- Item
- AIAC_2452
- Name
- Grotta di Santa Maria di Agnano
- Date Range
- 40000 BC – 1700
- Website
- http://www.museiostunifasano.it/
Seasons
-
AIAC_2452 - Grotta di Santa Maria di Agnano - 2010La grotta di Santa Maria di Agnano si apre lungo il pendio del “monte” Risieddi,ad Ovest di Ostuni ed è un grande riparo sottoroccia alto circa 10 metri ad andamento pressoché orizzontale, ad una quota compresa tra i 169,50 e i 173 metri sul livello del mare. Il complesso si divide in tre settori, interno, di riparo sottoroccia ed esterno. Al centro domina la cappella seicentesca che divide la grande grotta in due aree definite rispettivamente cavità occidentale e cavità orientale. All’interno della cavità occidentale C. De Giorgi segnalava nel 1882 l'esistenza di un altare in rovina ed i resti di un affresco. D. Coppola agli inizi degli anni '70 metteva in evidenza il grande interesse archeologico del complesso di S. Maria di Agnano. Dal 21 aprile al 4 maggio 1987 D. Coppola in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, eseguiva un saggio di scavo esplorativo di m 8 x m 3 che documentava l'esistenza di aree funzionali ad un culto ubicate all'esterno della vera e propria cavità, con il rinvenimento di un focolare del IV sec. a.C. contornato da offerte votive. Si rinvennero anche frammenti ceramici con iscrizioni dedicatorie e terrecotte figurate. Dal 16 settembre 1991 al 22 febbraio 1992 si effettuava la prima regolare campagna di scavi nella grotta di Santa Maria di Agnano. Le ricerche hanno portato alla scoperta di importantissime testimonianze paleolitiche. Nella cavità occidentale sono stati rinvenuti due seppellimenti di età gravettiana (Ostuni 1 e 2), posti in posizione contratta. Ostuni 1, datato al 24.410 ± 320 B.P. (Gif 9247) in base ai carboni contenuti nella fossa della sepoltura, era una gestante di circa 20 anni con i resti di un feto ad uno stadio di sviluppo avanzato. La sepoltura Ostuni 2, più recente pur appartenendo alla stessa cultura gravettiana, è stata recentemente datata su un frammento osseo al 23450+ 170 B.P. (ETH-24006). Nella cavità orientale si apriva una trincea di m 10 x 3 (divisa in due settori contigui, G, di m 3 x 3 ed E, di m 7 x 3), con uno spessore dei depositi finora esplorati di circa m 3 con resti stratificati dall’età medievale al Paleolitico superiore. Gli scavi su concessione del 2009 hanno evidenziato l’esistenza all’esterno di un livello epigravettiano (LTL2513A 17850 – 1770 cal BC.; LTL2786A 15255±65 -20.7±0.1 non calibrata; LTL2514A 9700 – 9290 cal BC) seguito da un crollo e da un sottostante livello gravettiano (LTL1811A 23945±110 -15.4±0.5), correlabile alla sepoltura Ostuni 1 dell’interno. L’ampliamento dell’area santuariale esterna, con la collaborazione di Martine Dewailly ed Alessandro Quercia, ha evidenziato resti significativi del santuario messapico con materiali in situ riferibile ai rituali cultuali consistenti in ceramiche indigene e d’importazione, iscrizioni messapiche e bronzi. Si segnalano numerosi circoli di pietre con fosse votive e resti di offerte oltre ai resti di un muro a blocchi calcarei squadrati solo identificato e da scavare nel corso del 2010.
-
AIAC_2452 - Grotta di Santa Maria di Agnano - 2015La campagna di scavo archeologico nel Parco Archeologico e Naturalistico di Santa Maria di Agnano, eseguita sotto direzione scientifica del prof. Donato Coppola e condotta nel 2015, ha rivolto la strategia di indagine all’analisi stratigrafica di tre aree di scavo. La prima zona d’indagine fa riferimento all’area situata in prossimità della parete rocciosa occidentale, in continuità con il saggio di approfondimento degli anni 2010-2011. Le operazioni hanno interessato un ampliamento del saggio di scavo delle aree H-I-P-Q mirando sia all’individuazione della fondazione dei massi calcarei del peribolo sacro arcaico-classico sia all’intercettazione di probabili livelli non sconvolti dalla continua attività antropica di modifiche sostanziali nel sito. La stratigrafia archeologica della zona S risulta variamente composta e articolata da livelli di terreno ad uso agricolo e depositi archeologici riferibili al Neolitico. Sul piano di frequentazione neolitica si impiantano diversi residui di focolari, evidenziati da aree più o meno estese di residui carboniosi di difficile attribuzione: tra questi, addossato alla ripida parete rocciosa che delimita il saggio archeologico a W, è disposto un piano in argilla concotta riferibile ad un ampio focolare (Focolare 1/Fossa-Focolare1 bis) e, nelle vicinanze, il Focolare 2, privo di una struttura di combustione in argilla concotta come il precedente, che è composto da un primo livello caratterizzato da scarsi frammenti di ceramica neolitica e un piano basale con affioramenti di fauna pleistocenica e industria litica epipaleotica-mesolitica. Addossata al peribolo, sul lato N, è stata rinvenuta una piccola opera muraria con evidente carattere rituale, denominata Area Rituale 1: la struttura è foderata di lastre e blocchi calcarei appiattiti, impreziosita dalla presenza di due altari in pietra calcarea conservati _in situ_. Tra i rinvenimenti che sostengono la datazione dell’evidenza tra il IV e il III secolo a.C. vi sono una protome fittile con capigliatura fluente e alto copricapo, collegata ad una divinità femminile e verosimilmente Demetra con pòlos, e un’anfora miniaturistica. Ad est dell’Area rituale 1 è stato individuato un ulteriore settore rituale, denominato Area Rituale 2. L’area è definita da una struttura muraria, realizzata con blocchi in calcare e secondo un andamento semicircolare. Il record archeologico segnala la presenza di una _hydria_ frammentaria dipinta con esili fasce rosse e decorata, sulla superficie esterna dell’ansa a nastro verticale, con il simbolo di una “fiaccola a quattro bracci”, usuale attributo del culto demetriaco, e una punta lanceolata in ferro deposta verticalmente e databile al IV sec. a.C. Un’ulteriore esplorazione archeologica è stata effettuata sulla terrazza inferiore, antistante alla grotta (area M e L). Nell’allargamento sud dell’area M si sono messe in luce pietre di grandi dimensioni situate ad una quota superiore rispetto al crollo esplorato nel 2011, dal quale sono separate da uno strato di terra; questo induce a pensare che il crollo si sia svolto in due fasi. Nella parete sud-ovest dell'area L, è affiorato un blocco quadrangolare di grandi dimensioni che presenta delle modanature sui due lati a vista e un foro per l’inserimento di una grappetta, che suggeriscono la sua appartenenza ad una struttura di importanti dimensioni. Lo scavo nell’angolo nord-ovest dell’area ha messo in luce uno strato dove il terreno di colore giallo si presenta molto friabile. Esso corrisponderebbe allo sbriciolamento di una pietra locale, chiamata «tufina», e potrebbe essere un piano costruito di cui bisognerà indagare sia l'andamento che l'estensione. L'indagine archeologica effettuata quest'anno ha evidenziato una maggiore estensione del crollo, in particolare nell’area M verso sud e verso. Verso nord il crollo sembra seguire un pendio piuttosto marcato. -
