Name
Annamaria Perrotta
Organisation Name
Università degli Studi di Napoli Federico II

Season Team

  • AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2012
    L’area indagata ha un’estensione di circa 40 mq al cui interno è stato possibile riconoscere una serie stratigrafica costituita da una successione di livelli di origine fluvio-lacustre (ghiaie, sabbie e argille) intercalati a sedimenti di origine vulcanica (tufi e cineriti) anche in deposizione primaria, contenenti materiale paleontologico e preistorico. Caratteristica specifica del giacimento è il rinvenimento di una abbondante industria litica caratterizzata da elementi tipologici quali schegge, nuclei, strumenti e percussori, e soprattutto da una significativa presenza di bifacciali (circa 100), strumenti caratteristici dell’Acheuleano, spesso difficili da reperire nei siti e fortemente discussi nel mondo accademico per la loro funzionalità. I resti faunistici associati all’industria litica sono numerosi e permettono di formulare ipotesi sull’antico ambiente naturale; è documentata la presenza di erbivori di grossa taglia, tra cui cervi, bovini, cavalli, rinoceronti ed elefanti. Si tratta di una fauna di ambiente aperto dove il fiume (l’attuale Volturno) rappresentava un elemento insostituibile e di riferimento anche per i gruppi umani. La presenza di grandi erbivori era favorita da una vegetazione aperta, ricca di pascoli, che consentiva la vita a cavalli e pachidermi, mentre nelle aree più umide la vegetazione si infittiva assicurando rifugio ai cervi e ai rinoceronti. Per quanto concerne le testimonianze dell’attività umana sulle carcasse animali, si segnala la presenza su superfici ossee di strie di macellazione dovute all’azione di taglio con strumenti litici per il recupero della carne e di ossa fratturate intenzionalmente per il recupero del midollo a fini alimentari. Il sito di Guado S. Nicola, oltre a costituire un importante punto di riferimento per la preistoria italiana ed europea nell’ambito dei complessi a bifacciali, è estremamente interessante anche dal punto di vista geologico in quanto si può definire come _geosito_, ovvero un bene naturale di particolare pregio scientifico caratterizzato dalla presenza di elementi naturali tali da fornire contributi indispensabili alla comprensione della storia geologica del territorio non solo molisano.
  • AIAC_2357 - Guado San Nicola - 2013
    Dal 2 al 23 luglio 2013 l’Università degli Studi di Ferrara, con la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto, ha condotto indagini di natura geomorfologica e pedologica nell’area del sito di Guado San Nicola (Monteroduni, Isernia). Particolare attenzione è stata posta agli aspetti stratigrafici supportati da campionamenti specifici per le analisi di laboratorio e dalla realizzazione di un sondaggio alla sommità del terrazzo che caratterizza l’area dei ritrovamenti. L’intervento ha consentito di affinare le conoscenze dell’articolata serie stratigrafica dello spessore di oltre due metri, ubicata su un terrazzo fluviale posto nella parte distale dell’antico conoide del Torrente Lorda. La sequenza presenta alla base sedimenti fluviali grossolani che indicano un tracciato a canali intrecciati in rapida aggradazione durante una fase climatica fredda ed arida. Alla sommità del deposito i livelli archeologici sono contenuti in alternanze di livelli ghiaiosi e sabbiosi anche con sedimenti piroclastici. Le strutture sedimentarie indicano tracciati divaganti o a meandri e dunque l’avvento di un netto miglioramento climatico. Un paleo suolo fortemente lisciviato e rubefatto è presente alla sommità della sequenza. L’inquadramento lito-, morfo- e pedostratigrafico suggerirebbe l’attribuzione agli inizi dell’Ultimo Interglaciale, ma la datazione di tre unità litostratigrafiche sovrapposte col metodo 40Ar/39Ar su cristalli di sanidino ha dato: unità US C (400±9 ka), US B (379±8 ka) e US TUFO (345±9 ka). L’antichità è confermata dalle datazioni combinate tra uranium–thorium (U-Th) e