Name
La Pineta
Date Range
700000 BC – 600000 BC

Seasons

  • AIAC_543 - La Pineta - 2004
    Il sito individuato alla fine degli anni '70 del secolo scorso a nord est della città, è stato attrezzato per rispondere alle esigenze di accurati scavi stratigrafici e delle più moderne indagini interdisciplinari, che consentano di tracciare un quadro esauriente sull'evoluzione del territorio e sul suo più antico popolamento. Nel Paleolitico inferiore, intorno a 700.000 anni fa, piccoli gruppi di individui che vivevano di cacciava hanno scelto un'area in prossimità di un corso d'acqua, accampandovisi più volte. Negli strati sono stati individuati i resti dell'attività di caccia con alcune ossa, selezionate e fratturate intenzionalmente, di vari tipi di selvaggina, gli strumenti in selce e in calcare e blocchi di pietra depositati in grande quantità a "lastricare" una delle superfici esplorate. L'ampliamento degli scavi negli ultimi anni ha consentito di portare avanti l'individuazione delle archeosuperfici: quella denominata 3a, caratterizzata da notevole ricchezza di reperti e da segmenti anatomici di fauna conservati interamente, e l'altra, definita 3S10, di cui si sta ancora valutando il meccanismo relazionale con la precedente. Situazioni e discontinuità stratigrafiche consentono interpretazioni più articolate sulla posizione sedimentaria degli strati e sulla formazione delle archeosuperfici. Sono stati individuati un affioramento di depositi travertinosi tra superfici acquitrinose e laghetti più o meno ampi, "isolotti" che offrivano sicurezza ai cacciatori paleolitici. Inoltre gli scavi hanno consentito il recupero, il posizionamento e la classificazione di abbondantissimo materiale sia archeologico che paleontologico. (Cristiana Terzani)
  • AIAC_543 - La Pineta - 2009
    Le campagne di scavo effettuate sul sito paleolitico di Isernia La Pineta sono rese possibili grazie ad una stretta collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica del Molise, l’Università degli Studi di Ferrara ed il Centro Europeo di Ricerche Preistoriche di Isernia che da anni operano attivamente alle diverse attività di ricerca scientifica, studio e valorizzazione del sito. Le campagne hanno visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca; scopo delle attività è stato l’ampliamento dell’area situata all’interno del padiglione degli scavi che si configura come naturale continuazione dell’esplorazione degli anni precedenti. La serie stratigrafica del giacimento è ampia ed articolata, con successioni di depositi fluviali, limosi, argillosi e ghiaiosi al cui interno sono state individuate le archeosuperfici rispettivamente identificate con le sigle 3c, 3a e 3S10 del I settore di scavo e 3a del II settore di scavo. Tutte si caratterizzano per la forte concentrazione di resti paleontologici e di industria litica, che recenti datazioni inseriscono in una forbice d’età compresa tra i 700.000 e 600.000 anni BP. L’area oggetto di intervento ha interessato un’estensione di circa 20 mq localizzata a ridosso dell’archeosuperficie 3a, dove si è proceduto all’asportazione dei livelli sovrastanti la archeosuperficie denominati rispettivamente 3colluvio e 3S6-9. Nel complesso di tutti i livelli indagati e di tutti i quadrati oggetto di scavo, il materiale archeologico risulta essere molto abbondante; numerosi sono infatti resti ossei recuperati tra cui denti isolati, frammenti di mandibola, vertebre, omero, falangi soprattutto di bisonti, nonché frammenti diafisari tra cui spicca la messa in luce di un grande frammento diafisario attribuibile per dimensioni ad un elefante, di una difesa di elefante, e di un palco di megacero completamente integro e molto ben conservato. Lo studio paleontologico del materiale ha permesso il riconoscimento di nuove specie faunistiche che vanno ad ampliare sempre di più lo spettro delle faune presenti ad Isernia in un determinato periodo del Pleistocene medio. Si tratta di singoli frammenti attribuibili, nello specifico, al leopardo ( _Panthera pardus_ ), alla iena ( _Hyaena_ cfr. _Hyaena brunnea_ ), al castoro ( _Castor fiber_ ) e alla macaca ( _Macaca sylvanus_ ). Per l’industria litica si ha la netta predominanza degli elementi in selce su quelli in calcare e in travertino; tra i reperti in selce la caratterizzazione tipologica più frequente è quella delle schegge, seguita dai nuclei e dai _debris_. Per il calcare la categoria più frequente è quella dei ciottoli non modificati a cui seguono i ciottoli scheggiati tipo “chopper” e le schegge. Per il travertino dominano i blocchetti di piccole-medie dimensioni.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2010
    La campagna di ricerca scientifica per l’anno 2010 è stata condotta nel periodo 5-30 luglio e ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca. L’obiettivo della campagna è stato volto all’ampliamento dell’area situata all’interno del padiglione degli scavi e si è configurata quale naturale continuazione dell’esplorazione degli anni precedenti. Le attività svolte sono state le seguenti: - scavo e messa in luce dei reperti attraverso l’utilizzo di bisturi, punteruoli, cazzuole e scalpelli; - registrazione delle informazioni relative a ogni reperto mediante la compilazione di una scheda materiali cartacea redatta per ogni quadrato e US che prevede la rilevazione, con bussola, dell’inclinazione e dell’orientamento del pezzo, nonché il calcolo delle coordinate spaziali mediante la stazione totale (modello GTS-605), e fotografia generale del quadrato che si sta coordinando per la successiva fase di disegno planimetrico mediante software specifico di ortorestituzione; - asportazione del materiale e attività di restauro in situ; - disegno delle sezioni archeologiche e compilazione delle schede US secondo i canoni previsti dall’Ufficio del Catalogo Generale; - lavaggio e siglatura dei reperti litici in selce e calcare; - attività di lavaggio e vaglio del sedimento asportato in fase di scavo; - attività di restauro paleontologico. _Lo scavo_ L’area oggetto di intervento ha interessato un’estensione di circa 9 mq localizzata a ridosso dell’archeosuperficie 3a, dove si è proceduto alla continuazione dello scavo dei quadrati già attivati negli anni precedenti e all’apertura di nuovi quadrati fondamentali per l’ampliamento e l’individuazione della stessa archeosuperficie. Nelle fasi di scavo sono stati seguiti nel loro sviluppo orizzontale e verticali, e di conseguenza rilevati planimetricamente e asportati, due principali livelli stratigrafici denominati, secondo la definizione proposta da Coltorti et alii (1983) e Ferrari et alii (1992), rispettivamente 3colluvio e 3S6-9. _I reperti raccolti_ Nel complesso di tutti i livelli indagati e di tutti i quadrati oggetto di scavo, il materiale archeologico risulta essere molto abbondante; numerosi sono infatti i resti ossei recuperati tra cui denti isolati, frammenti di mandibola, vertebre, omeri, falangi soprattutto di bisonti ed un canino di ippopotamo. Per l’industria litica si ha la netta predominanza degli elementi in selce su quelli in calcare e in travertino; tra i reperti in selce la caratterizzazione tipologica più frequente è quella delle schegge, seguita dai nuclei e dai _debris_. Per il calcare la categoria più frequente è quella dei ciottoli non modificati a cui seguono i ciottoli scheggiati tipo “chopper” e le schegge.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2011
    Le attività di esplorazione, condotte dal 4 al 9 luglio, hanno interessato il livello 3coll nei quadrati 138, 157, 167, 168, 169. Successivamente particolare attenzione viene posta nell’asportazione dei materiali della 3a nei quadrati 167 e 168 con l’intento di approfondire lo scavo fino al raggiungimento dei livelli sottostanti (3b e successivamente 3c). In questi due quadrati si evidenzia la transizione verso la sequenza stratigrafica già esplorata nel 1992 col sondaggio realizzato per consentire la messa in posto di uno dei piloni del nuovo padiglione degli scavi ora in uso. Infatti la paleosuperficie 3a è ricoperta parzialmente da un deposito sabbioso verdastro ricco di cristalli piroclastici già noto in letteratura come 3G. Si procede quindi all’asportazione del sottostante limo sterile (3b) dello spessore di circa 70 cm. di colore grigio verdastro, più argilloso alla base. Il sottostante 3c si identifica per il colore rosso cupo screziato e per la consistenza decisamente sabbiosa, ricco di abbondanti concrezioni di ferro manganese ad andamento irregolare. Si individuano reperti litici e ossei, tra i quali una vertebra di erbivoro. La superficie 3c non è omogenea perché condizionata dall’andamento irregolare del sottostante travertino. Tutti i reperti sono stati cartografati con l’ausilio dell’ortofotogrammetria e della stazione totale; inoltre si è provveduto alla loro determinazione con l’inserimento di ogni informazione dimensionale, tipologica e stratigrafica nel data base generale dell’insediamento. Il terriccio asportato è stato lavato e setacciato con maglie di 1 millimetro al fine di recuperare anche i più minuti frammenti ed in particolare i microvertebrati (anfibi, uccelli e roditori). L’attività è stata orientata anche verso il al controllo dei materiali già scavati negli anni precedenti. Si sono avviate inoltre le attività di restauro di frammenti ossei di grosse dimensioni e la verifica delle determinazione dei reperti posti sulla paleo superficie 3a. Quest’ultima revisione ha consentito l’individuazione di due significati frammenti cranici di megalocero asportati per favorirne lo studio. La loro rimozioni che ha comportato un impegno di più persone per almeno due settimane. Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici. L’intervento, semplice per i frammenti più ridotti, è stato complesso e piuttosto lungo per i materiali di grandi dimensioni, con particolare riferimento a vertebre, frammenti cranici, palchi di cervidi, mandibole e costole.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2012
    Il sito di Isernia La Pineta apporta un contributo notevole alla storia del popolamento umano del Paleolitico inferiore europeo. L’insediamento è stato scoperto nel 1978 ed esplorato in modo sistematico fino ai nostri giorni. Le campagne di scavo, condotte dall’Università di Ferrara in collaborazione col Ministero per i Beni e le Attività Culturali, hanno posto in luce quattro distinte archeosuperfici molto ricche in reperti preistorici. Particolarmente significativa è la paleosuperficie 3a esplorata su alcune centinaia di metri quadrati, all’interno del nuovo padiglione degli scavi inaugurato nel 1999. L’attribuzione cronologica dei livelli archeologici è di poco superiore i 650.000 anni, età confermata dall’applicazione di più metodi fisici e chimici di datazione. Dalle archeosuperfici 3c e 3a proviene una grande quantità di reperti paleontologici. Una piccola parte di questi è rappresentata da vertebre di pesci d’acqua dolce, resti scheletrici di anfibi anuri (rane e/o rospi), frammenti di carapace o di piastrone di tartaruga palustre ( _Emys orbicularis_ ) e ossa di uccelli come il germano reale ( _Anas platyrhynchos_ ), il tuffetto ( _Tachybaptus ruficollis_ ) e un passeriforme. Questi rappresentano i resti scheletrici di animali che vivevano nelle acque del fiume che ha colmato il lago o che frequentavano le aree riparie di quest’ultimo e si sono accumulati per trasporto e sedimentazione fluvio-lacustre. Quasi tutte le parti dello scheletro di elefante ( _Palaeoloxodon antiquus_ ), comprese le zanne, indicano che questo proboscidato era una frequente preda di caccia; ancora più rappresentato è il rinoceronte ( _Stephanorhinus hundsheimensis_ ) il cui elevato numero di reperti ha fornito lo spunto per lavori di revisione del genere e delle specie pleistoceniche europee. Gli artiodattili sono rappresentati da varie famiglie: gli ippopotamidi e i suidi sono presenti con pochi resti dentari, attribuiti alla specie _Hippopotamus cf. antiquus_ e _Sus scrofa_. I resti di cervidi sono numerosi e rappresentano quattro specie: megacero ( _Megaceroides solilhacus_ ), cervo ( _Cervus elaphus cf. acoronatus_ ), daino ( _Dama dama cf. clactoniana_ ) e capriolo ( _Capreolus sp._ ). _Megaceroides solilhacus_ è un megacero mai abbondante nelle faune della prima parte del Pleistocene medio; i numerosi palchi dei suoli d’abitato fanno sì che Isernia La Pineta sia diventato il giacimento di riferimento per questa specie. L’animale più rappresentato è il bisonte( _Bison schoetensacki_ ), principale obbiettivo della caccia, testimoniato dalle numerosissime cavicchie ossee delle corna, assieme a denti sciolti e a resti di ossa dei cinti e degli arti, specialmente quelle autopodiali. Sono numerosi anche i crani, sfondati inferiormente e mancanti dello splancnocranio. Come per il rinoceronte, anche per il bisonte di Isernia l’abbondantissimo materiale raccolto ha permesso la revisione del genere e la distinzione delle specie di grandi bovidi del Pleistocene medio-superiore europeo. Un altro bovide, ben più piccolo del bisonte e rappresentato solo da tre denti, è il tar ( _Hemitragus cf. bonali_ ). A questi si deve aggiungere anche un leporide, indicato da pochi resti dentari attribuiti a un coniglio di taglia abbastanza grande ( _cf. Oryctolagus_ ). Lo studio dell’industria litica ha evidenziato l’utilizzo di due forme litotipiche differenti, la selce ed il calcare. È probabile che ad una dicotomia litologica si possa ricondurre una significativa dicotomia funzionale e comportamentale tale da giustificare l’intenso sfruttamento della selce, molto evidente rispetto al calcare.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2013
