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AIAC_548 - Balsignano - 2004
Area di frequentazione stabile su pianoro di due ettari prospiciente Lama Lamasinata, a sud di Bari, a partire dal Neolitico Antico (in cronologia assoluta C14 non calibrata 6523 +/- 45 BP), a ceramica impressa evoluta e in adorna e in minima percentuale da dipinta in bruno e a doppia tecnica (impressa e dipinta). Due grandi strutture abitative a pianta all'incirca quadrata (m 7x4) sono state individuate ed esplorate, a partire dal 1993, al centro del pianoro, distanti tra loro venti metri circa. Con pavimentazione a vespaio di pietrame e battuto di argilla pressata, presentano orientamento Est/Ovest sul lato lungo. L'elevato era costituito da impalcato ligneo integrato da canne, con rivestimento interno ed esterno di terre argillose del luogo. A sud di entrambe, aree destinate ad attività funzionali con presenza di focolari su basole calcaree, con industrie tipiche delle comunità neolitiche dedite alla cerealicoltura come elementi di falcetto in selce, macine in pietra calcarea e grandi olle in ceramica impressa per la conservazione delle derrate alimentari. Una terza struttura delimitata da un recinto in pietra con ceramica dipinta a fasce rosse ubicata più a monte indica che il sito sopravvive ancora alla fine del V millennio a.C. come del resto era già deducibile da una sepoltura, la n. 2, con individuo in posizione contratta sul fianco destro, entro fossa contornata da blocchi litici, priva di corredo, rinvenuta a sud-est della capanna 1. Una sepoltura femminile, la n. 3, è invece riferibile alle fasi antiche del sito, in posizione fortemente contratta su un fianco entro una semplice fossa, anch'essa priva di corredo. (Francesca Radina)
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AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2004
Sono riprese le indagini (saggio 3), avviate nel 1997 nel cosiddetto fondo Azzollini, il pianoro che lambisce il pulo lungo il fianco meridionale, ampliandola fino ad un'estensione complessiva di 156 mq.
L'area è stata acquisita dal Comune di Molfetta e le ricerche della Soprintendenza rientrano nelle attività di valorizzazione del sito, aperto al pubblico in un percorso unico tra dolina e pianori soprastanti.
Viene confermata l'antichità del contesto a ceramica impressa, attestata nei livelli a nord del grande muro, ora datato in cronologia non calibrata C14 al 7134 + 60 BP (Datazione del CEDAD dell'Università di Lecce). Si è proseguita l'esplorazione della sequenza più antica del sito, addossata al muro, isolando una fascia di suoli grigio-bruni, nonostante l'impatto delle arature, ancora in buono stato di conservazione, di circa 2 m di larghezza, ricca di materiali ceramici e frammenti di intonaco.
Al di sotto, è stato indagato un livello, contenuto in un'escavazione artificiale nello strato sottostante sterile dal contorno irregolare, con asse maggiore di m 7 circa, caratterizzato dalla presenza di due piccole strutture in concotto, per quota, posizione e struttura analoghe al "focolare" individuato con le precedenti campagne a contatto con la bancata sterile. Abbondante la presenza di ceramica impressa nei due livelli, che conferma la possibilità di delineare all'interno dello strato neolitico una scansione di diversi momenti di utilizzo dell'area.
A Nord del muro è proseguita l'indagine delle unità stratigrafiche caratterizzate da addensamenti di pietrisco in un sedimento grigio-giallastro, apparentemente a matrice argillosa, con ceramica depurata e dipinta (fasce rosse e tricromia), inquadrabile in una fase di defunzionalizzazione del muro stesso nel Neolitico Medio. Su un piano si individua, inoltre, una chiazza (diametro ca. 70 cm), di colore grigio con carboni, poggiante su una base discontinua di argilla concotta, impronta residua di un focolare subcircolare. (Francesca Radina)
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AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2008
La dolina di Molfetta, localmente denominata Pulo, sita a 2 Km dal centro abitato in direzione SO, profonda 30 metri, ospita presenze archeologiche risalenti al Neolitico antico e medio.
Le indagini archivistiche hanno rivelato che alla prima _facies_ cronologica di occupazione della dolina appartiene il convento Sancta Sanctorum, costruito nel 1536 e abbandonato dal 1575; le indagini archeologiche, invece, svolte dal 1997 al 2003 sul fondo della dolina stessa, hanno riportato alla luce un ossario contenente sei individui adulti non in connessione.
Sul terrazzo intermedio e sul fondo del Pulo è stato riportato in luce un vasto complesso di fabbriche di età borbonica riferibile alla Regia Nitriera realizzata nel 1784 a seguito delle importanti scoperte mineralogiche dell’Abate A. Fortis (1741-1803) e del canonico G.M. Giovene (1753-1837). Le grotte del Pulo erano molto ricche di nitrati, in particolare di salnitro, essenziale per la produzione della polvere da sparo e da mina. Rimasto attivo per pochi decenni, l’impianto fu chiuso per la scarsa produttività e descritto in condizioni di totale abbandono già nel 1808.