risonanza elettronica di spin (ESR) applicate a 6 denti di cavallo e rinoceronte provenienti dai livelli archeologici delle US C e B. L’età media ottenuta è di 364±36 ka e, in accordo con quella 40Ar/39Ar, suggerirebbe invece l’attribuzione alla fine del MIS 11. Tale attribuzione è confermata anche dalla presenza di Cervus elaphus acoronatus e dalle caratteristiche tecnico-tipologiche delle industrie litiche. L’insieme faunistico, proveniente dalle US C e B, oltre che da _Cervus elaphus acoronatus_, si caratterizza per la presenza di _Ursus_ sp., _Elephas_ sp., _Equus_ sp., _Stephanorhinus kirchbergensis_, _Megaloceros_ sp., _Cervus elaphus acoronatus_, _Bos primigenius_ che configurano un ambiente temperato caldo. I reperti paleontologici si caratterizzano per la presenza di strie e fratturazioni intenzionali connesse con le attività umane rivolte al recupero del midollo e di masse carnee. L’abbondanza di palchi di cervo di caduta sembra riconducibile al loro uso quali percussore impiegati nella scheggiatura del materiale litico. L’industria litica, che proviene dalle US C e B, risente delle modalità di messa imposto della componente sedimentologica. Questo fenomeno è meno accentuato per i materiali della US B che presentano un ottimo stato di conservazione anche se sono state accertate dislocazioni e ridistribuzione di debole entità. I reperti sono stati ottenuti dallo sfruttamento di lastrine di scadente qualità per la presenza di intrusioni e piani di fratturazione preferenziale. Frequenti sono bifacciali di forma e dimensione variabile, spesso ben lavorati sull’estremità appuntita e quasi sempre con base risparmiata; la componente su scheggia si qualifica per la presenza di manufatti Levallois. Si annoverano reperti anche su supporto in calcare.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2007
    Nel febbraio del 1988 furono individuati i resti di un edificio di epoca romana nel comune di Pollena Trocchia (sul versante settentrionale del Somma-Vesuvio, probabilmente in antico parte del territorio di _Neapolis_ ) in località Masseria De Carolis. L’area era allora utilizzata come cava di materiale vulcanico, adoperato per la costruzione di palazzine popolari nelle vicinanze. Nonostante i mezzi d’opera avessero creato vasti danni alle strutture murarie antiche, fu possibile individuare due ambienti voltati, allora interpretati come granai pertinenti ad una villa rustica del II secolo d.C. Dopo la scoperta il sito fu abbandonato, parzialmente recintato e poi sepolto da materiale di scarico moderno illegalmente sversato. Dal 2005 il gruppo di ricerca “Apolline Project” interviene con varie attività di ricerca e riqualificazione dei siti archeologici nel comune di Pollena Trocchia. Durante le campagne del 2005 e 2006, il sito in località Masseria De Carolis è stato individuato e ripulito dalla vegetazione e dai rifiuti all’interno dell’area recintata. Nel 2007 si è avviata la prima campagna d’indagine archeologica. A nord ed ovest delle strutture voltate sono state eseguite indagini georadar, che hanno individuato il margine della cava creata nel 1988. Sono stati inoltre eseguiti cinque saggi stratigrafici, grazie ai quali è stata ricostruita la sequenza d’interro vulcanoclastico. Il sito è stato infatti sepolto per due terzi da materiale vulcanoclastico pertinente all’eruzione vesuviana del 472 d.C., detta “di Pollena”. Successivi a questo interro sono alcuni apprestamenti di fattura modesta (fra cui un forno), creati con materiale spoliato dalle strutture murarie non coperte dall’eruzione. Tali apprestamenti sono poi coperti dalle ceneri di un’ulteriore eruzione vesuviana, datata al 505/512 d.C. Sopra tale interro, è stato rilevato nel settore est del sito il crollo di un muro del secondo livello costruttivo, sepolto poi da un deposito vulcanico non chiaramente databile, ma probabilmente di età medievale. Un saggio è stato posto all’interno di uno dei due ambienti voltati scoperti nel 1988. Sotto lo strato vulcanoclastico del 472 