivere la storia del castello di Lecce.
Nel settore nord dell’area i lavori svolti nel 2015, avevano portato in luce il piano pavimentale costituito da un battuto in tufina e terra pressata realizzato in epoca aragonese in concomitanza con la rasatura dei resti del castello angioino e la creazione della piazza d’armi. All’interno di questo piano sono state intercettate due concentrazioni di buche di palo, collocate rispettivamente in prossimità del margine occidentale ed orientale del settore. In entrambi i casi, le buche, pressoché equidistanti tra loro, mantenevano un andamento rettilineo in senso E-O. Le buche situate nella porzione occidentale del settore, hanno intaccato e danneggiato le fasi più antiche di un muro (US 8275) orientato in direzione E-O, arrivando a raggiungere una profondità di ca. 80 cm. Diversa, invece, è la situazione delle buche rinvenute nella porzione orientale del settore che si spingono al massimo fino a ca. 30 cm di profondità. In entrambi i casi, le buche potrebbero essere pertinenti a delle aree porticate, a palizzate o a recinti risalenti ad una fase posteriore alla sistemazione aragonese del cortile.
La rimozione dell’ultimo lembo di tufina nella porzione centrale ed orientale del settore ha permesso di riportare completamente alla luce, un piano di frequentazione (US 8327) formato da terreno battuto, misto a conci informi di medie dimensioni e a ceramica databile al XV secolo.
Nella porzione centrale del settore il piano US 8327 è stato intaccato da quattro fosse; tre di esse sono risultate contemporanee tra loro e con un riempimento omogeneo. La quarta, collocata a N-O rispetto alle altre tre ed adiacente al muro US 8275, appariva, invece, informe e riempita da tre livelli di terreno che hanno restituito materiali di varia natura e di epoche differenti (XV-XVI sec.). Si tratta di materiali lapidei e fittili, tra cui anche una cospicua concentrazione di coppi, oltre che frammenti di intonaco e carbone. Terminata l’asportazione di quest’ultima fossa, sono emersi i resti di una fornace per metallo, probabilmente abbattuta durante una delle fasi di costruzione del muro US 8275. Di essa si conservano la base della camera (US 8478), riconoscibile in un cordolo perfettamente circolare in terreno limoso, e la cupola (US 8475), composta dallo stesso materiale e rinvenuta collassata verso sud. Il terreno della cupola è stato completamente scavato e conteneva una considerevole quantità di carbone e di gocce e scorie metalliche in lega di rame. Sono stati inoltre recuperati alcuni frammenti appartenenti ad uno stampo ed al mantice della fornace.
Nel settore meridionale dello scavo le indagini si sono concentrate particolarmente nell’area adiacente al limite meridionale dell’area e, poco più a nord, all’interno di un vano. Entrambe le zone hanno restituito interessanti dati, relativi alle fasi più antiche del castello.
Nella fattispecie si è operato a ridosso del muro di età federiciana US 619 intercettato fin dalle prime campagne di scavo (si vedano le schede degli anni 2009-2015 e relativa bibliografia). Nel vano a nord del muro sono stati intercettati tre livelli pavimentali; si tratta, dal più alto al più basso, di un battuto in tufina con focolare e di due battuti duecenteschi in terra, relativi probabilmente a momenti di risistemazione dell’ambiente, determinati forse dallo svilupparsi di incendi, documentati da rilevanti residui di carboni, rinvenuti sia in forma sparsa che concentrata in tutta la superficie dei piani pavimentali. L’ultimo piano intercettato, probabilmente di età federiciana, conserva le tracce di un poderoso incendio nel quale sono andate bruciate alcune travi in legno. Queste ultime evidenze sono state accuratamente campionate e lo scavo dell’intero vano rinviato alla prossima campagna.
A sud del muro US 619 si è proceduto con lo scavo delle testimonianze relative alla fase di frequentazione di epoca normanna già messe in luce lo scorso anno. Gli ultimi strati scavati prima di giungere al terreno naturale, comprendono un crollo che copriva un’ampia fossa circolare (US 8446). Il materiale ceramico associato al crollo, composto da laterizi, tra cui alcuni coppi con decorazione incisa ad onda, è databile al XII secolo. E' da menzionare inoltre il rinvenimento di una moneta del re ed imperatore Corrado II (1027-1039) all’interno del crollo.
