- Item
- AIAC_3362
- Name
- Nora, ex Area militare
- Date Range
- 650 BC – 300
- Monuments
- Tomb
Seasons
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AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2012Dal 2012 le Università di Padova, Milano e Genova e la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Cagliari e Oristano hanno ripreso le ricerche nell’ex area della Marina militare presso il promontorio di Nora (Pula) nella Sardegna meridionale. La zona, posizionata lungo l’istmo che congiunge la terraferma alla penisola, faceva parte in epoca romana dello spazio urbano, mentre in epoca precedente doveva costituire un settore periferico rispetto al nucleo abitato e per questo assunse una valenza prettamente funeraria. Infatti già nel 1871 il col. A. Roych e il cav. M. Satto avevano esplorato alcune tombe ipogee tagliate nella roccia. Il primo scavo sistematico invece fu condotto nel settore orientale tra il 1891 e il 1892 da parte di F. Nissardi e le prime edizioni dei risultati si devono a F. Vivanet e G. Patroni (1901, 1902 e 1904) e a P. Bartoloni e C. Tronchetti (1981). In totale vennero esplorate 40 tombe riferibili al momento di massima fioritura della colonia cartaginese e databili tra la metà del V e la fine del IV sec. a.C. Durante questi primi scavi della fine del XIX secolo venne rinvenuta anche un’unica tomba ad incinerazione in cista. Questa singola sepoltura e questi materiali sono riferibili ad una necropoli di età fenicia la cui esatta collocazione, l’estensione e l’entità sono rimaste ad oggi del tutto sconosciute. Tuttavia, una conferma della presenza di un sepolcreto arcaico è derivata recentemente (2011) dallo scavo condotto dalla Soprintendenza presso l’area dell’anfiteatro posta immediatamente a nord del confine dell’ex area della Marina militare. Tra il 2012 e il 2013 l’Università di Padova ha avviato una serie di indagini che hanno ha previsto in primo luogo l’elaborazione di un completo piano topografico digitale dell’area, fino al presente non disponibile. Completate le operazioni di inquadramento e di pulizia dell’area, le attività sono proseguite con l’esecuzione di indagini geofisiche a tecnica mista basata su metodi geoelettrici e metodi GPR (Ground Penetrating Radar). Le misure hanno interessato due aree tra loro distinte: la prima è posizionata a sud-ovest della Casa della Guardiania, tra questa e la recinzione che divide l’ex Area della Marina militare dal porticciolo di pesca, e presenta un’estensione di circa 30x60 m; la seconda è posizionata lungo il limite nord-est dell’ex Area della Marina militare, a ridosso del settore in cui fu rinvenuta la grande necropoli a camera, e si estende su circa 25x60 m. In entrambe le aree sono state rilevate numerose e significative anomalie variamente distribuite. Nel settore a sud-ovest della Casa della Guardiania esse sembrano indicare la presenza di un piano sterile naturale roccioso a modesta profondità e l’esistenza di cavità in esso ricavate. Sebbene le evidenze non possano fornire indicazioni certe e inequivocabili, è possibile interpretare tali segnali come indizi di presenze tombali ricavate nel piano roccioso. Nel settore sud-orientale le anomalie si presentano molto localizzate e molto intense fornendo l’impressione della presenza di larghe, articolate cavità ricavate nel sottosuolo, richiamando con naturale evidenza le tombe a camera indagate nella medesima area nel secolo XIX. Entrambe le situazioni, per quanto foriere di promettenti segnali di presenze antiche, richiedono verifiche e conferme di natura topografica e strutturale che solo le indagini di scavo programmate per il 2014 potranno offrire.
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AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2014Come riferito nella precedente relazione del 2013, l’Università di Padova ha avviato in anni recenti nuove ricerche in un settore dello spazio suburbano ed extraurbano di Nora già noto alla ricerca archeologica per la scoperta di una parte delle necropoli preromane della città in seguito agli scavi condotti alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento. Le prime scoperte di ipogei punici avvennero già nel 1871 e proseguirono con maggiore intensità tra il 1891 e il 1892, quando la magistrale indagine di F. Nissardi portò alla scoperta di 40 camere sepolcrali e dei loro ricchi corredi. Inoltre, venne rinvenuta anche un’unica tomba ad incinerazione in cista litica formata da lastre di arenaria con alcuni manufatti ceramici di corredo databili alla fine del VII sec. a.C.; altre sepolture di epoca arcaica e di età punica sono state rimesse in luce recentemente (2011) nel corso di un intervento di verifica archeologica condotto appena a nord della recinzione dell’ex base militare. La ripresa delle attività in quest’area a cura dell’Università di Padova ha portato all’esecuzione di una serie di indagini geofisiche del 2012 e del 2013, cui hanno fatto seguito i primi interventi di scavo del 2014; questi hanno interessato in un primo momento la parte centrale dell’ex base militare, dove sono venuti alla luce i resti del sistema stradale periurbano della città e alcuni complessi monumentali di epoca romana. In una seconda fase le ricerche si sono concentrate ad occidente della Casa della Guardiania, ora trasformata in bar-ristorante. Qui la morfologia della penisola assume tratti ben marcati per la presenza di un piccolo, pronunciato poggio elevato di circa 5 sul mare che viene a chiudere l’istmo sabbioso di S. Efisio poco dopo il punto di suo massimo restringimento. Proprio lungo questo regolare e aperto pendio che dal poggio della Guardiania porta alla Marina e al porticciolo dei pescatori si è deciso di concentrare le indagini, giungendo ad individuare i lembi di un complesso funerario di età fenicia e punica ad oggi ignoto e di straordinario interesse. La verifica archeologica è stata operata con un saggio di 5 x 5 metri aperto lungo la porzione mediana del pendio che scende con una pendenza pari a circa il 9% dalla casa della Guardiania al mare, in coincidenza con una delle molte aree di anomalie georadar; ad appena pochi centimetri dalla superficie del suolo moderno e contemporaneo è emersa da subito la superficie del suolo roccioso, costituito dalla caratteristica arenaria tirreniana nota come “panchina”, formata da sabbie e bioclasti a debole grado di cementazione e a sedimentazione tipicamente orizzontale stratificata. Sul piano roccioso sono stati subito individuati alcuni tagli di forma regolare geometrica e dalla forma molto variabile. Tre di questi presentano forma rettangolare allungata con lunghezza costante di circa 2,2 m e larghezza di 0,7 m e da subito è stata formulata l’ipotesi, rivelatasi corretta, potesse trattarsi dei pozzi di accesso a tombe ipogeiche puniche private dei coperchi di chiusura. Uno di questi tagli è stato progressivamente svuotato e si è appunto rivelato essere l’accesso ad una sepoltura a camera scavata interamente nel banco roccioso. Pur se non completato nella prima campagna di indagini, lo scavo ha permesso di rilevare l’assetto plano-volumetrico