Dell’impianto industriale è stato messo in luce un monumentale complesso di vasche, canali, pozzo e cisterne in cui avveniva la lisciviazione delle terre nitrose asportate in grandi quantità dalle numerose grotte ubicate sul fianco nord della dolina. Ai piedi di questo versante si trovavano enormi cumuli circolari di terra e pietrame, dal notevole diametro, recinti con muretti in pietra a secco innalzati a quote crescenti e rampa di scala per la risalita sulla sommità.
Sul terrazzo intermedio, posto sul lato S della dolina, sorgono l’Opificio e il Magazzino della Reale Nitriera. Collegati al resto dell'impianto produttivo tramite un lungo sentiero in basoli di calcare per la risalita dal fondo della dolina, costituivano le ultime tappe dell’intero ciclo di produzione della fabbrica. Nel primo edificio, dotato di cinque fornaci, avveniva la cottura delle terre nitrose, in precedenza sottoposte alla lisciviazione nell’impianto di vasche idrauliche. Dall'Opificio il prodotto usciva per transitare verso l'attiguo Magazzino ed essere sottoposto alla fase di cristallizzazione dei nitrati entro catini dalla vasca profonda, invetriati internamente, riferibili a locali produzioni sette-ottocentesche.
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AIAC_550 - Falce del Viaggio-Ariscianne - 2003
Il litorale di Belvedere - Ariscianne è noto da anni per aver restituito, a seguito delle mareggiate, documentazione archeologica (industria su selce e su pietra, resti osteologici faunistici, ceramiche, metalli, monete, tegolame, ecc.) riferibile ad un arco temporale compreso tra il Paleolitico Superiore e il Medio Evo.
Le ricerche paleoambientali hanno permesso inoltre di ricostruire un ambiente lagunare preesistente, di richiamo soprattutto per le comunità del Neolitico. Allo scopo di avviare lo studio e la riqualificazione dell'area, nell'ambito del "Progetto integrato di recupero storico-ambientale, ricerca e fruizione dell'area costiera in località Belvedere Ariscianne del Comune di Barletta", sono state previste indagini geomorfologiche (Università degli Studi di Bari).
Le indagini archeologiche avviate in punti diversi con 9 saggi hanno accertato che il complesso sistema di canalette di drenaggio dall'entroterra verso la costa, forse in corrispondenza di un'area lagunare sono databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo d.C. Esse attestano un probabile impianto extraurbano cui ricollegare anche la presenza di una torre a base quadrangolare posta più a Sud, la cui fondazione appare sommersa dal mare.
Buche di palo risultano invece precedenti e attribuibili ad un insediamento dell'età del Bronzo di cui al momento non sono state rintracciate altre emergenze (II millennio a.C.).
E' stata contemporaneamente avviata una campagna di prospezioni subacquee per la stesura di una carta archeologica anche dei fondali, soprattutto in relazione alla possibile esistenza di depositi paletnologici sommersi ai quali riferire l'abbondante industria litica e la ceramica preistorica rinvenuti sulla battigia. Sono state identificate alcune aree di dispersione di industria litica tra 2 e 7 metri di profondità, ed un deposito di torbe indicativo della presenza di un'antica laguna. Due relitti di epoca romana sono stati inoltre individuati a bassa profondità, ancora in discreto stato, nonostante la continua attività di rapina di ricercatori clandestini. (Francesca Radina)
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AIAC_84 - Le Cerquete Fianello - 2003
The village of Le Cerquete Fianello is located in the area of Maccarese "Bonifica". the extension of a coastal lake which shores where inhabited from Neolithic to Middle Bronze Age has been reconstructed using geomorphological analysis.
The excavation, started in 1992, covers an area of 1000 square meters, which represents nearly one tenth of the estimated extension of the site. Five huts have been detected, four oval and one sub-circular. Two oval huts are divided in two by a partition. Hearths inside and outside of the huts are also present, as well as oval and round pits. Alignments of postholes between huts may be referred to enclosures. In some areas the ceramic material seems to create a living floor, perhaps for drainage purposes. In the southern part of the settlement there was a pit burial of a young male in a contracted position. A skull of an adult male was found nearby. The area toward the eastern limit of the village was characterized by the presence of many pits, one of them containing a burial of a domestic horse accompanied by two dog pups. The ceramic assemblage shows two main classes and standardised shapes.
The lithic industry in flint shows a variety of tools, mainly arrow heads. Knowledge of metal working is confirmed by the presence of a small awl in pure copper. Husbandry and agriculture represent the economic basis. The AMS determinations date this village to the end of the fourth millennium b.C. cal.
(Cecilia Conati Barbaro)
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AIAC_85 - Interporto - 2003
This settlement lies on a sandy peninsula along the SE shore of the ancient lake of Maccarese. Two big structured hearths, the base of two clay ovens, many fragmented stoves and a storage pit have been discovered so far. A marked slope shows the settlement limits towards the lake: this area is particularly rich in sherds, faunal and botanical remains (grains and charcoals). A small bronze ingot, a glass paste bead and bone tools are also present.
On the basis of the formal characteristics of pottery the site may be referred to the second half of XI mill. B.C.
(Cecilia Conati Barbaro)