Name
Nikolaos Arvanitis
Organisation Name
Università degli Studi della Basilicata

Season Team

  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2003
    Excavations on the northern slopes of the Palatine between the Arch of Titus and the Atrium Vestae were undertaken to study a residential quarter occupied by Republican aristocratic residences. The excavation has yielded unexpected results, and it is now possible to reconstruct the history of this area from the ninth century BC through the late Medieval period, the moment of its abandonment. The first systematic arrangement of the slopes dates back to the mid 8th century BC, when a series of scattered huts were destroyed to allow the construction of the fortifications. These walls remained in use until the mid 6th century BC. Following the destruction of the walls, the area was occupied by a private residential area, destroyed later by Nero. New buildings were constructed under the Flavians, who built here two horrea. Placed in direct communication with the sacred grove of the Vestal Virgins (the lucus Vestae), a domus was found that has been interpreted as the domus publica, dating back to the beginning of the 6th century BC and destroyed under Augustus, who built another horrea in its place. The most recent extension of the excavation toward the House of the Vestals was undertaken for the study of a building that has been tentatively identificatied as the domus regis sacrorum, as well as an absidal monument, interpreted as the aedes Larum. The oldest phase of both of these structures dates to around 750 BC. Future excavations aim at a better definition the plan of the domus regia of the 8th - 7th century BC, as well as the recovery of new information on monuments belonging to the sanctuary of Vesta. (Dunia Filippi)
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2006
    _Area della c.d. domus Publica_ Già nel 2001 l’indagine ha permesso di documentare come questa parte delle pendici prossime all’angolo nord-ovest del colle sia stata oggetto per la prima volta di un intervento edilizio nella metà dell’VIII sec. a.C. concretizzatosi nella realizzazione di un edificio a più vani, che non trova confronti coevi in area etrusco-laziale, se non alla fine del VII e nel VI sec. a.C. Di questo edificio nella campagna del 2006 è stato documentato il primo degli ambienti addossati al lato ovest. Nello stesso settore è emersa anche la prima sostruzione dei margini del fossato, rivelatasi contestuale alla sistemazione dell’area per la presenza dell’edificio. Per la fase relativa alla seconda metà dell’VIII sec. a.C., è stato possibile documentare la presenza di un ambiente di servizio addossato al lato occidentale dell’edificio, aperto verso l’area dei focolari; questo ambiente sarà poi sostituito da un vano analogo nel corso della prima metà del VII sec. a.C. e successivamente da due ambienti con analoghe funzioni. _La Casa delle Vestali_ Il paleosuolo, nella parte nord-orientale della casa delle Vestali pre 64 d.C. che obliterava attività risalenti alla II fase laziale (un focolare forse connesso con le tombe adiacenti) e una fossa risalente all’età del Bronzo recente, mostrava delle tracce di lavorazione identificate come arature realizzate con un aratro ad uncino. L’ampliamento dell’indagine ai settori settentrionali dell’atrium Vestae di epoca imperiale ha portato, nel corso delle varie campagne, a raccogliere dati anche sulle fasi del Santuario successive alla sua distruzione a causa dell’incendio neroniano, e la sua successiva ricostruzione. E’ emerso che le colmate presenti nella parte orientale dell’edificio imperiale si datano in età tardo-neroniana. Questo indica come il progetto neroniano sia stato portato a termine almeno per l’area delle Vestali, come testimoniato anche dai bolli laterizi nelle murature.