dell’ipogeo. Il pozzo d’accesso presenta lunghezza e orientamento identici a quelli di una prima camera sotterranea nella quale sfocia, la cui forma è quadrangolare trapezoidale e le cui misure massime di lato sono pari a 2,73 e 2,31 m. Su uno dei lati brevi di questa prima stanza, in asse con il pozzo d’accesso, si apre una piccolo portello, che conduce alla seconda camera di medesima forma quadrangolare trapezoidale e con misure massime di lato pari a 2,04 e 2,09. Non è nota la quota del livello pavimentale, ancora non raggiunto. I riempimenti stratificati fino ad ora indagati si sono rivelati essere pertinenti a scarichi coerenti e databili alla media età imperiale romana (III sec. d.C.), epoca alla quale va ascritta la probabile rimozione dei coperchi e la violazione della tomba. Oltre ai tre tagli rettangolari allungati, sono stati individuati altri tagli quadrangolari dalle dimensioni non verificate, perché non interamente ricompresi nel saggio di scavo, ma verosimilmente simili nelle dimensioni o addirittura maggiori degli altri; essi sono risultati ancora dotati dei coperchi di copertura, costituiti da grandi blocchi di arenaria parallelepipedi disposti incassati nei tagli. Un altro taglio, rivelatosi poi essere un altro pozzo d’accesso a camera ipogea, è risultato privo di copertura, di forma rettangolare con un lato arcuato (dim. max. 0,72 x 0,5 m) e riempito in età romana. Oltre alle tombe a camera, la cui cronologia va verosimilmente ascritta ad epoca punica, l’avvio dello scavo ha permesso di individuare nel medesimo spazio anche importanti tracce di un ben più antico uso funerario dell’area. Infatti negli anfratti della roccia sono state identificate almeno due deposizioni di incinerati dotate di corredo formato da contenitori fittili resecati a vari livelli del loro sviluppo verticale. Queste sepolture appaiono realizzate all’interno di poco profondi tagli operati sulla roccia e successivamente coperte, con tutta verosimiglianza, da cumuli di terreno o pietre non conservati in seguito al successivo uso e livellamento dell’area. Il materiale è attualmente in corso di studio con la collaborazione dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR ed ha fornito indizi per collocare almeno una delle sepolture nell’ambito del VII sec. a.C. Lo stadio ancora iniziale dello scavo di quest’area non consente ulteriori precisazioni sulle numerose e complesse evidenze funerarie individuate o sulla loro contestualizzazione crono-culturale. Tuttavia appare dimostrata l’esistenza di un consistente secondo nucleo di ipogei punici che va ad affiancarsi al nucleo indagato nel 1891-1892 ed identificabile quasi certamente con quel “gruppo occidentale” segnalato da Patroni e indicato come quello da cui provenivano alcuni tra i più significativi corredi fittili. Non meno significativo è l’aver individuato nello stesso settore tracce già non trascurabili del ben più antico sepolcreto collegato al centro fenicio, noto fino ad ora da brandelli modesti e difficilmente inquadrabili, anche al fine di stabilire una lunghissima continuità di uso dello spazio con medesimi fini. -
AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2015A partire dall’anno 2012 l’Università Padova ha rivolto i propri interessi al settore di abitato posto immediatamente a Nord dell’attuale accesso al sito archeologico già occupato dalle installazioni della Marina Militare. In quest’area è stata condotta tra il 2012 e il 2014 un’intensa campagna di rilievo geofisico tramite georadar (GPR) e strumentazione geoelettrica (ERT). Nel corso del 2014 e 2015, in base ai risultati ottenuti dalle campagne di acquisizioni geofisiche, è stato possibile delimitare l’area di maggiore interesse in cui effettuare un primo saggio di scavo, che ha consentito di mettere in luce un complesso funerario di epoca fenicia e punica fino ad oggi ignoto. _La necropoli punica a camera_ Le indagini all'interno del saggio I, dove era già emerso un banco di arenaria tirreniana posto in leggera pendenza da nord-est (Casa della Guardiania) verso sud-ovest (Porticciolo), hanno evidenziato il substrato roccioso intaccato da diverse azioni di taglio che presentano andamenti generalmente regolari. Tra questi, sono stati individuati almeno tre incisioni di forma rettangolare, con una lunghezza media di circa 2,20 m e una larghezza di 0,70 m interpretati come pozzi di accesso a tombe ipogeiche. Il progressivo svuotamento di uno dei tagli ha confermato trattarsi di un accesso ad una sepoltura a camera, scavata nel banco di arenaria e violata già in antico. Il pozzo di accesso consente di entrare in una prima camera (fig. 1) di forma rettangolare-trapezoidale di larghezza compresa tra i 2,73 m. e 2,31 m.; un piccolo portello conduce ad un’ulteriore camera di forma quadrangolare-trapezoidale. L’eterogeneità dei materiali rinvenuti all'interno della tomba hanno portato a ritenere che i riempimenti si siano formati in seguito a scarichi databili alla media età imperiale romana. Un ulteriore taglio nella roccia, di forma rettangolare allungata, è risultato un pozzo di accesso ad una seconda camera ipogeica. La particolarità di questa tomba è rappresentata dalla sua lunga continuità di vita: camera sepolcrale in età punica (fig. 2), venne riutilizzata in epoca romana come cisterna con rivestimenti parietali di cocciopesto idraulico e pozzetto funzionale all'attingimento dell’acqua. Copioso è il materiale rinvenuto nella tomba; le modalità di deposizione di tali materiali, nonché dei livelli di riempimento, rafforzano l’ipotesi di uno sfruttamento dell’area necropolare come discarica romana. Il progressivo allargamento del saggio ha inoltre permesso di mettere in luce due ulteriori tagli nella roccia, di maggiori dimensioni rispetto a quelli sopracitati, che risultano ancora dotati di coperchi di copertura (fig. 3). _La necropoli fenicia ad incinerazione_ Nella medesima area sono inoltre state individuate le tracce di un utilizzo in età arcaica, come testimoniano le sepolture fenicie ad incinerazione messe in luce già nel 2014. Di queste, almeno quattro risultano impostate in tagli poco profondi della roccia, che ospitavano le ossa combuste del defunto, successivamente coperte da cumuli di pietre o terra e materiale di corredo. I contenitori fittili recuperati dallo scavo, in corso di studio, permettono di inquadrare cronologicamente tali sepolture già dalle fasi iniziali del VII secolo a.C. In seguito all'ultimo (2015) allargamento effettuato, è stata inoltre messa in luce quella che sembra essere una sepoltura in cista litica (fig. 4). Sebbene lo scavo non sia ancora stato ultimato, possono già essere avanzate una serie di considerazioni, soprattutto di carattere cronologico, funerario e culturale. Le più antiche tracce individuate contribuiscono ad incrementare le conoscenze relative alla Nora di età arcaica. Le evidenze archeologiche permettono inoltre di confermare e ampliare le testimonianze di un “gruppo occidentale” di ipogei punici, descritto dal Patroni sulla base di indagini condotte da diversi studiosi, tra cui il Nissardi, negli anni tra il 1871 e il 1901.