    Nel corso del 2013 sono continuate le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi dell’area archeologica di Isernia La Pineta. In particolare lo scavo ha interessato i qq. 176, 177, 178, 179 del settore I-1, già indagati negli anni precedenti fino all’unità stratigrafica denominata 3s6-9. L’esplorazione della sottostante unità stratigrafica 3colluvio, livello caratterizzato, come già noto, da materiale litico e paleontologico immerso in una matrice sabbiosa debolmente concrezionata, ricca di materiale piroclastico, ha confermato la sua natura di fenomeno di colata colluviale. L’esplorazione ha inoltre consentito di porre in luce l'US 3s10, che si sovrappone al 3a e a tratti al sottostante 3b. Essa si caratterizza per una matrice sabbiosa limosa messa in posto per flusso (debris flow) del tutto simile ad una colata di fango e per questo motivo non si può considerare strettamente in deposizione primaria. Tuttavia lo stato fisico dei materiali e la loro articolata concentrazione non pare aver subito un intenso trasporto, quanto piuttosto spostamenti di lieve entità seppure sufficienti a limitare gli originari rapporti planimetrici tra i differenti reperti. Questa archeosuperficie, individuata per le prima volta nel corso delle indagini svolte nel 1993 in occasione della realizzazione dei plinti di sostegno dell’attuale padiglione degli scavi, è molto ricca in reperti paleontologici e litici e potrà contribuire in futuro ad approfondire il tema della formazione delle archeosuperfici di Isernia La Pineta, oltre che il loro contenuto e l’organizzazione spaziale. Si sottolinea l’individuazione e il recupero di significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest'area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. In particolare, in questa area indagata, la frequenza degli strumenti in calcare è superiore alla media registrata in altri settori. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e nuclei. Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative. Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti provenienti da differenti università e istituzioni nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da numerose lezioni e da attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività sull’area degli scavi hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2014
    Dal 7 al 26 luglio 2014 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell'Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Gli interventi di scavo condotti nel 2014 nel sito paleolitico di Isernia La Pineta si aprono con una importante scoperta che conferisce nuova forza alle consuete attività di ricerca e documentazione: un incisivo di un bambino, verosimilmente ascrivibile, in base alla cronologia del livello archeologico (ovvero circa 600.000 anni), a _Homo heidelbergensis_. Il dente allo stato attuale delle ricerche rappresenta il più antico resto umano rinvenuto in Italia. La scoperta, avvenuta grazie al lavaggio e al successivo vaglio del sedimento proveniente dallo scavo, riveste particolare importanza perché consente di far luce su u periodo cronologico scarsamente rappresentato da resti umani in Europa. L’area oggetto delle attività di scavo è la medesima dell'anno precedente, ovvero il quadrante 1 del I settore di scavo, e include i quadrati 166-169-176-177-178-179. Lo scavo ha visto l’asportazione delle unità stratigrafiche 3s6-9 e 3 colluvio, che restituiscono reperti litici e faunistici, fino all'US 3b che si presenta sterile, fatta eccezione per alcuni frammenti di piccole dimensioni di osso e selce al contatto con la sovrastante US 3 colluvio. Nei quadrati 169, 178 e 179, asportato integralmente il livello sterile 3b, si giunge all’archeosuperficie 3c, scavata, tra il 1980 e il 1993, su una superficie di 52 mq. I reperti litici e paleontologici, la cui concentrazione è minore rispetto all’archeosuperficie 3a, sono inglobati da una matrice sabbiosa dello spessore di pochi centimetri. Oltre all'applicazione delle consuete metodologie di scavo, di caratterizzazione stratigrafica e di analisi, catalogazione e restauro dei reperti, sono state applicate nuove tecnologie, sia per il rilevamento e la documentazione dei reperti in fase di scavo che per la restituzione 3D dell'archeosuperficie. Relativamente al primo aspetto è stata portata avanti la sperimentazione di un nuovo metodo di rilevamento e documentazione, che vede l’eliminazione delle schede materiali cartacee e la registrazione, tramite l’utilizzo di un tablet, di tutte le informazioni relative al reperto che sono disponibili online in tempo reale su un sito appositamente dedicato. Relativamente al rilievo fotogrammetrico della paleosuperficie, si segnala la sperimentazione dell’uso di un micro-drone multi-rotore (quadricottero) per riprese aeree. Il rilevo tridimensionale è stato eseguito dalla “Divisone droni” del Laboratorio ad Alta Tecnologia TekneHub dell’Università di Ferrara, in collaborazione con il laboratorio GREAL (Geographic Reseach and Application Laboratory) dell’Università Europea di Roma. Il rilievo tridimensionale dell’archeosuperificie 3a e dell’area attualmente in fase di scavo sarà utile sia a fini divulgativi che scientifici. Il modello potrà, infatti, essere utilizzato per una navigazione virtuale sulla superficie dello scavo e darà importanti informazioni inerenti la distribuzione spaziale dei reperti.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2015
    Dal 12 al 31 luglio 2015 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Molise. L’area indagata (quadrati 156-157-158-159-166-176) è ubicata nel quadrante 1 del I settore di scavo. Le attività di scavo sono state orientate alla rimozione dell’unità 3 (depositi fluvio-lacustri con sabbie e ghiaie fini), ovvero, dall’alto verso il basso, dei livelli 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b, al fine di raggiungere e mettere in luce l’archeosuperficie 3c. Questa archeosuperficie, scavata tra il 1980 e il 1993 su una superficie di 52 mq, costituisce la prima attestazione della frequentazione umana del sito di Isernia La Pineta. Essa si caratterizza per la presenza di resti paleontologici e litici inglobati in una matrice sabbiosa dello spessore di pochi centimetri che si colloca immediatamente al di sopra del livello di travertino. I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori, tra i quali vertebre e corna di bisonte. I resti paleontologici sono stati sottoposti a pulizia, consolidamento e restauro. Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato creato ad hoc che consente di automatizzare e velocizzare le attività di documentazione in fase di scavo, riducendo il rischio di errori. Alla sostituzione della scheda di scavo cartacea con una scheda informatizzata costruita con Google Drive, si accompagna l’eliminazione della bussola grazie alla messa a punto di un programma che, tramite più punti rilevati con la stazione totale, consente il calcolo automatico della pendenza e dell’orientamento del reperto. Il lavaggio e vaglio del sedimento ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci), malacofauna, piccoli frammenti di macrofauna, piccole schegge e scarti di lavorazione in selce e cristalli di sanidino, particolarmente utili per le datazioni radiometriche. A conclusione delle attività di ricerca, all’interno di un workshop organizzato dall’Università di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Molise, sono state presentate alla comunità scientifica e al grande pubblico le più recenti acquisizioni scientifiche sul sito di Isernia La Pineta. Particolare enfasi è stata posta sulla scoperta del dente umano rinvenuto nel 2014 nel livello 3 coll del sito di Isernia La Pineta, che, ascrivibile a circa 580.000 anni fa sulla base delle più recenti datazioni radiometriche, costituisce allo stato attuale delle ricerche il più antico resto umano in Italia. Il reperto, un incisivo mascellare di un bambino di circa 5-7 anni, attribuito a _Homo_ _sp._ , potrebbe verosimilmente essere attribuito a _Homo_ _heidelbergensis_ che in quel periodo aveva popolato il continente europeo.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2016
    Dal 10 luglio al 6 agosto 2016 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise. L’indagine si è estesa nei qq. 156-159, 166-169 e 174-179 del quadrante 1 del I settore di scavo, in parte già oggetto di esplorazione nel 2015. L’intervento è stato predisposto per la rimozione dell’unità 3 originata da depositi fluvio-lacustri con sabbie e ghiaie fini (dall’alto al basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b) allo scopo di mettere in luce l’archeosuperficie 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. La 3c, già indagata a partire dagli anni ’80, rappresenta la prima attestazione della frequentazione umana del sito di Isernia La Pineta in seguito alla riduzione delle aree umide. Si riscontrano concentrazioni minori di materiali rispetto alle archeosuperfici più recenti, tra questi si annoverano resti paleontologici e litici inglobati in una matrice sabbiosa rubefatta dello spessore di pochi centimetri. L’industria litica si caratterizza per la presenza di schegge in selce di piccole dimensioni che non presentano tracce di trasporto postdeposizionale. Si annoverano frammenti ossei indeterminabili di dimensioni varie, ma anche alcuni resti di grandi erbivori, tra i quali vertebre di elefante e corna di bisonte. I materiali osteologici sono stati ripuliti e consolidati. A fine scavo l’archeosuperficie 3c è stata messa in luce in tutti i quadrati dell’area oggetto di ricerca ad eccezione dei quadrati 158 e 174-175. La registrazione informatizzata dei dati di scavo, impostata direttamente sullo scavo, ha permesso l’immediato sviluppo del rilievo planimetrico grazie all’utilizzo di una stazione totale e all’uso di un sistema integrato di acquisizione (registrazione coordinate dei reperti, immagini ortorestituite, analisi GIS, ecc.). Come di consueto, il vaglio del sedimento ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci), malacofauna, piccoli frammenti di macrofauna, piccole schegge e scarti di lavorazione in selce e cristalli di sanidino, particolarmente utili per le datazioni radiometriche. Durante la campagna di ricerca scientifica è stato organizzato un ciclo di conferenze presso il Museo Paleolitico di Isernia dal titolo “Pomeriggi al Museo. Scavi in corso a Isernia La Pineta: condividiamo le ricerche” con relatori italiani e stranieri. A fine campagna di scavo sono stati presentati al pubblico i risultati della ricerca scientifica presso la sala della Gea Medica di Isernia.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2017
    Le attività di esplorazione del sito preistorico di Isernia La Pineta, dal 2 al 29 luglio 2017, sono state condotte dall'Università degli Studi di Ferrara, sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Prot. N. DG-ABAP 2846 Class. 34.31.07/25.1 Rinnovo per gli anni 2016-2018), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise. L’attività di scavo ha proseguito il lavoro dell’anno precedente per mettere in evidenza una parte della superficie archeologica denominata 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. L’indagine si è concentrata nei qq. 153-154-155-158-159-164-165-174-175 del quadrante 1 del I settore di scavo e ha visto l’asportazione dei depositi fluvio-lacustri costituiti da sabbie e ghiaie fini (dall’alto in basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b). I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori. Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato: il ricercatore utilizza un tablet o uno smartphone incorporante l'applicazione di Google Doc come terminale per l'immissione dei dati, i quali sono utilizzabili in tempo reale e visualizzabili sulla pagina web dedicata Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici e al lavaggio e al vaglio del sedimento che ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci). I lavori di scavo, documentazione e laboratorio (rilievo planimetrico e fotogrammetrico delle archeosuperfici, coordinamento dei reperti tramite l'uso della stazione totale, descrizione delle unità stratigrafiche, catalogazione e siglatura dei materiali rinvenuti, informatizzazione dei dati di scavo, lavaggio e vaglio del sedimento, restauro dei reperti rinvenuti, ecc.), sono stati accompagnati da laboratori aperti al pubblico e da escursioni didattiche sul territorio molisano. In particolare in tutti i giovedì del mese si sono svolti laboratori dal titolo “Vietato non toccare” per avvicinare il grande pubblico all’attività di ricerca. Gli studiosi e i ricercatori, provenienti da numerose istituzioni scientifiche italiane e straniere, sono stati ospitati dall’Amministrazione Provinciale di Isernia nella struttura del Centro Europeo di Ricerche Preistoriche.
  • AIAC_543 - La Pineta - 2018
    Il 2018 registra l’anniversario del quarantennale della scoperta del sito preistorico di Isernia La Pineta. Durante la campagna di scavo stratigrafico, che si è svolta dal 2 al 28 luglio, è stata organizzata una giornata studio con la partecipazione di alcuni dei ricercatori che hanno effettuato le primi indagini (Proff. Mauro Coltorti, Laura Cattani, Carlo Peretto, Benedetto Sala). La manifestazione è stata correlata dall’annullo filatelico celebrativo. Le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi hanno interessato i qq. 154, 155, 164, 165 del settore I-1, facenti parte di un’area più ampia di 18 mq. per mettere in luce l’unità stratigrafica denominata 3c, caratterizzata da una discreta concentrazione di reperti faunistici e litici. Si tratta dell’archeosuperficie più profonda impostata sulle cosiddette “Sabbie rosse” grossolane dello spessore di qualche centimetro, contenenti materiale vulcanico che poggiano sulla superficie erosa del travertino. Lo scavo dei 4 quadrati è stato caratterizzato dall’asportazione di sedimenti sabbiosi e colluviali ricchi di materiale archeologico composto da significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest’area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e alcuni nuclei. Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative. Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti afferenti a diverse università nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da lezioni e attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività di indagine stratigrafica hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano. L’attività di scavo è stata condotta dal Prof. Carlo Peretto, dell’Università degli Studi di Ferrara, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.