AIAC_2452 - Grotta di Santa Maria di Agnano - 2016Nel 2016 le ricerche archeologiche nel sito di Santa Maria di Agnano sono proseguite nelle aree già indagate nel 2015 con l’estensione dello scavo del muro di recinzione ellenistico, l’esplorazione dei livelli olocenici e pleistocenici sottostanti la parete rocciosa occidentale del riparo nell’Area H-I-P-Q, la prosecuzione nei settori identificati come « Scavo esterno » riferibile alle stratificazioni paleolitiche, le Aree dei quadrati L-M, pertinenti alla terrazza centrale inferiore dove sono attestate frequentazioni già a partire da epoca ellenistica ; inoltre sono state eseguite delle indagini geofisiche. La prosecuzione dell’indagine stratigrafica nell’area H-P nel 2016 ha evidenziato una sequenza di depositi naturali che hanno restituito strumenti litici non particolarmente consistenti, caratterizzati dalla presenza di alcuni grattatoi circolari e ipermicrolitici, che rimandano ad una cronologia mesolitica. La sequenza del Mesolitico recente si compone di una diacronia stratigrafica definita da momenti di intensa frequentazione a carattere rituale dell’area alternati a momenti di cesura. Emerge con chiarezza da una paleosuperficie identificata come piano di frequentazione una disposizione con andamento circolare di pietre di piccolo e medio modulo (Circolo 3) e la presenza di un ciottolo calcareo, recante un’incisione a sintassi lineare-scaliforme, che sostengono l’ipotesi del carattere rituale dell’area a ridosso della parete rocciosa. Nell’area H-I si è eseguito un approfondimento di scavo al fine di verificare la consistenza stratigrafica del deposito sottostante. La parte superiore del deposito si ricollega alla frequentazione neolitica già evidenziata nell’area. Nelle sottostanti UUSS si rinvengono spatole in osso, probabilmente rapportabili ai resti identificati di un probabile circolo di pietre rituale e, infine, nei livelli successivi ci sono testimonianze rapportabili ad una fase dell’Epigravettiano finale, con una datazione calibrata assoluta che ci riporta al 9141 BC - 8763 BC (95.4 %) (LTL16801) con industrie litiche tra le quali prevalgono le punte microgravettiane. Nell’ambito delle attività per il restauro dell’Area rituale 1 si è identificato un deposito votivo, obliterato da una tegola, ricavato in prossimità del paramento murario che definisce a est l’Area Rituale 1: il _corpus_ ceramico che lo compone, ancorabile tra la gli ultimi decenni del IV e il III secolo a.C., è costituito da una lucerna integra trilychne con scialbatura bianca e una olla kantharoide miniaturistica bilobata e con anse a volute, nonché da frammenti di una coppa con decorazione a rilievo raffigurante una biga, con auriga e cavalli in corsa; l’offerta di una lucerna polilychne fa riferimento ad una dimensione votiva non strettamente connessa con il culto di Demetra ma potrebbe rinviare ad altre divinità ctonie ad essa associate. Per quanto concerne lo scavo dei quadrati L e M, ci si è concentrati nell’allargamento effettuato a settembre 2015, cercando di raggiungere lo strato composto dallo sbriciolamento di una pietra locale, chiamata «tufina», apparso nell’angolo nordovest nel 2015. Si è poi proseguita l’operazione di rimozione dei crolli di tegole sulle vaste aree rinvenendo una serie di reperti asseribili alla prima fase ellenistica del santuario (fine IV-III secolo a.C.). Lo scavo dell’area SMA-Esterno ha riguardato essenzialmente 2 livelli di un’unica US. La maggior parte dei reperti litici rinvenuti è costituita da selce color miele di origine garganica. Tra gli strumenti più presenti si attestano bulini, grattatoi, strumenti a dorso e autentiche microgravette spesso bipunte. Lo strato si attesta come cronologicamente legato ad un Gravettiano classico leggermente più recente o contemporaneo alla sepoltura di Ostuni 1
-
AIAC_2452 - Grotta di Santa Maria di Agnano - 2017La prosecuzione dell’indagine stratigrafica nell’area HP ha evidenziato una sequenza di frequentazioni antropiche epipaleolitiche-mesolitiche meno definite e strutturate a cui si susseguono episodi periodici, ma non isolati, rappresentati da pratiche cultuali legate alla disposizione di circoli di pietre contestualmente ad ossi animali e diverse pietre con incisioni lineari e sintassi decorative geometriche più complesse. È stato aperto un nuovo saggio di approfondimento denominato Area R, nella zona E del santuario. A seguito di una iniziale stratigrafia caratterizzata da fasi moderne e medievali, si è giunti ad un livello cronologicamente chiuso. All’interno di questo strato è stata rinvenuta una piccola coppa in stile egnatino e un’anfora di tipo panatenaico apula a tempera rosso-arancio con suddipinture in nero, frammentata ma del tutto ricostruibile nel suo profilo. Negli strati immediatamente successivi l’US, sono venuti alla luce 4 circoli in pietra scarichi e un circolo contenente ancora le offerte un oinochoe trilobato scialbato di produzione arpana (IV-fine III a.C.) e una patera a vernice nera quasi integra contenente un astragalo in parte bruciato e un ciottolo di provenienza allogena, di color nero, recante incisioni lineari non organizzate sulle superfici. Oltre ai al materiale ceramico, sono stati rinvenuti numerosi frammenti architettonici tra i quali spicca un elemento in calcare recante un bassorilievo con motivo ad onde. Di particolare interesse è il rinvenimento, in associazione con questi elementi, di frammenti relativi ad un piano pavimentale in terracotta sui quali sono visibili evidenti residui di cocciopesto e che farebbe pensare all’esistenza di una vasca. Si segnala, infine, la contestuale presenza di numerose iscrizioni su materiale ceramico e, per la prima volta, lapideo tra le quali spicca un frammento recante sei lettere in alfabeto greco, e in lingua messapica, distribuite su quattro righe (V-IV secolo a.C.). A Sud dell’area R si è deciso di aprire un nuovo saggio d’indagine, denominato area S. Si è immediatamente posto in evidenza, nella zona S/W dell’area di scavo, un filare di blocchi sbozzati e squadrati posti in opera con malta come legante e con orientamento E-W e databile, in base ai reperti ceramici rinvenuti, ad una fase tra il XII e XIV secolo d.C. Un ulteriore approfondimento è stato effettuato nella zona E dell’area di scavo. Qui, ad una profondità di circa 50 cm. dal piano di campagna, è stato portato alla luce un nuovo filare con orientamento N/E-S/W, più arcaico del precedente, composto da grossi blocchi calcarei semi-sbozzati e sul cui impianto va in parte a poggiarsi il successivo setto murario. -