d.C. è stata rinvenuta una sepoltura alla semi-cappuccina di un individuo maschio di circa sei anni. A corredo era solo una siliqua dell’imperatore d’Oriente Marciano (450-7 d.C.). La sepoltura poggia su strati di V secolo d.C., i quali hanno restituito ceramica per metà costituita da comune, prevalentemente acroma e da fuoco, ed in misura minore da anfore, colour coated, e sigillata africana. Fra i reperti rinvenuti sono degni di nota frammenti di vetro e di _tegulae mammatae_, i quali suggeriscono un uso non agricolo degli ambienti voltati. Non sono disponibili elementi per datare le strutture murarie, che tuttavia presentano caratteri tipici del II/III secolo d.C.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2008
    Con la campagna d’indagine del 2008 la nostra conoscenza del sito si è arricchita enormemente. Infatti sono stati eseguiti cinque saggi stratigrafici in diversi punti del sito, ciò ha permesso di individuare, anche se in alcuni casi solo parzialmente, dieci ambienti. I due ambienti voltati (“g” e “f”), già parzialmente esposti nel 1988, sono stati scavati interamente e sono stati identificati come _praefurnia_. Il primo ambiente ad ovest “g” è voltato ed è costituito da un _praefurnium_ con lunga fornace (probabilmente per l’uso combinato di bollitori in metallo – aenea – e _testudo alveolorum_ ), scala d’accesso al piano della fornace, e tre aperture, due sul muro est (una di queste dà accesso all’ambiente “f”) ed una sul muro nord. Il _praefurnium_ riscalda il _calidarium_ “e”, provvisto di _suspensurae_ e solo parzialmente scavato. L’ambiente voltato “f” ha un unico accesso sul muro ovest ed è anch’esso un _praefurnium_, provvisto di due piccole fornaci, una sul lato sud, l’altra su quello est. Gli ambienti “d” (parzialmente scavato), “c” e “b” si trovano a sud dei due _praefurnia_ e sono provvisti di _suspensurae_. L’ambiente “c” conserva inoltre il pavimento ad ipocausto, crollato nella parte centrale prima dell’eruzione, ed il primo filare di tubuli. L’ambiente “b” è probabilmente il tepidarium, in quanto riceve calore in modo indiretto, tramite un’apertura nell’ipocausto con l’ambiente “d”. Esso è collegato inoltre tramite un passaggio con l’ambiente “a”, che probabilmente in origine era il _frigidarium_. Nel settore nord-est del sito sono tre ambienti ancora non indagati e di incerta funzione. Le fasi di interro vulcanoclastiche individuate nella campagna 2007 sono state confermate e sono state individuate le direttrici dei flussi, la principale da est (Somma-Vesuvio) verso ovest, la seconda da nord verso sud, con conseguente assottigliamento degli interri e raffinamento del materiale. Gli strati antropici sono tutti datati al V secolo d.C., sebbene in alcuni si noti la presenza di materiale di II e III secolo al loro interno. Ciò probabilmente corrisponde all’asportazione dei piani pavimentali di molti degli ambienti, che ha portato ad uno sconvolgimento dei cavi di fondazione. Gli approfondimenti sotto il livello di fondazione hanno però permesso di osservare uno spesso interro cineritico identificato con quello dell’eruzione vesuviana del 79 d.C. L’interpretazione fornita dai vulcanologi è stata confermata dalla presenza di ceramica ed affreschi del I secolo d.C. sopra e sotto l’interro cineritico. Il _terminus post quem_ fornito dalle ceneri del 79 d.C. rinforza – insieme con il materiale residuale nei contesti di V – la datazione del complesso al II/III secolo d.C. Non è ancora chiaro se l’edificio sia un complesso termale autonomo o relativo ad una villa residenziale.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2009