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Name
La Pineta
Year
2004
Summary
it Il sito individuato alla fine degli anni '70 del secolo scorso a nord est della città, è stato attrezzato per rispondere alle esigenze di accurati scavi stratigrafici e delle più moderne indagini interdisciplinari, che consentano di tracciare un quadro esauriente sull'evoluzione del territorio e sul suo più antico popolamento.
Nel Paleolitico inferiore, intorno a 700.000 anni fa, piccoli gruppi di individui che vivevano di cacciava hanno scelto un'area in prossimità di un corso d'acqua, accampandovisi più volte.
Negli strati sono stati individuati i resti dell'attività di caccia con alcune ossa, selezionate e fratturate intenzionalmente, di vari tipi di selvaggina, gli strumenti in selce e in calcare e blocchi di pietra depositati in grande quantità a "lastricare" una delle superfici esplorate.
L'ampliamento degli scavi negli ultimi anni ha consentito di portare avanti l'individuazione delle archeosuperfici: quella denominata 3a, caratterizzata da notevole ricchezza di reperti e da segmenti anatomici di fauna conservati interamente, e l'altra, definita 3S10, di cui si sta ancora valutando il meccanismo relazionale con la precedente.
Situazioni e discontinuità stratigrafiche consentono interpretazioni più articolate sulla posizione sedimentaria degli strati e sulla formazione delle archeosuperfici. Sono stati individuati un affioramento di depositi travertinosi tra superfici acquitrinose e laghetti più o meno ampi, "isolotti" che offrivano sicurezza ai cacciatori paleolitici.
Inoltre gli scavi hanno consentito il recupero, il posizionamento e la classificazione di abbondantissimo materiale sia archeologico che paleontologico. (Cristiana Terzani)
en This site was identified in the late 1970s to the north of the town. It has been equipped to meet the highest standards of stratigraphic excavation and make use of the most up to date interdisciplinary research methods in order to trace a complete picture of the territory's evolution and the earliest settlement.
In the early Paleolithic period, around 700,000 years ago, a small group of hunters, chose a piece of land close to a water course and set up camp there on several occasions. Evidence for hunting has been found within the stratigraphy. This includes the bones of various types of game, some of which had been deliberately smashed, flint and limestone tools and a large number of stone blocks layed down as if to "pave" one of the excavated surfaces.
The enlargement of the excavation in recent years has revealed further "archaeo-surfaces": in particular surface 3a which produced numerous finds and intact animal bones, and surface 3S10, whose relationship to the latter is still being studied.
Positions and breaks in the stratigraphic sequences make it easier to interpret the sedimentary position of the layers and the formation of the "archeo-surfaces". An outcrop of travertine deposits has been identified, situated between marshes and small lakes. These "islands" provided places of refuge for the paleolithic hunters.
The excavations have also fixed the position of, recovered and classified a vast quantity of archaeological and paleontological material. (Cristiana Terzani)
Team
Field director - Antonella Minelli

FOLD&R

Media

Name
La Pineta
Year
2009
Summary
it Le campagne di scavo effettuate sul sito paleolitico di Isernia La Pineta sono rese possibili grazie ad una stretta collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica del Molise, l’Università degli Studi di Ferrara ed il Centro Europeo di Ricerche Preistoriche di Isernia che da anni operano attivamente alle diverse attività di ricerca scientifica, studio e valorizzazione del sito.

Le campagne hanno visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca; scopo delle attività è stato l’ampliamento dell’area situata all’interno del padiglione degli scavi che si configura come naturale continuazione dell’esplorazione degli anni precedenti.

La serie stratigrafica del giacimento è ampia ed articolata, con successioni di depositi fluviali, limosi, argillosi e ghiaiosi al cui interno sono state individuate le archeosuperfici rispettivamente identificate con le sigle 3c, 3a e 3S10 del I settore di scavo e 3a del II settore di scavo. Tutte si caratterizzano per la forte concentrazione di resti paleontologici e di industria litica, che recenti datazioni inseriscono in una forbice d’età compresa tra i 700.000 e 600.000 anni BP.

L’area oggetto di intervento ha interessato un’estensione di circa 20 mq localizzata a ridosso dell’archeosuperficie 3a, dove si è proceduto all’asportazione dei livelli sovrastanti la archeosuperficie denominati rispettivamente 3colluvio e 3S6-9.

Nel complesso di tutti i livelli indagati e di tutti i quadrati oggetto di scavo, il materiale archeologico risulta essere molto abbondante; numerosi sono infatti resti ossei recuperati tra cui denti isolati, frammenti di mandibola, vertebre, omero, falangi soprattutto di bisonti, nonché frammenti diafisari tra cui spicca la messa in luce di un grande frammento diafisario attribuibile per dimensioni ad un elefante, di una difesa di elefante, e di un palco di megacero completamente integro e molto ben conservato.

Lo studio paleontologico del materiale ha permesso il riconoscimento di nuove specie faunistiche che vanno ad ampliare sempre di più lo spettro delle faune presenti ad Isernia in un determinato periodo del Pleistocene medio.
Si tratta di singoli frammenti attribuibili, nello specifico, al leopardo ( _Panthera pardus_ ), alla iena ( _Hyaena_ cfr. _Hyaena brunnea_ ), al castoro ( _Castor fiber_ ) e alla macaca ( _Macaca sylvanus_ ).