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2009
    Le indagini hanno permesso di precisare alcuni importanti dati che coinvolgono l’intera area del Santuario di Vesta. Per quanto concerne la delimitazione del Santuario è stato documentato un altro tratto del muro che intorno alla metà dell’VIII sec. a.C. viene costruito per definirne l’area: il muro, in pisé, viene allestito a S del fossato che corre tra Palatino e Velia, a sua volta regolarizzato mediate un profondo taglio verticale. Questo tratto è stato documentato a W della domus Regia, l’edificio costituito da una serie di ambienti allineati sul suo lato lungo che viene costruito nel 750-725 a.C. (Fase 2.1 della domus nota come domus Publica). Quest’anno è stata confermata la modifica, realizzata nella seconda metà dell’VIII sec. a.C. (sottofase 2), della planimetria di tale edificio, indiziata nelle precedenti indagini, e realizzata aggiungendo un’ala all’estremità orientale, perpendicolare al corpo centrale. Per quanto concerne la Casa delle vestali e il Tempio di Vesta, laddove nella prima sono stati documentati ulteriori elementi strutturali della fase del VI e del II sec. a.C., ci sembra opportuno in questa sede soffermarci sui nuovi dati relativi al Tempio. Qui la riapertura di un settore parzialmente indagato già da G. Boni e da R.T. Scott, sul lato SW del Tempio conservato, ha riservato importati novità. Oltre a riportare alla luce l’angolo di una struttura in blocchi di tufo, databile prima del 550 a.C. e rasata nel V sec. a.C., adiacente al Tempio, sono state documentate tratti di due fosse di fondazione del Tempio: la più antica si data nella prima metà del IV sec. a.C., la successiva all’ultimo quarto del IV a.C. e di questa fase sono conservati anche due blocchi in tufo di Grotta Oscura attribuibili al podio. Per la storia del sito post 64 d.C. ricordiamo, oltre all’indagine di settori dell’Atrium Vestae imperiale (ala W), lo scavo di alcuni ambienti addossati al portico neroniano e costruiti obliterando parte della Sacra via neroniana, di cui già era stata sottolineata la funzione termale e di cui emerge una preliminare datazione al IV sec. d.C.
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2010
    Le indagini condotte nel 2010 hanno permesso di portare avanti la ricerca raggiungendo importanti risultati che contribuiscono a chiarire le strutture facenti parte del Santuario di Vesta, specie per quanto concerne la fase alto arcaica. Nel lotto regio è stato possibile indagare in un ulteriore tratto, alle spalle della sala centrale dell’edificio da noi interpretato come la domus Regia, la sequenza dei muri di sostruzione del fossato, realizzati tra la seconda metà dell’VIII e la metà del VII sec. a.C. che conferma la costruzione di 3 successivi muri, di cui il primo a emplecton. Proprio in rapporto al primo muro, nel tratto attualmente indagato, viene allestito un deposito rituale. Entro una fossa è deposta mezza parete di un dolio, a cui è sovrapposta l’altra metà e su di esso viene collocato un infante. Il deposito viene allestito a monte del muro, in posizione perpendicolare ad esso. Nel lotto delle vestali è stato concluso lo scavo della capanna costruita intorno alla metà dell’VIII sec. a.C. sotto la residenza arcaica e repubblicana delle vestali e forse già in questa fase abitata dalle sacerdotesse di Vesta. Della capanna è stato individuato parte del muro perimetrale meridionale. Il muro, in pisé, conservava uno stipite della porta di accesso, che dunque si apriva sul lato meridionale, con due pali esterni e un palo interno. L’andamento del muro delinea una forma dell’edificio più quadrangolare, rispetto a quanto ipotizzato in un primo momento, con una lunghezza di m 8,43 ca. e una larghezza di almeno m 6 e ricostruibile in m 8, 10 ca.
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2012
    Le indagini condotte nel 2012 hanno contribuito enormemente alla conoscenza non solo dei monumenti che costituiscono il Santuario di Vesta, sia nella fase alto arcaica, che in quelle più recenti, ma anche di quelli immediatamente a est del Santuario. Nel lotto regio i nuovi dati consentono di conoscere ormai la larghezza del primo edificio costruito intorno al 750 a.C., grazie al rinvenimento di un tratto del muro perimetrale e di acquisire dati sull’elevato dell’edificio successivo, da noi interpretato come la _domus Regia_: il suo muro di fondo, che dava sul fossato tra Palatino e Velia, era rivestito in concotto, di cui è stato recuperato un frammento che presenta una modanatura. Nella successiva _domus regis sacrorum_ di età medio repubblicana l’approfondimento dello scavo di un ambiente a fianco del tablino ha portato a novità eclatanti: almeno dal IV sec. a.C. in questa stanza, che forse era scoperta, viene innalzato un altare connesso con un pozzo. E’ stato rinvenuto anche materiale votivo (arule) nelle vicinanze dell’altare. Almeno fino alla tarda Repubblica l’altare viene ricostruito, e insieme il pozzo. Contemporaneamente alle indagini nel Santuario è stata aperta una nuova area di scavo antistante la porta Mugonia di età arcaica e tardo repubblicana, in una zona non coinvolta dagli scavi di G. Boni. Proprio davanti alla porta, di cui segue l’orientamento, è stata scoperta un’area cultuale risalente almeno all’età arcaica, con un altare e materiale votivo, a cui si accedeva dal cd. clivo Palatino A, che dalla Sacra via conduceva alla porta. La posizione del culto davanti alla porta, richiama quello di Giove Statore. Verso la fine del II sec. a.C., l’area di culto potrebbe essere stata inglobata in un edificio, in cui sembra di riconoscere la presenza di un tablino.
