Name
Filippo Vurro
Organisation Name
Università degli Studi di Bari

Season Team

  • AIAC_948 - Grotta della Monaca - 2009
    Nel corso della campagna dell’anno 2009 sono stati condotti interventi di scavo e documentazione grafico-fotografica nel settore più profondo della cavità (Cunicoli Terminali), dove già precedentemente, durante la campagna del 2008, era stata scoperta una nuova area sepolcrale. Tali interventi hanno portato al recupero dei numerosi resti scheletrici umani, fra cui molti pertinenti ad individui in età infantile. Contestualmente al suddetto intervento Ë stata ampliata l’indagine anche in aree ipogee di esclusivo interesse archeo-minerario, dove si è proceduto ad un’attenta campionatura di resti antracologici (residui di torce impiegate per l’illuminazione sotterranea). Sempre sul piano archeo-minerario si segnala il rinvenimento di ulteriori utensili litici da scavo (asce-martello e mazzuoli scanalati). Questi utensili sono stati estratti da riempimenti clastici indagati anche fino a 3 metri di profondità dalla superficie; la loro posizione nelle masse detritiche sottolinea i massicci sbancamenti operati dai minatori preistorici. Una serie di datazioni radiocarboniche ha permesso di precisare tre distinte fasi di presenza antropica antica nel sito sotterraneo: la più antica databile attorno a 20000 anni da oggi (1 misura effettuata su un’ulna umana); la mediamente antica inquadrabile tra i 6500 e i 5500 anni da oggi (6 misure su carboni e resti ossei); la più recente collocabile fra il 1250 e il 1400 d.C. (2 misure su carboni).
  • AIAC_948 - Grotta della Monaca - 2010
    Le tre campagne di ricerca e scavo si sono svolte nei mesi di aprile-maggio, giugno e ottobre, durando ciascuna, in media, tra 10 e 15 giorni. Le indagini hanno interessato i macrosettori ipogei della Sala dei pipistrelli (aprile-maggio), dei Cunicoli terminali (giugno) e della Pregrotta (ottobre), coinvolgendo squadre speleo-archeologiche formate generalmente da 8-10 componenti, tranne che nella Sala dei pipistrelli dove, per le difficili condizioni ambientali, sono stati impiegati solo due operatori. Nell’area dei Cunicoli terminali sono stati eseguiti interventi di scavo in tre differenti distretti ipogei (Cengia, Salto e Imbocco CTdx). Tali interventi, finalizzati ad una migliore comprensione delle antiche dinamiche estrattive nella parte più profonda della grotta, hanno comportato la rimozione di notevoli depositi sedimentari e/o clastici. Gli stessi sono stati investigati con estrema cautela perché inglobanti una miriade di minuscoli carboni residuo dei sistemi d’illuminazione impiegati in antico nel sottosuolo (torce fatte con legnami resinosi). L’accurata raccolta dei campioni antracologici ha permesso, successivamente, una serie di determinazioni archeobotaniche e diverse datazioni radiocarboniche. Queste ultime hanno confermato ancora una volta l’orizzonte cronologico delle attività minerarie attestate nella parte più interna della cavità (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali), riferibile alla fine del V - metà del IV millennio a.C. in cronologia calibrata. Nella Sala dei pipistrelli è proseguita l’esplorazione della cosiddetta “Buca delle impronte”, una diramazione secondaria caratterizzata da sorprendenti testimonianze minerarie eccezionalmente conservate a dispetto della loro antichità (impronte di scavo, pilastri con funzione di sostegno della volta, etc.). I lavori hanno permesso l’individuazione degli snodi di passaggio più trafficati dagli antichi minatori, riconoscibili per la presenza di suoli fortemente compattati originatisi a seguito del continuo andirivieni durante le attività estrattive. Il contesto si inquadra in un momento avanzato dell’età neolitica, attorno agli inizi del IV millennio a.C. La campagna di scavo in Pregrotta, infine, ha interessato l’ultima porzione di deposito ancora conservata nei pressi dell’ampio imbocco della cavità (Saggio S9). Qui l’esplorazione stratigrafica ha permesso di cogliere, ancora una volta con estrema evidenza, il disturbo arrecato dalle coltivazioni minerarie di età tardo-medievali e post-medievali alle evidenze di occupazioni più antiche del sito, in modo particolare a quelle riferibili ad età pre-protostorica. L’interesse a sfruttare i depositi di idrossidi ferrosi esistenti sotto i livelli di frequentazione pre-protostorica ha portato ad un vero e proprio sbancamento, con conseguente rimaneggiamento, delle sequenze stratigrafiche esistenti nella Pregrotta. Le azioni di disturbo sono comprovate da colpi di piccone metallico presenti a notevole profondità nel deposito sedimentario nonché a “stratigrafie inverse”, con materiali antichi presenti in alto e recenti in basso, dovuti appunto alle azioni di scavo dei minatori di età storica. Si delineano ad oggi tre distinte fasi di presenza antropica antica nel sito sotterraneo: la più antica databile attorno a 20000 anni da oggi (Pregrotta); la mediamente antica inquadrabile tra i 6500 e i 5500 anni da oggi (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali); la più recente collocabile fra il 900 e il 1400 d.C. (Pregrotta e Cunicoli terminali).