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AIAC_1898 - Falacrinae - 2010
La campagna di scavo 2010, che ha interessato un’area di 300 mq, si è concentrata sull’indagine del settore meridionale, separato dalla chiesa di San Lorenzo e dal moderno cimitero, dall’impianto monumentale della villa, datato a partire dall’epoca augustea, localizzato a nord della chiesa e costituito da una parte residenziale nel settore settentrionale e da quella rustico-produttiva nel settore occidentale.
Con prospezioni geofisiche e alcuni sondaggi nel 2008 e 2009 era risultata evidente l’esistenza di una serie di ambienti che sono stati ora portati alla luce. Si tratta di un edificio plausibilmente interpretabile come separato, probabilmente da un asse viario e da cortili, dal nucleo principale della villa.
La costruzione del cimitero ha parzialmente impedito di indagare la continuità tra i due nuclei. Ciononostante sono stati individuati otto ambienti il cui corpo centrale, composto da sei ambienti rettangolari allineati, era disposto nord-sud, mentre un nucleo di almeno due ambienti, anch’essi rettangolari, era disposto a partire dall’angolo nord-ovest del corpo principale.
L’orografia del terreno ha condizionato la costruzione di una serie di moderati terrazzamenti che ha avuto come risultato l’impianto di ambienti su livelli diversi, variamente danneggiati dalle arature profonde che hanno compromesso la conservazione degli alzati dei muri, di cui rimangono solamente le fondazioni, realizzate con ciottoli in calcare e laterizi, tenuti insieme da una malta molto fine. I lacerti di pavimento conservati sono tutti in cocciopesto, mentre l’assenza significativa di tessere porta ad escludere la presenza di mosaici.
Come nella parte residenziale della villa, anche il corpo meridionale ha avuto numerose fasi di ampliamento, modifica e cambio di uso dei vani. La costruzione del complesso è inquadrabile in età augustea, mentre la fase di massimo sviluppo è nella prima e media età imperiale, con un’apparente cesura nel III secolo d.C. e una sostanziale fase di riutilizzo tardo-antica, che è possibile inquadrare alla luce dei nuovi ritrovamenti tra IV e VI secolo d.C. Il dato importante emerso in questa campagna è l’esistenza, già suggerita dai risultati 2008-2009, di una fase tardo-repubblicana dell’edificio.
L’interpretazione della funzione degli ambienti risulta problematica, ma è possibile individuare almeno la presenza di una cucina. Si tratterebbe, pertanto, della continuazione della pars rustica della villa e gli ambienti rappresentano probabilmente dei quartieri servili, come spesso avviene nelle ville che sfruttano strutture precedenti.
L’abbandono del settore meridionale del complesso servile sembra essere piuttosto precoce e inquadrabile intorno alla fine del II secolo d.C. La fase di rioccupazione tardo-antica ne ha interessato solamente la parte nord, dove i vani si aprivano su un ambiente con portico ligneo e tettoia in laterizi, che si affacciava a sua volta su un cortile al cui limite nord-est è stata individuata una possibile strada.
Una piccola struttura rettangolare situata ad est del quartiere servile ha un orientamento diverso rispetto all’edificio imperiale, il che presuppone il completo abbandono e la probabile obliterazione di quest’ultimo. La funzione del piccolo ambiente non è facilmente individuabile; si apriva certamente ad est, come dimostrato dai cardini della porta, era provvisto di pavimento in cocciopesto e di intonaco rosso alle pareti.
L’ultima fase prima del completo abbandono del complesso tardo-antico è rappresentata da una sepoltura femminile inserita nel muro occidentale della suddetta struttura. Si tratta di una tomba a fossa di forma rettangolare, priva di copertura, con il corpo della defunta orientato nord-sud, e dotata di corredo costituito da una tazza monoansata ed un pettine in osso.
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AIAC_2467 - Casa dei Gladiatori (V 5, 3) - 2008
Nell\'ambito del progetto di studio sull’ _Insula_ 5 della _Regio_ V negli anni 2004 e 2005 sono state condotte due campagne di indagini stratigrafiche finalizzate a verificare i risultati dei saggi effettuati nella Casa V 5 ,3 da Amedeo Maiuri nel 1947 e a chiarire le fasi di sviluppo dell’intera _insula_ dall’età arcaica sino all’impianto della _domus_ tardo-repubblicana. Parallelamente è stata intrapresa e portata a termine l\'analisi delle stratigrafie verticali presenti nell’ _insula_ e la documentazione fotografica degli apparati decorativi, in gran parte mai documentati ed oggi molto rovinati. Tale ricerca si è avvalsa anche di un rilievo archeologico su base digitale della parte dell’ _Insula_ rimessa in luce. Tutte le informazioni confluiranno in un archivio informatizzato che conterrà anche tutti i dati provenienti dallo scavo e dallo studio dei materiali.
Tra il 2006 ed 2007 le indagini di scavo sono state interrotte perché tutta l’ _insula_ V 5 è stata sottoposta a restauri strutturali e degli apparati decorativi da parte della Soprintendenza Archeologica di Pompei.