Lo scavo del settore meridionale della piazza d’armi può considerarsi concluso essendo giunti al terreno naturale privo di evidenze antropiche. Ciò porta a concludere, come peraltro già avanzato in altra sede (ARTHUR 2014), che la fondazione del castello di Lecce debba farsi risalire all’età Normanna. Lo studio dettagliato dei reperti ceramici e numismatici potrà aiutare a formulare una datazione più precisa. -
en
This season’s excavations by Salento University in the ‘piazza d’armi’ of Lecce castle mainly concentrated on the south and north areas. The excavations in the latter area were extended to the north and east in 2015. This season’s results were encouraging, providing further evidence for the rewriting of the history of Lecce castle.
In 2015, work in the north area uncovered a beaten floor surface of crushed tufa and earth made in the Aragonese period at the time when the remains of the Angevin castle were razed and the ‘piazza d’armi’ was created. Two concentrations of postholes were intercepted within this floor, situated close to the western and eastern edges of the sector. In both cases, the postholes, more or less equidistant, were on a rectilinear east-west alignment. The holes in the western part of the sector, had cut and damaged the earliest phases of a wall (US 8275), aligned east-west, reaching a depth of c. 80 cm. The holes found in the eastern part of the sector were a maximum of 30 cm deep. In both cases, the holes could have related to porticoed areas, palisades, or enclosures dating to a phase post-dating the Aragonese reorganisation of the courtyard.
An occupation level (US 8327) formed by beaten earth mixed with irregular medium-sized stone blocks and pottery datable to the 15th century was completely exposed following the removal of the last patch of the crushed tufa surface in the central and eastern parts of the sector. This level was cut in the central area by four pits; three were coeval and had a homogenous fill. The fourth, situated north-west of the other three and adjacent to wall US 8275, appeared irregular in shape and filled by three layers of soil containing material of various types and date (15th-16th century).This comprised stone and terracotta materials, including a large concentration of imbrices, in addition to plaster and charcoal. Once this pit was removed, the remains of a metalworking furnace emerged that had probably been destroyed during the construction of wall US 8275. All that remained was the floor of the chamber (US 8478), identifiable in a perfectly circular cordon of silty soil, and the dome (US 8475), made of the same material and found collapsed to the south. The cupola soil was completely excavated and contained a considerable quantity of charcoal and copper alloy slag. In addition, fragments belonging to a mould and the furnace’s bellows were also recovered.
In the southern sector of the excavation, the investigations concentrated on the area adjacent to its southern margin and, a little further north, inside a room. Both zones produced interesting evidence relating to the castle’s earliest phases.
Work took place next to the Federician wall US 619, intercepted during the first campaigns. In the room north of the wall, three floor levels were intercepted. The uppermost was made of beaten crushed tufa with a hearth, and below it were two 13th century beaten earth floors, probably relating to moments when the room was restructured, perhaps due to the fires documented by the substantial charcoal residue, found both in scattered form and in concentrations in all the floor surfaces. The last floor surface intercepted, probably of Federician date, preserved traces of a large-scale fire in which several timber beams were burnt. This evidence was carefully sampled and the excavation of the entire room postponed until next year.
South of wall US 619, evidence relating to the Norman occupation phase, identified last year, was excavated. The last layers above natural included a collapse that covered a large circular pit (US 8446). The collapse contained tiles, including several imbrices with wavy incised decoration, and dates to the 12th century. A coin of the king and emperor Corrado II (1027-1039) was found within the collapse.