AIAC_2452 - Grotta di Santa Maria di Agnano - 2018Le indagini archeologiche del 2018 a Santa Maria di Agnano hanno interessato sia le aree di scavo già esplorate nell’anno precedente, sia due nuovi saggi di approfondimento: l’esplorazione dei livelli olocenici e pleistocenici sottostanti la parete rocciosa del riparo nell’Area H-P; i settori identificati come “Scavo esterno”, riferibile alle stratificazioni paleo-epipaleolitiche; le Aree L-M, pertinenti alla terrazza inferiore dove sono attestati strati d’epoca ellenistica; le aree Re e T impostate sulla terrazza inferiore e nella grotta occidentale. Anche nelle brevi indagini di quest’anno nell’area HP, viene evidenziata una sequenza di frequentazioni antropiche epipaleolitiche-mesolitiche meno definite rispetto alle precedenti e strutturate a cui si susseguono episodi periodici, ma non isolati, rappresentati da pratiche cultuali con disposizione di pietre con incisioni lineari. È stato aperto un nuovo saggio di approfondimento denominato Area Re, nella zona E del santuario. Alla rimozione dell’unità stratigrafica contenente humus è seguito il rinvenimento di una fossa (o taglio) contenente i resti di una deposizione canina (collocabile dopo il III secolo a.C.) La deposizione si configura all’interno di rituali di purificazione e sacralizzazione dell’area, nonché di protezione delle aree votive sottostanti. Dall’ US 5006, tagliata dalla sepoltura del cane, si attesta una fase di frequentazione antica in cui la ceramica dipinta a fasce e a vernice nera diviene cronologicamente caratterizzante. Le forme della ceramica comune acroma rimandano a forme (ad una prima analisi non approfondita) tipiche del VI-III secolo a.C. che ben si accordano con la ceramica a vernice nera e alle ceramiche da fuoco di chiara natura rituale relative ad una ultima fase di utilizzo dell’area sacra. Con la rimozione dell’US successiva alla deposizione si è posta in luce una particolare realtà stratigrafica: un circolo di pietre (bothros) contenente ancora l’offerta di una kylix a vernice nera e piede alto, una moneta in bronzo di arpi (del tipo toro/cavallo) e un monile circolare in bronzo. A seguito di uno strato di accumulo di pietrame abbastanza compatto, viene messa in luce una nuova e corposa frequentazione databile alla seconda metà del quarto secolo con strati ricchi di frammenti ceramici e tegole. Lo strato, spesso circa 25-30 cm., parrebbe essere un rigetto non disordinato del materiale votivo e cultuale del santuario. Riprova della natura di questo strato è il rinvenimento di un frammento di iscrizione messapica su pietre, antefisse e lamine in bronzo. Gli strati successivi mostrano una graduale, seppur netta rispetto alla realtà precedente, diminuzione della frequentazione dell’area. È verosimile che nelle fasi più antiche (precedenti la metà del IV secolo) questa area fosse marginale o non rientrasse pienamente nella frequentazione santuariale. Ad una profondità di 180 cm. circa dal piano di campagna, viene individuata una sistemazione dell’area ad opera di blocchi di grande e medio modulo. Si è deciso di aprire un nuovo saggio d’indagine nella volontà di comprendere le dinamiche antropiche e votive all’interno della grotta occidentale. Data la difficoltà e delicatezza delle operazioni, si è deciso di preparare l’area per uno scavo futuro, ripulendo e delimitando un saggio di scavo di circa 3x4 m e rimuovendo solo la prima unità stratigrafica. Si segnala il rinvenimento di lucerne integre antiche (IV-III a.C.) scialbate in bianco che rimandano ai rituali notturni relativi alle divinità ctonie. Si evidenzia anche il rinvenimento di un frammento di colonnina e un grosso blocco modanato e decorato dalla incerta cronologia.
Media
- Name
- Grotta di Santa Maria di Agnano
- Year
- 2010
- Summary
-
it
La grotta di Santa Maria di Agnano si apre lungo il pendio del “monte” Risieddi,ad Ovest di Ostuni ed è un grande riparo sottoroccia alto circa 10 metri ad andamento pressoché orizzontale, ad una quota compresa tra i 169,50 e i 173 metri sul livello del mare.
Il complesso si divide in tre settori, interno, di riparo sottoroccia ed esterno.
Al centro domina la cappella seicentesca che divide la grande grotta in due aree definite rispettivamente cavità occidentale e cavità orientale.
All’interno della cavità occidentale C. De Giorgi segnalava nel 1882 l'esistenza di un altare in rovina ed i resti di un affresco. D. Coppola agli inizi degli anni '70 metteva in evidenza il grande interesse archeologico del complesso di S. Maria di Agnano.
Dal 21 aprile al 4 maggio 1987 D. Coppola in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, eseguiva un saggio di scavo esplorativo di m 8 x m 3 che documentava l'esistenza di aree funzionali ad un culto ubicate all'esterno della vera e propria cavità, con il rinvenimento di un focolare del IV sec. a.C. contornato da offerte votive. Si rinvennero anche frammenti ceramici con iscrizioni dedicatorie e terrecotte figurate. Dal 16 settembre 1991 al 22 febbraio 1992 si effettuava la prima regolare campagna di scavi nella grotta di Santa Maria di Agnano.
Le ricerche hanno portato alla scoperta di importantissime testimonianze paleolitiche. Nella cavità occidentale sono stati rinvenuti due seppellimenti di età gravettiana (Ostuni 1 e 2), posti in posizione contratta. Ostuni 1, datato al 24.410 ± 320 B.P. (Gif 9247) in base ai carboni contenuti nella fossa della sepoltura, era una gestante di circa 20 anni con i resti di un feto ad uno stadio di sviluppo avanzato. La sepoltura Ostuni 2, più recente pur appartenendo alla stessa cultura gravettiana, è stata recentemente datata su un frammento osseo al 23450+ 170 B.P. (ETH-24006).
Nella cavità orientale si apriva una trincea di m 10 x 3 (divisa in due settori contigui, G, di m 3 x 3 ed E, di m 7 x 3), con uno spessore dei depositi finora esplorati di circa m 3 con resti stratificati dall’età medievale al Paleolitico superiore. Gli scavi su concessione del 2009 hanno evidenziato l’esistenza all’esterno di un livello epigravettiano (LTL2513A 17850 – 1770 cal BC.; LTL2786A 15255±65 -20.7±0.1 non calibrata; LTL2514A 9700 – 9290 cal BC) seguito da un crollo e da un sottostante livello gravettiano (LTL1811A 23945±110 -15.4±0.5), correlabile alla sepoltura Ostuni 1 dell’interno.
