Name
Andrea Fratta
Organisation Name
Università di Foggia

Season Team

  • AIAC_3522 - Salapia - 2017
    La campagna scavi 2017 ha riguardato due settori distinti dell’insediamento, dalla lunga e pluristratificata storia insediativa. Con il saggio III, si è avviata l’esplorazione della cd. _insula_ XIX della città romana di Salapia. Le indagini hanno consentito di documentare evidenze riferibili alle più tarde frequentazioni insediative di questo comparto dell’abitato (a partire dall’avanzato VI d.C.), quando capanne in materiale deperibile si installarono sugli strati di crollo e disfacimento dei preesistenti edifici romani. Sono state identificate due distinte fasi di rioccupazione, contraddistinte dall’apprestamento di edifici interamente costruiti in legno, con piani pavimentali in terra battuta e focolari. Di grande interesse sono le tracce che documentano l’intensa attività di spoglio che investì le preesistenti murature di età romana: numerose trincee per l’asportazione degli elementi lapidei o laterizi impiegati nei muri romani sono state rinvenute in tutta l’area indagata. Il saggio IV ha invece interessato il cd. Monte di Salpi ovvero l’altura di origine antropica sul cui pianoro sommitale, forse già a partire dal X-XI secolo, la comunità locale riorganizzò i propri spazi e visse sino alle soglie dell’Età moderna. In particolare, gli scavi hanno riportato alla luce una porzione del tessuto urbano della Salpi di XIII secolo, caratterizzata dalla presenza di una probabile via publica che, dal versante collinare meridionale, si dirigeva verso l’interno dell’abitato; la strada, oggetto di frequenti interventi di manutenzione, disponeva di una carreggiata ampia almeno 6-7 m. Ai due lati del percorso, sono stati intercettati e parzialmente indagati due edifici, imponenti per dimensioni e per solidità delle murature perimetrali. Allo stato attuale delle ricerche, non è possibile stabilire se i due fabbricati fossero abitazioni private (case-torre?) o complessi pubblici o, ancora, parti del sistema di fortificazioni liminari che è verosimile chiudessero l’intero perimetro della _civitas_, come attestato dalle fonti. Con certezza, entro la metà del XIV secolo, l’intero settore fu interessato da un collasso generalizzato degli edifici: le caratteristiche degli strati di crollo e, soprattutto, le dinamiche di cedimento delle strutture murarie sembrerebbero ricondurre agli esiti traumatici e repentini di un terremoto.
  • AIAC_601 - Faragola - 2009
    Gli scavi sistematici dell’Università di Foggia nel sito di Faragola nel territorio di Ascoli Satriano (FG), condotti in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, hanno avuto inizio a partire dal 2003, affiancati da un progetto di ricognizioni nella Valle del Carapelle e da un cantiere di restauro dell’Istituto Centrale per il Restauro. Le indagini stanno consentendo di ricostruire la complessa vicenda dell’insediamento, dalle fasi di epoca daunia, alla grande villa romana e tardoantica, fino all’abitato rurale altomedievale. Gli scavi condotti nel 2009 hanno interessato alcune aree del sito importanti per la definizione dell’articolazione planimetrica della villa, nelle sue differenti fasi edilizie e per la comprensione della destinazione funzionale degli spazi. A conclusione della campagna di scavi, l’area indagata ha raggiunto una superficie totale di oltre 3500 m2. Le ricerche hanno, in particolare, consentito di definire alcuni aspetti della fisionomia della villa tardoantica di III-IV secolo, il