The excavation of the southern sector of the ‘piazza d’armi’ can be considered completed as natural was reached. This leads to the conclusion that the foundation of Lecce castle must date to the Norman period. The detailed study of the pottery and numismatic finds will provide a more precise date. - Director
- Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto
- Research Body
- Dipartimento di Beni Culturali – Università del Salento
- Funding Body
- Università del Salento
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2017
- Summary
-
it
La campagna di scavo 2017, svoltasi tra i mesi di settembre ed ottobre presso la piazza d’armi del castello di Lecce ha restituito ulteriori importanti dati sulla sua storia ed evoluzione in un arco cronologico compreso tra i secoli XII e XVI.
Le indagini si sono concentrate nella porzione orientale dei settori meridionale (Ambiente I), centrale (Ambiente IV) e settentrionale (Ambienti VI e VII) dell’area.
Le stratigrafie riportate alla luce nell’area dell’Ambiente I confermano una prima fase normanna del castello. Strati di demolizione rinvenuti su resti murari hanno, infatti, restituito materiale riferibile al XII secolo. I setti murari venuti alla luce appartenevano ad un edificio dotato di una fondazione in pietre sbozzate, prive di malta. Le buche da palo ed i tagli rinvenuti solo all’interno di questi resti farebbero ipotizzare un alzato in legno e altro materiale deperibile, mentre la grande quantità di coppi registrati negli strati di demolizione indicherebbe una copertura in laterizi. La pavimentazione era invece costituita da un battuto in tufina. L’attuale esiguità dei resti, collocati principalmente nella porzione sud-orientale dell’area di scavo rende attualmente impossibile risalire alla forma e all’estensione dell’edificio. Il rinvenimento però nell’Ambiente VI di un setto murario simile nella fattura alle fondamenta della struttura sopra descritta potrebbe, con la prosecuzione degli scavi, gettare nuova luce sull’assetto dell’area in questo periodo.
Numerose risultano le attestazioni di età angioina. Alla fase comitale dei Brienne sembra rinviare un piano di frequentazione rinvenuto nell’Ambiente I che ha restituito, insieme ai reperti ceramici, compresi la RMR, anche tre denari di Carlo I D’Angiò (1266-78). Il piano si appoggiava ad un lungo setto murario (US 8030) che tagliava le strutture di età normanna. Tale muro costituisce il limite meridionale di un pavimento lastricato composto da grossi basoli differenti tra loro nella squadratura e nella planarità. Altri resti di una pavimentazione sono stati rinvenuti anche nella porzione centrale dell’area di scavo. Essi potrebbero indicare una fase in cui il castello era caratterizzato da un’area lastricata, riconducibile verosimilmente al periodo federiciano, come suggeriscono i rapporti stratigrafici con il muro US 8030 riferibile a questo momento storico.
Due piani di tufina rinvenuti nell’Ambiente VI attestano almeno due momenti di vita del vano. Lo scarico di materiali recuperato tra i due livelli pavimentali daterebbe il disuso del più antico a partire almeno dalla seconda metà del XIV secolo. Il piano più recente potrebbe invece essere stato utilizzato in un range cronologico compreso tra la seconda metà del XIV e la seconda metà del XV secolo, fase in cui il vano venne sigillato. La presenza di uno strato di apparente accumulo eolico o limoso tra il pavimento più recente ed il terreno utilizzato per riempire il vano suggerirebbe, inoltre, un periodo di disuso dell’ambiente prima della colmatura di XV secolo.
A partire dal XIV secolo sono databili invece i materiali rinvenuti nello strato di preparazione del pavimento in tufina intercettato nell’Ambiente VII. In questa fase il vano comunicava con l’Ambiente VI tramite una porta, successivamente tamponata.
Tra la fine del XIII secolo ed il XV secolo sono invece databili i due strati di riempimento più profondi dell’Ambiente IV. Gli strati sigillavano una vasca a sezione trapezoidale scavata nella roccia ed avente le stesse dimensioni del vano. Lo scavo parziale dell’ambiente non permette al momento di avanzare ipotesi certe circa la sua funzione, ma la presenza di una vasca farebbe presupporre la sua funzione nell’impiego di materiale liquido. L’ipotesi è avvalorata anche dal rinvenimento di residui di uno spesso strato di bolo e tufina che foderava le pareti rocciose e che probabilmente fu impiegato insieme ai blocchi e alla terra per tamponare e rendere impermeabili due cavità carsiche che solcavano la roccia della vasca. -
en
The 2017 excavations in the ‘piazza d’armi’ of Lecce castle provided further important data regarding its history and development in a period between the 12th and 16th centuries.