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2014
    Le indagini condotte nel 2014 hanno permesso di riportare alla luce un frammento di Roma, finora sconosciuto, immediatamente a est del Santuario di Vesta, nell’area aperta ormai due anni or sono (2012) e conclusa in questa campagna di scavo. Nella nuova area di scavo lo scorso anno era stato possibile documentare che il luogo di culto riportato alla luce davanti alla struttura da noi identificata con la porta Mugonia di età arcaica e tardo repubblicana, risaliva almeno alla seconda metà dell’VIII sec. a.C. ed era attivo senza soluzione di continuità sino agli inizi del II sec. a.C. A questa area cultuale si accedeva dalla strada (il cd. clivo Palatino A), che dalla Sacra via saliva verso la menzionata porta: al suo interno, nella seconda metà dell’VIII sec. a.C. fu costruito un ambiente rettangolare, con elevati in pisè, al centro del quale era un focolare monumentale. La campagna di questo anno ha permesso non solo di precisarne la cronologia (fase laziale IVA1), ma di appurare che era preceduta da una fase precedente: la fase più antica viene semplicemente restaurata nella fase laziale IVA1, senza una modifica sostanziale della sua articolazione. Al centro di questo primo sacello, successivamente ricostruito, verrà posizionato l’altare. Ma la costruzione dell’edificio cultuale non segna l’inizio della storia di questa parte delle pendici palatine. Una delle novità più eclatanti è stata la scoperta che questo sacello viene costruito sopra gli strati di obliterazione dei resti dell’abitato proto urbano. Il raggiungimento del deposito naturale ha permesso di documentare l’intera sequenza stratigrafica del pendio: la più antica frequentazione dell’area è costituita dai resti di capanne, costruiti a partire dalla fase laziale IIB e riproposti senza soluzione di continuità (per un totale di 5 fasi), fino alla fase laziale IIIB1, quando sono distrutte. Questi resti sono indubbiamente da connettersi, con quelli, più esigui, documentati precedentemente pochi metri a monte.
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2018
    Le indagini condotte nel 2018 hanno consentito di comprendere meglio l’uso degli _horrea_ di età imperiale tra il VI secolo d.C. e il XVI secolo d.C. Sono stati indagati due vani dell’edificio ( _horrea_ Vespasiani ) nei quali è stata documentata una consistente stratificazione pertinente alla frequentazione post antica del complesso. In esso (tra VI e VII secolo d.C.) si impianta un’attività produttiva che ha prodotto un consistente contesto di scorie metalliche. L’impianto viene obliterato dalla deposizione di tre sepolture di infanti (tra VII e IX secolo d.C.) e successivamente viene sepolto sotto un cospicuo interro finalizzato alla costruzione degli Orti Farnesiani.
  • AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2019
    Si è conclusa l’indagine sistematica della pendice settentrionale del Palatino, nell’ampia area compresa tra il cosiddetto Clivo Palatino, la cosiddetta Via Nova di età imperiale, le cosiddette _scalae Grecae_ (o _scalae Anulariae_ ) e la Via Sacra. Grazie alla collaborazione e al sostegno del Parco Archeologico del Colosseo, è stata avviata una nuova fase di ricerca sul versante opposto del monte. Questo nuovo progetto muove dalla necessità di effettuare un’analisi sistematica del settore compreso tra le _scalae Caci_, la strada che separava il complesso di edifici antichi sottostante la Chiesa di Sant’Anastasia dal Circo Massimo, la cosiddetta _domus Praeconum_ con il cosiddetto _Pedagogium_ e la _domus_ con due peristili di età augustea che occupa la media pendice del monte. Si tratta di un vero e proprio “vuoto” nella nostra conoscenza riguardo la topografia del Palatino e l’articolazione dei complessi architettonici che, in età imperiale, articolavano il paesaggio urbano di questa pendice prospiciente la Valle Murcia Le indagini condotte nel 2019 hanno permesso la riscoperta di alcune strutture antiche rappresentate in disegni rinascimentali e nella planimetria di G.B. Nolli dove sono raffigurati tre ambienti di forma rettangolare con i lati lunghi orientati nordovest-sudest aperti a nord e chiusi a sud da una struttura a essi perpendicolare. Le indagini di questo primo anno hanno interessato il più occidentale dei vani. Qui è stata rimossa stratificazione pertinente all’obliterazione della struttura il cui studio è attualmente in corso.