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AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2016Nel corso della campagna di scavo 2016, l’Università di Padova ha ripreso le indagini archeologiche nelle necropoli fenicie e puniche, situate in quel settore di abitato antico posto al centro del promontorio, nell’area già occupata dalla base della Marina Militare. Le attività di scavo hanno consentito di mettere in luce nuove sepolture, che dimostrano come la necropoli ebbe una lunga continuità di vita, dall’epoca arcaica fino almeno alla media età imperiale, caratterizzata da una coesistenza, seppur a diversi livelli cronologici, di due sepolcreti con differenti riti funerari (incinerazione ed inumazione). La Tomba 11 si configura come un taglio di forma rettangolare operato nel banco roccioso. Sul fondo della tomba fu ubicato l’accumulo di ossa calcinate del defunto, frammiste a terra di rogo, mentre in corrispondenza dei lati brevi del taglio, venne disposto il corredo fittile, costituito da una brocca ad orlo espanso in red-slip, due ollette monoansate non tornite e un’anforetta in bucchero (seconda metà del VII secolo a.C. circa). La Tomba 21 è una sepoltura ad incinerazione apprestata entro un taglio praticato nel banco arenitico. Tale sepoltura fu parzialmente sconvolta in età romana, ma ha restituito alcuni piccoli frammenti di ossa combuste, nonché il collo e l’orlo di una brocca a fungo. La Tomba 16 è una sepoltura arcaica che si conservava quasi integralmente; si è potuta accertare la presenza dei resti di un incinerato le cui ossa non dovettero essere state bruciate ad alte temperature. Queste furono poi ritualmente addossate ad un’olletta fittile monoansata deposta in un angolo al fondo del taglio (pieno VII sec. a.C.). La Tomba 18 si componeva di un profondo taglio nella roccia sterile che progressivamente si andava restringendo. Il taglio era a sua volta sigillato mediante una grossa lastra arenitica lavorata e lisciata, mantenuta stabile e in piano grazie ad alcuni elementi di zeppatura ai lati e immediatamente al di sotto di essa. All’interno, al di sotto del terreno di infiltrazione, sono stati rinvenuti numerosi frammenti ossei combusti, cui era associato un corredo, composto da due ollette monoansate sovrapposte l’una all’altra, una brocca ad orlo espanso e una brocca trilobata con ansa spezzata ritualmente (pieno VII sec. a.C.). Parallelamente allo scavo delle incinerazioni fenicie, l’indagine si concentra su una tomba ad ipogeo con copertura in lastre litiche, realizzata sul banco arenitico (Tomba 8). Nel pozzo di accesso sono stati riscontrati consistenti livelli di riempimento a matrice limo-sabbiosa caratterizzati dalla presenza di numerose ossa umane; nel settore più occidentale del pozzo tale dispersione lascia il posto ad una deposizione umana di cui rimane la sola porzione superiore, con evidente connessione anatomica a livello vertebrale e toracico e cranio reclinato all’indietro. Poco oltre ed alla stessa quota, viene individuato un ulteriore accumulo di ossa umane, accatastate a ridosso della parete di fondo del pozzo. Entrambe le deposizioni poggiano su un sottile strato terroso che copre un’estesa massicciata formata da blocchi lapidei di varie dimensioni. Ad una profondità di circa 1 m dai lastroni di copertura, il pozzo si restringe formando una banchina di circa 30 cm di larghezza, sotto la quale si apre un’ampia anticamera. Lungo il lato breve occidentale si apre invece la porta di accesso alla camera funeraria, disassata rispetto all’asse della tomba. Il materiale rinvenuto tra i numerosi scapoli lapidei è riferibile ad un contesto tardo-imperiale. Anche la Tomba 9 fu realizzata mediante un taglio nel banco arenitico. La fossa si presenta coperta da due lastre in arenaria, alloggiate entro una risega realizzata nel banco roccioso. L’attività più antica finora documentata vide la deposizione di tre individui inumati: un bambino è collocato al di sopra della porzione pelvico-lombare di un adulto; di un terzo inumato, collocato leggermente a nord-ovest dei precedenti, sono state finora individuate esclusivamente le ossa dei piedi e la porzione inferiore di tibia e perone. Il corredo, collocato sopra e a lato dei primi due inumati descritti, consiste in 4 unguentari vitrei, due anelli d’oro, delle perline e amuleti in osso lavorato di una collana, che doveva essere infine arricchita da un pendaglio conformato a protome umana (circa IV-III sec. a.C.). Il sepolcro fu parzialmente perturbato dalle riaperture di età successiva; i corpi non si presentano in perfetta connessione anatomica e risultano carenti di buona parte delle ossa. Le sepolture erano infatti coperte da livelli di riempimento terrosi che hanno restituito numeroso materiale di età romana misto a ceramica di età punica. -
AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2017Nel corso della campagna di scavo 2017 sono proseguite da parte dell’Università degli Studi di Padova le indagini presso l’area un tempo occupata dalla base della Marina Militare di Nora, ove, nel saggio 1, si è portato a compimento lo scavo delle tombe ad ipogeo 8 e 9, mentre, ad ovest del saggio 1 e ad esso connessa, è stata aperta una nuova trincea (lunga circa 24 m e larga 2,3 m), con andamento est-ovest. L’ipogeo 8 è costituito da un pozzo di accesso verticale, dal quale si raggiungono 3 banchine laterali e sulla cui parete occidentale si apre una camera ipogea; la tomba ha restituito una serie di inumazioni sia nella camera funeraria che nel pozzo di accesso, che da un panorama cronologico di età punica si spingono sino alla tarda antichità. Più semplice la planimetria della tomba 9, un’ampia fossa di forma sub-rettangolare, ma anche in questo caso è stata documentata una serie di deposizioni di età punica; la tomba venne riaperta in età imperiale romana, asportando le lastre litiche che ne costituivano la porzione orientale della copertura e impiegando il sepolcro come discarica. La lunga trincea realizzata a W del saggio 1, il cui scavo appena avviato proseguirà negli anni venturi, è invece destinata a meglio definire l’estensione della necropoli e la morfologia di questo settore della penisola di Nora, oltre che a intercettare la trincea realizzata da G. Patroni negli scavi dell’inizio del secolo scorso. -
AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2018Le indagini svolte dall’Università degli Studi di Padova tra settembre e ottobre 2018 nell’area dell’ex base della Marina Militare nel settore nord-occidentale della penisola di Nora si sono concentrate sia nel saggio 1, dove si sta intervenendo dal 2014, sia in corrispondenza della lunga trincea ad ovest di quest’ultimo, aperta nel corso del 2017. Lo scavo del saggio 1, dove negli anni passati sono venute alla luce varie tombe di età fenicia e punica, ha restituito quest’anno una nuova tomba a fossa (tomba 22), incisa nel banco arenitico. La tomba conserva due inumazioni sovrapposte con corredo; al di sopra del più recente dei due inumati, vennero scaricate ossa umane non in connessione anatomica, probabile esito della periodica pulizia dei vicini ipogei. Più ad ovest, nella trincea aperta nel 2017, sono stati praticati tre approfondimenti. Nel primo di questi (A) si è documentato il taglio corrispondente alla trincea realizzata da G. Patroni nel 1901; raggiunto il banco arenitico a 0,97 m s.l.m. si sono messe in luce incisioni nella roccia, con ogni probabilità da ricondurre a tagli di cava realizzati in età romana, dopo la dismissione della necropoli fenicia e punica. L’area venne infine obliterata da potenti riporti, sopra i quali è stata intercettata una struttura muraria pertinente ad una fase tarda. Anche nell’approfondimento B è stato individuato un fronte di cava romano che andava a tagliare e sezionare un ipogeo punico, di cui restano parte del pozzo d’accesso e dell’anticamera. Infine nell’approfondimento C è stata scavata una cisterna a bagnarola, che pure intercetta una tomba punica ad ipogeo, già in precedenza intaccata da attività di cava romane. -
AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2019This summary presents the results of the excavation campaigns carried out in 2018 and 2019 in the Phoenician and Punic necropolis located in the northern part of the so-called “ex Base della Marina Militare” of Nora. In direct continuity with the previous surveys, both secondary cremation and inhumation burials dug into the sandstone bedrock has been brought to light and excavated (Trench 1). The grave goods recovered and the different burial rituals adopted strongly suggest that the necropolis was continuously used from the Archaic Period to the late Punic Age. From this moment on, the function of this area changed deeply. A clear indication of this transformation is represented by the evidence of quarrying activities for the supply of stone building material, which in some cases carved the Punic hypogea, and the construction of a cistern (Trench 3).