cui impianto era stato finora parzialmente indagato a causa della sovrapposizione delle strutture pertinenti alla fase di monumentalizzazione successiva databile al pieno V sec. d.C. Un saggio di scavo ha consentito di verificare la presenza di un ampio giardino esteso ad Ovest della lussuosa sala da pranzo ( _cenatio_ ) ristrutturata nel corso del V secolo d.C., confermando l’ipotesi interpretativa formulata a proposito di questo grande vano che doveva presentarsi come un padiglione, una sorta di ‘gazebo’ in giardino, provvisto di copertura ma con grandi aperture sui lati funzionali al passaggio di aria e luce. L’individuazione di due strutture murarie parallele preesistenti, allineate con muri intercettati nelle precedenti campagne di scavo al di sotto del portico della _cenatio_, ha portato alla scoperta di una porzione di un grande peristilio quadrangolare databile al IV sec. d.C. esteso su una superficie di oltre 1200 m2, probabilmente scandito da pilastri. Intorno al peristilio dovevano disporsi alcuni ambienti solo parzialmente scavati. Gran parte delle strutture murarie pertinenti al peristilio erano già state individuate nell’area del settore termale e in corrispondenza del corridoio di collegamento tra la _cenatio_ e le terme. Le molteplici e complesse trasformazioni funzionali e architettoniche subite da tali vani tra V e VIII secolo permettono di cogliere parzialmente l’articolazione planimetrica complessiva. Le indagini condotte nel settore localizzato a Nord-Ovest del portico della _cenatio_ hanno consentito, invece, di individuare un complesso di ambienti di grandi dimensioni pertinenti alla villa di III-IV secolo e caratterizzati da interventi edilizi nel corso del V-VI secolo, con successive rifunzionalizzazioni in età altomedievale. Alcuni indizi sembrerebbero orientare verso l’ipotesi di una destinazione d’uso in età tardoantica di tipo funzionale-produttivo (legata verosimilmente alla lavorazione e stoccaggio del grano). Al contrario, significativi sono i dati acquisiti in relazione alla fase di abbandono di tale settore della villa e alle successive forme e modalità di frequentazione altomedievale (VII-IX sec. d.C.). Ad una fase di occupazione funeraria dei vani, caratterizzata in particolar modo da sepolture infantili per le quali è stato possibile, in alcuni casi, rintracciare pratiche di tipo rituale ( _refrigerium_ ), fece seguito una frequentazione abitativa i cui tratti distintivi sono individuabili nell’impianto di strutture adibite a cucine, all’interno di nuclei residenziali verosimilmente di tipo familiare. Importanti dati potranno essere recuperati circa l’alimentazione e l’edilizia in materiale deperibile attraverso le analisi di carattere bioarcheologico in corso. Un saggio di scavo, localizzato a circa 20 metri ad Est dell’area finora indagata e impiantato in corrispondenza di anomalie rilevate dalle prospezioni magnetometriche, ha portato all’individuazione di un nucleo di ambienti destinati ad accogliere attività artigianali legate probabilmente alla lavorazione dei metalli (rame, in particolare) documentata da alcune scorie. Si tratta di una scoperta di grande interesse per la comprensione dell’articolazione funzionale e produttiva della villa di Faragola che sembra essere dotata di un quartiere artigianale esteso, caratterizzato da molteplici aree artigianali e da un ampio spettro di attività produttive individuate nelle precedenti campagne di scavo (lavorazione dell’argilla, della pietra, dei metalli e del vetro).