Per l’industria litica si ha la netta predominanza degli elementi in selce su quelli in calcare e in travertino; tra i reperti in selce la caratterizzazione tipologica più frequente è quella delle schegge, seguita dai nuclei e dai _debris_. Per il calcare la categoria più frequente è quella dei ciottoli non modificati a cui seguono i ciottoli scheggiati tipo “chopper” e le schegge. Per il travertino dominano i blocchetti di piccole-medie dimensioni.
en The excavation campaigns undertaken on the paleolithic site of La Pineta, Isernia, was a collaboration between the Archaeological Superintendency of Molise, the University of Ferrara and the European Centre for Prehistoric Research at Isernia who for many years have been active in various fields of research regarding this site.

Many Italian and foreign researchers and undergraduate students have taken part in the excavations making a valid contribution to the diverse research activities. The aim has been to extend the area situated inside the excavation pavilion, which was the natural continuation of previous years excavations.

The stratigraphy showed a sequence of fluvial, silt, clay and gravel deposits within which were the ancient surfaces respectively identified as 3c, 3a and 3S10 of sector I and 3a of sector II. All were characterised by heavy concentrations of paleontological remains and of lithic industry, which recent dating has placed between 700.000 e 600.000 years BP.

The excavation involved an area of circa 20 m2 adjacent to ancient surface 3a, where the levels overlying the surfaces, denominated respectively 3colluvium and 3S6-9, were removed.

Throughout the excavation produced abundant archaeological material. In fact numerous bone finds were recovered including single teeth, fragments of mandible, vertebra, humerus, phalanges, mainly of bison, as well as fragments of diaphises, including a large fragment of diaphisis attributable to an elephant, an elephant tusk and a complete and well preserved megaceros antler.

The paleontological study of the materials identified new faunal species which add to the spectrum of fauna present at Isernia in a specific period of the middle Pleistocene.
These were single fragments attributable to leopard ( _Panthera pardus_ ), the hyena ( _Hyaena_ cfr. _Hyaena brunnea_ ), the beaver ( _Castor fiber_ ) and macaque ( _Macaca sylvanus_ ).
As regards the lithic industry, flint elements were predominant over limestone and travertine. Among the flint finds the most common type was the flake followed by cores and debris. The most common limestone element were unmodified cobbles, followed by choppers and flakes. Small to medium blocks were the commonest travertine elements.
Summary Author
Antonella Minelli
Team
Archaeozoologist - Annarosa Di Nucci
Archaeozoologist - Ursula Thun Hohenstein
GIS systems - Rosalia Gallotti
Geologist - Carmela Vaccaro
Information technician - Giuseppe Lembo
Lithic technologist - Marta Arzarello
Lithic technologist - Maria Angela Rufo
Paleontologist - Benedetto Sala
Radiocarbon analysis - Jean-Jacque Bahain
Radiocarbon analysis - Christophe Falguéres
Technical assistant - Ciro Tartarini

FOLD&R

Media

Name
La Pineta
Year
2010
Summary
it La campagna di ricerca scientifica per l’anno 2010 è stata condotta nel periodo 5-30 luglio e ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori e studenti dei corsi di laurea, italiani e stranieri che hanno dato un valido supporto alle diverse attività di ricerca.

L’obiettivo della campagna è stato volto all’ampliamento dell’area situata all’interno del padiglione degli scavi e si è configurata quale naturale continuazione dell’esplorazione degli anni precedenti. Le attività svolte sono state le seguenti:
- scavo e messa in luce dei reperti attraverso l’utilizzo di bisturi, punteruoli, cazzuole e scalpelli;
- registrazione delle informazioni relative a ogni reperto mediante la compilazione di una scheda materiali cartacea redatta per ogni quadrato e US che prevede la rilevazione, con bussola, dell’inclinazione e dell’orientamento del pezzo, nonché il calcolo delle coordinate spaziali mediante la stazione totale (modello GTS-605), e fotografia generale del quadrato che si sta coordinando per la successiva fase di disegno planimetrico mediante software specifico di ortorestituzione;
- asportazione del materiale e attività di restauro in situ;
- disegno delle sezioni archeologiche e compilazione delle schede US secondo i canoni previsti dall’Ufficio del Catalogo Generale;
- lavaggio e siglatura dei reperti litici in selce e calcare;
- attività di lavaggio e vaglio del sedimento asportato in fase di scavo;
- attività di restauro paleontologico.

_Lo scavo_

L’area oggetto di intervento ha interessato un’estensione di circa 9 mq localizzata a ridosso dell’archeosuperficie 3a, dove si è proceduto alla continuazione dello scavo dei quadrati già attivati negli anni precedenti e all’apertura di nuovi quadrati fondamentali per l’ampliamento e l’individuazione della stessa archeosuperficie.

Nelle fasi di scavo sono stati seguiti nel loro sviluppo orizzontale e verticali, e di conseguenza rilevati planimetricamente e asportati, due principali livelli stratigrafici denominati, secondo la definizione proposta da Coltorti et alii (1983) e Ferrari et alii (1992), rispettivamente 3colluvio e 3S6-9.

_I reperti raccolti_

Nel complesso di tutti i livelli indagati e di tutti i quadrati oggetto di scavo, il materiale archeologico risulta essere molto abbondante; numerosi sono infatti i resti ossei recuperati tra cui denti isolati, frammenti di mandibola, vertebre, omeri, falangi soprattutto di bisonti ed un canino di ippopotamo.

Per l’industria litica si ha la netta predominanza degli elementi in selce su quelli in calcare e in travertino; tra i reperti in selce la caratterizzazione tipologica più frequente è quella delle schegge, seguita dai nuclei e dai _debris_. Per il calcare la categoria più frequente è quella dei ciottoli non modificati a cui seguono i ciottoli scheggiati tipo “chopper” e le schegge.
en The 2010 campaign took place between 5-30 July with the participation of numerous students, both Italian and foreign.

The excavation area situated inside the excavation pavilion was extended as a natural follow-on to the exploration undertaken in previous years.
The following activities were carried out:
- excavation and exposure of the finds using scalpels, punches, trowels and chisels;
- recording of each find using finds sheets filled out for each quadrant and US. This included the recording of the inclination and alignment of each find using a compass, taking of co-ordinates with a total station (modello GTS-605) and general photography of the quadrant prior to planning using a specific software;
- removal of the material and conservation in situ;
- drawing of the archaeological section and compilation of Schede US for the Ufficio del Catalogo Generale;
- washing and marking of flint and limestone finds;
- conservation of the paleontological material.


_The excavation_

The area investigated covered about 9 m2 adjacent to archeo-surface 3a, where excavation of previously opened quadrants continued . New quadrants were opened in order to proceed with the exposure of archeo-surface 3a.

Two main stratigraphic levels were identified , planned and removed. These were denominated 3colluvio and 3 S6-9.

_The finds_

The archaeological material present in all levels and quadrants of the excavation was abundant. In fact, numerous bone remains were collected including single teeth, fragments of mandible, vertebra, humerus and falanges, mainly from bison and one hippopotamus tooth.

For the lithic industry there was a clear predominance of flint elements over those in limestone and travertine. The commonest typology among the flint artefacts was the flake, followed by nucleuses and debris. Of the limestone finds the most common were unmodified cobbles followed by chipped cobbles of the “chopper” type and flakes.
Summary Author
Carlo Peretto
Team
Archaeologist - Antonella Minelli
Archaeologist - Annarosa Di Nucci
Archaeologist - Giuseppe Lembo
Archaeologist - Maria Angela Rufo
Archaeologist - Carolina Aparicio Meridemo
Archaeologist - Elena Bagnolati
Archaeologist - Eliana Catelli
Archaeologist - Giuseppe Ceresia
Archaeologist - Tatiana Cordoba Lopez
Archaeologist - Morena Daronco
Archaeologist - Daniela D’Amore
Archaeologist - Virginia Faundez
Archaeologist - Laura Feijoo
Archaeologist - Marco Giannantonio
Archaeologist - Claudia Gianni
Archaeologist - Federica Grandi
Archaeologist - Alice Oriana La Porta
Archaeologist - Ester Lopez Ortega
Archaeologist - Silvia Morena
Archaeologist - Cristina Nardin
Archaeologist - Serena Scacciavillani
Archaeologist - Elena Stievano
Archaeologist - Miquel Rovira
Archaeologist - Lorenzo Rubeis
Archaeologist representing the Soprintendenza - Cristiana Terzani

Media

Name
La Pineta
Year
2011
Summary
it Le attività di esplorazione, condotte dal 4 al 9 luglio, hanno interessato il livello 3coll nei quadrati 138, 157, 167, 168, 169. Successivamente particolare attenzione viene posta nell’asportazione dei materiali della 3a nei quadrati 167 e 168 con l’intento di approfondire lo scavo fino al raggiungimento dei livelli sottostanti (3b e successivamente 3c). In questi due quadrati si evidenzia la transizione verso la sequenza stratigrafica già esplorata nel 1992 col sondaggio realizzato per consentire la messa in posto di uno dei piloni del nuovo padiglione degli scavi ora in uso. Infatti la paleosuperficie 3a è ricoperta parzialmente da un deposito sabbioso verdastro ricco di cristalli piroclastici già noto in letteratura come 3G. Si procede quindi all’asportazione del sottostante limo sterile (3b) dello spessore di circa 70 cm. di colore grigio verdastro, più argilloso alla base. Il sottostante 3c si identifica per il colore rosso cupo screziato e per la consistenza decisamente sabbiosa, ricco di abbondanti concrezioni di ferro manganese ad andamento irregolare. Si individuano reperti litici e ossei, tra i quali una vertebra di erbivoro. La superficie 3c non è omogenea perché condizionata dall’andamento irregolare del sottostante travertino.

Tutti i reperti sono stati cartografati con l’ausilio dell’ortofotogrammetria e della stazione totale; inoltre si è provveduto alla loro determinazione con l’inserimento di ogni informazione dimensionale, tipologica e stratigrafica nel data base generale dell’insediamento. Il terriccio asportato è stato lavato e setacciato con maglie di 1 millimetro al fine di recuperare anche i più minuti frammenti ed in particolare i microvertebrati (anfibi, uccelli e roditori).