L’ampliamento dell’area santuariale esterna, con la collaborazione di Martine Dewailly ed Alessandro Quercia, ha evidenziato resti significativi del santuario messapico con materiali in situ riferibile ai rituali cultuali consistenti in ceramiche indigene e d’importazione, iscrizioni messapiche e bronzi. Si segnalano numerosi circoli di pietre con fosse votive e resti di offerte oltre ai resti di un muro a blocchi calcarei squadrati solo identificato e da scavare nel corso del 2010. -
en
The grotto of Santa Maria di Agnano opens on the slope of “monte” Risieddi, to the west of Ostuni, forming a large shelter under an overhang circa 10 m high. The cavity is almost horizontal as it goes back into the rock face, at between 169.50 and 173 m a.s.l.
The complex is divided into three sectors, the interior, the shelter under the overhang and the exterior.
The central part is dominated by the 17th century chapel which divides the great cavity into two areas, the west cavity and the east cavity.
In 1882 C. De Giorgi noted the existence of a ruined altar and the remains of a fresco in the west cavity. At the beginning of the 1970 D. Coppola focused attention on the archaeological importance of the complex of S. Maria di Agnano.
From the 21st April - 4th May 1987 D. Coppola, in collaboration with the Archaeological Superintendency for Apulia, dug a trial trench (8 x 3 m) which documented the existence of cult areas situated outside of the cavity itself, with the discovery of a 4th century B.C. hearth surrounded by votive offerings. Pottery fragments with dedicatory inscriptions and figured terracottas were also found. The first full excavation campaign in the grotto of Santa Maria di Agnano took place between the 16th September 1991-22nd February 1992.
The excavations uncovered very important palaeolithic evidence. In the west cavity two burials of the Gravettian period (Ostuni 1 and 2) were excavated, the individuals having been buried in a fetal position. Ostuni 1, dated to 24.410 ± 320 B.P. (Gif 9247) on the basis of the charcoal found in the grave, was a pregnant woman with the remains of a fetus at an advanced stage of development. The burial Ostuni 2 was later although still of the Gravettian culture and was recently dated from a bone fragment to 23450+ 170 B.P. (ETH-24006).
In the east cavity a 10 x 3 m trench was opened (divided into two sectors G, m 3 x 3 and E, m 7 x 3). The archaeological deposit reached a thickness of circa 3 m with stratified remains dating from from the medieval to Upper Palaeolithic periods. Outside the grotto the 2009 excavations documented the existence of an Epigravettian level (LTL2513A 17850 – 1770 cal BC.; LTL2786A 15255±65 -20.7±0.1 un-calibrated; LTL2514A 9700 – 9290 cal BC) followed by a collapse and an underlying Gravettian layer (LTL1811A 23945±110 -15.4±0.5), correlating with the burial Ostuni 1 in the interior. The extension of excavation in the external sanctuary area, with the collaboration of Martine Dewailly and Alessandro Quercia, exposed substantial remains of the Messapian sanctuary with in situ materials relating to cult rituals comprising local and imported pottery, Messapian inscriptions and bronzes. Numerous stone circles with votive pits and the remains of offerings, as well as the remains of a wall of squared limestone blocks were identified and will be excavated during 2010. - Summary Author
- Donato Coppola
- Research Body
- Università degli Studi di Bari
Media
- Name
- Grotta di Santa Maria di Agnano
- Year
- 2015
- Summary
-
it
La campagna di scavo archeologico nel Parco Archeologico e Naturalistico di Santa Maria di Agnano, eseguita sotto direzione scientifica del prof. Donato Coppola e condotta nel 2015, ha rivolto la strategia di indagine all’analisi stratigrafica di tre aree di scavo.
La prima zona d’indagine fa riferimento all’area situata in prossimità della parete rocciosa occidentale, in continuità con il saggio di approfondimento degli anni 2010-2011. Le operazioni hanno interessato un ampliamento del saggio di scavo delle aree H-I-P-Q mirando sia all’individuazione della fondazione dei massi calcarei del peribolo sacro arcaico-classico sia all’intercettazione di probabili livelli non sconvolti dalla continua attività antropica di modifiche sostanziali nel sito. La stratigrafia archeologica della zona S risulta variamente composta e articolata da livelli di terreno ad uso agricolo e depositi archeologici riferibili al Neolitico. Sul piano di frequentazione neolitica si impiantano diversi residui di focolari, evidenziati da aree più o meno estese di residui carboniosi di difficile attribuzione: tra questi, addossato alla ripida parete rocciosa che delimita il saggio archeologico a W, è disposto un piano in argilla concotta riferibile ad un ampio focolare (Focolare 1/Fossa-Focolare1 bis) e, nelle vicinanze, il Focolare 2, privo di una struttura di combustione in argilla concotta come il precedente, che è composto da un primo livello caratterizzato da scarsi frammenti di ceramica neolitica e un piano basale con affioramenti di fauna pleistocenica e industria litica epipaleotica-mesolitica.
Addossata al peribolo, sul lato N, è stata rinvenuta una piccola opera muraria con evidente carattere rituale, denominata Area Rituale 1: la struttura è foderata di lastre e blocchi calcarei appiattiti, impreziosita dalla presenza di due altari in pietra calcarea conservati _in situ_. Tra i rinvenimenti che sostengono la datazione dell’evidenza tra il IV e il III secolo a.C. vi sono una protome fittile con capigliatura fluente e alto copricapo, collegata ad una divinità femminile e verosimilmente Demetra con pòlos, e un’anfora miniaturistica. Ad est dell’Area rituale 1 è stato individuato un ulteriore settore rituale, denominato Area Rituale 2. L’area è definita da una struttura muraria, realizzata con blocchi in calcare e secondo un andamento semicircolare. Il record archeologico segnala la presenza di una _hydria_ frammentaria dipinta con esili fasce rosse e decorata, sulla superficie esterna dell’ansa a nastro verticale, con il simbolo di una “fiaccola a quattro bracci”, usuale attributo del culto demetriaco, e una punta lanceolata in ferro deposta verticalmente e databile al IV sec. a.C.