FOLD&R
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390 - Jacopo Bonetto Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali, Alessandro Mazzariol - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali - 2017Nuovi dati d’archivio e nuove evidenze archeologiche sulla necropoli punica orientale di Nora (Cagliari)
Media
- Name
- Nora, ex Area militare
- Year
- 2012
- Summary
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it
Dal 2012 le Università di Padova, Milano e Genova e la Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Cagliari e Oristano hanno ripreso le ricerche nell’ex area della Marina militare presso il promontorio di Nora (Pula) nella Sardegna meridionale.
La zona, posizionata lungo l’istmo che congiunge la terraferma alla penisola, faceva parte in epoca romana dello spazio urbano, mentre in epoca precedente doveva costituire un settore periferico rispetto al nucleo abitato e per questo assunse una valenza prettamente funeraria.
Infatti già nel 1871 il col. A. Roych e il cav. M. Satto avevano esplorato alcune tombe ipogee tagliate nella roccia. Il primo scavo sistematico invece fu condotto nel settore orientale tra il 1891 e il 1892 da parte di F. Nissardi e le prime edizioni dei risultati si devono a F. Vivanet e G. Patroni (1901, 1902 e 1904) e a P. Bartoloni e C. Tronchetti (1981). In totale vennero esplorate 40 tombe riferibili al momento di massima fioritura della colonia cartaginese e databili tra la metà del V e la fine del IV sec. a.C.
Durante questi primi scavi della fine del XIX secolo venne rinvenuta anche un’unica tomba ad incinerazione in cista. Questa singola sepoltura e questi materiali sono riferibili ad una necropoli di età fenicia la cui esatta collocazione, l’estensione e l’entità sono rimaste ad oggi del tutto sconosciute. Tuttavia, una conferma della presenza di un sepolcreto arcaico è derivata recentemente (2011) dallo scavo condotto dalla Soprintendenza presso l’area dell’anfiteatro posta immediatamente a nord del confine dell’ex area della Marina militare.
Tra il 2012 e il 2013 l’Università di Padova ha avviato una serie di indagini che hanno ha previsto in primo luogo l’elaborazione di un completo piano topografico digitale dell’area, fino al presente non disponibile.
Completate le operazioni di inquadramento e di pulizia dell’area, le attività sono proseguite con l’esecuzione di indagini geofisiche a tecnica mista basata su metodi geoelettrici e metodi GPR (Ground Penetrating Radar). Le misure hanno interessato due aree tra loro distinte: la prima è posizionata a sud-ovest della Casa della Guardiania, tra questa e la recinzione che divide l’ex Area della Marina militare dal porticciolo di pesca, e presenta un’estensione di circa 30x60 m; la seconda è posizionata lungo il limite nord-est dell’ex Area della Marina militare, a ridosso del settore in cui fu rinvenuta la grande necropoli a camera, e si estende su circa 25x60 m. In entrambe le aree sono state rilevate numerose e significative anomalie variamente distribuite.
Nel settore a sud-ovest della Casa della Guardiania esse sembrano indicare la presenza di un piano sterile naturale roccioso a modesta profondità e l’esistenza di cavità in esso ricavate. Sebbene le evidenze non possano fornire indicazioni certe e inequivocabili, è possibile interpretare tali segnali come indizi di presenze tombali ricavate nel piano roccioso. Nel settore sud-orientale le anomalie si presentano molto localizzate e molto intense fornendo l’impressione della presenza di larghe, articolate cavità ricavate nel sottosuolo, richiamando con naturale evidenza le tombe a camera indagate nella medesima area nel secolo XIX.
Entrambe le situazioni, per quanto foriere di promettenti segnali di presenze antiche, richiedono verifiche e conferme di natura topografica e strutturale che solo le indagini di scavo programmate per il 2014 potranno offrire. -
en
In 2012 the Universities of Padova, Milano and Genova and the Superintendency for Cagliari and Oristano reopened excavations in the ex naval base on the promontory of Nora (Pula), southern Sardinia. In the Roman period, the area situated on the isthmus linking the peninsula to the mainland was part of the urban area, while in an earlier period it must have been peripheral to the town and was used mainly as a cemetery area.
In fact, in 1871 Col. A. Roych and Cav. M. Satto had explored a number of underground rock-cut tombs. The first systematic excavation was undertaken in the eastern sector between 1891 and 1892 by F. Nissardi. A total of 40 tombs were explored dating to the period at the height of the Carthaginian colony’s development, datable to between the mid 5th century and the end of the 4th century B.C.
During the first excavations at the end of the 19th century a single cremation burial in a cist was also discovered. This burial was part of a Phoenician necropolis whose exact size and nature remain unknown. However, in 2011 excavations undertaken by the Superintendency in the area of the amphitheatre situated immediately north of the ex-naval zone confirmed the presence of an archaic cemetery.
In 2012-2013, the University of Padova began a series of investigations that foresaw the creation of a complete digital topographical map of the area, something that previously did not exist. Once the area had been cleared, geophysical surveys were carried out using a mixed technique based on geo-electrical methods and ground penetrating radar. Two separate areas were surveyed: the first situated south-west of the “Casa della Guardiania”, between the latter and the fencing separating the ex-naval area from the fishing harbour, and covering an area of c. 30 x 60 m. The second was positioned along the north-eastern edge of the ex-naval area, abutting the sector in which the necropolis of chamber tombs is situated and covering an area of c. 25 x 60 m. Numerous and significant anomalies were registered in both survey areas.
In the sector south-west of the the “Casa della Guardiania”, the survey seemed to indicate the existence, at shallow depth, of a bedrock surface with cavities cut into it. In the south-eastern area the anomalies were localized and very intense giving the impression of the presence of wide cavities cut into the subsoil, recalling the chamber tombs explored in the same area in the 19th century. Although the survey results suggest the presence of ancient structures, their topographical and structural nature will have to be confirmed by the excavations planned for 2014. - Summary Author
- J. Bonetto
- Director
- Jacopo Bonetto
Media
- Name
- Nora, ex Area militare
- Year
- 2014
- Summary
-
it
Come riferito nella precedente relazione del 2013, l’Università di Padova ha avviato in anni recenti nuove ricerche in un settore dello spazio suburbano ed extraurbano di Nora già noto alla ricerca archeologica per la scoperta di una parte delle necropoli preromane della città in seguito agli scavi condotti alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento.
Le prime scoperte di ipogei punici avvennero già nel 1871 e proseguirono con maggiore intensità tra il 1891 e il 1892, quando la magistrale indagine di F. Nissardi portò alla scoperta di 40 camere sepolcrali e dei loro ricchi corredi. Inoltre, venne rinvenuta anche un’unica tomba ad incinerazione in cista litica formata da lastre di arenaria con alcuni manufatti ceramici di corredo databili alla fine del VII sec. a.C.; altre sepolture di epoca arcaica e di età punica sono state rimesse in luce recentemente (2011) nel corso di un intervento di verifica archeologica condotto appena a nord della recinzione dell’ex base militare.
La ripresa delle attività in quest’area a cura dell’Università di Padova ha portato all’esecuzione di una serie di indagini geofisiche del 2012 e del 2013, cui hanno fatto seguito i primi interventi di scavo del 2014; questi hanno interessato in un primo momento la parte centrale dell’ex base militare, dove sono venuti alla luce i resti del sistema stradale periurbano della città e alcuni complessi monumentali di epoca romana.