L’attività è stata orientata anche verso il al controllo dei materiali già scavati negli anni precedenti. Si sono avviate inoltre le attività di restauro di frammenti ossei di grosse dimensioni e la verifica delle determinazione dei reperti posti sulla paleo superficie 3a. Quest’ultima revisione ha consentito l’individuazione di due significati frammenti cranici di megalocero asportati per favorirne lo studio. La loro rimozioni che ha comportato un impegno di più persone per almeno due settimane.

Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici. L’intervento, semplice per i frammenti più ridotti, è stato complesso e piuttosto lungo per i materiali di grandi dimensioni, con particolare riferimento a vertebre, frammenti cranici, palchi di cervidi, mandibole e costole.
en This year’s excavations examined layer 3coll in quadrants 138, 157, 167, 168, 169. The material from 3a in quadrants 167 and 168 was removed in order to reach the underlying layers (3b and then 3c). These two quadrants showed the transition towards the stratigraphic sequence already explored in 1992. In fact, the paleo-surface 3a was partially covered by the greenish sandy deposit rich in pyroclastic crystals, known in published literature as 3G. The underlying layer of greenish grey sterile silt (3b) was removed. It was about 70 cm thick and had a larger clay component towards the bottom. Layer 3c below had a very sandy consistency with abundant iron manganese concretions and a dark variegated red colour. Stone and bone finds were recovered including the vertebra of a herbivore. Surface 3c was not uniform as it was conditioned by the irregularity of the travertine below.

All finds were mapped using orthophotography and a total station. Information relating to their size, type and stratigraphic position was inserted into the site’s general data base. The excavated soil was washed and sieved with a 1mm mesh in order to recover the smallest bone fragments, in particular micro-vertebrates (amphibians, birds and rodents).

A check was made on the material excavated in previous years. Work started on the conservation of the large bone fragments. The identification of the finds situated on paleo-surface 3a was also checked. This revision led to the identification of two important fragments of megaloceros that were removed for study. The operation to remove them took several people almost two weeks.

Work also began on the conservation of the paleontological finds. This was a simple process for the smaller fragments, but long and complex for the large finds, in particular vertebrae, cranium fragments, antlers, mandibles and ribs.
Summary Author
Carlo Peretto
Team
Archaeologist - Matteo Venturini
Archaeologist - Brunella Muttillo
Archaeologist - Dario Sigari
Archaeologist - Claudia Gianni
Archaeologist - Stefano De Luca
Archaeologist - Bellal Abuhelaleh
Archaeologist - Julie Arnaud
Archaeologist - Manuel Ballatore
Archaeologist - Gabriella Petrarullo
Archaeologist - Silvia Ripà
Archaeologist - Alessandra Ditta
Archaeologist - Luca Belluci
Archaeologist representing the Soprintendenza - Cristiana Terzani
Archaeozoologist - Ursula Thun Hohenstein
Archaeozoologist - Marco Bertolini
GIS systems - Giuseppe Lembo
Geologist - Carmela Vaccaro
Geologist - Maria Chiara Turrini
Geologist - Marilena Leis
Lithic technologist - Cecilia Buonsanto
Paleontologist - Marzia Breda

Media

Name
La Pineta
Year
2012
Summary
it Il sito di Isernia La Pineta apporta un contributo notevole alla storia del popolamento umano del Paleolitico inferiore europeo. L’insediamento è stato scoperto nel 1978 ed esplorato in modo sistematico fino ai nostri giorni. Le campagne di scavo, condotte dall’Università di Ferrara in collaborazione col Ministero per i Beni e le Attività Culturali, hanno posto in luce quattro distinte archeosuperfici molto ricche in reperti preistorici.

Particolarmente significativa è la paleosuperficie 3a esplorata su alcune centinaia di metri quadrati, all’interno del nuovo padiglione degli scavi inaugurato nel 1999. L’attribuzione cronologica dei livelli archeologici è di poco superiore i 650.000 anni, età confermata dall’applicazione di più metodi fisici e chimici di datazione.

Dalle archeosuperfici 3c e 3a proviene una grande quantità di reperti paleontologici. Una piccola parte di questi è rappresentata da vertebre di pesci d’acqua dolce, resti scheletrici di anfibi anuri (rane e/o rospi), frammenti di carapace o di piastrone di tartaruga palustre ( _Emys orbicularis_ ) e ossa di uccelli come il germano reale ( _Anas platyrhynchos_ ), il tuffetto ( _Tachybaptus ruficollis_ ) e un passeriforme. Questi rappresentano i resti scheletrici di animali che vivevano nelle acque del fiume che ha colmato il lago o che frequentavano le aree riparie di quest’ultimo e si sono accumulati per trasporto e sedimentazione fluvio-lacustre.

Quasi tutte le parti dello scheletro di elefante ( _Palaeoloxodon antiquus_ ), comprese le zanne, indicano che questo proboscidato era una frequente preda di caccia; ancora più rappresentato è il rinoceronte ( _Stephanorhinus hundsheimensis_ ) il cui elevato numero di reperti ha fornito lo spunto per lavori di revisione del genere e delle specie pleistoceniche europee.

Gli artiodattili sono rappresentati da varie famiglie: gli ippopotamidi e i suidi sono presenti con pochi resti dentari, attribuiti alla specie _Hippopotamus cf. antiquus_ e _Sus scrofa_.

I resti di cervidi sono numerosi e rappresentano quattro specie: megacero ( _Megaceroides solilhacus_ ), cervo ( _Cervus elaphus cf. acoronatus_ ), daino ( _Dama dama cf. clactoniana_ ) e capriolo ( _Capreolus sp._ ). _Megaceroides solilhacus_ è un megacero mai abbondante nelle faune della prima parte del Pleistocene medio; i numerosi palchi dei suoli d’abitato fanno sì che Isernia La Pineta sia diventato il giacimento di riferimento per questa specie.

L’animale più rappresentato è il bisonte( _Bison schoetensacki_ ), principale obbiettivo della caccia, testimoniato dalle numerosissime cavicchie ossee delle corna, assieme a denti sciolti e a resti di ossa dei cinti e degli arti, specialmente quelle autopodiali. Sono numerosi anche i crani, sfondati inferiormente e mancanti dello splancnocranio.
Come per il rinoceronte, anche per il bisonte di Isernia l’abbondantissimo materiale raccolto ha permesso la revisione del genere e la distinzione delle specie di grandi bovidi del Pleistocene medio-superiore europeo. Un altro bovide, ben più piccolo del bisonte e rappresentato solo da tre denti, è il tar ( _Hemitragus cf. bonali_ ).

A questi si deve aggiungere anche un leporide, indicato da pochi resti dentari attribuiti a un coniglio di taglia abbastanza grande ( _cf. Oryctolagus_ ).

Lo studio dell’industria litica ha evidenziato l’utilizzo di due forme litotipiche differenti, la selce ed il calcare. È probabile che ad una dicotomia litologica si possa ricondurre una significativa dicotomia funzionale e comportamentale tale da giustificare l’intenso sfruttamento della selce, molto evidente rispetto al calcare.
en The site of Isernia La Pineta has made a notable contribution to knowledge of human occupation in the lower Paleolithic period in Europe. The settlement was discovered in 1978 and since then has been the object of systematic investigations. The excavations undertaken by Ferrara University in collaboration with the _Ministero per i Beni e le Attività Culturali_, have exposed four distinct archaeo-surfaces rich in prehistoric material.

Paleo-surface 3a, several hundred square metres of which has been explored, is of particular importance, and lies inside the pavilion inaugurated in 1999. The archaeological levels are dated to just over 650, 000 years ago, a chronology confirmed by several physical and chemical dating methods.

A large quantity of paleontological finds was recovered from surfaces 3ca and 3a. A small part of these is represented by freshwater fish vertebra, the skeletal remains of anurous amphibians (frogs and/or toads), fragments of shells from marsh turtles (_Emys orbicularis_), and bones from birds such as the wild duck (_Anas platyrhynchos_), the grebe (_Tachybaptus ruficollis_), and a passeriform. These represent the skeletal remains of the animals living in the river waters that filled the lake or on the latter’s banks and have accumulated here due to transportation or fluvio-lacustrine sedimentation.

The presence of examples of almost all the skeletal parts of the elephant (_Palaeoloxodon antiquus_), including the tusks, indicates that this proboscidean was frequently hunted. Even greater numbers of rhinoceros (_Stephanorhinus hundsheimensis_) remains were present, numbers that have led to a revision of the genus and of the European Pleistocenic species.
The artiodactyls were represented by various families: the hippopotamidae and suidae were attested by a few dental remains, attributed to the species _Hippopotamus cf. antiquus_ and _Sus scrofa_.

The large quantity of cervid remains represented four species: megaceros (_Megaceroides solilhacus_), deer (_Cervus elaphus cf. acoronatus_), fallow deer (_Dama dama cf. clactoniana_), and roe deer (_Capreolus sp._). _Megaceroides solilhacus_ is not abundant among the fauna of the early middle Pleistocene period; the numerous antlers found at Isernia La Pineta have made the site the reference deposit for this species.

The predominant animal on the site is the bison (_Bison schoetensacki_), the most hunted animal, attested by numerous bony corunal processes from the horns, together with loose teeth and the remains of bones from the girdles and limbs, especially the autopodials (bones in the feet). Crania are also numerous, smashed at the base and missing the splanchnocranium (facial bones).
Like the rhinoceros, the great abundance of bison skeletal remains has led to the revision of the genus and the differentiation of the species of large bovines of the European middle-upper Pleistocene era. Another bovine, the tahr (_Hemitragus cf. bonali_) that was much smaller than the bison, was attested by only three teeth.
A leporid was also attested by a few dental remains attributed to a large rabbit (_cf. Oryctolagus_).

The study of the lithic industry has identified the use of two different lithotypes, flint and limestone. It is probable that a significant functional and behavioral dichotomy, such as to justify the much wider exploitation of flint compared to limestone, was due to a difference in the availability of these two materials.
Summary Author
Carlo Peretto
Team
Archaeozoologist - Ursula Thun Hohenstein
Conservator - Marina Cangemi
Fabric analyst (pottery) - Jean-Jacque Bahain
Fabric analyst (pottery) - Christophe Falguéres
Fabric analyst (pottery) - Sébastien Nomade
Fabric analyst (pottery) - Tristan Garcia
Fabric analyst (pottery) - Qingfeng Shao
Finds specialist - Benedetto Sala
GIS systems - Giuseppe Lembo
Geoarchaeologist - Maria Chiara Turrini
Geologist - Carmela Vaccaro
Geologist - Mauro Coltorti
Lithic technologist - Marta Arzarello
Lithic technologist - Brunella Muttillo
Paleobotanist - Vincent Lebreton
Palynologist - Ronan Orain

Media

Name
La Pineta
Year
2013
Summary
it Nel corso del 2013 sono continuate le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi dell’area archeologica di Isernia La Pineta. In particolare lo scavo ha interessato i qq. 176, 177, 178, 179 del settore I-1, già indagati negli anni precedenti fino all’unità stratigrafica denominata 3s6-9.