The excavations concentrated on the eastern part of the southern (Room 1), central (Room IV), and northern (Rooms VI and VII) sectors of the area.
The stratigraphy uncovered in Room I confirmed a first Norman phase. In fact, the demolition layers on top of the walled remains contained 12th century materials. The exposed walls were part of a structure with dry-stone built foundations of rough-hewn stone blocks. The postholes and cuts only present inside the walls suggest the standing walls were made of timber and other perishable materials, while the large quantity of imbrices documented in the demolition layers indicates the building had a tiled roof. The floor was a beaten surface of crushed tufa. At present, the scarcity of the remains, mainly concentrated in the south-eastern part of the excavation area, makes it difficult to define the shape and size of this building. However, the discovery in Room VI of a wall with a similar foundation construction could shed new light on the layout of the area in this period as the excavations continue.
There was a substantial amount of evidence for the Angevin period. An occupation layer in Room I seems to date to the period of the counts of Brienne, as three denari of Charles I of Anjou (1266-78) were found together with the pottery finds, which included RMR. The floor of this layer rested on a long wall (US 8030) cutting the Norman structures. This wall constituted the southern edge of a floor paved with large _basoli_ that differed in size and shaping. Other remains of flooring were found in the central part of the excavation area. This may indicate a period in which the castle was characterised by a paved area, probably the Frederician period, as suggested by the stratigraphic relationship with wall US 8030 dating to this historical period.
Two crushed tufa floors were uncovered in Room VI, attesting at least two periods of occupation here. Dumps of materials between the two floor levels date the earliest disuse to at least the second half of the 14th century. The latest floor surface could have been in use between the second half of the 14th century and the second half of the 15th century, when the room was sealed. The presence of a layer that appears to be an aeolian or silty accumulation between the latest floor and the soil used to fill the room suggests a period of disuse occurred before it was filled in the 15th century.
The materials found in the make-up for the crushed tufa floor identified in Room VII can be dated to the 16th century. In this phase, a door, later blocked, led from this room into Room VI.
The two lowest layers of fill in Room IV can be dated to between the end of the 13th century and the 15th century. These layers sealed a rock-cut vat with a trapezoidal section of the same dimensions as the room itself. As the room was only partially excavated, it is not possible to make any concrete suggestions about its function, but the presence of the vat suggests liquids were used here. This proposal is supported by the presence of the remains of a thick layer of bole and crushed tufa, which lined the rock faces of the vat and was probably used together with stone blocks and soil to block and waterproof the two karstic cavities that cut the rock of the vat. - Research Body
- Dipartimento di Beni Culturali – Università del Salento
- Funding Body
- Università del Salento
Media
- Name
- Castello Carlo V
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Le scoperte archeologiche emerse dalla campagna di scavo 2018 presso il castello “Carlo V” di Lecce hanno contribuito a chiarire meglio l’evoluzione della conformazione del castello in un arco cronologico compreso tra i secoli XI e XVI.
Le indagini finora svolte nell’Ambiente I hanno confermato che lo strato su cui le strutture normanne poggiano risale al periodo romano imperiale. La presenza di un battuto in tufina al di sotto del più superficiale dei livelli di età romana porterebbe inoltre a scartare l’ipotesi precedentemente avanzata della presenza di un’area di necropoli, avvalorando invece la tesi dell’esistenza di un edificio antecedente a quello normanno.
Ad una fase tardo antica sembra invece rimandare il setto murario rinvenuto nella porzione sud-orientale dell’Ambiente VI in cui è stata rinvenuta una moneta databile presumibilmente al V secolo.