In una seconda fase le ricerche si sono concentrate ad occidente della Casa della Guardiania, ora trasformata in bar-ristorante. Qui la morfologia della penisola assume tratti ben marcati per la presenza di un piccolo, pronunciato poggio elevato di circa 5 sul mare che viene a chiudere l’istmo sabbioso di S. Efisio poco dopo il punto di suo massimo restringimento. Proprio lungo questo regolare e aperto pendio che dal poggio della Guardiania porta alla Marina e al porticciolo dei pescatori si è deciso di concentrare le indagini, giungendo ad individuare i lembi di un complesso funerario di età fenicia e punica ad oggi ignoto e di straordinario interesse.
La verifica archeologica è stata operata con un saggio di 5 x 5 metri aperto lungo la porzione mediana del pendio che scende con una pendenza pari a circa il 9% dalla casa della Guardiania al mare, in coincidenza con una delle molte aree di anomalie georadar; ad appena pochi centimetri dalla superficie del suolo moderno e contemporaneo è emersa da subito la superficie del suolo roccioso, costituito dalla caratteristica arenaria tirreniana nota come “panchina”, formata da sabbie e bioclasti a debole grado di cementazione e a sedimentazione tipicamente orizzontale stratificata. Sul piano roccioso sono stati subito individuati alcuni tagli di forma regolare geometrica e dalla forma molto variabile. Tre di questi presentano forma rettangolare allungata con lunghezza costante di circa 2,2 m e larghezza di 0,7 m e da subito è stata formulata l’ipotesi, rivelatasi corretta, potesse trattarsi dei pozzi di accesso a tombe ipogeiche puniche private dei coperchi di chiusura.
Uno di questi tagli è stato progressivamente svuotato e si è appunto rivelato essere l’accesso ad una sepoltura a camera scavata interamente nel banco roccioso. Pur se non completato nella prima campagna di indagini, lo scavo ha permesso di rilevare l’assetto plano-volumetrico dell’ipogeo. Il pozzo d’accesso presenta lunghezza e orientamento identici a quelli di una prima camera sotterranea nella quale sfocia, la cui forma è quadrangolare trapezoidale e le cui misure massime di lato sono pari a 2,73 e 2,31 m. Su uno dei lati brevi di questa prima stanza, in asse con il pozzo d’accesso, si apre una piccolo portello, che conduce alla seconda camera di medesima forma quadrangolare trapezoidale e con misure massime di lato pari a 2,04 e 2,09. Non è nota la quota del livello pavimentale, ancora non raggiunto. I riempimenti stratificati fino ad ora indagati si sono rivelati essere pertinenti a scarichi coerenti e databili alla media età imperiale romana (III sec. d.C.), epoca alla quale va ascritta la probabile rimozione dei coperchi e la violazione della tomba. Oltre ai tre tagli rettangolari allungati, sono stati individuati altri tagli quadrangolari dalle dimensioni non verificate, perché non interamente ricompresi nel saggio di scavo, ma verosimilmente simili nelle dimensioni o addirittura maggiori degli altri; essi sono risultati ancora dotati dei coperchi di copertura, costituiti da grandi blocchi di arenaria parallelepipedi disposti incassati nei tagli. Un altro taglio, rivelatosi poi essere un altro pozzo d’accesso a camera ipogea, è risultato privo di copertura, di forma rettangolare con un lato arcuato (dim. max. 0,72 x 0,5 m) e riempito in età romana.
Oltre alle tombe a camera, la cui cronologia va verosimilmente ascritta ad epoca punica, l’avvio dello scavo ha permesso di individuare nel medesimo spazio anche importanti tracce di un ben più antico uso funerario dell’area. Infatti negli anfratti della roccia sono state identificate almeno due deposizioni di incinerati dotate di corredo formato da contenitori fittili resecati a vari livelli del loro sviluppo verticale. Queste sepolture appaiono realizzate all’interno di poco profondi tagli operati sulla roccia e successivamente coperte, con tutta verosimiglianza, da cumuli di terreno o pietre non conservati in seguito al successivo uso e livellamento dell’area. Il materiale è attualmente in corso di studio con la collaborazione dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR ed ha fornito indizi per collocare almeno una delle sepolture nell’ambito del VII sec. a.C.
Lo stadio ancora iniziale dello scavo di quest’area non consente ulteriori precisazioni sulle numerose e complesse evidenze funerarie individuate o sulla loro contestualizzazione crono-culturale. Tuttavia appare dimostrata l’esistenza di un consistente secondo nucleo di ipogei punici che va ad affiancarsi al nucleo indagato nel 1891-1892 ed identificabile quasi certamente con quel “gruppo occidentale” segnalato da Patroni e indicato come quello da cui provenivano alcuni tra i più significativi corredi fittili. Non meno significativo è l’aver individuato nello stesso settore tracce già non trascurabili del ben più antico sepolcreto collegato al centro fenicio, noto fino ad ora da brandelli modesti e difficilmente inquadrabili, anche al fine di stabilire una lunghissima continuità di uso dello spazio con medesimi fini. -
en
In recent years, Padova University has begun new excavations in a sector of the suburban and extra-urban space of Nora, already known to archaeologists following the discovery of part of a pre-Roman necropolis during excavations in the late 19th – early 20th century.
The Punic hypogea tombs were first discovered in 1871. The largest number came to light between 1891-1892, when F. Nissardi’s excavations led to the discovery of 40 burial chambers and their rich grave goods. A single cremation was found, in a stone cist made of sandstone slabs that also contained a tomb group made up of ceramic vases dating to the late 7th century B.C. Other burials dating to the archaic and Punic periods were found more recently (2011) during work to check for the presence of archaeological remains just north of the perimeter fence of the ex-military base.
Padova University’s renewal of research in the area involved a series of geophysical surveys in 2012 and 2013, followed by the first excavations in 2014, in the central part of the ex-military base, where the remains of an extra-urban road system and several monumental complexes of Roman date were identified.
In a second phase, the research concentrated in the area west of the guardhouse (now a bar-restaurant). Here the morphology of the peninsula is marked by the presence of a small, pronounced hillock (c. 5 m a.s.l.) that closes the sandy isthmus of S. Efisio just beyond its narrowest point. It was decided to concentrate the investigations along the regular and open slope that from the hillock on which the guardhouse stands leads to the ex-naval dock and the small fishing harbour. Evidence of a Phoenician and Punic funerary complex was identified, which however remains unknown and of extraordinary interest.
The archaeological control was made by opening a 5 x 5 m trench along the central part of the slope (gradient c. 9%) that led from the guardhouse down to the sea, in correspondence with one of the many areas where the georadar survey showed anomalies. The bedrock appeared at just a few centimetres below the ground surface, constituted by the characteristic Tyrrhenian sandstone known as “panchina”, formed by sands and weakly-cemented bioclasts with a typical horizontally stratified sedimentation. Several regular geometric cuts were identified in the bedrock surface. Three had an elongated rectangular shape, with a uniform length of c. 2.2 m and width of 0.7 m. They were revealed to be access wells to Punic hypogean tombs, the covering slabs missing. The fill was removed from one of the cuts, showing it to be the entrance to a rock-cut chamber tomb. Although not completed during the first campaign, the excavation documented the tomb’s plan. The entrance was identical in length and alignment to the first underground chamber to which it led. The chamber was a quadrangular trapezoid shape and its maximum side measurements were 2.73 m and 2.31 m. A small hatch opened in one of the short walls, on the same access as the entrance well, which led into a second chamber with the same shape and maximum side measurements of 2.40 m and 2.09 m. The floor level has yet to be reached. The layers forming the fill excavated to date were constituted by uniform dumps datable to the mid imperial period (3rd century A.D.), and the removal of the cover slabs and violation of the tomb probably date to this period. In addition to the three rectangular cuts, other quadrangular cuts were identified whose dimensions were not checked as they extended beyond the trench, but they were probably similar to the others or even larger. The covers were still _in_ _situ_, formed by large parallelepiped sandstone blocks sunk into the cuts. Another cut, also an access well to an underground tomb, was without its cover. Rectangular with one curved side, the maximum dimensions were 0.72 x 0.50 m and it was filled during the Roman period. In addition to the chamber tombs, which can probably be attributed to the Punic period, the excavations identified a much earlier funerary use of the area in the same space. Indeed, at least two cremation burials with grave goods constituted by pottery vessels, which had been deliberately cut off at various heights, were identified in clefts in the bedrock. These burials appeared to have been placed in shallow cuts and then probably covered by heaps of earth or stones that were no longer preserved due to subsequent use and levelling of the area. The finds are presently being studied in collaboration with the CNR – Institute of Ancient Mediterranean Studies and have provided evidence that dates at least one of the burials to within the 7th century B.C.
