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AIAC_1000 - S. Pietro - 2000
Near the town of Tolve on the plain of S.Pietro, between Mounts Stallone and Moltone, is the site of a villa rustica. This was occupied from the 1st century A.D. to the first half of the 6th century A.D. and then again in the medieval period. The villa faced onto the “tratturo” (drove-road) known in the Aragonese period as the Regio, linking the inland territory of Potenza with the Tavoliere delle Puglie.
The excavation of the villa begun in 1988 revealed five occupation periods. Between the 1st century A.D. and the beginning of the 2nd century A.D. the first villa was built, of which the _triclinium_, three probable _oeci_ and a _pars rustica_ are preserved, all facing onto a peristyle. The villa was enlarged between the beginning of the 2nd century and the mid 3rd century A.D., to the north a large bath complex, a latrine and a sewer system for water drainage were built, to the south a granary was built and large open spaces for production activities and other services were created. Between the mid 3rd and the first half of the 6th century A.D. the villa underwent few alterations which did not modify the overall plan, but redefined the spaces which were perhaps destined for a small community of peasants/colonists. Sometime between the 14th and first half of the 15th century a new rectangular structure, perhaps a shepherd’s house, was built over the ruins of the villa. Finally, occasional use of the area was attested in the modern period.
The villa’s economy was based on the combined activities of agriculture, animal husbandry and crafts. Mill stones ( _molae_ ) of various sizes and animal bones attest the classic combination of cereal growing-sheep/goat raising for the use of meat and secondary products, such as milk and wool which were among the region’s main products.
In the first half of the 1st century A.D. the structure housed a spinning industry that used workers and was managed by a _lanipendus_ – _Lucius Domitius Cnidus_. He was probably a freedman of _Domitia Lepida_, Nero’s aunt, who also owned large stock-raising farms in nearby _Calabria_.
Alongside the spinning industry, at least until the first half of the 3rd century A.D., pottery and _dolia_ were also produced. These productions were attested by the discovery of five kilns, implements for smoothing clay, lead seals for stamping tiles, kiln spacers, wasters and lamp moulds. The information provided by epigraphic, archaeological and historical evidence make it possible to suggest that the site soon became an Imperial property following changes in ownership. (Helga Di Giuseppe)
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AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2003
Excavations on the northern slopes of the Palatine between the Arch of Titus and the Atrium Vestae were undertaken to study a residential quarter occupied by Republican aristocratic residences. The excavation has yielded unexpected results, and it is now possible to reconstruct the history of this area from the ninth century BC through the late Medieval period, the moment of its abandonment. The first systematic arrangement of the slopes dates back to the mid 8th century BC, when a series of scattered huts were destroyed to allow the construction of the fortifications. These walls remained in use until the mid 6th century BC. Following the destruction of the walls, the area was occupied by a private residential area, destroyed later by Nero. New buildings were constructed under the Flavians, who built here two horrea.
Placed in direct communication with the sacred grove of the Vestal Virgins (the lucus Vestae), a domus was found that has been interpreted as the domus publica, dating back to the beginning of the 6th century BC and destroyed under Augustus, who built another horrea in its place.
The most recent extension of the excavation toward the House of the Vestals was undertaken for the study of a building that has been tentatively identificatied as the domus regis sacrorum, as well as an absidal monument, interpreted as the aedes Larum. The oldest phase of both of these structures dates to around 750 BC. Future excavations aim at a better definition the plan of the domus regia of the 8th - 7th century BC, as well as the recovery of new information on monuments belonging to the sanctuary of Vesta. (Dunia Filippi)
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AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2006
_Area della c.d. domus Publica_
Già nel 2001 l’indagine ha permesso di documentare come questa parte delle pendici prossime all’angolo nord-ovest del colle sia stata oggetto per la prima volta di un intervento edilizio nella metà dell’VIII sec. a.C. concretizzatosi nella realizzazione di un edificio a più vani, che non trova confronti coevi in area etrusco-laziale, se non alla fine del VII e nel VI sec. a.C. Di questo edificio nella campagna del 2006 è stato documentato il primo degli ambienti addossati al lato ovest. Nello stesso settore è emersa anche la prima sostruzione dei margini del fossato, rivelatasi contestuale alla sistemazione dell’area per la presenza dell’edificio. Per la fase relativa alla seconda metà dell’VIII sec. a.C., è stato possibile documentare la presenza di un ambiente di servizio addossato al lato occidentale dell’edificio, aperto verso l’area dei focolari; questo ambiente sarà poi sostituito da un vano analogo nel corso della prima metà del VII sec. a.C. e successivamente da due ambienti con analoghe funzioni.
_La Casa delle Vestali_
Il paleosuolo, nella parte nord-orientale della casa delle Vestali pre 64 d.C. che obliterava attività risalenti alla II fase laziale (un focolare forse connesso con le tombe adiacenti) e una fossa risalente all’età del Bronzo recente, mostrava delle tracce di lavorazione identificate come arature realizzate con un aratro ad uncino.
L’ampliamento dell’indagine ai settori settentrionali dell’atrium Vestae di epoca imperiale ha portato, nel corso delle varie campagne, a raccogliere dati anche sulle fasi del Santuario successive alla sua distruzione a causa dell’incendio neroniano, e la sua successiva ricostruzione. E’ emerso che le colmate presenti nella parte orientale dell’edificio imperiale si datano in età tardo-neroniana. Questo indica come il progetto neroniano sia stato portato a termine almeno per l’area delle Vestali, come testimoniato anche dai bolli laterizi nelle murature.
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AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2009
Le indagini hanno permesso di precisare alcuni importanti dati che coinvolgono l’intera area del Santuario di Vesta.