    Per la campagna 2009 sono stati aperti numerosi saggi in diversi punti del sito. Nel settore sud-ovest sono stati aperti due saggi per delimitare con più precisione i calidaria “e” e “d”. Purtroppo quest’area ha sofferto della distruzione causata dai mezzi d’opera nel 1988 in modo maggiore rispetto al resto del sito. Infatti, tracce di benna meccanica sono state individuate sui piani pavimentali degli ipocausti e gli alzati sono stati quasi interamente erasi. Le aree nord ed est consentono invece di recuperare l’intera sequenza stratigrafica. A nord del prefurnio “g”, l’ambiente “h” (probabilmente il deposito del legname/carbone), è stato scavato interamente ed ha consentito di recuperare informazioni utili sia sulla natura dell’interro vulcanoclastico del 472 d.C., sia sul legname utilizzato per riscaldare gli ambienti termali. Al di sopra dell’ambiente “h” è la cisterna “i”, anch’essa scavata interamente. Dopo l’eruzione del 472, la cisterna è stata svuotata ed utilizzata, insieme con altre porzioni dell’area nord del sito, per poi essere sepolta dalle ceneri dell’eruzione del 505/512 d.C. All’interno di questo strato sono state ritrovate numerose foglie carbonizzate che, insieme con i campioni antracologici prelevati negli anni precedenti, consentono la ricostruzione delle coltivazioni tardoantiche in area vesuviana. Durante questa stagione è stato inoltre eseguito il campionamento delle malte e la scansione tridimensionale del sito.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2010
    Per la campagna 2010 l’indagine si è concentrata principalmente sul versante meridionale del sito, dove si trovano gli ambienti riscaldati delle terme ed il cortile ad essi antistante. Lo scavo all’interno del _calidarium_ “e” ha consentito di delinearne quasi interamente il perimetro. La stratigrafia al suo interno appariva ampiamente sconvolta dai lavori edili avvenuti al tempo della scoperta del sito, nel 1988. Ciononostante, al di sotto è stato rinvenuto il pavimento dell’ipocausto, in parte spoliato già in antico. Alcuni dei _sesquipedales_ sono provvisti del bollo laterizio “DVO DOM”, prodotto nelle fornaci dei fratelli _Domitius Lucanus_ e _Domitius Tullus_, attive fra il 60 ed il 93/4 d.C. Considerando che l’intero edificio è costruito sopra le ceneri del 79 d.C., è possibile datare l’intera struttura fra il 79 ed il 93/4 d.C. Questo dato è di particolare importanza per la comprensione delle attività di reinsediamento nell’area vesuviana dopo l’eruzione di Pompei. L’attività di scavo si è svolta anche nel cortile, pavimentato a cocciopesto, a sud degli ambienti termali. Qui la stratigrafia è stata intaccata meno dalla distruzione del 1988 e conserva ancora uno spesso strato vulcanoclastico pertinente all’eruzione del 472 d.C. Sotto di esso, sono state rinvenute due sepolture di infanti in anfora (LRA1 con titulus pictus, Keay LII), a poca distanza fra loro. Sono in corso analisi del DNA per verificarne l’eventuale parentela.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2011
    The excavation concentrated on the northern slope, corresponding with the service sector of the baths, and on the south slope where the actual bath structures and the open area in front of them stood. The excavation of the area south of caldarium e (situated in the westernmost part of the excavation area) confirmed that the stratigraphy had been badly disturbed by work undertaken with a mechanical digger in the 1980s. In fact, the presence of an accumulation of ancient material, disturbed first with the remains of a burial and later again by modern work was documented. The burial reused a bipedales robbed from the structure. Mainly cranium fragments remained of the skeleton. A large bone pin was also found. The burial’s original position was probably not far from the two infant amphora burials found slightly further to the east, during the 2010 campaign. The guidelines for the construction of the calidarium walls were visible on the hypocaust floor. To the south, the position of these lines indicated that the wall delimiting this room on that side was not on the same axis as those of adjacent rooms d and b, but further forward. To the west of the baths was an area of _opus signinum_ paving, largely obliterated by rubbish dumped there in 1988. In the north-western corner, a well /cistern curb came to light, buried by the material from the