As the excavation is in an early phase, it is not possible to comment further on the substantial and complex funerary evidence identified or on its chronological-cultural context. However, it appears certain that this is a substantial second nucleus of Punic underground tombs, which can flank the nucleus investigated in 1891-1892 and almost certainly identifiable as the “west group” noted by Patroni and indicated as that from which some of the most important ceramic tomb groups came. No less important is having identified in the same sector traces of a much earlier cemetery linked to the Phoenician centre, so far only known through scarce and difficult to interpret evidence, which may help to establish a very long continuity of use of the space for the same purpose. - Summary Author
- Jacopo Bonetto
Media
- Name
- Nora, ex Area militare
- Year
- 2015
- Summary
-
it
A partire dall’anno 2012 l’Università Padova ha rivolto i propri interessi al settore di abitato posto immediatamente a Nord dell’attuale accesso al sito archeologico già occupato dalle installazioni della Marina Militare.
In quest’area è stata condotta tra il 2012 e il 2014 un’intensa campagna di rilievo geofisico tramite georadar (GPR) e strumentazione geoelettrica (ERT).
Nel corso del 2014 e 2015, in base ai risultati ottenuti dalle campagne di acquisizioni geofisiche, è stato possibile delimitare l’area di maggiore interesse in cui effettuare un primo saggio di scavo, che ha consentito di mettere in luce un complesso funerario di epoca fenicia e punica fino ad oggi ignoto.
_La necropoli punica a camera_
Le indagini all'interno del saggio I, dove era già emerso un banco di arenaria tirreniana posto in leggera pendenza da nord-est (Casa della Guardiania) verso sud-ovest (Porticciolo), hanno evidenziato il substrato roccioso intaccato da diverse azioni di taglio che presentano andamenti generalmente regolari.
Tra questi, sono stati individuati almeno tre incisioni di forma rettangolare, con una lunghezza media di circa 2,20 m e una larghezza di 0,70 m interpretati come pozzi di accesso a tombe ipogeiche. Il progressivo svuotamento di uno dei tagli ha confermato trattarsi di un accesso ad una sepoltura a camera, scavata nel banco di arenaria e violata già in antico. Il pozzo di accesso consente di entrare in una prima camera (fig. 1) di forma rettangolare-trapezoidale di larghezza compresa tra i 2,73 m. e 2,31 m.; un piccolo portello conduce ad un’ulteriore camera di forma quadrangolare-trapezoidale. L’eterogeneità dei materiali rinvenuti all'interno della tomba hanno portato a ritenere che i riempimenti si siano formati in seguito a scarichi databili alla media età imperiale romana.
Un ulteriore taglio nella roccia, di forma rettangolare allungata, è risultato un pozzo di accesso ad una seconda camera ipogeica. La particolarità di questa tomba è rappresentata dalla sua lunga continuità di vita: camera sepolcrale in età punica (fig. 2), venne riutilizzata in epoca romana come cisterna con rivestimenti parietali di cocciopesto idraulico e pozzetto funzionale all'attingimento dell’acqua. Copioso è il materiale rinvenuto nella tomba; le modalità di deposizione di tali materiali, nonché dei livelli di riempimento, rafforzano l’ipotesi di uno sfruttamento dell’area necropolare come discarica romana.
Il progressivo allargamento del saggio ha inoltre permesso di mettere in luce due ulteriori tagli nella roccia, di maggiori dimensioni rispetto a quelli sopracitati, che risultano ancora dotati di coperchi di copertura (fig. 3).
_La necropoli fenicia ad incinerazione_
Nella medesima area sono inoltre state individuate le tracce di un utilizzo in età arcaica, come testimoniano le sepolture fenicie ad incinerazione messe in luce già nel 2014. Di queste, almeno quattro risultano impostate in tagli poco profondi della roccia, che ospitavano le ossa combuste del defunto, successivamente coperte da cumuli di pietre o terra e materiale di corredo. I contenitori fittili recuperati dallo scavo, in corso di studio, permettono di inquadrare cronologicamente tali sepolture già dalle fasi iniziali del VII secolo a.C.
In seguito all'ultimo (2015) allargamento effettuato, è stata inoltre messa in luce quella che sembra essere una sepoltura in cista litica (fig. 4).
Sebbene lo scavo non sia ancora stato ultimato, possono già essere avanzate una serie di considerazioni, soprattutto di carattere cronologico, funerario e culturale. Le più antiche tracce individuate contribuiscono ad incrementare le conoscenze relative alla Nora di età arcaica. Le evidenze archeologiche permettono inoltre di confermare e ampliare le testimonianze di un “gruppo occidentale” di ipogei punici, descritto dal Patroni sulla base di indagini condotte da diversi studiosi, tra cui il Nissardi, negli anni tra il 1871 e il 1901. -
en
Since 2012, the University of Padova has been excavating in the area of the town situated immediately north of the present entrance to the archaeological site and occupied by naval installations.
Between 2012 and 2014, an intensive campaign of geophysical surveys using georadar (GPR) and geoelectric (ERT) instruments was carried out.
In, Based on the survey results, 2014 and 2015 it was possible to delimit the area of greatest interest in which to open the first trench, thus revealing a previously unknown funerary complex of Phoenician and Punic date.
The Punic necropolis with chamber-tombs
The excavations in trench I, where a bank of Tyrrhenian sandstone sloping slightly downwards from north-east (Casa della Guardiania) to south-west (Porticciolo) had already emerged, exposed the rocky substrata that presented several regular cuts.
These included at least three rectangular cuts, on average about 2.20 m long and 0.70 m wide, interpreted as entrance shafts to underground tombs. The gradual excavation of one of these cuts confirmed that it was the entrance to a chamber tomb, cut into the sandstone and already disturbed in antiquity. The shaft led into a first chamber (fig. 1), rectangular-trapezoidal in plan and between 2.73 m and 2.31 m wide. A small door led into another chamber that was quadrangular-trapezoidal in plan. The variety of materials found inside the tomb suggests that the fills were formed during the mid imperial period.
An elongated rectangular cut in the bedrock proved to be the entrance shaft to another underground chamber. This tomb was particular in that it was continually in use for a long period: the burial chamber in the Punic period (fig. 2), was reused in the Roman period as a cistern, the walls faced with waterproof _opus_ _signinum_ with a shaft used for drawing water. A large amount of material was recovered from the tomb; the modality of its deposition as well as the layers of fill support the hypothesis that the necropolis was used as a rubbish dump in the Roman period.
The gradual enlargement of the trench revealed two more cuts in the bedrock, larger than those described above were, with covers still in place (fig. 3).