L’esplorazione della sottostante unità stratigrafica 3colluvio, livello caratterizzato, come già noto, da materiale litico e paleontologico immerso in una matrice sabbiosa debolmente concrezionata, ricca di materiale piroclastico, ha confermato la sua natura di fenomeno di colata colluviale.

L’esplorazione ha inoltre consentito di porre in luce l'US 3s10, che si sovrappone al 3a e a tratti al sottostante 3b. Essa si caratterizza per una matrice sabbiosa limosa messa in posto per flusso (debris flow) del tutto simile ad una colata di fango e per questo motivo non si può considerare strettamente in deposizione primaria. Tuttavia lo stato fisico dei materiali e la loro articolata concentrazione non pare aver subito un intenso trasporto, quanto piuttosto spostamenti di lieve entità seppure sufficienti a limitare gli originari rapporti planimetrici tra i differenti reperti.

Questa archeosuperficie, individuata per le prima volta nel corso delle indagini svolte nel 1993 in occasione della realizzazione dei plinti di sostegno dell’attuale padiglione degli scavi, è molto ricca in reperti paleontologici e litici e potrà contribuire in futuro ad approfondire il tema della formazione delle archeosuperfici di Isernia La Pineta, oltre che il loro contenuto e l’organizzazione spaziale.

Si sottolinea l’individuazione e il recupero di significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest'area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. In particolare, in questa area indagata, la frequenza degli strumenti in calcare è superiore alla media registrata in altri settori. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e nuclei.

Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative.

Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti provenienti da differenti università e istituzioni nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da numerose lezioni e da attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti. Alle attività sull’area degli scavi hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano.
en This season excavations continued inside the pavilion covering the archaeological area at Isernia La Pineta. In particular, work was undertaken in quadrants 176, 177, 178, 179 of sector I-1, where digging had previously halted at layer 3s 6-9.

The exploration of the underlying colluvium, US 3,, a level made up of a sandy, slightly concretionary matrix, containing lithic, palaeontological, and pyroclastic materials, confirmed it to be a colluvial flow. The excavations also exposed US 3s10, which overlay 3a and some parts of underlying 3b. This was a sandy-silt matrix that debris flow had carried to its position and therefore it cannot be considered to be in primary deposition. However, the physical state of the materials and their spatial concentration suggested that they had not travelled far, although the original depositional relationships between the finds were disturbed.

This archaeo-surface, first identified in 1993 during the pavilion’s construction, presents a very large number of lithic and palaeontological finds and in the future could contribute further knowledge regarding the formation of the archaeo-surfaces of Isernia La Pineta, as well as their content and spatial organisation.

Important paleontological remains have been recovered that add to knowledge of the Pleistocenic fauna in this area. These were associated with a large number of unidentifiable bone fragments as well as limestone and flint lithics. In the investigated area, the number of limestone implements present is larger than the average registered in other sectors. The flint finds included small flakes and cores.

The collected material was mapped in GIS, conserved, and catalogued.
Team
Archaeologist - Jean-Jacques Bahain
Archaeologist - Christophe Falguéres
Archaeologist - Sébastien Nomade
Archaeologist - Tristan Garcia
Chemist - Alessandro Zanazzi
Chemist - Qingfeng Shao
Conservator - Marina Cangemi
GIS systems - Leonardo Carmignani
Geoarchaeologist - Carmela Vaccaro
Geoarchaeologist - Maria Chiara Turrini
Geoarchaeologist - Mauro Coltorti
Lithic technologist - Marta Arzarello
Lithic typologist - Rosalia Gallotti
Paleobotanist - Vincent Lebreton
Paleontologist - Benedetto Sala
Paleontologist - Marzia Breda
Palynologist - Ronan Orrain

Media

Name
La Pineta
Year
2014
Summary
it Dal 7 al 26 luglio 2014 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell'Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Gli interventi di scavo condotti nel 2014 nel sito paleolitico di Isernia La Pineta si aprono con una importante scoperta che conferisce nuova forza alle consuete attività di ricerca e documentazione: un incisivo di un bambino, verosimilmente ascrivibile, in base alla cronologia del livello archeologico (ovvero circa 600.000 anni), a _Homo heidelbergensis_. Il dente allo stato attuale delle ricerche rappresenta il più antico resto umano rinvenuto in Italia. La scoperta, avvenuta grazie al lavaggio e al successivo vaglio del sedimento proveniente dallo scavo, riveste particolare importanza perché consente di far luce su u periodo cronologico scarsamente rappresentato da resti umani in Europa.

L’area oggetto delle attività di scavo è la medesima dell'anno precedente, ovvero il quadrante 1 del I settore di scavo, e include i quadrati 166-169-176-177-178-179. Lo scavo ha visto l’asportazione delle unità stratigrafiche 3s6-9 e 3 colluvio, che restituiscono reperti litici e faunistici, fino all'US 3b che si presenta sterile, fatta eccezione per alcuni frammenti di piccole dimensioni di osso e selce al contatto con la sovrastante US 3 colluvio. Nei quadrati 169, 178 e 179, asportato integralmente il livello sterile 3b, si giunge all’archeosuperficie 3c, scavata, tra il 1980 e il 1993, su una superficie di 52 mq. I reperti litici e paleontologici, la cui concentrazione è minore rispetto all’archeosuperficie 3a, sono inglobati da una matrice sabbiosa dello spessore di pochi centimetri.

Oltre all'applicazione delle consuete metodologie di scavo, di caratterizzazione stratigrafica e di analisi, catalogazione e restauro dei reperti, sono state applicate nuove tecnologie, sia per il rilevamento e la documentazione dei reperti in fase di scavo che per la restituzione 3D dell'archeosuperficie.

Relativamente al primo aspetto è stata portata avanti la sperimentazione di un nuovo metodo di rilevamento e documentazione, che vede l’eliminazione delle schede materiali cartacee e la registrazione, tramite l’utilizzo di un tablet, di tutte le informazioni relative al reperto che sono disponibili online in tempo reale su un sito appositamente dedicato.


Relativamente al rilievo fotogrammetrico della paleosuperficie, si segnala la sperimentazione dell’uso di un micro-drone multi-rotore (quadricottero) per riprese aeree. Il rilevo tridimensionale è stato eseguito dalla “Divisone droni” del Laboratorio ad Alta Tecnologia TekneHub dell’Università di Ferrara, in collaborazione con il laboratorio GREAL (Geographic Reseach and Application Laboratory) dell’Università Europea di Roma. Il rilievo tridimensionale dell’archeosuperificie 3a e dell’area attualmente in fase di scavo sarà utile sia a fini divulgativi che scientifici. Il modello potrà, infatti, essere utilizzato per una navigazione virtuale sulla superficie dello scavo e darà importanti informazioni inerenti la distribuzione spaziale dei reperti.
en Between the 7th and 26th July 2014 excavations were carried out on the Palaeolithic site of La Pineta at Isernia by Ferrara University, directed by Prof. Carlo Peretto.

The excavations began with a major discovery, a child’s incisor. Based on the dating of the level (c. 600,000 years old) the tooth can probably be attributed to _Homo_ _heidelbergensis_. It is the oldest human remain found in Italy to date. The discovery, made by wet sieving the sediment, is of particular importance because it sheds light on a period for which human remains are rare in Europe.

Excavations continued in the same area as last year, quadrant 1 of sector I, which includes quadrants 166-169-176-177-178-179. The stratigraphic units 3s6-9 and 3 (colluvium), containing lithic and faunal remains, were removed down to US 3b that was sterile apart from a few small fragments of bone and flint that were in contact with the overlying US 3 colluvium. The removal of the sterile US 3b in quadrants 169, 178, and 179 exposed the archaeo-surface 3c, excavated between 1980 and 1993 over an area of 52 m2. The lithic and palaeontological finds,
fewer than those from archaeo-surface 3a, lay within a sandy matrix a few centimetres deep.
As well as the usual methods of excavation, analysis, cataloguing, and finds conservation, new technologies were applies to the survey and recording of the finds during the excavation phase and for the 3D imaging of the archaeo-surfaces.
With regard to the first aspect, a new method of documentation was experimented that does away with paper records, all information relating to a find being put directly on a tablet. The data is then immediately available online on a dedicated web site.

The use of a micro-drone was experimented for the photogrammetric recording of the palaeo-surfaces. The 3D recording was carried out by “ Drone Division” of the TekneHub Laboratory At Ferrara University in collaboration with GREAL (Geographic Reseach and Application Laboratory) at Rome European University. The 3D recording of archaeo-surface 3a and the area being excavated at present will be useful for teaching and scientific purposes. In fact, the model will be used for the virtual navigation of the excavation surface and will provide important data relating to the spatial distribution of the finds.
Director
Carlo Peretto
Team
Archaeologist - Jean-Jacques Bahain
Archaeologist - Christophe Falguères – Muséum National d’Histoire Naturelle de Paris
Archaeologist - Tristan Garcia
Archaeologist - Qingfeng Shao
Archaeozoologist - Ursula Thun Hohenstein
Chemist - Alessandro Zanazzi
Chemist - Alison Pereira - Muséum nationale d’Histoire naturelle/Ferrara/EFR/CEA
Conservator - Marina Cangemi
GIS systems - Leonardo Carmignani
Geoarchaeologist - Maria Chiara Turrini
Geoarchaeologist - Marta Arzarello
Geoarchaeologist - Mauro Coltorti
Lithic technologist - Rosalia Gallotti
Lithic technologist - Brunella Muttillo
Minerologist - Carmela Vaccaro
Paleobotanist - Vincent Lebreton
Paleontologist - Benedetto Sala
Paleontologist - Marzia Breda- Università degli Studi di Ferrara
Palynologist - Ronan Orrain

Media

Name
La Pineta
Year
2015
Summary
it Dal 12 al 31 luglio 2015 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Molise.
L’area indagata (quadrati 156-157-158-159-166-176) è ubicata nel quadrante 1 del I settore di scavo. Le attività di scavo sono state orientate alla rimozione dell’unità 3 (depositi fluvio-lacustri con sabbie e ghiaie fini), ovvero, dall’alto verso il basso, dei livelli 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b, al fine di raggiungere e mettere in luce l’archeosuperficie 3c. Questa archeosuperficie, scavata tra il 1980 e il 1993 su una superficie di 52 mq, costituisce la prima attestazione della frequentazione umana del sito di Isernia La Pineta. Essa si caratterizza per la presenza di resti paleontologici e litici inglobati in una matrice sabbiosa dello spessore di pochi centimetri che si colloca immediatamente al di sopra del livello di travertino.
I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori, tra i quali vertebre e corna di bisonte. I resti paleontologici sono stati sottoposti a pulizia, consolidamento e restauro.

Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato creato ad hoc che consente di automatizzare e velocizzare le attività di documentazione in fase di scavo, riducendo il rischio di errori. Alla sostituzione della scheda di scavo cartacea con una scheda informatizzata costruita con Google Drive, si accompagna l’eliminazione della bussola grazie alla messa a punto di un programma che, tramite più punti rilevati con la stazione totale, consente il calcolo automatico della pendenza e dell’orientamento del reperto.
Il lavaggio e vaglio del sedimento ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci), malacofauna, piccoli frammenti di macrofauna, piccole schegge e scarti di lavorazione in selce e cristalli di sanidino, particolarmente utili per le datazioni radiometriche.

A conclusione delle attività di ricerca, all’interno di un workshop organizzato dall’Università di Ferrara in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia del Molise, sono state presentate alla comunità scientifica e al grande pubblico le più recenti acquisizioni scientifiche sul sito di Isernia La Pineta. Particolare enfasi è stata posta sulla scoperta del dente umano rinvenuto nel 2014 nel livello 3 coll del sito di Isernia La Pineta, che, ascrivibile a circa 580.000 anni fa sulla base delle più recenti datazioni radiometriche, costituisce allo stato attuale delle ricerche il più antico resto umano in Italia. Il reperto, un incisivo mascellare di un bambino di circa 5-7 anni, attribuito a _Homo_ _sp._ , potrebbe verosimilmente essere attribuito a _Homo_ _heidelbergensis_ che in quel periodo aveva popolato il continente europeo.
en This season’s excavations by Ferrara University at the Palaeolithic site of La Pineta (Isernia) investigated an area (quadrants 156-157-158-159-166-176) in quadrant 1 of sector I. Context 3 was removed (fluvial-lacustrine deposits with sands and fine gravels): from top to bottom, 3s 1-5, 3s 6-9, 3 colluvium, 3s 10 and 3b, in order to reach and expose surface 3c. This surface, excavated over an area of 52 m2 between 1980 and 1993, constitutes the first evidence for human occupation at Isernia La Pineta. It is characterised by the presence of paleontological remains and lithics within a sandy matrix a few centimetres thick, which lay immediately above the travertine layer.

The excavation of these layers produced lithic finds, mainly small flint flakes, and paleontological materials, indeterminate fragments of various sizes but also significant remains of large herbivores, including bison vertebra and horns. These materials were cleaned, consolidated, and restored.
Floatation and sieving of the sediment recovered the remains of micro-fauna (mainly rodent teeth and fish vertebra), malacofauna, small fragments of macro-fauna, small flakes of flint and waste elements and sanidine crystals, which are useful for radiometric dating.

The latest results were presented during a workshop at the end of the season. Particular emphasis was given to the discovery of a human tooth found in 2014 in level 3 coll. on the site, which based on the most recent radiometric dating can be attributed to c. 580,000 years ago and at present constitutes the earliest evidence of human presence in Italy. The find, the incisor of a child of 5- 7 years of age, attributed to _Homo_ _sp._, could probably be attributed to _Homo_ _heidelbergensis_, who had populated continental Europe in this period.

Media

Name
La Pineta
Year
2016
Summary
it Dal 10 luglio al 6 agosto 2016 il sito paleolitico di Isernia La Pineta è stato oggetto di attività di scavo e di studio da parte dell’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.

L’indagine si è estesa nei qq. 156-159, 166-169 e 174-179 del quadrante 1 del I settore di scavo, in parte già oggetto di esplorazione nel 2015. L’intervento è stato predisposto per la rimozione dell’unità 3 originata da depositi fluvio-lacustri con sabbie e ghiaie fini (dall’alto al basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b) allo scopo di mettere in luce l’archeosuperficie 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. La 3c, già indagata a partire dagli anni ’80, rappresenta la prima attestazione della frequentazione umana del sito di Isernia La Pineta in seguito alla riduzione delle aree umide. Si riscontrano concentrazioni minori di materiali rispetto alle archeosuperfici più recenti, tra questi si annoverano resti paleontologici e litici inglobati in una matrice sabbiosa rubefatta dello spessore di pochi centimetri.

L’industria litica si caratterizza per la presenza di schegge in selce di piccole dimensioni che non presentano tracce di trasporto postdeposizionale. Si annoverano frammenti ossei indeterminabili di dimensioni varie, ma anche alcuni resti di grandi erbivori, tra i quali vertebre di elefante e corna di bisonte. I materiali osteologici sono stati ripuliti e consolidati. A fine scavo l’archeosuperficie 3c è stata messa in luce in tutti i quadrati dell’area oggetto di ricerca ad eccezione dei quadrati 158 e 174-175.
La registrazione informatizzata dei dati di scavo, impostata direttamente sullo scavo, ha permesso l’immediato sviluppo del rilievo planimetrico grazie all’utilizzo di una stazione totale e all’uso di un sistema integrato di acquisizione (registrazione coordinate dei reperti, immagini ortorestituite, analisi GIS, ecc.).

Come di consueto, il vaglio del sedimento ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci), malacofauna, piccoli frammenti di macrofauna, piccole schegge e scarti di lavorazione in selce e cristalli di sanidino, particolarmente utili per le datazioni radiometriche.

Durante la campagna di ricerca scientifica è stato organizzato un ciclo di conferenze presso il Museo Paleolitico di Isernia dal titolo “Pomeriggi al Museo. Scavi in corso a Isernia La Pineta: condividiamo le ricerche” con relatori italiani e stranieri. A fine campagna di scavo sono stati presentati al pubblico i risultati della ricerca scientifica presso la sala della Gea Medica di Isernia.
en During this season’s excavations and research undertaken by the University of Ferrara on the Palaeolithic site of Isernia La Pineta exploration was extended in quadrants 156-159, 166-169 and 174-179 of quadrant 1, in sector I, already partially excavated in 2015. The intervention removed context 3 formed by fluvial-lacustrine deposits with sands and fine gravel (from top to bottom the layers involved were 3s1-5, 3s6-9, 3colluvium, 3s10 and 3b), with the aim of exposing the palaeo-surface 3c, almost in direct contact with the underlying travertine. Layer 3c, already investigated from the 1980s onwards, represents the first evidence of human occupation at the site of Isernia La Pineta following the reduction of the wet areas. Smaller concentrations of material were found compared with the later archeo-surfaces, these included palaeontological remains, and lithics embedded in a rubified sandy matrix a few centimeters thick.

The lithic industry was characterised by the presence of small flint flakes that did not present traces of post-depositional transport. Unidentifiable bone fragments of various sizes, but also some remains of large herbivores, including elephant vertebrae and bison horns were also found. The osteological materials were cleaned and consolidated. At the end of the excavation, surface 3c was exposed in all quadrants of the research area, except for quadrants 158 and 174-175.
The excavations were planned using a total station and integrated system for data acquisition (registration of finds coordinates, orthophotographs, GIS analyses etc.).

The sieving of the sediment produced micro-faunal remains (mainly rodent teeth and fish bones), malaco-fauna, small fragments of macro-fauna, small flakes of flint and sanadine crystals (particularly useful for radiometric dating) and waste products from the working of these materials.

Media

Name
La Pineta
Year
2017
Summary
it Le attività di esplorazione del sito preistorico di Isernia La Pineta, dal 2 al 29 luglio 2017, sono state condotte dall'Università degli Studi di Ferrara, sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Prot. N. DG-ABAP 2846 Class. 34.31.07/25.1 Rinnovo per gli anni 2016-2018), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.

L’attività di scavo ha proseguito il lavoro dell’anno precedente per mettere in evidenza una parte della superficie archeologica denominata 3c, posta quasi a diretto contatto col travertino sottostante. L’indagine si è concentrata nei qq. 153-154-155-158-159-164-165-174-175 del quadrante 1 del I settore di scavo e ha visto l’asportazione dei depositi fluvio-lacustri costituiti da sabbie e ghiaie fini (dall’alto in basso i livelli interessati sono 3s1-5, 3s6-9, 3colluvio, 3s10 e 3b).
I livelli oggetto di scavo hanno restituito reperti litici, perlopiù schegge in selce di piccole dimensioni, e paleontologici, frammenti indeterminabili di dimensioni varie ma anche significativi resti di grandi erbivori.

Il rilievo planimetrico e dei reperti è stato facilitato dall’utilizzo di un sistema informatizzato: il ricercatore utilizza un tablet o uno smartphone incorporante l'applicazione di Google Doc come terminale per l'immissione dei dati, i quali sono utilizzabili in tempo reale e visualizzabili sulla pagina web dedicata
Si è provveduto inoltre al restauro sistematico dei reperti paleontologici e al lavaggio e al vaglio del sedimento che ha consentito il recupero di resti di microfauna (perlopiù denti di roditori e vertebre di pesci).

I lavori di scavo, documentazione e laboratorio (rilievo planimetrico e fotogrammetrico delle archeosuperfici, coordinamento dei reperti tramite l'uso della stazione totale, descrizione delle unità stratigrafiche, catalogazione e siglatura dei materiali rinvenuti, informatizzazione dei dati di scavo, lavaggio e vaglio del sedimento, restauro dei reperti rinvenuti, ecc.), sono stati accompagnati da laboratori aperti al pubblico e da escursioni didattiche sul territorio molisano. In particolare in tutti i giovedì del mese si sono svolti laboratori dal titolo “Vietato non toccare” per avvicinare il grande pubblico all’attività di ricerca.

Gli studiosi e i ricercatori, provenienti da numerose istituzioni scientifiche italiane e straniere, sono stati ospitati dall’Amministrazione Provinciale di Isernia nella struttura del Centro Europeo di Ricerche Preistoriche.

Media

Name
La Pineta
Year
2018
Summary
it Il 2018 registra l’anniversario del quarantennale della scoperta del sito preistorico di Isernia La Pineta. Durante la campagna di scavo stratigrafico, che si è svolta dal 2 al 28 luglio, è stata organizzata una giornata studio con la partecipazione di alcuni dei ricercatori che hanno effettuato le primi indagini (Proff. Mauro Coltorti, Laura Cattani, Carlo Peretto, Benedetto Sala). La manifestazione è stata correlata dall’annullo filatelico celebrativo.