Per quanto concerne la delimitazione del Santuario è stato documentato un altro tratto del muro che intorno alla metà dell’VIII sec. a.C. viene costruito per definirne l’area: il muro, in pisé, viene allestito a S del fossato che corre tra Palatino e Velia, a sua volta regolarizzato mediate un profondo taglio verticale. Questo tratto è stato documentato a W della domus Regia, l’edificio costituito da una serie di ambienti allineati sul suo lato lungo che viene costruito nel 750-725 a.C. (Fase 2.1 della domus nota come domus Publica). Quest’anno è stata confermata la modifica, realizzata nella seconda metà dell’VIII sec. a.C. (sottofase 2), della planimetria di tale edificio, indiziata nelle precedenti indagini, e realizzata aggiungendo un’ala all’estremità orientale, perpendicolare al corpo centrale.
Per quanto concerne la Casa delle vestali e il Tempio di Vesta, laddove nella prima sono stati documentati ulteriori elementi strutturali della fase del VI e del II sec. a.C., ci sembra opportuno in questa sede soffermarci sui nuovi dati relativi al Tempio. Qui la riapertura di un settore parzialmente indagato già da G. Boni e da R.T. Scott, sul lato SW del Tempio conservato, ha riservato importati novità. Oltre a riportare alla luce l’angolo di una struttura in blocchi di tufo, databile prima del 550 a.C. e rasata nel V sec. a.C., adiacente al Tempio, sono state documentate tratti di due fosse di fondazione del Tempio: la più antica si data nella prima metà del IV sec. a.C., la successiva all’ultimo quarto del IV a.C. e di questa fase sono conservati anche due blocchi in tufo di Grotta Oscura attribuibili al podio. Per la storia del sito post 64 d.C. ricordiamo, oltre all’indagine di settori dell’Atrium Vestae imperiale (ala W), lo scavo di alcuni ambienti addossati al portico neroniano e costruiti obliterando parte della Sacra via neroniana, di cui già era stata sottolineata la funzione termale e di cui emerge una preliminare datazione al IV sec. d.C.
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AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2010
Le indagini condotte nel 2010 hanno permesso di portare avanti la ricerca raggiungendo importanti risultati che contribuiscono a chiarire le strutture facenti parte del Santuario di Vesta, specie per quanto concerne la fase alto arcaica. Nel lotto regio è stato possibile indagare in un ulteriore tratto, alle spalle della sala centrale dell’edificio da noi interpretato come la domus Regia, la sequenza dei muri di sostruzione del fossato, realizzati tra la seconda metà dell’VIII e la metà del VII sec. a.C. che conferma la costruzione di 3 successivi muri, di cui il primo a emplecton. Proprio in rapporto al primo muro, nel tratto attualmente indagato, viene allestito un deposito rituale. Entro una fossa è deposta mezza parete di un dolio, a cui è sovrapposta l’altra metà e su di esso viene collocato un infante. Il deposito viene allestito a monte del muro, in posizione perpendicolare ad esso. Nel lotto delle vestali è stato concluso lo scavo della capanna costruita intorno alla metà dell’VIII sec. a.C. sotto la residenza arcaica e repubblicana delle vestali e forse già in questa fase abitata dalle sacerdotesse di Vesta.
Della capanna è stato individuato parte del muro perimetrale meridionale. Il muro, in pisé, conservava uno stipite della porta di accesso, che dunque si apriva sul lato meridionale, con due pali esterni e un palo interno. L’andamento del muro delinea una forma dell’edificio più quadrangolare, rispetto a quanto ipotizzato in un primo momento, con una lunghezza di m 8,43 ca. e una larghezza di almeno m 6 e ricostruibile in m 8, 10 ca.
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AIAC_88 - Palatino, pendici settentrionali - 2012
Le indagini condotte nel 2012 hanno contribuito enormemente alla conoscenza non solo dei monumenti che costituiscono il Santuario di Vesta, sia nella fase alto arcaica, che in quelle più recenti, ma anche di quelli immediatamente a est del Santuario. Nel lotto regio i nuovi dati consentono di conoscere ormai la larghezza del primo edificio costruito intorno al 750 a.C., grazie al rinvenimento di un tratto del muro perimetrale e di acquisire dati sull’elevato dell’edificio successivo, da noi interpretato come la _domus Regia_: il suo muro di fondo, che dava sul fossato tra Palatino e Velia, era rivestito in concotto, di cui è stato recuperato un frammento che presenta una modanatura.
Nella successiva _domus regis sacrorum_ di età medio repubblicana l’approfondimento dello scavo di un ambiente a fianco del tablino ha portato a novità eclatanti: almeno dal IV sec. a.C. in questa stanza, che forse era scoperta, viene innalzato un altare connesso con un pozzo. E’ stato rinvenuto anche materiale votivo (arule) nelle vicinanze dell’altare. Almeno fino alla tarda Repubblica l’altare viene ricostruito, e insieme il pozzo.
Contemporaneamente alle indagini nel Santuario è stata aperta una nuova area di scavo antistante la porta Mugonia di età arcaica e tardo repubblicana, in una zona non coinvolta dagli scavi di G. Boni. Proprio davanti alla porta, di cui segue l’orientamento, è stata scoperta un’area cultuale risalente almeno all’età arcaica, con un altare e materiale votivo, a cui si accedeva dal cd. clivo Palatino A, che dalla Sacra via conduceva alla porta. La posizione del culto davanti alla porta, richiama quello di Giove Statore. Verso la fine del II sec. a.C., l’area di culto potrebbe essere stata inglobata in un edificio, in cui sembra di riconoscere la presenza di un tablino.