The Phoenician necropolis with cremation burials
In the same area, traces were found of use in the archaic period, as attested by the Phoenician cremation burials excavated in 2014. Of these, at least four were in shallow cuts in the bedrock, containing the cremated bones of the deceased, which were covered by piles of stones or earth and the grave goods. The ceramic containers recovered during the excavation date these burials to as early as the early 7th century B.C.
This season, the extension of the trench revealed what appears to be a burial in a stone cist (fig. 4).
Although the excavation remains to be completed, a series of considerations can be made, particularly regarding dating, funerary and cult elements. The earliest traces identified increase knowledge of Nora in the archaic period. The archaeological evidence also confirms and adds to the evidence for a “western group” of Punic underground tombs, described by Patroni on the basis of investigations undertaken by various scholars, including Nissardi, in the years between 1871 and 1901. - Summary Author
- Jacopo Bonetto Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Alessandro Mazzariol - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Eliana Bridi - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Research Body
- Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Soprintendenza Archeologia della Sardegna
- Funding Body
- Comune di Pula
Media
- Name
- Nora, ex Area militare
- Year
- 2016
- Summary
-
it
Nel corso della campagna di scavo 2016, l’Università di Padova ha ripreso le indagini archeologiche nelle necropoli fenicie e puniche, situate in quel settore di abitato antico posto al centro del promontorio, nell’area già occupata dalla base della Marina Militare.
Le attività di scavo hanno consentito di mettere in luce nuove sepolture, che dimostrano come la necropoli ebbe una lunga continuità di vita, dall’epoca arcaica fino almeno alla media età imperiale, caratterizzata da una coesistenza, seppur a diversi livelli cronologici, di due sepolcreti con differenti riti funerari (incinerazione ed inumazione).
La Tomba 11 si configura come un taglio di forma rettangolare operato nel banco roccioso. Sul fondo della tomba fu ubicato l’accumulo di ossa calcinate del defunto, frammiste a terra di rogo, mentre in corrispondenza dei lati brevi del taglio, venne disposto il corredo fittile, costituito da una brocca ad orlo espanso in red-slip, due ollette monoansate non tornite e un’anforetta in bucchero (seconda metà del VII secolo a.C. circa).
La Tomba 21 è una sepoltura ad incinerazione apprestata entro un taglio praticato nel banco arenitico. Tale sepoltura fu parzialmente sconvolta in età romana, ma ha restituito alcuni piccoli frammenti di ossa combuste, nonché il collo e l’orlo di una brocca a fungo.
La Tomba 16 è una sepoltura arcaica che si conservava quasi integralmente; si è potuta accertare la presenza dei resti di un incinerato le cui ossa non dovettero essere state bruciate ad alte temperature. Queste furono poi ritualmente addossate ad un’olletta fittile monoansata deposta in un angolo al fondo del taglio (pieno VII sec. a.C.).
La Tomba 18 si componeva di un profondo taglio nella roccia sterile che progressivamente si andava restringendo. Il taglio era a sua volta sigillato mediante una grossa lastra arenitica lavorata e lisciata, mantenuta stabile e in piano grazie ad alcuni elementi di zeppatura ai lati e immediatamente al di sotto di essa. All’interno, al di sotto del terreno di infiltrazione, sono stati rinvenuti numerosi frammenti ossei combusti, cui era associato un corredo, composto da due ollette monoansate sovrapposte l’una all’altra, una brocca ad orlo espanso e una brocca trilobata con ansa spezzata ritualmente (pieno VII sec. a.C.).
Parallelamente allo scavo delle incinerazioni fenicie, l’indagine si concentra su una tomba ad ipogeo con copertura in lastre litiche, realizzata sul banco arenitico (Tomba 8). Nel pozzo di accesso sono stati riscontrati consistenti livelli di riempimento a matrice limo-sabbiosa caratterizzati dalla presenza di numerose ossa umane; nel settore più occidentale del pozzo tale dispersione lascia il posto ad una deposizione umana di cui rimane la sola porzione superiore, con evidente connessione anatomica a livello vertebrale e toracico e cranio reclinato all’indietro. Poco oltre ed alla stessa quota, viene individuato un ulteriore accumulo di ossa umane, accatastate a ridosso della parete di fondo del pozzo. Entrambe le deposizioni poggiano su un sottile strato terroso che copre un’estesa massicciata formata da blocchi lapidei di varie dimensioni. Ad una profondità di circa 1 m dai lastroni di copertura, il pozzo si restringe formando una banchina di circa 30 cm di larghezza, sotto la quale si apre un’ampia anticamera. Lungo il lato breve occidentale si apre invece la porta di accesso alla camera funeraria, disassata rispetto all’asse della tomba. Il materiale rinvenuto tra i numerosi scapoli lapidei è riferibile ad un contesto tardo-imperiale.
Anche la Tomba 9 fu realizzata mediante un taglio nel banco arenitico. La fossa si presenta coperta da due lastre in arenaria, alloggiate entro una risega realizzata nel banco roccioso. L’attività più antica finora documentata vide la deposizione di tre individui inumati: un bambino è collocato al di sopra della porzione pelvico-lombare di un adulto; di un terzo inumato, collocato leggermente a nord-ovest dei precedenti, sono state finora individuate esclusivamente le ossa dei piedi e la porzione inferiore di tibia e perone. Il corredo, collocato sopra e a lato dei primi due inumati descritti, consiste in 4 unguentari vitrei, due anelli d’oro, delle perline e amuleti in osso lavorato di una collana, che doveva essere infine arricchita da un pendaglio conformato a protome umana (circa IV-III sec. a.C.). Il sepolcro fu parzialmente perturbato dalle riaperture di età successiva; i corpi non si presentano in perfetta connessione anatomica e risultano carenti di buona parte delle ossa. Le sepolture erano infatti coperte da livelli di riempimento terrosi che hanno restituito numeroso materiale di età romana misto a ceramica di età punica. - Summary Author
- Eliana Bridi - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Filippo Carraro - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Simone Dilaria -Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Alessandro Mazzariol - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Funding Body
- Comune di Pula
FOLD&R
-
390 - Jacopo Bonetto Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali, Alessandro Mazzariol - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali - 2017Nuovi dati d’archivio e nuove evidenze archeologiche sulla necropoli punica orientale di Nora (Cagliari)
Media
- Name
- Nora, ex Area militare
- Year
- 2017
- Summary
-
it
Nel corso della campagna di scavo 2017 sono proseguite da parte dell’Università degli Studi di Padova le indagini presso l’area un tempo occupata dalla base della Marina Militare di Nora, ove, nel saggio 1, si è portato a compimento lo scavo delle tombe ad ipogeo 8 e 9, mentre, ad ovest del saggio 1 e ad esso connessa, è stata aperta una nuova trincea (lunga circa 24 m e larga 2,3 m), con andamento est-ovest.
L’ipogeo 8 è costituito da un pozzo di accesso verticale, dal quale si raggiungono 3 banchine laterali e sulla cui parete occidentale si apre una camera ipogea; la tomba ha restituito una serie di inumazioni sia nella camera funeraria che nel pozzo di accesso, che da un panorama cronologico di età punica si spingono sino alla tarda antichità. Più semplice la planimetria della tomba 9, un’ampia fossa di forma sub-rettangolare, ma anche in questo caso è stata documentata una serie di deposizioni di età punica; la tomba venne riaperta in età imperiale romana, asportando le lastre litiche che ne costituivano la porzione orientale della copertura e impiegando il sepolcro come discarica. La lunga trincea realizzata a W del saggio 1, il cui scavo appena avviato proseguirà negli anni venturi, è invece destinata a meglio definire l’estensione della necropoli e la morfologia di questo settore della penisola di Nora, oltre che a intercettare la trincea realizzata da G. Patroni negli scavi dell’inizio del secolo scorso. -
en
This season, Padova University continued its excavations in the temple area occupied by the former naval base at Nora. In trench 1, the excavation of the underground tombs 8 and 9 was completed. A new trench (c. 24 x 2.3 m) was opened to the west of and connected to trench 1, on an east-west alignment.