Nel 2008, ultimati i restauri, è stato possibile effettuare una nuova campagna di scavi stratigrafici nell’area del giardino. La nuova campagna di scavo è stata condotta in collaborazione con il Prof. Mark Robinson dell’Università di Oxford. I fini dello scavo erano i seguenti: 1) acquisire nuovi dati utili a precisare lo sviluppo dell’insula V 5 dall’età arcaica all’età tardo repubblicana riaprendo e verificando i vecchi saggi eseguiti da Maiuri nell’area del giardino; 2) scavo stratigrafico di quei settori del giardino non interessati dai saggi di Maiuri per ricostruire l’organizzazione e la piantumazione del giardino romano al momento dell’eruzione del 79 d.C.; 3) approfondire lo scavo sotto del paleosuolo dei epoca arcaica per chiarire la stratigrafia dell’area in epoca pre e proto-storica. Tutti e tre gli obbiettivi sono stati raggiunti, anche se è stato necessario riaprire le trincee per proseguire e completare lo scavo anche nella successiva campagna del 2009, alla cui scheda informatica si rimanda per l’illustrazione sintetica dei risultati.
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AIAC_2467 - Casa dei Gladiatori (V 5, 3) - 2009
Nel giardino della casa romana, nonostante la pesante azione di disturbo causata da lavori moderni (restauri 2006-2007; restauri degli anni Settante ed Ottanta del secolo scorso; piantumazione moderna del giardino di Fine XIX inizi XX Secolo), è stato, comunque, possibile identificare aree ancora risparmiate nelle quali si sono potute individuare porzioni del giardino risalente all’ultima fase di vita della casa. L’approfondimento dello scavo ha permesso anche di individuare un piccolo lembo di una precedente sistemazione del giardino, risalente con tutta verosimiglianza agli inizi del I secolo d.C. La superficie del giardino più antico, infatti, era obliterata da uno scarico che conteneva una moneta di età claudia. Al di sotto del giardino romano sono state scoperte le fosse di spoliazione di muri pertinenti alla precedente lottizzazione dell’isolato, pertinente alla fase tardo ellenistica dell’ _insula_ (III-II secolo a.C.). I muri di queste precedenti unità abitative erano stati completamente smantellati recuperandone le pietre e gettando via la calce. Tutta l’area del giardino era infatti sconvolta da grandi fosse, una delle quali larga almeno 6 metri, scavate solo in minima parte. Nonostante la presenza di queste fosse di scarico romane, è stato comunque possibile individuare piccole porzioni di strutture in blocchi di pappamonte, sia all’interno della trincea fatta realizzare nel 1947 da Maiuri al centro del giardino, sia nel saggio (3), posto nel lato est del giardino della casa. I blocchi rinvenuti erano pertinenti ad un’opera di terrazzamento per regolarizzare le pendenze nell’area poi occupata dall’ _insula_ V 5. Il rinvenimento nel saggio (3) di un ulteriore blocco di pappamonte ortogonale ai blocchi del muro di terrazzamento farebbe pensare alla presenza di una struttura più complessa, in parte distrutta ed in parte riutilizzata, almeno in fondazione, dalle successive case di epoca ellenistica.
Parallelamente sono state realizzate due trincee di m 3 x 3 negli angoli nord-est e sud-est del giardino per documentare la sequenza stratigrafica presente al di sotto dello strato di cinerite grigia normalmente considerata a Pompei come terreno sterile posto al di sotto dei livelli arcaici. L’approfondimento dello scavo ha permesso di individuare una complessa sequenza geo-archeologica con l’individuazione di livelli di frequentazione risalenti all’epoca Eneolitica ed all’età del Bronzo.
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AIAC_2549 - San Silvestro - 2010
La VI campagna di scavi a Cittareale ha inteso concentrare una parte delle sue energie presso una località rimasta sino ad ora estranea alle precedenti indagini: si tratta dell’area antistante alla chiesa di S. Silvestro, tra le frazioni di Bricca e Collicelle.
Gli scavi stratigrafici, intrapresi circa 60 m ad ovest della chiesa sulla scorta delle anomalie segnalate dalle prospezioni geofisiche, hanno interessato un’area complessiva di quasi 285 mq. Sono così emersi i resti di un muro orientato approssimativamente in senso E-W, e conservato per una lunghezza massima di circa 15 m ed un’altezza media di circa 0.50 m. La struttura costituisce una cortina di terrazzamento creata incidendo il leggero declivio argilloso del colle, appoggiandovi il basso muro di contenimento, spianando l’area a sud di esso e rivestendola (al fine di isolarla dall’umidità generata dalla vicina falda acquifera) con un sottile strato di terra e carbone e, al di sopra, con un compatto banco di argilla e laterizi sminuzzati dello spessore medio di 0.20 m.
La finalità dell’opera rimane sconosciuta, e solo a livello ipotetico può essere messa in rapporto con una seconda serie di attività che coinvolse l’area sia anteriormente che posteriormente alla creazione della platea: si tratta dei resti di quattro piccole e rudimentali fornaci, due delle quali furono obliterate dalla platea stessa, mentre le altre due andarono a loro volta a obliterare parzialmente il muro di terrazzamento.
Il materiale portato alla luce ci permette di datare queste attività al VI-IX secolo d.C., contemporaneamente dunque alla fase originaria della chiesa di S. Silvestro (di cui un’iscrizione ricorda la riconsacrazione avvenuta nel 923 d.C., al termine delle incursioni saracene) e alla deposizione delle 52 tombe della non lontana località Pallottini (indagata nelle prime due missioni di scavo degli anni 2005-2006).