eruption of 472 A.D. The well/cistern was internally and externally faced with opus signinum and had a cylindrical opening with an internal diameter of 1.16 m, which opened into a quadrangular space covered by a barrel vault. The well/cistern, only excavated to a limited depth, was filled with deposits from the 472 A.D. eruption. At the base of the well-curb, four small symmetrically arranged holes were identified in the _opus signinum_ floor, that probably served to sustain a structure, perhaps mobile, related to the well itself. The trenches dug in the northern part of the site, already investigated in earlier seasons, confirmed the absence of architectural structures and finds within the layer of eruptive material from 472 A.D. Therefore, it may be suggested that this was an external area leading towards the service rooms of the baths. The level of the 79 A.D. eruption was reached in one of the trenches excavated on the north-western edge. This level had been previously identified and partially investigated in a trench put into the praefurnium f. The trench north of f and east of the cistern i revealed part of what was probably a service room.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2012
    L’indagine archeologica svoltasi nel corso della campagna 2012 si è concentrata su tre fronti: sul versante occidentale, nei pressi del pozzo/cisterna; lungo tutto il versante settentrionale, ossia nell’area di accesso all’area di servizio; e nell’area orientale, dove erano gli ambienti di ingresso alle terme. Il pozzo/cisterna si trova ad ovest degli ambienti termali; l’area in cui si trova è pavimentata a cocciopesto ed è delimitata a nord da un basso muretto, rasato quasi per intero nell’ultima fase di vita del sito prima dell’eruzione del 472 d.C., mentre i muri sud ed ovest sono di spessore maggiore e servivano a separare l’area di servizio (nord) dalla corte antistante gli ambienti termali (sud). Questi muri furono in gran parte distrutti illegalmente da mezzi d’opera nel 1988. Durante l’ultima campagna di scavo, si è continuato lo svuotamento del pozzo/cisterna dai depositi vulcanoclastici dell’eruzione del 472 d.C. L’area a nord delle terme era utilizzata come accesso agli ambienti di servizio. Qui nell’ambiente di ingresso al primo prefurnio g è stato eseguito uno scavo stratigrafico che ha rivelato la presenza di uno spesso riempimento cineritico relativo all’eruzione del 79 d.C. e posto sotto le fondazioni dell’edificio termale. Sia sotto che sopra le ceneri sono stati raccolti reperti databili al I secolo d.C. ed in particolare alcuni frammenti di affreschi che in origine probabilmente decoravano un’altra villa posta in prossimità dell’edificio termale. Lungo il muro nord degli ambienti di servizio è stato rinvenuto uno spesso accumulo di reperti, per lo più ceramici, legati sia alla lavorazione, stoccaggio e consumo di derrate alimentari, sia all’utilizzo delle terme. La rimozione di questa discarica tardoantica ha portato in luce una rampa, utilizzata per accedere ad uno degli ambienti di servizio., Nell’area orientale del sito, l’attività si è concentrata su due fronti. Nella parte più meridionale, sono stati rimossi i depositi moderni che ancora insistevano sulle murature antiche e che hanno rivelato la presenza di un ambiente di passaggio verso il frigidario. Nella parte centrale del fronte est è stato in parte rimosso l’interro vulcanoclastico del 472 d.C. dall’apoditerio, rivelando così sulla sezione est la cresta di un ambiente che, in considerazione della stratigrafia verticale e della tecnica costruttiva potrebbe essere uno degli ambienti residenziali della villa annessa alle terme ed ad esse antecedente.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2013
