AIAC_948 - Grotta della Monaca - 2010Le tre campagne di ricerca e scavo si sono svolte nei mesi di aprile-maggio, giugno e ottobre, durando ciascuna, in media, tra 10 e 15 giorni. Le indagini hanno interessato i macrosettori ipogei della Sala dei pipistrelli (aprile-maggio), dei Cunicoli terminali (giugno) e della Pregrotta (ottobre), coinvolgendo squadre speleo-archeologiche formate generalmente da 8-10 componenti, tranne che nella Sala dei pipistrelli dove, per le difficili condizioni ambientali, sono stati impiegati solo due operatori.
Nell’area dei Cunicoli terminali sono stati eseguiti interventi di scavo in tre differenti distretti ipogei (Cengia, Salto e Imbocco CTdx). Tali interventi, finalizzati ad una migliore comprensione delle antiche dinamiche estrattive nella parte più profonda della grotta, hanno comportato la rimozione di notevoli depositi sedimentari e/o clastici. Gli stessi sono stati investigati con estrema cautela perché inglobanti una miriade di minuscoli carboni residuo dei sistemi d’illuminazione impiegati in antico nel sottosuolo (torce fatte con legnami resinosi). L’accurata raccolta dei campioni antracologici ha permesso, successivamente, una serie di determinazioni archeobotaniche e diverse datazioni radiocarboniche. Queste ultime hanno confermato ancora una volta l’orizzonte cronologico delle attività minerarie attestate nella parte più interna della cavità (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali), riferibile alla fine del V - metà del IV millennio a.C. in cronologia calibrata.
Nella Sala dei pipistrelli è proseguita l’esplorazione della cosiddetta “Buca delle impronte”, una diramazione secondaria caratterizzata da sorprendenti testimonianze minerarie eccezionalmente conservate a dispetto della loro antichità (impronte di scavo, pilastri con funzione di sostegno della volta, etc.). I lavori hanno permesso l’individuazione degli snodi di passaggio più trafficati dagli antichi minatori, riconoscibili per la presenza di suoli fortemente compattati originatisi a seguito del continuo andirivieni durante le attività estrattive. Il contesto si inquadra in un momento avanzato dell’età neolitica, attorno agli inizi del IV millennio a.C.
La campagna di scavo in Pregrotta, infine, ha interessato l’ultima porzione di deposito ancora conservata nei pressi dell’ampio imbocco della cavità (Saggio S9). Qui l’esplorazione stratigrafica ha permesso di cogliere, ancora una volta con estrema evidenza, il disturbo arrecato dalle coltivazioni minerarie di età tardo-medievali e post-medievali alle evidenze di occupazioni più antiche del sito, in modo particolare a quelle riferibili ad età pre-protostorica. L’interesse a sfruttare i depositi di idrossidi ferrosi esistenti sotto i livelli di frequentazione pre-protostorica ha portato ad un vero e proprio sbancamento, con conseguente rimaneggiamento, delle sequenze stratigrafiche esistenti nella Pregrotta. Le azioni di disturbo sono comprovate da colpi di piccone metallico presenti a notevole profondità nel deposito sedimentario nonché a “stratigrafie inverse”, con materiali antichi presenti in alto e recenti in basso, dovuti appunto alle azioni di scavo dei minatori di età storica.
Si delineano ad oggi tre distinte fasi di presenza antropica antica nel sito sotterraneo: la più antica databile attorno a 20000 anni da oggi (Pregrotta); la mediamente antica inquadrabile tra i 6500 e i 5500 anni da oggi (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali); la più recente collocabile fra il 900 e il 1400 d.C. (Pregrotta e Cunicoli terminali).