Un’ulteriore esplorazione archeologica è stata effettuata sulla terrazza inferiore, antistante alla grotta (area M e L). Nell’allargamento sud dell’area M si sono messe in luce pietre di grandi dimensioni situate ad una quota superiore rispetto al crollo esplorato nel 2011, dal quale sono separate da uno strato di terra; questo induce a pensare che il crollo si sia svolto in due fasi. Nella parete sud-ovest dell'area L, è affiorato un blocco quadrangolare di grandi dimensioni che presenta delle modanature sui due lati a vista e un foro per l’inserimento di una grappetta, che suggeriscono la sua appartenenza ad una struttura di importanti dimensioni. Lo scavo nell’angolo nord-ovest dell’area ha messo in luce uno strato dove il terreno di colore giallo si presenta molto friabile. Esso corrisponderebbe allo sbriciolamento di una pietra locale, chiamata «tufina», e potrebbe essere un piano costruito di cui bisognerà indagare sia l'andamento che l'estensione. L'indagine archeologica effettuata quest'anno ha evidenziato una maggiore estensione del crollo, in particolare nell’area M verso sud e verso. Verso nord il crollo sembra seguire un pendio piuttosto marcato. -
en
The 2015 excavations in the Archaeological and Nature Park of Santa Maria di Agnano concentrated on the stratigraphic analysis of the three investigated areas.
The first zone was an area situated close to the western rock face, continuing the trench excavated in 2010-2011. The excavation of areas H-I-P-Q was extended with the aim of identifying the foundation of the limestone boulders forming the archaic-Classical _peribolos_ and intercepting levels that were not disturbed by the continual man-made modifications to the site. The archaeological stratigraphy in the south zone comprised various levels of agricultural soil and archaeological deposits dating to the Neolithic period. The Neolithic occupation surface presented hearths attested by various sized spreads of charcoal residue of difficult attribution. There was also a large hearth (Hearth1/Pit-Hearth1 bis) with a baked clay surface abutting the steep rock face delimiting the trench to the west. Nearby, Hearth 2 did not have a combustion structure of baked clay like the first, but was formed by a first level comprising a few fragments of Neolithic pottery and a base surface with outcrops of Pleistocene fauna and Epipalaeolithic-Mesolithic lithic industry.
A small walled structured with a clear ritual function (Ritual Area 1) was situated up against the north side of the _peribolos_. It was lined with limestone slabs and flattened blocks and had two limestone altars preserved _in_ _situ_. Among the finds supporting the dating to between the 4th and 3rd centuries B.C. were a terracotta _protome_ with flowing hair and tall cap, a female divinity, probably Demeter, wearing a _pòlos_, and a miniature amphora. Another ritual area (Ritual Area 2) was identified to the east of Ritual Area 1. It was delimited by a semi-circular wall of limestone blocks. The finds included a fragmented _hydria_ painted with narrow red bands and decorated on the external surface of the vertical strap handle with the symbol of a “four-branched torch”, usually attributed to the cult of Demeter, and an iron lanceolate spearhead placed vertically and datable to the 4th century B.C.
Further excavation took place on the lower terrace in front of the grotto (area M and L). In the southern extension of area M, large stones were uncovered situated at a higher level than the collapse investigated in 2011, from which they were separated by a layer of earth. This suggests the collapse occurred in two phases. A large quadrangular block with mouldings on the two visible sides, and a hole for the insertion of a cramp, which probably belonged to a large building, emerged from the south-western wall of area L. The excavation of the north-eastern corner of the area revealed a layer of friable yellow earth. This was crumbled local stone, called “tufina”, and could represent a surface whose alignment and size remain to be investigated. This season’s excavations showed the collapse to be more extensive, in particular area M towards the south and east. Towards the north, the collapse seemed to follow the line of a marked slope. - Summary Author
- Donato Coppola – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Michele Pellegrino - Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Nicola de Pinto - Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Research Body
- Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Media
- Name
- Grotta di Santa Maria di Agnano
- Year
- 2016
- Summary
-
it
Nel 2016 le ricerche archeologiche nel sito di Santa Maria di Agnano sono proseguite nelle aree già indagate nel 2015 con l’estensione dello scavo del muro di recinzione ellenistico, l’esplorazione dei livelli olocenici e pleistocenici sottostanti la parete rocciosa occidentale del riparo nell’Area H-I-P-Q, la prosecuzione nei settori identificati come « Scavo esterno » riferibile alle stratificazioni paleolitiche, le Aree dei quadrati L-M, pertinenti alla terrazza centrale inferiore dove sono attestate frequentazioni già a partire da epoca ellenistica ; inoltre sono state eseguite delle indagini geofisiche.
La prosecuzione dell’indagine stratigrafica nell’area H-P nel 2016 ha evidenziato una sequenza di depositi naturali che hanno restituito strumenti litici non particolarmente consistenti, caratterizzati dalla presenza di alcuni grattatoi circolari e ipermicrolitici, che rimandano ad una cronologia mesolitica. La sequenza del Mesolitico recente si compone di una diacronia stratigrafica definita da momenti di intensa frequentazione a carattere rituale dell’area alternati a momenti di cesura. Emerge con chiarezza da una paleosuperficie identificata come piano di frequentazione una disposizione con andamento circolare di pietre di piccolo e medio modulo (Circolo 3) e la presenza di un ciottolo calcareo, recante un’incisione a sintassi lineare-scaliforme, che sostengono l’ipotesi del carattere rituale dell’area a ridosso della parete rocciosa. Nell’area H-I si è eseguito un approfondimento di scavo al fine di verificare la consistenza stratigrafica del deposito sottostante. La parte superiore del deposito si ricollega alla frequentazione neolitica già evidenziata nell’area. Nelle sottostanti UUSS si rinvengono spatole in osso, probabilmente rapportabili ai resti identificati di un probabile circolo di pietre rituale e, infine, nei livelli successivi ci sono testimonianze rapportabili ad una fase dell’Epigravettiano finale, con una datazione calibrata assoluta che ci riporta al 9141 BC - 8763 BC (95.4 %) (LTL16801) con industrie litiche tra le quali prevalgono le punte microgravettiane.
Nell’ambito delle attività per il restauro dell’Area rituale 1 si è identificato un deposito votivo, obliterato da una tegola, ricavato in prossimità del paramento murario che definisce a est l’Area Rituale 1: il _corpus_ ceramico che lo compone, ancorabile tra la gli ultimi decenni del IV e il III secolo a.C., è costituito da una lucerna integra trilychne con scialbatura bianca e una olla kantharoide miniaturistica bilobata e con anse a volute, nonché da frammenti di una coppa con decorazione a rilievo raffigurante una biga, con auriga e cavalli in corsa; l’offerta di una lucerna polilychne fa riferimento ad una dimensione votiva non strettamente connessa con il culto di Demetra ma potrebbe rinviare ad altre divinità ctonie ad essa associate.
Per quanto concerne lo scavo dei quadrati L e M, ci si è concentrati nell’allargamento effettuato a settembre 2015, cercando di raggiungere lo strato composto dallo sbriciolamento di una pietra locale, chiamata «tufina», apparso nell’angolo nordovest nel 2015. Si è poi proseguita l’operazione di rimozione dei crolli di tegole sulle vaste aree rinvenendo una serie di reperti asseribili alla prima fase ellenistica del santuario (fine IV-III secolo a.C.).