  • AIAC_601 - Faragola - 2013
    Dal 16 settembre al 26 ottobre del 2013 si è svolta la decima campagna di indagini archeologiche sistematiche nel sito di Faragola (Ascoli Satriano). Le ricerche hanno consentito di acquisire ulteriori dati sullo sviluppo e sull’articolazione planimetrica della villa e, in particolare, sulle fasi di abbandono della residenza tardoantica, sulle nuove forme del popolamento rurale e sui caratteri dell’abitato, strutturatosi tra i corpi di fabbrica del complesso architettonico preesistente, a partire dagli inizi del VII sec. d.C. e protrattosi, con mutamenti morfologici anche significativi, probabilmente fino alla metà del IX sec. d.C. Sono state riprese le indagini nel nucleo edilizio costruito sul versante orientale del sito, dove le ricerche condotte negli anni 2006, 2009 e 2012 avevano consentito di individuare alcuni ambienti pertinenti ad un settore, topograficamente distinto dal corpo centrale della villa, ma ad essa limitrofo, interessato, tra la fine del VI ed il VII-VIII secolo, da una intensa rioccupazione a scopo abitativo-funzionale e secondariamente artigianale (lavorazione del ferro, del rame e forse del vetro). Le ricerche sono state condotte, in particolare, in corrispondenza dello spazio centrale del complesso. L’assenza di stratigrafie contestuali alle fasi costruttive originarie non consente un puntuale inquadramento cronologico e funzionale di questo corpo di fabbrica che tuttavia, sulla base delle caratteristiche planimetriche e dimensionali, potrebbe essere identificato con un granaio, magazzino e/o deposito. Maggiori elementi sono stati acquisiti sulle fasi di rioccupazione di età altomedievale quando la costruzione di setti murari divisori portò alla creazione di sette ambienti gravitanti su una corte centrale, costruiti riutilizzando i muri perimetrali preesistenti. Dotati di una o più piastre di cottura e/o riscaldamento, hanno restituito suppellettili da cucina e da mensa, contenitori per la conservazione delle derrate, attrezzi e campanacci per animali, indicativi di un uso polifunzionale e promiscuo di tali vani. Una destinazione artigianale caratterizza un ambiente, destinato alla lavorazione dei metalli e forse anche, in una fase, la porzione occidentale della corte. I caratteri strutturali, l’organizzazione spaziale e l’omogeneità dei vani, sembrerebbero rinviare ad unità abitative del personale di servizio dell’abitato altomedievale. Saggi di approfondimento hanno interessato tre vani del nucleo localizzato a Nord del complesso cenatio-portico, dove le indagini condotte nel 2008 e nel 2009 avevano portato alla luce una serie di ampi vani costruiti nel V sec. d.C., destinati probabilmente ad accogliere cucine, dispense e verosimilmente, al piano superiore, il settore residenziale, e oggetto di una intensa frequentazione altomedievale di tipo abitativo e produttivo. Al di sotto di una vasca per la decantazione/stagionatura dell’argilla, datata al tardo VII sec., è stato rinvenuto un monumentale ambiente absidato, conservato solo nella sua porzione orientale e privo dell’originaria pavimentazione. I molteplici rifacimenti impediscono di ricostruire l’articolazione planimetrica del vano, databile al IV sec. d.C., identificabile in via ipotetica con un ninfeo. Le indagini in quest’area hanno consentito di evidenziare la spoliazione radicale di altri due ambienti, attraverso una sistematica pratica di recupero di tutti gli elementi riutilizzabili, riciclabili e rivendibili in _situ_ o altrove, dai rivestimenti pavimentali e parietali, ai materiali da copertura. Non si è conservata nessuna traccia delle fasi di vita tardoantiche. In un saggio impostato ad Est del nucleo residenziale composto da _cenatio_ -terme è stata portata alla luce una canaletta, allineata con un tratto di canalizzazione di adduzione dell’acqua già individuato in passato e diretta verso una cisterna localizzata in prossimità della soglia di accesso al complesso della _cenatio_. Sono visibili anche rifacimenti della copertura in laterizi della struttura da mettere in relazione con interventi di manutenzione necessari al funzionamento della canaletta la cui direzione consente di ipotizzare il collegamento con un _castellum aquae_ verosimilmente costruito sul versante collinare orientale del sito. Più a Sud è stata parzialmente indagata una grande vasca realizzata con tegole poste in opera in modo molto regolare, delimitata da tegoloni infissi verticalmente nel terreno, interpretata come dispositivo per la decantazione/pestatura e/o stagionatura dell’argilla. Il rinvenimento di tale vasca e le sue dimensioni confermano l’importanza, sia in età tardoantica che altomedievale, dell’artigianato fittile, orientato alla produzione non solo di ceramiche ma anche verosimilmente di laterizi da copertura, favorito senza dubbio dalla grande disponibilità di argilla presente in questo comparto territoriale.