AIAC_2474 - Carabollace - 2007Tra il mare ed il fiume: l’insediamento tardoantico in contrada Carabollace (Sciacca, Agrigento, Sicilia, Italia) (Valentina Caminneci-Archeologo Soprintendenza BB.CC.AA. Di Agrigento).
Saggi di scavo condotti sulla costa presso Sciacca alla foce del torrente Carabollace, nell’ambito di un intervento di tutela a cura della Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento, hanno permesso di individuare un cospicuo settore di un insediamento tardo antico. Si tratta di almeno due edifici di forma rettangolare, suddivisi in più vani, costruiti con tecnica a sacco, probabilmente utilizzati per lo stoccaggio di merci. La stessa posizione, alla foce di un fiume e sul mare, rivela la verisimile destinazione emporica e commerciale dell’insediamento, sulla costa prospiciente l’Africa settentrionale e, probabilmente, sulla via testimoniata dalle fonti itinerarie, che collegava _Agrigentum_ a _Lylibaeum_. Qui, la _Tabula Peutingeriana_ segnala con una icona monumentale la presenza della _statio_ termale di _Aquae Labodes_, forse alimentata dalle stesse acque del Carabollace.
I rinvenimenti ceramici consentono di datare le strutture messe in luce tra la seconda metà del IV ed il VI secolo d.C. Sono attestate in maggiore percentuale le produzioni africane di vasellame da mensa e da fuoco e, in modo particolare, di anfore, dato che conferma il carattere prevalentemente emporico del sito, probabilmente parte di un sistema di ancoraggi minori capolinea della deportatio ad aquam dall’entroterra e collegati, attraverso la navigazione di cabotaggio, ad un caricatore più importante, dove giungevano le merci importate. Anche l’etimo dell’idronimo, carabus-barchetta fluviale, sembrerebbe alludere ad una navigabilità del corso d’acqua in antico, mentre ricognizioni di superficie hanno permesso di individuare sulla costa tra Sciacca e Menfi, tracce di insediamenti coevi alla foce dei fiumi, ed un altro villaggio, a pochi chilometri di distanza da quello di Carabollace e dalle caratteristiche affini, è stato recentemente messo in luce presso il Verdura. Tra i reperti ceramici sono state individuate, principalmente, forme prodotte dagli _ateliers_ dell’area neapolitana e, in generale, del Golfo di Hammamet: una rotta, nota ancora ai tempi di Edrisi, collegava Nabeul alla costa occidentale della Sicilia, con tappa intermedia a Pantelleria, da cui proviene l’omonima ceramica da fuoco, attestata in buona percentuale anche nel nostro sito.
La scoperta consente, pertanto, di ricostruire i flussi commerciali che interessarono la costa occidentale della Sicilia, nel contesto di quegli eventi storici- l’occupazione vandala dell’Africa, la dominazione gota e la conquista bizantina- che coinvolsero l’Isola durante il periodo tardo antico.