Lo scavo dell’area SMA-Esterno ha riguardato essenzialmente 2 livelli di un’unica US. La maggior parte dei reperti litici rinvenuti è costituita da selce color miele di origine garganica. Tra gli strumenti più presenti si attestano bulini, grattatoi, strumenti a dorso e autentiche microgravette spesso bipunte. Lo strato si attesta come cronologicamente legato ad un Gravettiano classico leggermente più recente o contemporaneo alla sepoltura di Ostuni 1 -
en
In 2016, excavation continued in the areas investigated in 2015 with the extension of the excavation of the Hellenistic enclosure wall, exploration of the Holocene and Pleistocene layers below the western rock face of the shelter in area H-I-P-Q, continuation in the sectors identified as “External excavation” with Palaeolithic layers, and in the areas of quadrants L-M, relating to the central lower terrace where occupation is attested from the Hellenistic period onwards. Geophysical investigations were also carried out.
This season, the continuation of excavation in area H-P revealed a sequence of natural deposits containing a few lithic tools, characterised by the presence of several circular scrapers and hyper-microliths of Mesolithic date. The Recent Mesolithic sequence forms a diachronic stratigraphy defined by periods of intense occupation of a ritual nature in the area alternating with breaks in occupation. This was highlighted by a palaeo-surface formed by a circle of small and medium stones (Circle 3) and the presence of a limestone cobblestone inscribed with a linear-stepped syntax, which support the suggested ritual nature of the area abutting the rock face. In area H-I, the excavation was deepened in order to check the nature of the underlying deposit. The upper part of the deposit related to the Neolithic occupation already seen in the area. Bone spatulas, perhaps associated with the remains of a probable ritual stone circle were present in the underlying layers. The successive layers contained evidence of a final Epigravettian phase, with a calibrated dating of 9141 BC - 8763 BC (95.4 %) (LTL16801) and lithic industry in which micro-Gravettian points were prevelant.
During work to restore Ritual Area 1, a votive deposit was found, covered by a tile and positioned close to the east wall defining the area. The pottery, datable to the final decades of the 4th and the 3rd century B.C., comprised an intact _trilychne_ lamp with white slip and a miniature bi-lobed _kantheros_-type jar with volute handles, and fragments of a cup with relief decoration depicting a chariot, with charioteer and running horses. The offering of a _polilychne_ lamp is indicative of a votive dimension not strictly linked with the cult of Demeter but may refer to other Chthonic divinities associated with her.
The excavations in quadrants L and M concentrated on the extension opened in 2015, in an attempt to reach the layer formed of crumbled local stone, called “tufina”, found in the north-west corner. The operation to remove the tile collapse over the vast area continued and a series of finds dating to the sanctuary’s first Hellenistic phase (late 4th-3rd century B.C.) were recovered.
The excavation of area SMA-External investigated what were essentially two levels of a single context. Most of the lithic finds were constituted by honey coloured flint from the Gargano. Among the commonest tools were burins, scrapers, backed implements, and authentic micro-Gravettian tools, often two-pointed. The contexts chronology was linked to the a classical Gravettian that was slightly later or contemporary with the burial Ostuni 1. - Summary Author
- Donato Coppola – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Nicola de Pinto - Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Michele Pellegrino - Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Research Body
- Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Media
- Name
- Grotta di Santa Maria di Agnano
- Year
- 2017
- Summary
-
it
La prosecuzione dell’indagine stratigrafica nell’area HP ha evidenziato una sequenza di frequentazioni antropiche epipaleolitiche-mesolitiche meno definite e strutturate a cui si susseguono episodi periodici, ma non isolati, rappresentati da pratiche cultuali legate alla disposizione di circoli di pietre contestualmente ad ossi animali e diverse pietre con incisioni lineari e sintassi decorative geometriche più complesse.
È stato aperto un nuovo saggio di approfondimento denominato Area R, nella zona E del santuario. A seguito di una iniziale stratigrafia caratterizzata da fasi moderne e medievali, si è giunti ad un livello cronologicamente chiuso. All’interno di questo strato è stata rinvenuta una piccola coppa in stile egnatino e un’anfora di tipo panatenaico apula a tempera rosso-arancio con suddipinture in nero, frammentata ma del tutto ricostruibile nel suo profilo. Negli strati immediatamente successivi l’US, sono venuti alla luce 4 circoli in pietra scarichi e un circolo contenente ancora le offerte un oinochoe trilobato scialbato di produzione arpana (IV-fine III a.C.) e una patera a vernice nera quasi integra contenente un astragalo in parte bruciato e un ciottolo di provenienza allogena, di color nero, recante incisioni lineari non organizzate sulle superfici. Oltre ai al materiale ceramico, sono stati rinvenuti numerosi frammenti architettonici tra i quali spicca un elemento in calcare recante un bassorilievo con motivo ad onde. Di particolare interesse è il rinvenimento, in associazione con questi elementi, di frammenti relativi ad un piano pavimentale in terracotta sui quali sono visibili evidenti residui di cocciopesto e che farebbe pensare all’esistenza di una vasca. Si segnala, infine, la contestuale presenza di numerose iscrizioni su materiale ceramico e, per la prima volta, lapideo tra le quali spicca un frammento recante sei lettere in alfabeto greco, e in lingua messapica, distribuite su quattro righe (V-IV secolo a.C.).
A Sud dell’area R si è deciso di aprire un nuovo saggio d’indagine, denominato area S. Si è immediatamente posto in evidenza, nella zona S/W dell’area di scavo, un filare di blocchi sbozzati e squadrati posti in opera con malta come legante e con orientamento E-W e databile, in base ai reperti ceramici rinvenuti, ad una fase tra il XII e XIV secolo d.C. Un ulteriore approfondimento è stato effettuato nella zona E dell’area di scavo. Qui, ad una profondità di circa 50 cm. dal piano di campagna, è stato portato alla luce un nuovo filare con orientamento N/E-S/W, più arcaico del precedente, composto da grossi blocchi calcarei semi-sbozzati e sul cui impianto va in parte a poggiarsi il successivo setto murario. -
en
The continuation of excavations in area HP revealed a sequence of ill-defined Epipaleolithic-Mesolithic occupations followed by periodic, but not isolated episodes, represented by cult practices associated with the arrangement of stone circles and animal bones and several stones with linear incisions and more complex geometric decoration.
A new trench was opened (Area R), in zone E of the sanctuary. Below the initial stratigraphy characterised by modern and medieval phases there was a chronologically sealed layer. A small Egnathian style cup and a Panathenaic type Apulian black-figure amphora were found within this layer. In the immediately underlying contexts, there were four empty stone circles and one still containing the offerings: a white-painted trilobed _oinochoe_ of Arpana production (4th-late 3rd century B.C.) and a black glaze _patera_, almost intact, containing a partially burnt astragalus, and an imported black bowl with random linear incisions on the surface. In addition to the pottery, numerous architectural fragments were recovered, among which a limestone element with a wave motif in low-relief. Associated with these elements, of particular interest were the fragments of a terracotta floor surface on which there were traces of _opus_ _signinum_ suggesting the existence of a vat. Lastly, numerous inscriptions were present on the pottery and for the first time on stone, including a fragment bearing a four-line inscription with six Greek letters and in the Messapian language (5th-4th century B.C.).