    Durante la campagna di scavo ed indagine 2013 sono stati aperti diversi saggi stratigrafici sui fronti nord, est e sud delle strutture finora messe in luce. Sul fronte nord, è continuato lo scavo del pozzo, appurandone la sua connessione con la cisterna ad ovest ma riportando solo interro vulcanoclastico relativo all’eruzione del 472 d.C. In prossimità del pozzo è stato aperto un saggio lungo il muro esterno nord della carbonaia. Qui si è notato un imponente interro relativo all’eruzione del 472 d.C. che scendeva anche sotto il livello di calpestio originario dell’area, come si può desumere dalla quota della risega di fondazione dell’edificio. L’interro del 472 andava a coprire direttamente il deposito cineritico dell’eruzione del 79 d.C. Sopra questa è stata rinvenuta un’impronta di dolio tagliata nella cenere, un basso muretto ed una scala che conduce all’area del pozzo. Lungo il versante est del sito è stato individuato un nuovo ambiente, forse il primo pertinente alla villa vera e propria, coperto da uno strato di macerie probabilmente pertinenti alla fase eruttiva, su cui è posto lo spesso deposito vulcanoclastico. In quest’area si è raggiunto il livello pavimentale, caratterizzato da un mosaico a tessere bianche e nere, molto lacunoso, con tracce di buche di palo. Sul fronte sud sono stati rinvenuti alcune porzioni di muri, di cui una sembra di particolare interesse, in quanto permette di stabilire una sequenza stratigrafica per cui i muri relativi alla villa sembrano essere precedenti a quelli più legati all’edificio termale. In ultimo, sempre sul fronte sud, è stato rinvenuto un muro di terrazzamento con orientamento nord-sud il quale serviva probabilmente a dividere l’area a cielo aperto rivestita in cocciopesto in due parti.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2014
    Durante la campagna di scavo 2014 buona parte del tempo e delle risorse sono state dedicate al recupero e restauro dei paramenti murari e dei manufatti rinvenuti durante la campagna stessa e nelle campagne precedenti. Particolare attenzione ha ricevuto una parete affrescata, rinvenuta in crollo, e la messa in sicurezza dell’area dell’ _apoditerium_ delle terme. Le attività di scavo si sono concentrate in tre aree: la terrazza in cocciopesto a sud del quartiere termale, il _tepidarium_, l’area a margine della villa nell’area sud-est del sito. L’area della terrazza in cocciopesto a sud del quartiere termale era stata ampiamente sconvolta negli anni ‘80 dal mezzo meccanico ed in particolare dallo sversamento di materiale misto che ha trasformato l’intero settore in una discarica abusiva. Tale situazione era ormai nota dalle precedenti campagne di scavo, tuttavia è risultato necessario rimuovere il riempimento moderno che ancora insisteva sul cocciopesto, in modo non solo da poter recuperare tutto il materiale ceramico antico (sebbene misto al moderno), dall’altra per creare una via di scolo per le acque piovane, seguendo la pendenza antica del pavimento. Lo scavo non ha mostrato grandi sorprese, poiché la maggioranza degli strati risultava chiaramente moderna, tranne che per un solo contesto, antico, in cui è stata rinvenuta una sepoltura infantile. Questa si va a collocare in prossimità dell’area non toccata dal mezzo meccanico negli anni ‘80 ed in cui nel 2010 sono state rinvenute due sepolture infantili in anfora. Lo scavo del _tepidarium_ era un completamento delle attività di indagine eseguite nel 2007-2008 durante le quali fu messo in luce solo metà dell’ambiente. Coerentemente con quanto già osservato in precedenza, sono stati scavati gli strati che insistevano ancora sul pavimento, tutti relativi all’ultima fase di vita del complesso (metà V sec. d.C.) precedenti l’eruzione del 472 d.C. Poggiati sul pavimento riscaldato, crollato al centro al tempo dell’eruzione a causa del gran peso degli interri, sono state scavate due sepolture infantili, senza corredo e parzialmente coperte da tegole. Nella terza ed ultima area investigata durante la campagna 2014, nell’angolo sud-est del sito, è stata rinvenuta una parete in crollo su alcune macerie ed un corridoio con rampa di accesso al secondo piano della villa, oltre il quale un basso muro rivestito di cocciopesto delimita un’area probabilmente a giardino.