Le attività di esplorazione all’interno del padiglione degli scavi hanno interessato i qq. 154, 155, 164, 165 del settore I-1, facenti parte di un’area più ampia di 18 mq. per mettere in luce l’unità stratigrafica denominata 3c, caratterizzata da una discreta concentrazione di reperti faunistici e litici. Si tratta dell’archeosuperficie più profonda impostata sulle cosiddette “Sabbie rosse” grossolane dello spessore di qualche centimetro, contenenti materiale vulcanico che poggiano sulla superficie erosa del travertino. Lo scavo dei 4 quadrati è stato caratterizzato dall’asportazione di sedimenti sabbiosi e colluviali ricchi di materiale archeologico composto da significativi resti paleontologici che vanno ad arricchire e completare le conoscenze sulla fauna pleistocenica di quest’area. A questi si associa un numero rilevante di frammenti ossei indeterminabili oltre a reperti litici in calcare e in selce. Tra i reperti in selce si annoverano in particolare schegge di piccole dimensioni e alcuni nuclei.

Il materiale raccolto è stato cartografato in ambito GIS, restaurato e catalogato con l’utilizzo di schede opportunamente predisposte per la registrazione delle caratteristiche tassonomiche e conservative.

Lo scavo ha visto la partecipazione di studenti afferenti a diverse università nazionali e internazionali. Le attività di esplorazione sono state accompagnate da lezioni e attività laboratoriali allo scopo di completare nel modo migliore la formazione specialistica dei partecipanti.
Alle attività di indagine stratigrafica hanno fatto seguito anche escursioni sul territorio allo scopo di favorire la conoscenza del patrimonio culturale molisano.
L’attività di scavo è stata condotta dal Prof. Carlo Peretto, dell’Università degli Studi di Ferrara, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise.
en Excavations continued the previous year’s work to uncover the archaeological surface 3c, in direct contact with the underlying travertine. The investigation concentrated on squares 153-154-155-158-159-164-165-174-175 of quadrant 1 in Sector I. Fluvial-lacustrine layers formed by fine sands and gravels were removed (from top to bottom the layers were 3s1-5, 3s6-9, 3colluvium, 3s10 and 3b).

The excavated levels contained lithic finds, mainly small flint flakes, and palaeontological finds, indeterminate fragments of various sizes but also large significant remains from large herbivores.

The planning and recording of finds was facilitated by the use of a computerised system: the researcher used a tablet or smartphone incorporating Google Doc as a terminal for data input. the data is useable immediately and visible on the web page.
The palaeontological finds were conserved and the sediment washed and sieved to recover the micro-faunal remains (mainly rodent teeth and fish scales).
Team
Anthropologist - Julie Arnaud - Università degli Studi di Ferrara
Anthropologist - Stefano Benazzi - Università di Bologna
Anthropologist - Jacopo Moggi-Cecchi
Anthropologist - Giorgio Manzi- Università "La Sapienza" di Roma - Dipartimento di Biologia Ambientale
Anthropologist - Dominique Grimaud-Hervé- Museé national d’Histoire naturelle, Paris.
Archaeologist - Mauro Coltorti
Archaeologist - Jean-Jacques Bahain- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Archaeologist - Christophe Falguères-Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Archaeologist - Sebastien Nomade - UMR 8212, Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement (CEA-CNRS-UVSQ), Gif Sur Yvette, Francia.
Archaeologist - Alison Pereira - UMR 8212, Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement (CEA-CNRS-UVSQ), Gif Sur Yvette, Francia.
Archaeologist - Qingfeng Shao
Archaeologist representing the Soprintendenza - Maria Diletta Colombo-Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise
Archaeozoologist - U. Thun Hohenstein- Università di Ferrara
Geologist - Carmela Vaccaro
Lithic technologist - Rosalia Gallotti- Università di Roma “La Sapienza”
Paleethnologist - Marzia Breda- Università degli Studi di Ferrara
Paleobotanist - Vincent Lebreton
Paleontologist - Benedetto Sala - Università di Ferrara
Paleontologist - Claudio Berto- Università degli Studi di Ferrara
Paleontologist - Guido Montanari Canini - Università degli Studi di Ferrara
Palynologist - Ronan Orrain

Media

  • Peretto 1994
    C. Peretto (a cura di), 1994, Le industrie litiche del giacimento paleolitico di Isernia La Pineta. La tipologia, le tracce di utilizzazione, la sperimentazione, Isernia.
  • Peretto 1996
    C. Peretto (a cura di), 1996, I reperti paleontologici del giacimento paleolitico di Isernia La Pineta, Isernia.
  • Peretto 2004
    C. Peretto (a cura di), 2004, Isernia La Pineta: Storie di cacciatori, in Archeologia Viva, anno XXIII, n. 107, settembre/ottobre: 20-34.
  • Minelli-Peretto 2003
    A. Minelli, C. Peretto (a cura di), 2003, Metodologie per lo scavo archeologico. Il caso di Isernia La Pineta (Molise), Isernia.
  • Coltorti et al. 2005
    M. Coltorti, G. Feraud, A. Marzoli, C. Peretto, T. Ton-That, P. Voinchet, J.J. Bahain, A. Minelli, U. Thun Hohenstein, 2005, New 40Ar/39Ar, stratigraphic and palaeoclimatic data on the Isernia La Pineta Lower Palaeolithic site, Molise, Italy, in Quaternary International 131, Issue 1: 11-22.
  • Di Nucci, Thun Hohenstein 2007
    A. Di Nucci, U. Thun Hohenstein, 2007, La fauna pleistocenica di Isernia La Pineta: analisi archeozoologica delle US 3S1-5, in Atti del Primo Convegno Nazionale degli Studenti di Antropologia, Preistoria e Protostoria. Annali dell\'Università di Ferrara, sez. Museologia Scientidfica e Naturalistica. Ferrara, 08/05/04-10/05/04, Ferrara, vol. speciale: 71-74.
  • Gallotti, Lembo 2007
    R. Gallotti, G. Lembo, 2007, Analisi spaziali intra-site e Geographical Information System per un approccio cognitivo ai modelli di frequentazione antropica del giacimento di Isernia La Pineta (Molise, Italia), in Atti del Primo Convegno Nazionale degli Studenti di Antropologia, Preistoria e Protostoria, Annali dell\'Università di Ferrara, sez. Museologia Scientidfica e Naturalistica. Ferrara, 08/05/04-10/05/04, Ferrara, vol. speciale: 171-174.
  • Minelli, Rufo 2007
    A. Minelli, M.A. Rufo, 2007, Lo studio tecno-tipologico ed areale del calcare del sito paleolitico di Isernia La Pineta: un modello interpretativo delle strategie di sussistenza, in Atti del Primo Convegno Nazionale degli Studenti di Antropologia, Preistoria e Protostoria. Annali dell\'Università di Ferrara, sez. Museologia Scientidfica e Naturalistica. Ferrara, 08/05/04-10/05/04, Ferrara: Università degli Studi di Ferrara, vol. speciale: 51-54.
  • Peretto, Minelli 2006
    C. Peretto, A. Minelli (a cura di) 2006, Preistoria in Molise. Gli insediamenti del territorio di Isernia. vol. Collana Ricerche 3: 393.
  • Rufo et al. 2009
    M.A. Rufo, A. Minelli, C. Peretto 2009, L’industrie en calcaire du site Paléolithique d’Isernia la Pineta: un modèle interprétatif de stratégie comportementale, in L’anthropologie 113: 78-95.
  • Thun Hohenstein et al. 2009
    U. Thun Hohenstein, A. Di Nucci, A.M. Moigne 2009, Mode de vie a Isernia La Pineta (Molise, Italie). Stratégie d’exploitation du Bison schoetensacki par les groupes humains au Paléolithique inférieur, in L’Anthropologie 113: 96-110.
  • Thun Hohenstein et al. 2005
    U. Thun Hohenstein, A. Di Nucci, C. Peretto, 2005, Lo sfruttamento di Ursus deningeri nel sito paleolitico di Isernia La Pineta, in Quaderni del Museo Archeologico del Friuli Occidentale. Pordenone, 13/10/2003-15/10/2003, 6: 23-29.
  • Abbazzi-Masini 1997
    L. Abbazzi, F. Masini, 1997, Megaceroides solilhacus and other deer from the middle Pleistocene site of Isernia La Pineta (Molise, Italy), in Bollettino della Società Paleontologica Italiana, 35(2), 1996: 213-227.
  • Accorsi 1985
    C. A. Accorsi, 1985, The contribution of Palynology in the reconstruction of the environment, in C. Peretto et al. (a cura di), Homo, Journey to the Origins of Man’s History”, Catalogo della mostra, Venezia: 192-201.
  • Albrect-Centroni-Peretto 1996
    B. Albrect, C. Centroni, C. Peretto, 1996, Il Museo paleolitico di Isernia La Pineta, Molise, Italia, in XIII Congresso delle Scienze Preistoriche e Protostoriche, Workshop 22, Forlì 1996, Abstracts, 2: 189.
  • Anconetani-Evangelista-Peretto-Thun Hohenstein 1998
    P. Anconetani, L. Evangelista, C. Peretto, U. Thun Hohenstein, 1998, Intentional bone fracturing on Bos primigenius domestic variety: results of field experimentation, in Atti del XIII Congresso UISPP, Workshop 4 (6,1): 153-159.
  • Anconetani-Giusberti-Peretto 1991
    P. Anconetani, G. Giusberti, C. Peretto, 1991, Nuovi contributi alla fratturazione intenzionale dei reperti paleontologici del giacimento di Isernia La Pineta (Molise), in Isernia La Pineta. Nuovi Contributi scientifici, volume pubblicato in occasione della XXX Riunione Scientifica I.I.P.P. (C. Peretto, ed), Venosa–Isernia: 43-49.
  • Anconetani-Giusberti- Peretto 1995
    P. Anconetani, G. Giusberti, C. Peretto, 1995, Considerations tafonomiques à propos des os du Bison schoetensacki FREUDENBERG du gisement paléolithique de Isernia La Pineta (Molise, Italie), in Actes de la 6° Table Ronde sur l’Industrie osseuse peu élaborée, Parigi: 173-182.
  • Arobba et al. 2004
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Location

Location
La Pineta
Easting
14.2432380543
Northing
41.5880946852