South of area R, it was decided to open a new trench (area S). In the south-western part, a course of roughly-worked and squared stone blocks bonded with mortar on an E-W alignment was uncovered. Based on the pottery finds, this structure can be dated to a phase between the 12th and 14th century. In the eastern part of the trench, at c. 50 cm below ground level, a new course on a NE-SW alignment was exposed. Earlier than the first wall, it was built of large semi-worked limestone blocks and part of the later wall rested on top of it. - Summary Author
- Donato Coppola – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Nicola de Pinto - Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Michele Pellegrino - Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Research Body
- Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Media
- Name
- Grotta di Santa Maria di Agnano
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Le indagini archeologiche del 2018 a Santa Maria di Agnano hanno interessato sia le aree di scavo già esplorate nell’anno precedente, sia due nuovi saggi di approfondimento: l’esplorazione dei livelli olocenici e pleistocenici sottostanti la parete rocciosa del riparo nell’Area H-P; i settori identificati come “Scavo esterno”, riferibile alle stratificazioni paleo-epipaleolitiche; le Aree L-M, pertinenti alla terrazza inferiore dove sono attestati strati d’epoca ellenistica; le aree Re e T impostate sulla terrazza inferiore e nella grotta occidentale.
Anche nelle brevi indagini di quest’anno nell’area HP, viene evidenziata una sequenza di frequentazioni antropiche epipaleolitiche-mesolitiche meno definite rispetto alle precedenti e strutturate a cui si susseguono episodi periodici, ma non isolati, rappresentati da pratiche cultuali con disposizione di pietre con incisioni lineari.
È stato aperto un nuovo saggio di approfondimento denominato Area Re, nella zona E del santuario. Alla rimozione dell’unità stratigrafica contenente humus è seguito il rinvenimento di una fossa (o taglio) contenente i resti di una deposizione canina (collocabile dopo il III secolo a.C.) La deposizione si configura all’interno di rituali di purificazione e sacralizzazione dell’area, nonché di protezione delle aree votive sottostanti.
Dall’ US 5006, tagliata dalla sepoltura del cane, si attesta una fase di frequentazione antica in cui la ceramica dipinta a fasce e a vernice nera diviene cronologicamente caratterizzante. Le forme della ceramica comune acroma rimandano a forme (ad una prima analisi non approfondita) tipiche del VI-III secolo a.C. che ben si accordano con la ceramica a vernice nera e alle ceramiche da fuoco di chiara natura rituale relative ad una ultima fase di utilizzo dell’area sacra.
Con la rimozione dell’US successiva alla deposizione si è posta in luce una particolare realtà stratigrafica: un circolo di pietre (bothros) contenente ancora l’offerta di una kylix a vernice nera e piede alto, una moneta in bronzo di arpi (del tipo toro/cavallo) e un monile circolare in bronzo.
A seguito di uno strato di accumulo di pietrame abbastanza compatto, viene messa in luce una nuova e corposa frequentazione databile alla seconda metà del quarto secolo con strati ricchi di frammenti ceramici e tegole. Lo strato, spesso circa 25-30 cm., parrebbe essere un rigetto non disordinato del materiale votivo e cultuale del santuario. Riprova della natura di questo strato è il rinvenimento di un frammento di iscrizione messapica su pietre, antefisse e lamine in bronzo.
Gli strati successivi mostrano una graduale, seppur netta rispetto alla realtà precedente, diminuzione della frequentazione dell’area. È verosimile che nelle fasi più antiche (precedenti la metà del IV secolo) questa area fosse marginale o non rientrasse pienamente nella frequentazione santuariale.
Ad una profondità di 180 cm. circa dal piano di campagna, viene individuata una sistemazione dell’area ad opera di blocchi di grande e medio modulo.
Si è deciso di aprire un nuovo saggio d’indagine nella volontà di comprendere le dinamiche antropiche e votive all’interno della grotta occidentale.
Data la difficoltà e delicatezza delle operazioni, si è deciso di preparare l’area per uno scavo futuro, ripulendo e delimitando un saggio di scavo di circa 3x4 m e rimuovendo solo la prima unità stratigrafica.
Si segnala il rinvenimento di lucerne integre antiche (IV-III a.C.) scialbate in bianco che rimandano ai rituali notturni relativi alle divinità ctonie.
Si evidenzia anche il rinvenimento di un frammento di colonnina e un grosso blocco modanato e decorato dalla incerta cronologia. -
en
This season, the excavations at Santa Maria Agnano continued in last year’s areas and two new trenches were opened. The Holocene and Pleistocene levels underlying the rock face of the shelter in area H-P were explored, as were the sectors identified as “Scavo esterno”, relating to the Palaeo-Epipaleolithic stratigraphy, areas L-M on the lower terrace where Hellenistic layers are attested, and areas Re and T on the lower terrace and in the western cavity.
This year, the brief excavation in area H-P revealed a sequence of ill-defined Epipalaeolithic-Mesolithic occupations followed by periodic, but not isolated episodes, represented by cult practices associated with the arrangement of stones with linear incisions.
A new trench, Area Re, was opened in the eastern zone of the sanctuary. The removal of the humus revealed a pit (or cut) containing the burial of a dog (post-dating the 3rd century B.C.). The deposition was part of a ritual for the purification and sacralising of the area, as well as for protecting the underlying votive areas.
The dog burial cut US 5006, an earlier occupation layer dated by pottery with painted bands and black glaze ware. A preliminary analysis of the forms of the plain ware pottery suggest parallels with 6th-3rd century B.C. types, a date that fits with the black glaze pottery and the ritual cooking wares relating to a final phase of use of the sacred area.
The removal of the layer below the deposition revealed an unusual stratigraphic situation: a circle of stones (_bothros_) still containing the offering of a tall-footed black glaze kylix, a bronze coin from Arpi (of the bull/horse type) and a circular bronze pendent. Below a moderately compact layer of stones, new and substantial occupation evidence came to light, datable to the second half of the 4th century with layers rich in pottery and tile fragments. The layer, c. 25-30 cm deep, seemed to be a deliberate dump of votive and cult material from the sanctuary. The nature of this layer was confirmed by finds of a fragment of Messapian inscription on stone, of antefixes and bronze laminae. The subsequent layers showed a gradual, but clear decrease in the use of the area. It is probable that in the earliest phases (preceding the mid 4th century B.C.), this was a marginal area of the sanctuary.
At depth of about 180 cm from ground level, an installation of large and medium sized represented the reorganisation of the area.
