AIAC_2431 - Castello di Monreale - 2009Il castello di Monreale sorge nella Sardegna meridionale, lungo il sistema collinare omonimo che domina la pianura campidanese. Le indagini archeologiche si sono svolte nel 2009, nell’ambito di un progetto di valorizzazione dell’area.
Attualmente il castello, storicamente legato ai giudici d’Arborea, è costituito un mastio quadrangolare in posizione elevata, punto di partenza per una cinta fortificata che comprende il borgo. Le mura sono dotate da otto (o forse nove) torri, a pianta semicircolare o quadrata, e sono al momento individuabili due porte, una a Nord verso Sardara ed una ad Ovest, detta Porta San Gavino. Il mastio, occupa la posizione più elevata ed è stato già oggetto di indagini archeologiche, che hanno rivelato la presenza di ambienti aggettanti attorno ad un cortile centrale, che è ripartito in tre settori, a quota progressivamente crescente.
Nel corso della campagna di scavi 2008-2009 le ricerche si sono concentrate all’interno del mastio, limitandosi, all’esterno, alla rimozione dell’accumulo di terra prodotto negli anni Settanta a ridosso del lato occidentale delle mura del borgo. Internamente al mastio, è proseguito lo scavo degli ambienti addossati al muro perimetrale nord e degli annessi ipogei. Nell’ambiente α, la pulizia del deposito archeologico residuo ha messo in evidenza la presenza di buche di palo relative ad una scala per il raggiungimento dei piani superiori. Nell’ambiente κ, la ripresa dello scavo ha evidenziato la presenza di un deposito archeologico omogeneo di XVI secolo, al di sotto del quale è stata evidenziata una sequenza stratigrafica data da piani di frequentazione rispettivamente di XV-XVI, XIV-XV, inizi XIV; nei livelli sottostanti il deposito stratigrafico si articola in ambiti diversi. Nell’area orientale è stata individuata una porzione di capanna seminterrata per la quale sembra proponibile una datazione altomedievale.
L’ambiente ι ha restituito il crollo delle pavimentazioni lignee dei piani superiori; al di sotto è stato portato alla luce un butto, databile tra XVII e XVIII secolo, gettato probabilmente dal vicino ambiente θ. La stratigrafia sottostante, ricca di frammenti ceramici di XVII secolo, copriva un pavimento in lastre di trachite di Serrenti, analogo alla pavimentazione del cortile di ingresso al mastio, databile tra XVI e XVII secolo.
Nell’ambiente θ è stato individuato un grande piano di cottura, che ha prodotto gli scarti gettati nel vicino ambiente ι, il cui uso abbraccia un lungo arco cronologico. Tale cucina, era servita da una delle cisterne e da un ambiente ipogeo per la conservazione delle derrate immediatamente all’esterno, sul cortile.
Nell’ambiente δ un butto di vetri e frammenti di sughero ha restituito un frammento di bicchiere con lo stemma aragonese della seconda metà del XVI secolo.
Nell’ambiente ε sono state individuate le modalità di pavimentazione, una struttura lignea pertinente alla scala di accesso ai piani superiori, oltrealle prime fasi di vista del sito, con una porzione di capanna nuragica riempita da un butto.
Lo scavo ha interessato anche gli ambienti per la conservazione delle derrate e il sistema di conservazione idrica.
AIAC_2890 - S. Pancrazio - 2011Nel giugno 2011 si è svolta la prima campagna di scavo archeologico sul colle S. Pancrazio, a Campoli Appennino (FR).
Le indagini archeologiche si sono concentrate nella parte sommitale del colle S. Pancrazio; il luogo è stato scelto in virtù della straordinaria visibilità che offre e del fatto che la pulizia effettuata negli anni precedenti dal Gruppo Archeologico Medio Liri aveva restituito alcuni materiali, soprattutto monete.
La campagna di scavo ha portato alla luce una serie di sistemazioni nel banco di roccia probabilmente volte ad accogliere alcune strutture lignee. Il banco forma tre terrazzamenti naturali, digradanti da Nord-Est verso Sud-Ovest, con piani di sezione molto regolari; è stato possibile riconoscere almeno una sistemazione del fronte roccioso, volta ad assecondare la naturale pendenza del banco allo scopo di realizzare una struttura a più livelli. Nella parte centrale dello scavo, alla quota più elevata, è stato rinvenuto l'insieme più nutrito di queste tracce: una serie di buche per alloggiamento di pali, di cui alcune individuano una struttura di forma semicircolare. Si tratta di una costruzione in legno, nell’area interna della quale sono state rinvenute buona parte delle 83 monete che lo scavo ha portato alla luce. Sono tutte in bronzo ad eccezione di una in mistura; benché non siano ancora state restaurate, al momento per 35 di esse è proponibile un\'identificazione più o meno certa; due presentano una leggibilità piuttosto dubbia e le restanti 46 non sono per ora leggibili. Si tratta quasi esclusivamente di nominali di basso valore ascrivibili ad un arco cronologico compreso fra il 217 a.C. e il 565 d.C., con l'eccezione di un quattrino di XIV secolo. Nell’ampio arco cronologico attestato, tre monete risalgono ad età repubblicana (217-208 a.C.), mentre 31 sono ascrivibili ai periodi tardo-imperiale, goto e bizantino (245-565), con assenza di attestazioni per la fase intermedia. Il primo gruppo di monete è costituito rispettivamente da un’oncia e da una semioncia, entrambe di zecca romana, e da un triente di zecca apula. Decisamente più consistente è il secondo gruppo di monete, costituito da emissioni riferibili a Gallieno, a Costanzo II, a Valentiniano III, a Marciano, ad Anastasio, a Teodorico, a Giustiniano e a Baduela, con una netta preminenza di esemplari riferibili a Giustiniano I, per parte bizantina, e a Baduela per parte ostrogota. Sono stati inoltre rinvenuti oltre 400 chiodini, diversi elementi di serratura, medagliette e aghi crinali. Sono state rintracciate anche tracce di sepolture fortemente disturbate già in antico.
La cronologia delle monete premette di riconoscere in questa capanna lignea parte di un insediamento militare databile al periodo delle guerre greco-gotiche, condotte tra il 535 ed il 553 d.C. dagli eserciti bizantini per riconquistare l’Italia in mano ai Goti. Si tratta di un nucleo difensivo precedente la fondazione del paese di Campoli, che nel prossimo anno si conta di mettere in luce ulteriormente.