Tomb 8 was formed by a vertical access shaft from which three lateral benches were reached and in whose west wall an underground chamber opened. A series of inhumations were present, both in the funerary chamber and in the access shaft, which range in date from the Punic period until late antiquity. The plan of tomb 9 was simpler, a large sub-rectangular pit, but it also contained a series of Punic burials. The tomb was reopened in the Roman imperial period when the stone slabs constituting the western part of the covering were removed and the tomb used as a midden. The long trench opened to the west of trench 1, where excavations will continue in the future), aimed to further define the extension of the necropolis and the morphology of this sector of the Nora peninsula, as well as intercepting the trench dug by G. Patroni at the beginning of last century. - Funding Body
- Comune di Pula
Media
- Name
- Nora, ex Area militare
- Year
- 2018
- Summary
-
it
Le indagini svolte dall’Università degli Studi di Padova tra settembre e ottobre 2018 nell’area dell’ex base della Marina Militare nel settore nord-occidentale della penisola di Nora si sono concentrate sia nel saggio 1, dove si sta intervenendo dal 2014, sia in corrispondenza della lunga trincea ad ovest di quest’ultimo, aperta nel corso del 2017. Lo scavo del saggio 1, dove negli anni passati sono venute alla luce varie tombe di età fenicia e punica, ha restituito quest’anno una nuova tomba a fossa (tomba 22), incisa nel banco arenitico. La tomba conserva due inumazioni sovrapposte con corredo; al di sopra del più recente dei due inumati, vennero scaricate ossa umane non in connessione anatomica, probabile esito della periodica pulizia dei vicini ipogei.
Più ad ovest, nella trincea aperta nel 2017, sono stati praticati tre approfondimenti. Nel primo di questi (A) si è documentato il taglio corrispondente alla trincea realizzata da G. Patroni nel 1901; raggiunto il banco arenitico a 0,97 m s.l.m. si sono messe in luce incisioni nella roccia, con ogni probabilità da ricondurre a tagli di cava realizzati in età romana, dopo la dismissione della necropoli fenicia e punica. L’area venne infine obliterata da potenti riporti, sopra i quali è stata intercettata una struttura muraria pertinente ad una fase tarda. Anche nell’approfondimento B è stato individuato un fronte di cava romano che andava a tagliare e sezionare un ipogeo punico, di cui restano parte del pozzo d’accesso e dell’anticamera. Infine nell’approfondimento C è stata scavata una cisterna a bagnarola, che pure intercetta una tomba punica ad ipogeo, già in precedenza intaccata da attività di cava romane. -
en
This season, Padova University continued its excavations in the area occupied by the former naval base in the north-eastern sector of the Nora peninsula. Excavations continued in trench 1 and the trench opened last year to the west of the latter. In the past, various tombs of Phoenician and Punic date have come to light in trench 1. This year a new ‘a fossa’ tomb (tomb 22) cut into the sandstone bedrock was discovered. The tomb contained two overlying burials with grave goods; unarticulated human bones had been dumped on top of the later of the two burials, probably the result of periodical cleaning of the nearby underground tombs.
Further west, the trench opened in 2017 was deepened in three points. In the first (A) a cut was documented corresponding with the trench dug by G. Patroni in 1901; when the sandstone bedrock was reached at 0.97 m a.s.l. a series of cuts in the rock were documented that probably relate to quarrying cuts made in the Roman period, after the Phoenician and Punic necropolis went out of use. The area was finally obliterated by substantial dumps, above which a wall dating to a later phase was intercepted. A Roman quarry face was also identified in area B, which cut a Punic hypogean tomb leaving part of the entrance shaft and the anti-chamber. Lastly, in area C a “bathtub shaped” cistern was excavated, which also cut a Punic hypogean tomb that had also been previously cut by the Roman quarrying activity.
Media
- Name
- Nora, ex Area militare
- Year
- 2019
- Summary
- en This summary presents the results of the excavation campaigns carried out in 2018 and 2019 in the Phoenician and Punic necropolis located in the northern part of the so-called “ex Base della Marina Militare” of Nora. In direct continuity with the previous surveys, both secondary cremation and inhumation burials dug into the sandstone bedrock has been brought to light and excavated (Trench 1). The grave goods recovered and the different burial rituals adopted strongly suggest that the necropolis was continuously used from the Archaic Period to the late Punic Age. From this moment on, the function of this area changed deeply. A clear indication of this transformation is represented by the evidence of quarrying activities for the supply of stone building material, which in some cases carved the Punic hypogea, and the construction of a cistern (Trench 3).
-
it
Questo sommario presenta i risultati delle indagini condotte nel biennio 2018-2019 presso la necropoli fenicia e punica individuata nella zona settentrionale dell’ex Base della Marina Militare di Nora. In continuità con le precedenti campagne, è proseguita la messa in luce e lo scavo di nuove sepolture ad incinerazione secondaria, sia in fossa che in cista litica, e ad inumazione, ricavate nel banco arenitico in posto (Saggio 1). I numerosi corredi rinvenuti all’interno delle tombe e le diverse pratiche rituali adottate testimoniano una continuità di utilizzo di questo spazio funerario in un arco cronologico compreso tra la piena età arcaica e la tarda età punica. A partire da questo momento, l’assetto dell’area subì una profonda trasformazione: ne costituiscono una chiara evidenza sia le consistenti tracce di sfruttamento del banco roccioso per la cavatura di materiale da costruzione e la conseguente distruzione di precedenti sepolture, sia l’impianto di strutture per la conservazione dell’acqua (Saggio 3).
FIGURE
Fig. 1. Necropoli fenicia e punica, settore I, saggi 1, 3. Planimetria di fine scavo 2019.
Fig. 2. Necropoli fenicia e punica, settore I, saggio 1. Foto aerea del saggio 1 con indicazione delle tombe indagate durante la campagna di scavo 2019. A: Ortomosaico della tomba T13; B: Ortomosaico della tomba T27; C: Ortomosaico della tomba T38.
Fig. 3. Necropoli fenicia e punica, settore I, saggio 3. Ortomosaico del saggio 3 con indicazione dei settori indagati durante la campagna di scavo 2019. A: Ortomosaico della tomba T42; B: Ortomosaico della tomba T43. - Summary Author
- Eliana Bridi-Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Filippo Carraro-Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Simone Dilaria (Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Alessandro Mazzariol -Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Noemi Ruberti-Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
- Sara Balcon-Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali
Media
-
Bonetto et al. c.s.J. Bonetto, A. Bertelli, R. Deiana, c.s., Nuove ricerche nell’area della necropoli fenicia e punica di Nora, in Atti del VIII Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, S. Antioco ottobre 2013, P. Bartoloni (ed.).
-
Artizzu 2012D. Artizzu, 2012, L’intervento archeologico presso l’area dell’Anfiteatro, in Quaderni Norensi, 4, pp. 341-354.
-
Bartoloni, Tronchetti 1979-1980P. Bartoloni, C. Tronchetti, 1979-1980, Su alcune testimonianze di Nora arcaica, in Habis, 10, pp. 375-380.
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