The decision was made to open a new trench with the aim of understanding the occupation and votive dynamics inside the west grotto.
Given the difficulty and delicate nature of the intervention, it was decided to prepare the area for future excavation, cleaning and laying out a trench of c. 3 x 4 m and only removing the first layer.
A number of white-painted intact lamps (4th-3rd century B.C.) were found indicating the practice of nocturnal rituals relating to Chthonic divinities. A column fragment and a large stone block with moulding and decoration were also found, although their dating is uncertain. - Summary Author
- Donato Coppola – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Nicola de Pinto - Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
- Research Body
- Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Media
-
Diehl 1894Ch. Diehl, 1894, L\'art byzantin dans l\'Italie mèridionale, Paris.
-
De Giorgi 1882C. De Giorgi, 1882, La provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, I, Lecce: 89.
-
De Giorgi 1897C. De Giorgi, 1897, Geografia fisica e descrittiva della Provincia di Lecce, II, Lecce: 463.
-
Venditti 1967A. Venditti, 1967, Architettura bizantina nell\'Italia meridionale, Napoli.
-
Coppola 1973D. Coppola, 1973, Nota preliminare su un villaggio di facies culturale subappenninica a \" Rissieddi \" in territorio di Ostuni ( Brindisi ), in Archivio Storico Pugliese 26, 3-4: 607-650.
-
Coppola 1981D. Coppola 1981, La grotta di S. Maria di Agnano ad Ostuni, in Atti dell\'VIII Convegno dei Comuni Messapici, Peuceti e Dauni, Alezio: 175-188.
-
Coppola 1983D. Coppola, 1983, Le origini di Ostuni. Testimonianze archeologiche degli avvicendamenti culturali, Monografie del Museo di Civiltà preclassiche della Murgia meridionale, I, Martina Franca.
-
Laviano 1985A. Laviano, 1985, Paleontoligical descriptions of some rudist from the Upper Cretaceous of Ostuni (BR-Italy), in Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafa 91 (3): 321-356.
-
Guarnieri, Laviano, Pieri 1990G. Guarnieri, A. Laviano, P. Pieri, 1990, Geology and Paleontology of Ostuni\", The Second International Conference on Rudist\" - Guide Book, Ostuni (Br), 5-7 october 1990, Dipartimento di Geologia e Geofisica dell\'Università di Bari.
-
Santoro 1991C. Santoro, 1991, Nuovi Studi Messapici : II Supplemento, in Studi Etruschi 56, 1989-1990: 375-379, pp. 425-427.
-
Coppola 1992D. Coppola, 1992, Nota preliminare sui rinvenimenti nella grotta di S. Maria di Agnano ( Ostuni, Brindisi ): i seppellimenti paleolitici ed il luogo di culto, in Rivista di scienze preistoriche 44, Fasc. 1-2: 211-227.
-
Wilkens 1993B. Wilkens, 1993, Animali da contesti rituali nella preistoria dell\'Italia centro-meridionale” ,1993, Gruppo Archeozoologi Italiani \", I Convegno Nazionale, Rovigo 5-7 marzo.
-
Vacca, Coppola 1993E. Vacca, D. Coppola 1993, The Upper Paleolithic burials at the cave of \"Santa Maria di Agnano\" (Ostuni, Brindisi): Preliminary report, in Rivista di Antropologia 71: 275-284.
-
Vacca et al. 1993E. Vacca, V. Pesce Delfino, D. Coppola 1993, La gestante paleolitica della grotta di Santa Maria di Agnano ( Ostuni, Brindisi ): note preliminari, in X Congresso degli Antropologi Italiani, Pisa 8-10 settembre 1993: 90.
-
Coppola 1994D. Coppola, 1994, Ostuni ( Brindisi ), S. Maria di Agnano, in Taras - Rivista di Archeologia 14,1: 23-25.
-
Coppola 1994D. Coppola, 1994, Mostra \" La grotta della maternita\'. 25.000 anni di storia nella caverna di S. Maria di Agnano ad Ostuni \", in Taras - Rivista di Archeologia 14,1: 214-215.
-
Coppola 1994D. Coppola, 1994, Ostuni. in \"Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche\", Scuola Normale Superiore, Ecole française de Rome, Centre J. Berard, Pisa- Roma, 13: 111-114.
-
Coppola, Vacca 1996D. Coppola, E. Vacca 1996, Les sépultures paléolithiques de la grotte de Sainte Marie d\'Agnano à Ostuni (Italie), in Nature et Culture, Actes du Colloque international de Liège, 13-17 décembre 1993 , ERAUL, n.68: 797-810.
-
Renault-Miskovsky, Bui-Thi-Mai, Coppola 2000-2001J. Renault-Miskovsky, Bui-Thi-Mai, D. Coppola 2000-2001, Environnement végétal et position chrono-stratigraphique de la sépulture de Santa Maria d\'Agnano ( Ostuni, Brindisi, Italie ). Analyse pollinique: méthodes et résultats, Bulletin Mus. Anthropol. Préhist., Monaco, n°41, 2000-2001: 21-31.
-
Dewailly et al. 2004M. Dewailly, M. Denoyelle, A. Quercia, S. Lepetz e W. Van Andringa, P. Poccetti, 2004, Santa Maria di Agnano (Ostuni), dans MEFRA Chronique, Tome 116, 2004-1: 661-668.
-
Coppola, Parise 2005D. Coppola, M. Parise, 2005, La Grotta S. Maria di Agnano (Pu 1201) a Ostuni, Spelaion 2005, Martina Franca: 149-158.
-
Coppola 2007D. Coppola 2007, La grotta di Santa Maria di Agnano a Ostuni, in AA.VV., Grotte e carsismo in Puglia, Castellana Grotte: 113-114.
-
Coppola 2008D. Coppola, 2008, M. Denoyelle, M. Dewailly, S. Lepetz, P. Poccetti, W. Van Andringa 2004, Un Case-Study: La grotte de Santa Maria di Agnano (Ostuni) et ses abords: à propos des critères d’identification d’un sanctuaire messapien; Metodi e strumenti, in “Saturnia tellus. Definizioni dello spazio consacrato in ambiente etrusco, italico, fenicio-punico, iberico e celtico”, CNR Roma: 201-206.
-
Coppola, Andreassi 2009D. Coppola, G. Andreassi, 2009, L’uomo e la grotta dalla preistoria al Medioevo, Ostuni: 4-52.
-
[Untitled]http://journals.openedition.org/cefr/1669
-
Coppola et al. c.s.Coppola D., de Pinto N., Pellegrino M. c.s., Santa Maria di Agnano (Ostuni, BR): pratiche e strutture rituali tra il IV e II secolo a.C., in Roma e il mondo adriatico (IV-I sec. a.C.), Atti del Convegno (Macerata, 19-20 Maggio 2017), Macerata.