Alla prima fase della contea normanna potrebbe invece rimandare il piano in tufina rinvenuto nell’ambiente III, la cui preparazione pavimentale ha restituito un follis bizantino databile alla seconda metà del XI secolo. Tale piano sembra essere stato demolito ed utilizzato insieme a quello superiore (XII-XIII sec.) per creare una superficie omogenea di appoggio ad un nuovo pavimento duecentesco in terra battuta. Quest’ultima pavimentazione risulta in quota con l’ingresso occidentale dell’ambiente e potrebbe essere quindi contemporanea alla creazione dell’accesso ad ovest del vano. La trasformazione duecentesca dell’area potrebbe pertanto avere a che fare con la _reparatio castrorum_.
I nuovi basoli rinvenuti al di sotto del setto murario orientale dell’ambiente VI e durante l’allargamento verso nord dello stesso ambiente mostrano come l’ampia area basolata proseguisse sia a oriente che verso nord.
Alla fase angioina appartengono invece i numerosi strati rinvenuti all’interno degli ambienti VI e VII. Sebbene non siano ancora chiare le destinazioni d’uso dei singoli vani, i livelli stratigrafici testimoniano molteplici fasi di frequentazione.
Scendendo nel particolare, l’Ambiente VI dovrebbe aver assunto le dimensioni oggi visibili a partire dal XIV – prima metà del XV secolo. L’ambiente però doveva già esistere poiché il muro orientale si appoggia al setto murario meridionale risalente probabilmente al periodo federiciano. A periodi di frequentazione dell’area precedenti al XIV – prima metà del XV secolo rimandano anche le gettate di materiale rinvenute nella porzione occidentale dell’Ambiente VI dove sono stati rivenuti due strati databili a partire dal XIII secolo.
Sempre al periodo angioino sembrano risalire i materiali recuperati negli strati pavimentali nell’Ambiente VII intaccati dalla fornace per campana. Nella stessa area però il rinvenimento di un silos tra gli strati più profondi indicherebbe una fase più antica ancora da indagare.
Alla fase aragonese invece rimandano sia il piano pavimentale in terra battuta e grandi conci nell’ambiente IV, sia alcune delle gettate di materiale scavate a sud del setto murario con orientamento est-ovest nell’ambiente VII. Allo stato degli scavi sono inoltre riconoscibili almeno due fasi riguardanti questo muro. Una prima fase sembrerebbe essere precedente o contemporanea alla sistemazione del cortile di età aragonese. A questo periodo infatti apparterrebbero due camminamenti che si interrompono all’altezza della fossa di spoliazione del muro. Una seconda fase potrebbe essere invece quella relativa alla costruzione della scalinata cinquecentesca. Allo stato attuale degli scavi non è chiaro quando il primo setto murario sia stato demolito, l’unico dato certo è che esso fu in parte intaccato dai buchi di palo che trovano corrispondenza con altri tre tagli pseudocircolari collocati poco più a sud. Tali buchi potrebbero essere relativi ad un porticato o ad impalcature lignee allestite durante il cantiere di costruzione della scalinata cinquecentesca.
Altre testimonianze di XVI secolo provengono dagli ambienti IV e V dove sono stati intercettati i residui della pavimentazione in tufina della piazza d’armi. Negli stessi ambienti sono stati registrati anche due piani in tufina seicenteschi. -
en
The discoveries made during the 2018 campaign in the “Carlo V” castle in Lecce have contributed towards further clarifying its architectural evolution between the 11th and 16th centuries.
The investigations undertaken to date in Room 1 confirm that the layer on which the Norman structures rests dates to the Roman imperial period. Moreover, the presence of a beaten crushed tufa surface below the uppermost Roman level suggests that the previous hypothesis of the presence of a necropolis is no longer valid, and that instead there was a pre-existing building on the site of the Norman structure.
The wall found in the south-eastern part of Room VI, where a coin presumably datable to the 5th century was found, seems to date to the late antique period.
The crushed tufa surface found in Room III, in whose make-up a Byzantine _follis_ datable to the second half of the 11th century was found, seems to belong to the first phase of the Norman county. The tufa surface appeared to have been demolished and used together with the surface above it (12th-13th century) to create a uniform surface on which a new 13th century floor was built and could therefore be contemporary with the creation of the entrance to the west of the room. Therefore, 13th century transformation could relate to the _reparatio_ _castrorum_.
The new basoli found below the east wall of Room VI and during the excavation of the northern part of the same room show that the large basalt-paved area continued both to the east and to the north.
The numerous layers found inside rooms VI and VII belonged to the Angevine phase. Although the use of each room is not clear, the stratigraphic levels attest multiple occupation phases.
In detail, Room VI must have reached the size visible today from the 14th century-first half of the 15th century onwards. However, the room must have already existed as the east wall rests on top of the south wall that probably dates to the Federician period. Occupation of the area preceding the 14th century-first half of the 15th century was attested by dumps of material found in the eastern part of Room VI where two layers datable to the 13th onwards were found.
The materials recovered from the floor layers in Room VII, which were cut by a bell-making furnace, also dated to the Angevine period. However, in the same area the discovery of a silo between the deepest layers indicates the presence of an even earlier phase to be investigated.
Both the beaten earth floor and the large worked stone blocks in room IV date to the Aragonese phase, as do the dumps of materials excavated south of the wall of room VII on an east-west alignment. Thus far, two phases can be associated with this wall. In fact, two walkways that terminate at the robber trench for this wall seem to date to this period. A second phase may relate to the construction of the 16th century staircase. At present, it remains unclear when the first wall was demolished, the only certainty is that it was partially cut by postholes situated in correspondence with three sub-circular cuts situated just to the south. These postholes could relate to a portico or timber scaffolding put up during the construction of the 16th century staircase.
Further 16th century evidence was found in rooms IV and V where the remains of the crushed tufa paving of the ‘piazza d’armi’ was identified. Two 17th century crushed tufa floors were also found in the same rooms. - Research Body
- Dipartimento di Beni Culturali – Università del Salento
Media
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Arthur, Tinelli, Vetere 2008P. Arthur, M. Tinelli, B. Vetere, 2008, Archeologia e storia nel castello di Lecce: notizie preliminari, in Archeologia Medievale XXXV: 333-364.
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Arthur et al 2003P. Arthur, A. Bramato, P. Tagliente, B. Vetere, 2003, Medioevo e Rinascimento al castello Carlo V di Lecce, Galatina.
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Arthur et al. 2005P. Arthur, B. Vetere, M. Limoncelli, M. Tinelli, 2005, Castello Carlo V (LE), in Archeologia Post-medievale. Società, Ambiente, Produzione 9: 212-213.
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Tinelli 2008M. Tinelli, 2008, Ceramiche medievali e moderne dal castello di Lecce, in Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano 11: 81-111.
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Arthur, Tinelli 2011P. Arthur, M. Tinelli, 2011, Lecce, Castello Carlo V, scheda in «Archeologia Medievale», XXXVIII: 346.
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Arthur 2014ARTHUR P. 2014, Dieci anni di archeologia al castello di Lecce in Il Castello Carlo V: tracce, memorie, protagonisti, a cura di CANESTRINI F., CACUDI G., Galatina, pp. 29-35.
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Sarcinelli 2014SARCINELLI G. 2014, Il catalogo delle monete in Il Castello Carlo V: tracce, memorie, protagonisti, a cura di CANESTRINI F., CACUDI G., Galatina, pp. 46-48.
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Tinelli 2014TINELLI M. 2014, Il catalogo dei reperti archeologici in Il Castello Carlo V: tracce, memorie, protagonisti, a cura di CANESTRINI F., CACUDI G., Galatina, pp. 36-45.
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Canestrini, Cacudi 2014F. Canestrini, G. Cacudi (a cura di) 2014, Il Castello Carlo V: tracce, memorie, protagonisti, Congedo Ed. Galatina.
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Tinelli 2013Tinelli, M. 2013, L’archeologia del castello di Lecce nell’età del Principato, in B. VETERE (a cura di), Atti del Convegno di Studi “Un principato territoriale nel Regno di Napoli? Gli Orsini del Balzo Principi di Taranto (1399-1466)” (20-22 Ottobre, Lecce), Roma: 617-629.


